@museumwnf/explore-data 1.0.1
This diff represents the content of publicly available package versions that have been released to one of the supported registries. The information contained in this diff is provided for informational purposes only and reflects changes between package versions as they appear in their respective public registries.
- package/LICENSE.md +44 -0
- package/README.md +34 -0
- package/collections.json +1 -0
- package/countries.json +1 -0
- package/glossary.json +1 -0
- package/items.json +1 -0
- package/languages.json +1 -0
- package/manifest.json +1 -0
- package/package.json +23 -0
- package/partners.json +1 -0
- package/translations/collections.de.json +1 -0
- package/translations/collections.en.json +1 -0
- package/translations/collections.es.json +1 -0
- package/translations/collections.fr.json +1 -0
- package/translations/collections.it.json +1 -0
- package/translations/collections.pt.json +1 -0
- package/translations/countries.ar.json +1 -0
- package/translations/countries.cs.json +1 -0
- package/translations/countries.de.json +1 -0
- package/translations/countries.el.json +1 -0
- package/translations/countries.en.json +1 -0
- package/translations/countries.es.json +1 -0
- package/translations/countries.fr.json +1 -0
- package/translations/countries.hr.json +1 -0
- package/translations/countries.hu.json +1 -0
- package/translations/countries.it.json +1 -0
- package/translations/countries.pt.json +1 -0
- package/translations/countries.se.json +1 -0
- package/translations/countries.si.json +1 -0
- package/translations/countries.tr.json +1 -0
- package/translations/glossary.ar.json +1 -0
- package/translations/glossary.de.json +1 -0
- package/translations/glossary.en.json +1 -0
- package/translations/glossary.es.json +1 -0
- package/translations/glossary.fr.json +1 -0
- package/translations/glossary.it.json +1 -0
- package/translations/glossary.pt.json +1 -0
- package/translations/glossary.se.json +1 -0
- package/translations/glossary.si.json +1 -0
- package/translations/glossary.tr.json +1 -0
- package/translations/items.ar.json +1 -0
- package/translations/items.cs.json +1 -0
- package/translations/items.de.json +1 -0
- package/translations/items.en.json +1 -0
- package/translations/items.es.json +1 -0
- package/translations/items.fr.json +1 -0
- package/translations/items.it.json +1 -0
- package/translations/items.pt.json +1 -0
- package/translations/items.se.json +1 -0
- package/translations/items.tr.json +1 -0
- package/translations/partners.ar.json +1 -0
- package/translations/partners.de.json +1 -0
- package/translations/partners.en.json +1 -0
- package/translations/partners.es.json +1 -0
- package/translations/partners.fr.json +1 -0
- package/translations/partners.it.json +1 -0
- package/translations/partners.pt.json +1 -0
- package/translations/partners.tr.json +1 -0
|
@@ -0,0 +1 @@
|
|
|
1
|
+
{"005e90ce-6216-5bb3-85d1-0c7504f54f18":{"name":"L'ingresso trionfale di papa Paolo III a Bologna","description":"L'affresco mostra il corteo dei cardinali e dei cavalieri che accompagnano papa Paolo III Farnese al Palazzo Pubblico – ritratto fedelmente nello sfondo – durante il suo soggiorno a Bologna nel 1543 dopo aver incontrato l'imperatore Carlo V a Busseto.","dates":"1665","location":"Sala Farnese, parete destra"},"00ecda57-2327-5971-bdbe-6e4561c493f6":{"name":"Ospedale Reale","description":""},"0190b788-a393-54e7-8169-7ebe09fbfc21":{"name":"Fortezza di Mazzallaccar.","description":"L'edificio, in stato di rovina, presenta una recinzione pressoché quadrata, munita di torri angolari cilindriche coperte da cupole emisferiche, non visibili esternamente. Unico volume edilizio, in parte conservatosi all'interno del recinto della fortezza, è un corpo di fabbrica rettangolare. Prima che fosse allagata artificialmente la valle la costruzione era interamente visibile ed appariva in posizione più elevata. Incerte sono le notizie sull'uso di questo edificio, identificato come la fortezza nei pressi di Sambuca della quale riferisce Al-Idrîsî. Alcuni studiosi, per l'esiguità dello spazio degli ambienti superstiti e per la scarsa robustezza della muratura, ne ipotizzano un uso di semplice avamposto, altri di caravanserraglio, dal momento che sorgeva presso la strada che congiungeva Palermo a Sciacca.","short_description":"Incerte sono le notizie sull'uso di questo edificio, identificato come la fortezza nei pressi di Sambuca della quale riferisce Al-Idrîsî. Alcuni studiosi, per l'esiguità dello spazio degli ambienti superstiti e per la scarsa robustezza della muratura, ne ipotizzano un uso di semplice avamposto, altri di caravanserraglio, dal momento che sorgeva presso la strada che congiungeva Palermo a Sciacca.","location":"Sciacca, Sicilia","method_for_datation":"Per la data di fondazione è stato ipotizzato il III/IX secolo, immediatamente dopo la conquista araba dell'isola, per la necessità di presidiare le vie di comunicazione del territorio da poco conquistato. Per altri studiosi la fondazione della fortezza risalirebbe a un periodo compreso tra il III/IX e il V/XI secolo, essendo ravvisabili strette analogie con i coevi ribât della fascia mediterranea dell'Africa. Il mancato rinvenimento di frammenti ceramici d'età medievale hanno portato ad ipotizzare anche una datazione molto posteriore, in età moderna.","bibliography":"Giuffré, M., Castelli e luoghi forti di Sicilia, XII-XVII secolo, Palermo 1980 \n \nMaurici, F., Castelli medievali in Sicilia. Dai bizantini ai normanni, Palermo, 1992 \n \nSantoro, R., La Sicilia dei castelli. Le difese dell'isola dal VI al XVIII secolo, storia e architettura, Palermo 1985","author":"Pier Paolo Racioppi","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","explore":{"name":"Fortezza di Mazzallaccar","description":""}},"0220688a-7aaf-5f1a-ae99-e9634dd61ecd":{"name":"Muro occidentale della chiesa e torre mudéjar","description":""},"02407ded-5c6c-5254-b075-26e447eaabad":{"name":"Quartiere dell’Alfama","description":""},"024a4537-1c19-5774-93da-c7fc855bb000":{"name":"Castello Ursino","description":"","explore":{"name":"Castello Ursino","description":""}},"0258c18a-d593-5e24-b464-4155e9fcd988":{"name":"Chiesa di Lanteira","description":""},"026ec9d4-7860-53a6-9ae0-593ed9c1b807":{"name":"Ponte dei Saraceni","description":"","explore":{"name":"Ponte dei Saraceni","description":""}},"02bd9718-461e-5fae-a0aa-5c302bfc3b74":{"name":"Casa del Priore","description":""},"02edbba1-54de-5920-ab42-fdb67cdd1e3c":{"name":"Quartiere al-Sabbânîn: mulino, ponte, forno","description":""},"031e427e-12fb-5148-83a7-80614cd96c96":{"name":"Alenquer islamica","description":""},"03a5f0ef-bdca-5b11-92e8-9dcf7dd30568":{"name":"Madrasa Sahrîj","description":""},"03ce0c87-8652-53bf-ab98-a047de295ca1":{"name":"Mura almohadi e porte","description":""},"040fe1cd-9b7a-55db-8d54-02749cb389d1":{"name":"Abside di San Juan de la Cuesta","description":""},"04e13449-6121-59d6-a153-bb3271863bc6":{"name":"Cittadella di Qâytbây","description":""},"0513e591-40c9-557a-989a-03bee71d8375":{"name":"Appartamento rosso","description":"Il salotto rosso ospita un busto di papa Benedetto XIV, zio di Carlotta Beroaldi, il cui matrimonio con Francesco Tozzoni fu il pretesto per una totale ristrutturazione dell'appartamento.","dates":"1736-1738","location":"Palazzo Tozzoni, Imola, primo piano, appartamento barocco"},"0543c1df-d871-504e-a4c6-9e7764df6499":{"name":"Chiesa dei Santi Pietro e Paolo","description":"","explore":{"name":"Chiesa dei Santi Pietro e Paolo","description":""}},"056cb51d-bb74-5333-973d-cb5070717728":{"name":"Zisa","description":"","explore":{"name":"Zisa","description":""}},"05e251d9-e064-5378-ba65-e2eb92541ba9":{"name":"Villa Aldobrandini, Teatro delle Acque","description":"La villa è caratterizzata nella facciata luminosa e continua rivolta verso valle da una serie di terrazzamenti lungo un asse centrale con rampe simmetriche e passeggiatoi che interrompono il notevole dislivello della collina. Il maestoso *Teatro delle Acque* sul lato posteriore fu progettato fin dall'inizio dal Della Porta tanto che l'Aldobrandini aveva provveduto ad acquistare tutte le acque disponibili della zona che erano state convogliate in un apposito acquedotto, ma realizzato solo più tardi da Maderno e Fontana. Il lungo fronte del *Teatro*, architettonicamente scompartito da colonne, lesene, erme, timpani, nicchie di diversa profondità, capitelli, vasi, riquadri con busti, ecc., presenta al centro una scala d'acqua - sormontata da due colonne, definite d'Ercole, ornate di mosaici - che convoglia l'acqua nel nicchione centrale e in quelle laterali dove, su un fondale a grotta in parte dipinta con paesaggi, campeggiano le statue di un Ciclope e un Centauro con strumenti musicali (rispettivamente la siringa e la buccina) che risuonavano grazie a meccanismi, azionati dall'acqua, oggi non più funzionanti. Nella nicchia centrale Atlante, fiancheggiato in origine da Ercole, ora perduto, sorregge il globo celeste al di sopra della testa di Tantalo (interpretato anche come Encelado), ricostruito, sommerso dai massi. L'intero fronte è sormontato da una lunga iscrizione dedicatoria celebrativa e termina con una balaustra a colonnine su cui poggiano statue e vasi di fiori. I corpi laterali delle ali rettilinee danno accesso rispettivamente dal lato sinistro alla Sala del Parnaso o di Apollo e alla cappella, ornata di stucchi dorati e dedicata a San Sebastiano, patrono della famiglia, e sul lato destro all'Ogliara, in tempi recenti deposito dell'olio. La sala del Parnaso, in origine con affreschi alle pareti, tra fascioni decorati a mosaico e stucchi dorati, con *Storie di Apollo* di Domenico Zampieri detto il Domenichino (1581-1641), oggi alla National Gallery di Londra, presenta un soffitto dipinto a pergolato e sul fondo un ammasso di rocce, appunto il Parnaso, con le statue di *Apollo* accompagnato dalle *Muse* recanti strumenti originariamente azionati dall'aria generata da un sistema idraulico realizzato secondo le indicazioni del maestro organista Giovanni Guglielmi.","short_description":"Il Teatro, detto anche Ninfeo e progettato secondo la tradizione classica romana, presenta un lunghissimo fronte, di estensione pari a quella del palazzo, che si incurva in una grande esedra tra due ali rettilinee. Disposto sul retro della villa contro il pendio del colle, quasi in funzione di argine, costituisce il limite tra lo spazio costruito e la natura ed è stato progettato, nella ricchezza dei suoi giochi di acqua e di suoni, fin dall’inizio come elemento scenografico conclusivo dell’insieme di giardini.","type":"Water architecture","dates":"1603","location":"Frascati, Roma","method_for_datation":"Tantillo, A.M., “Villa Aldobrandini”, *I principi della chiesa*, Milano 1998","bibliography":"Tantillo, A.M., \"Villa Aldobrandini\", *I principi della chiesa*, Milano 1998, 130-133. \nDevoti, L. *Itinerari nella campagna romana:le ville tuscolane: Belvedere Aldobrandini – Lancellotti – Rufinella Tuscolana*, Velletri 2001","author":"Laura Indrio","history":"La villa, la più originale e suntuosa tra quelle tuscolane, fu costruita su progetto di Giacomo Della Porta (Porlezza, Como 1532 – Roma 1629) per il cardinale Pietro Aldobrandini, nipote di Clemente VIII (1592-1606), a partire dal 1598 sul luogo dove già precedentemente esisteva la dimora di campagna, denominata Belvedere, di Antonio Contugi, medico di Pio IV Medici, fatta demolire.","patrons":"Pietro Aldobrandini (1571, Roma - 1621, Roma)","architects":"Carlo Maderno (1556, Capolago, Bissone - 1629, Roma), architetto documentato a Roma dal 1576; Giovanni Fontana (1540, Melide – 1614, Roma), ingegnere idraulico, fratello del più celebre Domenico, architetto di papa Sisto V","monument_contact":{"address":"Piazza Marconi \n00044 Frascati \nRoma","institution":"Residenza privata"},"explore":{"name":"Villa Aldobrandini","description":""}},"06187d87-0999-5811-9b61-5f301f67fb09":{"name":"Lavatoio","description":"","explore":{"name":"Lavatoio","description":""}},"0662576a-20c2-5a1d-9a1e-60069ff1ad90":{"name":"Chiesa di Santa Ana e San Gil","description":""},"066487df-617c-5f53-abf0-3b0743c203a9":{"name":"Burj al-Nâr","description":""},"06b3828b-2f67-532e-bc3e-d67f86de6f9d":{"name":"Castello e mura","description":""},"06fbd118-7020-5471-9158-952ce60d6c30":{"name":"Torre del sultano Baybars al-Bunduqdârî","description":""},"0825097f-68cb-59cd-ad8a-060bcff7b3b5":{"name":"Loggia e portici","description":"Veduta scenografica della loggia che mostra i diversi punti di vista attraverso le colonne, balaustre e portici tipici della tradizione barocca.","dates":"XVII secolo","location":"Fronte della villa Garagnani"},"082a7d99-747f-55bd-b449-ac4aa97eec1f":{"name":"Khalwâ nord-occidentale di Ahmad Pasha","description":""},"08d8e4eb-4e97-56d5-aaae-35156343392a":{"name":"Chiesa di San Miguel","description":""},"090e6d2b-c30e-5e24-add9-f351134c4094":{"name":"*Nicchie con vaso di fiori*","description":"Vaso con rose, iris e garofani.","dates":"1680 ca.","location":"Palazzo Miti Zagnoni, primo piano, salone d'onore, soffitto"},"092d3c2e-305d-5a72-89a2-85afc05e6e72":{"name":"*Allegoria della Fortuna, dell'Amore e delle Quattro Stagioni*","description":"Il pittore Marc’Antonio Franceschini e il quadraturista Enrico Haffner realizzarono per incarico di Marc’Antonio Ranuzzi le figure allegoriche del soffitto di questa stanza al primo piano del palazzo, tra il 1680 e il 1681. Molto interessante è l'allegoria della Fortuna e della sua ruota che mossa dal vento tiene incatenato Cupido al centro della volta.","dates":"1680–1681","location":"Decorazione di stanza al primo piano, Palazzo Ranuzzi"},"099b8a8e-c136-533e-aaaf-0b2a502b6634":{"name":"Museo di arte turco-islamica e Museo archeologico","description":""},"09ba891e-91e5-5442-9d3f-f13cb83f8280":{"name":"Alcova","description":"Probabilmente realizzata dopo il 1704, sicuramente prima del 1739, quando è menzionata in una biografia dedicata al suo autore, lo scultore Giuseppe Mazza, che qui lavora insieme al pittore Ercole Graziani senior. \nAl ritorno da Venezia lo scultore fu probabilmente ingaggiato dalla famiglia Zaniboni, proprietaria del palazzo, per creare questa superba camera nuziale riccamente decorata con stucchi e sculture (tra cui *Venere* e *Apollo*, allusive all'abbondanza e alla fertilità). Ogni elemento dà il suo contributo ad una composizione molto dinamica, ispirata a concetti tipicamente barocchi.","dates":"Dopo il 1704","location":"Piano terra, Palazzo Bianconcini"},"09d4586b-a36f-5788-ad3c-9a6bd66a0374":{"name":"*Incoronazione di S. Gaetano*","description":"Il santo è sollevato in cielo da angeli. Estatico e con le braccia esibite in segno di preghiera riceve in dono la corona, la fascia azzurra, i gigli e lo scapolare ceruleo.","dates":"1689–1692","location":"Cupola sul presbiterio, particolare"},"09dfb5c0-b836-54a3-89b4-d7c89cddca1c":{"name":"Villaggio di Colle Ameno","description":"Il villaggio fu concepito come una struttura autosufficiente e razionale. Si compone della Villa Ghisilieri, con la sua corte separata dal villaggio, dove il proprietario passava la maggior parte del suo tempo; le botteghe e le case degli artigiani che formano il cuore del villaggio, inteso come una piccola città con le sue strade; l'ospedale (1738-1768) costruito per i contadini dei dintorni che vivevano in povretà, senza assistenza sociale; fu interamente finanziato da Filippo Ghisilieri che metteva a disposizione dottori, infermiere e medicinali; la piccola chiesa, consacrata nel 1747; la fabbrica di porcellana (1758-1768) che produceva la caratteristica ceramica blu ben nota nella zona. La produzione di ceramica ebbe un grande successo nel XVIII secolo e molte fabbriche di ceramiche si svilupparono a Bologna e nei suoi dintorni.","short_description":"Il cosiddetto villaggio di Colle Ameno fu costruito per volontà dell'aristocratico Filippo Ghisilieri ed è un interessante esempio dello spirito filantropico dell'aristocrazia locale, un aspetto tipico dell'Illuminismo. \nIl complesso è composto da vari edifici, oltre alla villa padronale: un oratorio, un ospedale e il villaggio con le botteghe degli artigiani e dei ceramisti. Il nome Colle Ameno fu scelto dal proprietario stesso che amava molto questa residenza e vi passava la maggior parte del proprio tempo.","type":"Architettura residenziale e rurale","dates":"1735-1755","location":"Sasso Marconi, Bologna","method_for_datation":"Documenti storici","bibliography":"Guidotti, P., *Colle Ameno: centro di cultura ed arte di sperimentazione scientifica e di attività artigiane di assistenza religiosa ed ospedaliera nel quadro dell'Illuminismo settecentesco bolognese*, Bologna, 1986","author":"Marta Forlai","translator":"Marta Forlai","history":"Filippo Carlo Ghisilieri iniziò a costruire il villaggio partendo da un piccolo edificio con una cappella e una fattoria che si trovava in una delle proprietà di campagna della sua famiglia, a pochi chilometri da Bologna. \nLo scopo filantropico dell'aristocratico era quello di incoraggiare le attività commerciali, l'artigianato e le arti nelle sue proprietà e allo stesso tempo di assicurare assistenza religiosa e sanitaria alle persone che vi lavoravano. \nEsempi simili di piccole organizzazione industriali, che combinavano il lavoro e l'assistenza sociale, erano comuni nell'epoca illuminista, grazie alla presenza di un'aristocrazia terriera ancora molto potente. I Borboni crearono a Napoli nello stesso periodo una celebre fabbrica di seta con accanto un villaggio, per ospitare gli artigiani.","patrons":"Filippo Carlo Ghisilieri","copyright":"Copyright immagini: Comune di Bologna, Musei Civici d'Arte Antica – Provincia di Bologna.","architects":"Non noto","monument_contact":{"address":"Borgo di Colle Ameno 3/1 \n40037 Sasso Marconi, Bologna","institution":"Proprietà privata"},"explore":{"name":"Colle Ameno Hamlet","description":""}},"0a72386e-7c5f-545b-9709-c7b0eb095d20":{"name":"*Creazione di Adamo*","description":"La scena iniziale del ciclo, che si trova a sinistra della parete d’ingresso, rappresenta la Creazione di Adamo come supremo atto d’amore di Dio verso l’uomo.","dates":"1605","location":"Oratorio della Santissima Trinità"},"0a943548-7b2c-5a1e-bc18-ee6c51b3f312":{"name":"Complesso di İshak Pasha","description":""},"0ae422d2-fc36-5816-a58f-c3569d7f0ccb":{"name":"Chiesa di San Nicolás (opzione)","description":""},"0afb07c7-d990-5e79-bd49-887538f39196":{"name":"Hamam di Murat II","description":""},"0afdb217-dfe3-585d-b558-a47101de04b5":{"name":"Sinagoga del Tránsito","description":""},"0b0f668c-1090-5e03-a0d7-1e29642383e9":{"name":"Moschea al-Haram al-Ibrahîmî","description":""},"0b28b929-ce16-560a-81fd-232c5188e78d":{"name":"Chiesa di San Nicolás","description":""},"0b341bf4-15f0-5418-a82f-5e490e210384":{"name":"Plaza Chica","description":""},"0b7a560c-ccea-5a53-b5f6-dd37947d3fe5":{"name":"Complesso della Grande Moschea (Ulu Cami)","description":""},"0be16b95-a6a0-5618-a113-481b7c768f12":{"name":"Madrasa merinide","description":""},"0bf4578c-13db-504c-afe3-460d75dddbbe":{"name":"Bâb al-Bhâr","description":""},"0d460b15-2345-51b3-8209-f7f723ecea6e":{"name":"Galleria delle Statue o degli stucchi","description":"Un esempio praticamente unico del rococo Bolognese, con la sua ricca decorazione in stucco.","dates":"1751–1755","location":"Palazzo Aldrovandi, interno, primo piano"},"0d674e12-b767-5aab-a914-4ed013e7805a":{"name":"Cattedrale","description":"","explore":{"name":"Cattedrale","description":""}},"0d745a08-f360-5294-82ed-7b23a5b36bce":{"name":"Torre della Chiesa Parrocchiale","description":""},"0e23f2d6-2626-5d63-bf1d-1425ca93da91":{"name":"Palazzo Marescotti Brazzetti","description":"Dopo la distruzione del palazzo, nel 1508, la facciata rimase incompiuta; nel 1680 venne costruito, su progetto dell'architetto Gian Giacomo Monti, lo scalone monumentale nell'ingresso. \nI soffitti delle stanze al piano nobile presentano importanti affreschi, come l'*Apoteosi della famiglia Marescotti* dipinto tra il 1686 e il 1687 da Giuseppe e Antonio Rolli; sul soffitto della Stanza del camino è rappresentata *Felsina tra la Guerra e la Pace*, dipinta tra il 1682 e il 1683 da Marco Antonio Franceschini, con “quadrature” di Enrico Haffner. Nello stesso anno Domenico Maria Canuti dipinse un affresco nella Stanza di Dioniso raffigurante Giove, Bacco e Mercurio. \nL'appartamento Aldrovandi fu costruito nel 1680 per celebrare le nozze tra Filippo Maria Aldrovandi e Elena Pepoli: sui soffitti ci sono affreschi con scene amorose dipinte dai fratelli Rolli e da Marco Antonio Franceschini.","short_description":"Nel 1508 il palazzo fu parzialmente distrutto dai sostenitori della famiglia Bentivoglio, una delle più potenti della città. All'esterno rimangono ancora alcuni elementi del portico dell'antica facciata, mentre all'interno è ancora possibile visitare lo scalone monumentale di Gian Giacomo Monti e le stanze decorate con affreschi di Giuseppe e Antonio Rolli, Marco Antonio Franceschini e Enrico Haffner.","type":"Architettura residenziale","dates":"1508–1574; 1680–1687","location":"Bologna","method_for_datation":"Documenti storici.","bibliography":"Matteucci, A.M., *Palazzo Marescotti Brazetti in Bologna*, Bologna, 1984; \nCuppini, G., *Palazzi senatorii a Bologna. Architettura come immagine del potere*, Bologna, 1974; \nAdani, G.. and Ravenna, M., *Le grandi dimore storiche in Emilia Romagna. Palazzi privati urbani,* Milan, 1986; \n“La grande decorazione a Bologna: chiese e palazzi del Sei e Settecento”, in *Mappe tematiche della città di Bologna. Itinerari artistici*, I, Bologna, 2000.","author":"Claudia Solacini","translator":"Claudia Solacini","history":"Costruito alla fine del XV secolo al posto di case medievali preesistenti, il palazzo fu commissionato dalla famiglia Marescotti come architettura residenziale auto celebrativa. Dal 1466 la famiglia divenne membro del Senato bolognese, entrando in contrasto con la famiglia più importante di Bologna, i Bentivoglio. Nel 1508, i Bentivoglio distrussero palazzo Marescotti e nel 1574 il Comune di Bologna concesse una considerevole somma di denaro per ricostruire il palazzo. \nNel 1680 il conte Raniero Marescotti chiese a Gian Giacomo Monti, forse l'architetto più celebre e apprezzato del momento, di costruire uno scalone monumentale per l'ingresso del palazzo. \nL'ultimo evento storico significativo avvenne nel palazzo nel 1726, quando Giacomo III Stuart (pretendente al trono di Scozia) giunse a Bologna. La famiglia Marescotti che riteneva di discendere dalla famiglia reale scozzese, accolse Giacomo III come il nuovo re. \nDal 1997, il palazzo appartiene all'Università di Bologna ed è oggi sede del DAMS (Dipartimento Arti, Musica e Spettacolo).","patrons":"Famiglia Marescotti","copyright":"Copyright immagini: Archivio fotografico della Soprintendenza per il Patrimonio storico artistico di Bologna, su concessione del Ministero per i Beni culturali.","architects":"Gian Giacomo Monti; Giuseppe Rolli; Antonio Rolli; Antonio Franceschini; Enrico Haffner; Giovanni Battista Caccioli","monument_contact":{"fax":"+39 051 2092001","email":"Informazioni.muspe@unibo.it","phone":"+39 051 2092000","address":"Via Barberia, 4 \nBologna","institution":"Alma Mater Studiorum – Università di Bologna"},"explore":{"name":"Palazzo Marescotti Brazzetti","description":""}},"0e41b05b-ae01-5a6b-9c44-f8c43d058bc4":{"name":"Santuario della Peregrina","description":""},"0ec69125-f2d9-5a59-bbb3-efc7ea62d13a":{"name":"Quartiere arabo","description":"","explore":{"name":"Quartiere arabo","description":""}},"0f13afde-f1ad-5757-9f4d-0626e7e29eb8":{"name":"Quartiere arabo","description":"","explore":{"name":"Quartiere arabo","description":""}},"0f4d66cb-21b7-5dcb-a89f-b7f2fc186d06":{"name":"Torre di Santo Domingo de Silos","description":""},"0f7b3053-f629-5ac5-a78f-e3fdd6bd82d5":{"name":"Palazzo Aldrovandi Montanari","description":"La residenza nobiliare si compone di due appartamenti principali che si sviluppano attorno ad un cortile rettangolare: l'ala orientale del palazzo, occupata dal senatore Filippo Maria, e quella occidentale, occupata dal cardinal Pompeo. \nUna successione di spazi imponenti (atrio, scalone monumentale e salone d'onore al piano nobile) conduce all'appartamento senatorio. Qui Pompeo chiese agli artisti di rappresentare sul soffitto un'*Allegoria dell'Aurora* e sulla parete opposta alla porta d'ingresso *Apollo che conduce le Virtù che illustrano gli Aldrovandi*. \nL'appartamento di Pompeo Aldrovandi contiene un immenso salone rettangolare- una galleria- creata per esporre sulle pareti la ricca collezione di dipinti del cardinale: qui egli voleva celebrare la sua famiglia attraverso episodi tratti dalle vite dei suoi illustri antenati e dalla propria. \nIniziato dall'architetto Francesco Maria Angelini attorno al 1722, il palazzo fu terminato nella facciata, nei saloni principali e nelle gallerie dal più celebre architetto locale, Alfonso Torreggiani, uno dei protagonisti del Barocchetto Bolognese. \nMentre il centro del soffitto è occupato nuovamente da un affresco che rappresenta *l'Aurora*, lungo le pareti è dipinta una serie di sei scene con fatti della famiglia Aldrovandi, scorciate e incorniciate; più tardi (1748-1751) Bigari aggiuse alcune eleganti *Virtù* nella parte superiore delle pareti. \nDal 1751 al 1755 Bigari e Orlandi dipinsero il soffitto della Galleria delle Statue, costruita da Torreggiani a fianco del salone d'onore; gli episodi di storia romana sono uno sfondo perfetto per i reperti acquistati a Roma da Pompeo, oggi dispersi, ma un tempo esposti nelle nicchie appositamente predisposte dall'architetto.","short_description":"Una delle dimore nobili più imponenti di Bologna e sicuramente uno degli esempi più significativi di architettura residenziale, interamente costruito e decorato durante la prima metà del XVIII secolo. Fu commissionato dal prelato, mecenate e collezionista – cardinale dal 1734 – Pompeo Aldrovandi, che voleva trasformare il palazzo di famiglia in una magnifica residenza moderna. \nIl cosiddetto stile “Barocchetto”, caratterizzato da una raffinata eleganza, può essere ben apprezzato qui nelle marmoree cornici curvilinee e nelle cancellate in ferro battuto delle finestre. La sontuosa decorazione d'interni è un'autocelebrazione della importante famiglia Aldrovandi che conta tra i suoi membri molti celebri personaggi, come il famoso naturalista Ulisse.","type":"Architettura Residenziale","dates":"1721–1752","location":"Bologna","method_for_datation":"Documenti storici.","bibliography":"Cuppini, G., *Palazzi senatorii a Bologna. Architettura come immagine del potere*, Bologna, 1974 \nMontefusco Bignozzi, F., “Vari pensieri da dipignersi. Programmi iconografici per gli affreschi di Vittorio Bigari nei palazzi Ranuzzi e Aldrovandi di Bologna”, *Il Carrobbio*, XII, 1985, pp. 161-180 \nPigozzi, M., “Il palazzo bolognese degli Aldrovandi “Domus Sapientiae”, *L'uso dello spazio privato nell'età dell'Illuminismo* (ed. G. Simoncini), Firenze, 1995, I, pp. 253-271 \nPigozzi, M., “Le gallerie degli Arcadi bolognesi. Dall'allegoria alla storia”, *Atlante tematico del Barocco in Italia. Residenze nobiliari, Stato Pontificio e Granducato di Toscana* (ed. M. L. Madonna ), Rome, 2003, pp. 243-256 \nPigozzi, M., “I luoghi dell'abitare della classe senatoria bolognese fra Seicento e Settecento. I Marescotti e gli Aldrovandi”, *Atlante tematico del Barocco in Italia settentrionale.* *Le residenze della nobiltà e dei ceti emergenti: il sistema dei palazzi e delle ville* (proceedings of the meeting, Milan, 10-13 dicember 2003), *Arte Lombarda*, 141, 2004/2, pp. 35-46","author":"Silvia Medde","translator":"Silvia Medde","history":"Tra il 1717 e il 1721, probabilmente durante una sosta forzata nella città natale, Pompeo Aldrovandi decise di far ricostruire il palazzo, residenza originaria della sua famiglia dal 1463. \nCondividendo il progetto con il fratello maggiore Filippo Maria, che era impeganto nella vita politica cittadina come senatore, Pompeo scelse gli architetti Francesco Maria Angelini e Giovan Battista Piacentini. Dopo la morte di Angelini, nel 1731, l'architetto Alfonso Torreggiani portò a termine l'impresa; a lui si deve il progetto della Galleria delle Statue con il suo interno e la facciata principale che si affaccia su via Galliera (1744 ca.). \nPromossa da Pompeo, la decorazione dei soffitti degli spazi di rappresentanza fu dipinta da Vittorio Maria Bigari e Stefano Orlandi tra il 1722 e il 1730 (volta dello scalone principale e decorazione del salone d'onore), tra il 1744 e il 1751 (soffitto della galleria grande o ‘dei Fasti’ ) e tra il 1751 e il 1755 (volta della Galleria delle Statue).","patrons":"Cardinale Pompeo Aldrovandi","architects":"Francesco Maria Angelini e Giovan Battista Piacentini, Alfonso Torreggiani (architetti); Vittorio Maria Bigari (pittore)","monument_contact":{"address":"Via Galliera, 8 \nBologna","institution":"Proprietà privata"},"explore":{"name":"Palazzo Aldrovandi Montanari","description":""}},"0fc98f48-3313-53e8-b1ff-57ca276d5963":{"name":"Moschea","description":"","explore":{"name":"Moschea","description":""}},"0fcac849-3ff5-5164-a884-a5e1b971c478":{"name":"Grande moschea","description":""},"0fed53de-aed9-5304-a60a-840e7a58a840":{"name":"Chiesa di Santa María e Museo","description":""},"1011c9fb-7fc0-5c19-8adb-40e2c283d8ec":{"name":"Castello","description":""},"1084aaed-e8e6-546c-a128-c123e7ab84e2":{"name":"Chiesa di Santa María","description":""},"10b01958-cc46-52cc-8f90-1a076aba23d1":{"name":"Museo Jamaï","description":""},"10d750a7-3e97-564d-91ea-8ba5b2fae352":{"name":"Complesso urbano","description":""},"110a2e29-0bba-5c5a-b18e-e962ddce3b9f":{"name":"Palazzo di Pietro I, attuale Convento di Santa Clara","description":""},"115f7f25-26b7-52ec-8c3d-ef3324820ddf":{"name":"Museo municipale-São João de Alporão","description":""},"11760f15-5028-5fa9-b67f-c3681eb31c63":{"name":"Le torri della Cittadella: al-Ramla e al-Haddâd","description":""},"11773ec7-50f7-5481-b2db-a69d9860f21e":{"name":"Maktab e Maqâm di Bayram Jâwish","description":""},"119a967e-666c-536f-980d-a17b0962b9c0":{"name":"Museo archeologico","description":""},"1224b296-ac9c-5901-92e8-4af0fca18663":{"name":"Duomo","description":"","explore":{"name":"Duomo","description":""}},"12662470-c37d-5198-9425-3d33c4673be0":{"name":"Funduq al-Zâwiya","description":""},"12ade80e-27a5-56ef-802f-4e142f816299":{"name":"Sostruzioni del cd. Tempio di Esculapio","description":"All’interno della proprietà dell’Hotel Villa Aricia, presso la via Appia Antica, si conservano strutture sostruttive in opera cementizia addossate alla parete, con rivestimenti in opera reticolata, opera quadrata, opera laterizia, riferite al Tempio di Esculapio o a una villa degli *Atii* (E. Lucidi). \n(Bibliografia: E. Lucidi, 1796; G. R. Florescu, 1925; R. Lefevre, 1977; M. Lilli, 2002; M. Leoni, 2008)","type":"","dates":"","bibliography":"","further_readings":[{"url":"explore/monument/1387/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Sostruzione del c.d. Tempio di Esculapio, Italian (PDF)"}]},"12dd5aff-ecdd-5349-a0a5-d5c97c64b06b":{"name":"Moschea al-Jawâlî","description":""},"12e0711b-8fcd-54f5-b3df-b90f0c286076":{"name":"*La Concordia sulla terra* (*I quattro temperamenti*)","description":"L'affresco, nella volta della sala di accesso, mostra i quattro temperamenti dell'uomo – *collerico*, *sanguigno*, *flemmatico*, *malinconico* – adagiati sul globo terrestre visto in controluce, alludendo alla Concordia terrena. Le allegorie dei quattro elementi corrispondenti – fuoco, acqua, terra e aria – sono rappresentate nei pennacchi. Gli arditi scorci, insieme all'energia delle figure e alla volumetria della superficie terrestre su cui queste poggiano, contribuiscono ad accentuare il senso dell'amplificazione spaziale, affidato alla luce e al suo irradiarsi sullo sfondo arioso del cielo. Essa contribuisce a creare un particolare senso di profondità spaziale illusoria anche attraverso il risalto che conferisce alla singolare invenzione della cornice architettonica, che nel gioco delle sporgenze e delle rientranze crea tutt'intorno alla base dell'affresco un originale motivo a stella.","dates":"1677–1681","location":"Biblioteca, S. Michele in Bosco, Bologna"},"13152f54-55be-5a0c-813f-9b0ab0409282":{"name":"Complesso del sultano al-Mansûr Qalâwûn","description":""},"13695ced-4c16-5f65-9d22-a1ddc1841d90":{"name":"Palazzo Reale (Palazzo dei Normanni)","description":"","explore":{"name":"Palazzo Reale","description":""}},"13a1d171-d0b9-5def-bd24-24d1a021e18d":{"name":"Ponte Saraceno","description":"","explore":{"name":"Ponte Saraceno","description":""}},"13fb2de9-6394-5b79-80b5-0ff9a6429173":{"name":"Madrasa Lukash","description":""},"146b0f36-edd4-510f-b5f6-1b28675bf371":{"name":"Mausoleo di Mûlây Idrîs","description":""},"14a12f38-87d8-52d7-b640-8b165902a403":{"name":"Veduta dall'altare maggiore","description":"La navata con cappelle laterali intercomunicanti e controfacciata con il portale maggiore affiancato da due leoni stilofori, provenienti dalla porta “dei Leoni” della chiesa romanica, che sostengono le acquasantiere.","dates":"XVI-XVIII secolo","location":"Interno, chiesa cattedrale di S. Pietro, Bologna"},"154ed498-ee54-58bc-8301-3faeab6a4bcd":{"name":"Monastero di San Pedro de las Dueñas","description":""},"16af11cf-500b-5ffb-a71c-b4568bed3e2d":{"name":"Madrasa al-Qissa","description":""},"177f9291-bc9c-5c91-b323-5a7e61e086be":{"name":"Urbano II benedice l'insegna della Croce","description":"L'episodio rappresenta la benedizione dell'insegna dei bolognesi in partenza per la prima Crociata nell'ottobre 1095. La rappresentazione, la sua ambientazione scenografica e i costumi sono di gusto e stile seicentesco.","dates":"1665","location":"Sala Farnese, parete sinistra"},"1795564b-8d8f-5b13-ab5e-a10d6575ee29":{"name":"Castello","description":"","explore":{"name":"Castello","description":""}},"17988514-6379-5c08-9590-68f1f3bde9a4":{"name":"La moschea di Rihbat al-Andalus","description":""},"17d6e18b-8628-5642-bf1b-3e753e6d63d6":{"name":"Soffitto ligneo dipinto della Cappella Palatina.","description":"Il soffitto ligneo dipinto della Cappella Palatina, eretta da Ruggero II subito dopo la propria incoronazione (1131), è l'unico ciclo pittorico su scala monumentale del periodo fatimide che sia sopravvissuto integralmente nel bacino del Mediterraneo. Il soffitto, composto da poligoni a forma di stella, è decorato da vivaci scenette, realizzate con uno stile grafico dal tratto nitido e netto, di chiara derivazione mediorientale, raffiguranti danzatrici, musici, giocatori, leoni e vari altri animali, cavalieri, lottatori, il tutto mescolato a decorazioni geometriche e vegetali. Intorno ai poligoni corrono iscrizioni di buon auspicio in carattere cufico. Il passaggio tra il soffitto e le pareti è modulato dalle muqarnas. L'identificazione delle maestranze attive nella decorazione è ancora oggetto di vivaci dibattiti: G. D'Erme (1995) ha ipotizzato una persistenza della tradizione pittorica tardo sasanide protoislamica, trasmessa nel corso dei secoli nel bacino del Mediterraneo grazie a una probabile circolazione di repertori di modelli figurativi: gli artisti, di cultura raffinatissima, potrebbero essere o i discendenti di conquistatori dell'isola di origine iranica (la cui presenza a Palermo sarebbe provata dalle fonti) o addirittura artigiani dell'Iran selgiuchide chiamati a lavorare a Palermo dal re normanno. Lo studioso tende ad escludere decisamente maestranze nordafricane o cairote. Secondo J. Johns (1995) invece le pitture sarebbero state eseguite da un atelier direttamente importato, per volere di Ruggero II, dall'Egitto fatimide: cadrebbe pertanto la tradizionale tesi secondo la quale gli autori sarebbero arabi di Sicilia e il soffitto della cappella ultima espressione dell'eredità artistica del passato islamico siciliano trasmessa al nuovo regno normanno e da esso riutilizzata a fini politici e ideologici. Johns ha fornito prove, tra l'altro, degli stretti legami politici e culturali stabilitisi tra Ruggero II e il califfato cairota: dalla corrispondenza epistolare con il califfo al-Hafiz ai frequenti scambi di doni, alla presenza di esperti diplomatici egiziani presso la corte palermitana, fino all'uso delle medesime formule epigrafiche, come quella squisitamente fatimide riportata su un'iscrizione un tempo nella Cappella Palatina (ora alla Galleria regionale di Palazzo Abatellis) in cui il palazzo del monarca viene assimilato a un santuario. Per ciò che attiene il possibile significato del ciclo pittorico, sono molti gli studiosi che, condizionati dall'apparente inconciliabilità tra il carattere profano del ciclo ed il suo contesto ecclesiastico, vi hanno voluto vedere una celebrazione dei piaceri del paradiso coranico, spesso sovraccaricando di simbolismo religioso la lettura delle singole figurazioni che invece andrebbero più semplicemente interpretate come una festosa celebrazione della vita della corte reale (celebrazione comune peraltro anche alla cultura cortese nel mondo islamico) e dei suoi piaceri terreni: il gioco, il bere, la musica, la caccia. È proprio partendo da questo assunto, sfrondato da implicazioni simbolico-religiose, che hanno proposto le loro letture del ciclo sia Johns (1995) che Aurigemma (2004), quest'ultima istituendo gli opportuni confronti tra queste pitture e quelle coeve del soffitto ligneo della Cattedrale di Cefalù, anch'essa commissionata da Ruggero II.","short_description":"Il soffitto ligneo dipinto, realizzato durante il regno di Ruggero II, presenta vivaci scenette con danzatrici, musici, giocatori, leoni e vari altri animali, il tutto mescolato a decorazioni geometriche e vegetali. Il passaggio tra il soffitto e le pareti è modulato dalle *muqarnas*. Secondo studi recenti tra le maestranze figurerebbero pittori provenienti dall'Egitto o, comunque, influenzati dalla coeva arte fatimide.","dates":"tra il 1131 e il 1140","location":"Palermo, Sicilia","method_for_datation":"fonti storiche riportanti la data di fondazione (1131) e di consacrazione della cappella (1140).","bibliography":"Aurigemma, M.G., Il cielo stellato di Ruggero II. Il soffitto dipinto della cattedrale di Cefalù, Milano, 2004 \n \nCruikshank Dodd, E. , “Christian arab sources for the ceiling of the Palatine Chapel, Palermo”, Arte d'Occidente. Studi in onore di Angiola Maria Romanini, Roma 1999, 823-831 \n \nD'Erme, G.M., “Contesto architettonico e aspetti culturali dei dipinti del soffitto della Cappella Palatina di Palermo”, Bollettino d'arte, 6.Ser. 80.1995 (1996), 92, 1-32 \n \nGrube, E., “La pittura islamica nella Sicilia normanna”, La pittura in Italia. L'Altomedioevo, Milano, 1994, 416-431 \n \nJohns, J., “I re normanni e i califfi fatimidi. Nuove prospettive su vecchi materiali”, Del nuovo sulla Sicilia musulmana, Accademia Nazionale dei Lincei, Roma, 1995, 9-50 \n \nMonneret de Villard, U., Le pitture musulmane al soffitto della Cappella Palatina in Palermo, Roma, 1950 \n \nTronzo, W., The Cultures of his Kingdom: Roger II and the Cappella Palatina in Palermo, Princeton, 1997","author":"Pier Paolo Racioppi","patrons":"Re Ruggero II.","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","explore":{"name":"Cappella Palatina","description":""}},"17e1db41-2961-5674-996c-df75d28862f4":{"name":"Chiesa di Santa Rosalia, monumenti funerari del Principe Taddeo Barberini e del Cardinale Antonio Barberini","description":"La chiesa di S. Rosalia è a pianta centrale con cornice continua, pareti in marmi policromi, volta a doppia crociera e un ricco presbiterio decorato anch’esso con marmi policromi e monumenti. In una nicchia della Cappella dietro la Sacrestia (il Deposito delle Sepolture) era inserito il gruppo della *Pietà*, detta appunto di Palestrina, tra le tarde sculture attribuite a Michelangelo, oggi nella Galleria dell’Accademia di Firenze. \nSulle pareti laterali si trovano i monumenti funerari di Taddeo Barberini (1603-1647), a destra, e del fratello cardinale Antonio (1607-1671), a sinistra, nei quali lo scultore coniuga, secondo moduli berniniani, le figure geometriche del triangolo – una sorta di piramide in giallo antico su zampe leonine – e del cerchio – il medaglione in marmo grigio al cui interno colloca i candidi busti dei defunti – in una composizione che pur facendo perno sui due ritratti, apparentemente statici, è movimentata dalle figure degli angeli - intento a scrivere l’epitaffio nella tomba di Antonio o a suonare la tromba in quella di Taddeo - realizzati secondo moduli tipicamente barocchi in posizione sospesa e nel momento dell’azione: i ricchi panneggi, la capigliatura a ciocche scomposte ma armoniosa, le ali, dal piumaggio dettagliatamente descritto, e il morbido modellato delle figure sono trattati luministicamente così da risaltare nella rigida partitura geometrica di marmi policromi della parete.","short_description":"Nei monumenti funerari di Taddeo Barberini e del fratello cardinale Antonio lo scultore coniuga, secondo moduli berniniani, le figure geometriche del triangolo – una sorta di piramide in giallo antico – e del cerchio – il medaglione in marmo grigio al cui interno colloca i candidi busti dei defunti – in una composizione che pur facendo perno sui due ritratti, apparentemente statici, è movimentata dalle figure degli angeli - intento a scrivere l’epitaffio nella tomba di Antonio o a suonare la tromba in quella di Taddeo - realizzati secondo moduli tipicamente barocchi in posizione sospesa e nel momento dell’azione.","type":"Monumenti funebri","dates":"1704","location":"Palestrina, Roma","method_for_datation":"Iscrizione sulla tomba di Antonio Barberini","bibliography":"Romanelli, P., *Palestrina*, Napoli 1967, 86-87. \nMasella, L.-Fornari, Z.,”L’attività architettonica…”, *I Barberini a Palestrina* (a cura di P. Tomassi), Palestrina 1992, 74-90. \nBarberini, F., “La famiglia Barberini”, *I Barberini a Palestrina* (a cura di P. Tomassi), Palestrina 1992, 7-36 \nBaiocchi, G., “Chiesa di S. Rosalia”, *I Principi della Chiesa*, Milano 1998, 176","author":"Laura Indrio","history":"La chiesa di S. Rosalia, fatta costruire da Taddeo Barberini (1603-1647) all’architetto Francesco Contini (1599-1669) come cappella di famiglia, completata dal figlio Maffeo (1630-1685) e inaugurata il 7 novembre 1660 con la dedicazione alla santa che aveva protetto i Prenestini durante la peste del 1656, è parte integrante con i suoi due campanili gemelli della quinta scenica costituita dal santuario della Fortuna Primigenia e dal palazzo Barberini. Al suo interno, sulle pareti laterali, sono stati collocati all’inizio del secolo successivo i monumenti funebri di Taddeo e Antonio Barberini.","patrons":"Cardinale Francesco Barberini junior (1662-1738), figlio di Maffeo e Olimpia Giustiniani","architects":"Bernardino Cametti (1682, Gattinara – 1736, Roma), stuccatore, scultore e architetto","monument_contact":{"address":"Via Barberini \n00036 Palestrina \nRoma","institution":"Proprietà privata"},"explore":{"name":"Chiesa di Santa Rosalia","description":""}},"1830240a-c3a5-5a04-9cec-912ae045a4f6":{"name":"Reales Alcázares","description":""},"184bdb75-866a-51f2-a23c-cff0209f13f9":{"name":"Museo municipale","description":""},"1880fc5e-3c95-50bb-992a-32df29352fda":{"name":"Chiesa di San Martín","description":""},"18b9a5d2-56e7-5160-91ae-9a12388104ed":{"name":"Scalone monumentale; ingresso","description":"Accessibile dall'atrio del palazzo, la scala è immediatamente visibile grazie alla sua rampa irregolare e dinamica, i cui gradini e balaustre attirano immediatamente l'attenzione del visitatore.","dates":"1746–1747","location":"Palazzo Malvasia, Bologna"},"1924136a-6712-52e1-a343-a477dd9854c0":{"name":"Convento del complesso episcopale","description":"","explore":{"name":"Convento del complesso episcopale","description":""}},"1aac95c6-4471-5e56-b793-70393f7d2db3":{"name":"Qasba","description":""},"1afb5387-b637-507f-a754-f17611655e39":{"name":"Chiesa del Santissimo Salvatore (detta “Badia Grande”)","description":"","explore":{"name":"Badia Grande (Chiesa del Santissimo Salvatore)","description":""}},"1b9bc4e6-e32d-5048-9385-04be938177c9":{"name":"Scalone monumentale","description":"Per questa doppia rampa di scale Pietro Canali si ispirò alla scenografia teatrale. Statue allegoriche di *Ercole* e *Atlante,* scolpite da Gabriele Brunelli (1615–1682), decorano lo scalone, mentre il soffitto è dipinto da Gioacchino Pizzoli (1651–1731).","dates":"1680","location":"Palazzo Fantuzzi"},"1bd89b0a-ea1b-5b55-9892-11238d60c985":{"name":"I sûq","description":""},"1c005649-17a5-54ee-a423-1ac3ad04bc25":{"name":"Piazza Mazzini","description":"La piazza, che offre un meraviglioso belvedere con veduta su Vallericcia e la campagna romana fino al mare, fu sistemata su progetto dell’ing. Giovanni Gustavo tra il 1914 e il 1921, a seguito di convenzione con il possidente Francesco Petrucci che aveva costruito un fabbricato di sostegno della piazza su via della Croce. Lo scultore ariccino Bixio Fortini realizzò nel 1949 il *Monumento alla Repubblica Romana*, con il busto di Mazzini ed emblemi repubblicani. \n(Bibliografia: F. Petrucci, 1999)","type":"","dates":"","bibliography":"","further_readings":[{"url":"explore/monument/1375/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Piazza Mazzini, Italian (PDF)"}]},"1c0acee7-62a2-5fd2-bde2-c4c712c39be7":{"name":"Sala da ballo, particolare","description":"Particolare dei telamoni dipinti a monocromo che reggono sulle spalle la volta.","dates":"1669-1671","location":"Primo piano, Palazzo Pepoli Campogrande"},"1c4618b7-bc16-5143-b38b-78e8ae7bd882":{"name":"Moschea Qarawiyîn","description":""},"1c6d8510-1434-5ac1-bdff-fefebb77fcdc":{"name":"Madrasa Tajedit","description":""},"1d65e379-502b-58ac-9100-6048f8b64f2e":{"name":"Khanqa al-Duwâdariyya","description":""},"1d9489cb-b684-525a-aafd-7aef21007b06":{"name":"*Allegoria del Tempo*","description":"Un esempio superbo di quadratura del celebre Angelo Michele Colonna, specialista in architetture dipinte, che qui lavora con Giuseppe Alboresi che dipinse le figure all'interno del vasto ovale al centro del soffitto. La scena rappresenta l'*Allegoria del Tempo che allontana Venere e le Grazie*.","dates":"1665–1668","location":"Affreschi dei soffitti, Villa Albergati"},"1d96ffcf-913c-5d7e-aa14-4bb0d9c5df56":{"name":"Castello","description":""},"1e02ab57-6318-5143-a290-83aed3d55599":{"name":"La Caverna dei Sette Dormienti","description":""},"1e10ae77-ccaf-5e7b-98df-1ebdee74800b":{"name":"Chiesa basiliana di Santa Maria","description":"","explore":{"name":"Chiesa basiliana di Santa Maria","description":""}},"1e1c41cd-e203-5847-9534-cb31a2f69f12":{"name":"Scalone monumentale","description":"Lo scalone monumentale ha una struttura complessa, basata su una pianta ellittica. Due ampie rampe abbracciano salendo il vano in cui è posta la scala; un'altra rampa sale nella direzione opposta, conducendo al primo piano. Dalle balconate attorno è possibile osservare lo sviluppo suggestivo e dinamico dello scalone, dove realtà e finzione si confondono grazie alla pittura illusionistica, opera di Ercole Graziani. Molti anni dopo Filippo Balugani realizzò le statue che rappresentano divinità pagane, poste sulla balaustrata.","dates":"1688 ca.–1695","location":"Piano terreno, palazzo Ranuzzi"},"1ec987ae-53da-5c49-82b6-11e6d197b63e":{"name":"Complesso di Bayezit II","description":""},"1fda3837-b3c8-58e9-a590-155e8bc80d68":{"name":"Dâr Ben ‘Azûz","description":""},"1fed1f8c-1d19-54f4-a0d0-1a2e8e711eca":{"name":"Dâr Jallûlî, Museo delle Arti e delle Tradizioni Popolari","description":""},"1ff33e62-990e-5e9a-a032-0dbba18264cb":{"name":"Castello di São Jorge","description":""},"2043c44f-e8e2-56f7-8fad-60beada641c2":{"name":"Cattedrale Metropolitana di San Pietro","description":"La facciata della Cattedrale di San Pietro, con cortine di mattoni rossi su cui risaltano le modanature e i partiti architettonici in pietra bianca d'Istria, è organizzato con due ordini architettonici giganti sovrapposti. Il prospetto, concluso da un frontone triangolare, ha tre portali di ingresso e una grande finestra centrale, affiancata dalle statue dei Santi Pietro e Paolo. \nIl campanile, posto sul lato sud, fu completato nel XV secolo incorporando la torre cilindrica della primitiva basilica risalente alla fine del secolo X. \nL'impianto planimetrico della chiesa segue lo schema gesuitico ad aula unica con cappelle laterali comunicanti, che si aprono sulla navata tramite arcate, alternate ad ampi pilastri con al centro coretti settecenteschi. Su una ricca trabeazione si imposta la volta a botte di copertura, rafforzata da archi di sostegno, e in alto si aprono grandi finestre che rendono l'interno particolarmente luminoso. \nIl presbiterio cinquecentesco, a croce greca con tre absidi e anti-coro rettangolare, è coperto da un'alta volta a crociera costolonata, sostenuta da quattro colonne giganti di ordine corinzio, ed è riccamente decorato. Sulla volta a crociera, sopra l'altare maggiore, è dipinta *La Dimora Celeste* (1579), opera di Prospero Fontana; nella lunetta sopra l'altare, *l'Annunciazione* (1618) di Ludovico Carracci; nel catino absidale *La consegna delle chiavi a San Pietro* (1579) di Cesare Aretusi e Giovan Battista Fiorini. \nL'apparato decorativo della fase settecentesca, tutto di scuola bolognese, è invece affidato a Donato Creti, Marcantonio Franceschini, Vittorio Bigari, Antonio Rossi ed Ercole Graziani.","short_description":"La Cattedrale di San Pietro, il cui nucleo originale risale all'XI secolo, ha assunto l'aspetto attuale tra la seconda metà del XVI e il XVIII secolo. Il maestoso interno, che sfiora in altezza le dimensioni della Basilica di San Pietro a Roma, è ricco di stucchi ornamentali, materiali pregiati, affreschi e opere d'arte. La chiesa è arricchita dai dipinti di Prospero Fontana, Ludovico Carracci, Marcantonio Franceschini e Donato Creti, e dal gruppo scultoreo in terracotta del Compianto sul Cristo morto, di Alfonso Lombardi.","type":"Architettura religiosa (chiesa)","dates":"XVI-XVIII secolo","location":"Bologna","method_for_datation":"Documenti storici.","bibliography":"Fanti, M., Degli Esposti, C., *La chiesa cattedrale e metropolitana di San Pietro in Bologna. Guida a vedere e comprendere*, Florence, 1995; \n*La cattedrale di San Pietro in Bologna* (ed. R.Terra), Cinisello Balsamo, 1997.","author":"Licia Giannelli","translator":"Antonella Mampieri","history":"La primitiva cattedrale romanica, risalente presumibilmente agli inizi dell'XI secolo, fu distrutta da un incendio nel 1141 e ricostruita nella seconda metà del XII secolo, continuando ad essere oggetto di nuovi interventi fino al secolo XV. Nella seconda metà del Cinquecento, l'arcivescovo Gabriele Paleotti iniziò un ambizioso programma di restauri che prese avvio dalla zona absidale. Dal 1575 l'architetto Domenico Tibaldi realizzò il nuovo presbiterio che venne decorato, pochi anni dopo, dai pittori Cesare Aretusi, Giovan Battista Fiorini, Bartolomeo Cesi, Camillo Procaccini e Prospero Fontana. \nIn seguito, l'arcivescovo Alfonso Paleotti incaricò l'architetto Pietro Fiorini di ridimensionare il progetto di Tibaldi diminuendo il numero di sostegni delle navate, fatto che provocò, nel 1599, il crollo delle volte. Nel 1605 i lavori ripresero secondo il progetto di Giovanni Ambrogio Magenta, sotto la direzione di Floriano Ambrosini, al quale nel 1612 subentrò il capomastro Nicolò Donati, che modificò in parte il progetto del Magenta. \nLa costruzione fu sospesa l'anno successivo e nuovamente ripresa nel 1731. Nel 1734 il cardinale Prospero Lambertini, futuro papa Benedetto XIV, incaricò l'architetto Alfonso Torreggiani di completare la chiesa ed eseguirne la facciata, che fu infine conclusa nel 1776 dall'architetto Francesco Tadolini.","patrons":"Arcivescovo Gabriele Paleotti; Arcivescovo Alfonso Paleotti; Cardinale Prospero Lambertini.","copyright":"Copyright immagini: Ufficio Beni culturali ecclesiastici della diocesi di Bologna.","architects":"Domenico Tibaldi; Pietro Fiorini; Floriano Ambrosini; Giovanni Ambrogio Magenta; Alfonso Torreggiani; Francesco Tadolini","monument_contact":{"phone":"+39 051 222112","address":"Via dell'Indipendenza, \nBologna","institution":"Arcidiocesi di Bologna"},"explore":{"name":"Cattedrale di San Pietro","description":""}},"211f1619-c756-5238-9a42-4d6a3d0a8e5a":{"name":"Moschea di İsa Bey","description":""},"2145357c-e937-5bf2-97e1-3234cebeef81":{"name":"Casa della calle Lavadero de Santa Inés","description":""},"21892dd2-0a74-5931-bcbc-4faec074b905":{"name":"Bâb Mrissa","description":""},"218c2048-e7e0-5b15-a1e4-c074626debac":{"name":"Piccola Cuba","description":"","explore":{"name":"Piccola Cuba","description":""}},"21a6c5f9-218c-52ed-a794-605493110b4f":{"name":"Rovine del palazzo al-Ablaq","description":""},"22026d59-be17-5e0a-be64-306b59e6655b":{"name":"Monumento ai fratelli Giovan Battista e Ippolito Fornasari","description":"Questa memoria è un tipico esempio della diversità di materiali impiegati per costruire questo tipo di monumenti (decorazione pittorica, gesso, metallo e arenaria). \nIl doppio ritratto dei fratelli, entrambi professori di Diritto è appeso sopra la porta a fianco della cappella dei Bulgari e domina il grande affresco allegorico rappresentante l'Aurora e il Tramonto, la Giustizia e il Diritto, tipica espressione del complesso simbolismo barocco.","dates":"1679","location":"Palazzo dell'Archiginnasio, piano terreno"},"22150b87-77da-5bd3-85bc-5d2ac0dde06a":{"name":"Complesso di Yıldırım","description":""},"2254a7d2-a7d5-53ac-9c74-ca7720225f26":{"name":"Chiesa di Santa María de Arbás","description":""},"22e3fa48-6fb3-5778-bc7f-a36e00651357":{"name":"Castello, mura e ponti","description":""},"233a10d0-ea65-5142-9d6d-426eda7a1598":{"name":"Mura e porte della città","description":""},"241d1f44-b364-5446-b50c-6dcd7a6bd320":{"name":"Palazzo di Bashtâk","description":""},"242efe74-2f83-5407-a29e-4d22be61b571":{"name":"Qasba","description":""},"246a03c4-afe2-55cc-ab65-6696dcadc898":{"name":"Chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi","description":"","explore":{"name":"San Giovanni dei Lebbrosi","description":""}},"249ad66f-93b8-5946-b7f8-b739fe367d1f":{"name":"Monastero","description":""},"24dde767-8a2f-502d-aa06-70e666d464ab":{"name":"Cattedrale","description":"","explore":{"name":"Cattedrale","description":""}},"24df82db-f5f4-5371-bc5b-b73e2a369387":{"name":"Moschea e madrasa del sultano Hasan","description":""},"2568748b-70e9-54b8-9c67-9b90ddd61896":{"name":"Funduq Sagha","description":""},"259a2991-9909-54a6-9bba-b6d8173c421c":{"name":"Castello","description":"","explore":{"name":"Castello","description":""}},"25b2feb3-fe39-5578-b698-42d106e9322e":{"name":"Hammâm al-Samara","description":""},"26772fb4-c60f-5316-8184-2cb90deae545":{"name":"Zâwiya al-Ja‘âbira","description":""},"26b1109b-0f16-546b-8883-9d3e407185fb":{"name":"Qusayr ‘Amra","description":""},"26c5f036-09c9-5bc4-82eb-9d7937324a0d":{"name":"Palazzo Comunale","alternate_name":"Palazzo Pubblico o “D’Accursio”","description":"La decorazione della volta è costituita da insiemi di colonne e pilastri che si dipartono da finti parapetti o balaustre, sovrapposte alla cornice perimetrale della Sala. Sorreggono un'alta trabeazione da cui si dipartono volte e arcate a finto cassettonato, con lunette a finta vetrata. Convergenti verso il centro del soffitto, svettano illusionisticamente oltre il confine della volta. \nAlle pareti, ampi riquadri con finte cornici dipinte a motivi vegetali, destinate ad accogliere quadri riportati, si alternano a nicchie monocrome con finte statue, figure femminili di soggetto allegorico. Le porte sono sormontate da grandi oculi con cornici decorate e putti monocromi ai lati, contenenti finti busti all’antica. Alcune incongruità fra le parti fanno in effetti pensare ad interventi di momenti diversi, a conferma parziale della testimonianza delle fonti che cita diversi nomi per l'attribuzione dell'opera.","short_description":"Posta al piano terra di palazzo Pubblico, nell’ala destinata a residenza estiva dei Legati Pontifici, è un testo capitale della quadratura prospettica Bolognese, benchè poco nota al pubblico e agli studi, e di problematica attribuzione. Girolamo Curti detto il Dentone (1575–1632) e Angelo Michele Colonna (1604–1687) sono i nomi più accreditati dalle fonti e dall'esame stilistico.","type":"Architettura pubblica e residenziale","dates":"Prima metà del XVIII secolo","location":"Bologna","method_for_datation":"Le prospettive architettoniche del soffitto richiamano lo stile del Dentone; ma Angelo Michele Colonna, nella lista autografa della propria attività, registra al 1532 lavori in una galleria per il Cardinal Santacroce al piano terra del complesso di Palazzo Pubblico, identificabile. Incongruità stilistiche nell'insieme inducono ad ipotizzare interventi in momenti diversi, come pure la presenza, al centro del soffitto, di uno stemma in parte abraso con le api Barberini, possibile riferimento alla legazione di Maffeo Barberini (1611–1614).","bibliography":"Feinblatt, E., “Contributions to Girolamo Curti”, *The Burlington Magazine*, CXVII, 1975, pp. 342-353 \nSjostrom, J., *Quadratura. Studies in italian ceiling painting*, Stockholm, 1978, p. 53","author":"Carla Bernardini","history":"L'ala nord del palazzo, di impostazione quattrocentesca (architetto F. Fioravanti), fu completata nel secolo successivo, con interventi vari fra cui quelli di J. Barozzi da Vignola e di G. Alessi. Scarse le notizie sulla realizzazione di questa sala, la cui decorazione è attribuita dalle guide a Girolamo Curti detto Il Dentone (1575–1632), mente altre fonti riferiscono di un intervento di Angelo Michele Colonna con Agostino Mitelli. E' ipotizzabile un intervento su una preesistenza dovuta in effetti al Dentone, morto nel 1632, forse anche in forma di completamento su disegni dello stesso. Le decorazioni alle pareti, inoltre sembrano posteriori a quelle della volta dipinta. \nQuesto intervento è di poco successivo alla decorazione del soffitto della sala *Urbana* al secondo piano, eseguita, forse con la collaborazione dello stesso Dentone, dal Colonna nel 1630, su commissione del Cardinale Bernardino Spada, in onore di papa Urbano VIII; anticipa di oltre 40 anni la Galleria del Senato al piano nobile, dove l'anziano pittore ebbe come collaboratore il giovane Gioacchino Pizzoli.","patrons":"Cardinali legati di Bologna: Maffeo Barberini (?) e Antonio Santacroce","copyright":"Copyright immagini: Comune di Bologna, Musei Civici d'Arte Antica.","architects":"Girolamo Curti detto il Dentone (1575–1632) e Angelo Michele Colonna (1604–1687)","monument_contact":{"fax":"051 232312 (Musei Civici d'Arte Antica-Collezioni Comunali d'Arte)","email":"collezionicomunali@comune.bologna.it","phone":"051 203040 (call center info); 051 2193111 (centralino) 051 2193998 (Collezioni Comunali d'Arte).","address":"Il Palazzo occupa un isolato tra Piazza Maggiore, su cui affaccia, Via Ugo Bassi, Via Venezian, Piazza Roosvelt e Via IV Novembre. \nPiazza Maggiore, 6, Bologna","institution":"Comune di Bologna"},"explore":{"name":"Galleria del Legato","description":""}},"270a1dfc-0afb-54f9-9808-81b5a1b55557":{"name":"Bâb al-Qissa","description":""},"280926c6-7bb9-55c3-96e5-98abf05787b0":{"name":"Bâb Okla","description":""},"28584f5a-5266-5d2e-bd90-2752af7c1016":{"name":"Palazzo Davia Bargellini","description":"L'architetto Bartolomeo Provaglia, incaricato da Camillo Bargellini, fornì tre diverse versioni del progetto per l'ambiziosa residenza della famiglia, due delle quali (non realizzate) erano più tradizionaliste. L'organizzazione interna degli spazi corrisponde a quella della tipica resindenza senatoria bolognese dove la sequenza di ingresso, atrio, scalone monumentale (costruito nel 1730) e salone d'onore era intesa come un percorso pubblico all'interno della dimora privata in occasione di eventi della vita politica cittadina (in particolare il conferimento della magistratura del ‘gonfalonierato’). Nell'appartamento nobile era inoltre esposta una collezione di dipinti aperta al pubblico, ora di proprietà dall'Opera Pia.","short_description":"Il palazzo è perfetta espressione della volontà della classe senatoria bolognese di rappresentare il proprio potere politico e il proprio ruolo sociale attraverso l'arte e l'architettura. Assieme a quello della famiglia Pepoli, il palazzo Bargellini è l'esempio più significativo della architettura barocco locale in fatto di abitazioni private. Severo e imponente, l'edificio si presenta come una forma monolitica e monumentale, eretta su un'alta base (la così detta scarpa), elemento probabilmente derivato dalla tradizione medievale e dall'architettura militare. Molto moderna al contrario è l'assenza del portico e la sovrapposizione di tre piani, che gli permettono si spiccare nel contesto urbano cittadino.","type":"Architettura residenziale","dates":"1631–1658; 1730","location":"Bologna","method_for_datation":"Documenti storici","bibliography":"Matteucci, A.M., “Contributo alla storia dell'architettura tardobarocca bolognese”, *Atti e memorie della Deputazione di Storia patria per le Province di Romagna*, XXIV, pp. 225-252, tavv. 1-35 \nCuppini, G., *Palazzi senatorii a Bologna. Architettura come immagine del potere*, Bologna, 1974, pp. 111-118, pp. 283-284","author":"Silvia Medde","translator":"Silvia Medde","history":"Attorno al 1631 Camillo Bargellini, membro della potente famiglia dei Bargellini (il cui nome forse deriva dall'incarico pubblico di ‘bargello’ o ‘bergellino’), decise di costruire una nuova e moderna abitazione a Bologna luongo la centrale Strada Maggiore nel luogo in cui si trovavano le case delle famiglie Budrioli e Desideri, già acquistate dal suo predecessore, Ermes Bargellini, nel 1610. L'edificio fu progettato dall'architetto Bartolomeo Provaglia e realizzato sotto la direzione del capomastro Antonio Uri. Dopo la costruzione della facciata, attorno al 1638, al senatore fu accordato di acquisire terreno pubblico per espandere la costruzione; l'edificio fu terminato soli alcuni anni dopo, nel 1658. Nella prima metà del XVIII secolo fu costruita la scalinata monumentale e nella seconda metà dello stesso secolo si decorò l'appartamento dell'ala destra del piano terreno. \nPropietà della Famiglia Bargellini fino al 1839, il palazzo fu ereditato dal marchese Virgilio Davia che lo destinò ad una fondazione caritativa istituita al momento della sua morte (1876) che esiste ancora oggi.","patrons":"Senatori Camillo e Vincenzo Bargellini","architects":"Architetto: Bartolomeo Provaglia; capomastro: Antonio Uri","monument_contact":{"fax":"051-232312 (Musei Civici d'Arte Antica)","email":"museiarteantica@comune.bologna.it","phone":"051-236708","address":"Strada Maggiore, 44 \nBologna","institution":"Proprietà privata (Opera Pia Davia Bargellini)"},"explore":{"name":"Palazzo Davia Bargellini","description":""}},"28796c0a-a725-5e5f-af5f-d07883c21e16":{"name":"Cittadella (opzione)","description":""},"28900b02-0032-5b30-84fc-97599056866f":{"name":"Castello","description":""},"289ef8ef-f6b2-5883-932e-dfca0da0b55d":{"name":"L’Aljafería","description":""},"28a7335f-654d-58f8-a973-24cf74b49587":{"name":"Medina","description":""},"295ae7fa-d0d2-5768-a7a1-6c800643d87c":{"name":"Zâwiya e museo di Sîdî ‘Amor ‘Abbâda","description":""},"299a1236-1a09-504f-a4ea-0dea22445c2f":{"name":"Qubba al-Nahâwiyya","description":""},"2a24259e-7764-5dc0-96e2-3d73a1fcb46b":{"name":"Palazzo della Madrasa","description":""},"2aa332c3-a98b-536a-8ed8-a9102af39a32":{"name":"Zâwiya Sîdî al-Kharasâni","description":""},"2af264e1-5e9c-58e3-8b94-f672f62c905f":{"name":"Complesso Yavukluoğlu","description":""},"2b410905-583c-583e-9239-a0137d6f50ca":{"name":"Castello","description":""},"2b93106c-f5c5-530f-8868-1a93b85e109f":{"name":"Castello","description":""},"2c11d15b-86e5-562f-bbfd-ef12cbbb45f1":{"name":"Moschea di Karacabey","description":""},"2c405d42-4599-5a46-a7d2-85d1446699b4":{"name":"Madrasa al-Tashtamûriyya","description":""},"2c740a04-1ef1-58ec-b048-b0a68692963c":{"name":"Madrasa al-Bâshiya","description":""},"2cc26e47-56ef-507f-8939-fe713d8bcd31":{"name":"Il Burj al-Kabîr","description":""},"2cf5a9a0-38eb-56d3-ade1-17d9484dfb87":{"name":"Cattedrale","description":""},"2d1689dd-a631-5106-8f73-aa1bd20bae39":{"name":"Museo municipale di Palmela","description":""},"2d331e18-4240-5ab7-8020-df7cbf3c665e":{"name":"La zâwiya Sîdî al-Lakhmî","description":""},"2d429774-4839-5200-b3af-8e203775cf60":{"name":"Grande Moschea (Ulu Cami)","description":""},"2dabfc2d-d0c7-5629-b60d-d85fe2d540f8":{"name":"*L'Incoronazione della Vergine*","description":"Sopra il fregio, decorato con numerosi stucchi dorati, si apre la cupola, decorata con semicolonne e rosette. Il cielo aperto incornicia la Vergine sollevata in cielo per essere incoronata dagli angeli. La complessa articolazione spaziale rende la scena fortemente verticale e la rapida successione di piani ottiene uno scorcio perfetto. Siamo di fronte ad un bell' esempio dell'alto livello raggiunto da Mitelli e Colonna nella pittura decorativa. I due pittori sono talmente sincronizzati che si rivela praticamente impossibile distinguere le diverse mani.","dates":"1655–1657","location":"Cupola dell'atrio quadrato della cappella del Rosario, Basilica di S. Domenico, Bologna"},"2de50028-8802-5489-81a8-475ca9843c1d":{"name":"Soffitto dipinto con Ercole nell'Olimpo","description":"Entro una cornice architettonica con putti e mensole, che culmina in una terrazza con balaustra, si apre un riquadro di cielo azzurro. Al centro sta Giove, seduto su un'aquila; sotto di lui si trovano Ercole e Atena. La dea presenta il semidio a Giove e il Padre degli Dei lo prende per il polso e addita il cielo; tra le nubi, nello sfondo si vedono Marte, Nettuno e Venere. La decorazione è attribuita ai pittori bolognesi Agostino Mitelli e Angelo Michele Colonna da una guida. In tutti I casi l'autore può essere sicuramente identificato con un pittore bolognese della seconda metà del XVII secolo, vicino I fratelli Rolli o a Domenico Canuti.","dates":"Seconda metà XVII secolo","location":"Palazzo Codronchi, Imola, Bologna"},"2e33ab9f-14c4-584b-80a2-847a508ddfcb":{"name":"Dâr al-Haddâd","description":""},"2ee1db4a-6117-5412-851f-e02830060697":{"name":"La Rahmâniya, Museo delle Arti e Tradizioni Popolari di Le Kef","description":""},"2ff9d837-f5b4-5753-8e9e-efb42f2305d4":{"name":"Moschea del sultano al-Nâsir Muhammad","description":""},"30316265-5389-5516-9a13-71fefe6d92e7":{"name":"Madrasa dell’emiro Bardabak (Moschea al-Mahkama)","description":""},"304abc14-b0e3-54ca-99f7-bd6300845ac1":{"name":"Castello","description":""},"30752f97-c69d-5708-8b61-52f3af701d68":{"name":"Chiesa di San Andrés","description":""},"3084b23d-74ca-545f-b1cb-6d7fae2b8508":{"name":"Sûq al-Qattânîn","description":""},"30a92d4e-c507-5950-bda9-76c8c8bcb058":{"name":"Sala Farnese (Palazzo Comunale)","alternate_name":"Sala Regia","description":"La sala presenta lo schema decorativo tipico della tradizione italiana tardo rinascimentale, impiegato soprattutto in residenze pubbliche e nobiliari, e riprende la tradizione post-carraccesca del quadro riportato inframmezzato da telamoni. \nLe scene sono dipinte entro ampi rettangoli e ovali con cornici che fingono dipinti appesi alle pareti; ai finti dipinti si alternano decorazioni monocrome che imitano sculture o decorazioni architettoniche. \nIl soffitto dipinto originale fu demolito alla fine del diciannovesimo secolo e sostituito dall'attuale soffitto ligneo a cassettoni. \nQuattro scene entro ovali o rettangoli di minori dimensioni rappresentano episodi legati alla storia religiosa locale e alla devozione popolare: *La restituzione della* *Sacra Benda della Vergine*, *La Madonna* *di S. Luca fa cessare la pioggia, S.* *Petronio trasmette il privilegio teodosiano, il Cardinale Albornoz esamina alcuni* *progetti per il canale Navile*. I quattro dipinti più grandi presentano episodi che hanno per protagonisti papi e re che hanno svolto un ruolo di primo piano nella storia europea: *L'incoronazione di Carlo V, Francesco I re di Francia cura gli ammalati di scrofola, L'ingresso trionfale a Bologna di Papa Paolo III, Papa Urbano II benedice i crociati bolognese in partenza per la Terra Santa.* \nGli affreschi furono dipinti da un gruppo di pittori bolognesi diretti da Carlo Cignani: Lorenzo Pasinelli, Luigi Scaramuccia, Girolamo Bonini, Giovanni Maria Bibiena, Emilio Taruffi. Il loro stile accademico e narrativo è tipico della tradizione barocca bolognese.","short_description":"La cosiddetta Sala Farnese era l'ingresso monumentale alla residenza del cardinal legato, posta al secondo piano del palazzo Pubblico di Bologna. Il suo nome deriva da una statua di papa Paolo III Farnese che un tempo si trovava in questo luogo. \nLa decorazione ad affresco delle pareti ricorda importanti episodi della storia di Bologna, come l'I*ncoronazione di Carlo V*, avvenuta nella città nel 1530.","type":"Architettura Pubblica (Palazzo Pubblico)","dates":"1665","location":"Bologna","method_for_datation":"Documenti storici","bibliography":"Buscaroli Fabbri, B., “Il cardinal Farnese e la sua sala: un ciclo di affreschi per la famiglia e la città”, *Il palazzo Comunale di Bologna* (ed. C. Bottino ), Bologna, 1999, pp. 99-109 \nClerici Bagozzi, N., “Nel seguito di Francesco Albani: Bartolomeo Morelli detto il Pianoro”, *Arti a Confronto. Studi in onore di Anna Maria Matteucci* (ed. D. Lenzi), Bologna, 2004, pp. 219-226","author":"Marta Forlai","translator":"Marta Forlai","history":"Il ciclo di affreschi illustra otto episodi della storia di Bologna che celebrano l'epoca gloriosa del dominio pontificio sulla città e la potente famiglia Farnese che potè contare tra i suoi membri vari papi e cardinali: tra questi il cardinal Legato Girolamo Farnese che commissionò l'intera decorazione murale nel 1665 e legò il suo nome a questa impresa pittorica. \nColloocata nel nucleo più antico dell'agglomerato di edifici che costituiscono l'attuale palazzo Pubblico, nel Medio Evo era destinata a magazzino di granaglie; denominata poi Sala Regia, questo vasto ambiente fu destinato ad ospitare le cerimonie ufficiali che si svolgevano nella residenza del cardinal legato e soprattutto era l'anticamera della sua cappella, posta sul lato destro rispetto all'ingresso. \nAnche sfilate a cavallo potevano raggiungere questo vasto salone, grazie all'ampia scalinata posta all'interno del palazzo. \nIl monumento seicentesco dedicato a papa Alessandro VII, che un tempo si trovava nella vicina sala degli Svizzeri, fu trasferito sulla parete di fondo di questa sala nel 1845, in occasione di alcuni lavori di restauro, in sostituzione del monumento marmoreo a Paolo III, di Giovanni Zacchi da Volterra, disperso durante l'invasione giacobina.","patrons":"Cardinale Girolamo Farnese","copyright":"Copyright immagini: Università degli studi di Bologna, Laboratorio SILAB (DAPT).","architects":"Giovanni Maria Bibiena (1625–1665) e Bartolomeo Morelli detto il Pianoro; Luigi Scaramuccia (1616–1680), Carlo Cignani (1628–1719) e Emilio Taruffi (1633–1696)","monument_contact":{"fax":"051 232312 (Musei Civici d'Arte Antica-Collezioni Comunali d'Arte)","email":"collezionicomunali@comune.bologna.it","phone":"051 203040 (call center info); 051 2193111 (centralino) 051 2193998 (Collezioni Comunali d'Arte).","address":"Il Palazzo occupa un isolato tra piazza maggiore (su cui affaccia), Via Ugo Bassi, Via G. Venezian, Piazza Roosvelt e Via IV Novembre. \nPiazza Maggiore, 6, Bologna","institution":"Comune di Bologna"},"explore":{"name":"Sala Farnese","description":""}},"31e71ca7-0a80-5cc8-8eb7-a878fa37dd64":{"name":"Hamam di İsmail Bey","description":""},"32361a4d-76a1-581e-b44e-42e544068cc1":{"name":"Emissario del Lago di Nemi (V. della Polveriera)","description":"Il monumentale Emissario del Lago di Nemi (in fondo a via della Polveriera), costruito probabilmente da maestranze greco-ioniche, è una delle più importanti opere d’ingegneria idraulica dell’antichità, i cui unici confronti all’interno del mondo classico sono l’Emissario del Lago di Albano e l’Acquedotto di Eupalinos di Megara a Samo. Il condotto portava l’acqua del lago di Nemi, presso il Santuario di Diana Nemorense, in Vallericcia e verso il mare presso Ardea; è costituito nel primo tratto da un tunnel di circa 1650 m. scavato nella roccia. Sopra il vano di accesso si trova lo stemma Chigi. L’opera viene datata alla fine del VI sec. a.C., subito dopo la battaglia di Aricia del 505 a.C. (F. Coarelli). \n(Bibliografia: E. Lucidi, 1796; G. R. Florescu, 1925; R. Lefevre, 1977; V. Castellani, W. Dragoni, 1991; F. Coarelli, 1991; M. Lilli, 2002; M. Leoni, 2008)","type":"","dates":"","bibliography":"","further_readings":[{"url":"explore/monument/1338/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Emissario del Lago di Nemi, Italian (PDF, 1 MB)"}]},"32ebf7cf-cd7f-5408-8abd-a0fe1ce4c26e":{"name":"Madrasa al-Ashrâfiyya","description":""},"33559de0-8396-531d-b113-75d49a672520":{"name":"Università","description":""},"338396c3-a01f-5150-a791-09d9535bcffb":{"name":"Veduta dalla controfacciata","description":"Il presbiterio cinquecentesco è raccordato alla navata, realizzata tra XVII e XVIII secolo, da un imponente arco di trionfo impostato su due colonne libere.","dates":"XVI-XVIII secolo","location":"Interno, chiesa cattedrale di S. Pietro, Bologna"},"33b413d0-8dd6-5330-9b13-694a3abfa145":{"name":"Chiesa di São Pedro, matrice di Lourosa","description":""},"340f6fef-9b1b-5389-8915-7000eae390e7":{"name":"*Misericordia*","description":"Sopra il pulpito si trova la fiigura allegorica della *Misericordia* modellata in stucco da Angelo Gabriello Piò.","dates":"1750 ca.","location":"Chiesa di S. Agostino in S. Michele, interno"},"34881321-91c0-596d-8df5-14906b2488f1":{"name":"Il forte degli andalusi","description":""},"34da04a2-e1a4-505d-8f70-3be00d681180":{"name":"Centro urbano","description":"","explore":{"name":"Centro urbano","description":""}},"358e82ec-1aec-54e1-96a3-2bda2a5e44f0":{"name":"Madrasa di Sarghatmish","description":""},"35dde6c8-2b49-579d-a8e9-0e308c112731":{"name":"La cappella dell’Oidor (opzione)","description":""},"36dff1ae-dd7e-58f3-85e2-e7f6f6c32124":{"name":"La Lugareja (opzione)","description":""},"371223e2-fc74-550e-9c34-e0d3de96e69d":{"name":"Castello Normanno","description":"","explore":{"name":"Castello Normanno","description":""}},"37690bf6-e1be-58cb-a87c-157e41138520":{"name":"Uscibene.","description":"Il palazzo, oggi allo stato di rovina, era probabilmente costituito da più piani: quanto rimane è facilmente attribuibile agli ambienti del piano terra del corpo di fabbrica principale. Quest'ultimo è caratterizzato da un îwân collegato da un lato a due ampie sale contigue (delle quali rimangono soltanto i muri perimetrali), dall'altro ad un ambiente rettangolare coperto a volta (forse una camera dello scirocco) comunicante con un'attigua grotta naturale. L' îwân, ancora leggibile, è un ambiente rettangolare coperto da una volta a crociera e dotato di tre nicchie rettangolari. La volta della nicchia in asse con l'ingresso era decorata da muqarnas in pietra e stucco delle quali restano soltanto alcune tracce nella parte inferiore; le volte delle due nicchie laterali erano costituite da catini a ombrello rivestiti di stucco, ancora in parte riconoscibili. Dalla nicchia con muqarnas della parete di fondo (strategicamente addossata alla balza del terreno in cui si trovava la sorgente naturale) fuoriusciva un rivo d'acqua che attraversava l'ambiente e, oltrepassato il portale d'ingresso, andava ad alimentare la peschiera, riprendendo in questo modo il modello del sistema del bacino idrico della Zisa. Il palazzo faceva parte di un ampio giardino oggi scomparso, riconducibile pertanto alla tipologia dei giardini di delizia, in analogia con quelli circondanti i palazzi della Cuba, della Zisa e del Castello della Favara di Maredolce.","short_description":"Il palazzo, eretto in epoca normanna, è riconducibile alla tipologia dei giardini di delizia della Cuba, della Zisa e del Castello della Favara di Maredolce. \nDa una nicchia con *muqarnas* nell'ambiente principale, aperto sul giardino, fuoriusciva un rivo d'acqua che, oltrepassato il portale d'ingresso, andava ad alimentare la peschiera, riprendendo in questo modo il modello del sistema del bacino idrico della Zisa.","dates":"seconda metà XII secolo.","location":"Palermo, Sicilia","method_for_datation":"in base alle caratteristiche tipologiche e stilistiche, si ipotizza il secolo XII. Non vi sono prove documentarie che il palazzo esistesse già nel precedente periodo islamico.","bibliography":"Anastasi, L., L'arte nel parco reale normanno di Palermo, Palermo, 1935 \n \nBellafiore, G., Giardini e parchi nella Palermo normanna, Palermo, 1996","author":"Pier Paolo Racioppi","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","explore":{"name":"Uscibene","description":""}},"381280bf-8b68-597d-8b9a-e3cd42c918aa":{"name":"Chiesa e Torre di San Andrés","description":""},"38678562-af55-5630-9eee-4326a07e9ef3":{"name":"Monastero di Santa María di Tentudía","description":""},"38eceae2-9d53-5d0a-a003-3abcdbe1bc19":{"name":"Madrasa del sultano Barsbây e mercato al-‘Attârîn","description":""},"3972acc4-e556-56a7-b738-2b9f85a90cfd":{"name":"Quartiere Terra Vecchia","description":"","explore":{"name":"Quartiere Terra Vecchia","description":""}},"39b54445-5be4-5af8-a718-81d655009eed":{"name":"Il ribât (opzione)","description":""},"39c1e1c9-f718-5118-9432-f7a5dd662a06":{"name":"Alcova","description":"La stanza da letto matrimoniale (alcova), allestita per le nozze di Francesco Tozzoni e Carlotta Beroaldi, con la sua tappezzeria gialla, presenta un arredamento omogeneo. Mobili anteriori, del XVII secolo, si armonizzano perfettamente con quelli creati appositamente per questa stanza.","dates":"1736-1738","location":"Palazzo Tozzoni, Imola, primo piano, appartamento barocco"},"3a3aa0ec-22d6-55b3-8b15-bb6d112274d4":{"name":"Bâb Bardhâ‘în","description":""},"3a5cad73-4f48-56b7-b114-82c0d7aa0b7a":{"name":"Villa Albergati","alternate_name":"Palazzo Albergati","description":"Il vasto edificio si trova in campagna e colpisce per la vastità e l'aspetto esterno, severo e massiccio, piuttosto insolito in una villa. Sappiamo che un progetto per la decorazione dell'esterno con scale, statue e fregi non fu mai realizzato. La sua eccezionale estensione in altezza, 4 piani più la torre dell'orologio, è anch'essa insolita. \nAl centro dell'edifiio si alza la magnifica, candida sala da ballo dal volume triplo, decorata in stucco. \nIl complesso insieme decorativo di soffitti dipinti comprende due atrii e varie stanze, ciascuna delle quali mostra soluzioni differenti e originali per la quadratura. Allegorie ed episodi tratti dalla mitologia sono il soggetto dei soffitti dipinti, un carattere comune ai luoghi nati per ospitare feste e divertimenti, come questa villa. \nIn questa vasta impresa furono impiegati gli artisti più importanti che lavoravano a Bologna in questo periodo: Angelo Michele Colonna e Giacomo Alboresi, Giovanni Antonio Burrini e Marcantonio Chiarini, Vittorio Maria Bigari e Stefano Orlandi. \nLe decorazioni datano dal 1665 alla seconda metà del XVIII secolo. \nAl piano terra si ammira un esempio originale della cosiddetta “boschereccia”: una stanza completamente dipinta con paesaggi, alberi e vigneti che fingono uno spazio aperto attorno al visitatore. Era destinata in origine ad ospitare una sala da pranzo e fu decorata attorno al 1776-1778 da Prospero e Gaetano Pesci.","short_description":"La sontuosa e monumentale villa della nobile famiglia Albergati si trova nella fertile pianura attorno a Bologna e si può considerare uno degli esempi più significativi di architettura residenziale italiana del XVIII secolo. \nL'unicità di questo edificio si deve in particolare alla magnifica sala da ballo che ne occupa il centro: una sorta di traduzione in linguaggio architettonico e stucco candido della pittura prospettica illusiva nota come “quadratura” che si può ammirare nei soffitti delle altre stanze della villa.","type":"Architettura residenziale (villa)","dates":"1660–1680","location":"Zola Predosa, Bologna","method_for_datation":"Documenti storici.","bibliography":"*Le Magnifiche stanze. Paesaggio, architettura, decorazione e vita nella villa palazzo degli Albergati a Zola*, Bergamo, 1995","author":"Marta Forlai","translator":"Marta Forlai","history":"Il committente, il marchese Girolamo Albergati Capacelli, apparteneva and una delle più importanti e stimate famiglie bolognesi. \nNon sappiamo molto della sua vita tranne che era determinato a portare a termine due grandi imprese architettoniche: il lungo portico che conduce al santuario di S. Luca a Bologna e la sua villa di campagna. Per il suo splendore e ampiezza, fin dall'inizio la villa fu chiamata “Regio Palazzo”, ed è stata sentita come la più complessa e ambiziosa impresa del tempo: ci vollero circa 30 anni per completarla. \nDurante il XVIII secolo il palazzo fu un vivace centro della vita culturale e sociale, ospitò papi, re, principi, musicisti, uomini e donne di lettere, e anche celebri avventurieri. Il teatro costruito al suo interno divenne celebre per le rappresentazioni di spettacoli scritti dal marchese Francesco Albergati Capacelli stesso, amante del teatro e amico di alcuni famosi autori dell'epoca come Voltaire, Alfieri e Goldoni.","patrons":"Marchese Girolamo Albergati Capacelli","architects":"Architetto: Gian Giacomo Monti; pittori: Angelo Michele Colonna and Giuseppe Alboresi; pittore: Antonio Burrini (1656–1727); Marcantonio Chiarini (1652–1734); Vittorio Maria Bigari (1692–1776); Stefano Orlandi (1681–1760); Prospero (1710–1784) e Gaetano Pesci (?)","monument_contact":{"email":"info@albergati.com","phone":"+39 051 750247","address":"Via Masini, 46 \n40069 Zola Predosa, \nBologna","institution":"Palazzo Albergati SPA"},"explore":{"name":"Villa Albergati","description":""}},"3a699ef8-00ca-5613-b564-ab4c2cda86a4":{"name":"Madrasa di Umm al-Sultân Sha‘bân","description":""},"3a98ccd2-7a4a-590a-bab6-e7dbee8acf4a":{"name":"*Angeli*","description":"Lo squarcio sul paradiso rivela allo spettatore la moltitudine angelica.","dates":"1689–1692","location":"Cupola sul presbiterio, particolare"},"3ac4ce97-34a3-5a7b-bcc5-2dc57a952002":{"name":"Sinagoga di Santa María la Blanca","description":""},"3ada43e4-57c6-5bbc-9913-92e6edad63c2":{"name":"*Penitenza*","description":"Sopra uno dei confessionali, entro una nicchia si trova la figura allegorica della *Penitenza,* modellata in stucco da Angelo Gabriello Piò.","dates":"1750 ca.","location":"Chiesa di S. Agostino in S. Michele, interno"},"3b19208b-10e2-5a60-9070-af5dd1de98cb":{"name":"*Dio Padre in gloria e angeli*","description":"Questa *Gloria* fu realizzata in origine per l'altar maggiore della chiesa poi soppressa di S. Gabriele a Bologna. Quando le suore che reggevano la chiesa furono soppresse (1810) il gruppo fu trasferito alla parrocchiale di Minerbio da un architetto neoclassico, Angelo Venturoli. Egli riuscì a conservare l'effetto barocco della luce drammatica, “alla bernina”, aprendo due finestre laterali nascoste. Il gruppo scultoreo fu sistemato con l'aiuto di uno scultore del XIX secolo, Giacomo de Maria, cha aggiunse angeli e nuvole. \nQuesto è probabilmente il secondo esperimento di Mazza con gli effetti di luce inventati a Roma da Bernini e utilizzati nella sua celebre S. Teresa in Santa Maria della Vittoria, dove una luce drammatica proveniente da una finestra nascosta, spesso attraverso una vetrata colorata, enfatizza le statue in maniera teatrale. Mazza aveva già messo in atto questa tecnica nella piccola cappella privata del palazzo della famiglia Grassi a Bologna (1704), dove sia altare che palad'altare furono realizzati in stucco.","dates":"1705 ca.","location":"Parte superiore dell'altar maggiore della chiesa di S. Giovanni Battista"},"3b72ca57-f4b1-5684-b113-fd2afb2a6395":{"name":"Il ponte diga di el-Battan","description":""},"3c10b021-649a-58de-988e-630e013e6488":{"name":"Casa di Castril-Museo Archeologico ed Etnologico Provinciale","description":""},"3c48fcf6-1014-510b-ae78-07b7a91937a4":{"name":"Porta Urbica (Basto del Diavolo)","description":"Il cosiddetto “Basto del Diavolo”, collocato all’incrocio tra via Appia Antica e via di Vallericcia, probabilmente coincide con la Porta Urbica di accesso al Foro aricino. Presenta una struttura ad arco in opera quadrata con armilla a blocchi radiali disposti per taglio e per testa, di età repubblicana (II sec. a.C.), inquadrata da muratura di pietrame. Il fronte orientale mostra una facies riferibile ai restauri dell’800. Sotto l’arco è conservato il basolato della via Appia Antica, venuto alla luce negli scavi del 1980, oggi interrato. \n(Bibliografia: E. Lucidi, 1796; G. R. Florescu, 1925; R. Lefevre, 1977; M. Lilli, 2002; M. Leoni, 2008)","type":"","dates":"","bibliography":"","further_readings":[{"url":"explore/monument/1305/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Basto del Diavolo, Italian (PDF)"},{"url":"explore/monument/1305/reading/it/2.pdf"},{"url":"explore/monument/1305/reading/it/3.pdf"},{"url":"explore/monument/1305/reading/it/4.pdf"},{"url":"explore/monument/1305/reading/it/5.pdf"}]},"3c57de81-a487-5fa5-82fc-21530f3d7b52":{"name":"Chiesa di Santa Catalina","description":""},"3c65595e-37f0-52a2-b6cb-a0bc5cd3411f":{"name":"Hamam di İsa Bey","description":""},"3c7ee4d1-bea6-536d-b88a-4139dcc892ba":{"name":"Arco do Miradeiro o Porta da Alcáçova","description":""},"3cf9cf20-5e20-5b72-b421-b8139a1cfb95":{"name":"Chiesa del Gesù, Altare maggiore","description":"La chiesa è ad ampia navata unica con cappelle secondo una concezione di tipo contro riformato che si prefiggeva di armonizzare necessità pratiche di predicazione (ampiezza degli spazi) con un carattere di sobrietà e severità. \nSempre per necessità pratiche, inoltre, ma anche con una finalità didascalica, il gesuita padre Andrea Pozzo realizzò un ampliamento illusorio dello spazio della chiesa rappresentando dietro l'altar maggiore un prolungamento del coro e al suo interno un finto tempietto, esemplato sul baldacchino beniniano di San Pietro, dietro al quale è rappresentata la scena della *Circoncisione di Gesù*. Inoltre il vano centrale antistante l'altare è coperto da una finta cupola dipinta in prospettiva secondo la soluzione già adottata a Roma in Sant'Ignazio, ma con un carattere di maggiore sobrietà nella semplicità architettonica non decorata da alcuna figura. Le grandi capacità tecniche e prospettiche dell'artista si rivelano nei brani di passaggio, apparentemente in armoniosa continuità, fra l'architettura reale della navata e le finte lesene e colonne sormontate da capitelli e trabeazione della zona dipinta dietro l'altare. Va infine sottolineato che tale ricorso alla prospettiva dipinta, sicuramente dettato da motivazioni di ordine economico, assumeva all'epoca anche un significato simbolico in quanto la vera realtà spirituale va cercata al di là delle apparenze a volte ingannevoli tanto che il punto focale che permette la corretta visione illusionistica è segnalato sul pavimento da un disco nero a sottolineare, come afferma lo stesso padre Pozzo nel suo trattato *Perspectiva pictorum et architectorum* (1693) che solo \"una è la posizione cui deve tendere il credente\".","short_description":"Per necessità pratiche ma anche con una finalità didascalica, il gesuita padre Andrea Pozzo eseguì una decorazione scenografica che si può annoverare tra i capolavori dell’arte illusionistica barocca. Infatti, a causa della mancanza di risorse economiche, l’artista realizzò un ampliamento illusorio dello spazio della chiesa rappresentando dietro l’altar maggiore un prolungamento del coro e al suo interno un finto tempietto, dietro al quale è rappresentata la scena della *Circoncisione di Gesù*.","type":"Architettura dipinta","dates":"1699–1700","location":"Frascati, Roma","method_for_datation":"Tantillo, A.M., “Chiesa del Gesù”, *I principi della chiesa*, Milano 1998","bibliography":"Pipita, G., *La chiesa del Gesù a Frascati: pitture di Andrea Pozzo*, Frascati 1995. \nTantillo, A.M., \"Chiesa del Gesù\", *I principi della chiesa*, Milano 1998, 100-101. \n\"Colli Antonio\", *SAUR Allgemeines Kuenstler-Lexikon*, 20, Muenchen-Leipzig 1998, 296","author":"Laura Indrio","history":"La chiesa del Gesù, oggi ubicata in pieno centro a causa del progressivo sviluppo urbano, risale agli anni tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo, benché i Gesuiti siano presenti nella cittadina fin dal 1559. La chiesa fu ingrandita nelle forme attuali con il contributo di Olimpia Aldobrandini Pamphili, dopo la sua morte (1681), tra il 1696 e il 1700, secondo il modello gesuitico tradizionale già sperimentato nelle chiese romane del Gesù, di Sant’Ignazio, della Vallicella, ecc.","architects":"Andrea Pozzo (1642, Trento – 1709, Vienna) con l’aiuto del suo allievo gesuita Antonio Colli (morto a Roma nel 1723)","monument_contact":{"address":"Piazza S. Pietro \n00044 Frascati \nRoma","institution":"Diocesi Suburbicaria di Frascati"},"explore":{"name":"Chiesa del Gesù","description":""}},"3d548457-98df-5c96-ae3f-a14ad8759a33":{"name":"Chiesa di San Félix","description":""},"3d7b1bb2-88a1-558f-85ba-2c3ba2410b22":{"name":"Casa Zapata-Sede del Tribunale dell’Inquisizione","description":""},"3e066392-a6df-54b7-a168-ff25ae805497":{"name":"Veduta dall'altar maggiore","description":"Le otto magnifiche colonne libere, al posto delle più frequenti lesene o semicolonne segnano il movimento delle campate.","dates":"1605–23","location":"S. Salvatore, interno"},"3e274dad-a65b-5160-a9e1-d5f8cc5ac311":{"name":"Scalone monumentale","description":"Restaurata dall'architetto Francesco Tadolini, questa scalinata collega il piano terra con il primo piano e è decorata con motivi architettonici, tipici della \"quadratura\"; questa tecnica , basata sulla abilità prospettica e strettamente legata alla scenografia teatrale, era tipica della scuola bolognese dell'età barocca. Il loro autore, Pietro Scandellari, è stato uno dei primi e più apprezzati allievi di Ferdinando Galli, detto il Bibiena, che, assieme al fratello, ai figli e ai nipoti, eccelse in tutta Europa in questo campo. La decorazione è caratterizzata dall'aprirsi di vedute prospettiche che espandono lo spazio dell'architettura reale grazie alla dimensione virtuale della pittura.","dates":"Circa 1770–1776","location":"Piano terra, Palazzo Bianconcini"},"3e27c654-d51d-5453-a704-26963264b2b4":{"name":"Museo Batha","description":""},"3e3d9ee3-a05b-5877-b95d-8cf4890f89db":{"name":"*S. Paolo ad Atene*","description":"S. Paolo è rappresentato mentre indica agli Ateniesi un raggio di luce, simboleggiante Dio che viene ad illuminare le genti. \nGiuseppe Rolli dipinse le figure, Antonio le architetture.","dates":"1695","location":"Soffitto, Chiesa di S. Paolo Maggiore, Bologna"},"3e769057-c485-5937-b2ac-00f426be33e7":{"name":"Türbe della Şah Sultan (opzione)","description":""},"3e81ac31-3124-53c2-8689-8a524abadd36":{"name":"Dâr Ben ‘Abdallah","description":""},"3e93c243-206c-52d2-8bc8-d6f4d391142d":{"name":"La moschea di Bled el-Hadar","description":""},"3ebd113a-5f55-5cc8-b28a-28fb23a87b8f":{"name":"Stanza della Primavera","description":"La decorazione interna fu subito successiva all’ampliamento architettonico e si svolse, secondo un unico programma ispirato al ciclo delle stagioni – secondo la traccia di origine antica dei *Fasti* di Ovidio – tra il 1668 e il 1680, plausibilmente intorno al 1672-77. Nelle pareti della sala dipinte dal Grimaldi che, dopo la morte di Pietro da Cortona nel 1669, assunse spesso la direzione di imprese decorative utilizzandone gli allievi, si fondono armoniosamente nel tema delle finte vedute i diversi elementi - la rappresentazione di un giardino in cui gli alberi sono utilizzati come quinte sceniche per scandire lo spazio in profondità, secondo la cultura scenografica del Grimaldi; la ricca vegetazione che avvolge lo spazio in una sorta di isolamento ideale; le statue con ghirlande di fiori; le architetture e le fontane dipinte – in un insieme contraddistinto da rimandi classici ed estro fantastico popolato dai simboli primaverili dei fiori e dei frutti. \nNella volta invece, per mano del Ferri, principale allievo di Pietro da Cortona, è rappresentata *Flora* – intenta a spargere fiori e accompagnata dai venti, secondo l’iconografia tradizionale – stilisticamente caratterizzata da cadenze aggraziate in forme levigate di sapore classico che già preludono il passaggio al rococò.","short_description":"La stanza della Primavera appartiene a un ciclo di decorazioni dedicate alle Quattro stagioni. Nelle pareti della sala si fondono armoniosamente nel tema delle finte vedute i diversi elementi che rappresentano la stagione in un insieme popolato dai fiori e dai frutti primaverili. Nella volta invece è rappresentata *Flora*, intenta a spargere fiori e accompagnata dai venti.","type":"Decorazione affrescata residenza estiva","dates":"1672-1677","location":"Frascati, Roma","method_for_datation":"Guerrieri Borsoi, M.B., *Villa Rufina Falconieri*, Roma 2008","bibliography":"Guerrieri Borsoi, M.B., *Villa Rufina Falconieri: la rinascita di Frascati e la più antica villa tuscolana*, Roma 2008 (con bibl. precedente)","author":"Laura Indrio","history":"Villa Falconieri, costruita - sui terrazzamenti di un edificio di epoca romana - per Alessandro Rufini, cameriere segreto del papa Paolo III Farnese (1534-49), aveva in origine un aspetto di tipo fortificato a pianta quadrata con torrioni angolari. Di questa fase rimangono alcune decorazioni in cui è presente l’unicorno dell’impresa dei Farnese. Passata poi agli Sforza, imparentati con i Boncompagni, diventa una delle sedi predilette d’incontro della corte papale di Gregorio XIII Boncompagni (1572-85), quando Frascati assunse il ruolo di luogo di villeggiatura per la corte pontificia e la nobiltà romana, riprendendo così una tradizione cara agli antichi di possibilità di unire il tempo del riposo alla meditazione (gli *otia*) grazie alla salubrità del luogo, all’abbondanza di acqua e alla vicinanza con la natura. Nel 1628 la villa passò alla famiglia Falconieri che più tardi, probabilmente su disegno dell’architetto Francesco Borromini (1559-1667), affidò a Camillo Arcucci (1617/8-1667), con la collaborazione di Francesco Massari (doc. 1665-1705), il compito di ampliarla e trasformarla. L’architetto inglobò in una concezione spaziale completamente nuova le vecchie strutture, la fronte porticata tra due avancorpi, creando al piano superiore un’ampia esedra concava che gli permetteva di utilizzare al meglio, secondo le sue preferenze, sia il contrasto luminoso tra pieni e vuoti sia l’alternarsi di forme concave e convesse sottolineate dalle arcate cieche che inquadrano le finestre e decorano l’intera facciata.","patrons":"Paolo Francesco Falconieri (1626-1696)","architects":"Giovan Francesco Grimaldi (1606, Bologna - 1680, Roma), pittore con ruolo di capo impresa; Ciro Ferri (1633, Roma - 1689, Roma), pittore allievo di Pietro da Cortona (1596, Cortona – 1669, Roma)","monument_contact":{"phone":"+39 06 94 18 51","address":"Via Borromini, 5 \n00044 Frascati \nRoma","institution":"Istituto Nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (INVALSI)"},"explore":{"name":"Villa Falconieri","description":""}},"3f6d60a5-5e7d-50f2-9302-921f46de10e9":{"name":"Complesso urbano","description":""},"3fe5563b-80f9-52a9-8802-38778459ad4f":{"name":"*Dio Padre in gloria e angeli*, particolare del lato destro","description":"Il gruppo scultoreo fu sistemato con l'aiuto di uno scultore del XIX secolo, Giacomo de Maria, cha aggiunse angeli e nuvole.","dates":"1705 ca.","location":"Parte superiore dell'altar maggiore della chiesa di S. Giovanni Battista"},"40009bf6-d0ee-5a83-8c53-79dbc0c3922d":{"name":"Moschea di Orhan","description":""},"40030bd5-56f2-58d4-ba07-76ebdedcc6d3":{"name":"Moschea Erzini","description":""},"400fa1e5-1307-593b-b7fa-a8f424e85237":{"name":"Piazza Nejjarine: funduq, fontana e sûq","description":""},"405d7461-049c-5000-87ca-f6a60b86238e":{"name":"Chiesa di San Nicolò lo Regale","description":"","explore":{"name":"Chiesa di San Nicolò lo Regale","description":""}},"4062b5e3-511d-575d-83b1-5710e5352283":{"name":"*La Sapienza Divina che sovrasta la Sapienza umana*","description":"La scena pittorica dipinta nella volta centrale della sala maggiore, esalta la figura della Sapienza divina che appare in uno sfondato luminosissimo, alla sommità di una teoria di figure arditamente scorciate che si dirigono verso di lei o stanno in atteggiamento ammirativo. L’uso sapiente della luce, che trasmette una fortissima tensione al soprannaturale e un’evidente tensione all’infinito, attira anche il riguardante nella dimensione quasi astratta del cielo. Ivi la personificazione della Divina Sapienza è avvolta da una luce abbagliante, con un effetto di ampliamento illusorio dello spazio reale nella dimensione celeste e metafisica.","dates":"1677–1681","location":"Biblioteca, S. Michele in Bosco, Bologna (seconda sala)"},"426a3030-a467-5aee-b9ba-d751f650626c":{"name":"San Giovanni degli Eremiti – Resti di moschea, chiesa, cimitero e chiostro","description":"","explore":{"name":"San Giovanni degli Eremiti","description":""}},"4290b750-6cd4-5b5f-be60-9a17095a7d93":{"name":"Castelluccio","description":"","explore":{"name":"Castelluccio","description":""}},"432eb32a-5dbe-51f2-bd94-bbb4fc20e188":{"name":"Francesco I di Francia cura gli scrofolosi","description":"Secondo la credenza che i re di Francia e Inghilterra esercitassero un potere di guarigione col solo tocco delle mani, in questo dipinto il re di Francia, Francesco I, è raffigurato mentre cura gli scrofolosi durante la sua visita a Bologna, avvenuta nel 1515.","dates":"1665","location":"Sala Farnese, parete destra"},"4370a2ad-553d-5043-bb85-49ef5d08c6b0":{"name":"Il forte orientale","description":""},"438b597d-4011-59fb-9ed3-2fd14975ad2a":{"name":"Moschea Muradiye","description":""},"43c7760f-9acd-55e7-a98b-8f6732b3c1f1":{"name":"Ribât al-Mansûrî","description":""},"43cbeb64-1831-5d57-8e1c-94bcc032067d":{"name":"Maqâm Ghânim","description":""},"44195e45-4123-57f5-b7ec-1b6720585b13":{"name":"Il ribât di Sîdî el-Ghadâmsî (opzione)","description":""},"44a99bb7-bb76-55d2-8f38-c2777dd3f714":{"name":"Khân dell’emiro Yûnis al-Nawrûzî","description":""},"44e30308-207f-529e-be98-6ae4e62265f6":{"name":"Qanat (dentro l’Ospedale Psichiatrico)","description":"","explore":{"name":"Qanat","description":""}},"44f5cfa6-368f-56f4-8a28-2a75e261e4ba":{"name":"Gli scavi del Castrum","description":""},"457887ce-9cfa-56b4-99ad-b065a5f87c3f":{"name":"La moschea di Sîdî ‘Alî ‘Ammâr","description":""},"458c3729-cf53-5f88-b182-eaa08787bb33":{"name":"La Seo-Cattedrale","description":""},"459ab370-ef89-5776-9cd5-fc0d2495af52":{"name":"Chiesa parrocchiale di San Pablo, torre campanaria, Saragozza.","description":""},"45d23113-bc1c-526b-981b-9433784c79c5":{"name":"Palazzo Fantuzzi","description":"L'imponente facciata rimanda alla tradizione degli edifici Tosco-Romani del XVI secolo; la decorazione esterna, con figure di elefanti, allude allo stemma Fantuzzi. \nAll'interno lo scalone di Pietro Canali è sobrio, decorato con statue raffiguranti *Ercole* e *Atlante*. \nAl secondo piano si può visitare il grande salone con affreschi dipinti da Francesco Galli Bibiena tra il 1678 e il 1684. Qui l'artista abbandona la tradizionale veduta frontale e usa per la prima volta un nuovo modo di dipingere strutture architettoniche, utilizzando una prospettiva per angolo. \nSulla parete è dipinta una doppia galleria aperta, asimmetrica con dei o figure mitologiche. Effettivamente Francesco era un ottimo pittore di figure, probabilmente molto più abile di suo fratello Ferdinando. Colonnati e ali amplificano l'illusione, ingannando l'osservatore e dando alla sala un'ampiezza fittizia. \nDi fronte alle finestre un verde giardino dipinto apre su immagini di forte suggestione teatrale.","short_description":"Grazie alla facciata senza portico, inconsueta a Bologna, è facile distinguere Palazzo Fantuzzi in via S. Vitale. All'interno, oltre alla sala da ballo illusionisticamente dipinta da Francesco Galli Bibiena (1659–1739), in un momento successivo Carlo Ridolfo Fantuzzi commissionò a Pietro Canali (1618–1680) la costruzione di uno scalone monumentale, uno dei primi esempi del tardo barocco a Bologna.","type":"Architettura residenziale","dates":"1517–1680; 1678–1684 (affreschi e decorazioni della sala da ballo)","location":"Bologna","method_for_datation":"Documenti storici.","bibliography":"Cuppini, G., *Palazzi senatorii a Bologna. Architettura come immagine del potere*, Bologna, 1974; \nClerici Bagozzi, N., “Da Giovanni Maria 'il vecchio' a Francesco Bibiena: la pittura di figura delle prime generazioni”, *I Bibiena, una famiglia europea* (exhibition catalogue), Bologna, 2000; \nAdani, G., Ravenna, M., *Le grandi dimore storiche in Emilia-Romagna. Palazzi privati urbani,* Milano, 1986; \n*“Il Seicento”, Storia dell'architettura italiana* (ed. A. Scotti Tosini), Milan, 2003.","author":"Claudia Solacini","translator":"Claudia Solacini","history":"Costruito nel 1517, al posto di case preesistenti di età medievale, il palazzo era la residenza della famiglia Fantuzzi, che era inclusi membro del Senato Bolognese. \nIl palazzo presenta una facciata senza portico (non troppo comune a Bologna, anche se utilizzata), forse basata su un progetto del Formigine e di Bartolomeo Triachini. \nLa costruzione fu terminata nel 1680, quando Carlo Ridolfo Fantuzzi fu eletto gonfaloniere: per autocelebrarsi, egli decise di inaugurare un nuovo scalone all'interno del palazzo, costruito su progetto di Pietro Canali. Questa scala aveva il compito di condurre gli ospiti al piano nobile, dove si trovava la sala da ballo.","patrons":"Famiglia Fantuzzi","copyright":"Copyright immagini: Archivio fotografico della Soprintendenza per il Patrimonio storico artistico di Bologna, su concessione del Ministero per i Beni culturali.","architects":"Architetti: Bartolomeo Triachini, Farina, Pietro Canali; scultore: Gabriele Brunelli; decoratore: Bibiena","monument_contact":{"phone":"+39 051 239660","address":"Via S. Vitale, 23 \nBologna","institution":"Proprietà privata"},"explore":{"name":"Palazzo Fantuzzi","description":""}},"45e820e1-9e75-5395-ab56-8d22297cc2c6":{"name":"Complessi dell’emiro Qurqumâs Amîr Kabîr e del sultano Înâl","description":""},"4608b90c-1e57-59de-a189-a6b3ad58dbb1":{"name":"Qasba degli Udaya","description":""},"4617de8d-9729-5b93-89f0-36d7993e77af":{"name":"Castelo de Vide islamico","description":""},"463cde1b-e1cf-57a4-b6f7-1098a9d0f166":{"name":"Madrasa al-Tankîziyya","description":""},"46ca7f32-3629-55e2-bc05-74b7de8399a5":{"name":"Palazzo da Pena","description":""},"46f1214a-a477-5b58-9a01-0c7afd478268":{"name":"Sierra di Monchique","description":""},"46f9b313-46d4-5b97-936c-f381365a2db3":{"name":"La moschea Sîdî Bû Shuwaysha","description":""},"47007c8b-d69a-5956-82fa-eea0d11aa885":{"name":"San Giovanni dei Lebbrosi.","description":"La chiesa, dai nitidi volumi esterni, presenta un impianto basilicale a tre navate, divise da tre coppie di robusti pilastri a sezione poligonale sui quali impostano quattro arcate dal sesto leggermente acuto. Le navate conducono, verso est, al presbiterio concluso da tre absidi con colonnine angolari. Sulla destra è visibile il capitello di una colonna angolare, con iscrizione araba a caratteri cufici, purtroppo indecifrabili perché abrasi. Incerta è la datazione del primo impianto in mancanza di documenti. Secondo Tommaso Fazello (XVI secolo) la chiesa sarebbe stata fondata da Roberto il Guiscardo e dal fratello Ruggero d'Altavilla durante l'assedio di Palermo del 1071, sullo stesso sito dove esisteva un castello saraceno. Di questo si vedono alcuni resti, perlopiù tratti di muro e frammenti di pavimentazione, accanto alla chiesa; era circondato da un palmeto che i normanni adibirono ad accampamento da cui sferrarono l'attacco decisivo per espugnare la città. La chiesa sarebbe stata comunque ultimata solo dopo la conquista definitiva della città. L'edificio mostra alcune singolarità rispetto alle altre realizzazioni palermitane: rivela alcune affinità con le prime chiese costruite dai normanni in territorio messinese e presenta alcuni caratteri originali, come l'uso dei pilastri nelle navate. Il lebbrosario sarebbe stato aggiunto tra il 1140 e il 1150.","short_description":"Secondo la tradizione, la chiesa sarebbe stata fondata da Roberto il Guiscardo e dal fratello Ruggero d'Altavilla durante l'assedio di Palermo del 1071, sullo stesso sito dove esisteva un castello saraceno. Di questo si vedono alcuni resti (tratti di muro e frammenti di pavimentazione) accanto alla chiesa. All'interno il capitello di una colonna presenta un'iscrizione araba con caratteri cufici, ormai indecifrabile.","dates":"XI secolo.","location":"Palermo, Sicilia","method_for_datation":"analisi architettonica.","bibliography":"Bellafiore, G., Architettura in Sicilia nell'età islamica e normanna (827-1190), Palermo, 1990 \n \nSessa E., Le chiese a Palermo, Palermo, 1995","author":"Pier Paolo Racioppi","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","explore":{"name":"San Giovanni dei Lebbrosi","description":""}},"474f72cd-3e11-5f76-917f-52659d5f83b8":{"name":"Absidi della Chiesa Madre","description":"","explore":{"name":"Absidi della Chiesa Madre","description":""}},"47619ea0-ddab-5162-b52c-92c0d5f1107a":{"name":"Piccola Cuba.","description":"Il padiglione, a forma cubica, è aperto sui 4 lati da arcate ogivali ed è coperto da una cupola emisferica. Apparteneva probabilmente al bacino d'acqua della Cuba ed è da ritenersi luogo di sosta e di riparo dalla calura estiva durante le battute di caccia che si svolgevano all'interno del grande parco normanno. Quest'ultimo comprendeva, tra gli altri padiglioni, anche quelli della Cuba e della Zisa. Venne eretto nella seconda metà del XII secolo, durante il regno di Guglielmo II","short_description":"Padiglione aperto su 4 lati da arcate ogivali e coperto da una cupola emisferica, fu eretto nella seconda metà del XII secolo, durante il regno di Guglielmo II. Apparteneva probabilmente al bacino d'acqua della Cuba ed è da ritenersi luogo di sosta e di riparo dalla calura estiva durante le battute di caccia che si svolgevano all'interno del grande parco normanno.","dates":"seconda metà del XII secolo.","location":"Palermo, Sicilia","method_for_datation":"fonti storiche; analisi stilistica","author":"Pier Paolo Racioppi","patrons":"Re Guglielmo II.","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","explore":{"name":"Piccola Cuba","description":""}},"476338a6-6cae-5f4e-abd0-66a0360a466a":{"name":"Biblioteca del convento di San Michele in Bosco","alternate_name":"Biblioteca Umberto I","description":"La biblioteca è composta da tre sale poste in asse e illuminate da aperture laterali: la sala centrale, vera e propria biblioteca, è rettangolare, ha maggiori dimensioni e presenta un soffitto con tre volte a catino divise da arconi trasversali; anche le altre due stanze, il vestibolo d'ingresso e un vano destinato ad accogliere strumenti matematici e scientifici, sono voltate. \nTutti gli spazi sono interamente affrescati con quadrature architettoniche dipinte che fanno da cornice alle scene figurative. Oltre ai soffitti sono ornate con affreschi anche le pareti, le lunette e i pennacchi: questa uniformità decorativa conferisce agli spazi, di dimensioni relativamente modeste, un aspetto grandioso e innovativo. \nIl tema iconografico del ciclo pittorico svolto da Domenico Maria Canuti è quello della Sapienza, argomento affrontato come un incontro tra scienza e religione. Il significato complesso delle allegorie teologiche, rese necessario la realizzazione di un opuscolo di spiegazioni, divulgato nel 1681 al termine dei lavori. \nLe volte della sala principale, sebbene separate da archi, presentano una concezione decorativa unitaria. Qui il tema della Sapienza raggiunge il suo apice: al centro è la Sapienza divina che emerge su quella umana mentre nelle volte laterali le allegorie ammoniscono circa un uso troppo audace del sapere e illustrano come lo studio e la ricerca debbano sempre essere diretti al Bene. Completano la decorazione di questa sala i termini dipinti nei pennacchi che paiono sostenere la copertura, le allegorie dei Continenti e delle Discipline con i più illustri rappresentanti raffigurati nelle lunette. \nNella stanza di accesso alla libreria, lo sfondato mostra raffigurati i quattro *Temperamenti* dell'uomo collegati simbolicamente alle allegorie dei quattro *Elementi* realizzate nei pennacchi. \nNell'ultima sala sono raffigurate le *Virtù Cardinali* nei pennacchi e i quattro *Padri della Chiesa* dipinti a monocromo sulle pareti; lo sfondato della volta mostra l'arcangelo Michele che supplica le divinità di assistere le scienze e le virtù. \nLe pitture delle tre sale sono unite dall'architettura dipinta realizzata da Enrico Haffner che valorizza le figure senza sovrastarle e crea un tessuto decorativo omogeneo e ricco di invenzioni.","short_description":"La chiesa e il convento di San Michele in Bosco sorgono sulla collina bolognese nel sito dove esisteva una chiesa intitolata a San Michele, nota dal XII secolo, eretta probabilmente su preesistenze del IV secolo. I monaci olivetani, presenti sul luogo dal 1364, riedificarono la chiesa e costruirono il convento tra il 1437 ed il 1447, trasformati poi nel 1517–23. La vicenda costruttiva si concluse intorno al 1660: seicentesca è la biblioteca, notevole esempio di decorazione pittorica barocca realizzata da Domenico Maria Canuti e Enrico Haffner. All'interno da ricordare anche il chiostro ottagonale con pitture della scuola dei Carracci e il refettorio affrescato da allievi di Giorgio Vasari. Dal 1896 il complesso conventuale è sede dell'Istituto Ortopedico Rizzoli.","type":"Architettura religiosa","dates":"1627–1677/1681","location":"Bologna","method_for_datation":"Documenti storici","bibliography":"*Il monastero di San Michele in Bosco e l’Istituto ortopedico Rizzoli. Guida storico artistica*, Bologna, 2006 \nStagni, S., “Domenico Maria Canuti ed Enrico Haffner: gli affreschi della Libreria”, *L’istituto Rizzoli San Michele in Bosco. Il patrimonio artistico del Monastero e vicende storiche di cento anni di chirurgia ortopedica* (eds. A. Cioni and A.M., Bertoli Barsotti, ), Bologna, 1996, pp. 213-219","author":"Licia Giannelli","translator":"Antonella Mampieri","history":"L'attuale biblioteca fu realizzata per volontà dell'abate del convento Taddeo Pepoli, erudito e mecenate, che nel 1627 incaricò l'architetto Giovan Giacomo Monti di trasformare la preesistente libreria cinquecentesca, ritenuta inadeguata alle esigenze e al gusto fastoso dell'epoca. L'architetto trasformò lo spazio sopraelevandolo di sette piedi e dotandolo di soffitti voltati. Successivamente, nel 1677, le sale furono integralmente affrescate da Domenico Maria Canuti in collaborazione con il pittore quadraturista Enrico Haffner, i quali raffigurarono un complesso e colto programma iconografico ideato probabilmente dal priore Pepoli, committente dell'opera e inaugurato nel 1681. In seguito alla soppressione dell'ordine Olivetano e alla chiusura del convento, adibito prima a carcere e poi a residenza del legato pontificio, la biblioteca venne spogliata dei suoi arredi, scaffalature e strumenti, e utilizzata come sala per i ricevimenti. Nel 1922, già divenuto il convento sede dell'Istituto Rizzoli, la biblioteca restaurata tornò ad accogliere il patrimonio librario consistente in una delle più complete e rare collezioni esistenti in campo ortopedico.","patrons":"Abate Taddeo Pepoli; Padri Olivetani","copyright":"Copyright immagini: Biblioteca Umberto I - Istituto Ortopedico Rizzoli con il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna.","architects":"Gian Giacomo Monti; Domenico Maria Canuti; Enrico Haffner","monument_contact":{"address":"Piazzale di San Michele in Bosco, \nBologna","institution":"Istituto Ortopedico Rizzoli"},"explore":{"name":"Biblioteca del convento di San Michele in Bosco","description":""}},"47ae5572-acbf-57a2-be11-0e35cf01e522":{"name":"*La Gloria di S. Ignazio di Loyola*","description":"La gloria del santo fondatore dei Gesuiti domina il centro della volta della cappella. E' ispirato alla grande decorazione con lo stesso soggetto dipinta da Andrea Pozzo a Roma","dates":"ca. 1675","location":"Cappella del noviziato dei Gesuiti, volta"},"47e317eb-2b14-5fc1-bff7-359b960fbea6":{"name":"La Grande Moschea","description":""},"47ead057-b077-5eda-9d67-3dd22d929efb":{"name":"L’arsenale","description":""},"48814c2f-cf67-5dcb-b013-b1b1562fb086":{"name":"Chiesa della Santissima Concezione","alternate_name":"Oratorio della Beata Vergine della Pietà; “Cisa da Sira” (dialetto: chiesa orientata verso ovest)","description":"L'edificio presenta una struttura molto semplice, con una navata e due cappelle laterali. L'elemento più fortemente barocco è l'altar maggiore con decorazioni in stucco, opera di Giuseppe Maria Mazza.","short_description":"Questa piccola chiesa è dedicata alla Immacolata Concezione della Vergine. Sull'altar maggiore, circondato da una Gloria di angeli di Giuseppe Maria Mazza e Giuseppe Borrelli, si venera un affresco frammentario rappresentante la Madonna col Bambino.","type":"Architettura religiosa (chiesa)","dates":"1696–1725","location":"Crevalcore, Bologna","method_for_datation":"Bibliografia.","bibliography":"Atti, G., “Crevalcore”, *Le chiese parrocchiali della Diocesi di Bologna*, Bologna, 1847","author":"Antonella Mampieri","translator":"Antonella Mampieri","history":"La chiesa fu costrutita nel 1696, vicino ad un edificio precedente dedicato alla Madonna dell’Orto. Nel 1724–25 lo scultore Giuseppe Maria Mazza fece l'altar maggiore con l'aiuto di uno scultore ornatista, Giuseppe Borelli. Nel 1736 furono inviati da Bologna due dipinti per gli altari laterali, opera di Giuseppe Marchesi detto il Sansone e Antonio Rossi.","copyright":"Copyright immagini: Ufficio Beni culturali ecclesiastici della diocesi di Bologna.","architects":"Giuseppe Maria Mazza (Scultore di figura); Giuseppe Borelli (scultore ornatista)","monument_contact":{"phone":"051- 981114","address":"Via Lodi \nCrevalcore, Bologna","institution":"Parrocchia di S. Silvestro"},"explore":{"name":"Chiesa della Santissima Concezione","description":""}},"48f13002-d6a6-5291-8644-79bab6cf36b1":{"name":"Già cappella di S. Ignazio, Bologna","alternate_name":"La Gloria di S. Ignazio; Scalone della Pinacoteca Nazionale di Bologna","description":"La decorazione della cappella dell'ex noviziato dei Gesuiti di Bologna, dipinta probabilmente attorno al 1675 dal pittore gesuita Francesco Barbieri, è ispirata alla celebri decorazioni illusive dipinte Andrea Pozzo. Barbieri, partendo da modelli dello stesso Pozzo, sviluppa una architettura illusiva che è una sorta di prosecuzione di quella reale, tipica del linguaggio barocco maturo. L'opera del pittore gesuita mostra una forte base ideale: la gloria del santo, portato in cielo dagli angeli, è una chiara auto celebrazione del potente ordine religioso da lui fondato. Il monogramma dei Gesuiti è dipinto su uno dei lati corti dell'architettura, sopra un balcone, sollevato da due angeli. Barbieri non è Andrea Pozzo, naturalmente, lo avvertiamo nel movimento meno drammatico delle figure e nei colori, meno brillanti. Gli mancano il tocco impressionistico e il movimento virtuosistico del suo maestro, tende alla semplificazione, forse a causa della giovane età o dell'abilità ancora non pienamente sviluppata. A queste date era solo uno dei tanti, accurati allievi di un grande maestro. \nUna lettera di Andrea Pozzo al rettore del collegio di Mondovì potrebbe dimostrare che ci fu un reale contatto tra Pozzo e Barbieri; in particolare per l'architettura dipinta di S. Bartolomeo a Modena Barbieri, nel 1693, utilizzò il *Perspectiva Pictorum et Architectorum* di Pozzo e forse anche alcuni suoi disegni. In ogni caso la *Gloria di S. ignazio*, dipinta dal Barbieri sulla volta della cappella del noviziato di Bologna nel 1675, è fortemente influenzata dalle decorazioni di Pozzo.","short_description":"La cappella fu costruita sul lato est del noviziato dei Gesuiti nel 1660, nel 1803 divenne parte dell'Accademia di Belle Arti di Bologna e nel 1882 della Pinacoteca Nazionale, creata per decreto reale. Il gesuita Giuseppe Barbieri, allievo di padre Andrea Pozzo, ne decorò presto la volta citando gli affreschi romani del suo maestro. Ci sono infatti numerose affinità con la decorazione di S. Ignazio a Roma, dove Pozzo celebrò la gloria celeste del santo con una ardita prospettiva, aperta all'interno di un'architettura dipinta illusiva.","type":"Architettura religiosa (cappella)","dates":"ca. 1660–1675","location":"Bologna","method_for_datation":"Bibliogafia e documenti storici.","bibliography":"Baroncelli, F.*, “*L'architettura dipinta di Fratel Giuseppe Barberi”, *L'Arte degli Estensi: La pittura del Seicento e del Settecento a Modena e Reggio*, *Bologna* (exhibition catalogue), Venice, 1986, pp. 54-58 \n*Dall'isola alla città: i Gesuiti a Bologna* (eds. G. P. Brizzi and A. M. Matteucci ), Bologna, 1988 \n“La Pinacoteca Nazionale”, *L'arte, un universo di relazioni* (eds. A. Emiliani and M. Scolaro), Bologna, 2002 \n*Pinacoteca Nazionale di Bologna. Catalogo Generale (eds.* J.Bentini, G. P. Cammarota, D. Scaglietti Kelescian), I, *Dal Duecento a Francesco Francia,* Venice, 2004, pp. 26-28","author":"Paolo Cova","translator":"Antonella Mampieri","history":"Nel XVII secolo i Gesuiti decisero di costruire un noviziato a Bologna. L' 11 maggio 1627 acquistarono un intero isolato di case in via Belle Arti. Nel 1660, dopo lunghe discussioni sull'utilità di un noviziato a Bologna, i lavori finalmente iniziarono. La cappella del noviziato di S. Ignazio fu creata per la devozione privata, soprattutto per la preghiera dei novizi. Nel passato le sue decorazioni sono state attribuite allo stesso padre Pozzo, il gesuita noto per aver dipinto alcuni degli affreschi barocchi più straordinari per il suo ordine religioso. \nDurante la ristrutturazione della Pinacoteca Nazionale, progettata dall'architetto Leone Pancaldi tra il 1957 e il 1973, la cappella dell'ex noviziato posta al primo piano che a quell'epoca ospitava dipinti bolognesi del Settecento, fu ampliata abbattendone il pavimento e divenne l'ingresso principale del museo. Il soffitto originale a *trompe-l'oeil* con la *Gloria del santo* è stato in questo modo enfatizzato.","patrons":"Gesuiti di Bologna","copyright":"Copyright immagini: Archivio fotografico della Soprintendenza per il Patrimonio storico artistico di Bologna, su concessione del Ministero per i Beni culturali.","architects":"Giuseppe Barbieri (pittore) documentato a Bologna dal 1672 come novizio gesuita e nel 1675 ricordato come *pictor*.","monument_contact":{"fax":"+39 051 251368","email":"spsadbo@arti.beniculturali.it","phone":"+39 051 4209411","address":"Via Belle Arti, 56 \nBologna","institution":"Pinacoteca Nazionale di Bologna"},"explore":{"name":"Già cappella di S. Ignazio, Bologna","description":""}},"48fb8493-9f5a-5ea7-895d-1ffecd02f2af":{"name":"Altare Lambertini o del Santissimo Sacramento","description":"Torreggiani fu incaricato nel 1734 dal cardinale Prospero Lambertini di seguire il proseguimento dei lavori in San Pietro: la ristrutturazione della cappella per il Cardinale, la seconda a sinistra, dedicata al Santissimo Sacramento, costituisce il momento più significativo di questa fase operativa.","dates":"1734-1737","location":"Interno, navata sinistra, chiesa cattedrale di S. Pietro, Bologna"},"4915920f-c149-5bb8-b543-acd8d9c54f1d":{"name":"La Grande Moschea","description":""},"49487833-296d-5d3d-8946-6b6a490014c9":{"name":"La sinagoga della Ghriba","description":""},"4a14838f-3d68-55e8-8f84-cac452161836":{"name":"Bacino con decorazione baccellata.","description":"Il piatto, dipinto a lustro bruno chiaro su fondo crema, è del tipo fondo, a parete dritta verticale, con tesa moderatamente espansa, decorata con baccellature a vortice in rilievo. La decorazione consiste in minuti elementi a forma di spiga e piccole margherite, che si alternano a fasce a lustro compatto e a reticolo. L'umbone è ornato al centro con un animale, probabilmente una lepre. Sulla parete, all'interno, figura un motivo epigrafico molto stilizzato. Esternamente, al centro, un motivo radiale a sedici bracci; intorno, serie di medaglioni con foglie di felce stilizzate.","short_description":"Bacino appartenente alla classe delle ceramiche dipinte a lustro metallico prodotte in ambito valenzano. Motivi zoomorfi e fitomorfi, insieme al elementi di tipo geometrico, ornano la superficie dell'esemplare.","holder":"Museo delle Civiltà | Museo d’arte orientale “Giuseppe Tucci”","dates":"X/ XVI secolo.","location":"Roma","dimensions":"altezza cm 6,5, diametro cm 40.","method_for_datation":"Il piatto appartiene ad una vasta classe, che fa la sua comparsa in ambiente valenzano verso la fine del IX/XV secolo e che risulta largamente influenzata da forme metallistiche del Rinascimento.","provenance":"Spagna, fabbrica valenzana.","obtention":"acquisto.","bibliography":"Ainaud De Lasarte, J., Cèramica y Vidrio, Ars Hispaniae , X, Madrid, 1952 \n \nFronthingham, A.W., Lustreware of Spain, New York, 1951 \n \nTorre, P., “Maioliche a lustro ispano-moresche”, Serie Schede Museo Nazionale d'Arte Orientale, 7, Roma, 1987 \n \nTorre, P., Le Mille e una Notte. Ceramiche persiane, turche e ispano-moresche, Faenza, 1990 \n \nTorre, P., “Techniques Journeying from East to West at the Time of the Crusades”, Crusades: Myth and Realities, Nicosia, 2004","author":"Paola Torre","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","linkcatalogs":"IAM_ES_IT_001"},"4a195ed6-f6a1-5d77-b47a-6fcc6207735d":{"name":"Zisa.","description":"Il palazzo, a pianta rettangolare, si sviluppa su tre piani, per una altezza di 25.70 m, e presenta al centro dei lati minori due avancorpi turriti. Il prospetto è rivolto verso oriente. Una cornice d'attico con epigrafe araba, compresa all'interno di un ricco orlo con fregi, chiude l'edificio con una linea decisa, oggi frammentata per averne successivamente ricavato un coronamento merlato. Il piano terreno è occupato, al centro, dalla sala della fontana e, ai lati di questa, da ambienti minori. Lo stesso schema distributivo si ripete al terzo piano: in questo caso il salone centrale in origine doveva essere un cortile scoperto, data la presenza di un impluvium centrale. Il secondo piano, invece, per la rilevante altezza della Sala della Fontana e del vestibolo d'ingresso, risulta limitato alle sole due ali laterali, comunicanti sul fronte occidentale attraverso un lungo corridoio. La sala della fontana del pianterreno è un ambiente quadrato, con un lato aperto verso il vestibolo da un ampio arco ogivale, dotato negli altri tre lati di ampie nicchie con volte a muqarnas: si tratta della parte più importante dell'edificio ed era adibito a feste, concerti e banchetti; data la presenza, sui mosaici delle pareti e sui capitelli delle colonne, di motivi iconografici ispirati alla caccia e alla natura, questo ambiente viene a costituirsi come una sorta di ideale prolungamento del giardino all'interno del palazzo. Dalla nicchia occidentale, in asse con il portale, attraverso un particolare ninfeo, sgorga l'acqua che si incanala, lungo un piano inclinato con solchi a zig-zag, nella peschiera: di quest'ultima restano ancora le tracce, insieme ai resti di un piccolo padiglione al che si ergeva al centro dello specchio d'acqua. Un'iscrizione musiva in caratteri naskhî intorno all'arco d'ingresso esalta il sovrano normanno committente dell'opera. Il palazzo sorgeva all'interno del grande parco di caccia normanno ed era adibito solo a brevi soggiorni: riprendeva la tipologia del solatium, o padiglione di delizie, circondato da una natura lussureggiante con alberi da frutto e palmeti, corsi e bacini d'acqua. La costruzione (1165-1180) fu iniziata durante il regno di Guglielmo I e completata sotto Guglielmo II. Attualmente è adibito a museo di arte islamica.","short_description":"Il palazzo, che assolveva la funzione di padiglione di delizie, sorgeva nel grande parco di caccia normanno, intorno a Palermo, ed era circondato da una natura lussureggiante, da corsi e bacini d'acqua. Splendido esempio di commistione tra la cultura islamica (si vedano le raffinate decorazioni a *muqarnas* degli interni) e quella bizantina (cicli musivi parietali). Fu ultimato durante il regno di Guglielmo II.","dates":"1165-1180","location":"Palermo, Sicilia","method_for_datation":"iscrizione musiva celebrativa del sovrano Gugliemo II sull'arco di ingresso; fonti storiche (Cronaca di Romualdo Salernitano).","bibliography":"Bellafiore, G., La Zisa di Palermo, Palermo, 1994 \n \nRudolph Meier, H., “I palazzi residenziali di Palermo”, I Normanni, popolo d'Europa 1030-1200, (ed. M. D'Onofrio), Roma, 1994, 221-227 \n \nStaacke, U., Un palazzo normanno a Palermo: la Zisa, la cultura musulmana negli edifici dei Re, Palermo, 1991","author":"Pier Paolo Racioppi","patrons":"Re Guglielmo II","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","explore":{"name":"Zisa","description":""}},"4acecccb-64e7-5970-8c1d-ebdf0e3e6bcd":{"name":"Issız Han","description":""},"4ad5c437-1fdc-5ea0-a954-a24a7d801c38":{"name":"Museo","description":""},"4b2827cc-a07b-52b5-b0e2-a49913906a0d":{"name":"Türbe di Osman Gazi","description":""},"4b343641-967a-5913-8510-1b8a0373418f":{"name":"Il forte occidentale","description":""},"4bb4e02e-8f85-5ca5-a671-c03ef09d6486":{"name":"Museo Rainha Don Leonor","description":""},"4bc3238c-69de-5092-a68f-39056cc08ba7":{"name":"Monastero della Mejorada (opzione)","description":""},"4c5f497c-a543-5629-8d4b-3504724fbbe3":{"name":"Moschea di Firuz Bey","description":""},"4d32be15-689d-5a75-aea2-84ccc6f71b4c":{"name":"Museo archeologico e Lapidario Infante Don Henrique","description":""},"4dd9e779-97fc-5d96-b3d0-9cbecf9a92c0":{"name":"Veduta della navata destra","description":"Cappelle e cupoline con decorazioni barocche. Di particolare impatto quelle della terza eseguite da Angelo Michele Colonna, e quelle della quinta di Burrini e Chiarini.","dates":"1667–1695 ca.","location":"Interno, Ss. Bartolomeo e Gaetano"},"4dec7c99-613e-59ef-83b0-ed79acbd070f":{"name":"Arco monumentale detto ‘del Meloncello’","description":"Questa ingegnosa struttura collega il lato del portico proveniente dalla città con quella che sale la collina, come un sottopasso. L'arco monumentale fu costruito sotto la direzione dello stesso architetto che disegnò la nuova chiesa. Egli ricevette probabilmente l'incarico di realizzare il progetto di un altro grande protagonista del Barocco europeo, Francesco Galli, detto il Bibiena, la cui formazione come architetto teatrale e scenografo influenzò l'idea generale e l'aspetto decorativo dell'opera.","dates":"1714–1732","location":"Esterno, Santuario della Beata Vergine di S. Luca"},"4e5a501b-ee04-55c2-8b08-adb3dbe5d8bc":{"name":"Caserma al-‘Attârîn","description":""},"4e85bdcb-f9c4-52f7-8780-18d0e98bfc7a":{"name":"Villa Barbetta (V. dei Villini 27-31)","description":"Costruzione in stile neo-medioevale (via dei Villini, n. 27-31), disposta su tre piani, con merlatura terminale su beccatelli, torretta merlata su quattro piani con trifore al terzo piano, piano terra bugnato in peperino con finestre senesi, secondo e terzo piano con bifore; sulle pareti vari scudi araldici fittizi, compreso uno stemma Albani. Muro di recinzione in peperino con cancellate in stile neoromanico. Appartiene dal dopoguerra alla famiglia Silvestroni. \n(Bibliografia: A. Martorelli, 1930)","type":"","dates":"","bibliography":"","further_readings":[{"url":"explore/monument/1396/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Villa Barbetta (V. dei Villini 27-31), Italian (PDF)"}]},"4ec510b3-7217-5a6d-bb39-a096d2f2513c":{"name":"Porta Aurea (Bâb al-Rahma e Bâb al-Tawba)","description":""},"4ef61cbf-89fb-52e3-bc02-2b0c9785c061":{"name":"Ingresso del palazzo di Manjak al-Silahdâr","description":""},"4f37bc1f-f710-5ced-9915-4e734f87cfd3":{"name":"Il sito archeologico di Tabaqat Fihl","description":""},"4f678cf6-4609-5ce6-b0fb-79520b8b7bb1":{"name":"Il quartiere della qasba","description":""},"505b464d-df9a-54ad-9a7e-9f4f9494e7bd":{"name":"Cimitero marino","description":""},"506b9485-be18-5db0-8789-39aa93bf1bde":{"name":"Villa dell'Imperatore Vitellio (V. D. Marinelli)","description":"Il grande sviluppo urbanistico conosciuto dal territorio di Ariccia in periodo imperiale, è testimoniato da siti e resti di ville patrizie sparsi in tutto il circondario dell’antica Aricia. Eloquenti a tale proposito, i ruderi tradizionalmente noti come la Villa dell’Imperatore Vitellio, imponente costruzione, stando alla perimetrazione presumibile, che sorse verosimilmente non distante dal tracciato della Via Sacra e della quale ci sono pervenute (In località Muracce, nei pressi del campo sportivo) alcune vestigia, fra le quali un ninfeo, con murature in opera cementizia e opera reticolata, oltre a due cisterne per assicurare l’ingente approvvigionamento idrico della villa che disponeva anche di impianti termali. \nNel 1740 Augusto Chigi in seguito a scavi fatti effettuare nel sito, riutilizzò i pavimenti della villa per realizzare i tavoli in marmo brecciato che si possono ammirare fra gli arredi del Palazzo Chigi di Ariccia.","type":"","dates":"","bibliography":"","author":"arch. Francesco Petrucci","info":"I resti della Villa non sono recintati e possono pertanto essere visitati liberamente.","prepared_by":"Museo Senza Frontiere, Saverio Capozzi, sulla base di materiale fornito da: \narch. Francesco Petrucci; © Museum With No Frontiers (MWNF).","how_to_reach":"I resti della Villa si trovano in località Muracce (via D. Martinelli), nei pressi del campo sportivo. \n \nPer chi va a piedi, si oltrepassa Porta Napoletana e si prende via degli Olmi, poi a destra via delle Cerquette fino a raggiungere ancora a destra via D. Martinelli (25 min circa).","further_readings":[{"url":"explore/monument/1400/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Villa dell'Imperatore Vitellio, Italian (PDF)"}]},"508b27da-7a9f-5873-ada4-84577d8f0a2d":{"name":"Hammam","description":"","explore":{"name":"Hammam (Bagni Arabi)","description":""}},"50b70503-56ac-5450-9dda-cddfb3decdbd":{"name":"Sepolcri (V. Appia Antica)","description":"Fra i beni archeologici di Ariccia si annoverano anche varie sepolture e monumenti sepolcrali fra i quali ricordiamo un Monumento funerario a pianta quadrata in blocchi di peperino, via Appia Antica, presso c.d. Tomba degli Orazi e Curiazi e il Monumento funerario a pianta rettangolare, opera laterizia e listata sempre in via Appia Antica; Sepolcro rupestre in via della Costa; Sepolcro rupestre in via del Pometo; Torre Palombara, sepolcro in opera laterizia; Torrione Chigi, sepolcro in opera laterizia; Due Sepolcri in opera laterizia, via Appia Antica presso Torrione Chigi; via della Polveriera, sepolcro circolare in opera cementizia; Sepolcro, alla fine della Sostruzione, via Appia Antica. \n(Bibliografia: E. Lucidi, 1796; G. R. Florescu, 1925; R. Lefevre, 1977; M. Lilli, 2002; G. Gazzetti, 2002; M. Leoni, 2008)","type":"","dates":"","bibliography":"","further_readings":[{"url":"explore/monument/1386/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Sepolcri, Italian (PDF)"}]},"51467f08-1104-5580-9c5f-a7d3dac6de25":{"name":"Chiesa di San Tirso","description":""},"51825b00-8f84-562a-b7e8-b42388683b61":{"name":"Zâwiya al-Maghariba e Tomba di Giuseppe","description":""},"520ddfe6-71e4-5936-a46f-e056fce8bf2b":{"name":"Dâr Lasram","description":""},"521b9939-9825-590f-b325-ab997d8f12e0":{"name":"Madrasa ‘Attârîn","description":""},"52397b23-675f-565e-a6d9-ce57b92674e6":{"name":"Nilometro","description":""},"52436c32-9f3a-5f17-8438-65888c615fd4":{"name":"Quartiere arabo.","description":"L'impianto del quartiere arabo, denominato Rabato, è caratterizzato da stradine strette e tortuose che sboccano in vicoli ciechi o si trasformano in ripide scalinate. Sono distinguibili tre tipologie di strade: gli shâri', strade principali di attraversamento, i durûb, strade secondarie, innestate su quelle principali, gli aziqqa, vicoli ciechi. Nel quartiere del Rabato, gli elementi dominanti sono ancora oggi chiamati aziqqa o “vaneddi d'inferno”. Le case, che si adagiano sul pendio naturale del terreno, sono prevalentemente a due o tre piani, a pianta quadrata o rettangolare, con uno o due ambienti per piano e, spesso, provviste di un ingresso secondario dalla strada sul retro, ad un'altezza superiore. Il piano inferiore è indipendente dagli altri tramite una scala esterna, \"l'annatu\". Le aperture che danno luce alle abitazioni del quartiere si trovano esclusivamente sulla facciata: la porta d'ingresso, una piccola finestra per dare aria alla stalla e le finestre dei piani superiori, caratterizzate da davanzali molto sporgenti ottenuti da un unico blocco di pietra. I muri perimetrali, assai spessi, sono in pietra e rivestiti da intonaco; le aperture sono molto piccole e, nel numero, ridotte all'essenziale; le coperture sono generalmente a falde. Il quartiere, di fondazione araba, ed abitato successivamente da ebrei, si trova fuori dalle antiche mura di Salemi. Il nome della cittadina potrebbe derivare da salam (pace, salute) o da Sulaymân, eroe valoroso caduto durante la conquista, figlio del luogotenente Ibn al-Furât. Durante il periodo normanno Salemi godé di privilegi militari ed economici e, nella prima metà del XII secolo, Al-Idrîsî, ricordandola col nome di Al-Sanam, la descrive come “casale molto vasto e popolato…con un vero tripudio di alberi e giardini, con abbondanti acque sorgive e con il benessere diffuso per ogni dove”.","short_description":"Caratterizzato da stradine strette e tortuose che sboccano in vicoli ciechi o si trasformano in ripide scalinate, il quartiere presenta abitazioni che si adagiano sul pendio naturale del terreno. Di fondazione araba, ed abitato successivamente da ebrei, si trova fuori dalle antiche mura di Salemi.","dates":"dopo il III/IX secolo.","location":"Salemi, Sicilia","method_for_datation":"analisi della conformazione dell'impianto urbano.","bibliography":"Giacomazzi, G. Salemi, Palermo, 1961 \n \nRiggio Scaduto, S. Salemi : storia, arte, tradizioni, Caltanisetta, 1998. \n \nVenezia, F. and Petrusch G. Salemi e il suo territorio, Milano, 1984","author":"Pier Paolo Racioppi","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","explore":{"name":"Quartiere arabo","description":""}},"52695dff-22d7-5704-a0bd-0e93254cc6ef":{"name":"Duomo (Santa Maria la Nuova)","description":"","explore":{"name":"Duomo (Santa Maria la Nuova)","description":""}},"528f12d4-5b9e-5f75-a717-5d6b25977d21":{"name":"Divinità pagane","description":"Anche se rimandano a sculture antiche le statue degli dei rientrano perfettamente nell'architettura illusionistica, dipinta dall'artista per creare effetti artificiali destinati a stupire il visitatore.","dates":"1684","location":"Salone da ballo, Palazzo Fantuzzi"},"52d0d209-8ecc-50b5-a543-407c2453af21":{"name":"Il ribât","description":""},"52df69b1-cad2-59ee-9d61-5e694b211f6a":{"name":"Palazzo Borghese","description":"Il Palazzo, dalla struttura allungata, proprio per collegare i palazzi preesistenti dei Colonna e dei Massimo, è contraddistinto dalla monumentale Galleria a tre piani che sviluppandosi in altezza riesce ad allineare i due palazzi e presenta una partitura architettonica decorativa visibile dall’esterno. Di particolare interesse lo scalone ellittico con simboli araldici, ugualmente progettato dal Vasanzio. All’interno la loggia è affrescata con vedute già attribuite a Paul Brill e recentemente ricondotte a Giovanni Battista Corradini, pittore attivo a Roma nella prima metà del XVII secolo di cui si conoscono alcune opere in Sicilia. \nLa volontà di compiere un’opera di ristrutturazione urbanistica dell’intero borgo è già evidente nell’arco di accesso, l’arco Borghese, la cui sommità a loggia ornata di merli lo caratterizza quasi come un’appendice della nuova piazza-terrazza, secondo un modulo urbanistico che si può confrontare con la più tarda piazza di corte di Ariccia, e contribuisce così all’unità dell’intero progetto. Accanto all’inizio della rampa di salita si svolse inoltre la prima vera e propria espansione edilizia *ex novo* voluta dal Cardinale, a sottolineare quasi la presa di possesso dell’intero territorio che veniva così marcatamente connotato dall’impronta borghesiana.","short_description":"Il Palazzo presenta una struttura allungata che ha il lato corto sulla piazza, appositamente ingrandita e sistemata da Scipione Borghese, e il fronte retrostante del lato lungo completamente affacciato a dominare la Valle del Sacco e la via Latina che costituiva il più importante asse di penetrazione verso l’Italia meridionale. L’elemento unificante è costituito dalla monumentale Galleria a tre piani che sviluppandosi in altezza riesce ad allineare i due palazzi preesistenti, in origine separati, ed è contraddistinta da una partitura architettonica decorativa visibile dall’esterno.","type":"Palazzo feudale","dates":"1623","location":"Artena (fino al 1873 Montefortino), Roma","method_for_datation":"Bibliografia","bibliography":"Cola M.C.-Borghese D., \"La famiglia Borghese a Montefortino\", *Bollettino d'Arte*, 98, 1996,43-58. \nBaiocchi G., \"Palazzo Borghese\", *I Principi della Chiesa*, Milano 1998, 152-153 \nCalende L., \"La committenza artistica della Famiglia Borghese\",*della Terra di Montefortino feudo dell'Ecc.ma Casa Borghese*, Artena 2000, 214, 222-236","author":"Laura Indrio","history":"Il cardinale Borghese, nipote di Paolo V (1605-1621), nel 1614 acquistò dai Colonna il feudo di Montefortino, borgo che dal 1873 prese il nome di Artena, con una operazione di sostituzione della nuova nobiltà di matrice borghese – la famiglia era in origine formata da giureconsulti senesi approdati a Roma durante il XVI secolo – a quella feudale dei Colonna, analoga a quella più tardi operata dai Barberini a Palestrina. Oltre a modernizzare l’intero abitato attraverso un vero e proprio piano regolatore che trasformò in senso scenografico l’accesso all’antica rocca, volle ristrutturare completamente il Palazzo preesistente unificando due corpi di fabbrica in origine separati, quello dei Colonna e l’altro dei Massimo, rendendolo così uno dei più vasti palazzi laziali. I lavori su progetto del Vasanzio furono completati da altri dopo la sua morte.","patrons":"Scipione Caffarelli Borghese (1576, Roma -1633, Roma)","architects":"Jan van Santen (Giovanni Vasanzio), architetto di origine fiamminga (Utrecht 1550ca.) morto a Roma nel 1621","monument_contact":{"phone":"+39 06 95 15 38 1","address":"Via Municipio, 8 \n00031 Artena \nRoma","institution":"Residenza privata"}},"53461b3e-3bd7-5e18-bcea-7bbcbbc2c35e":{"name":"I sûq","description":""},"53dbb6b5-7c30-545f-9908-cd459ca503cc":{"name":"Palazzo Abatellis (Galleria Regionale della Sicilia)","description":"","type":"","dates":"","bibliography":""},"54208200-eda8-58a3-94e3-b096a76b0540":{"name":"Castello","description":""},"543acb47-e287-52a3-80df-8a44bdc6be96":{"name":"Madrasa Sîdî Jumnî","description":""},"5444ff76-33fd-5c13-a699-7d6ab4c3faaf":{"name":"Palazzo Miti Zagnoni Raffi","description":"Le tre case nucleo della futura residenza prima del 1648 si svilupparono con la fronte sulla via Emilia; avevano pozzi e giardini ed erano probabilmente su più piani. La ristrutturazione dell'immobile costrinse ad un totale riallestimento degli spazi. Si aggiunse uno scalone monumentale, il cortile centrale fu trasformato in ghiacciaia e al primo piano fu costruito un salone d'onore con un grande camino. Sopravvivono alcune tracce degli edifici del XV secolo: un portico e alcune decorazioni pittoriche. Sono decorazioni di una certa qualità che attestano la buona posizione economica dei precedenti proprietari delle case, i Dal Pero Sassatelli. La ristrutturazione del XVII secolo portò ad una completa ridecorazione degli ambienti: camini, sovapporte e tre soffitti affrescati al primo piano furono commissionati ai fratelli Rolli attorno al 1680. Nella prima sala la scena centrale rappresenta *L'Alba che scaccia la Notte*, nella seconda è rappresentata la *Gloria della famiglia Miti,* mentre nella terza è dipinta una figura femminile con una citazione dal *Cantico dei Cantici*. La facciata, l'ultima opera eseguita alla fine del XVIII secolo per completare la ristrutturazione dei tre edifici in uno solo, fu eseguita dagli architetti Lorenzo e Cosimo Mattoni da Como, che costruirono ad Imola molte chiese e palazzi.","short_description":"Questo edificio è uno dei palazzi più significativi di Imola; si trova sulla via Emilia, a pochi metri dalla piazza principale della città. Fu ristrutturato a partire dal 1648, quando venne acquistato dalla famiglia Miti; i lavori terminarono attorno al 1722. Il palazzo fu costruito su tre case precedenti, risalenti al XV secolo. Oggi è sede della Confederazione Generale del Lavoro (CGIL); è possibile visitarlo. Il primo piano fu decorato alla fine del XVII secolo con scene che celebrano la famiglia Miti da due pittori bolognesi, i fratelli Rolli.","type":"Architettura residenziale","dates":"XVII secolo","location":"Imola, Bologna","method_for_datation":"Documenti storici","bibliography":"Pagani, A. and Venturini, B., *Palazzo Miti Zagnoni, della Storia dell'Arte,* Imola, 2001 \nAlberti, M.G.,“Affreschi inedititi dei Rolli a Imola”, *Il Carrobbio,* VI, 1980, pp. 22-26","author":"Oriana Orsi","translator":"Antonella Mampieri","history":"Tommaso fu il primo della sua famiglia di proprietari terrieri a trasferirsi Imola, alla fine del XVI secolo. Fabrizio Miti, canonico della cattedrale di Imola, acquistò nel 1648 dalla contessa Vittoria Dal Pero Sassatelli tre case adiacenti sulla via Emilia, per la somma di 7000 scudi. Da allora fino al 1722, quando Diamante Miti sposò Giorgio Zagnoni, i Miti cercarono di unire le tre case e finalmente le unificarono con una imponente facciata sulla Via Emilia. Il palazzo fu ereditato nel 1722 dalla famiglia Zagnoni che lo vendette nel 1794 ai fratelli Andrea e Giuseppe Raffi, membri di una ricca famiglia di Faenza. Dopo vari passaggi di proprietà l'edificio fu acquistato nel 1978 da un'organizzazione sindacale (CGIL) per ospitare i propri uffici.","patrons":"Famiglia Miti","copyright":"Copyright immagini: Archivio fotografico Musei Civici di Imola.","architects":"Lorenzo Mattoni; Cosimo Mattoni","monument_contact":{"phone":"0542.605611","address":"via Emilia, 44 \nImola, Bologna","institution":"CGIL Confederazione Generale del Lavoro"},"explore":{"name":"Palazzo Miti Zagnoni Raffi","description":""}},"547f4652-cadb-535f-a3e5-1f8c723e719b":{"name":"Scalone monumentale","description":"Lo scalone a doppia rampa, progettato dall'architetto Angelini, è un bell'esempio del cosiddetto stile senatorio e spicca grazie all'equilibrato inserimento di elementi decorativi.","dates":"1722","location":"Palazzo Aldrovandi, interno"},"54bb78f0-d59b-56e9-9854-3e41b97b1453":{"name":"Grande Moschea","description":""},"54d3fa6a-4c99-5a8a-96fa-063d2cd36b9a":{"name":"Café Mnouchi","description":""},"5545cb27-0785-507a-9024-c4b15d333e54":{"name":"Scalone monumentale; Statua di Sisifo","description":"Sisifo, figlio di Eolo e re di Corinto, è rappresentato mentre trasporta una roccia sulla cima di un monte, la punizione cui fu condannato dopo la morte. \nLa sua presenza, da considerare assieme a quella di Atena, simbolo del Sapere, nella nicchia al di sopra, allude forse alla lotta della specie umana per conquistare la saggezza.","dates":"1746–1747","location":"Palazzo Malvasia, Bologna"},"559fe3d7-2ebc-57bb-b93b-d40cacce4a4e":{"name":"Mosaici della Sala di Ruggero nel Palazzo Reale (o dei Normanni).","description":"La Stanza di Ruggero, a impianto rettangolare e coperta da volta a crociera, presenta sopra un alto zoccolo marmoreo una ricca decorazione musiva, datata al periodo di reggenza di Guglielmo I (1170 circa): essa ricopre le pareti, le lunette, i sottarchi, la volta. Leopardi, leoni, cervi, pavoni, centauri, arcieri si fronteggiano in simmetria fra alberi da frutto e palme nelle grandi lunette; girali di rami con foglie e fiori costituiscono l'intreccio della decorazione della volta, interrotta soltanto da fasce geometriche (in corrispondenza degli incroci) e da medaglioni con leoni e grifi. Domina la composizione, al centro della volta dentro un ottagono, l'aquila sveva, mentre nella chiave degli archi minori compare l'aquila bicipite; l'intero apparato decorativo si distende su un unico fondo di tessere con lamina d'oro. Ritenuta opera di mosaicisti di formazione bizantina, il ciclo musivo presenta temi iconografici di chiara ispirazione orientale, riconducibili ad un ambito persiano o selgiuchide, piuttosto che arabo, risultato dell'osmosi tra il mondo islamico e quello bizantino. La Stanza di Ruggero si trova all'interno della Torre Gioaria, nel palazzo reale normanno: quest'ultimo sorge su un'antico complesso di età romana e bizantina, in seguito trasformato in fortezza durante la dominazione araba. Roberto il Guiscardo e il Conte Ruggero nell'XI secolo ne fecero la loro residenza ed in seguito Ruggero II provvide ad ordinare i lavori di abbellimento e di ampliamento per l'utilizzo del palazzo come reggia. All'interno vi sorge la Cappella Palatina e un tempo vi si trovava anche il Tiraz, l'opificio dove veniva lavorata la seta, che già gli arabi avevano impiantato e nel quale è stato realizzato il celebre mantello di Re Ruggero (datato 1133-1134, Schatzkammer di Vienna).","short_description":"La Stanza di Ruggero, all'interno della Torre Gioaria, nel palazzo reale normanno, è riccamente decorata da mosaici, ed è datata al periodo di reggenza di Guglielmo I (1170 circa). Ritenuta opera di mosaicisti di formazione bizantina, il ciclo musivo presenta temi iconografici di chiara ispirazione orientale, riconducibili ad un ambito persiano o selgiuchide, piuttosto che arabo, risultato dell'osmosi tra il mondo islamico e quello bizantino.","dates":"tra il 1131 e il 1154.","location":"Palermo, Sicilia","method_for_datation":"fonti storiche e documentarie.","bibliography":"Calandra R., La Manna A., Scuderi V., Malignaggi D., Palazzo dei Normanni, Palermo, 1991.","author":"Pier Paolo Racioppi","patrons":"Re Ruggero II.","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","explore":{"name":"Palazzo Reale","description":""}},"55eabe42-2bb7-5c31-9a53-819a3ffcae28":{"name":"Bafa Han (opzione)","description":""},"565cd279-6c5f-592f-8573-18a702dd72bc":{"name":"Castello","description":"","explore":{"name":"Castello","description":""}},"566d1a30-0b78-566b-8774-d5e640c68206":{"name":"Concerie","description":""},"568233cf-70dd-5ace-8ea3-7a527d0a9ae6":{"name":"Moschea delle tre loggette (Üç Şerefeli Cami)","description":""},"568abeeb-f51e-5924-bd11-0893c2d85715":{"name":"La zâwiya Sîdî bel-Hassen","description":""},"56905ccb-b2fb-5d14-85ec-260b2f24620c":{"name":"Madrasa Bû Inâniya","description":""},"56b94708-7445-5e7a-a572-2a21585a85dc":{"name":"Palazzo Bianconcini","description":"Numerosi artisti furono coinvolti nell'ambizioso progetto commissionato dalla famiglia Zaniboni; le loro opere sono purtroppo perdute, ad eccezione dell'alcova e dell'affresco del soffitto di una stanza al primo piano, che rappresenta *Bacco e Arianna*, dipinto da Giovan Gioseffo Dal Sole assieme ad un quadraturista, forse Giovanni Enrico Haffner o Tommaso Aldrovandini, dopo il suo ritorno da Lucca, nel 1688. \nLa decorazione dipinta da Pietro Scandellari e Gaetano Gandolfi per il marchese Lorenzo Centurioni esiste ancora. L'appartamento principale fu probabilmente decorato tra il 1770 e il 1776 con affreschi che rappresentano la personificazione di una sensuale e ben augurante *Abbondanza* (sul soffitto di una stanza) e di una modesta *Fede* (sulla volta della cappella). E' ancora da identificare il pittore di quadratura che lavorò qui assieme a Gandolfi. \nUna seconda cappella (al piano terra) è stata restaurata e aperta alla devozione pubblica nel 1774.","short_description":"Non molto originale con la sua semplice facciata costruita nella seconda metà del XVIII secolo e caratterizzata dal portale di pietra che sostiene un flessuoso balcone, il palazzo ospita tuttavia opere d'arte molto interessanti. Prima di tutto, in un appartamento posto al piano terra e oggi solo parzialmente conservato, una fantastica alcova, una stanza da letto matrimoniale riccamente ornata di stucchi e sculture (tra cui *Venere* e *Apollo*, allusive all'abbondanza e alla fertilità). Ogni elemento dà il suo contributo ad una composizione molto dinamica, ispirata a concetti tipicamente barocchi.","type":"Architettura residenziale","dates":"XVII secolo; circa 1776","location":"Bologna","method_for_datation":"Documenti storici e bibliografia.","author":"Silvia Medde","translator":"Silvia Medde","history":"Tre momenti principali segnano la storia barocca del palazzo, che conserva ancora alcuni eleganti capitelli in marmo rinascimentali, un ricordo della sua storia precedente. Il primo momento è legato agli Zaniboni, una famiglia di mercanti che acquistarono il palazzo attorno al 1626, tenendolo fino al 1723. Il secondo breve periodo riguarda i nuovi proprietari, la famiglia Pico della Mirandola, che commissionarono all'architetto Alfonso Torreggiani la ristrutturazione dell'edificio. In questi lavori fu coinvolto il decoratore e stuccatore Carlo Nessi. Lasciato dalla principessa Pico nel 1732 ai Padri Somaschi, il palazzo fu venduto nel 1770 al marchese Lorenzo Centurioni che commissionò una nuova ristrutturazione all'architetto Francesco Tadolini e promosse anche la decorazione pittorica dell'interno, affidata a Pietro Scandellari e Gaetano Gandolfi.","patrons":"Famiglia Zaniboni; Famiglia Pico della Mirandola; Lorenzo Centurioni","copyright":"Copyright immagini: Comune di Bologna, Musei Civici d'Arte Antica.","architects":"Restaurato dell'architetto Francesco Tadolini (1723–1805), pittori: Francesco Tadolini, Pietro Scandellari (1711–1789); scultori: Giuseppe Mazza (1653–1741) con il pittore Ercole Graziani senior (1651–1726)","monument_contact":{"address":"Via Belle Arti, 42 \nBologna","institution":"Proprietà privata"},"explore":{"name":"Palazzo Bianconcini","description":""}},"57410af1-c860-5014-8639-e6bbd059adc1":{"name":"*Felsina tra la Pace e la Guerra*","description":"L'affresco nella Stanza del camino un tempo sala delle Udienze fu dipinto da Marco Antonio Franceschini e mostra Felsina (il nome latino di Bologna) tra la Guerra e la Pace. La scena è circondata da “quadrature” dipinte da Haffner. Felsina è incoronata d'alloro dalla Fama, mentre sotto di lei un leone e un agnello rappresentano un augurio di pace.","dates":"1682–1683","location":"Stanza del camino, piano nobile, Palazzo Marescotti Brazzetti"},"57d49d32-78d5-547d-87e6-2b2f82733699":{"name":"*Estasi di S. Paolo*","description":"Noto anche come la *Glorificazione di S. Paolo*, l'affresco rappresenta il santo portato in cielo dagli angeli. \nAttorno alla cupola, nei quattro pennacchi, i *Quattro continenti* (Europa, Asia, America e Africa) la diffusione in tutto il mondo del messaggio universale di S. Paolo.","dates":"1716–1718","location":"Cupola, Chiesa di S. Paolo Maggiore, Bologna"},"5828d034-3839-538e-a971-84b96d302fc5":{"name":"La cosiddetta scala degli Artisti (braccio destro), che conduce al primo piano","description":"Le pareti e il soffitto sono decorati con stemmi e memorie che celebrano i principali esponenti della storia dello Studio.","dates":"Dal XVI al XVIII secolo","location":"Palazzo dell'Archiginnasio"},"584592d5-44fd-5625-913c-dcbf662b6eb8":{"name":"Mouraria e pozzo arabo","description":""},"5849e86d-5a66-5908-be48-27679db0ceda":{"name":"Madrasa Sharrâtîn","description":""},"58b8f5da-e6c3-5e89-8e2d-6253212f73db":{"name":"Zâwiya al-Qâdiriyya (al-Afghâniyya)","description":""},"596379c5-f556-58f0-9fe6-ac3de5fbc1c1":{"name":"Al-Qastal","description":""},"596866c1-0152-5fad-8b10-b863bdbea2f8":{"name":"Grande Moschea (Ulu Cami)","description":""},"59b73268-3f07-5d9e-8ee1-8f2c6441d999":{"name":"Moschea Kâtib al-Wilâya","description":""},"5a6953a7-f300-5718-8fae-9212e7ca7dc1":{"name":"Chiostro","description":"","explore":{"name":"Chiostro","description":""}},"5ae8d836-ab8a-5c95-80b8-8680b0955fd5":{"name":"Torre della Chiesa Parrocchiale di Nuestra Señora de la Granada","description":""},"5aff9b24-4a7d-57eb-9fc8-1f6c5f598c56":{"name":"Chiesa dell’Assunta","description":"Il Bernini, nel progettare l'edificio a pianta centrale si ispirò volutamente ed evidentemente al Pantheon sia nell'ampia cupola ribassata, sia nel vestibolo a tre arcate sormontato da un timpano con lo stemma del papa che ne costituisce l'ingresso. L'interno, con tre cappelle per lato e ampia abside di fondo, è caratterizzato da una serie di apparati decorativi in stucco di Pietro Paolo Naldini di un bianco abbagliante appena interrotto dall'oro dell'iscrizione che corre lungo il cornicione e della colomba dello Spirito Santo nel lanternino. Lo stemma Chigi, o i singoli elementi che lo compongono (stella, monti, quercia), è presente - in modo quasi ossessivo - oltre che nella cupola nel pavimento e sulla balaustra dell'altar maggiore, sulla porta d'ingresso e alla sommità degli archi di ingresso alle cappelle. Nel catino absidale è affrescata per mano di Guglielmo Cortese l'*Assunzione della Vergine*, opera del 1664, in cui l'artista adeguandosi e contribuendo al progetto berniniano unisce l'impostazione classica delle singole figure degli apostoli in basso con il linguaggio illusionistico barocco che si esplica nella rappresentazione di masse in movimento secondo un andamento sia circolare che ascensionale che culmina nella rappresentazione della Vergine in cielo. I dipinti degli altari, anche se con declinazioni diverse a seconda dell'influenza esercitata su di essi dalla forte personalità artistica del Bernini, dai contenuti complessi spesso carichi di significati allegorici, sottolineano la volontà di connotare questa chiesa come chiesa di Corte, destinata ad un pubblico colto e teologicamente preparato. Si vengono così ad assommare in questo edificio molti degli elementi tipici del linguaggio del barocco romano quali il richiamo all'antico, la funzione urbanistica interpretata in senso scenografico, la compresenza in un progetto unitario delle diverse arti (architettura, scultura, pittura e arti minori) e infine una concezione dinamica e movimentata della rappresentazione con l'intento di sottolineare effetti di teatralità e illusionismo fondamentali per sollecitare l'emotività degli spettatori.","short_description":"L’edificio a pianta centrale, definito anche la “Rotonda dell’Ariccia”, si ispira volutamente ed evidentemente al Pantheon sia nell’ampia cupola ribassata, sia nel vestibolo a tre arcate sormontato da un timpano con lo stemma del papa che ne costituisce l’ingresso. L’interno, con tre cappelle per lato e ampia abside di fondo affrescata con l’*Assunzione della Vergine*, è caratterizzato da una serie di apparati decorativi in stucco e dai dipinti degli altari, i cui soggetti connotano la chiesa come chiesa di Corte, destinata ad un pubblico colto e teologicamente preparato.","dates":"1662 - 1664","location":"Ariccia, Roma","method_for_datation":"Riferimenti bibliografici","bibliography":"Mignosi Tantillo, A.M., \"I Chigi ad Ariccia nel '600\", *L'arte per i papi e per i principi nella campagna romana*, II, Roma 1990, 69-114 \nPetrucci, F.,\"Bernini, Flavio Chigi ed Ariccia: un Rinascimento barocco\", *L'Ariccia del Bernini*, Roma 1998, 25-29 \nBaiocchi, G. – Indrio, L., \"Chiesa dell'Assunta\", *I Principi della Chiesa*, Milano 1998, 210-211 \nPetrucci, F., \"La piazza di Corte nel tempo\", *Piazza di Corte: il recupero dell'immagine berniniana…,* a c. di M. Natoli, Roma 2000, 1-20","author":"Laura Indrio","history":"L’antica e ormai fatiscente basilica di S. Maria Assunta era situata nella parte bassa del borgo in luogo non rispondente alle esigenze di rappresentatività che il papa Alessandro VII riteneva necessarie alla qualificazione del paese. Demolita pertanto l’antica si scelse di costruire la nuova chiesa di fronte al palazzo così che facesse da sfondo alla piazza di Corte – grazie anche alla presenza delle due ali laterali che ricordano il colonnato di San Pietro - e allo stesso tempo costituisse elemento di raccordo tra il palazzo e il borgo sottostante. La costruzione avvenne tra il 1662 e il 1664.","patrons":"papa Alessandro VII Chigi (1655-1667)","architects":"Architettura di Gian Lorenzo Bernini (1598-1680); decorazione interna a stucco di Pietro Paolo Naldini (1619-91); dipinti di Guglielmo Cortese (1628-1679), Ludovico (1643-1697) e Giacinto Gimignani (1611-1681), Emilio Taruffi (1633-1696), Alessandro Mattia da Farnese (1631- post 1681), Raffaello Vanni (1587-1673) e Bernardino Mei (1612-1676)","monument_contact":{"email":"parrocchia@assunta.it","phone":"+39 06 93 30 63 7","address":"Piazza di Corte \n00040 Ariccia \nRoma","institution":"Diocesi Suburbicaria di Albano"},"explore":{"name":"Chiesa dell’Assunta","description":"Caposaldo insieme al Palazzo Chigi del progetto berniniano per la Piazza di Corte, la chiesa venne costruita dal 1662 al 1664 e consacrata nel 1665 dal cardinale Flavio Chigi, alla presenza del papa committente Alessandro VII. \nA pianta rotonda, con pronao a tre arcate su cui sorge un timpano riportante lo stemma del papa, la Chiesa dell’Assunta è sormontata da ampia cupola con lanterna, priva di tamburo con riferimento al tempio romano del Pantheon e richiamo, con l’esedra porticata che la circonda, poggiante su robusti pilastri binati simili a propilei, al colonnato di S. Pietro. \n \nPur costituendo soluzione piuttosto irrisolta per chiudere in testata il sistema urbano del Borgo retrostante, il complesso è un’opera cardine del classicismo-barocco della seconda metà del XVII secolo. \n \nL’interno è un mirabile esempio di “belcomposto” berniniano, cioè una fusione di tutte le arti, ove l’architettura, la scultura, la pittura e le arti decorative, trovano spazio in un unico complesso di omogenea finalità. \n \nScandito in tre cappelle per lato e abside, lo spazio interno risulta di grande eleganza grazie al risultato scenografico dell’insieme. Gli stucchi ideati dal Bernini lungo il perimetro della cupola, decorata a cassettoni ottagonali, sono opera di Paolo Naldini, mentre l’affresco dell’abside raffigurante “L’Assunzione della Vergine” è un capolavoro di Guglielmo Cortese detto il Borgognone che asseconda il progetto del Bernini creando masse in movimento sia circolare sia ascensionale. I dipinti degli altari furono commissionati ad alcuni fra i maggiori artisti presenti a Roma all’epoca: Raffaele Tannini, S. Tommaso da Villanova, Ludovico Gimignani, La Sacra Famiglia; Giacinto Gimignani, S. Antonio da Padova, EmilioTaruffi, S. Francesco di Sales, Bernardino Mei ,La SS. Trinità con S. Agostino, Alessandro Mattie, S. Rocco. \n \nBernini progettò anche gli arredi, tra cui i mobili-custodia per gli olii santi e il fonte battesimale, i candelieri e il tabernacolo sull’altare, parati e stoffe. \n \nSi conserva nella chiesa anche un fonte battesimale paleocristiano, proveniente dall’antica basilica dell’Assunta e risalente al IV secolo d. C.","info":"La chiesa rimane chiusa tra le ore 12.30 e le ore 16 circa.","prepared_by":"Compilato da Saverio Capozzi sulla base di materiale fornito da: arch. Francesco Petrucci; © Museum With No Frontiers (MWNF)","how_to_reach":"Piazza di Corte (nel Centro di Ariccia, sulla Via Appia Nuova, nel tratto cittadino chiamata Via dei Villini)","further_readings":[{"url":"explore/monument/1416/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Chiesa dell'Assunta, Italian (PDF)"}]}},"5b357e23-3fee-58e8-bc7d-d05b8ddd07e5":{"name":"Chiesa della Santissima Trinità (detta la Magione)","description":"","explore":{"name":"La Magione (Chiesa della Santissima Trinità)","description":""}},"5bda2a1f-fa09-5c83-bdc4-299040ab999c":{"name":"Alcázar","description":""},"5bf676b7-c1ac-53ed-8e80-eafc74f0d3c4":{"name":"Il portico","description":"La costruzione del lungo e sinuoso portico nella forma attuale iniziò nel 1674, grazie al contributo di ordini religiosi, famiglie nobili, associazioni di lavoratori e privati cittadini. Il progetto, opera di Camillo Saccenti (già presentato nel 1655 ma a quel tempo ritenuto troppo costoso) fu modificato dall'architetto Gian Giacomo Monti; all'inizio del XVIII secolo, o, grazie ai consigli forniti dall'architetto arcivescovile Giovanni Antonio Conti, fu iniziata la costruzione della parte del portico adiacente al santuario. I lavori finirono attorno al 1721.","dates":"1674–1721","location":"Esterno, Santuario della Beata Vergine di S. Luca"},"5c606072-dfae-5070-98dc-223387bf5d19":{"name":"Villa Comunale (Parco Menotti Garibaldi)","description":"L'area boschiva che precede il Ponte Monumentale provenendo da Albano, già proprietà demaniale, venne acquisita dal Comune di Ariccia nel 1887, per essere adibita a giardino pubblico. Nel 1933 le fu data l'attuale sistemazione con aiuole geometriche secondo uno schema di “giardino all'italiana”. Nel piazzale di fronte all'ingresso fu sistemato il *Monumento a Menotti Garibaldi* eroe dell'agro romano, opera dello scultore Ernesto Biondi di Morolo (1903), primo premio all'Esposizione Internazionale di Parigi del 1900. Il basamento in marmo presenta rilievi che raffigurano la campagna romana con capanne e acquedotti e una veduta di Ariccia. Il portale seicentesco di accesso al giardino su via Appia Nuova, con stipiti in peperino e centina trapezoidale, proviene dalla cava della Cupetta presso il Parchetto Savelli, ed è stato qui rimontato nel 1998.","type":"","dates":"","bibliography":"","author":"arch. Francesco Petrucci","prepared_by":"Museo Senza Frontiere, Saverio Capozzi, sulla base di materiale fornito da: \narch. Francesco Petrucci; © Museum With No Frontiers (MWNF).","how_to_reach":"Sull’Appia Nuova venendo da Albano, prima del Ponte Monumentale sulla destra.","further_readings":[{"url":"explore/monument/1398/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Villa Comunale, Italian (PDF)"}]},"5c8e703c-3666-5a00-8ae3-b1924d5f7307":{"name":"Maristan Sîdî Frej","description":""},"5d0a6db1-9158-5f84-8c22-d8f49e48d7db":{"name":"Castello","description":"","explore":{"name":"Castello","description":""}},"5da28193-df85-5125-983e-01722d0be0e4":{"name":"*La Caduta di Fetonte*","description":"Burrini è considerato il più barocco dei pittori bolognesi per il suo stile pittorico dinamico e fluido. Qui egli rappresenta il mito di Fetonte, che cade dal cielo col carro e i cavalli in una sorta di vortice.","dates":"1681–1683","location":"Affreschi del soffitti di Villa Albergati"},"5db2ca14-97e9-5b95-a5c3-993f9adf44d9":{"name":"Chiesa di San Michele","description":"","explore":{"name":"Chiesa di San Michele","description":""}},"5e00efa7-58b8-504d-aaa1-199618f52973":{"name":"Chiesa della Vergine","description":""},"5e0ab537-5406-5e3a-b38e-c14b779c789f":{"name":"S. Agostino in S. Michele","description":"La chiesa presenta una semplice e snella facciata a capanna con lesene laterali e capitelli che sostengono un fregio che incornicia la finestra centrale. C'è un unico portale. La parete reca ancora i segni di una struttura anteriore come il fregio a mensoline e gli archi ciechi, parte di un portico che un tempo fiancheggiava il lato del portale. La chiesa è a navata unica, con tre cappelle per lato. Ogni cappella è incorniciata da colonne con capitelli corinzi, tra cui sono posti i confessionali in legno. Sopra i confessionali si aprono delle nicchie che contengono figure allegoriche (*Misericordia, Carità, Giustizia, Umiltà, Penitenza, Sapienza*) modellate in stucco. Il *S. Michele che sconfigge il demonio* è modellato nello stesso materiale. Tutte le scultire sono opera dello scultore bolognese Angelo Gabriello Piò (1690–1770), aiutato qui dal figlio Domenico. Piò collaborò spesso con architetti come Dotti, Ambrosi e Viaggi, grazie alla sua capacità di mescolare la scutura decorativa con l'architettura. Non abbiano documenti che lo provino, ma Piò venne probabilmente convocato a Imola per lavorare in S. Agostino attorno al 1750.","short_description":"La facciata della chiesa reca numerose tracce della sua storia precedente: il rosone e il fregio a mensole risalgono infatti al XII secolo. Nel 1354 la chiesa passò ai Padri Agostiniani che ne iniziarono una completa ristrutturazione. Ampliamenti successivi seguirono nei secoli XIV e XVI, portando all'attuale edificio. La decorazione in stucco all'interno fu eseguita dallo scultore bolognese Angelo Gabriello Piò, nel 1750 circa. Piò lavorò in stretto contatto con Domenico Morelli, l'architetto ticinese che ricostruì la chiesa a partire dal 1747.","type":"Architettura Religiosa (chiesa)","dates":"1747–1769","location":"Imola, Bologna","method_for_datation":"Documenti storici.","bibliography":"Buscaroli, R., *Imola. Città e dintorni. Guida artistica*, Imola, 1939, pp. 43-45 \nMancini, F., Meluzzi, A., *Imola storico-artistica*, Milan-Rome, 1962, p. 39 \nMazzini, A., Visani, A., *Sui sentieri dello spirito. Tutte le chiese della diocesi,* Imola, 2000, pp. 26-27 \nGambetti, G., “Guida pittorica di Imola dell'Abate Giovanni Villa (1794)”, *Documenti e Studi della regia deputazione di Storia Patria per le Provincie di Romagna*, V, Bologna, 1925, p. 145 \nRiccomini, E., *Vaghezza e Furore. La scultura del Settecento in Emilia,* Bologna, 1977, p. 66","author":"Oriana Orsi","translator":"Antonella Mampieri","history":"La chiesa di S. Agostino fiancheggia la via Emilia e si apre su via Marsala. L'edificio originario fu costruito a metà del XIV secolo, dopo che gli Agostiniani che avevano vissuto fuori Porta Piolo decisero di trasferirsi dentro le mura cittadine, occupando una chiesa già esistente, la romanica S. Michele, documentata dal XII secolo. Essi decisero di farla ricostruire, matenendone il nome nell'intitolazione parrochiale. L'edificio fu ampliato tra i secoli XIV e XV; la chiesa attuale fu ristrutturata da due architetti ticinesi che lavoravano nella Legazione Pontificia, Domenico e Cosimo Morelli. Domenico, padre di Cosimo, progettò la struttura della chiesa a partire dal 1747, come dimostrano i documenti, e nel 1767 suo figlio modificò il presbiterio e l'abside, intervenendo sul progetto del padre. I lavori terminarono nel 1769. Assieme a Cosimo Morelli lavorarono suo fratello Luigi e i capimastri Trifogli e Diabene, un esempio del lavoro di squadra ben organizzato delle botteghe ticinesi. \nSulla controfacciata, al di sopra della portale d'ingresso, sta il gruppo dell'*Arcangelo Michele che sconfigge il Demonio* mentre sulle pareti, tra le colonne, sono poste le statue della *Misericordia*, della *Carità*, della *Giustizia*, della *Umiltà*, della *Penitenza* e della *Sapienza*. \nNel 1798 la parrochciale di S. Agostino divenne sussidiale; solo nel 1826 fu di nuovo riaperta come chiesa parrochiale.","patrons":"Padri Agostiniani","copyright":"Copyright immagini: Archivio fotografico Musei Civici di Imola.","architects":"Architetti: Domenico Morelli e Cosimo Morelli; scultori: Angelo Gabriello e Domenico Piò. \nAngelo Piò iniziò come allievo del ferrarese Andrea Ferreri, nel 1712 entrò nella bottega dello scultore bolognese Giuseppe Maria Mazza, che rinnovò il linguaggio architettonico a Bologna nella seconda metà del XVII secolo. A Roma lavorò con Camillo Rusconi e quando tornò a Bologna divenne membro dell' Accademia Clementina. Dagli anni trenta lavora intensamente ed esclusivamente per Bologna e la sua provincia.","monument_contact":{"phone":"0542.32485","address":"Via Marsala, 5 \nImola, Bologna","institution":"Don Filippo Pasini (parroco)"},"explore":{"name":"Sant'Agostino in San Michele","description":""}},"5e185768-9221-50df-9bfa-2ef06c752aea":{"name":"Basilica dei SS. Bartolomeo e Gaetano","description":"La chiesa ha pianta a croce latina e alzato a tre navate, divise da snelle colonne scanalate sormontate da capitelli ionici. \nLa volta della navata centrale è dipinta con la *Visione di San Gaetano* di Giacomo Alboresi, entro l'imponente decorazione barocca a quadrature prospettiche di Angelo Michele Colonna e Agostino Mitelli. \nLe navate laterali inquadrano otto cupole illuminate da lanterne e otto cappelline rettangolari con volta a botte, rivisitando il principio basilicale romano della chiesa del Gesù. \nNelle cappelle di destra hanno particolare rilevanza: l' *Apparizione dell'angelo a San Carlo Borromeo* di Ludovico Carracci; gli affreschi alle pareti, nella cupoletta e nei pennacchi della terza cappella di Angelo Michele Colonna; l' *Annunciazione* di Francesco Albani; *Due angeli* di Domenico Canuti e l'affresco *San Gaetano in gloria e quattro profeti* di Burrini e Chiarini. \nAl di sopra dell'incrocio dei bracci del transetto si erge la grande cupola circolare decorata, con l' *Incoronazione di S. Gaetano* e i *Padri della Chiesa Latina,* da Antonio e Giuseppe Rolli, che realizzano anche la cappella absidale con la *Gloria di San Gaetano* e le volte del transetto sinistro. \nNell'abside si trovano inoltre tre affreschi di Marcantonio Franceschini e Luigi Quaini su quadratura di Enrico Haffner. \nNelle cappelle di sinistra si segnala la *Madonna del Suffragio* di Guido Reni, donata nel 1663 dal Canonico Matteo Sagaci, due volte sottratta e altrettante restituita, e il *San Michele* di Giuseppe Rolli. \nAlla chiesa sono collegati due suggestivi ambienti. Una piccola cripta affrescata sotto il presbiterio e l'oratorio cinquecentesco dell'Immacolata Concezione e S. Gaetano, che conserva una antica immagine della *Madonna* *col Bambino* attribuita a Lippo di Dalmasio, già collocata in una chiesina accanto alla torre Garisenda e qui spostata nel 1871.","short_description":"Il distacco dalla tradizione accademica reniana e il conseguente rinnovamento barocco si esprimono magnificamente in S. Bartolomeo e Gaetano grazie all’operato comune di alcuni tra i maggiori esponenti della nuova corrente: Angelo Michele Colonna, Giacomo Alboresi, Agostino Mitelli, Giovanni Antonio Burrini, Marcantonio Chiarini, Antonio e Giuseppe Rolli. \nLe lunette ideate dal Cignani per il portico esterno furono già dai contemporanei fortemente applaudite e ammirate, i decori e le pitture all’interno stupiscono ed emozionano per l’effetto di illusionismo prospettico e la forte teatralità.","type":"Architettura religiosa (chiesa)","dates":"1627–1694","location":"Bologna","method_for_datation":"Bibliografia e documenti d’archivio","bibliography":"Biondi, M., “La vita dei fratelli Rolli e la loro opera restaurata nella chiesa dei SS. Bartolomeo e Gaetano in Bologna”, *Strenna Storica bolognese* , LV, 2005, pp. 105-122 \nRiccomini, E., *Giovanni Antonio Burrini*, Bologna, 1999 \nRoli, R., “Giuseppe Rolli e gli affreschi della cupola di S. Bartolomeo in Bologna \nrecentemente restaurati”, *La Mercanzia*, V, 1977, pp. 381-385 \nForatti, A., *Aspetti dell'architettura bolognese dalla seconda metà del secolo XVI alla fine del Seicento*, Bologna, 1932 \nAnonimo Teatino, *Descrizione minuta della Chiesa che presentemente sussiste, sue Cappelle, Pitture, Ornamenti e Sepolcri* (ed. L. Gherardi ), Bologna, 1987","author":"Marianna Biondi","history":"Anche se la tradizione parla di una chiesa eretta nel V secolo da S. Petronio, nel luogo in cui si riunivano i cristiani bolognesi, la prima documentazione certa sull’edificio si ha solo nel 1288, e testimonia che era dedicato a S. Bartolomeo, aveva la facciata posta su piazza di Porta Ravegnana ed era annesso a un monastero cluniacense. \nNel 1516 il priore Giovanni Gozzadini commissiona, ad Andrea Marchesi detto il Formigine, il progetto del suo Palazzo del Priorato e la ristrutturazione del tempio, ma assassinato un anno dopo sarà realizzato solo il portico in arenaria. \nCosì nel 1627 i padri Teatini devono riprendere le ristrutturazioni, su disegno di Giovan Battista Natali e poi dall’architetto del Senato bolognese Agostino Barelli. Prevedono un nuovo orientamento della chiesa su Strada Maggiore, uniscono al titolo di S. Bartolomeo quello del loro fondatore S. Gaetano e commissionano a Marcantonio Franceschini e Luigi Quaini l’esecuzione di dieci lunette nel portico del Formigine.","patrons":"Padri Teatini","copyright":"Copyright immagini: Ufficio Beni culturali ecclesiastici della diocesi di Bologna.","architects":"Giovan Battista Natali; Agostino Barelli; Giuseppe e Antonio Rolli; Angelo Michele Colonna; Giacomo Alboresi; Agostino Mitelli; Giovanni Antonio Burrini; Marcantonio Chiarini.","monument_contact":{"email":"sanbarto@iperbole.bologna.it","phone":"051 227692","address":"Strada Maggiore, 4 \nBologna","institution":"Arcidiocesi di Bologna"},"explore":{"name":"Basilica dei santi Bartolomeo e Gaetano","description":""}},"5e3fac19-4f75-548b-9958-df56ccb667cd":{"name":"Chiesa dei Santi Facundo e Primitivo","description":""},"5e72c0b7-5e18-59db-bb8d-b5fd85553a3d":{"name":"Chiesa di San Nicolò la Latina","description":"","explore":{"name":"Chiesa di San Nicolò la Latina","description":""}},"5e83cfa4-4fd4-5923-933f-613d3dce328f":{"name":"Madrasa di Peykler (opzione)","description":""},"5f8cbb48-8ed4-5c54-8be9-5ae39668088d":{"name":"Mausoleo di Mûlây Idrîs Zarhûn","description":""},"5fbbf74b-6a2c-5d3e-9cb4-f92982ecc192":{"name":"Cupola degli Ambasciatori","description":""},"60296dc5-8d61-56ba-bc2f-3edce00a1d4f":{"name":"La Cattura di Cristo e il Pentimento di Pietro","description":"Nello sfondo da destra a sinistra i soldati portano via Cristo, mentre in primo piano S. Pietro si torce le mani, piangendo mentre il gallo canta, rendendosi conto che ha rinnegato Cristo tre volte come gli era stato predetto dal maestro. \nQuesto affresco è generalmente attribuito a Francesco Albani, un allievo di Calvaert e dei Carracci. Albani si trasferì a Roma con Guido Reni nel 1601, e abbandonando lo stile austero del tardo Ludovico per acquisire un linguaggio pienamente classico.","dates":"1599–1600","location":"Parete laterale"},"60b5af52-f1ef-580d-9dde-f9e39b83ef8e":{"name":"Chiesa e Torre di San Pedro","description":""},"60d64da9-99d0-5caf-b4ee-bc8279bd2e41":{"name":"Palazzo Tozzoni","description":"L'edificio si affaccia su via Garibaldi; la facciata in mattoni ha finestre dai timpani curvilinei e si apre su un portale severo, incorniciato da due lesene. Al piano terreno una loggia si apre su un cortile; a sinistra uno scalone a due rampe conduce al piano superiore. Sui ripiani si trovano statue di Francesco Janssens; le pareti sono decorate con rilievi in stucco di Giambattista Verda. Al primo piano si apre il salone d'onore: sulla parete principale di trova un affresco araldico della fine del XVIII secolo, dipinto da Giuseppe Fabbretti. Alle pareti laterali sono appesi dipinti provenienti dalla collezione della famiglia. Nell'ala est, al primo piano, si trova l'appartamento barocco, con le sue tre stanze costruite tra il 1736 e il 1738, in occasione delle nozze di Francesco Tozzoni e Carlotta Beroaldi, nipote di papa Benedetto XIV; in questo luogo ogni mobile è omogeneo per stile; anche quelli di epoca precedente sono ben armonizzati. Le stanze dell'appartamento neoclassico, nell'ala est del primo piano, furono ristrutturate nel 1818 in occasione delle nozze del conte Giorgio Barbato Tozzoni e di Orsola Bandini. Vi lavorarono due artigiani faentini: il falegname Angelo Bassi per i mobili e il pittore Pasquale Saviotti, allievo di Felice Giani, per le decorazioni. Le stanze al piano terreno furono realizzate nel XVIII secolo, dividendo grandiose stanze del XVI secolo e ricavandone di più piccole. La cucina, con il suo grande camino in pietra, è molto interessante. Nella vaste cantine sono esposti alcuni oggetti tipici della vita contadina.","short_description":"Museo civico dal 1981, palazzo Tozzoni è testimonianza rara e preziosa della vita di una famiglia nobile in una città di provincia. Il museo contiene una collezione di dipinti, raffinati esempi delle arti decorative, mobili e ricordi della famiglia. In questo contesto praticamente intatto esiste un dialogo vivace tra ambienti e mobili, struttura architettonica e decorazioni. Una sorta di interpenetrazione come nell'alcova (la camera matrimoniale) o l'appartamento neoclassico, o di sovrapposizione, come nelle stanze del XIX secolo.","type":"Architettura residenziale","dates":"1726-1738","location":"Imola, Bologna","bibliography":"Mazza, A., *La collezione di palazzo Tozzoni a Imola*, Bologna, 1981 \nOrsi, O., “Una visita a palazzo Tozzoni”; “Restauri a palazzo. Il recupero della residenza imolese dei conti Tozzoni”, *IBC*. *Informazioni, commenti,inchieste sui beni culturali*, IX, I, 2001","author":"Oriana Orsi","translator":"Antonella Mampieri","history":"Trasferendosi a Imola da Lucca nel XV secolo i Tozzoni acquistarono due case in via della Fortezza, e iniziarono a trasformarle in una residenza nobiliare tra il 1726 e il 1738. La ristrutturazione delle case Tozzoni fu probabilmente commissionata ad Alfonso Torreggiani, un famoso architetto bolognese. Domenico Trifogli diresse i lavori e il nuovo edificio unì lo status della famiglia alle comodità moderne alla moda. L'ingresso, lo scalone e il grande salone delle feste furono creati al primo piano insieme ad un appartamento d'abitazione ispirato all'intrattenimento e alla vita privata moderna di gusto francese di moda all'inizio del XVIII secolo. Nell'ala ovest del piano terreno le grandi stanze furono ridotte di dimensioni. \nUna successiva ristrutturazione venne realizzata nel 1818, quando tre stanze dell'ala ovest al primo piano furono arredate in gusto neoclassico. L'edificio fu donato al Comune dall'ultimo membro della famiglia, Sofia Serristori Tozzoni.","patrons":"Famiglia Tozzoni","copyright":"Copyright immagini: Archivio fotografico Musei Civici di Imola.","architects":"Domenico Trifogli (architetto); Janssens (scultore)","monument_contact":{"fax":"0542 60 26 08","email":"musei@comune.imola.bo.it","phone":"0542 60 26 09","address":"via Garibaldi, 18 \nImola, Bologna","institution":"Musei Civici, Imola"},"explore":{"name":"Palazzo Tozzoni","description":""}},"60fa858d-743d-5ea4-99f2-a5fe3dc53cf0":{"name":"Castello","description":""},"60fc5bc9-eb04-591f-a8d4-626a16f84aa9":{"name":"Chiesa della Santissima Trinità di Delia","description":"","explore":{"name":"Chiesa della Santissima Trinità di Delia","description":""}},"611aa6ba-de9e-5b44-b102-63b7f2ac7205":{"name":"La Fortezza Sultaniye (Çimenlik)","description":""},"6133a83a-0997-5190-b0b2-40bcced633e0":{"name":"Interno verso l'altar maggiore","description":"Il programma iconografico e simbolico che guida i lavori del XVII secolo culmina nella pala dell'altar maggiore, rappresentante il *Salvatore*, opera di Guido Reni e Francesco Gessi (1620) e circondata da dipinti di Giacomo Cavedoni (1622) appesi alle pareti dell'abside che narrano la *Storia del Crocefisso di Beirut.*","dates":"1620–1622","location":"S. Salvatore, interno"},"615eb7cd-d71a-5731-b6b8-47f17ee44d08":{"name":"Resti di un edificio islamico nel complesso della chiesa di San Giovanni degli Eremiti.","description":"La parete meridionale della chiesa normanna di San Giovanni degli Eremiti sfrutta il preesistente muro settentrionale del recinto di un edificio islamico comprendente la cosiddetta “sala araba”: si tratta di un'aula rettangolare, anch'essa interessata dalla costruzione d'età normanna, interrotta nel lato minore dall'estensione del transetto della chiesa. L'edificio islamico doveva essere costituito da tre unità architettoniche: l'aula rettangolare (la “sala araba”), il portico e un recinto. La “sala araba” (m. 17.76 x 5.62), con l'asse maggiore orientato da nord a sud in direzione della Mecca, era divisa longitudinalmente in due navate da cinque pilastri a sezione quadrata. Su di essi scaricavano le volte delle dodici campate quadrate (sei per lato), delle quali rimane un brano della struttura nel muro meridionale del transetto. Ogni campata era illuminata da una finestrella ogivale strombata. La sala araba è oggi coperta da tre grandi volte a crociera di età cinquecentesca.","short_description":"La parete meridionale della chiesa normanna di San Giovanni degli Eremiti sfrutta il preesistente muro settentrionale del recinto di un edificio islamico costituito da tre unità architettoniche: un'aula rettangolare (la cosiddetta sala araba), un portico e un recinto. La “sala araba”, con l'asse maggiore orientato da nord a sud in direzione della Mecca, era divisa longitudinalmente in due navate da cinque pilastri a sezione quadrata.","location":"Palermo, Sicilia","method_for_datation":"analisi architettonica.","bibliography":"Bellafiore, G., Architettura in Sicilia nell'età islamica e normanna (827-1190), Palermo, 1990 \n \nMagno, E. - Cassata, G., San Giovanni degli Eremiti, Palermo, 1983","author":"Pier Paolo Racioppi","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","explore":{"name":"San Giovanni degli Eremiti","description":""}},"6174afaa-9d22-5990-a88e-438c271eaecb":{"name":"Trofeo","description":"Quattro magnifici trofei in stucco decorano gli angoli della sala da ballo. Rappresentano una testa di unicorno circondata da armi e bandiere, a creare un'elegante composizione.","dates":"1660–1670","location":"Sala da ballo, Villa Albergati"},"61aa8a6b-3ebb-50f3-b0e0-472b09d50e22":{"name":"Chiesa di San Cataldo","description":"","explore":{"name":"Chiesa di San Cataldo","description":""}},"61b317f0-3277-5be8-abea-253cf8b24b7c":{"name":"Palazzo di Âlîn Âq al-Husâmî (opzione)","description":""},"61cccf1e-8474-53cd-bb6b-c64bab4850f7":{"name":"Duomo Vecchio","description":"","explore":{"name":"Duomo Vecchio","description":""}},"62b3a30a-96c4-5dc1-863f-09b18e3e6d90":{"name":"*S. Michele che sconfigge il demonio*","description":"Il *S. Michele che sconfigge il demonio* è modellato in stucco da Angelo Gabriello Piò.","dates":"1750 ca.","location":"Chiesa di S. Agostino in S. Michele, interno, sopra la porta d'ingresso"},"62bb7d49-e90b-53aa-abb0-b89ca7309ce5":{"name":"Chiesa di San Hipólito","description":""},"630243ab-6ebe-5920-af2a-32fc56e43204":{"name":"Madrasa e Mausolei di Salâr e Sinjar al-Jâwlî","description":""},"63049167-a09e-5138-9ffd-63d7d0350e12":{"name":"Sostruzione dell'Appia Antica","description":"La testimonianza più significativa dal punto di vista archeologico dell’antica *Aricia* è il grandioso viadotto in opera quadrata di età repubblicana (II sec. A.C.), sagomato secondo un grande piano inclinato. Volgarmente detto “Sostruzione”, il manufatto, edificato sotto i Gracchi forse con la *Lex Viaria* del 123 a. C., costituisce l’opera di ingegneria viaria più importante costruita in tutta l’Appia antica per il tratto laziale-campano. \nMolti antichi scrittori latini citano spesso il *clivus aricinus o clivus Virbii*, identificato dal Florescu proprio nel pendio della Sostruzione. Il monumento, sagomato a guisa di piano inclinato, è lungo, circa 200 metri e alto fino a 11,50 per quello che attualmente affiora fuori terra. Il pieno murario eseguito interamente in peperino (lapis albanus) è in opera quadrata romana del III° periodo, ed è interrotto ritmicamente da tre archi, quello centrale più grande, largo m. 4.68, e quello ultimo molto più piccolo. Per quanto concerne il parametro esterno esso è costituito, da strati alterni di parallelepipedi messi per lunghezza (“ortostati”), e per testa (“diatoni”), secondo una maniera dell’opera quadrata romana abbastanza evoluta, ma ancora lontana rispetto alla regolarità del foro di Augusto. Secondo un uso introdotto sin dagli inizi del II sec. a.C. gli archi si prolungano internamente in profondità dando origine a volte a botte, fatte interamente di blocchi squadrati, mirabili per la perfezione dell’esecuzione. \n(Bibliografia: E. Lucidi, 1796; G. R. Florescu, 1925; R. Lefevre, 1977; M. Lilli, 2002; F. Petrucci, 2007; M. Leoni, 2008)","type":"","dates":"","bibliography":"","further_readings":[{"url":"explore/monument/1388/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Sostruzione dell'Appia Antica, Italian (PDF, 1 MB)"}]},"63cc3bc5-a556-5827-b75b-eedcfffe1e3c":{"name":"Serbatoio d’acqua di Al-Muwaqqar","description":""},"63e390a9-dae4-5144-a9c1-62105d27a838":{"name":"Moschea Sîdî Bû ‘Abîd","description":""},"643b2b9c-20f5-5b36-9e17-3be5e6f47f5b":{"name":"Complesso Sultân Khassâkî","description":""},"64aaab1f-1dac-52d2-80e1-9568a1e1b834":{"name":"Madrasa Sîdî Bûlbâba","description":""},"64b92820-5992-53e5-a83b-9dee22a0e170":{"name":"Badia Vecchia","description":"","explore":{"name":"Badia Vecchia","description":""}},"652651cc-8100-568f-ac71-7c90d36f69db":{"name":"Castello","description":""},"659f82f2-c9d2-511c-acec-c0c7c76998de":{"name":"Chiesa e torre campanaria di Santa María Magdalena (opzione)","description":""},"662b695d-4226-5009-89d2-1c28148f4283":{"name":"Residenza di Benedetto XIII","description":""},"668e7948-2860-5dcc-ab57-acf4d7a56d61":{"name":"Parco della Rimembranza","description":"Il piccolo *Parco della Rimembranza*, adiacente il Ponte Monumentale sulla destra dell’Appia Nuova, insiste su un relitto di terreno donato dal principe Mario Chigi nel 1906 al Comune per adibirlo a giardino pubblico. Al centro, monumento formato da stele in pietra sperone e iscrizione in marmo dedicata “ARICCIA IL COMUNE AI SUOI FIGLI CADUTI PER LA PATRIA”, con elenco nominativi dei militi deceduti in guerra (1896, 1911-12, 1935-36, 1950-43), fregio in cemento armato con decoro stilizzato raffigurante combattenti, cannone originale dell’ultima guerra a lato, stele con braciere in marmo.","type":"","dates":"","bibliography":"","further_readings":[{"url":"explore/monument/1347/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Monumento ai Caduti, Italian (PDF)"}]},"66c9c685-c19f-5cab-bddf-fd41ccd22f78":{"name":"I bastioni","description":""},"6718543d-6dc6-5ebf-b1ac-59883c46fe57":{"name":"Il Museo del Patrimonio Giordano","description":""},"67436574-8167-51dd-bc79-57265d6ced37":{"name":"Grande Moschea","description":""},"678711df-f476-5cda-8895-5906e38bcc42":{"name":"Madrasa e Khanqa al-Jawhariyya","description":""},"67a1b4d0-54f3-547a-a073-143328f32878":{"name":"Mura","description":""},"67d78956-443e-5b0a-b9d9-f72d0aac1448":{"name":"Il vaso di Tavira","description":""},"67ec71b2-1965-55ba-a362-eafd4136b0d7":{"name":"Museo Nazionale di Archeologia","description":""},"6838b186-6323-54a8-99c8-c1e5f66d8df8":{"name":"Moschea.","description":"I resti della moschea, che allo stato attuale delle indagini archeologiche risulta essere l'unico edificio sacro islamico sopravvissuto in Sicilia, si trova nelle immediate vicinanze del teatro antico di Segesta, fuori dall'area fortificata dell'abitato altomedievale. In pianta si presenta come un rettangolo irregolare, lungo 20.5 m e largo 11,4 m, costruito in un'unica fase e con tecnica edilizia uniforme (blocchi di calcare e terra usata come legante). Il pavimento è costituito da roccia vergine. La nicchia del mihrâb, sul lato meridionale, correttamente orientata di pochi gradi verso sud-est, è larga all'interno 2 m e lunga 1,5 m: all'esterno è rettangolare e sporge dal muro di circa un metro. Non vi sono tracce di minbar. La moschea era divisa in due navate da una fila di tre colonne delle quali sono rimaste solo le basi. Doveva essere coperta da un tetto con coppi e non presentava né la corte porticata, né il minareto e, allo stato attuale delle ricerche, neanche la fontana per le abluzioni. Si tratta probabilmente di una moschea rurale di epoca normanna che venne costruita, insieme all'insediamento fortificato, in zona di sommità da una popolazione islamizzata in fuga dai territori che i normanni stavano progressivamente conquistando. Non è chiaro se servisse solo il villaggio o tutto il territorio circostante. Nei pressi è stata rinvenuta anche una necropoli islamica. L'arrivo di un feudatario cristiano, verso la fine del VI/XII secolo, determinò l'uso dell'area a dimora signorile, con nuove edificazioni al centro dell'insediamento islamico e la costruzione di una chiesa, con la conseguente demolizione della moschea ed il riutilizzo dei materiali di spoglio. L'insediamento venne progressivamente abbandonato, ed anche la dimora signorile cadde in rovina già nella seconda metà del XIII secolo.","short_description":"I resti della moschea si trovano nelle immediate vicinanze del teatro antico di Segesta, fuori dall'area fortificata dell'abitato altomedievale. In pianta si presenta come un rettangolo irregolare con la nicchia del *mihrâb*, posta sul lato meridionale, correttamente orientata di pochi gradi verso sud-est. \nSi tratta probabilmente di una moschea rurale di epoca normanna che venne costruita, insieme all'insediamento fortificato, in zona di sommità da una popolazione islamizzata in fuga dai territori che i normanni stavano progressivamente conquistando.","dates":"VI/XII secolo.","location":"Segesta, Sicilia","method_for_datation":"Rinvenimento nello scavo di resti ceramici databili al secolo VI/XII.","bibliography":"Molinari, A., Segesta II. Il Castello e la Moschea (Scavi 1989-1995), Palermo, 1997","author":"Pier Paolo Racioppi","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","explore":{"name":"Moschea","description":""}},"686764f4-10b5-598e-ae81-f6a059b0a731":{"name":"Castello vecchio","description":""},"692e857d-8da3-5898-8647-d6bb32ab80e1":{"name":"Chiesa del Santissimo Salvatore","description":"","explore":{"name":"Chiesa del Santissimo Salvatore","description":""}},"695fe7b5-976e-59d7-837c-a6310d21319f":{"name":"Triangolo Barberini","description":"Si tratta di un edificio assai particolare, in quanto completamente giocato sull’uso di forme geometriche ricorrenti e incastrate quasi ad evocare l’ape stilizzata che caratterizza lo stemma di famiglia, uso che ricorda esempi più noti quali quello della chiesa romana di Sant’Ivo alla Sapienza realizzata da Francesco Borromini tra il 1642 e il 1660. \nL’edificio è composto da un triangolo equilatero per tre piani con un’altana a pianta esagonale. Lo spazio interno è ugualmente articolato secondo le figure geometriche dei triangoli laterali – in uno di essi è posizionata la scala di collegamento tra i piani – e dell’esagono centrale, pavimentato al pianterreno a mosaico bianco, nero e arancione, secondo il motivo geometrico di base, con sedili in peperino. Il piano nobile presenta una decorazione molto guasta mentre l’altana è affrescata con un pergolato e vedute su finte balaustre. I terrazzi di risulta al livello dell’altana presentano parapetti che avevano agli spigoli statue di armature, sorta di difesa simbolica dell’edificio. Le tre facciate, tutte uguali, sono articolate simmetricamente secondo l’asse centrale dove si succedono dal basso portone ad arco, finestrino, terrazzino con porta finestra e finestrone centinato dell’altana. \nLa volontà geometrica di tutto l’edificio, che riecheggia così motivi borrominiani, è ulteriormente sottolineata dalla sistemazione esterna dove i viali alberati a cipressi erano disposti a raggiera, secondo un disegno oggi non più riconoscibile ma ricostruibile solo attraverso i disegni noti ma purtroppo perduti durante i bombardamenti di Palestrina del 1944.","short_description":"L’edificio è composto da un triangolo equilatero per tre piani con un’altana a pianta esagonale. Lo spazio interno è ugualmente articolato secondo le figure geometriche dei triangoli laterali – in uno di essi è posizionata la scala di collegamento tra i piani – e dell’esagono centrale, pavimentato al pianterreno a mosaico bianco, nero e arancione, secondo il motivo geometrico di base, con sedili in peperino.","type":"Casale di campagna","dates":"1660-1669","location":"Palestrina, Roma","method_for_datation":"Bibliografia","bibliography":"Masella, L.-Fornari, Z.,\"L'attività architettonica…\", *I Barberini a Palestrina* (a cura di P. Tomassi), Palestrina 1992, 91-123. \nBarberini, F., \"La famiglia Barberini\", *I Barberini a Palestrina* (a cura di P. Tomassi), Palestrina 1992, 7-36 \nBaiocchi, G., \"Triangolo Barberini\", *I Principi della Chiesa*, Milano 1998, 176-177","author":"Laura Indrio","history":"Situato nella tenuta Barberini, nella zona dell’Olmata, originariamente probabilmente in posizione centrica rispetto all’appezzamento, si trova nel frutteto alle spalle del casale e fu commissionato da Maffeo Barberini all’architetto Francesco Contini come omaggio alla moglie, Olimpia Giustiniani, sposata nel 1653, nel cui stemma di famiglia era una torre triangolare.","patrons":"Maffeo Barberini (1630-1685)","architects":"Francesco Contini (Roma 1599-1669) con la collaborazione del figlio Giovan Battista","monument_contact":{"address":"Via dell’Olmata \nPalestrina \nRome","institution":"Proprietà privata"},"explore":{"name":"Triangolo Barberini","description":""}},"6987a8e5-7f32-55ec-ba47-0b83934079c8":{"name":"Moschea di Hüdavendigar","description":""},"69f83811-bade-5723-b75c-d6ffadf227ee":{"name":"Bâb al-Ansar: cinta muraria e torre","description":""},"6ac2d7e0-2777-5886-9469-75bb16529e0a":{"name":"Parco Chigi","description":"L'area boschiva che oggi compone il Parco Chigi faceva parte già in età pre-romana del Nemus Aricinum, l'inviolabile bosco leggendario, sacro a Diana, che circondava il famoso santuario dedicato alla dea in territorio aricino. Il bosco prendeva nome dalla antica *Aricia*, ubicata nell'attuale Vallericcia a ridosso dell'Appia Antica. \n \nIl primo nucleo dell'attuale parco risale al Cinquecento, concepito dai Savelli come riserva di caccia fuori le mura. Nella prima metà del Seicento vennero recintate l'Uccelliera e la Vignola. La sistemazione dell'Uccelliera si fa risalire agli anni attorno al 1628, quando Bernardino Savelli ottenne da papa Urbano VIII Barberini il titolo di duca di Ariccia. Presso l'Uccelliera era situato un rudere di costruzione tardo-medioevale, detto \"il Bove\": è ipotizzabile che si tratti di un'antica chiesa dedicata a San Rocco che ha dato il nome alla località detta Prati di San Rocco. La Vignola, altro nucleo dei primi del Seicento, è situata al di là di un canalone che raccoglie acque piovane, e originariamente era adibita a vigneto. \n \nL'attuale conformazione è dovuta ad una serie di interventi operati dalla famiglia Chigi, che fu proprietaria del Parco tra il 1661 ed il 1988, quando fu acquistato dal Comune di Ariccia insieme al Palazzo Chigi. Il Parco rientrò nei lavori di ridisegno urbanistico che Gian Lorenzo Bernini e Carlo Fontana realizzarono per Ariccia tra il 1661 e il 1664. Risalgono a questo periodo la sistemazione dei viali, la costruzione della Peschiera, con il Purgatorio delle acque e il complesso delle fontane del Mascherone. Nel 1666 la Comunità di Ariccia vendette al principe Agostino Chigi l'ultima parte dei Prati di San Rocco, che separava il Parco dal Palazzo Chigi: così parco e palazzo divennero un'entità continua. Tra il 1666 ed il 1667 i Chigi acquistarono ben cinque vigne da privati per ampliare ulteriormente il Parco destinato a diventare prezioso esempio del cosiddetto “giardino paesistico” o “romantico” per il suo carattere naturalistico pittoresco. Nel corso del '700 e dell'800 il Parco è stato meta privilegiata del Grand Tour d'Italie, riprodotto in numerosi dipinti di artisti quali, per ricordarne alcuni: Hackert, Corot, Turner e Ivanov. \n \nNel 1805 fu acquistato anche il bosco della Selvotta, verso Albano Laziale, ma nel 1850, per via della costruzione del Ponte Monumentale, venne espropriata dal governo pontificio una striscia ai margini dell'area. L'esproprio causò l'abbandono della Peschiera e di uno degli ingressi che venne a trovarsi sotto gli archi del ponte. Il Parco Chigi (anche conosciuto come 'Barco' con riferimento al suo passato uso come riserva di caccia) oggi è un'area verde comunale dell'estensione di ventotto ettari e nel panorama del Parco Regionale dei Castelli Romani costituisce un prezioso tassello di sopravvivenza delle specie vegetali più antiche, soprattutto querce, lecci e latifoglie, precedenti il massiccio impianto del castagno. \n \nNel Parco è stata sistemata nel 1997 una ricostruzione sintattica del Monumento a Tiberio Latinio Pandusa propretore della Mesia con materiali del I sec. d.C. provenienti dall'Appia Antica nei pressi del Basto del Diavolo.","type":"","dates":"","bibliography":"","author":"arch. Francesco Petrucci","info":"Attualmente Parco Chigi è aperto al pubblico solo nelle giornate si sabato e domenica; l’ingresso è a pagamento tranne per i residenti; per gli orari ed altre informazioni utili vedere sito ufficiale di Palazzo Chigi: [http://www.palazzochigiariccia.it/orari/index.htm](http://www.palazzochigiariccia.it/orari/index.htm)","prepared_by":"Museo Senza Frontiere, Saverio Capozzi, sulla base di materiale fornito da: \narch. Francesco Petrucci; © Museum With No Frontiers (MWNF).","how_to_reach":"L’ingresso al Parco è situato alle spalle di Palazzo Chigi. Passando sotto Porta Napoletana si seguono le mura di recinzione fino a giungere all’entrata.","further_readings":[{"url":"explore/monument/1373/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Parco Chigi, Italian (PDF)"}],"monument_contact":{"fax":"+39 06 93 30 988","email":"info@palazzochigiariccia.it","phone":"+39 06 93 30 053","address":"Piazza di Corte 14, 00040 Ariccia (RM)","website":"http://www.palazzochigiariccia.it/","institution":"Palazzo Chigi di Ariccia"}},"6ad2105c-6246-5a60-86bf-f1c788a2dabb":{"name":"Moschea di Ibn Tûlûn","description":""},"6ae65711-eb3c-5bf4-9105-6f5af3f67804":{"name":"Burj al-Ghâzî Mustafâ","description":""},"6b09ff6e-c377-569e-b440-b47720cd64a0":{"name":"Sorgente Ra’s al-Mâ’","description":""},"6c0222e2-1747-5c93-bb27-d19a178bb526":{"name":"Tempio repubblicano","description":"Il monumento più significativo dell’acropoli aricina, è costituito dalla platea e parte del podio di un magnifico tempio di età repubblicana a tre celle. Il tempio aveva il fronte verso valle ed era visibile fin dal Tirreno, manifestando il prestigio della città. La muratura è in opera quadrata a strati alterni disposti per taglio e per testa. Le strutture si trovano in piazza San Nicola, presso la sede comunale, invadendo sotto terra parte della sede stradale. Ne è stata proposta l’identificazione con i resti di un *Capitolium*, oppure dei templi di Giunone o di Giove ricordati dai classici. Sono presenti anche mura sostruttive a valle, sia inserite nell’edificio comunale, che sotto il bastione di via della Croce. Le murature sono tardo-repubblicane (I secolo a.C.), forse di età sillana, dato che nell’82 a.C., dopo la fine della guerra civile con Caio Mario, Silla fece importanti interventi di ricostruzione ad Aricia. Lo dimostrerebbe la muratura in opera incerta, quasi reticolata, alla base della prima sostruzione (bastione seicentesco) su via Strada Nuova, vicina ad un tratto in opera quadrata simile a quella della platea. \n(Bibliografia: E. Lucidi, 1796; G. R. Florescu, 1925; R. Lefevre, 1977; G. Ghini, 1996; M. Lilli, 2002; G. Ghini, 2002; M. Leoni, 2008)","type":"","dates":"","bibliography":"","further_readings":[{"url":"explore/monument/1392/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Tempio Repubblicano, Italian (PDF)"}]},"6c7a1fee-b1ab-5360-9c63-8bc7ebb4227c":{"name":"Castello","description":""},"6c7d4a4f-dce7-53cb-acc6-5b20a6c205ef":{"name":"Il sûq di Jara","description":""},"6d0046f8-2748-5389-8484-74a83209929d":{"name":"Cittadella","description":""},"6dcec3f8-4a7a-5f39-b455-e6c453a015d9":{"name":"Khânqâh del sultano al-Ashraf Barsbây","description":""},"6dec951d-4461-5781-bd59-0ea3534454db":{"name":"Chiesa di Santervás","description":""},"6e439ab6-9f9a-5291-bf50-1ddb28e3c46a":{"name":"Zâwiya Sîdî Qâsim al-Zallîjî","description":""},"6e7c9d84-0ec5-5728-8abf-b96d2a127337":{"name":"Chiesa di Santa Maria dell’Alto","description":"","explore":{"name":"Chiesa di Santa Maria dell'Alto","description":""}},"6e94f40c-bb7f-598d-b793-d307b85c4e30":{"name":"Chiesa dell’Immacolata Concezione","description":""},"6e9866d1-e075-5523-ab73-567f226edabe":{"name":"Bâb Jadîd (opzione)","description":""},"6ea28bc2-dd44-5e5c-b5e4-bc4fa78cfe18":{"name":"La città medioevale","description":""},"6f51a8c1-33e9-5313-98ad-e4aa63dad6bf":{"name":"La casa di Maimonide","description":""},"6f6b04bb-1e36-5283-8a7c-b8a56d91bd8d":{"name":"Chiesa di Santa Maria","description":""},"703fd11f-8e31-5347-b98a-075a3b59b439":{"name":"Chiesa di Santa María la Antigua","description":""},"704660a2-4ce1-541d-9ad1-e13c6219e54c":{"name":"Cittadella","description":""},"706da664-2512-513b-86b1-f543370b849b":{"name":"Saponificio della famiglia Tuqân","description":""},"7097bc44-e9d6-5417-8da4-35e4e2b28e0a":{"name":"Scalone monumentale","description":"Lo scalone a doppia rampa fu costruito tra il 1726 e il 1738; Le staue in primo piano sono di Francesco Janssens.","dates":"1726-1738","location":"Palazzo Tozzoni, Imola"},"7138338d-f758-5b57-bb8a-eaa017b52191":{"name":"Il ribât","description":""},"71c4a878-ae74-561c-bfde-b819f98e816a":{"name":"Porta della casa di Qâytbây ad al-Razzâz (opzione)","description":""},"71d3e123-091e-5a83-a0b2-d08d8a81aa0f":{"name":"Castello","description":"","explore":{"name":"Castello","description":""}},"7261da30-7dee-5949-8da1-6200975be3a0":{"name":"Mausoleo di Muhammad V","description":""},"731bceec-d920-5e3e-99b5-99fd22bd0169":{"name":"Villa Augusta (V. dei Villini 2)","description":"La villa, detta anche Villa Bianca, è ubicata all’inizio del territorio di Ariccia provenendo da Albano, lungo la via Appia Nuova (via dei Villini, n. 2), sulla destra. Fu costruita nel 1910 in stile neoclassico ed acquistata nel 1918 dal cavalier Oreste Bianchi, sistemando il parco con reperti archeologici e rimontando anche le porte di Villa Torlonia. Ha ospitato nell’estate del 1952 Gregory Peck durante le riprese di “Vacanze Romane”. La villa, entrata in proprietà della famiglia Ramacci nel 2007, è stata radicalmente restaurata nel 2009-2010. \n(Bibliografia: A. Martorelli, 1930)","type":"","dates":"","bibliography":"","further_readings":[{"url":"explore/monument/1395/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Villa Augusta (V. dei Villini 2), Italian (PDF)"}]},"73405eca-5c23-5cd2-a06a-559a0200f6cd":{"name":"La Specola","description":"Secondo Anna Maria Matteucci, quando Carlo Francesco Dotti fu nominato architetto dell'Istituto – per il quale disegnò anche la biblioteca – modificò il progetto del suo predecessore, Giuseppe Antonio Torri. Secondo il suo personale stile architettonico, semplificò i motivi barocchi, conferendo alla torre un aspetto severo, quasi neomedievale.","dates":"1712–1725","location":"Palazzo Poggi, Bologna"},"73986917-1bf1-5ab7-ba8a-a2cdccc6fd71":{"name":"Villa Montalto Grazioli (galleria affrescata)","description":"Questo ambiente, lungo circa 20 metri e largo circa 5, presenta nei lati lunghi una ricca decorazione in cui si alternano finti elementi architettonici (colonne, nicchie, pilastri, balaustre) con sculture simulate (statue, candelabri, vasi, erme) in un gioco pressochè infinito di spazi illusori in cui si dispiega l’abilità tecnica e inventiva dell’autore che riproduce con effetti di luce le policromie dei diversi materiali dipinti (marmi, bronzo, legno, pietra). Sui lati minori lo spazio si estende illusivamente attraverso una fuga prospettica di colonne che sorreggono piccole volte, sotto le quali campeggiano le statue di Apollo e Diana; tale prospettiva termina con una tenda teatrale che scopre una sorta di ninfeo sormontato da una balaustra sopra la quale si intravedono cime arboree e il cielo azzurro. Sulle porte sono rappresentate le allegorie femminili dei *Continenti* e quelle delle *Stagioni*, simboleggiate da coppie di bambini che giocano con i grappoli d’uva dell’autunno, con l’acqua dell’inverno, con i fiori della primavera e le spighe dell’estate. La volta è suddivisa in quattro parti, al cui interno sono raffigurati i quattro elementi - *Acqua, Aria, Terra* e *Fuoco* - riconoscibili grazie anche ai motivi dipinti tra le figure maschili che sorreggono le cornici: piante acquatiche, conchiglie e coralli per l’acqua, rampicanti e uccelli per l’aria, ortaggi e fiori per la terra, bracieri accesi per il fuoco. Il repertorio decorativo ricco e articolato tipico dell’autore, la cui sigla I.P.P. si legge in diversi punti, è ancor più riconoscibile nelle vele dove sfingi alate con teste femminili affiancano gli elementi dello stemma Odescalchi: l’aquila, il leone e la navicella. E’ una pittura ricca di riferimenti alla natura, nella rappresentazione di fiori e frutta, fogliami e cielo, in cui non mancano elementi esotici testimonianza delle conoscenze acquisite grazie ai viaggi, ma inquadrata in uno schema compositivo unitario di tipo prospettico e resa ancor più fastosa e brillante dalla tecnica a guazzo con lumeggiature d’oro, in cui si armonizzano grandi capacità tecniche nella resa prospettica, volontà scenografica illusionistica derivante da esperienze in campo teatrale, nuove conoscenze geografico-scientifiche e ricchezza inventiva.","short_description":"La Galleria presenta nei lati lunghi una ricca decorazione in cui si alternano finti elementi architettonici con sculture simulate in un gioco pressochè infinito di spazi illusori in cui si dispiega l’abilità tecnica e inventiva dell’autore che riproduce con effetti di luce le policromie dei diversi materiali dipinti. Sui lati minori lo spazio della Galleria si estende illusivamente attraverso una fuga prospettica di colonne che sorreggono piccole volte, sotto le quali campeggiano le statue di Apollo da un lato e Diana dall’altro.","type":"Decorazione residenza estiva","dates":"1725-1730","location":"Grottaferrata, Roma","method_for_datation":"Tantillo, A.M., “Villa Grazioli”, *Villa e paese*, catal. a c. A.M. Tantillo, Roma 1980, 160","bibliography":"Tantillo, A.M., \"Villa Grazioli\", *Villa e paese*, catal. a c. A.M. Tantillo, Roma 1980, 156-160 \nTantillo, A.M., \"Villa Montalto Grazioli\", *I principi della chiesa*, Milano 1998, 102","author":"Laura Indrio","history":"La villa fu costruita alla fine del XVI secolo per il cardinale Antonio Carafa (1538, Napoli - 1591, Roma), bibliotecario legato a papa Gregorio XIII Boncompagni (1572-85) secondo lo schema tipico delle ville tuscolane su un elevato basamento affacciato da un lato verso Roma, dall’altro su un giardino racchiuso da due avancorpi. Passata nei secoli attraverso numerosi proprietari (Acquaviva, Borghese, Peretti Montalto, Savelli, Odescalchi, Grazioli) ed oggi adibita ad hotel, conserva all’interno interessanti decorazioni di un arco temporale che va dagli inizi del 600 alla prima metà del 700. In particolare nella prima metà del Settecento si devono a Baldassarre Erba Odescalchi, nipote di Innocenzo XI, consistenti interventi di restauro e ampliamento della villa con la costruzione di una Galleria sul portico meridionale, completamente decorata.","patrons":"Baldassarre Erba Odescalchi, nipote di Innocenzo XI (1676-1689)","architects":"Giovan Paolo Pannini (1691, Piacenza – 1765, Roma), pittore prospettico, con la collaborazione di aiuti","monument_contact":{"fax":"+39 06 94 13 506","email":"info@villagrazioli.com","phone":"+39 06 94 54 00","address":"Via Umberto Pavoni, 19 \n00046 Grottaferrata \nRoma","institution":"Parc Hotel Villa Grazioli"},"explore":{"name":"Villa Montalto Grazioli","description":""}},"73a833ef-8cf0-5edb-b33a-b5e674b987c8":{"name":"Palazzo reale","description":""},"73ace0ff-4503-5ba9-86d6-94fec6d8a11c":{"name":"Puerta del Sol","description":""},"74013880-b857-57c4-bcd9-25ee6c8a2159":{"name":"La qubba del Belvedere (opzione)","description":""},"743a8022-3106-52a6-b0ab-86aedbc1b9c2":{"name":"Torre del Salvador","description":""},"743d7f5f-7c29-537e-9eb9-6fe89e08d09b":{"name":"Museo Batha","description":""},"74894a22-ff11-5908-8ca3-72b04154a84b":{"name":"Complesso Hatuniye","description":""},"75100113-e4de-5ebf-84ed-d8515c7c7bde":{"name":"La Grande Moschea","description":""},"75e0f79d-fc12-5e58-b0e0-1fd80e110354":{"name":"Convento di Santa Sofía","description":""},"75f31350-db30-58cc-973b-d94c501533ad":{"name":"Castello","description":""},"761805a3-972f-5d64-ac0b-e34572439bf3":{"name":"La madrasa Sulaymâniya","description":""},"76581795-0108-5c3c-9171-4acb49fd7ff6":{"name":"Il vecchio porto","description":""},"765fc8e4-a964-56d7-9d87-01316d68499a":{"name":"Cerca Moura (cinta muraria moresca)","description":""},"76c3bbfe-fc5d-5901-a323-1260f0810f11":{"name":"Palazzo Municipale","description":"L’edificio di Piazza San Nicola alla fine del Corso, adibito a sede comunale, è stato costruito nel 1997-1998 in forme post-moderne su progetto dell’arch. Francesco Petrucci. Sul luogo preesisteva un monastero dei Padri della Congregazione della Dottrina Cristiana edificato nel 1668, trasformato dopo il 1870 in municipio e distrutto durante i bombardamenti alleati del 1944. Sul balconcino rilievi in terracotta illustranti il *Lavoro contadino* (la raccolta dell’uva) e il *Lavoro industriale*, emblemi di Ariccia antica e moderna. Sul lato verso la chiesa di San Nicola fastigio in terracotta raffigurante Diana Aricina e iscrizione riferita al noto passo di Cicerone (Philippica, 3): “*\\[Aricia\\] municipium vetustate antiquissimum, jure foederatum, propinquitate paene finitimum, splendore municipium honestissimum*”. Tali rilievi sono stati realizzati dallo scultore Claudio Cottiga. \nLa costruzione è saldato ad un preesistente fabbricato che prospetta su piazza della Repubblica e piazzale Mazzini, già adibito a scuola elementare ed oggi ad uffici comunali. Sono visibili attraverso aperture al piano strada, murature in opera quadrata di età repubblicana, facenti parte delle sostruzioni del tempio repubblicano. Altre simili murature sono visibili all’interno del fabbricato e in particolare nella sede della Tesoreria Comunale su via Laziale. \n(Bibliografia: A. Martorelli, 1930; A. Mancini, 1982; F. Guglielmi, 1985; F. Petrucci, 1998c; id., 2004)","type":"","dates":"","bibliography":"","further_readings":[{"url":"explore/monument/1364/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Palazzo Municipale, Italian (PDF)"}]},"773672e7-c81d-5cd0-bedd-93bea7b36705":{"name":"*Allegoria delle acque termali della Porretta*","description":"Per celebrare la propria famiglia attraverso la celebrazione delle virtù terapeutiche dell'acqua termale che sgorga a Porretta, feudo della famigli Ranuzzi dal 1428, Girolamo Ranuzzi chiese al letterato Pier Jacopo Martello di eleborare un programma iconografico da tradurre in pittura. Vittorio Bigari e Stefano Orlandi dipinsero la volta tra il 1724 e il 1725.","dates":"1724–1725","location":"Decorazione della volta della cosiddetta"},"77c42a4e-bcde-50d9-a1fc-9a1e94125279":{"name":"Museo archeologico","description":""},"78431933-7325-5a5b-960a-fb8aef4d2b84":{"name":"Namazgâh degli Azebler","description":""},"78d54d59-9556-5bda-9481-ecb5b3134f7b":{"name":"I granai","description":""},"796b4df3-5e85-5d8a-8bf2-4b67c68388a1":{"name":"Chiesa di San Francisco","description":""},"79949efb-b199-5e8f-8c9d-cfcf9a7a6ee2":{"name":"Moschea di al-Tunbughâ al-Mâridânî","description":""},"79eabf1d-11cf-58a7-b3e1-3c16ccab7a1b":{"name":"Castello e mura","description":""},"7aed5623-b9bf-5c4f-9d23-43b8c6d82437":{"name":"Castello","description":"","explore":{"name":"Castello","description":""}},"7b24d963-dbed-5062-9184-43967c49d4a8":{"name":"Atrio","description":"Dipinto nello stesso stile delle pareti della scala, l'atrio conduce all'appartamento principale posto al primo piano, originariamente decorato con statue, oggi scomparse.","dates":"Circa 1770–1776","location":"Palazzo Bianconcini, Bologna"},"7b744cc2-ef33-5790-89ca-8f7102883e0f":{"name":"Colle Pardo","description":"L'altura situata al confine tra il territorio del comune di Ariccia e quello di Genzano, superato il Santuario di Galloro, chiude scenograficamente con il suo crinale il territorio comunale. Il Colle Pardo è certamente uno dei siti più suggestivi dal punto di vista panoramico e paesaggistico, che si possano incontrare lungo il percorso dell' Appia Antica nel versante meridionale dei Castelli Romani. \n \nDall'altezza di 490 metri sul livello del mare, si gode un panorama di immensa bellezza che spazia dalla capitale al litorale romano, fino al Circeo e alle isole pontine, con aperture in direzione dei borghi di Ariccia, Genzano, Lanuvio, Velletri e la visione scenografica dei boschi dell'Artemisio e di Monte Cavo. \n \nIl noto topografo Rodolfo Lanciani lo chiamò “il Colle dell'Addio”, perché l'altura costituiva l'ultima opportunità per i legionari diretti a sud, di un saluto a Roma che oltre, scompariva definitivamente alla vista. \nL'Appia Antica si inerpica su Colle Pardo da Vallericcia, grazie al monumentale viadotto detto *Sostruzione*, in opera quadrata, risalente all'età dei Gracchi. Tombe rupestri scavate nella roccia, resti di sepolcri e una grossa cisterna romana (tenuta Monticella), sono presenti sul crinale del colle verso Ariccia, a testimonianza dell'importanza del sito.","type":"","dates":"","bibliography":"","author":"arch. Francesco Petrucci","info":"La visita di Colle Pardo è possibile solo a piedi.","prepared_by":"Museo Senza Frontiere, Saverio Capozzi, sulla base di materiale fornito da: \narch. Francesco Petrucci; © Museum With No Frontiers (MWNF).","how_to_reach":"Dal parcheggio del ristorante Casina della Rose (situato sull’Appia Nuova, all’inizio del territorio di Genzano venendo da Ariccia; a piedi 20 minuti dal centro di Ariccia) si oltrepassa un cancelletto metallico e si segue a piedi il sentiero in salito fino a raggiungere, dopo una diecina di minuti, la cima di Colle Pardo con vedute panoramiche verso Ariccia, Roma, il Mare Tirreno e, verso sud, Genzano.","further_readings":[{"url":"explore/monument/1334/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Colle Pardo, Italian (PDF)"}]},"7bc731f9-6866-5d4f-b8e1-a6dced835751":{"name":"Santuario di S. Maria di Galloro","description":"Lungo la via Appia Nuova, superata la Frazione di Galloro, sorge il Santuario della Madonna di Galloro con annesso monastero, sede della Casa di Esercizi Spirituali dei Gesuiti. \n \nIl culto della Madonna di Galloro o “Madonna delle Grazie” si diffuse con la scoperta nel 1623 di una sacra immagine raffigurante la *Vergine* *con il Bambino*, dipinta su un masso di peperino nel vallone detto appunto di Galloro, tra Monte Cucco e Colle Pardo. \n \nIl papa Urbano VIII Barberini (1621-1644) volle che la devozione popolare, accesa da una serie impressionante di miracoli, fosse celebrata con un degno Santuario, la cui edificazione ebbe luogo tra il 1624 e il 1633. I Savelli rilasciarono le concessioni nel 1631 ai monaci benedettini della congregazione di Vallombrosa, per la costruzione del monastero annesso al santuario (1632-1634) poi costruito su progetto di Fra' Michele da Bergamo. \n \nIl papa Alessandro VII Chigi (1655 – 1667), incaricò Gian Lorenzo Bernini coadiuvato da Mattia de Rossi di ridisegnare la Chiesa. Insieme alle altre grandi realizzazioni compiute dal maestro in Ariccia, Bernini ristrutturò le prime due cappelle dedicate a S. Francesco di Sales e a S. Tommaso di Villanova e innalzò la movimentata facciata concepita in forme e dimensioni monumentali, spartita da lesene su alti plinti, capitelli ionici e corinzi, volute e stemma del papa alla sommità del timpano. \nL'interno a croce latina si presenta con navata coperta da volta a botte, tre cappelle laterali per lato, transetto sormontato da cupola e tribuna. \n \nDopo l'intervento del Bernini, il decoro dell'interno si presentava completamente bianco. L'attuale decorazione venne realizzata in parte dai Vallombrosani tra la fine dell'800 e i primi del '900 (volta, cupola, presbiterio) e in parte successivamente dai Gesuiti. Nelle due prime cappelle a destra e a sinistra, ridisegnate dal Bernini, figurano rispettivamente una pala del Borgognone, *San Francesco di Sales predica agli svizzeri* e *San Tommaso da Villanova risana lo storpio* di Giacinto Gimignani, entrambe realizzate nel 1663. Viene di solito attribuito al Bernini anche il tempietto dell'altare maggiore che domina il presbiterio. \n \nAlessandro VII istituì anche la tradizionale processione della “Signorina”, fissata poi l'8 dicembre, giorno dell'Immacolata. Ancora oggi una ragazza, scelta tra le adolescenti del paese (un tempo selezionata invece tra le donne nubili desiderose di un buon matrimonio che si assumevano le spese dei festeggiamenti), è la protagonista delle due processioni che si svolgono una al mattino e una alla sera. Al termine delle funzioni festive, la \"Signorina\" offre simbolicamente l'immagine della Madonna di Galloro alla fanciulla prescelta per l'anno successivo.","type":"","dates":"","bibliography":"","author":"arch. Francesco Petrucci","prepared_by":"Museo Senza Frontiere, Saverio Capozzi, sulla base di materiale fornito da: \narch. Francesco Petrucci; © Museum With No Frontiers (MWNF).","how_to_reach":"Situata in Località Galloro, sulla via Appia Nuova, in direzione Genzano.","further_readings":[{"url":"explore/monument/1384/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Santuario di S. Maria di Galloro, Italian (PDF)"}]},"7c1c8bba-85a5-53bf-bfea-6f7b45ecda5a":{"name":"Il vecchio porto","description":""},"7c4118a1-0e22-58cc-9f1d-471f4add7b32":{"name":"Laboratorio di tessitori","description":""},"7c559389-113b-5c20-9be6-47d5f908126c":{"name":"Khânqâh del sultano Faraj Ibn Barqûq","description":""},"7c7c2cda-78e1-597a-b911-718576ff198a":{"name":"Bagni Arabi.","description":"I cosiddetti Bagni Arabi si trovano a pochi chilometri da Palermo, nel comune di Cefalà Diana. L'edificio si compone di una sala interna di 11x7.5 m sormontata da una volta a botte, leggermente ogivale, alta 7.5 m ed articolata in due ambienti distinti, separati da una transenna a tre archi a ogiva. Le colonne della transenna sono una variante dell'ordine corinzio e presentano capitelli in terracotta caliciformi. L'ambiente più piccolo, adiacente alla sorgente di acqua calda, è provvisto di una vasca, l'altro, più ampio, di tre vasche decrescenti: in questo modo era possibile bagnarsi a diverse temperature. Alle pareti si trovano delle nicchie in cui venivano riposti gli effetti personali, mentre sulla volta si aprono degli sfiatatoi per smaltire l'eccesso di vapore. Il sistema di canalizzazioni sotterranee che garantiva il riempimento e lo svuotamento delle vasche è ancora parzialmente leggibile nelle aree più prossime a queste. All'esterno, un epigrafe in caratteri cufici, molto deteriorata, è contenuta nel fregio di almeno tre dei quattro prospetti. Sulla data di costruzione non vi sono elementi certi: si è ipotizzata una prima fase costruttiva risalente all'età ellenistico-romana (muri perimetrali), una seconda all'epoca della dominazione araba (le colonne della transenna divisoria) e una terza al periodo normanno (fascia marcapiano). Un'ulteriore ipotesi è che si tratti di un edificio integralmente normanno per analogie costruttive con altri edifici risalenti all'età di Guglielmo II.","short_description":"I cosiddetti Bagni Arabi si trovano a pochi chilometri da Palermo e sfruttano l'acqua calda di una sorgente naturale. L'edificio si compone di una sala interna di m 11x7.5, articolata in due ambienti distinti, separati da una transenna, con una serie di vasche per bagnarsi a diverse temperature. \n \nAll'esterno corre un epigrafe in caratteri cufici, molto deteriorata. In base a recenti indagini si è pervenuti alla conclusione che si tratti di un edificio d'età normanna.","location":"Cefalà Diana, Sicilia","method_for_datation":"analisi architettonica delle diverse parti dell'edificio.","bibliography":"Bellafiore, G., Architettura in Sicilia nelle età islamica e normanna (827-1190), Palermo, 1990 \n \nLa Bua, G., e Truzzolino, T., Cefalà Diana nella Storia e nell'Arte, Palermo, 1999, 9-24 \n \nRyolo, D., “I bagni di Cefalà Diana”, Sicilia Archeologica, IV, 15, 1971, 19-32","author":"Pier Paolo Racioppi","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","explore":{"name":"Hammam (Bagni Arabi)","description":""}},"7c8b3c70-db94-5b82-855a-3ef79666a763":{"name":"Cappella Palatina","description":"","explore":{"name":"Cappella Palatina","description":""}},"7c945bfe-51ad-5ce6-8bf3-f91d1e585a2d":{"name":"Dâr al-Sharîf (opzione)","description":""},"7cb73244-3afd-5f0c-bb97-19c2657b2121":{"name":"Moschea di al-Mahallî","description":""},"7cd2920f-c1b3-592b-88fc-2ddc96187898":{"name":"Moschea al-Qissa","description":""},"7cf6f0bd-feda-523b-8077-f848ea645afc":{"name":"Chiesa di San Pietro","description":"","explore":{"name":"Chiesa di San Pietro","description":""}},"7d8540c7-7b2d-51f3-9a1b-376628be97a1":{"name":"La moschea di Sîdî Twâtî","description":""},"7e5e3b36-b56d-513c-b38f-700dbd566450":{"name":"La qasba e i bastioni","description":""},"7e648131-6f01-5d95-a440-db525f9a8f3b":{"name":"Centro urbano","description":"","explore":{"name":"Centro urbano","description":""}},"7e6eadc1-811c-59d2-b178-1c85cc637d89":{"name":"La Saqîfa al-Kahla","description":""},"7e6f3495-47bc-5412-b1e9-a0e9adfb1dfd":{"name":"Museo Archeologico Nazionale","description":""},"7e9cf960-d905-53d6-ad46-200b8fe93fae":{"name":"Via Appia Antica all’interno del territorio di Ariccia","description":"L'antica *Aricia*, insigne città preromana per la presenza sul suo territorio del santuario dedicato a Diana, uno dei tre luoghi di culto più importanti della Lega Latina, sviluppò probabilmente la sua acropoli in corrispondenza dell'attuale Centro Storico, come sembrerebbe provare anche la recente scoperta dei resti di un tempio in Piazza San Nicola. A testimonianza dell'alto livello culturale e tecnologico dell'antica città, si può prendere ad esempio in fondo all'odierna via della Polveriera, la costruzione dell'emissario del lago di Nemi (IV secolo a.C.) che reggerebbe ancora oggi in alcuni tratti, la prova degli standard richiesti. \n \nLa sistemazione dell'Appia nel 312 a.C. (probabilmente sul tracciato di una via più antica) nel vallone di Ariccia e precisamente nell'area ai piedi dell'antico abitato, la Vallericcia, diede un decisivo impulso all'economia del posto. *Aricia* divenne la prima *statio* di sosta*,* posta al XVI miglio della *Regina Viarum*, la Via Appia. \n \nIn seguito alla prima osteria (poi chiamata volgarmente Osteriaccia) sorsero in Vallericcia “tabernae”, magazzini, templi, edifici pubblici e mercati organizzati in un vero e proprio foro. Il Foro Aricino prosperò in un'area appena fuori Porta Romana verosimilmente incentrata nel cosiddetto “Orto di Mezzo”. Il cosiddetto Basto del Diavolo che sorge all'incrocio tra l'Appia Antica e la via di Vallericcia, doveva essere la probabile porta urbica di accesso al Foro. \n \nLe vestigia più salienti oltre a numerose tombe, resti di mura e impianti termali, sono attualmente i ruderi della cella di un Tempio, probabilmente dedicato a Diana Aricina e la cosiddetta Sostruzione. \n \nIl Castagnoli ricorda il tempio di Diana ad Ariccia, riferendosi alla cella conservata nell' “Orto di Mezzo”, tra i nove esempi conosciuti di tempio italico senza opistodomo (parte posteriore del tempio) e colonnato retrostante, caratterizzato dal prolungamento laterale del muro di fondo della cella con due ali ristrette e ridotte ad uno stretto portico. \n \nLa Sostruzione è senza dubbio la testimonianza più spettacolare che ci è pervenuta. Ha goduto fama di essere una delle realizzazioni ingegneristiche più ardite dell'Appia Antica. Si tratta di un viadotto costruito alla fine del II sec. a.C., durante il consolato dei Gracchi, che permetteva l'attraversamento del vallone a sud-est di *Aricia* per superare l'irta salita verso il Colle Pardo. L'opera lunga oltre 230 metri, alta 13, sagomata secondo un grande piano inclinato è stata realizzata con un nucleo cementizio interno rivestito di blocchi di peperino in opera quadrata. \n \nResti di ville patrizie presenti in varie aree del territorio ariccino testimoniano il grande sviluppo urbanistico conosciuto dalla zona anche successivamente, in epoca imperiale, e la Villa dell'Imperatore Vitellio in località Muracce, ne è solo un esempio. \n \nInsigni reperti provenienti da ritrovamenti casuali e ripetuti costantemente nel tempo, avvenuti sia nel Foro Aricino sia in località limitrofe, sono presenti in molti musei anche all'estero, ma non sono mai stati condotti lavori di scavo sistematici. Fortunatamente l'area incentrata nel cosiddetto “Orto di Mezzo”, è rimasta sino ad oggi integra, priva di costruzioni, per la destinazione agricola che ha conservato per secoli. La sua collocazione nella valle di Ariccia, oggetto nei quasi duemila anni trascorsi dalla decadenza della città romana, di deposito alluvionale e progressivo interramento, fa sì che sotto terra, a circa tre metri dall'attuale livello, si conservi un'intera città, praticamente intatta. Nel 1992, durante i lavori di scavo lungo l'Appia Antica per la posa di condutture fognarie, si è potuto verificare, come già il Lucidi sosteneva, che tutto il tratto tra il convento della Stella ad Albano ed il limite sud orientale dell'“Orto di Mezzo” passando per le estreme pendici del Parco Chigi, è ribassato. Rilievi fotografici effettuati presso la porta urbica, il Basto del Diavolo, documentano il livello dell'interramento.","type":"","dates":"","bibliography":"","author":"arch. Francesco Petrucci, dott. Alberto Silvestri, dott.ssa Maria Cristina Vincenti","info":"Questa scheda descrive anche i seguenti monumenti situati lungo l’Appia Antica: \nOrto di Mezzo, Basto del Diavolo, Sostruzione (dell’Appia Antica). \n \nPer visite guidate rivolgersi all’Archeoclub Ariccia (vedere Visite Guidate)","prepared_by":"Museo Senza Frontiere, Saverio Capozzi, sulla base di materiale fornito da: \narch. Francesco Petrucci, dott. Alberto Silvestri, dott.ssa Maria Cristina Vincenti; \n© Museum With No Frontiers (MWNF).","how_to_reach":"Per la visita dell'Ariccia archeologica nel tratto dell'Appia Antica suggeriamo di spostarsi a piedi o in bicicletta, partendo dalla stazione FS di Albano Laziale (collegamenti con Roma ogni ora, vedere sito Trenitalia). Per la visita a piedi bisogna calcolare due ore circa (andata/ritorno o fino a Colle Pardo). L'itinerario descritto può anche essere percorso parzialmente in macchina. \n \nSalendo dalla stazione FS di Albano Laziale si raggiunge la via Appia Nuova che si segue a destra fino ad imboccare dopo pochi minuti via della Stella, in discesa a destra. E' questo il vecchio tracciato dell'Appia Antica. Passando accanto alla cosiddetta tomba degli Orazi e Curiazi si continua fino ad uscire dall'abitato. Costeggiando campi coltivati e vigneti con veduta di Ariccia a sinistra e Colle Pardo di fronte, si continua sull'Appia Antica fino a raggiungere, all'altezza della cosiddetta “Osteriaccia” (sulla destra) una rotatoria creata intorno ad un arco romano parzialmente interrato e recintato (Basto del Diavolo, probabilmente la Porta Urbica) a sinistra del quale si estende l'area dell'Orto di Mezzo. Proseguendo sull'Appia Antica, tra un laboratorio di Porchetta (sulla sinistra) e i resti del Torrione Chigi (sulla destra), dopo poche decine di metri si raggiunge una biforcazione: si prende la strada a destra, via della Polveriera (senza uscita) che si segue fino a un cancello in metallo, normalmente chiuso. Qui inizia la Sostruzione dell'Appia Antica. Per la visita occorre aggirare il cancello e superare a destra dei cespugli che apparentemente impediscono l'accesso. Tornando su via della Polveriera si prosegue fino in fondo e si incontra lo sbocco dell'Emissario del lago di Nemi. \n \nPer chi si sposta a piedi o in bicicletta, ci sono due possibilità per continuare il percorso: si ritorna a Basto del Diavolo e si sale da via della Costa verso il Centro Storico di Ariccia che si raggiungerà dalla Porta Romana (opzione non percorribile in macchina!). Oppure si prosegue sull'Appia Antica fino a raggiungere, in territorio di Genzano, la via Appia Nuova (alla fine del tratto dell'Appia Antica, dopo aver superato l'Azienda Vinicola Pesoli, girando a sinistra in un piazzale alberato con alcuni ruderi). Da qui si può proseguire in direzione Ariccia con la visita di Colle Pardo, poi il Santuario di Santa Maria di Galloro fino ad arrivare alla Piazza di Corte da dove, in 15 minuti si torna alla stazione FS di Albano Laziale.","further_readings":[{"url":"explore/monument/1302/reading/it/1.pdf","title":"Petrucci F., Appia Antica, Italian","file_details":"PDF, 1 MB"},{"url":"explore/monument/1302/reading/it/2.pdf","title":"Petrucci F., Tempio dell'Orto di Mezzo, Italian","file_details":"PDF, 1 MB"},{"url":"explore/monument/1302/reading/it/3.pdf","title":"Petrucci F., Basto del Diavolo, Italian","file_details":"PDF, 1 MB"},{"url":"explore/monument/1302/reading/it/4.pdf","title":"Petrucci F., Emissario del Lago di Nemi, Italian","file_details":"PDF, 1 MB"},{"url":"explore/monument/1302/reading/it/5.pdf","title":"Petrucci F., Sostruzione dell'Appia Antica, Italian","file_details":"PDF, 1 MB"},{"url":"explore/monument/1302/reading/it/6.pdf","title":"Petrucci F., Sepolcri, Italian","file_details":"PDF, 1 MB"}]},"7fbbdcd1-5287-5336-b9e0-c9b86de2e7f4":{"name":"Torre parrocchiale","description":""},"806c3baa-b1f2-502a-a99b-64489b88f000":{"name":"Mura, Bastione Meridionale","description":"Lo svincolo e il belvedere con la strada che esce da Porta Romana (via della Croce), fu sistemato sotto la direzione di Giovan Lorenzo Bernini su commissione di Alessandro VII nel 1666. Bernini costruì un monumentale bastione di sostegno coronato da un grosso cornicione a toro in peperino, inglobando murature di età Sillana in opera incerta quasi-reticolata, opera quadrata e opera cementizia, di *Sostruzione al Capitolium*, in parte visibili su via della Strada Nuova, anch’essa realizzata negli stessi anni da Bernini come circonvallazione all’abitato. Sul muro lapide in marmo con iscrizione: “ALESSANDRO VII PM PER MIGLIORARE / L’ACCESSO CE ARICCIA SULLE MVRA DI SILLA / (81 A. C). A SOSTEGNO DELL’ACROPOLI / FECE COSTRUIRE NEL 1666 QVESTO BASTIONE / PROGETTATO DA GIAN LORENZO BERNINI / L’AMMINISTRAZIONE COMVNALE / IN OCCASIONE DEI LAVORI / DI RISTRVTTVRAZIONE DELL’AREA / QVESTA MEMORIA POSE / SETTEMBRE 1997”. \n(Bibliografia: R. Lefevre, 1981; F. Petrucci, in Ariccia, 1998; id., in Ariccia, 2000; M. Villani, 2002)","type":"","dates":"","bibliography":"","further_readings":[{"url":"explore/monument/1304/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Bastione Meridionale, Italian (PDF, 1 MB)"}]},"80949d91-4fa1-5fb7-b4e0-42c4ae32abbe":{"name":"Palazzo del Re Don Pedro I, attuale Convento di Santa Clara","description":""},"80acb9b4-fa89-529b-8494-d54c03c6b884":{"name":"Bâb Futûh","description":""},"80c9b057-31e8-5d15-ab27-a6ac046d67e4":{"name":"Arco de Almedina","description":""},"80dc4c98-6bcc-59b5-a3ae-f6fcc4e42477":{"name":"Biblioteca Qarawiyîn","description":""},"812197e2-6d09-587c-afc4-a0c15fcc3d62":{"name":"Deposizione nel sepolcro","description":"Su un suggestivo sfondo di pasesaggio, la scena con vari personaggi drammaticamente atteggiati si addensa verso il primo piano, dove una delle tre Marie, inginocchiata, con gesto magniloquente indica allo spettatore la figura di Cristo deposto, tra le braccia della Vergine Maria.","dates":"1599–1600","location":"Parete laterale"},"814c09b8-b286-5cff-8895-f79cd0472038":{"name":"Bacino delle norie","description":""},"81999cc4-ff15-5106-a1cf-4b2614437409":{"name":"Mausoleo di Abû Zamâ‘a al-Balâwî","description":""},"81defeeb-c40e-5d1a-aa7f-1c4c660982ac":{"name":"Ponte Uzunköprü","description":""},"8207395c-67a4-5e51-a1b7-b32064fed7ac":{"name":"Palazzo dei Conti di Altamira","description":""},"822e3a3f-31bb-5282-a43f-c87bfb9f121d":{"name":"Chiesa di Santa Maria della Speranza (opzione)","description":"","explore":{"name":"Chiesa di Santa Maria della Speranza","description":""}},"82a59005-08c0-5b55-aac4-376aae53c52e":{"name":"Moschea Nabî Yûnis","description":""},"82b94cbd-2d0b-5dfc-9ce7-0ed3a9e2e7be":{"name":"Cuba.","description":"Il palazzo della Cuba è caratterizzato da un volume parallelepipedo con quattro avancorpi al centro di ciascun lato: il paramento murario esterno presenta grandi ghiere ad arco acuto che inquadrano finestre cieche. Essendo circondato tutto intorno da una peschiera, l'accesso al palazzo avveniva per mezzo di un ponticello, posto sul lato meridionale dell'edificio. L'interno che ora si presenta come una grande scatola muraria vuota era costituito da un vasto spazio centrale quadrato, sorta di atrio scoperto, con deambulatorio e quattro colonne angolari (analogo all'atrio del piano superiore della Zisa), con due fontane in nicchia sui lati nord e sud e un impluvium centrale con pavimento a mosaico. Nel lato ovest si apriva l'ampio fornice. Voluta da Guglielmo II, l'opera venne portata a compimento nel 1180, come è testimoniato dall'iscrizione in caratteri cufici che decora la cornice d'attico della fabbrica e che celebra il committente. Analogamente al palazzo della Zisa, sorgeva all'interno del grande parco di caccia normanno ed era adibito solo a brevi soggiorni: riprendeva la tipologia del solatium, o padiglione di delizie, circondato da una natura lussureggiante e da corsi e bacini d'acqua.","short_description":"Il palazzo, voluto da Guglielmo II, venne portato a compimento nel 1180, come è testimoniato dall'iscrizione in caratteri cufici che decora la cornice d'attico della fabbrica e che celebra il committente. Analogamente al palazzo della Zisa, sorgeva all'interno del grande parco di caccia normanno ed era adibito solo a brevi soggiorni: riprendeva la tipologia del *solatium*, o padiglione di delizie, circondato da una natura lussureggiante e da corsi e bacini d'acqua.","dates":"tra il 1171 circa e il 1180","location":"Palermo, Sicilia","method_for_datation":"fonti storiche; presenza di epigrafe riferita al committente.","bibliography":"Bellafiore, S., La Cuba di Palermo, Palermo, 1984 \n \nRudolph Meier, H., “I palazzi residenziali di Palermo”, I Normanni, popolo d'Europa 1030-1200, (ed. M. D'Onofrio), Roma, 1994, 221-227","author":"Pier Paolo Racioppi","patrons":"Re Guglielmo II","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","explore":{"name":"Cuba","description":""}},"8306daac-ebac-5265-85bb-02d51db80ca7":{"name":"Chiesa Omnium Sanctorum","description":""},"832d056a-ca27-58e7-a2b3-5f67f6b241da":{"name":"Torre araba di Palazzo Corvaja","description":"","explore":{"name":"Palazzo Corvaja","description":""}},"8346a314-0583-5300-9851-4e129cc8662a":{"name":"Museo","description":""},"835b9f05-015a-5e13-abd7-66e0c76fb0da":{"name":"Madrasa al-Arghûniyya","description":""},"83a57e28-4650-568c-8979-dd322a86bb91":{"name":"Mausoleo di Mûlây Isma‘îl","description":""},"83ad8c9d-88ec-579d-899d-65ced7e17714":{"name":"Dâr ‘Uthmân","description":""},"843816fb-5115-52ff-82b1-bd0680412a8f":{"name":"Località Galloro","description":"L'urbanizzazione della Frazione di Galloro ebbe inizio negli anni '20 del Novecento ad opera della cooperativa *Ariccia Nuova* che realizzò il piccolo centro, con la piazza Dante Alighieri e le case di via del Sacro Cuore. Contemporaneamente l'architetto Luigi Moretti avviò la costruzione di villette nella zona di Monte Cucco, in stile razionalista. L'abitato si lascia apprezzare per la qualità urbanististica ed architettonica degli edifici, che pur soddisfacendo esigenze abitative locali, hanno permesso ad Ariccia di diventare punto di riferimento per le villeggiature della borghesia romana. \n \nUscendo verso il Santuario di Galloro si incontra la cosiddetta “scalinata Bernini”, costruita nel 1925 con muro a nicchie, ispirato ai celebri teatri delle acque delle ville tuscolane.","type":"","dates":"","bibliography":"","author":"arch. Francesco Petrucci","info":"Per il Santuario di Santa Maria di Galloro fare riferimento alla scheda specifica.","prepared_by":"Museo Senza Frontiere, Saverio Capozzi, sulla base di materiale fornito da: \narch. Francesco Petrucci; © Museum With No Frontiers (MWNF).","how_to_reach":"Località Galloro è una frazione di Ariccia attraversata dall’Appia Nuova verso Genzano; oltrepassato il secondo ponte, venendo dal centro di Ariccia, ci si trova all’inizio della frazione di Galloro.","further_readings":[{"url":"explore/monument/1342/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Casa Baldazzi (V. Appio Claudio 12), Italian (PDF)"},{"url":"explore/monument/1342/reading/it/2.pdf","file_details":"Petrucci F., Casa Dal Sole, Italian (PDF)"},{"url":"explore/monument/1342/reading/it/3.pdf","file_details":"Petrucci F., Casa delle Maestre Pie Venerini (V. Beata Rosa Venerini), Italian (PDF)"},{"url":"explore/monument/1342/reading/it/4.pdf","file_details":"Petrucci F., Località Galloro, Italian (PDF)"},{"url":"explore/monument/1342/reading/it/5.pdf","file_details":"Petrucci F., Scalinata Bernini, Italian (PDF)"},{"url":"explore/monument/1342/reading/it/6.pdf","file_details":"Petrucci F., Villa Bianchi, detta la Castagnina (V. Cicerone), Italian (PDF)"},{"url":"explore/monument/1342/reading/it/7.pdf","file_details":"Petrucci F., Villa d'Aroma (Villa Emy), V. Montecucco 14, Italian (PDF)"},{"url":"explore/monument/1342/reading/it/8.pdf","file_details":"Petrucci F., Villa Di Stefano (V. Cicerone 58), Italian (PDF)"},{"url":"explore/monument/1342/reading/it/9.pdf","file_details":"Petrucci F., Villa Falcioni, Italian (PDF)"},{"url":"explore/monument/1342/reading/it/10.pdf","file_details":"Petrucci F., Villa Jemolo (V. Appio Claudio snc), Italian (PDF)"},{"url":"explore/monument/1342/reading/it/11.pdf","file_details":"Petrucci F., Villa Petrucci (V. Diana Aricina 7), Italian (PDF)"},{"url":"explore/monument/1342/reading/it/12.pdf","file_details":"Petrucci F., Villino Boccia (V. Mattia de Rossi 2-4), Italian (PF)"},{"url":"explore/monument/1342/reading/it/13.pdf","file_details":"Petrucci F., Villino Scipioni (V. Mattia de Rossi 7), Italian (PDF)"},{"url":"explore/monument/1342/reading/it/14.pdf","file_details":"Petrucci F., XVI Miliario Appia Nuova, Italian (PDF)"}]},"84c5a244-915b-5540-aac2-318544db631e":{"name":"Moschea Mûlîna","description":""},"8514c9c2-742c-59b9-b32a-26fca7a59c83":{"name":"Ingresso","description":"La presenza di due telamoni che sostengono il balcone del primo piano caratterizza il portale del palazzo. Opera di Gabrielle Brunelli e Francesco Agnesini, i telamoni sono scolpiti in nella friabile arenaria locale, detta ‘macigno’. Da essi deriva l'altro nome dell'edificio, noto anche come “Palazzo dei giganti”.","dates":"Post 1638"},"853b5ad7-37cb-5565-a699-cd7fe9523781":{"name":"Moschea del Beylerbeyi","description":""},"85522152-c34b-510a-891b-4fb491237566":{"name":"Il Museo archeologico di Irbid","description":""},"85d49c80-3de4-5500-b716-92578abe8dd1":{"name":"Chiesa di San Giorgio – Duomo (opzione)","description":"","explore":{"name":"Chiesa di San Giorgio (Duomo)","description":""}},"85e51c1f-ad07-5d07-b37a-6796a055326c":{"name":"Sala di Muhib al-Dîn","description":""},"85faa0a1-0afa-5b61-a147-3e9a37da3ea1":{"name":"Moschea al-Khadra’ (Maqâm Sittna al-Khadra’)","description":""},"860b3c3d-281d-53fc-a0ce-1a090b721a59":{"name":"Moschea di Abû al-Makârim","description":""},"861d0f2b-5399-52a3-9e8c-542cf19e001d":{"name":"Cupola della Roccia","description":""},"863327b4-a5c8-53c1-82ed-93a0973a8ea3":{"name":"Abbazia di San Filippo di Demenna o di Fragalà","description":"","explore":{"name":"Abbazia di San Filippo di Demenna o di Fragalà","description":""}},"86367a7f-7f39-57c5-b0a2-fb964360caaf":{"name":"Hammâm al-Khalîl (Museo di Hebron)","description":""},"8713da0f-dbbf-5a27-b55e-e75b6b8aee25":{"name":"Moschea ‘Îsâwiya","description":""},"877fa909-7c06-5763-bd0b-ffcfc304d86e":{"name":"L’acquedotto hafside (opzione)","description":""},"879aec56-43e2-5a46-860b-69b9d8c85f4a":{"name":"Cattedrale","description":""},"8816447d-5a56-5a67-b59d-fccbe2c34fec":{"name":"Ponte dell’Ammiraglio","description":"","explore":{"name":"Ponte dell'Ammiraglio","description":""}},"88b19f7a-2eb7-565e-8f25-eb2a7d741118":{"name":"Mura","description":"Nel territorio sono presenti vari tratti di mura in opera quadrata e cementizia, relativi prevalentemente ad antiche cinte murarie o a strutture sostruttive: via Vittoria; via della Strada Nuova (n. 89); Orto di Mezzo; ex Orto Laurenti, via Appia Antica; tra via Appia Antica e via delle Vignole; via della Costa; via Appia Antica n. 11; via del Crocifissso, Località Tesoro. \n(Bibliografia: E. Lucidi, 1796; G. R. Florescu, 1925; R. Lefevre, 1977; M. Lilli, 2002; M. Leoni, 2008)","type":"","dates":"","bibliography":"","further_readings":[{"url":"explore/monument/1348/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Mura, Italian (PDF)"}]},"88c7204a-23d1-51ef-a375-c6869cf50789":{"name":"Veduta di insieme","description":"Il complesso programma iconografico scelto per l’oratorio è incentrato sull’esaltazione della Trinità e rappresenta episodi biblici tratti dell’Antico e dal Nuovo Testamento.","dates":"1605","location":"Oratorio della Santissima Trinità"},"88d7eb96-f9af-5378-8dbd-044fa50270d8":{"name":"Moschea di Aqsunqur (opzione)","description":""},"89542836-1bd2-508a-9e55-b7f2185eb881":{"name":"Scalone monumentale","description":"Attorno al 1688 Annibale Ranuzzi decise di far costruire uno scalone monumentale nel suo palazzo di Bologna. Uno scalone monumentale era un elemento molto importante nelle cerimonie barocche legate alla vita politica e sociale della classe senatoria bolognese. \nNon è possibile identificare il vero ideatore dello scalone. Alcuni lo identificano con Giovanni Battista Torri, pagato per il modello in legno dell'opera; altri credono che possa essere identificato con il celebre Carlo Fontana, contattato assieme ad altri architetti dai committenti. \nI lavori terminarono attorno al 1695.","dates":"1688 ca. – 1695","location":"Piano terreno, palazzo Ranuzzi"},"89844a4f-91d8-5bac-b1fb-901609283c51":{"name":"La città islamica di Ayla","description":""},"89d10290-d269-5a21-ab02-b75af25dcacb":{"name":"Madrasa e moschea del sultano Qâytbây","description":""},"8a0491a9-ae78-5ffb-979c-077d83d921b0":{"name":"Grangia di Mirabel","description":""},"8a396096-2eaa-55da-a02c-03a6c1534f86":{"name":"Koza Hanı","description":""},"8a7137ac-3c8a-5f0f-8f2e-f0c7c9b9e52e":{"name":"Castello normanno e resti della chiesa di San Luca","description":"","explore":{"name":"Castello Normanno","description":""}},"8a7e771f-8321-552f-aa18-2f02b876f866":{"name":"Moschea di Shaykhû","description":""},"8a7ff2ed-a81e-55bf-a34d-38c4408e3017":{"name":"Cuba Ciprigna (Piccola Cuba)","description":"","explore":{"name":"Cuba Ciprigna (Piccola Cuba)","description":""}},"8aedfe30-c0ec-5460-9064-9b7f47997ac0":{"name":"Torre di San Martín","description":""},"8aeeaa6e-bc4f-517f-8988-32e8c7d7fd72":{"name":"Évora islamica","description":""},"8b0ad025-caaf-5480-92dd-b93f91fa88c5":{"name":"Villa Zanchini-Garagani","description":"La villa è formata da una sovrapposizione di elementi del XVIII secolo su un nucleo originario un tempo coronato da una piccola terrazza coperta (altana) posta al vertice del tetto. \nLa scenografica soluzione della fronte con portici laterali che formano un'edicola che copre le scale curve è elegante ed era utilizzata per le carrozze. Le due edicole esagonali possono essere datate al XVII secolo e sono attribuite all'architetto locale Gian Giacomo Monti. Anche le rampe di scale curve richiamano soluzioni analoghe utilizzate in edifici bolognesi dello stesso periodo, tanto che si ritiene che questa parte della villa sia stata costruita per prima. \nAttorno al salone centrale sono distribuite le diverse stanze. Gli interni, eleganti e equilibrati, si possono dare all'ultima trasformazione che ha riguardato l'edificio, alla fine del XIX secolo. Le stanze sono decorate in stucco in stile neoclassico e in alcuni casi mantengono ancora i loro pavimenti a palladiana.","short_description":"L'originalità di questa villa è la struttura scenografica della sua facciata, costituita da diversi portici che nascondono e allo stesso tempo introducono le due rampe di scale curve che conducono al primo piano. \nIl dinamismo e l'eleganza della spazio e le vedute che cambiano e si apprezzano attraverso le arcate e le colonne della piccola loggia al vertice delle scale, sono tipiche della architettura barocca locale che deve molti dei suoi effetti alla tradizione della scenografia teatrale.","type":"Architettura residenziale (villa)","dates":"1679; 1786; 1881 restauro dell'edificio e decorazione dell'interno in stile neoclassico","location":"Zola Predosa, Bologna","method_for_datation":"Bibliografia. Documenti storici.","bibliography":"Matteucci, A. M., *Per la vita della forme l'architettura civile. Ville storiche di Zola Predosa*, Province of Bologna, Municipality of Zola Predosa, without date","author":"Marta Forlai","translator":"Marta Forlai","history":"Non si sa molto di questa villa e finora non è stato possibile individuarne l'autore. Un'iscrizione latina ancora visibile sull'edificio ci dice che fu costruita nel 1679 da Edoardo Zanchini; all'inizio del XVIII secolo la villa passò alla famiglia Zambeccari e nel 1786 fu ristrutturata e ampliata dal marchese Vincenzo Zambeccari. Nel 1878 venne venduta all'asta a Raffaele Garagnani, che promosse alcuni lavori di restauro e la riportò al suo primitivo splendore. \nL'intero edificio fu gravemente danneggiato durante la Seconda Guerra Mondiale: la cappella privata vicino alla villa fu distrutta e il tetto fu interamente ricostruito dalla famiglia Garagnani, che è l'attuale proprietaria della villa e del terreno circostante con I suoi vigneti e frutteti.","patrons":"Edoardo Zanchini; Vincenzo Zambeccari; Raffaele Garagnani","copyright":"Copyright immagini: Comune di Bologna, Musei Civici d'Arte Antica.","architects":"Non noto","monument_contact":{"address":"Via del Greto, 15 \n40069 Zola Predosa","institution":"Proprietà privata"},"explore":{"name":"Villa Zanchini-Garagnani","description":""}},"8b0d45bd-17b5-50fe-ac13-7db786596880":{"name":"Palazzo da Vila","description":""},"8b58dddb-6ece-5bc0-88a2-42ec4a8893bb":{"name":"Centro Storico","description":"Per cogliere la disposizione del Centro Storico è utile ricordare il percorso dell'Appia Antica per chi proveniva da Roma. Da Albano si scendeva nel vallone di Ariccia, e a partire almeno da epoche medioevali, ci si inerpicava fino a Porta Romana, si attraversava tutto il borgo e si sboccava da Porta Napoletana dirigendosi alla volta dell'erta della Catena e del Colle Pardo verso Genzano. \n \nL'attuale Corso di Ariccia quindi, fino alla costruzione del Ponte Monumentale è stato l'asse viario principale dell'abitato. \n \nAi fasti che la città di Aricia aveva conosciuto nell'antichità, era seguita un'inesorabile decadenza, conseguenza delle invasioni barbariche che avevano reso insicuro il percorso dell'Appia facendo preferire quello della Via della Faiola (attuale Via dei Laghi) per gli spostamenti verso il Lazio meridionale. Priva del grande volano economico rappresentato dall'Appia la *Regina Viarum*, la città era andata man mano spopolandosi fino a quasi essere cancellata dalle mappe dei centri abitati in seguito alle disatrose incursioni saracene che si susseguirono a più riprese fra l'846 e il 916 e soprattutto alla cambiata disposizione viaria. \n \nNel 1473 quando i Savelli acquisirono per permuta dai monaci di Grottaferrata, il territorio di Ariccia, si impegnarono a ricostruire e rendere abitabili, ruderi inagibili in un territorio pressoché abbandonato. L'attuale Centro Storico nelle sue unità abitative più antiche risale a questo periodo di rinascita, per quanto occupi parte dell'antica acropoli di Aricia e quindi sicuramente testimone di vestigia millenarie. Le risistemazioni seicentesche grazie al disegno urbanistico berniniano, diedero lustro all'abitato oltre che nei suoi aspetti più splendidamente scenografici della Piazza di Corte anche nell'assetto dell'asse viario principale con la sistemazione dei possenti bastioni meridionali e della Porta Romana, del Complesso di San Nicola di Bari e infine della Porta Napoletana. \nIl Corso, attuale Corso Garibaldi, non ha mai smesso dalla fine del '500 in poi di arricchirsi di palazzi signorili, come nel caso del Palazzo Primoli (piazza della Repubblica nn. 4-10), già Casino Kaisermann, acquistato nella prima metà dell'800 da Carlo Luciano Bonaparte principe di Canino, fratello di Napoleone che pervenne per eredità ai Conti Primoli. Tipico edificio di gusto neoclassico, ospitò a cavallo dell'Otto-Novecento, personaggi di primo piano nel panorama artistico e culturale come Marcel Prevòst, Gabriele D'Annunzio, Eleonora Duse, Matilde Serao e Aristide Sartorio. \n \nIl Corso sbocca verso Porta Romana nella panoramica Piazza Mazzini che offre un meraviglioso belvedere con veduta su Vallericcia e la campagna romana fino al mare, dominando il berniniano Bastione Meridionale. Bernini costruì il monumentale bastione nel 1666 a sostegno dello sperone su cui sorge l'abitato, l'opera coronata da un grosso cornicione a toro in peperino, ingloba murature di età sillana.","type":"","dates":"","bibliography":"","author":"arch. Francesco Petrucci","info":"Questa scheda descrive anche i seguenti monumenti situati all’interno o a ridosso del Centro Storico: Corso Garibaldi, Palazzo Primoli, Piazza Mazzini, Bastione Meridionale \n \nPer Complesso di San Nicola (Chiesa di San Nicola, Palazzo Municipale, Fontana della bella Flora, Tempio Repubblicano) e Porta Romana fare riferimento alle schede specifiche.","prepared_by":"Museo Senza Frontiere, Saverio Capozzi, sulla base di materiale fornito da: \narch. Francesco Petrucci; © Museum With No Frontiers (MWNF).","how_to_reach":"Il centro storico si raggiunge da Piazza di Corte oppure, venendo dall’Appia Antica, attraverso Porta Romana alla fine dell’abitato verso Vallericia.","further_readings":[{"url":"explore/monument/1330/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Bastione Meridionale, Italian (PDF)"},{"url":"explore/monument/1330/reading/it/2.pdf","file_details":"Petrucci F., Palazzo Bonaparte Primoli (P.zza della Repubblica 4-10), Italian (PDF)"},{"url":"explore/monument/1330/reading/it/3.pdf","file_details":"Petrucci F., Palazzo Savelli (C.so Garibaldi 9-23), Italian (PDF)"}]},"8bcaf27c-cc8f-5f73-86e4-806695372c86":{"name":"Chiese di San Martín, Santa María, San Miguel, Salvador","description":""},"8c15794d-8e88-54a0-a879-807aee0962d6":{"name":"Castello e nucleo museale","description":""},"8c54f38e-a3cf-5faf-b07b-5c9551b5fb78":{"name":"Coretto","description":"Particolare di uno dei coretti. Il suo profilo elegante e curvilineo e l'incorniciatura in stucco richiamano altre creazioni di Alfonso Torreggiani. I coretti erano comunemente costruiti nelle chiese per permettere ad alcuni fedeli, famiglie nobili per esempio, di assistere alla messa senza essere visti. Nelle chiese piccole, come questa, i coretti erano spesso finti e non erano praticabili.","location":"Interno della chiesa"},"8c6ee081-d472-534a-b51e-4b97ef79f4c0":{"name":"Castello della Favara a Maredolce.","description":"La struttura originaria dell'edificio è assimilabile a quella dei ribât nordafricani: un impianto pressoché quadrato (qui con un avancorpo sporgente su di un lato) con torri angolari ed i vari ambienti disposti lungo il perimetro. Il nome Favara, di derivazione araba, si riferisce alla sorgente d'acqua dolce situata ai piedi della montagna che alimentava il laghetto artificiale disposto attorno ai lati sud, est e ovest dell'edificio. Si accedeva al castello dal fronte nord-orientale, la parte meglio conservata del complesso. L'edificio fu forse costruito tra il 388AH/998 ed il 409AH/1019 dall'emiro kalbita Ja'far, nel periodo del suo governo, come palazzo suburbano. Successivamente, la scelta geografica del sito e la distribuzione degli ambienti del palazzo piacquero ai nuovi sovrani normanni, che mantenendone le caratteristiche più significative, dovettero apportare però notevoli alterazioni, dotandolo tra l'altro di una cappella cristiana forse sullo stesso luogo in cui sorgeva la originaria moschea privata dell'emiro. Il palazzo normanno doveva svilupparsi, con due elevazioni, intorno alla vasta corte a “L”, con portici coperti da volte a crociera. Era evidentemente usato come residenza di piacere al pari della Zisa e della Cuba. Le uniche tracce superstiti riferibili ad un edificio del periodo arabo sono ravvisabili, oltre che nell'impianto generale del complesso, nella peschiera, su cui sono ancora rilevabili resti di intonaco idraulico rosso. Il bacino doveva essere ampio e profondo al punto da permettere la navigazione di piccole barche, consentendo anche la pesca.","short_description":"Probabilmente costruito in età kalbite come residenza di piacere, venne successivamente riutilizzato e riadattato dai Normanni. La struttura originaria dell'edificio ricorda i *ribât* nordafricani. Il nome arabo Favara si riferisce alla sorgente d'acqua dolce che alimentava il laghetto disposto attorno all'edificio.","dates":"AH 388–409 / 998–1019; seconda metà del XII secolo.","location":"Palermo","method_for_datation":"Fonti storiche fanno riferimento all'assalto di questo castello, da parte della popolazione palermitana, nel corso della sommossa antiaraba del 409AH/1019.","bibliography":"Anastasi, L., L'arte nel parco reale normanno di Palermo, Palermo, 1935 \n \nBellafiore, G., Giardini e parchi della Palermo normanna, Palermo, 1992","author":"Pier Paolo Racioppi","patrons":"Emiro Ja’far?","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","explore":{"name":"Castello della Favara a Maredolce","description":""}},"8cb98af1-a3e5-562a-8c7d-ebfedc919fa4":{"name":"Burj nord, museo delle armi (opzione)","description":""},"8cc090bf-1a29-5ea8-9f5c-512518402c01":{"name":"Museo Diocesano","description":""},"8ccbaa31-b421-5021-93e1-cbef33bda24f":{"name":"Collegio Umanistico o di Grammatica e Canto (opzione)","description":""},"8cce66ec-0741-559a-a89c-afb0c95592e5":{"name":"Qasr Khirbat al-Mafjar (Palazzo di Hishâm) (opzione)","description":""},"8ce96854-8c7d-59a9-952c-b295df7f550a":{"name":"*Glorificazione della famiglia Miti*","description":"Il soffitto è decorato con un motivo a nicchie con cartigli e mensole; al centro è rappresentata una scena allegorica.","dates":"1680 ca.","location":"Palazzo Miti Zagnoni, primo piano, salone d'onore, soffitto"},"8cecdf8d-601e-5e58-8631-da8f4858ef23":{"name":"La città medioevale","description":""},"8cf711ef-326a-51bf-818a-639544b40d95":{"name":"Castello Normanno","description":"","explore":{"name":"Castello Normanno","description":""}},"8d38e61d-b224-54fe-9085-4436dc658720":{"name":"Chiesa di Santiago","description":""},"8ded251e-3db1-5c11-b84b-eddb4e457089":{"name":"Il palazzo omayyade","description":""},"8e028480-2139-5321-be75-aa5ace6155c1":{"name":"I palchi","description":"I palchi sono sostenuti da sirene e cariatidi tutte rappresentate in atteggiamenti diversi.","dates":"1763","location":"Teatro Aldrovandi Mazzacurati, Villa Aldrovandi-Mazzacurati"},"8e1bf983-a674-5ada-a189-cf3b4d45a5c8":{"name":"Rovine del Cerro da Vila","description":""},"8e954d73-2c63-5e43-8c7f-1c76b49a5184":{"name":"Hammâm al-Jadîda (al-Shifâ’)","description":""},"8ecd381f-438f-5296-9cd2-7e77437025c9":{"name":"Zâwiya Raissuniya","description":""},"8ee3f3d0-ba08-5544-befb-51e38d6f409c":{"name":"La qasba","description":""},"8f369c60-4aa0-5c10-8efc-518ab3ff903d":{"name":"Il funduq dei Fabbri","description":""},"8f4022b6-8047-5abc-b9ae-109896ed5379":{"name":"Turbat al-Bey","description":""},"8f7677b1-f9ba-5c92-859b-59c61be97c47":{"name":"Madrasa al-Tâziyya","description":""},"8fe6f6f6-81b2-52b8-afc8-bd2bced1f959":{"name":"Madrasa di Qânibây Amîr Akhûr","description":""},"8fe70fa2-141b-5099-9860-09eb2b77f2e5":{"name":"Khân al-Wikâla al-Gharbiyya","description":""},"90660193-a19a-5963-818e-d9ce224c4e62":{"name":"Moschea della Qubbat al-Su‘ûd (Cupola dell’Ascensione)","description":""},"908fb969-eefc-5b10-b389-f902b2a07be4":{"name":"Ribât Bayram Jâwish","description":""},"90c1e5aa-74f7-5568-9f75-2b67bc03aae3":{"name":"Bastioni delle mura andaluse","description":""},"911ec4f4-8e00-5e0d-a633-482ba78eb929":{"name":"Terme vecchie (Eski Kaplıca)","description":""},"9120f347-387c-59c7-b14d-f797076fce67":{"name":"Antica cinta muraria","description":""},"9124c730-a9e4-57e6-a634-b651fa56fd75":{"name":"Caserma Sîdî al-Murjânî (opzione)","description":""},"912a5dce-3235-51b8-b5b0-76d4046d0510":{"name":"Madrasa Masbahiya","description":""},"91dd31ec-d1ea-5779-a963-dd12890bdee9":{"name":"Ville di inizio '900","description":"La comparsa di ville di indubbia qualità architettonica, armoniosamente inserite nel contesto boschivo ai margini dell’abitato, conferì in pochi decenni, a partire dai primi del ‘900, un signorile carattere residenziale ad un contesto abitativo con tradizionale vocazione rurale, qualificando Ariccia come ambita meta turistica della borghesia romana. \n \nUna prima fase di questa trasformazione interessò l’area compresa tra il borgo Garibaldi di Albano e il Ponte Monumentale, con una serie di costruzioni in stile classicheggiante e liberty. Immerse nel verde emergono la Villa Augusta (detta anche “Bianca”), costruita nel 1910 in stile neoclassico con porte rimontate provenienti da Villa Torlonia a Roma. \n \nLa Villa Le Lieure, attuale “Hotel Villa Aricia”, che conserva i resti del Tempio di Esculapio e che accolse per periodi di villeggiatura, Garibaldi e la sua famiglia. \n \nIl Villino Barbetta in stile neogotico e la Villa Amalia in stile liberty come la Villa Volterra che spicca sul “giardino-antiquarium” ricco di reperti archeologici dell’Aricia romana, e che con la sua altana su cui sorge la statua della Signora dei Venti, si pone come in dialogo ideale con la Piazza di Corte dall’altra parte del ponte. \n \nLa Villa Macrì, infine, fatta costruire poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale nel 1939, dall’allora direttore generale del Ministero della Cultura Popolare.","type":"","dates":"","bibliography":"","author":"arch. Francesco Petrucci","prepared_by":"Museo Senza Frontiere, Saverio Capozzi, sulla base di materiale fornito da: \narch. Francesco Petrucci; © Museum With No Frontiers (MWNF).","how_to_reach":"Le ville descritte in questa scheda si trovano in Località Villini, sull’Appia Nuova, tra la fine dell’Abitato di Albano e il Ponte Monumentale.","further_readings":[{"url":"explore/monument/1344/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Località Villini, Italian (PDF)"},{"url":"explore/monument/1344/reading/it/2.pdf","file_details":"Petrucci F., Villa Amalia (V. dei Villini 33-37), Italian (PDF)"},{"url":"explore/monument/1344/reading/it/3.pdf","file_details":"Petrucci F., Villa Augusta (V. dei Villini 2), Italian (PDF)"},{"url":"explore/monument/1344/reading/it/4.pdf","file_details":"Petrucci F., Villa Barbetta (V. dei Villini 27-31), Italian (PDF)"},{"url":"explore/monument/1344/reading/it/5.pdf","file_details":"Petrucci F., Villa Le Lieure (V. dei Villini 4-8), Italian (PDF)"},{"url":"explore/monument/1344/reading/it/6.pdf","file_details":"Petrucci F., Villa Volterra (V. dei Villini 39), Italian (PDF)"}]},"91e54f49-adc6-561d-beb9-1ac140535ab7":{"name":"Chiesa di San Román","description":""},"92161025-78e1-5830-b62b-9297166e8c90":{"name":"Santuario della Beata Vergine di S. Luca","alternate_name":"La Madonna di S. Luca","description":"Partendo dal progetto di Sacchi, i disegni di Dotti immaginano una pianta ellittica, completata da una enorme cappella maggiore coperta da un agrande cupola. Soprattutto Dotti pensò ad un collegamento molto ingegnoso e sorprendente tra il corpo della chiesa e l'ultima parte del portico che conduce il fedele dalla città. La facciata principale è collegata al cammino coperto da una sorta di tribuna (un'altra, ripetuta simmetricamente sull'altro lato della fronte apre all'uscita), un luogo di riposo dopo lo sforzo di salire il colle, aperto verso il cielo, che incoraggia alla meditazione e alla preghiera prima di entrare nello spazio sacro della chiesa.","short_description":"Posto sul cosiddetto colle ‘della Guardia’, alla periferia di Bologna, il santuario è dedicato alla Vergine, e precisamente ad una immagine miracolosa raffigurante la Madonna col Bambino attribuita al pennello di S. Luca. Luogo di speciale devozione per la gente di Bologna, questo complesso religioso è caratterizzato dall'armonioso rapporto tra architettura e paesaggio. Le morbide curve sembrano ispirate non solo alla sinuosità della posizione geografica del portico che conduce al santuario ma anche alla struttura lineare e circolare dell'edificio principale.","type":"Architettura religiosa (santuario)","dates":"1723–1765","location":"Bologna","method_for_datation":"Documenti storici","bibliography":"Matteucci, A.M., *Carlo Francesco Dotti e l'architettura bolognese del Settecento*, Bologna, 1969, pp. 73-99 \n*La Madonna* *di San Luca in Bologna. Otto secoli di storia, di arte e di fede* (eds. M.Fanti and G.Roversi), Milan, 1993.","author":"Silvia Medde","translator":"Silvia Medde","history":"Nel 1680 il Cardinal Lazzaro Pallavicino lasciò una somma di denaro per costruire un nuovo altare per l'immagine miracolosa della Vergine che si trovava nella vecchia chiesa; lo si costruì nel 1696 in forma di cappella in stile moderno. Nello stesso anno vennero intrapresi lavori di ristrutturazione che portarono ad un ampliamento della chiesa, tanto che quando la nuova cappella fu finita (1713) la chiesa apparve troppo povera e inadatta. L'architetto G. Paolo Sacchi ricevette l'incarico di progettare un nuovo edificio e il suo progetto fu presentato nel 1717. Cinque anni dopo lo svizzero Carlo Francesco Dotti, un famoso capomastro, realizzò un progetto nuovo che fu approvato e finalmente realizzato. \nIl nuovo santuario fu consacrato nel 1765.","patrons":"Chiesa di Bologna e privati cittadini","copyright":"Copyright immagini: Ufficio Beni culturali ecclesiastici della diocesi di Bologna.","architects":"Architetto: Carlo Francesco Dotti; scultore: Angelo Gabriello Piò; pittore: Vittorio Maria Bigari","monument_contact":{"email":"santua12@beatavergine.191.it","phone":"051 6142339","address":"Via di S. Luca, 36 \nBologna","institution":"Diocesi di Bologna"},"explore":{"name":"Santuario della Beata Vergine di San Luca","description":""}},"92585462-61ce-5c52-97cd-a33e4c532b42":{"name":"Osservatorio astronomico di Palazzo Poggi","alternate_name":"La Specola","description":"Costruito per avere una visione chiara dell'intero cielo notturno, l'Osservatorio ha una struttura massiccia ed elevata e la forma di una torre. La parte superiore è posta su un'ampia terrazza sporgente. In cima sta un'ampia stanza dalle grandi finestre, ruotata di 90° rispetto all'asse della torre sottostante. \nSi sa che il progetto fu modificato dagli architetti con l'aiuto di molti esperti, non solo di architettura ma anche colti scienziati che lavoravano all'interno dell'Istituto, per esempio Eustachio Manfredi.","short_description":"Assieme al Teatro Anatomico nel Palazzo dell'Archiginnasio, l'Osservatorio è una delle testimonianze più importanti della cutura e dell'attività scientifica nell'età barocca. Entrambi erano legati a luoghi del sapere: mentre il teatro era parte del cosiddetto ‘studio’, la celebre università cittadina, la Specola venne creata come parte del settecentesco Istituto delle Scienze, una moderna istituzione dove, secondo il progetto del fondatore, il conte e generale Luigi Ferdinando Marsili, scienziati e artisti avrebbero dovuto collaborare nella ricerca e nell'insegnamento.","type":"Osservatorio astronomico","dates":"1712–1725","location":"Bologna","method_for_datation":"Documenti storici","bibliography":"Matteucci, A. M., *Carlo Francesco Dotti e l'architettura bolognese del Settecento*, Bologna, 1969, pp. 100-101 \nLenzi, D., “Le trasformazioni settecentesche”, *Palazzo Poggi: da dimora aristocratica a sede dell'Università di Bologna* (ed.A.Ottani Cavina ), Bologna, 1988, pp. 58-78","author":"Silvia Medde","translator":"Silvia Medde","history":"L'Osservatorio fu creato come parte dell'Istituto delle Scienze. L'Istituto, dovuto all'intelligenza preveggente del suo fondatore, Luigi Ferdinando Marsili, si componeva di due accademie. La prima si occupava di studi scientifici mentre la seconda era stata creata per l'insegnamento delle arti. All'inizio del Settecento divenne necessario trovare un luogo adatto ad ospitare l'Istituto. Tra i requisiti richiesti c'era la stabilità della struttura dell'edificio, in modo da poter erigere un osservatorio sul tetto. L'Accademia acquistò il cinquecentesco palazzo di proprietà del cardinale Giovanni Poggi. L'osservatorio fu iniziato nel 1712 sotto la direzione dell'architetto Giovanni Battista Torri. L'anno dopo, in seguito alla sua morte, Carlo Francesco Dotti, architetto dell'osservatorio, modificò il progetto. I lavori terminarono nel 1725.","patrons":"Istituto delle Scienze","architects":"Giuseppe Antonio Torri; Carlo Francesco Dotti","monument_contact":{"fax":"+39 0512099402","email":"museopoggiorganizzazione@unibo.it","phone":"+39 0512099398","address":"Via Zamboni, 33 \nBologna","institution":"Museo della Specola (Università di Bologna)"},"explore":{"name":"Osservatorio astronomico di Palazzo Poggi","description":""}},"92d8d3cb-ef2e-5f30-8310-94032b8f1c3d":{"name":"Chiesa e torre di San Pedro","description":""},"93dc955e-5456-5b7f-8ed7-50decaf50978":{"name":"Cattedrale","description":"","explore":{"name":"Cattedrale","description":""}},"93f422d4-09d0-533b-8bd3-2ec766f98eef":{"name":"Porta Romana","description":"La Porta Romana, così chiamata perché poggiando sui possenti bastioni meridionali è rivolta in direzione Roma rispetto alla Porta Napoletana all’altro capo del borgo, rivolta verso Napoli. La Porta fu realizzata nel 1673 da Luigi Bernini e Giovan Battista Contini su idea di Gian Lorenzo Bernini. L’architettura si richiama a linee neo-medioevali, in continuità con le adiacenti mura merlate, fatte edificare dai Malabranca, feudatari di Ariccia dal 1168 al 1223. Inglobato nelle mura si riconosce un portale più piccolo ad arco, la “Portella”, antico accesso ad Ariccia. Il fronte esterno della Porta Romana reca lo stemma in marmo dei Chigi della Rovere, scolpito da Lino Malucardi.","type":"","dates":"","bibliography":"","author":"arch. Francesco Petrucci","prepared_by":"Museo Senza Frontiere, Saverio Capozzi, sulla base di materiale fornito da: \narch. Francesco Petrucci; © Museum With No Frontiers (MWNF).","how_to_reach":"Situata in fondo al Centro Storico, uscendo in direzione Appia Antica (Vallericcia).","further_readings":[{"url":"explore/monument/1381/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Porta Romana, Italian (PDF)"}]},"9411ccaa-8362-520b-9e6d-32b98c186afe":{"name":"Fontana delle Tre Cannelle","description":"La fontana sotto il porticato del Casino Antonini, su piazza di Corte, detta “delle donne” poi “delle tre cannelle”, fu realizzata nel 1614 dai Savelli per portare l’acqua nell'abitato, ma venne completamente rinnovata in seguito al progetto berniniano del 1666. E’ costituita da una struttura tripartita, con vasca in basalto su mensole. Sulla parte centrale incorniciata, dalla quale sboccano le tre cannelle che danno il nome alla fontana, campeggia lo stemma Chigi. \n \nAl di sopra della fontana compare la lapide sepolcrale dell’eretico Simon Mago, che la tradizione vuole morto ad Ariccia dopo la fatale caduta da una torre che fronteggiava la basilica di San Pietro a Roma.","type":"","dates":"","bibliography":"","author":"arch. Francesco Petrucci","prepared_by":"Museo Senza Frontiere, Saverio Capozzi, sulla base di materiale fornito da: \narch. Francesco Petrucci; © Museum With No Frontiers (MWNF).","how_to_reach":"Di fronte a Porta Napoletana.","further_readings":[{"url":"explore/monument/1340/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Fontana delle Tre Cannelle, Italian (PDF)"},{"url":"explore/monument/1340/reading/it/2.pdf","file_details":"Petrucci F., Palazzo Antonini (C.so Garibaldi 1-3), Italian (PDF)"}]},"94225520-e693-542a-a6b9-940aecf88c25":{"name":"Tomba di Giuseppe","description":""},"942aa4fa-5131-50af-950e-f77a865ded82":{"name":"Sabîl e kuttâb del Sultano Qâytbây","description":""},"9465d5e3-e4fa-516d-8c1b-9e3b4a0aa8cb":{"name":"Cuba","description":"","explore":{"name":"Cuba","description":""}},"947463ed-539a-5fc9-bf28-0f3dc0856faf":{"name":"Moschea di Hasan Nasr Allah","description":""},"94cdeee7-53c5-5761-ab9d-acf97269177b":{"name":"Complesso urbano","description":""},"95a2d9be-5d82-5b2d-8293-317f5f8f3485":{"name":"Madrasa di Taghrî Bardî","description":""},"95d647e0-97e7-550f-96d6-19c408524877":{"name":"Il ponte di Mejez el-Bab","description":""},"95e3c23b-f81b-51dc-afbf-e982aaf5e7a3":{"name":"Castello","description":"","explore":{"name":"Castello","description":""}},"95e53274-5649-564f-95b7-1dd7917bec2d":{"name":"Chiesa e Torre di San Pedro de los Francos","description":""},"95fd1528-024d-5d35-98bb-e96bcc569b0b":{"name":"Moschea Eski","description":""},"965899fc-aa3e-5147-ae6e-550eff2b95c8":{"name":"Loggia e portici","description":"Una veduta scenografica della loggia che mostra i diversi punti di vista che risultano dall'uso di colonne, balaustre e portici, tipici della tradizione barocca.","dates":"XVII secolo","location":"Fronte della villa Garagnani"},"9686b517-bef2-54a3-b25e-6a14dd1bb8fb":{"name":"Castello Maniace","description":"","explore":{"name":"Castello Maniace","description":""}},"96f5e1bc-8010-511e-913e-c581031aaa81":{"name":"Qasr al-Kharrâna","description":""},"9709130f-3233-59f7-bcd0-0c3810a8a498":{"name":"Palazzo Malvasia","description":"Dopo un primo contatto con l'architetto Alfonso Torreggiani nel 1745, il conte ingaggiò l'anno dopo Giovanni Carlo Sicinio Galli Bibiena, figlio di Francesco e nipote di Ferdinando, i famosi architetti e scenografi che avevano lavorato per le più prestigiose corti europee. Anche Giovanni Carlo, poco tempo dopo aver progettato la scala di Palazzo Malvasia, lasciò Bologna per Lisbona. \nSu un'area molto piccola (circa 4x7 metri) la scala si sviluppa su una pianta ovale; è caratterizzata da una sola rampa, molto sinuosa e dinamica, e dalla presenza di due figure mitologiche: la prima, che rappresenta Sisifo, si trova a destra della voltata della scala, mentre la seconda, che rappresenta Atena, sta in una nicchia scavata nel muro, con due draghi araldici ai lati. Le statue furono eseguita dalla scultore Filippo Scandellari con l'aiuto di Giovan Battista Canepa. \nIl soffitto mostra una soluzione particolare, tipica dell'architettura barocca bolognese: il cosiddetto 'sfondato' che consiste nel porre una “camera di luce” (uno spazio con finestre invisibili ai visitatori), spesso dipinta, come in questo caso, e aperta al centro.","short_description":"Molto originale nella forma, la scalinata realizzata nella residenza della famiglia Malvasia è una della più interessanti creazioni dell'architettura bolognese tardo barocca. Fu disegnata da Giovanni Carlo Sicinio Galli Bibiena, membro della celebre famiglia di architetti di teatri e scenografi; grazie alla sua abilità in questo campo l'opera è fatta per stupire e coinvolgere il visitatore, invitandolo a salire le scale, raggiungendo l'appartamento del conte Cesare Alberto.","type":"Architettura residenziale","dates":"1746–1747","location":"Bologna","method_for_datation":"Documenti storici","bibliography":"Roversi, G., *Palazzi e Case Nobili del '500 a Bologna. La storia, le famiglie, le opere d'art*e, Bologna, 1986, pp. 300-307 \nGodinho Mendonça, I.M., “Precisazioni sullo scalone di palazzo Malvasia in Strada Maggiore a Bologna”, *Arti a confronto. Studi in onore di Anna Maria Matteucci* (ed. D. Lenzi ), Bologna, 2004, pp. 289-303, figg. 211-216, XC-XCI","author":"Silvia Medde","translator":"Silvia Medde","history":"Dopo aver acquistato nel 1535 un palazzo originariamente costruito per la famiglia Fantuzzi e posto in Strada Maggiore, i Malvasia lo restaurarono mantenendo il vecchio portico e costruendo una facciata nuova per i piani superiori. Importanti lavori, intesi a rinnovare l'interno del palazzo vennero intrapresi, o almeno iniziati, attorno alla metà del XVIII secolo. Furono commissionati dal conte Cesare Alberto, dal 1756 membro del Senato Bolognese, in occasione delle sue nozze con Ginevra Gozzadini, nel 1745. Cesare visse in questo palazzo fino al 1761, quando si trasferì in un'altra residenza progettata e costruita sotto la sua supervisione in un nuovo stile, ispirato all'architettura italiana a bolognese del XVI secolo. Il palazzo di Strada Maggiore fu allora venduto a Filippo Savini, nel 1771.","patrons":"Conte Cesare Alberto Malvasia","copyright":"Copyright immagini: Comune di Bologna, Musei Civici d'Arte Antica.","architects":"Architetto: Giovanni Carlo Sicinio Galli Bibiena; scultore: Filippo Scandellari; aiuto scultore: Giovan Battista Canepa","monument_contact":{"fax":"051 266661","address":"Strada Maggiore, 22 \nBologna","institution":"Proprietà privata"},"explore":{"name":"Palazzo Malvasia","description":""}},"974195a5-e49d-59ef-87c7-ea3cbba1c3da":{"name":"Castello di Calatubo","description":"","explore":{"name":"Castello di Calatubo","description":""}},"9747e0f3-0292-5635-aaaa-3138a80481c3":{"name":"Quartiere Swika: strade e case","description":""},"977620b0-e9c5-5c9f-a82f-14e43800712f":{"name":"Pompeo Aldrovandi riconcilia lo Stato Pontificio col Regno di Spagna","description":"Un momento molto importante della carriera di diplomatico di Pompeo Aldrovandi.","dates":"1744–1748","location":"Palazzo Aldrovandi, interno, primo piano"},"97fcd65c-140e-5f02-af6d-be912af1408c":{"name":"*Glorificazione della famiglia Miti*","description":"La Giustizia regge la bilancia mentre il Diritto vi depone sopra un giglio.","dates":"1680 ca.","location":"Palazzo Miti Zagnoni, primo piano, salone d'onore, soffitto"},"98cddc8f-4a9e-5746-89ab-555ccc8f513a":{"name":"Chiesa di San Miguel Bajo","description":""},"990449da-d78b-5865-9816-b5be7b3e9f0e":{"name":"Scalone monumentale","description":"Lo scalone a doppia rampa fu costruito tra il 1726 e il 1738 da Domenico Trifogli, seguendo il modello di quelli delle residenze senatorie bolognesi; le sculture sono di Francesco Janssens e le decorazioni in stucco di Giambattista Verda.","dates":"1726-1738","location":"Palazzo Tozzoni, Imola, interno"},"99770697-2dfc-5077-896a-483da326c009":{"name":"Capo São Vicente","description":""},"99e5494b-54d0-53c1-b3cc-6e72556528c8":{"name":"Moschea del sultano al-Mu’ayyad Shaykh","description":""},"9a1f28f7-9b28-5ac1-b3bb-01021e975dea":{"name":"Grande moschea di ‘Umar","description":""},"9a3c0c62-0dca-522d-980d-992b93346750":{"name":"Centro urbano","description":"","explore":{"name":"Centro urbano","description":""}},"9a742baa-7dd5-5136-ad29-a1421fb6903a":{"name":"Qubbat Bin al-Qahhâwî","description":""},"9ade136b-945c-5231-b7b5-69a4d6c5f03f":{"name":"Arco do Repouso","description":""},"9b3fedda-46ac-57fe-869c-ee65a2bb8b5c":{"name":"Chiesa di San Lorenzo","description":""},"9b559de2-3817-5372-a09b-c78e51176597":{"name":"Khânqâh del sultano Baybars al-Jâshankîr","description":""},"9ba78b61-e108-549f-8720-ca15795eee82":{"name":"Salone delle udienze di Mâmây al-Sayfî","description":""},"9bdcc288-a06f-5d54-a026-ba2d1a0ae9fd":{"name":"La moschea di Sîdî ‘Abd al-Latîf","description":""},"9bec8aad-e5b4-5492-b2d7-a25bee3aeda9":{"name":"Hûsh Kharâyif","description":""},"9c06b6f6-81cd-5dda-806d-0ea2f5eb2efe":{"name":"Moschea di Ouled Majid","description":""},"9c25b457-c8bb-51f6-b26a-c75d3112c6e6":{"name":"Il ponte di Jedeyda","description":""},"9cc65cfc-0f89-5a2c-bd26-b9ab88ac5cf9":{"name":"Madrasa di Jawhar al-Lâlâ","description":""},"9d1fbed2-0e1f-5fe6-a0af-b52fd18f9276":{"name":"Castello","description":"","explore":{"name":"Castello","description":""}},"9d62daee-1e71-580a-b1b0-dbe383333329":{"name":"Il palazzo del Bardo (soltanto museo)","description":""},"9dfc65a1-63b8-58b6-b9e7-a86993bf0456":{"name":"Qasr al-Mushatta","description":""},"9e1ec63f-821f-5c65-a4d5-3ccb0af50ea9":{"name":"Chiesa del Monastero di Santa Isabel la Real","description":""},"9ee1537d-1715-5fd0-85ba-b422466ac4a0":{"name":"Palazzo Bonaparte Primoli (P.za della Repubblica 4-10)","description":"Il Palazzo affaccia su piazza della Repubblica (nn. 4-10), già piazza Agostino Chigi, alla fine del Corso. Decorato a bugnato, è disposto su tre piani e sovrastante piano attico, con un avancorpo sulla destra inquadrato da paraste binate ioniche e basamento bugnato. Costruito in forme neoclassiche attorno al 1830 da Luciano Bonaparte principe di Canino (1775-1840), fratello di Napoleone, ed ampliato da Carlotta Bonaparte nel 1858-59 (parte sinistra). Fu residenza di campagna del conte Giuseppe Primoli (1851-1927), fotografo e figura di primo piano dell’ambiente culturale della Roma post-unitaria. \n \nLa dimora ebbe ospiti illustri, tra cui Matilde Serao, Gabriele D’Annunzio, Marcel Prevòst, Ernest Hébert, Aristide Sartorio ed altri importanti artisti e letterati dell’epoca. Nel 1919 il palazzo fu alienato a Nicola Bianchi e frazionato in varie unità immobiliari. \n(Bibliografia: F. Petrucci, 1993; Ariccia 1996)","type":"","dates":"","bibliography":"","further_readings":[{"url":"explore/monument/1420/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Palazzo Bonaparte Primoli, Italian (PDF)"}]},"9efb570c-14fd-5e98-8798-d62a5adbb1a4":{"name":"Kutu Han","description":""},"9f9504a5-0623-59e8-8da1-fc09d4f07d24":{"name":"Moschea di Yıldırım","description":""},"a0052411-65b2-5767-9dac-0c6541d19290":{"name":"Chiesa di San Pedro","description":""},"a01563a7-34ca-563c-bc5c-6d36f6b584ee":{"name":"Zâwiya al-Khalwâtiyya (al-Hamrâ’)","description":""},"a01d7c4a-828f-52da-ad29-dc744575a330":{"name":"Castello","description":"","explore":{"name":"Castello","description":""}},"a0304177-f3e6-5d93-a221-777bdf6aa89a":{"name":"Il forte centrale","description":""},"a04d9420-e1b8-581e-a7db-602c97c63609":{"name":"Rupe con resti del castello","description":"","explore":{"name":"Rupe con resti del castello","description":""}},"a07ef2fc-2aaf-5006-b239-8f3cfb8708f1":{"name":"Moschea Shihâb al-Dîn Ibn ‘Uthmân","description":""},"a0dac891-0d41-5fbb-8efd-6cc3402d37e9":{"name":"Castello","description":"","explore":{"name":"Castello","description":""}},"a0e062fc-9104-5279-9fa1-1cd2d4ae94fb":{"name":"La qsiba (opzione)","description":""},"a15f7c65-977c-5435-8281-ac5c8dc69173":{"name":"Il parco archeologico","description":""},"a19c89b4-c835-5a65-9818-dec3b1b31c93":{"name":"Il palazzo al-‘Abdaliya","description":""},"a26bb805-28b4-55ca-825a-a7f29198233f":{"name":"Complesso di İlyas Bey","description":""},"a3dbcd5e-444c-5eb7-b75a-b12e4e2d351c":{"name":"Chiesa dell'Assunzione","alternate_name":"Chiesa del Crocefisso","description":"La facciata sobria ed elegante della chiesa si affaccia su una piazza e funge da quinta architettonica in rapporto ad una delle strade principali. La chiesa è a pianta centrale, con tiburio ottogonale. La facciata in mattoni è composta da due ordini collegati da eleganti volute, un elemento tipicamente barocco. \nGrazie all'abside emisferica l'interno risulta piuttosto spazioso ed è marcato da colonne in stucco bianco; tra di loro si aprono i coretti dalle raffinate cornici di stucco. \nGli altari datano tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo. L'abside è neoclassica.","short_description":"Questa chiesa fu rinnovata dall'architetto Alfonso Torreggiani. È una delle tante chiese della diocesi di Bologna situate in cittadine fuori dalla grande città e ricostruite o ristrutturate nel XVIII secolo. \nL'architettura religiosa tardo barocca locale è caratterizzata da uno stile sobrio, privo di decorazioni pittoriche, ma è arricchita da elementi strutturali, in questo caso i piccoli, eleganti coretti laterali posti all'interno.","type":"Architettura religiosa (chiesa)","dates":"Progettato nel 1748 ca.","location":"Medicina, Bologna","method_for_datation":"Documenti storici.","bibliography":"L. Samoggia, *Veder lo dolce piano. Guida di Medicina e del suo territorio*, Medicina, 1994.","author":"Marta Forlai","translator":"Marta Forlai","history":"La piccola chiesa fu commissionata dalla locale confraternita dell'Assunzione per sostituire la propria vecchia sede. Fu disegnata da Alfonso Torreggiani nel 1748 e fu costruita negli anni seguenti.","patrons":"Confraternita dell'Assunzione","copyright":"Copyright immagini: Ufficio Beni culturali ecclesiastici della diocesi di Bologna.","architects":"Alfonso Torreggiani (Budrio, 1682 – Bologna, 1764) \nUno dei due protagonisti, assieme a Carlo Francesco Dotti, dell'architettura bolognese ed emiliana del XVIII. Utilizza perfettamente il cosiddetto stile Barocchetto: la più brillante ed elegante espressione artistica del tardo barocco locale.","monument_contact":{"address":"Piazza Andrea Costa, \nMedicina, Bologna","institution":"Diocesi di Bologna"},"explore":{"name":"Chiesa dell'Assunzione","description":""}},"a42b06e8-38db-553b-97ea-ea49808f0df9":{"name":"Bedesten","description":""},"a45cf8b8-89ee-5918-8e96-29278617d834":{"name":"Tomba di Rachele","description":""},"a46ef866-c3bf-54af-98b0-8795abf64035":{"name":"Villino Volterra (V. dei Villini 39)","description":"The villa, with entrances on via Appia Nuova (via dei Villini, n. 39) and via Vito Volterra (n. 1), was designed in liberty style in 1904 by architect Giulio Magni (1859–1930). The building overlooks the garden-antiquarium, rich in archaeological finds of Roman *Aricia*, and with its belvedere where the statue of the Lady of the Winds, sculpted by Giuseppe Magni, can be seen, it stands out as one of the most important architectural elements of the Alban landscape. The villa was commissioned as his country residence by the great mathematician Vito Volterra (1860–1940), who was also senator and president of the Lincean Academy and of the Italian National Research Council. Ownership then passed to his heirs and his son, the distinguished jurist Edoardo Volterra (1904–1984). Throughout the years, Villa Volterra has hosted several prestigious scientists, such as Madame Marie Curie and the mathematician Tullio Levi Civita, Einstein's consultant during the elaboration of the theory of relativity. The building, now owned by Virginia Volterra, was radically restored between 2004 and 2010 under the direction of architect Roberto Veneziani. \n(Bibliografia: A. Martorelli, 1930; R. Veneziani, V. Volterra, 2011)","type":"","dates":"","bibliography":"","further_readings":[{"url":"explore/monument/1410/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Villa Volterra (V. dei Villini 39), Italian (PDF)"}]},"a4c6cd21-83d1-5759-805e-19aee1e003ba":{"name":"Khân al-Khalîlî e mercato al-Sâgha","description":""},"a4ce2727-c417-50fb-b961-171dbd811c9e":{"name":"Grande Moschea (Ulu Cami)","description":""},"a57d4abf-6b52-5b52-8afd-bfbb2d6dc6b9":{"name":"Palazzi dei Toledo e degli Ayala","description":""},"a5e739ed-9941-5e80-b56c-5ca6fbfdb975":{"name":"Qasba Sîdî al-Mandrî","description":""},"a603e542-558f-586f-9ffc-f6616a960add":{"name":"Quartiere al-Andalus","description":""},"a60736ac-9a27-5a00-a449-00b988650f8e":{"name":"Chiesa matrice di Nossa Senhora da Anunciação (antica moschea)","description":""},"a6ca6ece-20b2-5006-8a9e-b5cf2efa3c42":{"name":"Palazzo Lebbadi","description":""},"a6e15075-ea58-5f7f-984a-c22608c482ca":{"name":"Museo d’Arte Islamica","description":""},"a733b8de-8636-5c61-8e7d-e1bc40c675d2":{"name":"Imaret di Nilüfer Hatun","description":""},"a7c0221f-4619-5512-8a73-81bc30d83efa":{"name":"Madrasa al-Mawardiyya (al-Rassâsiyya)","description":""},"a7d46946-6738-5573-891c-4e08ae86ba9a":{"name":"Nucleo abitato fortificato","description":""},"a8717398-a80f-5cad-a89a-51e910f75b9c":{"name":"Fontana della Bella Flora","description":"Di fronte all'ingresso del municipio è collocata la *Fontana della Bella Flora*, realizzata nel 1886. La figura muliebre, assurta ad emblema di Ariccia. La statua è ispirata alla Flora Farnese del Museo Nazionale di Napoli, copia romana del II sec. d.C. da originale greco, ed è stata fusa dalla fonderia francese di Val d’Osne su modello dello scultore Mathurin Moreau (Digione 1822–Parigi 1912), che disegnò anche la base in marmo.","type":"","dates":"","bibliography":""},"a8f73800-5fcb-5588-a20a-185c26094771":{"name":"Piazza Outa Hammam: fontana","description":""},"a9010c10-1fb7-5ef1-8ca0-1230ac78e3c3":{"name":"Convento di Santa Catalina","description":""},"a9307cbb-2096-54a7-9b01-594c5622bf27":{"name":"Hamam di Saadet Hatun","description":""},"a974b131-7b8b-5870-9a20-6895c08536cd":{"name":"Torre araba di Palazzo Corvaja.","description":"La torre presenta una pianta quadrata e le perfette proporzioni del volume complessivo, elevato per due livelli e coronato in sommità da una merlatura, intendevano forse ricordare la Ka'ba, la pietra sacra della Mecca. A partire dalla fine del XIII secolo, la torre fu inglobata in altri corpi di fabbrica. Innalzata tra il 358 AH/969 ed il 470AH/1078, verosimilmente per volontà del califfo al-Mu'izz, la torre sorse nell'area del foro romano, che a sua volta insisteva sulla preesistente agorà greca. Il territorio di Taormina fu uno degli ultimi ad essere assoggettati dagli arabi nel corso dell'occupazione della Sicilia e, anche dopo la sua conquista, il controllo musulmano sull'intera regione nord orientale dell'isola non fu mai stabile: ne derivò pertanto la necessità di munire efficacemente l'appena espugnata Taormina con solide fortificazioni.","short_description":"Innalzata tra il 358 AH/969 ed il 470AH/1078, verosimilmente per volontà del califfo al-Mu'izz, la torre sorse nell'area del foro romano, che a sua volta insisteva sulla preesistente *agorà* greca. La torre presenta una pianta quadrata e le perfette proporzioni del volume complessivo, elevato per due livelli e coronato in sommità da una merlatura, intendevano forse ricordare la *Ka'ba*, la pietra sacra della Mecca. \n \nA partire dalla fine del XIII secolo la torre fu inglobata in altri corpi di fabbrica.","dates":"dopo il 358 AH/969.","location":"Taormina, Sicilia","method_for_datation":"fonti storiche, analisi architettonica.","bibliography":"Di Gregorio, G., Taormina: le emergenze architettoniche dell'edilizia civile, Siracusa, 2002","author":"Pier Paolo Racioppi","patrons":"califfo al-Mu‘izz.","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","explore":{"name":"Palazzo Corvaja","description":""}},"aa08355d-1b90-53cd-a216-102d390a9127":{"name":"Derb Lihudi","description":""},"aa138b57-595b-59cb-b030-9734f39c26b3":{"name":"Casa dei Tiros","description":""},"aa884e33-3ccd-5e90-b366-c7c1ee72b0a7":{"name":"Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio (detta “la Martorana”)","description":"","explore":{"name":"La Martorana (Chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio)","description":""}},"aa998d2b-c119-5dd0-af22-8f86fb128c39":{"name":"Il museo di Raqqâda","description":""},"aab7653e-1083-507c-b7c9-1b2494663d41":{"name":"Museo municipale di archeologia","description":""},"aac90967-f0b9-5434-afae-ce08a0765216":{"name":"Vicoli","description":""},"ab83ff02-aada-5771-8db3-7fb263573fe5":{"name":"Kızıl Han","description":""},"ab917526-517d-54d5-b085-3864b71031fd":{"name":"Bagni termali Kükürtlü","description":""},"ac02af95-9bdb-5a8d-b583-b67c42393424":{"name":"Forno Venale","description":"Edificio su due piani adiacente Porta Romana, all’inizio di via Laziale (nn. 41-45), caratterizzato da tre portali ad arco ribassato, finestre con mostre in peperino, edificato nel 1671-72 su commissione del principe Agostino Chigi e progetto di Carlo Fontana per essere adibito a forno venale. Al centro della facciata stemma in marmo Chigi della Rovere-Borghese, con la data 1672. L’immobile, adibito anche ad ospedale, ha ospitato nella seconda metà dell’800 la prima farmacia pubblica di Ariccia gestita dalle Figlie della Carità, su incarico della principessa Antonietta Chigi. Nel secolo scorso il locale al piano terra adiacente Porta Romana, era il laboratorio dello scultore ariccino Bixio Fortini.","type":"","dates":"","bibliography":""},"ac1f6f61-8f8f-5b97-a2b2-b93080b4eec7":{"name":"Chiesa Parrocchiale di San Pablo","description":""},"ac6c3037-340b-57db-9749-9b6bb1fb1f66":{"name":"Madrasa Saatli (opzione)","description":""},"ac8a57bc-8383-5020-8bfe-fe8c69ed65c0":{"name":"Türbe di Aydınoğlu Mehmet Bey","description":""},"ac8f37b8-ad29-5696-a8d3-8b85b2bc68a4":{"name":"Complesso Yeşil","description":""},"ad05e5f8-2337-5476-85de-2000adead73b":{"name":"La sala della clessidra","description":""},"ad6217e9-be65-5a3e-8f53-6e90fb0a782e":{"name":"Zâwiya Sîdî ‘Alî Baraka","description":""},"ad65acfd-b344-54ba-9a35-79851ddbd21c":{"name":"Chiesa di Santa Maria","description":""},"ad84833b-6c43-5112-bbad-339a24962ab7":{"name":"Il palazzo della Rosa, Museo Militare Nazionale","description":""},"ad94253e-58eb-5964-86d8-0901c5ccbeaf":{"name":"Veduta dell’interno dalla navata centrale","description":"Lo spazio è diviso in tre navate. La luce penetra da ampi finestroni e illumina i decori dorati delle colonne e degli archi.","dates":"1627–1694","location":"Interno, Ss. Bartolomeo e Gaetano"},"adb7bf36-1a80-561a-a4da-a7b4f5e951e5":{"name":"Loulé islamica","description":""},"adb7d372-346f-5c61-a66b-6041c7d412d5":{"name":"Palazzo Barberini (Museo Archeologico Nazionale)","description":"Il palazzo è contraddistinto dalla coincidenza tra strutture antiche - il concavo doppio portico anulare terminale del santuario, del quale sono visibili nel pavimento dell’ingresso le basi delle colonne – e le fasi costruttive che si sono sovrapposte dall’alto Medioevo fino ai Barberini. L’iscrizione del portale principale, datata 1498, e lo stemma dei Colonna sul pozzo testimoniano gli ingenti lavori commissionati dai Colonna che hanno dato al palazzo, attraverso la scala centrale a due rampe nella cavea e la sistemazione del pozzo, una connotazione urbanistica di assialità dell’intero complesso e di fusione tra le strutture antiche e moderne. Tale compenetrazione in senso scenografico con l’antichità è stata sottolineata dai Barberini – Taddeo e il figlio Maffeo – con la ristrutturazione della sala centrale all’interno e la realizzazione dell’altana sul fronte e del ninfeo cruciforme sul retro (1660 su disegno di Francesco Contini), quasi ad evidenziare in senso simbolico il nuovo “status” acquisito dalla famiglia in una sorta di appropriazione ideale dell’antichità e della storia romana. Questo dialogo costante con l’antico “riutilizzato” è ulteriormente accentuato dalla destinazione del palazzo a contenitore del cospicuo materiale proveniente dal territorio, tra cui si segnala in particolare il celebre mosaico policromo con scena nilotica, in origine pavimento di una vasca, rinvenuto nell’aula absidata del tempio inferiore e fatto collocare nel palazzo dal cardinale Francesco Barberini (1597-1679), fratello di Taddeo, ancora oggi una delle opere più interessanti e particolari del Museo. Il palazzo presenta inoltre all’interno una ricca ed interessante decorazione ad affresco con scene mitologiche, bibliche e storiche attribuita ad artisti della cerchia degli Zuccari e quindi databile tra la fine del 500 e la prima metà del 600. Un ulteriore intervento urbanistico promosso nel 1656 da Maffeo Barberini è costituito dalla strada di collegamento tra santuario inferiore e superiore, palazzo e chiesa.","short_description":"Il palazzo è contraddistinto dalla coincidenza tra le strutture antiche del santuario romano del II secolo a.C. e le fasi costruttive che si sono sovrapposte dall’alto Medioevo fino ai Barberini. Tale compenetrazione in senso scenografico con l’antichità è stata sottolineata dai Barberini con i loro interventi architettonici tesi ad evidenziare in senso simbolico il nuovo “status” acquisito dalla famiglia anche attraverso una sorta di appropriazione ideale dell’antichità e della storia romana.","type":"Palazzo feudale","dates":"1630-1660","location":"Palestrina, Roma","method_for_datation":"Bibliografia","bibliography":"Romanelli, P., *Palestrina*, Napoli 1967, 83-86. \nMasella, L.-Fornari, Z.,”L’attività architettonica…”, *I Barberini a Palestrina* (a cura di P. Tomassi), Palestrina 1992, 59-126. \nBarberini, F., “La famiglia Barberini”, *I Barberini a Palestrina* (a cura di P. Tomassi), Palestrina 1992, 7-36. \n*Il Museo archeologico di Palestrina* (a cura di S. Gatti), Roma 1996. \nBaiocchi, G., “Palazzo/Museo Barberini”, *I Principi della Chiesa*, Milano 1998, 174-175","author":"Laura Indrio","history":"Il palazzo e l’intero feudo di Palestrina, di proprietà del principe Francesco Colonna di antica famiglia feudale, fu acquistato nel 1630 da papa Urbano VIII (1623-1644) per donarlo al fratello Carlo Barberini. La famiglia, originaria di Barberino in Val d’Elsa, era costituita da piccoli proprietari terrieri poi mercanti stabilitisi inizialmente a Firenze e nel corso del 500 con il primo prelato Francesco (1528-1600) anche a Roma. A Taddeo Barberini, figlio di Carlo morto in quello stesso 1630, si devono la risistemazione e la sopraelevazione del palazzo che corona la sommità dell’altura sulle cui pendici sorgeva lo scenografico santuario del II secolo a.C. dedicato alla Fortuna Primigenia, famoso nell’antichità per i suoi oracoli. Il Palazzo dopo i bombardamenti dell’ultima guerra - che hanno riportato in luce alcune strutture antiche - è stato donato allo Stato nel 1956 ed adibito a Museo Archeologico Nazionale.","patrons":"Taddeo Barberini (1603, Roma – 1647, Parigi), Prefetto di Roma, e il figlio Maffeo (1630-1685), nato dal matrimonio con Anna Colonna","monument_contact":{"phone":"+39 06 95 38 10 0","address":"Piazza della Cortina \n00036 Palestrina \nRoma","institution":"Stato - Soprintendenza Archeologica per il Lazio"},"explore":{"name":"Palazzo Barberini","description":""}},"ae6421a1-0718-5c61-95f3-a73dadee80c7":{"name":"Ospedale di San Miguel (opzione)","description":""},"af0f0bb2-bc90-5dc0-bbb1-c404e3fc1ec1":{"name":"Moschea Ibn Khayrûn o delle Tre Porte","description":""},"af0f14fc-e992-554d-bcfc-542544e033c1":{"name":"Madrasa Bû Inâniya","description":""},"af7ed7f2-fbcb-55f0-b2b4-8482fde079df":{"name":"*Flavio Giuseppe e Tito Livio*","description":"La raffigurazione si trova in una delle sette lunette della sala centrale dove sono dipinte la salita al monte della virtù e le allegorie delle varie discipline (Filosofia, Matematica, Filosofia Morale, Teologia, Storia e Legge), attraverso la raffigurazione di una coppia di sapienti, e con la funzione di indicare le varie discipline cui afferivano i volumi posti nelle scaffalature sottostanti. \nAl centro, (su un piedistallo recante la scritta a lettere capitali: PEPLUM MINERVA / D.D.D. / A:T:P ) una figura femminile eretta, incoronata, regge con la spalla destra un grande fascio (cui si avvolge un filatterio con le parole VERITAS e VIVIT) e scopre un volume. Ai suoi piedi busti frammentari di imperatori romani. Alla sua sinistra una figura maschile possente (memore ancora del gigantismo degli affreschi manieristi di pellegrino Tibaldi in Palazzo Poggi) si rivolge verso di lei reggendo nella mano un medaglione con un profilo maschile. Sulla destra è posto Giuseppe Ebreo in atto di leggere, svolge con la mano sinistra un ampio cartiglio con una scritta a caratteri ebraici.","dates":"1677–1681","location":"Biblioteca, S. Michele in Bosco, Bologna (sala 2)"},"afab919b-6b48-532c-b973-a4d100499b65":{"name":"Moschea ‘Alî Ibn Marwân","description":""},"afd2d9c4-bde1-5202-b76f-996ef1d012b0":{"name":"Porta del Mare e Mura","description":""},"affb18f3-57bb-56e2-9c27-06518217dca8":{"name":"Chiesa di Santa Maria della Valle (detta la Badiazza)","description":"","explore":{"name":"Badiazza (Chiesa di Santa Maria della Valle)","description":""}},"b063dbae-0e4f-5fed-af50-1f78dfec5ae8":{"name":"Dâr Husayn. Sede dell’Istituto Nazionale del Patrimonio","description":""},"b08f0951-f9a9-5cc3-b58a-ee2f9dc5faee":{"name":"Moschea della qasba","description":""},"b098967c-8fdc-50a6-b589-49320ad61b9a":{"name":"Nuestra Señora de las Nieves","description":""},"b09fc68b-a644-521a-b888-0fed76fb360b":{"name":"Abitazioni nel centro storico antico","description":""},"b0b74c0a-ea2d-5127-a642-8a836ff47fcb":{"name":"Loggia","description":"Veduta centrale della loggia sulla frontecon la cosiddetta serliana o finestra Palladiana.","dates":"XVII secolo","location":"Fronte della villa Garagnani"},"b0bfdfca-b591-5a1b-a11c-c7412481e1df":{"name":"Il porto interno","description":""},"b0c7e72f-0464-51b7-a470-1db45a28c521":{"name":"Moschea degli Andalusi","description":""},"b1047d7a-2aea-53b6-a483-675f66f44d49":{"name":"Torre e complesso residenziale","description":""},"b1148e8c-e859-54bf-bc16-bd6ce03e76e6":{"name":"Zâwiya al-As‘adiyya","description":""},"b20a22c5-a792-59df-8fab-bb97b82bd58b":{"name":"Museo Islamico","description":""},"b3288124-31e4-5dc9-9f23-78ed4257d675":{"name":"Zawiya di Postinpuş Baba","description":""},"b3ae866f-e28b-5e99-8df0-392818e5d278":{"name":"Chiesa di Santiago dell’Arrabal","description":""},"b48cb5d9-82ce-54c1-ab46-61d861c8e0cc":{"name":"Loggia e portici","description":"Veduta scenografica della loggia che mostra i diversi punti di vista attraverso le colonne, balaustre e portici tipici della tradizione barocca.","dates":"XVII secolo","location":"Fronte della villa Garagnani"},"b48feaee-9462-5863-8e49-d39ce3fad0ed":{"name":"Castello","description":"","explore":{"name":"Castello","description":""}},"b4b15f34-442c-5333-aad1-149ef41e40f4":{"name":"Basilica di S. Paolo Maggiore","description":"Sulla facciata in mattoni e arenaria Ercole Fichi inserì due statue raffiguranti S. Carlo Borromeo e S. Filippo Neri, modellate da lui stesso; i santi Pietro e Paolo sono invece di Domenico Mirandola e Giulio Cesare Conventi. Gigli di Francia e spade, simboli araldici degli Spada, ornano il fregio. \nIl progetto di Magenta prevede una chiesa a croce latina, con navata unica e cappelle laterali. Svariate opere d'arte arricchiscono l'interno dell'edificio, molte rappresentano storie di S. Paolo. \nGli altari laterali furono progettati da Angelo Venturoli e Antonio Serra e alcuni tra gli artisti bolognesi più famosi dipinsero le pale: Guercino, Giacomo Cavedoni, Mastelletta, Giuseppe Maria Crespi e Ludovico Carracci, che eseguì per questa chiesa il suo celebre *Paradiso*. \nGli affreschi barocchi della contro facciata e del soffitto che rappresentano la Vita di S. Paolo sono opera di Giuseppe (1645–1727) e Antonio Rolli (1643–1696), che li dipinsero nel 1695: mentre Giuseppe stava lavorando a questi affreschi, cadde da un ponteggio e morì. L'opera fu terminata dal suo allievo Paolo Antonio Guidi (1675–1704). \nNel coro e nel trasetto Giuseppe Antonio Caccioli (1672–1740) dipinse figure all'interno di quarature di Pietro Farina: i due artisti insieme decorarono la cupola con l'*Estasi di S. Paolo* e i quattro pennacchi con i *Quattro Continenti*. \nLa *Decollazione di S. Paolo* scolpita da Alessandro Algardi, fu realizzata in marmo tra il 1641 e il 1647, e posta all'interno di un ciborio collocato dietro l'altar maggiore. Artisti locali, seguendo i disegni di Francesco Borromini, realizzarono il tabernacolo dell'altar maggiore.","short_description":"Famosa perchè ospita il capolavoro marmoreo di Algardi raffigurante la *Decollazione di S. Paolo*, la chiesa fu costruita su progetto di Giovanni Ambrogio Magenta, mentre la facciata dovrebbe essere attribuita ad Ercole Fichi. All'interno le pareti e i soffitti sono coperti di affreschi e le cappelle laterali ospitano dipinti di celebri artisti bolognesi del XVII secolo.","type":"Architettura religiosa (chiesa)","dates":"1606–1636","location":"Bologna","method_for_datation":"Documenti storici","bibliography":"Fanti, M., Riccomini, E., Rubbi, P. E, Tassinari Clò, O., *Le chiese di Bologna*, Bologna, 1992 \n*Storia dell'architettura italiana, Il Seicento* (ed. A. Scotti Tosini), II, Milan, 2003 \nFanti, C., *Le chiese di Bologna*, Bologna, 1992 \nFini, M., *Bologna sacra. Tutte le chiese in due millenni di storia*, Bologna, 2007","author":"Claudia Solacini","translator":"Claudia Solacini","history":"La costruzione della chiesa iniziò nel 1607, su progetto dell'architetto Giovanni Ambrogio Magenta, finanziata dagli Spada, una nobile famiglia bolognese. I lavori principali terminarono nel 1611, ma la facciata fu costruita solo nel 1636, su progetto di Ercole Fichi. La chiesa fu detta “Maggiore” per distinguerla dalle altre due dedicate a S. Paolo esistenti a Bologna (Osservanza e Ravone). Dall'età napoleonica la chiesa fu retta dal clero diocesano e nel 1806 divenne parrocchia. I Padri Barnabiti ritornarono nel 1959. Papa Giovanni XXIII attribuì alla chiesa il titolo di Basilica due anni dopo. Antonio Maria Zaccaria, fondatore dei Barnabiti, era medico ecco perchè S. Paolo è considerato il patrono dei medici.","patrons":"Famiglia Spada","copyright":"Copyright immagini: Comune di Bologna, Musei Civici d'Arte Antica.","architects":"Architetti: Giovanni Ambrogio Mazenta e Ercole Fichi; pittori decoratori: Giuseppe e Antonio Rolli","monument_contact":{"fax":"051.331371","phone":"051.331490","address":"Via de’ Carbonesi, 18 \nBologna","institution":"Diocesi di Bologna"},"explore":{"name":"Basilica di San Paolo Maggiore","description":""}},"b5539e36-d9c9-5f1f-a0ec-79acd39a83a5":{"name":"Chiesa di Santo Spirito","description":"","explore":{"name":"Chiesa di Santo Spirito","description":""}},"b5545fbf-db80-56fc-ac43-112ce689eb18":{"name":"Zâwiya Sîdî Zaytûnî - Il Museo delle Arti e Tradizioni Popolari di Gerba","description":""},"b5e79afd-94c4-5d73-99eb-9e2712245b0a":{"name":"Fontana ‘Ayn Swika","description":""},"b60cd224-e7e5-59a5-87fc-65d295f1a69e":{"name":"Madrasa di Şair Ahmed Paşa (opzione)","description":""},"b636a313-8aa8-5184-b365-a6f872984266":{"name":"*Dio Padre in gloria e angeli*, particolare della parte superiore","description":"Il gruppo fu trasferito alla parrocchiale di Minerbio da un architetto neoclassico, Angelo Venturoli dalla chiesa della monache di S. Gabriele a Bologna. Egli riuscì a conservare l'effetto barocco della luce drammatica, “alla bernina”, aprendo due finestre laterali nascoste.","dates":"1705 ca.","location":"Parte superiore dell'altar maggiore della chiesa di S. Giovanni Battista"},"b64c6cbe-97f5-5d0d-96ce-d70d9cc1b2b9":{"name":"Castello","description":""},"b6661120-9a3a-5f0f-b4df-3cd3fee922de":{"name":"Convento di Santa Clara","description":""},"b6798fda-f618-5e17-b54f-4eeaaaee4956":{"name":"Santa Maria di Galliera","alternate_name":"I Filippini","description":"La chiesa ha una pianta ad aula con cappelle laterali, tipica del periodo della Controriforma, quando lo spazio interno è assimilato ad un teatro, destinato soprattutto alla predicazione, e l'attenzione delle persone doveva essere focalizzata verso l'altar maggiore come su un palcoscenico. L'interno è una perfetta armonia di arti e tecniche diverse. I colori degli affreschi armonizzano perfettamente con le decorazioni in stucco bianche e oro e con la morbida luce che entra dalle finestre.","short_description":"Questa chiesa è un classico esempio di pieno barocco bolognese. L'interno a navata unica con cappelle laterali sottolinea l'uso controriformistico delle chiese come luoghi specialmente dedicati alla predicazione. La decorazione pittorica mostra tre episodi della vita di S. Filippo Neri, fondatore della congregazione dell'oratorio, e ricopre le volte e l'abside, trasmettendo l'impressione di un vivace movimento. L'altar maggiore è tipicamente barocco, con le sua curve eleganti e la sua foma aperta che avvolge il visitatore. E' un buon esempio della combinazione di tecniche diverse (scultura, decorazione pittorica figurale e architettonica) e dell'uso di materiali diversi (stucco, legno dipinto e dorato, affresco, olio su tela).","type":"Architettura religiosa (chiesa)","dates":"Nel secolo XIV fu costruita un aprima chiesa dedicata alla Spirito Santo, nel XVII la chiesa fu ristrutturata nelle forme attuali da Giovanni Battista Torri.","location":"Bologna","method_for_datation":"Bibliografia e documenti storici.","bibliography":"Fleming, J., “Giuseppe Mazza”, *The Connoisseur*, november 1961, p. 114. \nRiccomini, E., “Sculture del Settecento a Bologna: Angelo Piò ed altri problemi”, *Arte Antica e Moderna*, 21, 1963, p. 54. \nRiccomini, E., *Scultura Bolognese del Settecento*, (exhibition catalogue), Bologna, 1965, p. 49 \nMatteucci, A.M., *Carlo Francesco Dotti e l'architettura bolognese del Settecento*, Bologna, 1969, p. 59, p. 61 \nRiccomini, E., *Ordine e Vaghezza*, Bologna, 1972, pp. 101-102","author":"Antonella Mampieri","translator":"Antonella Mampieri","history":"La chiesa fu originariamente costruita nel XIV secolo e dedicata allo Spirito Santo. Divenne un importante luogo di venerazione della Madonna, oggi esposta sull'altar maggiore ma in origine dipinta su un muro all'esterno della chiesa. Nel XV secolo venne aggiunta l'attuale facciata di arenaria, in stile rinascimentale. L'interno fu ristrutturato nel XVII secolo dall'architetto Giovanni Battista Monti per i Padri dell'Oratorio, recentamente invitati a Bologna e nuovi rettori della chiesa, per volontà del papa Gregorio XV Ludovisi (1621). Le decorazioni ad affresco delle volte e delle pareti furono aggiunte attorno al 1730 dal pittore bolognese Giuseppe Marchesi detto Sansone. Le cappelle laterali contengono celebri dipinti di autori bolognesi (Albani, Guercino, Franceschini) incorniciati da belle ancone in stucco o legno dorato. Nel 1806 la Congregazione dell'Oratorio fu soppressa secondo le disposizioni napoleoniche e la chiesa fu temporaneamente chiusa. Attualmente la chiesa è gestita dai Padri Oratoriani.","patrons":"Oratoriani, Padri Filippini","copyright":"Copyright immagini: Comune di Bologna, Musei Civici d'Arte Antica.","architects":"Architetti: Giovanni Battista Torri, Francesco Galli Bibiena (1659–1739); scultori: Giuseppe Maria Mazza (1653–1741), Silvestro Giannotti (1680–1750), Angelo Gabriello Piò (1690–1770); pittori: Giuseppe Rolli (1645–1727), Giuseppe Marchesi detto il Sansone (1699–17)","monument_contact":{"fax":"+39 051 232152","email":"bologna@oratoriosanfilippo.org","phone":"+39 051 230682","address":"Via Manzoni, 5 \nBologna","institution":"Oratoriani, Padri Filippini"},"explore":{"name":"Santa Maria di Galliera","description":""}},"b6ab983c-f122-51f6-8a3b-53b3f6082122":{"name":"Tempio dell'Orto di Mezzo","description":"Nel cosiddetto Orto di Mezzo affiorano numerose vestigia archeologiche, con resti di strutture di età imperiale e la cella intatta di un tempio di età repubblicana, probabilmente destinato al culto di Diana. Sono presenti mura di età repubblicana e mura in opera laterizia di età imperiale, pertinenti a strutture termali, una cisterna, un’antica sorgente destinata all’alimentazione delle terme e al culto di Diana. \nIl Castagnoli ricorda il tempio di Diana ad Ariccia, riferendosi alla cella conservata nell’ Orto di Mezzo di Vallericcia, e annoverandolo tra i nove esempi conosciuti di *peripteros sine postico*, checostituisce una varietà del tempio “italico”, caratterizzata dalla mancanza di opistodomo (parte posteriore del tempio) e colonnato retrostante, e dal prolungamento laterale con *alae*, del muro di fondo della cella. Quando le *alae* sono molto ristrette e ridotte a uno stretto portico, abbiamo un tempio ad “ali ristrette”, definito *periptero sine postico*. Il tempio fu segnalato per la prima volta nel 1819 dal Nibby, che lo ritenne dedicato a Diana Aricina, comunque distinto dal santuario, sempre nel territorio aricino (oggi di Nemi), sul lago nemorense. Il Nibby fornì un disegno del monumento, paragonato a quello di Giunone Gabina. La datazione congetturata per il tempio da Florescu è la prima metà del II secolo a. C. Più recentemente il Castagnoli ha anticipato la datazione al III secolo a. C.. I muri della cella si conservano per una altezza di m. 5,40, con 9 filari di blocchi in opera quadrata, per gran parte perfettamente conservati. \n(Bibliografia: E. Lucidi, 1796; G. R. Florescu, 1925; R. Lefevre, 1977; M. Lilli, 2002; M. Leoni, 2008; M. C. Vincenti, 2010)","type":"","dates":"","bibliography":"","further_readings":[{"url":"explore/monument/1391/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Tempio dell'Orto di Mezzo, English (PDF, 1 MB)"}]},"b6f9bc0c-67b8-5e93-8cd2-e65125af91f8":{"name":"La moschea Bû Fatâta","description":""},"b7562df6-cf4c-58aa-a049-63cead29d1fe":{"name":"Chiesa di San Giuliano","description":"","explore":{"name":"Chiesa di San Giuliano","description":""}},"b76f9a83-bc8e-52e3-814d-67d4f1af6260":{"name":"Il sito archeologico di Jerash","description":""},"b787a95e-79a7-5aca-a7c1-07cc96282891":{"name":"Moschea al-‘Uzayr","description":""},"b7e6b418-e1b3-57ea-91bd-72984c0e9118":{"name":"Dayr ‘Ayn ‘Abata (Monastero di Lot)","description":""},"b7ee2fa7-f6fa-536b-a93d-a5155063cce8":{"name":"Quartiere islamico","description":""},"b8200398-9bb1-5c02-923f-c8bdfc9fc5cf":{"name":"I cosiddetti “Spellati”","description":"Queste due statue furono scolpite in legno di tiglio da Silvestro Giannotti sui modelli in cera di Ercole Lelli. Rappresentano due figure maschili scuoiate per esporre meglio i loro muscoli. Sostengono un baldacchino che stava sopra il professore di anatomia quando faceva lezione. Sopra il baldacchino sta seduta una figura allegoriche dell'Anatomia, che riceve da un genio i suoi tipici attributi: un osso e un rotolo di pergamena.","dates":"1734","location":"Teatro anatomico"},"b8cb0427-23d1-58ed-842c-c74ea806039c":{"name":"Castello-palazzo","description":""},"b91fcf41-f889-58d8-a319-8aaa3e63463a":{"name":"Il Mallâh","description":""},"b92b0692-0964-5a4f-a2ac-b2facec8ac51":{"name":"Chiesa dei Santi Pietro e Paolo","description":""},"b9439e08-f605-525b-ab57-a6bd68cb7344":{"name":"*Platone e Aristotele*","description":"La raffigurazione si trova in una delle sette lunette della sala centrale dove sono dipinte la salita al monte della virtù e le allegorie delle varie discipline (Filosofia, Matematica, Filosofia Morale, Teologia, Storia e Legge), attraverso la raffigurazione di una coppia di sapienti, e con la funzione di indicare le varie discipline cui afferivano i volumi posti nelle scaffalature sottostanti. \nNella lunetta che rappresenta la Filosofia, Platone e Aristotele sono posti ai lati di un piedestallo centrale, su cui poggia una figura femminile eretta, monocroma, che regge nella mano destra tre cerchi di diametro decrescente e, nella sinistra, una base circolare da cui emana una fiamma.","dates":"1677–1681","location":"Biblioteca, S. Michele in Bosco, Bologna (sala 2)"},"b9f64b8d-6102-5c21-a705-951b774c1696":{"name":"Complesso di San Nicola","description":"La piazza, su cui prospetta la chiesa di San Nicola e il Palazzo Municipale, è stata ristrutturata nel 1995-1998, portando alla luce strutture in opera quadrata di età tardo-repubblicana relative al podio di un imponente tempio a tre celle con fronte verso la valle, probabilmente un *Capitolium* o il *Tempio di Giunone* citato da fonti classiche. Sopra tali murature era stata costruita in età paleocristiana e rimaneggiata nel Medioevo, la chiesa di Santa Maria Assunta, fatta demolire parzialmente nel '600. I resti di muri seicenteschi sono invece relativi al vecchio collegio dei Padri della Dottrina Cristiana. La pavimentazione del sagrato della chiesa riutilizza parte delle lastre in basalto della pavimentazione ottocentesca di Piazza del Popolo a Roma. \n \nDi fronte all'ingresso del municipio è collocata la *Fontana* *della Bella Flora*, realizzata nel 1886. La figura muliebre, assurta ad emblema di Ariccia, non rappresenta però, come si vorrebbe, la ninfa Aricia o la dea Flora, dato che la statua proviene da una tomba del vecchio cimitero di Ariccia. \n \nIl Palazzo Municipale costruito nel 1997-1998 in forme post-moderne su progetto di Francesco Petrucci, sorge sul sito del collegio dei Padri della Congregazione della Dottrina Cristiana fondato nel 1668. \n \nLa Chiesa di San Nicola di Bari è sorta nel 1665-66 in luogo dell'antica chiesa di origini paleocristiane dell'Assunta, spostata nella fastosa sede della Piazza di Corte. L'esecuzione dei lavori fu affidata a Luigi Bernini, fratello del grande maestro. Nel progetto di Gian Lorenzo Bernini fu preservata dall'abbattimento la sola navata centrale della vecchia Chiesa dell'Assunta, dalla quale fu ricavata l'attuale chiesa a pianta centrale a sala, sormontata da volta a vela con due cappelle laterali. La facciata prospiciente la piazza si presenta a ordine unico spartito da paraste con semplice timpano senza fregi. Dal 2008 è sede del Teatro Bernini.","type":"","dates":"","bibliography":"","author":"arch. Francesco Petrucci","info":"Questa scheda descrive i seguenti monumenti che fanno parte del Complesso: Chiesa di San Nicola, Palazzo Municipale, Fontana della Bella Flora, Tempio Repubblicano.","prepared_by":"Museo Senza Frontiere, Saverio Capozzi, sulla base di materiale fornito da: \narch. Francesco Petrucci; © Museum With No Frontiers (MWNF).","how_to_reach":"Nel Centro Storico, in Piazza della Repubblica.","further_readings":[{"url":"explore/monument/1335/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Chiesa di San Nicola, Italian (PDF)"},{"url":"explore/monument/1335/reading/it/2.pdf","file_details":"Petrucci F., Tempio Repubblicano, Italian (PDF)"}]},"b9fb43ee-c159-5f67-b790-d54197cff7c0":{"name":"Museo Agostino Pepoli – Convento di Santa Maria dell’Annunziata","description":"","explore":{"name":"Museo Agostino Pepoli (Convento di Santa Maria dell'Annunziata)","description":""}},"ba416dae-39e8-58d5-bd7a-158a8e54e82b":{"name":"Khanqa al-Mawlawiyya","description":""},"ba54f501-2a95-56ec-8fd8-fb66f18507ae":{"name":"Madrasa del sultano al-Ghûrî","description":""},"ba9cf554-bbab-5c6f-96c3-bffc162acb27":{"name":"La qasba","description":""},"bacbfbaf-1932-5c6d-9183-53c7c2d5c840":{"name":"Zâwiya di Sîdî ‘Abîd al-Gharyânî","description":""},"bacedf74-5f76-582d-92cf-dbdd3b1efb89":{"name":"La Grande Moschea","description":""},"bb820e55-7481-50fe-990d-81915219bd38":{"name":"Casa in via del Protonotaro (Casa degli Artale)","description":"","explore":{"name":"Casa in Via del Protonotaro","description":""}},"bbc7739e-3d42-5ce9-8c5c-bfb1ee694806":{"name":"Oratorio della Santissima Trinità","description":"L'Oratorio della Santissima Trinità è costituito da un ambiente a pianta rettangolare, con copertura a volta lunettata. L'interno è interamente decorato in ogni sua parte: sulla volta è rappresentata la Trinità, le lunette sono decorate con figure di profeti e sulle pareti sono dipinte scene bibliche in riquadri intervallati da figure a monocromo, che compongono un fregio. \nIl complesso programma iconografico scelto per l'oratorio è incentrato sull'esaltazione della Trinità e dell'alleanza tra Dio e l'uomo. La decorazione, che rappresenta episodi tratti dell'Antico Testamento (con l'eccezione del battesimo di Cristo), fu eseguita da Lionello Spada, al quale si deve la progettazione generale del ciclo pittorico, e da Francesco Brizio, che ha realizzato la maggior parte delle scene narrative, anche se due di esse sono state attribuite a Lucio Massari. La grande omogeneità di tecnica e stile rende comunque difficile identificare nello specifico le diverse mani e conferma l'unità di intenti e di modi di fare pittura dei tre artisti. \nGli affreschi dell'oratorio sono un esempio del rinnovamento introdotto in pittura dai Carracci e divulgato attraverso l'Accademia dei Desiderosi, chiamata in seguito Accademia degli Incamminati, da loro fondata nel 1582, per formare nuovi artisti. Il gusto prospettico dei paesaggi che fanno da sfondo alle scene dipinte da Francesco Brizio, dove la natura ha un'importanza pari alla figura umana, risente in particolare dell'influenza di Ludovico Carracci, mentre l'architettura dipinta della volta rivela la formazione di Lionello Spada come quadraturista. \nCompletano l'apparato decorativo l'imponente ancona dell'altare maggiore e i banchi del coro, dove prendevano posto i membri della Compagnia, realizzati in legno di noce intagliato e intarsiato.","short_description":"L’Oratorio della Santissima Trinità custodisce uno dei più significativi cicli pittorici del primo Seicento bolognese ed è un'importante testimonianza del ruolo delle Confraternite laicali per l’assistenza ai pellegrini. L'interno è interamente ornato dalle magnifiche decorazioni murali dei pittori Lionello Spada, Lucio Massari e Francesco Brizio, allievi dei Carracci, che raffigurano storie dell'Antico e del Nuovo Testamento. Il coro ligneo intagliato è tra le più raffinate opere dell’ebanista Giacomo da Bergamo, detto il Venezian.","type":"Architettura religiosa","dates":"1603–1605","location":"Pieve di Cento, Bologna","method_for_datation":"Documenti","bibliography":"Campanini, G., Cavicchi, G. and Govoni, L., *La Compagnia* *della SS.ma Trinità. La chiesa e l'oratorio di Pieve di Cento*, Cento, 1979 \nBenati, D. “La pittura della prima metà del Seicento in Emilia e in Romagna”, *La Pittura* *in Italia. Il Seicento*, I, Milan, 1988, pp. 218 – 224 \nD'Amico, R. and Masetti Bitelli, L., *Restauri a Pieve di Cento. Il coro e gli affreschi della Chiesa della SS.* *Trinità. Un'esperienza di cantiere-scuola*, Casalecchio di Reno, 1993","author":"Chiara Magalini","translator":"Antonella Mampieri","history":"L'oratorio, collegato alla chiesa dedicata alla Santissima Trinità, fu costruito a partire dal 1603 dalla Compagnia della Santissima Trinità, che aveva tra i suoi compiti l'assistenza ai pellegrini poveri e ai convalescenti dell'ospedale di Santa Maria. \nNel 1605 ebbe inizio il cantiere di decorazione, che rappresenta uno dei più significativi cicli pittorici del primo Seicento bolognese, al quale parteciparono gli allievi dei Carracci Lionello Spada, Francesco Brizio e Lucio Massari. Il notevole coro ligneo e l'ancona dell'altare furono invece commissionate nel 1615 a Giacomo da Bergamo, detto il Venezian. \nLa Compagnia della Santissima Trinità fu soppressa nel 1789, durante la dominazione napoleonica, e tutti i suoi beni furono aggregati a quelli dell'ospedale di Santa Maria.","patrons":"Compagnia della Santissima Trinità","architects":"Decorazione: Lionello Spada con Francesco Brizio e Lucio Massari; coro ligneo e ancona: Giacomo da Bergamo detto il Venezian","monument_contact":{"address":"Via SS. Trinità, Pieve di Cento, Bologna","institution":"Azienda Unità Sanitaria Locale di Bologna"},"explore":{"name":"Oratorio della Santissima Trinità","description":""}},"bbdc9b8c-732c-527f-a237-ba4ebc40fe77":{"name":"Nejma el-Zahra","description":""},"bc2161f5-c0b4-5ed5-b8ea-778bc223c81c":{"name":"Iscrizione quadrilingue.","description":"lapide marmorea quadrilingue, esagonale, ripartita in cinque riquadri, di cui quello centrale reca, inscritta entro un cerchio, una croce greca realizzata con intarsi lapidei policromi, e le iniziali IC XC NI KA, \"Gesù Cristo vince\". Sopra la croce si trova l'iscrizione in ebraico, sul lato inferiore quella araba, a sinistra l'iscrizione latina, a destra la greca. Le iscrizioni fanno riferimento alla morte di Anna, madre di Grisanto, prete del sovrano normanno Ruggero, morta nel 1148 e sepolta nella jâmi maggiore (poi Cattedrale di Palermo), e da lì fatta traslare dal figlio nella chiesa di San Michele Arcangelo, nella cappella detta di Sant'Anna, fatta costruire da Grisanto nel 1149. Le date presenti nelle quattro versioni sono, ciascuna con il computo del proprio calendario, corrispondenti al 1148 latino: 4904 ebraico, 6658 greco, 543 arabo. Nel museo della Zisa esiste un'altra lapide, ma in tre lingue (è escluso l'ebraico), che commemora la morte di Drogo, padre del prete Grisanto, anch'egli sepolto nella cappella di sant'Anna, nel 1153. L'iscrizione proviene dalla chiesa di San Michele Arcangelo, nelle vicinanze della Casa Professa dei Gesuiti, che conservava molte iscrizioni, anche latine, oggi adibita a magazzino della Biblioteca Comunale.","short_description":"La lapide, in quattro lingue, commemora la morte di Anna, madre di Grisanto, prete del sovrano normanno Ruggero. Le date presenti nelle quattro versioni, ciascuna con il computo del proprio calendario, corrispondono tutte alla data latina del 1148.","holder":"Museo della Zisa","dates":"1149.","location":"Palermo, Sicilia","dimensions":"altezza cm 33, larghezza cm 40.","method_for_datation":"data riportata sull'epigrafe.","method_for_provenance":"documenti storici.","provenance":"Palermo, chiesa di San Michele Arcangelo (de Indulciis).","obtention":"Deposito, proveniente dal Regio Museo di Palermo.","bibliography":"Amari, M., Le epigrafi arabiche di Sicilia, Epigrafi sepolcrali, a cura di F. Gabrieli, Palermo, 1971 \n \nBucaria, N.-Luzzati, M.- Tarantino A., a cura di, Ebrei e Sicilia, Palermo, 2002, 169 \n \nDi Marzo – Ferro, G., Guida istruttiva per Palermo e suoi dintorni, Palermo, 1857 \n \nMorso, S., Descrizione di Palermo antico ricavata sugli autori sincroni e i monumenti del tempo, Palermo, 1827 \n \nScerrato, U., “Arte islamica in Italia”, in F. Gabrieli – U. Scerrato, Gli Arabi in Italia, Milano, 1979, 302 e fig. 173 \n \nL'età normanna e sveva in Sicilia, Palermo, 1994, 146-147","author":"Rita Bernini","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001"},"bc2808af-ddb3-58b9-a288-b958f04834c8":{"name":"I sûq","description":""},"bc3774d9-ff21-5d20-aaaa-670c5e421871":{"name":"Castello","description":""},"bc43f8d8-f2f9-5142-aaa9-2ed8b4a3627b":{"name":"Istituto di Valencia de Don Juan","description":""},"bd6aa6cd-89c0-52b8-8035-a539072e6968":{"name":"Scalinata Bernini","description":"Di fronte al Santuario di Galloro nel 1925 fu costruita la cosidetta Scalinata Bernini, che con il muro a nicchie è ispirata ai celebri teatri delle acque delle ville tuscolane. Nella nicchia centrale sul piazzale del santuario si incontra la lapide recante l’iscrizione: “CAN / ANNO / MCMXXV”. La scalinata è stata concepita come scenografico fondale ed asse compositivo per l’urbanizzazione della prima corona di villini di Monte Cucco. \n(Bibliografia: A. Martorelli, 1930; M. D’Annunzio, 2011)","type":"","dates":"","bibliography":"","further_readings":[{"url":"explore/monument/1385/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Scalinata Bernini, Italian (PDF)"}]},"bd762eaf-021d-5d0c-8876-200b5ed7be4b":{"name":"Sakhrat al-Hadid (Castello di Roccella)","description":"","explore":{"name":"Sakhrat al-Hadid (Castello di Roccella)","description":""}},"bd7d2abe-5494-59d4-afe1-3692772655c5":{"name":"Maqâm Nabî Yahya (San Giovanni Battista)","description":""},"bd89daf3-5644-5fe5-a4e5-885fef713c45":{"name":"La città islamica","description":""},"bddfa965-f0a5-5c48-ad19-ac2d02720ed9":{"name":"Palazzo Pepoli Campogrande","alternate_name":"Palazzo Pepoli Nuovo","description":"La facciata su via Castiglione si apre al centro in un ricco portale a bugnato. I soffitti dello scalone furono decorati da Domenico Maria Canuti (1665) con due importanti episodi della vita di Taddeo Pepoli entro cornici ovali. Taddeo è mostrato quando divenne signore di Bologna nel 1337 e quando fu nominato vicario apostolico da papa Benedetto XII nel 1340. Nella sala da ballo, uno degli esempi pià significativi del barocco bolognese, Canuti, in collaborazione con Mengazzino per la quadratura, rappresenta la *Glorificazione di Ercole* (1669-1671) al centro di un cielo illusivamente aperto da una forte luce scenografica. L'occhio del visitatore è attratto dalla tensione dinamica delle figure che si muovono verso l'alto e dall'architettura illusionistica. Nella stanza successiva i fratelli Rolli dipinsero *Il Trionfo dell'Aristocrazia Bolognese,* mostrando il gemellaggio tra Bologna e Venezia (1686). Nelle stanze successive il pittore anticlassicista Giuseppe Maria Crespi dipinse, tra il 1699 e il 1700, la *Stanza delle Quattro Stagioni* e quella dell'*Olimpo*. In quest'ultima stanza le figure stanno in piedi direttamente sull'incorniciatura del soffitto, senza l'utilizzo di una prospettiva illusionistica. I begli scorci sembrano anticipare Tiepolo, Piazzetta e Goya. Donato Creti decorò l'ultima stanza nel 1710 in collaborazione con Ercole Graziani senior che dipinse la quadratura. La rappresentazione di *Alessandro che taglia il nodo gordiano* si attorciglia in una stupefacente verticalità culminante in una cupola. Oggi il palazzo appartiene al Comune e ospita una bella collezione di dipinti donati da mons. Francesco Zambeccari e di proprietà dello Stato Italiano.","short_description":"Questo edificio, dal punto di vista architettonico, è uno dei più importanti palazzi senatori costruiti tra il XVII e il XVIII secolo. Le stanze del primo piano furono decorate, tra il 1665 e il 1710, da alcuni degli artisti principali attivi a Bologna (Domenico Maria Canuti, Domenico Santi detto il Mengazzino, Giuseppe e Antonio Rolli, Giuseppe Maria Crespi, Donato Creti e Ercole Graziani senior). I dipinti appesi alle pareti risalgono ai secoli XVI-XVIII.","type":"Architettura residenziale","dates":"1653-1710","location":"Bologna","method_for_datation":"Documenti storici","bibliography":"Cuppini, G., *I palazzi senatorii a Bologna. Architettura come immagine del potere*, Bologna, 1974 \nRoli, R., *Pittura bolognese 1650-1800. Dal Cignani ai Gandolfi*, Bologna, 1977 \nMerriman, M.P., *Giuseppe Maria Crespi*, Milan, 1980 \nStagni, S., *Domenico Maria Canuti pittore (1626-1684)*, Rimini, 1988 \n*Le antiche stanze. Palazzo Pepoli Campogrande e la quadreria Zambeccari* (ed. J. Bentini), Bologna, 2000","author":"Mirella Cavalli","translator":"Antonella Mampieri","history":"Odoardo Pepoli, fatto senatore nel 1653, costruì una immensa residenza su case di sua proprietà, per esibire il prestigio sociale che lui e la sua famiglia avevano recentemente conquistato in città. I lavori proseguirono nel 1665, quando Domenico Maria Canuti iniziò la decorazione ad affresco dello scalone. Cinquanta anni dopo, nel 1710, Odoardo e altri membri della famiglia, in particolare Ercole e Alessandro, commissionarono le decorazioni di cinque stanze. Attorno al 1710 l'architetto Giuseppe Antonio Torri costruì la facciata che affaccia su via Clavature. Il secondo nome dell'edificio, “Campogrande”, deriva dai suoi ultimi proprietari.","patrons":"Odoardo Pepoli; Ercole Pepoli; Alessandro Pepoli","copyright":"Copyright immagini: Archivio fotografico della Soprintendenza per il Patrimonio storico artistico di Bologna, su concessione del Ministero per i Beni culturali.","architects":"Giovanni Battista Albertoni e Giuseppe Antonio Torri (architetti); Domenico Maria Canuti, Giuseppe Maria Crespi, Donato Creti, Giuseppe e Antonio Rolli (pittori)","monument_contact":{"fax":"39 051 251368","email":"sbsae-bo@beniculturali.it","phone":"39 051 4209411","address":"Via Castiglione, 7 \nBologna","institution":"Comune di Bologna"},"explore":{"name":"Palazzo Pepoli Campogrande","description":""}},"be223737-7c12-50b0-a7e8-cdae4ef617f5":{"name":"Scalone monumentale","description":"Monti costruì la cosiddetta “macchina per salire” che trasformò la loggia in un palcoscenico teatrale, con stucchi di Carlo Nessi. Lo scalone consiste in due rampe simmetriche che si fronteggiano, le finestre si aprono su prospettive illusionistiche.","dates":"1680–1687","location":"Ingresso, piano terreno, Palazzo Marescotti Brazzetti"},"be38c66a-96ee-56ee-9eab-94c5552487fb":{"name":"Dâr el-Longu","description":""},"bfaab828-bc38-5713-ab15-174146ae5953":{"name":"Palazzo Raissuli","description":""},"bfd8b5c7-8e34-50c8-8181-89f7b0b1cf33":{"name":"Palazzo e giardini di Monserrate","description":""},"bfe3645a-5812-5d4a-ad0e-82f2cfa3490c":{"name":"La chiesa degli Apostoli","description":""},"c07136e3-b0ba-5e11-9599-898832d9b366":{"name":"Monastero Regio di Nuestra Señora de Guadalupe","description":""},"c09df979-7cd7-5a44-abea-b22d51ea6623":{"name":"Torre Mastra del Castello a mare","description":"","explore":{"name":"Torre Mastra del Castello a Mare","description":""}},"c0b19c91-9ef0-5491-b3f3-50158a4ed30c":{"name":"Türbe di Kırkkızlar","description":""},"c0bb2e80-fce1-5499-8a95-59f598e9489a":{"name":"Il Museo archeologico di Madaba","description":""},"c1009eaa-6747-57c9-805c-018b1d389d3d":{"name":"Qasr al-Hallâbât","description":""},"c14d5caa-bdfd-53d8-a63c-c355af4751dd":{"name":"Castello sulla rupe","description":"","explore":{"name":"Castello","description":""}},"c1abfc79-cc9f-5aac-ad1c-80081bbe69b7":{"name":"Museo Nazionale Machado de Castro","description":""},"c1d78320-5d0f-5059-8ca9-ae2f43340e9d":{"name":"Porta della Vittoria (opzione)","description":"","explore":{"name":"Porta della Vittoria","description":""}},"c1e44aa4-d205-5623-aa0f-a90ef0ede90d":{"name":"La Fortezza di Kilitbahir","description":""},"c2204737-36b2-5b9a-90d0-d28e9ef48d69":{"name":"Galleria del Senato (Palazzo Comunale)","alternate_name":"Sala del Consiglio Comunale (Palazzo comunale o “D’Accursio”).","description":"Tipico esempio di *Galleria* (la seconda in palazzo Pubblico dopo quella realizzata nel 1665 al secondo piano per volontà del Cardinal Legato Pietro Vidoni) e di *Quadratura* barocca, una tipologia di decorazione di interni che rese famosa la scuola artistica bolognese nel mondo fra Sei e Settecento. L'uso sapiente della prospettiva apre le superfici su spazi aperti illusionisticamente verso l'esterno, inquadrati da elementi architettonici quali colonne, balaustre e balconcini, con gruppi e trofei araldici su finti basamenti. Colonne binate dipinte sostengono un finto cornicione e una volta illusoria in cui si aprono cinque scene figurate di soggetto allegorico: 1) *Minerva* (dea della Sapienza) e *Marte* (dio della guerra) inducono la *Fama* ad annunciare al mondo le virtù e le glorie di Bologna; 2) la personificazione di Bologna, posta su un carro trainato da due leoni che ne simboleggiano la potenza, è indirizzata da Cibele (dea della natura) alla gloria dell'Olimpo, dove Giove l'invita. 3) *Bacco, Pomona* e *Cerere* (alludenti al vino, ai frutti e alle messi) simboleggiano la fertilità della terra bolognese. Nei due lati brevi sono raffigurate le quattro Virtù civiche ispiranti l'operato del Senato bolognese e simboli araldici del *governo misto* bolognese. Si osservano in particolare nel primo lo stemma della Città sorretto da due figure femminili (*Concordia* e *Fedeltà*) e panoplie coi simboli del potere locale e di quello pontificio; nel secondo la personificazione della *Prudenza* e della *Vigilanza* accanto ai simboli delle Arti.","short_description":"E’ una galleria di 34 metri di lunghezza e 8,50 di larghezza, la cui decorazione nella volta è rappresentativa della “quadratura prospettica” che nel secondo Seicento e nella prima metà del Settecento da Bologna fu esportata in Europa e nell’America latina. Comprende figurazioni allegoriche e araldiche riferite alla città di Bologna, alla sua grandezza, alle sue forme di Governo e alla Sue “Virtù”. Affaccia sulla Piazza del Nettuno ed è inserita nell’ala quattrocentesca del palazzo, costruita da Fioravante Fioravanti, noto anche come architetto del Cremlino a Mosca.","type":"Architettura pubblica e residenziale","dates":"1675–1677","location":"Bologna","method_for_datation":"Scoperta il 20 Luglio 1677 secondo il *Diario Fava* (Manoscritto databile al XVI secolo) la volta fu per la prima volta esposta al pubblico in occasione della “festa popolare” del 24 Agosto, come ricorda L'*Elogio* a stampa di Terisio Biondi (1677). \nDocumenti Storici.","bibliography":"Riccòmini, E., *Comune di Bologna. Sala del Consiglio*, Casalecchio di Reno, 1990 \n*Diario Fava*, Bologna, Archiginnasio Municipal Library, Ms. B. 33, c. 177 \nRoli, R., *Pittura Bolognese 1650-1800. dal Cignani ai Gandolfi*, Bologna, 1977, pp. 245-46 \nCavalli, G. C., 'L'apparizione dello spazio', *Art & Dossier*, 44, March 1990, p. 38 \nRighini, D., “Le iconografie celebrative. Gli emblemi e i miti raffiguirati nelle sale di rappresentanza del palazzo Pubblico di Bologna (secc. XV-XVIII), *Arte a Bologna. Bollettino dei Musei Civici d'Arte Antica*, 7, Cinisello Balsamo 2010","author":"Carla Bernardini","translator":"Antonella Mampieri","history":"Commissionata verso la primavera del 1675, fu scoperta il 20 luglio 1677. Da un elogio a stampa pubblicato in quell'anno da Terisio Biondi si apprende che fu aperta al pubblico in occasione della “festa popolare” del 24 agosto. Nella ricorrenza della festività di San Bartolomeo si svolgeva infatti la festa detta *della Porchetta*, e la nobiltà del luogo promuoveva l'allestimento in Piazza Maggiore di scenografici apparati effimeri a soggetto allegorico; dal Balcone degli Anziani, sulla facciata di Palazzo Pubblico, veniva gettata al popolo carne di maiale bollita nel brodo o arrostita (“porchetta”). Il testo descrive l'ammirazione suscitata dalle pitture e rende conto delle allegorie raffigurate. Angelo Michele Colonna (1604-1687), già attivo in precedenza in Palazzo Pubblico per la sala *Urbana* (voluta nel 1630 dal cardinal Legato Bernardino Spada in onore di papa Urbano VIII), fu affiancato dal giovane allievo Gioacchino Pizzoli (1651-1731).","patrons":"Senato di Bologna, con la sovrintendenza dei Conti Filiberto Vizzani e Giuseppe Michele Malvasia.","copyright":"Copyright immagini: Università degli studi di Bologna, Laboratorio SILAB (DAPT).","architects":"Angelo Michele Colonna (1604–1687) e Gioacchino Pizzoli (1651–1731)","monument_contact":{"fax":"051 232312 (Musei Civici d'Arte Antica-Collezioni Comunali d'Arte)","email":"collezionicomunali@comune.bologna.it","phone":"051 203040 (call center info); 051 2193111 (centralino) 051 2193998 (Collezioni Comunali d'Arte).","address":"Il Palazzo occupa un isolato tra piazza maggiore (su cui affaccia), Via Ugo Bassi, Via G. Venezian, Piazza Roosvelt e Via IV Novembre. \nPiazza Maggiore, 6, Bologna","institution":"Comune di Bologna"},"explore":{"name":"Galleria del Senato","description":""}},"c2efbebd-a717-5acb-a512-d157afe52791":{"name":"Teatro Aldrovandi Mazzacurati , Villa Aldrovandi-Mazzacurati, Bologna","description":"ll teatro è formato da una piccola hall rettangolare con due ordini di palchi sostenuti da 24 sinuouse sirene e cariatidi modellate in stucco. Tutte queste figure sono rappresentate in attitudini diverse ma hanno solo una funzione decorativa; le loro braccia eleganti erano usate per reggere ghirlande di fiori durante le serate di gala. \nLe statue furono scolpite da artisti locali, forse Camporesi o Balugani, che seguivano i modelli precedenti del celebre scultore tardo barocco bolognese Angelo Piò. \nIl motivo delle cariatidi, delle sirene o dei tritoni mescolati esprime bene lo spirito fantastico e illusivo del teatro ed era spesso usato negli apparati effimeri e nelle decorazioni teatrali in tutta Europa.","short_description":"E' uno dei più affascinanti teatri privati giunti fino a noi tra i tanti che caratterizzavano le residenze aristocratiche, soprattutto le ville. Grazie alla presenza del celebre architetto Bibiena, Bologna divenne un importante centro per l'architettura teatrale e anche la provincia fu arricchita di tanti piccoli teatri, molti dei quali, sfortunatamente furono interamente ristrutturati del XIX secolo.","type":"Architettura domestica (teatro)","dates":"1762–1763","location":"Bologna","method_for_datation":"Documenti storici","bibliography":"Lenzi, D. and Frabetti, A., *Villa Aldrovandi Mazzacurati momenti del Neoclassico tra Camaldoli e Belpoggio*, Bologna, 1987","author":"Marta Forlai","translator":"Marta Forlai","history":"Questo piccolo teatro è costruito all'interno di una villa, ad alcuni chilometri da Bologna. Era la residenza di campagna della nobile famiglia Aldrovandi, più tardi Aldrovandi-Marescotti. \nNel 1761 la villa fu interamente ristrutturata e la costruzione del teatro giocò un ruolo importante nel rinnovamento della residenza secondo uno specifico programma culturale. Anche se l'architettura della villa riflette il nuovo gusto neoclassico, il teatro segue ancora la tradizione barocca. \nIl progetto di questo teatro fu creato dal marchese Gianfrancesco Aldrovandi Marescotti, che può essere considerato anche il suo committente, e riflette la sua passione per le rappresentazioni teatrali e la letterartura di teatro, entrambe tipiche di questo periodo. \nIl teatro fu inaugurato il 24 settembre 1763, con la rappresentazione dell' *Alzira* di Voltaire. Il marchese Gianfrancesco Aldrovandi Marescotti e sua moglie Lucrezia furono tra gli attori, una pratica comune nei teatri delle dimore private. La rappresentazione fu replicata tre volte. \nAttualmente il teatro è gestito da una associazione culturale che lo apre al pubblico organizzando visite guidate (*Associazione Cultura e arte del '700*).","patrons":"Marchese Gianfrancesco Aldrovandi-Marescotti","copyright":"Copyright immagini: Comune di Bologna, Musei Civici d'Arte Antica.","architects":"Progetto dell'interno: Gianfrancesco Aldrovandi Marescotti; ingegnere delle macchine teatrali: Mastro Bentivoglio","monument_contact":{"phone":"+39 051 6235780","address":"Via Toscana, 19 \nBologna","institution":"Associazione cultura e arte del ‘700"},"explore":{"name":"Teatrino Aldrovandi Mazzacurati, Villa Aldrovandi-Mazzacurati","description":""}},"c3276b06-9b0c-58ae-b733-a6974a3cf1be":{"name":"Castello","description":""},"c382e187-dfa2-5c42-8797-e81a3eeb61e8":{"name":"La Salita al Calvario","description":"Questa affollata *Salita al calvario*, con soldati e aguzzini che si accalcano attorno a Cristo, quasi a togliergli l'aria, appartiene allo stile quasi caricaturale di Francesco Brizio (1574 ca. – 1623). \nBrizio sviluppò questo linguaggio nella bottega di Bartolomeo Passerotti (1529–1592), specializzato in scene di genere con figure dai tratti molto caricati.","dates":"1599–1600","location":"Oratorio della Madonna della Consolazione, parete d'ingresso"},"c39a149a-637c-518f-8a52-02fcbadc780d":{"name":"Silos Mtamar","description":""},"c421df29-a6aa-560f-837a-3c7a8125e89d":{"name":"Moschea Nabî al-‘Îs","description":""},"c440f1b5-cc12-542b-96af-1edd73248677":{"name":"Beja islamica","description":""},"c57d333e-3668-5ecf-a874-92fe954d840d":{"name":"Palazzo Ranuzzi (già Ruini e poi Baciocchi)","alternate_name":"Palazzo dei Tribunali","description":"Attorno al 1680, il conte Marc'Antonio Ranuzzi (e dopo di lui suo figlio Annibale) promossero la decorazione di varie stanze del palazzo. A questo periodo appartiene il soffitto dipinto dal pittore Marc'Antonio Franceschini e dal quadraturista Enrico Haffner attorno 1680–1681; esistono ancora gli affreschi realizzati nello stesso periodo dai fratelli Giuseppe e Antonio Rolli nella stanza adiacente. Essi decorarono anche un'alcova, perduta come le opere dei pittori Ercole Graziani e Tommaso Aldrovandini menzionate dagli storici locali. Insieme alla costruzione delo scalone monumentale bisogna ricordare la decorazione di un'altra stanza al primo piano dell'edificio, realizzata dal pittore Giovanni Andrea Seghizzi e abbellita da dipinti commissionati a Francesco Antonio Peruzzini, Giovanni Antonio Burrini e Sebastiano Ricci, tutti dedicati agli illustri antenati della stirpe Ranuzzi. \nUn'altra fase della lunga storia artistica dell'edificio è dovuta a Ferdinando Vincenzo Ranuzzi e Girolamo Ranuzzi. Il primo commissionò il Salone d'onore ancora esistente, progettato dall'architetto Ferdinando Galli Bibiena, con stucchi di Giuseppe Borelli e sculture di Giuseppe Maria Mazza (1719). Il secondo commissionò la decorazione del soffitto della cosiddetta Galleria del palazzo ai pittori Vittorio Bigari e Stefano Orlandi (1724–1725).","short_description":"Se esternamente il palazzo presenta ancora una fronte rinascimentale, internamente è uno degli edifici più rapprersentativi del barocco e tardo barocco bolognesi. L'elemento più significativo è lo scalone monumentale, una struttura stupefacente e molto originale, basata su una concezione dinamica dello spazio che è tuttora considerata un *unicum*. \nSono molto interessanti le decorazioni realizzate in periodi diversi in varie stanze del palazzo. Prendiamo in considerazione in particolare l'affresco dipinto da Marc'Antonio Franceschini insieme a Enrico Haffner e le decorazioni della volta della cosiddetta Galleria, realizzati da Vittorio Bigari e Stefano Orlandi. \nIl palazzo ospitava in passato una importante collezione di quadri.","type":"Architettura residenziale","dates":"Post 1576–post 1584; 1679–1695; 1719; 1724–1725","location":"Bologna","method_for_datation":"Documenti storici.","bibliography":"*Palazzo Ranuzzi Baciocchi. Sede della Corte d'Appello e della Procura Generale della Repubblica*, Bologna, 1994.","author":"Silvia Medde","translator":"Silvia Medde","history":"Il palazzo, di cui non conosciamo il nome dell'architetto anche se la storiografia locale menziona quello illustre di Andrea Palladio, fu costruito dopo il 1576, per la famiglia Ruini. Iniziati attorno al 1582, i lavori erano ancora in corso nel 1584, quando l'edificio fu inaugurato ufficialmente per celebrare l'elezione del committente, Carlo Ruini, a senatore di Bologna. Il palazzo era ancora incompiuto nel 1679, quando la marchesa Isabella Ruini, ultima erede della famiglia, lo vendette al conte Marc'Antonio Ranuzzi. Questi intraprese nuovi lavori: già nel 1680 la struttura era arrivata ad un buon punto se era possibile avviare le decorazione nelle sale principali. Il figlio di Marc'Antonio, Annibale, erudito e dilettante d'arte, ereditò il palazzo e finanziò nuovi lavori. \nIl palazzo fu acquistato nel 1822 da Felice Baciocchi, marito di Elisa Bonaparte. Oggi ospita il tribunale.","patrons":"Carlo Ruini; Marc’Antonio Ranuzzi; Annibale Ranuzzi; Girolamo Ranuzzi.","copyright":"Copyright immagini: Comune di Bologna, Musei Civici d'Arte Antica.","architects":"Giovanni Battista Torri; Carlo Fontana","monument_contact":{"fax":"+39 051 201848","email":"ca.bologna@giustizia.it","phone":"+39 051 201111","address":"P.zza Tribunali, 4 \nBologna","institution":"Comune di Bologna"},"explore":{"name":"Palazzo Ranuzzi (già Ruini e poi Baciocchi)","description":""}},"c5bd2ae4-8e93-5d5e-a79f-819d88ad19d3":{"name":"Complesso Muradiye","description":""},"c5efc693-2dad-579f-adfa-94fbe784a200":{"name":"Madrasa al-Zaqqâq","description":""},"c5f6111f-5a4e-5a0f-bcd5-b3f98cebadec":{"name":"Türbe di Orhan Gazi","description":""},"c5fefc98-1978-54b7-8f83-839811af66ae":{"name":"Museo etnografico","description":""},"c6029e4e-2381-5c4d-8e87-dc90496c281f":{"name":"Il ponte-acquedotto fatimide di Shreshira (opzione)","description":""},"c67ff635-773d-5655-86f4-7184f1ba7d0b":{"name":"La moschea al-Azhar e le sue madrasa mamelucche","description":""},"c69916a6-fc70-5f84-a074-8108cf0b6639":{"name":"La madrasa husainide (opzione)","description":""},"c7604e0b-3c70-56c2-8b7d-a24d444271a6":{"name":"Porta Mazara","description":"","explore":{"name":"Porta Mazara","description":""}},"c83fc2cd-8471-5d18-ab19-690607d05029":{"name":"Il caffè al-Dîwân (opzione)","description":""},"c864a459-2dc8-5d1a-840c-8451d02d848a":{"name":"Castello e complesso urbano","description":""},"c86f680a-c217-59a1-a3a0-191475f28867":{"name":"Fortezza di Mazzallaccar","description":"","explore":{"name":"Fortezza di Mazzallaccar","description":""}},"c8f6568c-f1d0-553a-bab0-6b5cb051b8a7":{"name":"Palazzo del Taller del Moro","description":""},"c90a98ec-b91f-5a37-bf83-61f0251ce25c":{"name":"Burj Ben Ayâd","description":""},"c930f3e4-c8c9-50fe-9c70-3ea1a809f68f":{"name":"Bey Hamam (opzione)","description":""},"c96e548a-8573-5a62-a3c1-607b4ee4abb9":{"name":"Chiesa di Santa Marina","description":""},"c96eea3b-8a27-5800-ab68-4e94f0007996":{"name":"Oleificio di Midoune","description":""},"c98b8194-fe9b-5dbf-ba30-971fb5bd7582":{"name":"Grande Moschea","description":""},"c9922473-150d-56aa-9e37-5ef02db114a8":{"name":"Zâwiya dello Shaykh ‘Alî al-Bakkâ’","description":""},"c9c8c735-1eb6-593e-92a4-57e00ff35822":{"name":"Wikâla del sultano Qâytbây","description":""},"ca132fcf-04b7-58c7-89b4-82d5966188cd":{"name":"Chiesa di San Eustaquio","description":""},"ca51918f-92ed-530c-9dfb-6132f8285955":{"name":"Mura, porta della città e chiesa di San Miguel","description":""},"ca75d7f9-390a-5fac-a8e4-f04eb8825209":{"name":"Complesso del sultano al-Ghûrî (mercato al-Ghûriya)","description":""},"cb2f82ce-5caa-5c1b-a70f-d79e2c1c6989":{"name":"Khânqâh e qubba di Shaykhû","description":""},"cb6a0376-8eca-5065-8e51-3daf911b8733":{"name":"*Incoronazione di S. Gaetano e cacciata di Lucifero*","description":"Tre angeli sollevano un drappo rosso a svelare la glorificazione di S. Gaetano, che per intercessione della Vergine riceve gli onori dalla Trinità. Alcuni santi sopraggiungono alla testa di una processione che parte da Bologna. All’opposto la cacciata di Lucifero.","dates":"1689–1692","location":"Cupola sul presbiterio, insieme"},"cbd071e9-3c1d-5beb-8b38-a59667f7d2f2":{"name":"Collegiata e Torre di Santa María","description":""},"cc41a526-0e3d-55f6-8a4a-e7fe969f39bb":{"name":"Grande Moschea","description":""},"cd55af48-0b6d-5d4f-8dcd-ba7574d7bc56":{"name":"Piatto con piccolo toro.","description":"Piatto a parete ricurva su piede ad anello dipinto a lustro rosso intenso su fondo bianco-crema. La decorazione presenta al centro la silhouette di un torello dipinto a lustro con particolari risparmiati, dalla quale partono, simmetricamente, quattro lunghi steli con infiorescenze stilizzate, derivanti molto probabilmente da una ulteriore trasformazione di tralci vegetali del tipo rappresentato in esemplari della stessa classe di oggetti. \nI quattro settori, in cui risulta divisa la superficie, sono decorati ciascuno con un grosso cespuglio a foglie piumate, disposto obliquamente, che preannuncia un motivo assai comune in prodotti più tardi (XII/XVIII secolo).","short_description":"Il piatto mostra una decorazione che preannuncia motivi che diverranno tipici dei prodotti più tardi realizzati in ambito valenzano.","holder":"Museo delle Civiltà | Museo d’arte orientale “Giuseppe Tucci”","dates":"XI/ XVII secolo (fine).","location":"Roma","dimensions":"altezza cm 7,6, diametro cm 36,5.","method_for_datation":"La decorazione del fondo del piatto, campito da una serie di gruppi di punti, da altri arbusti più piccoli fioriti e da minuti motivi cruciformi e stellari, ricorre nei più tardi prodotti valenzani del XII/XVIII secolo. Lungo il bordo del piatto, sottolineato da una grossa fascia a lustro compatto, corre una cornice formata da una serie di semicerchi, campiti da dischetti a lustro, cornice che anticipa un motivo proprio dei prodotti di età successiva e che al tempo stesso risulta molto probabilmente ispirata dal cosiddetto motivo ad “unghia”, comune sull'orlo di una serie di piatti del primo terzo del XI/XVII secolo.","provenance":"Spagna, fabbrica valenzana.","bibliography":"Ainaud De Lasarte, J., Cèramica y Vidrio, Ars Hispaniae , X, Madrid, 1952 \n \nFronthingham, A.W., Lustreware of Spain, New York, 1951 \n \nTorre, P., “Maioliche a lustro ispano-moresche”, Serie Schede Museo Nazionale d'Arte Orientale, 7, Roma, 1987 \n \nTorre, P., Le Mille e una Notte. Ceramiche persiane, turche e ispano-moresche, Faenza, 1990 \n \nTorre, P., “Techniques Journeying from East to West at the Time of the Crusades”, Crusades: Myth and Realities, Nicosia, 2004","author":"Paola Torre","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","linkcatalogs":"IAM_ES_IT_001"},"cdeffb19-1149-5ce3-a27c-27006d0fd2a3":{"name":"Muraglia e bastioni","description":""},"cdf84427-f83d-56e8-b858-3a065bf65a7d":{"name":"Maqâm Rabî‘a al-‘Adawiyya","description":""},"ce0b12cf-93da-5966-bc1f-cf0d93e71409":{"name":"Vasche di Salomone","description":""},"ce5157ac-53df-5294-854e-a994c3ba8662":{"name":"Wikâla del sultano al-Ghûrî","description":""},"ce8830d8-b822-5a73-b84f-3d1865e4c511":{"name":"Officine e case degli artigiani","description":"Le strade strette del villaggio, con case su entrambi i lati, richiamano la struttura urbana della Bologna medievale.","dates":"1735–1755","location":"Villaggio di Colle Ameno"},"cf277e4c-aafa-5536-95f7-63c60ff477ff":{"name":"Chiesa di San Francisco (opzione)","description":""},"cf7c2ae6-8d3e-58ab-ae9a-5ed75f609bd1":{"name":"Funduq","description":""},"cf7fd802-53a7-5c84-bab6-8b4c15727e6c":{"name":"Museo numismatico","description":""},"cfb7003a-1ba2-52c9-b70d-37bb3e29219c":{"name":"Madrasa di Süleyman Paşa","description":""},"cfc8b095-24f6-594f-a08a-a320412bd52e":{"name":"Interno della chiesa","description":"L'interno è una perfetta armonia di arti e tecniche diverse. I colori degli affreschi armonizzano perfettamente con le decorazioni in stucco bianche e oro e con la morbida luce che entra dalle finestre.","dates":"Affreschi: 1730 ca.","location":"Santa Maria di Galliera"},"d027fa3e-c567-502e-bf4a-48d3ab085fb7":{"name":"Madrasa di Qânîbây al-Muhammadî (opzione)","description":""},"d05a8ed6-b5a6-513e-8eb9-1e8783449822":{"name":"Moschea di Yahşi Bey","description":""},"d08bb2d7-d33d-58c8-b32c-28fc648802a6":{"name":"Palazzo Reale e Cappella di San Michele Arcangelo","description":"","explore":{"name":"Palazzo Reale e Cappella di San Michele Arcangelo","description":""}},"d098a0e6-f534-54b7-bd8d-ce80114aeda3":{"name":"Il cimitero e il museo della Sinagoga","description":""},"d16c44b0-365f-53d8-8177-4c0decb223c9":{"name":"Rovine della fortezza del castello","description":""},"d1cbb840-61ab-507b-b6c5-df2b37537bd8":{"name":"Zâwiya al-Ahmadiyya","description":""},"d1ccc5a3-4e0b-5622-bddb-6ce53aa1d3de":{"name":"Castello","description":""},"d2023dfb-feea-5d5b-ac5d-6a229b2fd882":{"name":"Museo della qasba","description":""},"d2de479a-3922-531f-af1a-2f7179de9653":{"name":"Complesso urbano","description":""},"d3f2b4d2-aa26-59b7-b74f-121c7872ba23":{"name":"Emir Hanı (opzione)","description":""},"d41d9ab1-acd5-514f-884e-67ecf8eccd1a":{"name":"Interno della chiesa di S. Giovanni Battista","description":"La chiesa ha una pianta molto semplice, con cappella maggiore e due cappelle laterali che comunicano l'impressione di un ampio spazio centrale.","dates":"1732 ca.","location":"Minerbio (Bologna)"},"d4211e65-9740-534c-b238-e748d860390b":{"name":"Sabîl Qâytbây","description":""},"d4b21bad-0844-5f2e-b159-aec16bf2fb08":{"name":"Palazzo Chigi (Museo del Barocco Romano)","description":"Nella ristrutturazione promossa dai Chigi dopo l’acquisto nel 1661 venne mantenuto l’aspetto originario di palazzo-fortezza reiterando sui quattro lati il torrione angolare e conservando la semplicità della facciata collegata alla Porta Napoletana sulla via Appia, nonostante l’aggiunta del portale con balcone balaustrato. L’interno costituisce un esempio quasi unico nella zona di dimora antica conservata in tutti i suoi arredi, dagli affreschi decorativi delle sale, alla ricca collezione di dipinti – dove figurano ritratti, paesaggi, allegorie, ecc. secondo la tipologia di rappresentatività dei diversi generi tipica delle dimore di campagna – dai cuoi che rivestono le pareti alla sanguigna su muro di mano del Bernini che decora la cappella, dai busti in marmo o terracotta dei membri della famiglia alla serie di ritratti delle “Belle Donne”, fino agli armadi appositamente disegnati per la farmacia. All’ultimo piano il Palazzo ospita da pochi anni anche l’interessante “Museo del Barocco Romano”, costituito da importanti donazioni, quali le collezioni Lemme, Fagiolo e Laschena, che offrono una panoramica completa della pittura romana tra 600 e 700, con capolavori di Mattia Preti, Pietro da Cortona, Giacinto Brandi, Sebastiano Conca, Corrado Giaquinto, Pompeo Batoni, Domenico Corvi e tanti altri. Sul retro si estende un bellissimo parco fino alle pendici del lago di Nemi, caratterizzato da una folta vegetazione di lecci, frassini e cerri, ancora oggi abitato da animali, che costituiva all’epoca, secondo le consuetudini, la riserva di caccia privata della famiglia. \nIl Palazzo, non a caso insieme alla Chiesa (n. 26), costituisce l’elemento principale di definizione della Piazza di Corte, intervento urbanistico voluto dai Chigi, come fulcro dei percorsi nell’abitato - in origine tutto svolto nella parte più bassa e quindi completamente e simbolicamente dominato dalla struttura della piazza – e tra questo e il territorio circostante essendo attraversato dall’antica via Appia che collegava Roma a Napoli. Oggi purtroppo sia il ponte monumentale fatto costruire da Pio IX tra il 1846 e il 1854 sia l’espansione urbanistica alterano la percezione dei rapporti simbolici e dimensionali dell’edificio e di questa piazza, pensata quasi come una terrazza del palazzo, nei confronti del borgo.","short_description":"Il Palazzo costituisce un esempio quasi unico nella zona di dimora antica conservata in tutti i suoi arredi, dagli affreschi decorativi delle sale, alla ricca collezione di dipinti, dai cuoi che rivestono le pareti alla sanguigna su muro di mano del Bernini che decora la cappella, dai busti in marmo o terracotta dei membri della famiglia alla serie di ritratti delle “Belle Donne”, fino agli armadi appositamente disegnati per la farmacia, tanto che fu scelto da Luchino Visconti per ambientarvi il celebre film “Il Gattopardo\".","type":"Palazzo feudale","dates":"1664-1672","location":"Ariccia, Roma","bibliography":"Petrucci, F.,”Bernini, Flavio Chigi ed Ariccia: un Rinascimento barocco”, *L’Ariccia del Bernini*, Roma 1998, 17-42 \nPetrucci, F., “La piazza di Corte nel tempo”, *Piazza di Corte: il recupero dell’immagine berniniana…*, a c. di M. Natoli, Roma 2000, 1-20 \n*Le Stanze del Cardinale*, a c. di F. Petrucci, Roma 2003 \n*Il Museo del barocco romano: la collezione Lemme…*, Roma 2007 \n*Il Museo del barocco romano: la collezione Ferrari. Laschena ed altre donazioni…*, Roma 2008","author":"Laura Indrio","history":"Il Palazzo, in origine rocca della famiglia Savelli che l’avevano trasformata in dimora gentilizia, fu acquistato dai Chigi, famiglia nobile senese trasferitasi a Roma già nel XV secolo con Agostino banchiere e tesoriere della Chiesa, nel 1661, durante il pontificato di Alessandro VII Chigi (1655-1667), che ne affidarono, presumibilmente al Bernini coadiuvato da altri, la ristrutturazione. Rimasto di proprietà della famiglia fino a tempi assai recenti è stato acquistato dal Comune di Ariccia nel 1988 che lo ha ristrutturato in funzione museale, espositiva e per manifestazioni culturali.","patrons":"Mario (1594-1669), Flavio (1631-1693) e Agostino (1634-1705) Chigi","architects":"Gian Lorenzo Bernini (1598-1680), con la collaborazione di altri (Luigi Bernini, Carlo Fontana, Mattia de’ Rossi, Giovan Battista Contini)","monument_contact":{"fax":"+39 06 93 30 98 8","email":"info@palazzochigiariccia.it","phone":"+39 06 93 30 05 3","address":"Piazza di Corte, 14 \n00040 Ariccia \nRoma","institution":"Comune di Ariccia"},"explore":{"name":"Palazzo Chigi","description":"La costruzione del palazzo per come appare oggi, fu iniziata su commissione del Cardinale Silvio Savelli nell’ultima decade del XVI secolo e fu realizzata su progetto dell’architetto Carlo Lambardi. I Savelli fecero addossare ad una serie di strutture risalenti al periodo medievale e al quattrocento (situate presso la Porta Napoletana), un grande ampliamento unitario che venne a delimitare il paese verso nord, riallacciandosi all’antica cinta muraria. Buona parte del prospetto sulla piazza, precisamente la porzione che va dal torrione sinistro verso Roma fino alla terza finestra a destra del portale, il grande salone del piano nobile e il fronte principale sul parco, caratterizzato da un sistema di paraste, appartengono a questa fase tardo rinascimentale. Radicali furono le trasformazioni realizzate dai Chigi, che subentrarono nel possesso del feudo di Ariccia nel 1661, dando avvio ad una completa ristrutturazione del borgo, compresa la Chiesa dell’Assunta, la piazza e, appunto, il maniero dei Savelli. I Chigi accettarono l’impostazione data dai precedenti proprietari, conservando un certo carattere severo e fortificato della costruzione, in contrasto con le linee delle contemporanee ville principesche dei Colli Albani e di Roma. \n \nIl progetto affidato al Bernini su commissione del papa Alessandro VII Chigi (1655-1667) fu realizzato tra il 1664 ed il 1672 dal suo illustre allievo Carlo Fontana. Il maniero fu ristrutturato ed ampliato costituendo una sintesi architettonica tra il castello, per il suo carattere turrito, la villa, come denota la tipologia ad “u” caratteristica delle ville della Campagna Romana, ed appunto il palazzo, così come appare visto dalla piazza. La sua disposizione simmetrica e la razionalità dell’impianto, unitamente al carattere essenziale del linguaggio architettonico, ne fanno una creazione originale e precoce dell’evoluzione classicista del barocco berniniano. E’ un esempio unico di dimora storica rimasta sostanzialmente inalterata nelle collezioni d’arte e negli arredi, in parte originari e in parte provenienti dalle varie proprietà chigiane, in primo luogo dal Palazzo Chigi a Roma oggi sede del Consiglio dei Ministri. \n \nLa raccolta di dipinti è costituita da opere, fra gli altri, di Baciccio, Cavalier d’Arpino, Pierfrancesco Mola, Salvator Rosa, Mario de’ Fiori, Maratta, Giacinto Brandi, Bernardino Mei e Ferdinand Voet. Di rilevante interesse iconografico alcune raccolte a tema: la “stanza delle belle”, con i ritratti delle nobildonne dell’aristocrazia romana del Seicento, la “stanza delle suore”, con i ritratti delle religiose di casa Chigi e il “Gabinetto dei Ritratti” dove è illustrata tutta la successione dei Chigi dal ‘400 ad oggi (un unicum nel genere ritrattistico-genealogico). Nel Palazzo si conserva anche un nucleo di sculture seicentesche del Bernini e di artisti berniniani quali Giuseppe Mazzuoli, Bernardo Fioriti, Ercole Ferrata, Orfeo Boselli oltre a un capolavoro assoluto della ritrattistica barocca: il busto in terracotta del papa Alessandro VII Chigi opera di Melchiorre Cafà. \n \nUna delle caratteristiche più prestigiose dell’arredamento è rappresentata dai preziosi parati in cuoio stampato detto di “Cordova”. Tra le decorazioni murarie, oltre la celebre sanguigna di Gian Lorenzo Bernini raffigurante San Giuseppe con il Bambino nella cappella, risalgono al Seicento le ariose decorazioni delle volte dell’appartamento al piano terra con segni zodiacali e volatili, attribuite a Pietro Mulier detto “Il Tempesta”. \n \nLa monumentale residenza chigiana è stata ceduta dal principe Agostino Chigi Albani della Rovere al Comune di Ariccia il 28 dicembre 1988. Dal 1999, dopo lavori di restauro molto accurati, il Palazzo è stato definitivamente aperto al pubblico e ospita anche mostre, concerti ed eventi culturali vari.","info":"Palazzo Chigi è visitabile solo nell’ambito di visite guidate; per gli orari ed altre informazioni utili vedere sito ufficiale di Palazzo Chigi: [http://www.palazzochigiariccia.it/orari/index.htm](http://www.palazzochigiariccia.it/orari/index.htm)","contact":"Name: Palazzo Chigi di Ariccia \nStreet: Piazza di Corte 14 \nCity: Ariccia (RM), 00040 \nTel: +39 06 93 30 053 \nFax: +39 06 93 30 988 \nEmail: info@palazzochigiariccia.it \nWebsite: [http://www.palazzochigiariccia.it/ \n](http://www.palazzochigiariccia.it/)","prepared_by":"Compilato da Saverio Capozzi sulla base di materiale fornito da: arch. Francesco Petrucci; © Museum With No Frontiers (MWNF)","how_to_reach":"Piazza di Corte 14 (nel Centro di Ariccia, sulla Via Appia Nuova, nel tratto cittadino chiamata Via dei Villini)","further_readings":[{"url":"explore/monument/1419/reading/it/1.pdf","title":"Bibliografia riguardante i monumenti presentati su questo sito (aggiornato 2011).","abstract":"Petrucci F., Palazzo Chigi, Italian (PDF)","file_details":"150 kb"}]}},"d4bbc20d-c3e2-5d35-9dd6-4b247a13eb63":{"name":"Mura e Porte nel circuito difensivo medievale","description":"","explore":{"name":"Mura e Porte","description":""}},"d51ec020-734f-58d3-8f56-248b568ae3b8":{"name":"Galleria monumentale, decorazione della volta con scene della storia della famiglia Aldrovandi(“I fasti degli Aldrovandi”)","description":"I soggetti scelti da Pompeo per la decorazione delle volte si riferiscono alle vite dei suoi antenati Nicolò, Giovanni Francesco, Pietro e Ulisse. Due riquadri mostrano episodi della vita del cardinale.","dates":"1744–1751","location":"Palazzo Aldrovandi, interno, primo piano"},"d537c4c1-7f63-582f-b926-cc25e3a70daa":{"name":"Funduq Stawniyine","description":""},"d554971f-f508-52e4-999c-e09207ee45b2":{"name":"Volta della Sala del Consiglio","description":"La personificazione di Bologna, posta su un carro trainato da due leoni che ne simboleggiano la potenza, è indirizzata da Cibele (dea della natura) alla gloria dell’Olimpo, dove Giove l’invita.","dates":"1675–1677","location":"Primo piano, Palazzo Comunale"},"d588c32c-3527-5a31-988e-7869b0fe01f1":{"name":"Romitorio della Stella","description":"Il fabbricato visibile sulla via Appia Antica scendendo a sinistra, all’interno della proprietà dell’Hotel Villa Aricia, di fronte all’ingresso delle Catacombe di San Senatore e all’imbocco di via Pratolungo, è l’antico *Romitorio del Santissimo Crocifisso* c.d. *Romitorio della Stella*. Consolidato nel 1709, fu restaurato nel 1744 con le elemosine dell’esercito austriaco in occasione della Battaglia di Velletri, poi ancora nel 1793 a cura del principe Agostino III Chigi. Ingloba strutture in opera cementizia, facenti parte del c.d. Tempio di Esculapio o di una villa patrizia. Celebrato in tanti dipinti, disegni e incisioni, ha perso la pittoresca scalinata in peperino con edicole laterali, coperta dal muro di recinzione della proprietà.","type":"","dates":"","bibliography":""},"d5c8a1bf-beda-574d-b87a-2badea9e0753":{"name":"Bâb al-Mansûr","description":""},"d5e8c54b-73a6-5832-bef5-a3fcec29071a":{"name":"Crocefissione","description":"Questa Crocefissione con la *Deposizione dalla croce* e lo *Svenimento della Vergine* in basso a destra è chiaramente opera di Lucio Massari (1569–1633). Di questo pittore, per lungo tempo considerato autore di secondo piano, oggi si tende ad apprezzare la luminosa tavolozza e lo stile che ricorda quello di Annibale Carracci. Dopo I restauri del 2000 è possibile apprezzare di nuovo le figure dei soldati che estraggono a dadi le vesti di Cristo.","dates":"1599–1600","location":"Oratorio della Madonna dela Consolazione, parete d'ingresso"},"d67fd876-2f2a-5525-a90c-b8b029b310a5":{"name":"Palazzo del Marchese di Zenete","description":""},"d86b5a46-c8b4-516d-9217-cf87d4e19e81":{"name":"Stalloni Chigi","description":"Il mirabile complesso parte dalla Piazza di Corte e costeggia l’attuale via Flora, già via dello Stallone. Realizzato da Carlo Fontana tra il 1665 e il 1668 era articolato in due corpi distinti. Un primo corpo adibito ad *Abitazione per famiglia*, cioè del seguito o “corte” dei Chigi, in origine disposto su due piani con rimessa delle carrozze al piano terra, è stato alterato nel dopoguerra. \n \nIl secondo corpo di fabbrica invece fu eretto per ospitare le *Scuderie*, acquistato, restaurato (2010) e destinato a biblioteca dal Comune di Ariccia, conserva l’imponente impianto monumentale a struttura basilicale a tre navate con volta a crociera, impostate su possenti colonne doriche a fusto cilindrico. Il Fontana si ispirò al progetto di Raffaello per le scuderie di Agostino Chigi, nella villa romana della Lungara. Lo spazio è stato purtroppo manomesso nel 1956 con la realizzazione di solai intermedi per la costruzione di appartamenti.","type":"","dates":"","bibliography":"","author":"arch. Francesco Petrucci","prepared_by":"Museo Senza Frontiere, Saverio Capozzi, sulla base di materiale fornito da: \narch. Francesco Petrucci; © Museum With No Frontiers (MWNF).","how_to_reach":"Da Piazza di Corte lungo Via Flora.","further_readings":[{"url":"explore/monument/1389/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Stalloni Chigi, Italian (PDF)"}]},"d874eff0-55c2-5243-9c49-5d45221a42f9":{"name":"*S. Paolo a Efeso brucia i libri di magia*","description":"Ad Efeso c'era un celebre tempio dedicato alla dea pagana Artemide. Quando S. Paolo arrivò ad Efeso decise di fermarsi lì per tre anni, ma fu imprigionato a causa della sua predicazione.","dates":"1716–1718","location":"Transetto destro, Chiesa di S. Paolo Maggiore, Bologna"},"d8adf819-af5b-5c18-b41f-f4a8cb5624de":{"name":"Maqâm Rijâl al-‘Amûd","description":""},"d90facff-4cb3-516d-bfec-b5de1d319c09":{"name":"Moschea al-Aqsa","description":""},"d91086bf-1c10-54ef-9ee9-fd787e402072":{"name":"Divinità pagane","description":"Anche se rimandano a sculture antiche le statue degli dei rientrano perfettamente nell'architettura illusionistica, dipinta dall'artista per creare effetti artificiali destinati a stupire il visitatore.","dates":"1684","location":"Salone da ballo, Palazzo Fantuzzi"},"d984728f-90d4-54a0-958e-c05ba9203044":{"name":"Chiesa di San José","description":""},"da426277-fa80-5d6b-bf9e-deb7c0f1f1c4":{"name":"Particolare dell'alcova, putto","description":"Probabilmente realizzata dopo il 1704, sicuramente prima del 1739, quando è menzionata in una biografia dedicata al suo autore, lo scultore Giuseppe Mazza, che qui lavora insieme al pittore Ercole Graziani senior. \nAl ritorno da Venezia lo scultore fu probabilmente ingaggiato dalla famiglia Zaniboni, proprietaria del palazzo, per creare questa superba camera nuziale riccamente decorata con stucchi e sculture (tra cui *Venere* e *Apollo*, allusive all'abbondanza e alla fertilità). Ogni elemento dà il suo contributo ad una composizione molto dinamica, ispirata a concetti tipicamente barocchi.","dates":"Dopo il 1704","location":"Piano terreno, Palazzo Bianconcini"},"daf6de83-e39d-5737-9268-1b7c8b56066e":{"name":"Soffitto ligneo dipinto della Cattedrale di Cefalù.","description":"Le tavole lignee dipinte del soffitto della cattedrale di Cefalù presentano una serie di vivaci raffigurazioni di carattere profano, riguardanti temi cortesi, naturalistici e fantastici, realizzati con grande raffinatezza esecutiva: vi sono impiegati delicati colori pastello, sapienti lumeggiature per tratteggiare i volti dei personaggi, pennellate nere più energiche per sottolineare i contorni delle figure. L'uso di pigmenti preziosi, quali il costoso lapislazzuli, come pure della foglia d'oro, di cui restano solo microscopiche tracce, fa rientrare a pieno titolo questo ciclo pittorico nell'ambito di una committenza reale. Sul soffitto cefaludense compaiono temi iconografici e formule stilistiche che presentano stringenti analogie con le coeve pitture del soffitto della Cappella Palatina ma, a differenza di quest'ultimo, qui i dipinti si sviluppano in una struttura a fascia continua, articolata a medaglioni; tra le numerose immagini rappresentate figurano gli animali, ed in particolare il leone, emblema araldico degli Altavilla, la famiglia del committente Ruggero II. Vi sono inoltre l'ibis, il pavone, il falcone, l'aquila, il grifone, il cervo e l'antilope, la gazzella, l'elefante e il cammello. Tra le immagini di esseri umani, dagli occhi e dagli atteggiamenti di grande forza espressiva, compaiono cavalieri, suonatori e bevitori. Vi sono rappresentate, inoltre, lotte tra animali, scene di caccia e creature fantastiche, come il “sireno”, mezzo uomo e mezzo pesce. I dipinti rivelano una chiara matrice stilistica egiziana: lo dimostra il confronto istituito da Aurigemma (2004) con il frammento di fregio ligneo proveniente dal palazzo realizzato dal secondo califfo fatimide (364AH/975-386AH/996) per la propria figlia al Cairo, successivamente inserito negli ambienti del nuovo palazzo del sultano mamelucco Qalâwûn (678AH/1279-689AH/1290). Tuttavia a Cefalù si rileva una più ampia varietà nel repertorio dei modelli figurativi e anche una maggiore autonomia compositiva: il ciclo pittorico è pienamente ascrivibile a maestranze appartenenti allo stesso milieu culturale della Cappella Palatina, probabilmente comprendente anche artisti provenienti dall'Egitto, ma con diversi apporti, derivanti da tutto il bacino del Mediterraneo e dalla cultura visiva bizantina in particolare. Gli scambi di preziosi oggetti d'avorio, metallo e ceramica (con il loro variegatissimo repertorio di modelli, anche molto antichi) tra la corte normanna e il regno fatimide dovettero fornire probabilmente ulteriori spunti figurativi agli artisti attivi in entrambi i soffitti siciliani. Analogamente alle pitture della Cappella Palatina, queste rappresentazioni profane in ambito ecclesiastico andrebbero prese in esame evitando letture di carattere simbolico-religioso: sarebbero piuttosto interpretabili come la celebrazione dei piaceri e delle gioie terrene godute sotto il dominio di Ruggero II. La cattedrale di Cefalù venne fondata nel 1131 da Ruggero II con l'intenzione di farne un mausoleo reale per i membri della dinastia degli Altavilla: a tal fine fece eseguire, e trasferire nel complesso in costruzione, due sarcofaghi di porfido, collocati nel 1145 nel coro della chiesa ma poi traslati nella Cattedrale di Palermo da Federico II di Svevia nel 1215.","short_description":"Il ciclo pittorico è ascrivibile a maestranze appartenenti allo stesso *milieu* culturale della Cappella Palatina, probabilmente comprendente artisti provenienti dall'Egitto, ma con diversi apporti da tutto il bacino del Mediterraneo e dalla cultura visiva bizantina in particolare. \n \nLe pitture sono interpretabili come la celebrazione dei piaceri e delle gioie terrene godute sotto il dominio di Ruggero II.","dates":"tra il 1131 e il 1154.","location":"Cefalù, Sicilia","method_for_datation":"fonti storiche riportanti come data di fondazione della cattedrale il 1131.","bibliography":"Aurigemma, M.G., Il cielo stellato di Ruggero II. Il soffitto dipinto della cattedrale di Cefalù, Milano, 2004","author":"Pier Paolo Racioppi","patrons":"Re Ruggero II.","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","explore":{"name":"Duomo","description":""}},"dbac2f48-d3bb-59d7-9c8d-b38dfcca2e26":{"name":"Ingresso del palazzo di Yashbak min Mahdî","description":""},"dbf30c3d-1e0d-5cbc-91ca-50add51d0976":{"name":"Bacini degli aghlabidi","description":""},"dc43081c-e474-5588-9dde-ded7b44abbaa":{"name":"Quartiere arabo.","description":"Il quartiere arabo di Sambuca, sviluppatosi attorno al castello, nella parte alta della collina, presenta ancor oggi i caratteri dell'impianto originario, conservando intatto il proprio tessuto viario e il sistema aggregativo delle singole cellule abitative. Il quartiere è circoscrivibile in un perimetro triangolare e si presenta come una aggregazione edilizia molto compatta e ben riconoscibile dal resto del centro urbano: lo distinguono i cortili di varia tipologia (a gomito, a forca, a baionetta, a uncino, etc) e un tessuto viario irregolare, costituito da vicoli in gran parte coperti o più semplicemente inquadrati da archi di accesso. Circondava il quartiere un perimetro murato, provvisto di tre torri, delle quali l'unica superstite è stata inglobata nel campanile della chiesa madre. L'abitato di Sambuca deve la sua origine all'emiro Ibn Mankud, secondo una tradizione confermata da Al-Idrîsî e dai più tardi storici siciliani. A difesa del centro, sulla sommità della collina fu edificato verso il 441 AH/1050 un castello, successivamente demolito.","short_description":"Il quartiere è circoscrivibile in un perimetro triangolare e si presenta come una aggregazione edilizia molto compatta e ben riconoscibile dal resto del centro urbano: lo distinguono i cortili di varia tipologia (a gomito, a forca, a baionetta, a uncino, etc) e un tessuto viario irregolare, costituito da vicoli in gran parte coperti o più semplicemente inquadrati da archi di accesso. L'abitato di Sambuca deve la sua origine all'emiro Ibn Mankud, secondo una tradizione confermata da Al-Idrîsî e dai più tardi storici siciliani.","dates":"dopo il IV/X secolo.","location":"Sambuca di Sicilia, Sicilia","method_for_datation":"analisi della conformazione dell'impianto urbano; fonti storico-letterarie.","bibliography":"Fiorentini, G., Da Adranone a Zabut, Sambuca, 1997 \n \nGiacone, G., Zabut : notizie storiche del Castello di Zabut e suo contiguo casale oggi, Comune di Sambuca di Sicilia, Palermo, 1983.","author":"Pier Paolo Racioppi","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","explore":{"name":"Quartiere arabo","description":""}},"dc6ffcb7-0222-5f4d-bd25-164fcd8a9645":{"name":"Chiesa delle Sante Giusta e Rufina","description":""},"dcb4b1e9-8570-58ec-bfd9-2967dc807b70":{"name":"Salone da ballo affrescato","description":"Nel salone da ballo del piano nobile si conserva l'affresco più famoso del palazzo: l' *Apoteosi della famiglia Marescotti*, dipintoda Giuseppe e Antonio Rolli. Vi appaiono la Sapienza, con al Gloria alla sua sinistra, che sostiene una piramide. Il cerchio sulla piramide simboleggia l'eternità. La scena principale è circondata da medaglioni con le allegorie di città legate ai Marescotti, come Bologna, Roma, Siena e la personificazione della Scozia. \nNel 1709 Giovanni Battista Caccioli dipinse i ritratti di famiglia sulle pareti.","dates":"1686–1687; 1709","location":"Salone Marescotti, piano nobile, palazzo Marescotti Brazzetti"},"dd1f16ac-5f5f-5026-9101-4c47a2867fe7":{"name":"Ponte Monumentale","description":"A partire dagli inizi del secolo XIX, le insistenze delle magistrature locali e le esigenze poste dallo sviluppo economico, avevano indotto il governo dello Stato Pontificio a considerare la necessità di rendere più agevole e più veloce il tortuoso e accidentato tracciato dell'Appia. L'unica soluzione per rettificarne il percorso sembrò quella di costruire dei ponti che superassero il vallone di Ariccia, i due avvallamenti per giungere a Galloro ed infine il vallone per superare l'erta della Catena e proseguire oltre il Colle Pardo verso Genzano. \n \nNel 1843 Gregorio XVI provvedeva a sopprimere con un ponte a sei arcate quest'ultimo dislivello, sostituito successivamente da un terrapieno ad arcata unica. Si studiò un nuovo tracciato dell'Appia pianeggiato con altri due ponti il Ponte San Rocco ed un altro minore, oltre al grande ponte da costruire sul vallone di Ariccia. L'impresa non si fermò con l'avvenuta morte del Papa nel 1846 e fu portata a termine dal suo successore Pio IX che affidò il progetto per il grande ponte all'architetto marchigiano Ireneo Aleandri, mentre l'esecuzione dei lavori fu affidata a Giuseppe Bertolini. \n \nL'opera fu compiuta nel 1854 e rappresenta una delle più poderose realizzazioni di ingegneria del secolo XIX: impostato su tre ordini di archi, in eleganti forme neoclassiche di reminiscenza romana il ponte è alto 59 metri e lungo 312. Alle quattro *teste* del ponte vennero innalzate colonne di travertino per richiamare i miliari romani dell' Appia Antica. Pio IX in persona inaugurò solennemente il ponte aprendolo a tutti “*i legni a ruote”.* \nNel 1944 il ponte venne fatto saltare dall'esercito tedesco in ritirata per ostacolare l'avanzata delle truppe alleate e dopo due anni, su progetto di Carlo Cestelli Guidi e la consulenza architettonica di David Pacanowski, si diede inizio ai lavori di ricostruzione. Il ponte fu riaperto al traffico il 3 marzo del 1948. Il 18 gennaio 1967, per cause imprecisate, crollò l'undicesimo pilone; il 27 agosto dello stesso anno cedette anche il decimo pilone. La ricostruzione dei piloni è iniziata nel dicembre del 1967 e a distanza di circa un anno, il ponte poté tornare a svolgere la sua funzione. \n \nNel 1997 furono ricostruite le colonne di testa riutilizzando parzialmente materiali originari e l'ANAS, per scongiurare il verificarsi di suicidi, pose in opera delle reti di protezione in tensostruttura.","type":"","dates":"","bibliography":"","author":"arch. Francesco Petrucci","prepared_by":"Museo Senza Frontiere, Saverio Capozzi, sulla base di materiale fornito da: \narch. Francesco Petrucci; © Museum With No Frontiers (MWNF).","how_to_reach":"Venendo da Albano costituisce l’accesso principale ad Ariccia.","further_readings":[{"url":"explore/monument/1379/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Ponte Monumentale, Italian (PDF)"}]},"dd4fcf65-c0d9-503b-b521-5ff7aae5a14d":{"name":"Convento di Nuestra Señora del Valle","description":""},"dd69c7bc-cfa1-57e5-ab52-4b44f13830eb":{"name":"San Giorgio, la chiesa della mappa","description":""},"dd6a4157-a039-508d-8114-b5fba7bac7a5":{"name":"Cappella dell’Incoronata – Sala Ipostila","description":"","explore":{"name":"Cappella dell'Incoronata","description":""}},"de4bf7f6-639e-5b76-a737-c2879b0b1c85":{"name":"Scalone monumentale","description":"Lo scalone a doppia rampa fu costruito tra il 1726 e il 1738 da Domenico Trifogli, seguendo il modello di quelli delle residenze senatorie bolognesi; le sculture sono di Francesco Janssens e le decorazioni in stucco di Giambattista Verda.","dates":"1726-1738","location":"Palazzo Tozzoni, Imola"},"de6db7d5-6d7b-5926-ad6b-637eedb72f0d":{"name":"*Tondo monocromo con la Nascita della Vergine*","description":"L'uso della pittura monocroma nei tondi ai piedi della cupola dimostra il raffinato gusto di Mitelli e Colonna e insieme la loro volontà di enfatizzare il contrasto tra due mondi: quello quotidiano delle storie della Vergine e la visione celestiale in alto. La scena rappresentata in questo tondo è fortemente legata allo stile classicista di Guido Reni.","dates":"1655–1657","location":"Base del catino absidale della cappella del Rosario, Basilica di S. Domenico, Bologna"},"de968db7-c137-59d9-a504-6f8a2fcd84bc":{"name":"Piazza San Nicola","description":"La piazza, su cui prospetta la chiesa di San Nicola e il Palazzo Municipale, è stata ristrutturata radicalmente nel 1995-1998, portando alla luce strutture in opera quadrata di età tardo-repubblicana relative al podio di un tempio a tre celle, forse un *Capitolium*, il *Tempio di Giunone* o meglio il Tempio di Giove citato da Tito Livio. Sopra tali muratura era stata costruita in età paleocristiana la collegiata di Santa Maria, demolita nel ‘600 da Alessandro VII per la costruzione della nuova collegiata su piazza di Corte. I frammenti di murature seicentesche sono invece relative al vecchio monastero dei Padri della Dottrina Cristiana (F. Guglielmi, 1985). Il lastricato del sagrato della chiesa, eseguito nella sistemazione del 1998, rimonta parte delle lastre in basalto della pavimentazione ottocentesca di Piazza del Popolo a Roma. \n \nDi fronte all’ingresso del municipio è collocata la *Fontana della Bella Flora*, con basamento in marmo, quattro vasche bronzee a conchiglia, statua muliebre in bronzo. La fontana, costruita nel 1886, è assurta ad emblema stesso di Ariccia, sebbene la pregevole scultura provenga dal vecchio cimitero comunale e non rappresenti la ninfa Aricia o la dea Flora, ma una giovane defunta.","type":"","dates":"","bibliography":"","further_readings":[{"url":"explore/monument/1376/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Piazza San Nicola, Italian (PDF)"}]},"df155207-91c9-565d-8f2e-e745a4c8648a":{"name":"Ulisse Aldrovandi tiene una lezione all'università di Bologna","description":"Il celebre naturalista Ulisse Aldrovandi fu un vero protagonista della cultura bolognese; donò il suo museo naturalistico, oggi esposto a Palazzo Poggi, alla città.","dates":"1744–1748","location":"Palazzo Aldrovandi, interno, primo piano"},"df780fc9-d9b2-5161-911e-4c3bf1d7dfca":{"name":"Teatro anatomico","description":"Questa stanza, nota come il Teatro anatomico, fu costruita per ospitare le lezioni di anatomia. E' costruito in legno di pino e decorato con statue di legno raffiguranti i più celebri professori di medicina del passato. Nel soffitto a cassettoni sono rappresentati Apollo e i segni dello Zodiaco che erano considerati connessi ai ritmi del corpo umano, secondo le credenze astrologiche del tempo.","dates":"1637","location":"Palazzo dell'Archiginnasio, piano terreno"},"df913fa5-3f9b-5c51-9bf4-bc85e3b516b6":{"name":"Il Museo archeologico giordano","description":""},"df9202cd-5ffe-50f5-8101-fe2861cfd87e":{"name":"Chiesa di San Tommaso da Villanova","description":"Alla voluta semplicità esterna della facciata, sottolineata da lesene e dallo stemma papale e contraddistinta dall'alta cupola a costoloni, fa da contrasto l'eleganza dell'interno, a croce greca, in cui una ricca e articolata decorazione di stucchi in bianco e oro del Raggi occupa l'altar maggiore, la cupola - dove coppie di angeli sulle mostre delle finestre sorreggono otto medaglioni con *episodi miracolosi* del Santo – e i pennacchi con i *Quattro Evangelisti*. Questi medaglioni-monete, che hanno anche la forma simbolica del \"valore\", nonché dello strumento usato da San Tommaso nella sua attività caritativa, non sono altro che la trasposizione in una struttura architettonica-decorativa dell'apparato effimero che era stato appositamente predisposto per la canonizzazione in San Pietro nel 1658. A tale canonizzazione contribuirono motivazioni sia di carattere prettamente religioso nei confronti della riforma luterana sia storico e politico per l'importante ruolo esercitato dalla Spagna nei delicati equilibri internazionali di quel periodo storico. Nella chiesa, inoltre, trovano spazio, entro classiche architetture in parte dorate, dipinti dei maggiori pittori presenti a Roma nel periodo in un insieme affascinante e armonico, dovuto al progetto unitario di un artista-regista quale il Bernini, in cui si fondono con naturalezza le diverse arti: sull'altar maggiore, entro un medaglione in stucco sostenuto da angeli e sovrastato dal Padreterno, la *Crocefissione* (1661) di Pietro da Cortona in cui la tensione drammatica del soggetto è appena smorzata dal motivo giocoso del putto che si affaccia dall'alto a guardare la scena; sull'altare destro il dipinto di Giacinto Gimignani con la *Gloria di San Tommaso*, databile al 1661-62, che si può considerare il presupposto e il complemento rappresentativo, in modo compendiario, di quanto illustrato nella cupola in quanto l'attività caritativa in vita del Santo, simbolicamente espressa dal vaso di monete al centro, è l'antecedente che ha permesso la realizzazione dei miracoli inseriti riassuntivamente nel dipinto e per i quali la Chiesa Istituzione ha canonizzato Tommaso da Villanova; sull'altare sinistro, infine, l'*Assunzione della Vergine* di Guglielmo Cortese, sempre del 1661, in cui si mescolano felicemente sobrietà classicista e sensibilità barocca.","short_description":"Alla voluta semplicità esterna della facciata, sottolineata da lesene e dallo stemma papale e contraddistinta dall’alta cupola a costoloni, fa da contrasto l’eleganza dell’interno, a croce greca, in cui una ricca e articolata decorazione di stucchi in bianco e oro occupa l’altar maggiore, la cupola e i pennacchi mentre dipinti dei maggiori pittori presenti a Roma nel periodo trovano spazio entro classiche architetture in parte dorate, in un insieme affascinante e armonico, dovuto al progetto unitario di un artista-regista quale il Bernini.","dates":"1658-1662","location":"Castel Gandolfo, Roma","method_for_datation":"Documenti pubblicati in bibliografia","bibliography":"Contardi, B., \"L'immagine monetale come forma simbolica di valore: la chiesa di San Tommaso di Villanova\", *Storia dell'Arte*, 32, 1978, 83-90. \nLo Bianco, A., \"La decorazione delle fabbriche religiose di Castelgandolfo…\", *L'arte per i papi e per i principi nella campagna romana*, II, Roma 1990, 115-147 \nIndrio, L., \"Chiesa di S. Tommaso da Villanova\", *I Principi della Chiesa*, Milano 1998, 205-206 \nFagiolo Dell'Arco, M., \"Un modello di cantiere berniniano. La fabbrica di San Tommaso da Villanova a Castel Gandolfo\", *Bernini a Montecitorio*, a cura di M.G. Bernardini, Roma 2001, 9-29 (con bibl.)","author":"Laura Indrio","history":"La chiesa, già esistente come parrocchiale dedicata a San Nicola, fu ricostruita dal Bernini in occasione del rinnovo del palazzo apostolico a partire dall’inizio del 1658 e, subito dopo la canonizzazione dello spagnolo Tommaso da Villanova (1486-1555), avvenuta il 1° novembre di quello stesso 1658, il Papa Alessandro VII decise di intitolarla al nuovo Santo, simbolo stesso della carità attiva cioè della salvezza raggiunta non solo con la fede, secondo l’impostazione luterana, ma anche attraverso le opere, lasciando l’originaria dedicazione a San Nicola per la chiesa inferiore, verso il lago.","patrons":"Alessandro VII Chigi (1655-1667)","architects":"Architettura di Gian Lorenzo Bernini (1598-1680); decorazione interna a stucco del lombardo suo allievo Antonio Raggi (1624-1685); dipinti di Pietro da Cortona (1596-1669), Giacinto Gimignani (1611-1681) e Guglielmo Cortese (1628-1679)","monument_contact":{"phone":"+39 06 93 59 19 1","address":"Piazza della Libertà \n00040 Castel Gandolfo \nRoma"},"explore":{"name":"Chiesa di San Tommaso da Villanova","description":""}},"dfcc3c80-0c99-5c87-a378-ab64c294ccfb":{"name":"La qasba","description":""},"dff13fef-d0b8-5fd1-8f48-2d90c6c5f7ed":{"name":"Castello della Favara a Maredolce (preesistenza araba)","description":"","explore":{"name":"Castello della Favara a Maredolce","description":""}},"e08aaab4-7006-50e9-b0b2-f4ceb7f40de3":{"name":"Eremo di Nuestra Señora de las Fuentes","description":""},"e0951756-4f2d-5cdb-b09f-72fa22735a8e":{"name":"Oratorio di Santa María de la Vega","description":""},"e09a0121-5193-5e11-a990-32ccca30c32d":{"name":"Chiesa di San Marcos","description":""},"e09f95fa-97ff-5aef-b21b-c47f8780adfb":{"name":"Concerie Shawara","description":""},"e0b22be9-8f6f-536c-91f7-27d4bf5ef96f":{"name":"*Abramo e i tre angeli*","description":"Nel terzo riquadro del fregio è rappresentata l’apparizione degli angeli che annunciano ad Abramo la distruzione di Sodoma e il miracolo della sua paternità.","dates":"1605","location":"Oratorio della Santissima Trinità"},"e1205084-57bd-571b-9800-802c7784d032":{"name":"L'incoronazione di Carlo V","description":"Questa scena documenta uno degli episodi più significativi della storia di Bologna e dell'Europa: l'incoronazione dell'imperatore Carlo V da parte del papa Clemente VII. La sontuosa cerimonia avvenne a Bologna nella chiesa di S. Petronio posta sulla piazza Maggiore, vicino al Palazzo Pubblico.","dates":"1665","location":"Sala Farnese, parete sinistra"},"e16855bd-9dfd-5879-adc3-3f5e72d5918d":{"name":"Chella","description":""},"e189d0a4-226e-5022-bfbb-66e1d3db9976":{"name":"Mura e torri della Città Vecchia","description":""},"e1bde48e-8f28-52b0-bf45-13605da11db6":{"name":"Casino Marazzoli Chigi, detto anche Piroli","description":"L’elegante villino “color dell’aria” sulla via Appia Nuova n. 1-3, a sinistra subito dopo il Ponte di San Rocco, fu costruito come luogo di diletto per le villeggiature dal famoso musico e arpista Marco Marazzoli (1619-1662). Ristrutturato dal principe Agostino Chigi nel 1690, è rimasto in proprietà Chigi fino agli anni ’60 del secolo scorso. Ha ospitato illustri personaggi, quali il cardinale Clemente Argenvillieres, uditore di Benedetto XIV che visitò la villa nel 1742 (come riporta un’antica iscrizione), l’incisore Giuseppe Piroli che lì fu assassinato, l’ambasciatore inglese sir Russel Odo William Leopold 1° lord Ampthill. Adibito provvisoriamente a sede municipale nel dopoguerra, è stato alienato negli anni ’60 da Sigismondo Chigi al dott. Giorgio Carpineti, che lo ha fatto ristrutturare nel 1967.","type":"","dates":"","bibliography":""},"e219872e-f0f6-5318-96a9-69cb1ef2873c":{"name":"Chiesa di San Miguel","description":""},"e742b5d8-4901-5736-9c7e-8489641c16f7":{"name":"Cappella di Nossa Senhora da Rocha","description":""},"e776e04a-2c10-552c-8dee-90065c1de43f":{"name":"Villa Ghisilieri","description":"La villa del proprietario, con la sua corte separata dal villaggio, dove si teneva il mercato settimanale. La villa non era solo il luogo del riposo ma anche un centro amministrativo per molte attività commerciali e agricole.","dates":"1735-1755","location":"Villaggio di Colle Ameno"},"e78bd776-b3d5-5e3a-8913-6721eed713c1":{"name":"Castello Normanno","description":"","explore":{"name":"Castello Normanno","description":""}},"e8182b6a-3f01-50fd-9cd5-0cc5e8d2c0fe":{"name":"Castello","description":"","explore":{"name":"Castello","description":""}},"e88898ac-b98e-5bad-81d8-2344a9fd7fed":{"name":"Angelo che addita la Madonna col Bambino","description":"I begli angeli laterali modellati dal Mazza per l'altare precedente furono reimpiegati in questa nuova versione con l'aiuto dello scultore.","dates":"1739 ante","location":"Santa Maria di Galliera"},"e89f2004-85fa-550f-8772-2836300ccd62":{"name":"Il Museo archeologico di Jerash","description":""},"e91a0b75-8624-5b3c-9a7d-de6d3719d2b6":{"name":"Il sito archeologico di Umm Qais","description":""},"e91ec970-18b8-51a5-abf2-7f4c65ef7983":{"name":"Villa Le Lieure (V. dei Villini 4-6)","description":"La villa con ingresso su via Appia Nuova (via dei Villini, n. 4-8), fu edificata attorno al 1850-70 dal conte Le Lieure. Circondata da un vasto parco un tempo proprietà degli *Atii*, la famiglia materna di Augusto, conserva i resti del cosiddetto *Tempio di Esculapio*, con strutture in opera reticolata e quadrata, e del *Romitorio della Stella*, ristrutturato nel 1744 con le elemosine dell’esercito austriaco in occasione della Battaglia di Velletri, celebrato in tanti dipinti, disegni e incisioni (antico accesso da via Appia Antica). La villa accolse nel giugno 1879 Giuseppe Garibaldi con la famiglia per la villeggiatura; in quell’occasione Ubaldo Mancini, futuro sindaco di Ariccia, salvò il proprio figlio Manlio caduto accidentalmente nella grande vasca del giardino. Passata nel ‘900 alle Suore di Nazareth, poi all’Istituto delle Suore Missionarie del S. Cuore di Hiltrup è poi diventato l’odierno Hotel Villa Aricia. \n(Bibliografia: A. Martorelli, 1930; A. Mancini, 1982)","type":"","dates":"","bibliography":"","further_readings":[{"url":"explore/monument/1406/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Villa Le Lieure (V. dei Villini 4-6), Italian (PDF)"}]},"e93c0684-321e-58c9-b7f4-2505ffdc37b6":{"name":"Putti che giocano","description":"Nelle lunette laterali della Stanza della Fortuna sono rappresentati dei putti che giocano.","dates":"1680–1681","location":"Decorazione di stanza al primo piano, Palazzo Ranuzzi, particolare"},"e940ad7a-c328-51dc-9a5b-1618b196d439":{"name":"Il Museo archeologico della regione di Aqaba","description":""},"e9423662-fc03-51b0-bfc6-38c5bd7bcbcd":{"name":"Cappella del Cimitero","description":""},"e965a552-f232-59ce-92c3-ac2b63d4ad1b":{"name":"Museo della Città","description":""},"e9769902-c82f-5dc5-8b39-f35c9461fbbb":{"name":"Villa Mondragone, Teatro delle Acque","description":"Il Teatro delle Acque, di cui oggi è apprezzabile la sola intelaiatura architettonica, simile al fronte di una scena teatrale che ricalca una cavea antica, è preceduto da due rampe di scale con una nicchia centrale le cui pareti triangolari sono decorate dal dragone Borghese a mosaico colorato. Al di sopra su una piattaforma semicircolare, il cui pavimento a mosaico è decorato questa volta dall’aquila Borghese, con una piscina centrale da cui partiva una potente girandola che spruzzava acqua per diversi metri, si innalza un’esedra - in cui si alternano lesene dall’accentuato bugnato arrotondato con capitelli ionici che sorreggono un cornicione continuo in origine sovrastato da statue e sette nicchie prospettiche con stucchi, statue e mosaici bianchi e blu ma oggi vuote - che, nella sua forma semicircolare, sottolinea la funzione di contenimento del pendio naturale. L’effetto originario è immaginabile grazie alle stampe (Falda, 1675c.) che ne riproducono l’aspetto seicentesco o, per analogia, grazie al confronto con il Teatro delle Acque della vicina Villa Aldobrandini di Frascati. Sono infatti andati perduti tutti quegli elementi plastici e pittorici che mettevano in risalto sia l’intenzionale raccordo con opere di architettura antica sia le capacità tecniche e scenografiche di invenzione di giochi d’acqua fantasiosi e stupefacenti come descritto dal Deseine nel 1713: “nelle concavità delle nicchie vi sono belle statue; getti d’acqua zampillano da tutte le parti e in mezzo è una girandola che riempie le orecchie di un rumore spaventoso imitando il tuono, la pioggia, la grandine”. Del resto lo stesso cardinale Scipione Borghese in una lettera del 1618 scriveva che “L’acqua… fa bella mostra, e comparisce, come farebbe un occhio nel paese de’ ciechi”. Descrizioni degli inizi dell’Ottocento testimoniano infine che tali giochi, con la girandola al centro, erano ancora in funzione fino a quell’epoca.","short_description":"Il Teatro delle Acque è simile al fronte di una scena teatrale ed è preceduto da due rampe di scale con una nicchia centrale. Al di sopra su una piattaforma semicircolare con una piscina centrale, da cui partiva una potente girandola che spruzzava acqua per diversi metri, si innalza un’esedra che, nella sua forma semicircolare, sottolinea la funzione di contenimento del pendio naturale.","type":"Water architecture","dates":"1618-1619","location":"Monte Porzio Catone, Roma","bibliography":"Tantillo, A.M., \"Villa Mondragone\", *I principi della chiesa*, Milano 1998,96-98. \nDe Angelis d'Ossat, M., *Tra Villa Mondragone e Palazzo Altemps: le residenze di un cardinale*, Roma 2003","author":"Laura Indrio","history":"La tenuta fu acquistata nel 1567 dal cardinale Marco Sittico Altemps (1533-1595) che volle far costruire in zona più alta rispetto alla preesistente villa Tuscolana una nuova struttura per ospitare il pontefice Gregorio XIII Boncompagni (1572-1585), struttura che dal drago dello stemma Boncompagni ha preso il nome Mondragone (*Mons Draconis*). Fu poi acquistata, nel 1613, dal cardinale Scipione Borghese, forse proprio per la coincidenza dello stesso simbolo araldico del drago (nello stemma Borghese unito a quello dell’aquila), che si adoperò per riunire in un unico complesso le fabbriche precedenti. Con questo intento l’intervento architettonico più qualificante riguardò i giardini, che insieme alla manica lunga costituiscono elemento di raccordo in un insieme unitario delle diverse strutture, e in essi la costruzione di un Teatro delle Acque, o ninfeo, di fronte al portico del giardino segreto costruito insieme alle nuove ali borghesiane.","patrons":"Scipione Caffarelli Borghese (1576, Roma - 1633, Roma), nipote di Paolo V (1605-1621)","architects":"Carlo Maderno (1556, Capolago, Bissone - 1629, Roma), architetto documentato a Roma dal 1576; Giovanni Fontana (1540, Melide – 1614, Roma), ingegnere idraulico, fratello del più celebre Domenico, architetto di papa Sisto V; Jan van Santen (Giovanni Vasanzio, 1550ca., Utrecht - 1621, Roma)","monument_contact":{"fax":"+39 06 94 01 94 39","email":"info@villamondragone.it","phone":"+39 06 94 01 94 1","address":"Via Frascati, 51 \n00040 Monte Porzio Catone \nRoma","institution":"Università Roma Tor Vergata"},"explore":{"name":"Villa Mondragone","description":""}},"e9a55edb-dbc6-5abc-81ee-4738e305919f":{"name":"Palazzo Colonna Rospigliosi (decorazioni affrescate)","description":"La decorazione interna cinquecentesca è un compendio di temi esaltanti l’antichità, secondo un progetto complessivo di *renovatio* dell’Antico, teso a legittimare il potere dei Colonna, le imprese recenti operate dai membri della famiglia e le virtù del Casato. Nelle prime due sale, ad opera del pittore reggiano Giovanni Bianchi, è riconoscibile la celebrazione della vittoria di Lepanto (1571) contro i Turchi, in cui aveva combattuto a capo della flotta pontificia Marcantonio Colonna, esaltata come vittoria della Chiesa e quindi accompagnata dalle allegorie delle Virtù teologali (*Fede, Speranza* e *Carità*) e cardinali (*Prudenza, Fortezza, Giustizia* e *Temperanza*); sono inoltre presenti in più punti le “imprese” dei Colonna: la sirena bicaudata, gli elementi dello stemma (la colonna incoronata) e l’immagine dei giunchi emergenti dai flutti con il motto *Flectimur non rumpimur undis* (siamo piegati ma non spezzati dalle onde). \nIn altri ambienti, al piano terra, ad opera della scuola di Federico Zuccari e databili agli ultimi anni del XVI secolo, si alternano paesaggi con rovine, stemmi, grottesche e figure allegoriche tra cui va ricordata la volta di una sala con le figure della *Vittoria* e della *Speranza*.","short_description":"La decorazione interna cinquecentesca è un compendio di temi esaltanti l’antichità, teso a legittimare il potere dei Colonna, le imprese recenti operate dai membri della famiglia (la vittoria di Lepanto contro i Turchi del 1571) e le virtù (teologali e cardinali) del Casato.","type":"Decorazione di palazzo nobile in Provincia","dates":"II metà XVI secolo","location":"Zagarolo, Roma","method_for_datation":"Tantillo, A.M., “Palazzo Colonna Rospigliosi”, *I principi della chiesa*, Milano 1998, 115.","bibliography":"Tantillo, A.M., “Palazzo Colonna Rospigliosi”, *I principi della chiesa*, Milano 1998, 114-116.","author":"Laura Indrio","history":"Nel 1569 Pio V elevò a ducato il feudo di Zagarolo appartenente all’antica famiglia dei Colonna. A testimonianza del prestigio dei Colonna si può ricordare che essi vantavano addirittura una discendenza dalla *gens Iulia*, furono tra i protagonisti delle lotte che interessarono il XII e XIII secolo tra guelfi e ghibellini, in contrasto con gli Orsini, annoverarono tra i membri cardinali già alla fine del XII secolo (Giovanni nel 1193) e un papa nel XV quando, nel 1417, Oddone salì al soglio pontificio con il nome di Martino V. Al periodo dell’elevazione a ducato, nella seconda metà del XVI secolo, risalgono quindi i lavori di ristrutturazione dell’antico palazzo di Zagarolo e dell’intero territorio, ricco di risorse provenienti dalle coltivazioni e dall’allevamento. Il palazzo ducale modificò il primitivo nucleo fortificato medievale con l’aggiunta di due lunghe ali verso l’abitato - che ancora oggi ne connotano la sagoma - che venne riorganizzato in funzione del Palazzo. Nel 1622 l’intero feudo fu venduto al cardinale Ludovico Ludovisi che arricchì ulteriormente il palazzo che passò poi, nel 1670, alla famiglia Rospigliosi che ne completò la decorazione al piano terra.","patrons":"Pompeo (morto nel 1583) e il figlio Marzio Colonna (notizie dal 1584 al 1606 quando accolse nel suo feudo Caravaggio)","architects":"Giovanni Bianchi, detto il Bertone (doc. 1573-1580)","monument_contact":{"email":"info@istituzionepalazzorospigliosi.it","phone":"+39 06 95 76 40 1/3/5","address":"Istituzione Palazzo Rospigliosi \nPiazza Indipendenza \n1-00039 Zagarolo \nRoma","institution":"Comune di Zagarolo"},"explore":{"name":"Palazzo Colonna Rospigliosi","description":""}},"e9addee5-5b6f-53be-b654-21eda5c57444":{"name":"Uscibene","description":"","explore":{"name":"Uscibene","description":""}},"e9ae2ad2-d13f-5d48-9d25-91b1ddc24c65":{"name":"Abbazia di San Nilo, cappella affrescata con storie dei Santi Fondatori","description":"La Cappella, rettangolare, con pavimento di commessi marmorei e soffitto in legno intagliato, presenta un arco trionfale in forma di serliana su coppie di colonne che divide l’aula dall’area del santuario sormontato da una piccola cupola su pennacchi - dove trovano posto i *4 Evangelisti* – dipinta con finti stucchi bianchi e dorati e al centro il *Padre Eterno*. Il programma iconografico coniuga il tema delle storie dei *Santi Fondatori* – rappresentate come quadri riportati nel registro mediano – con la celebrazione della Vergine, patrona della chiesa. Vi è poi anche la celebrazione del committente grazie alla presenza di stemmi e gigli nonché alle rappresentazioni allegoriche delle virtù, della fama e dei suoi santi patroni, Eustachio e Odoardo, ai lati dell’altare. Tutta la decorazione si inserisce in una finta partitura architettonica a chiaroscuro e in prospettiva composta da lesene, cornici, mensole e un lungo architrave che separa i due registri. I colori scelti sono chiari e tenui, senza forti contrasti, così da dare risalto ai nitidi profili della intelaiatura architettonica. L’insieme, che presuppone una riflessione approfondita sul luogo e sulle caratteristiche luminose naturali, dispiega una meditata chiarezza narrativa entro la quale la mimica espressiva dei personaggi non incrina la felicità primaverile della gamma cromatica e la freschezza quasi ingenua del racconto e, in un classicismo declinato con commovente naturalezza, raggiunge un notevole equilibrio, solo apparentemente facile e spontaneo, tra illusionismo ed astrazione, miracolo e quotidianità, memoria celebrativa e semplice racconto. L’artista si mostra in questa opera come un vero esponente della corrente classicista del primo Seicento di derivazione bolognese, mettendo in scena una rappresentazione storica di matrice devozionale, esente da accenti retorici, in un racconto sobrio e austero scevro dai toni eroici che contraddistinguevano la pittura del secolo precedente.","short_description":"Il programma iconografico degli affreschi della Cappella, probabilmente dettato da un conoscitore delle tradizioni basiliane, intreccia il tema delle storie dei *Santi Fondatori* (Nilo e Bartolomeo) con quello della celebrazione della *Vergine*, patrona della chiesa.","type":"Decorazione religiosa","dates":"1608–1610","location":"Grottaferrata, Roma","method_for_datation":"Mignosi Tantillo, A.M., “Domenichino a Grottaferrata. La decorazione della Cappella dei Santi Fondatori”, *Domenichino 1581-1641*, Milano 1996, 197-223","bibliography":"Mignosi Tantillo, A.M., \"Domenichino a Grottaferrata. La decorazione della Cappella dei Santi Fondatori\", *Domenichino 1581-1641*, Milano 1996, 197-223 \nMignosi Tantillo, A.M., \"Abbazia di S. Nilo\", *I principi della chiesa*, Milano 1998,148-152.","author":"Laura Indrio","history":"L’Abbazia di Grottaferrata, fondata nel 1004 sul luogo della apparizione della Madonna, dai monaci basiliani Nilo (910ca.-1004) e Bartolomeo (981-1055) entrambi di Rossano Calabro, sulle fondamenta di una villa romana, unica di rito greco alle porte di Roma, conserva all’interno, adiacente alla navata della chiesa, una Cappella fatta ricostruire e riconsacrata dedicandola ai padri fondatori dal cardinale Farnese, che affidò al giovane Domenichino, a Roma dal 1601, su suggerimento forse del suo maestro Carracci, la decorazione ma probabilmente anche la stessa architettura dell’ambiente.","patrons":"Cardinale commendatario Odoardo Farnese (1573, Parma – 1626, Parma)","architects":"Domenico Zampieri detto il Domenichino (1581, Bologna – 1641, Napoli), a Roma dal 1601, allievo di Annibale Carracci","monument_contact":{"fax":"+39 06 94 56 73 4","email":"segreteria@abbaziagreca.it","phone":"+39 06 94 59 30 9","address":"Corso del Popolo, 128 \n00046 Grottaferrata \nRoma","institution":"Congregazione d'Italia dei monaci basiliani"},"explore":{"name":"Abbazia di San Nilo","description":""}},"e9b3c366-6e58-520e-b2f0-8115391ee915":{"name":"Altar Maggiore","description":"Questo altare, con le sue eleganti linee curve e la sua forma aperta, che abbraccia lo spazio, è un tipico esempio di arte barocca. E' anche un ottimo esempio della combinazione di tecniche diverse (scultura, quadratura, architettura e pittura di figura) e di diversi materiali (stucco, legno dorato e dipinto, affresco e olio su tela). L'altare è perfettamente ambientato nella chiesa, in armonia con gli affreschi soprastanti, l'elegante balaustra, gli organi e i pilastri laterali. La struttura incornicia un affresco frammentario raffigurante la *Madonna col Bambino*, venerato in S. Maria di Galliera dal XV sevolo. La chiesa fu interamente ristrutturata nel XVIII secolo e l'altar maggiore fu rifatto due volte. Giuseppe Maria Mazza realizzò una prima versione tra il 1691, quando i Filippini ereditarono un grossa somma di denaro per ristrutturare la cappella maggiore, e il 1706, quando la decorazione è citata per la prima volta da una guida di Bologna. Questo primo altare, fatto di stucco, era formato da un grande tendaggio appeso al muro, sostenuto da angeli e putti. Prima del 1739 la decorazione fu distrutta per costruire un nuovo altare, progettato da Francesco Bibiena e decorato con due statue di legno raffiguranti la Giustizia e la Pace, scolpite dal toscano Silvestro Giannotti, e due putti, opera di Angelo Gabriello Piò. La parte centrale dell'altare contiene un dipinto di Giuseppe Rolli entro una ricca incorniciatura barocca raffigurante una gloria di angeli che trasportano l'antica Madonna.","dates":"1739 ca.","location":"Santa Maria di Galliera"},"e9cb69db-be9f-5174-b7c3-5166bd5a0783":{"name":"Palazzo Doria Pamphili, affreschi","description":"Dopo l'acquisto del feudo iniziò subito la ristrutturazione in forme maestose del palazzo e già a partire dal 1657 l'ampio programma decorativo delle sale del piano nobile, che si articolano in quattro grandi sale sul lato meridionale denominate del Fuoco, dell'Aria, dell'Acqua e della Terra in relazione alle raffigurazioni che vi compaiono e in altri quattro camerini più piccoli sull'altro lato con le immagini dei Quattro Continenti - Africa, America, Asia ed Europa – intorno alla più vasta sala del Principe, di forma rettangolare con alle pareti un paesaggio aperto su un colonnato che sorregge una balaustra e al centro della volta lo stemma Pamphili Aldobrandini con chiaro intento celebrativo. Altre due salette poi, destinate a funzioni religiose, ospitano soggetti sacri. Numerosi furono i pittori coinvolti nel programma decorativo, anche di origini diverse, ma tutti per lo più di matrice cortonesca. Per prima si trova la Stanza del Fuoco, realizzata dal Cozza tra il 1658 e il 1659, con la rappresentazione della *Fucina di Vulcano* in forma continua senza partiture architettoniche. Segue la Stanza dell'Aria, capolavoro del ciclo, dipinta in sole 16 giornate dal Preti nel 1661 dove il soggetto è reso perfettamente grazie al senso di \"ariosità\" che pervade l'intera composizione in cui vengono rappresentati in forma allegorica l'*Aurora*, il *Giorno*, la *Sera* e la *Notte*. La Stanza dell'Acqua, dipinta tra il 1658 e il 1659 dal Cortese presenta invece quattro riquadri laterali e uno centrale, divisi attraverso telamoni a monocromo che sorreggono una finta architettura, con soggetti mitologici legati all'acqua. Di impianto simile la Stanza della Terra dipinta dal Tassi tra il 1657 e il 1659, scompartita attraverso coppie di cariatidi e con al centro la personificazione della Terra. Nei camerini infine l'America e l'Africa sono state attribuite al Mola, l'Asia al Cozza e l'Europa al Tassi mentre il Salone del Principe venne decorato dal Dughet in collaborazione con il Borgognone tra 1658 e 1659.","short_description":"La decorazione si articola in quattro grandi sale sul lato meridionale del palazzo denominate del Fuoco, dell’Aria, dell’Acqua e della Terra in relazione alle raffigurazioni che vi compaiono e in altri quattro camerini più piccoli sull’altro lato con le immagini dei Quattro Continenti - Africa, America, Asia ed Europa – intorno alla più vasta sala del Principe, di forma rettangolare. Si può considerare l’insieme un ampio programma decorativo di matrice cortonesca teso a celebrare il casato in ordine spaziale (i continenti) e temporale (gli elementi della vita umana).","type":"Decorazione di palazzo nobile","dates":"1657-1661","location":"Valmontone, Roma","method_for_datation":"Bibliografia","bibliography":"Baiocchi, G. – Indrio, L., “Palazzo Doria Pamphili”, *I Principi della Chiesa*, Milano 1998, 191-193 \n*Palazzo Doria Pamphilj a Valmontone*, a cura di B. Fabjan e M. Di Gregorio, Roma 2004 (con bibl. precedente)","author":"Laura Indrio","history":"Il feudo di Valmontone fu acquistato da Camillo Pamphili, nipote di Innocenzo X Pamphili (1644-55), nel 1651, con l’intento di realizzare un grandioso progetto di ristrutturazione dell’intero borgo – la città panfilia – che doveva trovare il suo fulcro proprio nel nodo costituito dal palazzo, dalla chiesa e dalla piazza. La famiglia dei Pamphili, proveniente dal piccolo patriziato umbro e trasferitasi a Roma fin dal ‘400, trovò il riconoscimento della sua ascesa sociale soprattutto in concomitanza con la nomina al papato di Giovanni Battista con il nome di Innocenzo X. Alla metà del ‘600 si possono infatti ricondurre una serie di interventi urbanistici di rilievo che ancora oggi connotano sia la città di Roma sia il territorio: dal palazzo in Piazza Navona, a quello sul Corso acquisito grazie al matrimonio di Camillo con Olimpia Aldobrandini, al Casino del Bel Respiro nella Villa fuori porta San Pancrazio, fino appunto all’ambizioso programma di ristrutturazione del borgo di Valmontone.","patrons":"Camillo Pamphili (1622, Napoli - 1666, Roma), cardinal nipote di Innocenzo X, figlio di Olimpia Maidalchini, abbandonò la porpora per sposare Olimpia Aldobrandini","architects":"Guillaume Courtois (Cortese) detto il Borgognone (1628-79) di origine francese, a Roma intorno al 1640, allievo di Pietro da Cortona; Francesco Cozza (1605-82), calabrese, a Roma dal 1631; Gaspard Dughet (1615-75), di padre francese e cognato di Nicolas Poussin, paesaggista spesso attivo insieme al Courtois; Pier Francesco Mola (1612-66), di origine ticinese ma a Roma già da bambino; Mattia Preti (1613-99), calabrese, a Roma dagli anni ’30, attivo a Valmontone nel 1661 subito prima di partire per Malta, dove morì; Giambattista Tassi, il meno noto, di cui si hanno notizie tra il 1657 e il 1681.","monument_contact":{"fax":"+39 06 89 68 69 18","email":"info@palazzodoriavalmontone.it","phone":"+39 06 89 68 69 18","address":"Piazza Costituente \nValmontone \nRoma","institution":"Comune di Valmontone"},"explore":{"name":"Palazzo Doria Pamphili","description":""}},"e9ee182e-3c06-5ca0-afa2-0e2ef8d51fa6":{"name":"Scalone monumentale","description":"Commissionato dal conte Vincenzo Bargellini, lo scalone monumentale, restaurato di recente, fu realizzato dall'architetto Alfonso Torreggiani nel 1730. Il progetto è la sintesi delle due soluzioni proposte dagli architetti contattati dal conte oltre a Torreggiani, cioè Carlo Francesco Dotti e Antonio Conti, di cui si conservano ancora I disegni. Le decorazioni scolpite sono opera di Giuseppe Borelli, membro di una importante famiglia di stuccatori svizzeri che lavorarono a Bologanper numerose famiglie nobili.","dates":"1730"},"ea61e1fa-5855-582b-8fd2-f910c999e78d":{"name":"Castello","description":""},"ead19099-c21f-52c4-8278-d9a89fe1ddf0":{"name":"Sûq del Khân al-Tujjâr e Wikâla al-Farrûkhiyya","description":""},"eb86b19e-ab63-5c13-b4c8-efb32827e0c8":{"name":"*Cori di angeli con corone di fiori e di stelle*","description":"Sopra lo straordinario altare che contiene la statua della Vergine, Mitelli e Colonna dipinsero un monumentale edificio barocco, con cortili, balconi, fregi e decorazioni floreali. Il cielo si apre sopra due cori di angeli che tengono una corona di fiori, che simboloeggia la grazia terrena, e una corona di stelle, simbolo della gloria divina. L'abile impiego della prospettiva e l' uso della foglia d'oro nella decorazione ottiene un forte impatto visivo.","dates":"1655–1657","location":"Catino absidale della cappella del Rosario, basilica di S. Domenico, Bologna"},"eb899aac-6b3a-5414-88f5-648ba5052ceb":{"name":"La Grande Moschea al-Zaytûna","description":""},"eb98f0b2-dfcf-5d68-8508-0c57521542c3":{"name":"Casa di Pilatos","description":""},"ebca0484-6c6f-527d-ae66-b776842535e2":{"name":"Bir Barrouta","description":""},"ebe19e6c-90c0-5c06-a0d3-d0e07f5d235f":{"name":"Complesso urbano","description":""},"ec03acad-f299-5695-97f6-d4f31988d552":{"name":"Museo municipale di archeologia","description":""},"eca46b4e-298e-5c29-b7b3-deb5e41dec89":{"name":"Palazzo dell’Archiginnasio","alternate_name":"Archiginnasio","description":"L'Archiginnasio fu costruito in un anno e mezzo e inaugurato il 21 ottobre 1563, per ospitare l'Università di Bologna. \nL'architetto, Morandi detto il Terribilia, progettò una facciata su due piani con portico; i mattoni e l'arenaria sono materiali edilizi locali. \nL'edificio sorge su case di età precedente e su una porzione di terreno irregolare a sviluppo prevalentemente orizzontale; fronteggia la fiancata destra di S. Petronio e Piazza Galvani. \nIl vero cuore dell'edificio, il cortile, con il suo doppio loggiato, fu fortemente influenzato dall'architettura dei collegi universitari (per esempio il Collegio di Spagna) e allo stesso tempo richiama i cortili dei palazzi gentilizi. \nIl cortile, tutte le stanze e le pareti del palazzo sono completamente ricoperti di stemmi, dipinti o scolpiti, assemblati secondo schemi specifici. La maggior parte appartiene a studenti che ricoprirono cariche all'interno dello Studio. La decorazione araldica è isolata o circonda memorie dedicate ai professori più stimati che lavorarono all' Archiginnasio o alla autorità ecclesiastiche legate alla sua storia. \nAl centro dell'ala est del cortile, di fronte all'ingresso principale, si trova la cappella dedicata alla Madonna, che ancora conserva frammenti di affreschi di un ciclo dedicato alla vita della Vergine, dipinto dal pittore bolognese Bartolomeo Cesi, uno degli artisti più importanti del suo tempo (1591–1594). Sfortunatamente solo alcuni frammenti di questi affreschi sopravvivono, dopo il pesante bombardamento del 1944, quando l'intera ala fu distrutta. \nLe antiche aule di lezione al primo piano, che seguono l'intera lunghezza della facciata, sono oggi occupate dai depositi librari più antichi.","short_description":"L'università di Bologna ebbe sede in questo palazzo dal 1563 al 1803. \nL’edificio è caratterizzato da un lungo portico con 30 archi; il cortile è delimitato su entrambi i piani da portici e decorato da lapidi commemorative e stemmi, circondati da decorazioni scolpite e dipinte: alcune di esse furono eseguite da celebri artisti attivi in età barocca. Al primo piano si trova il Teatro Anatomico, risalente al XVII secolo, completamente ricostruito dopo il bombandamento della Seconda Guerra Mondiale. La maggior parte delle statue furono scolpite da Silvestro Giannotti nella seconda metà del XVIII secolo.","type":"Architettura pubblica (università)","dates":"1563","location":"Bologna","method_for_datation":"Documenti storici.","bibliography":"*Le iscrizioni dell'Archiginnasio* (eds. G. Forni and G..B. Pighi), Bologna, 1962; \n*Gli stemmi e le iscrizioni minori dell'Archiginnasio* (eds. G. Forni and G..B. Pighi), Bologna, 1964; \n*L'Archiginnasio. L'Università, il Palazzo, la Biblioteca*, I. *Il Palazzo e l’Università*, Bologna,1987; \n*Delenda Bononia. Immagini dei bombardamenti a Bologna 1943-1945*, (Exhibition catalogue) (eds. Bersani, C. and V. Roncuzzi Roversi Monaco), Bologna, 1995, tav. 342; \n*Biblioteca comunale dell'Archiginnasio, Bologna* (ed. P. Bellettini), Fiesole, 2001.","author":"Cristina Bersani","translator":"Antonella Mampieri","history":"Il palazzo dell' Archiginnasio fu costruito tra il 1562 e il 1563 per volere del Legato pontificio, cardinale Carlo Borromeo e del suo vice legato Pier Donato Cesi per raccogliere in un solo edificio l'Università (“Studio”), a quel tempo ancora sparsa in città. Fu progettato dall'architetto bolognese Antonio Morandi detto il Terribilia. Dal 1803 l'università fu trasferita e dal 1838 l'edificio ospita la Biblioteca comunale dell' Archiginnasio.","patrons":"Stato pontificio","copyright":"Copyright immagini: Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio di Bologna.","architects":"Architetto: Antonio Morandi detto il “Il Terribilia” (Bologna, ?–1568)","monument_contact":{"fax":"+39 051 261160","email":"archiginnasio@comune.bologna.it","phone":"+39 051 276801","address":"Piazza Galvani, 1 \n40124 Bologna","institution":"Comune di Bologna"},"explore":{"name":"Palazzo dell’Archiginnasio","description":""}},"eca8b7df-7f2f-5fdc-b9a9-333a15780a6e":{"name":"Torrione Chigi","description":"Fra i beni archeologici di Ariccia si annoverano anche varie sepolture e monumenti sepolcrali fra i quali ricordiamo un Monumento funerario a pianta quadrata in blocchi di peperino, via Appia Antica, presso c.d. Tomba degli Orazi e Curiazi e il Monumento funerario a pianta rettangolare, opera laterizia e listata sempre in via Appia Antica; Sepolcro rupestre in via della Costa; Sepolcro rupestre in via del Pometo; Torre Palombara, sepolcro in opera laterizia; Torrione Chigi, sepolcro in opera laterizia; Due Sepolcri in opera laterizia, via Appia Antica presso Torrione Chigi; via della Polveriera, sepolcro circolare in opera cementizia; Sepolcro, alla fine della Sostruzione, via Appia Antica. \n(Bibliografia: E. Lucidi, 1796; G. R. Florescu, 1925; R. Lefevre, 1977; M. Lilli, 2002; G. Gazzetti, 2002; M. Leoni, 2008)","type":"","dates":"","bibliography":"","further_readings":[{"url":"explore/monument/1393/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Sepolcri, Italian (PDF)"}]},"ed4c431f-dcab-520a-bae0-70f6e5910664":{"name":"Museo archeologico","description":""},"ed6f3189-e588-5b12-a94c-6f71f36b6d21":{"name":"Ercole","description":"Anche se rimandano a sculture antiche le statue degli dei rientrano perfettamente nell'architettura illusionistica, dipinta dall'artista per creare effetti artificiali destinati a stupire il visitatore.","dates":"1684","location":"Salone da ballo, Palazzo Fantuzzi"},"ee254604-f925-5dae-ac2a-8591d69d09fe":{"name":"Cattedrale – Parti normanne (opzione)","description":"","explore":{"name":"Cattedrale – Parti normanne","description":""}},"ee39625e-6dbf-57a8-b582-ac42b7d8d101":{"name":"Cattedrale di Santa María","description":""},"ee55aaf1-38de-5cae-9783-80e83c5c4f22":{"name":"Centro urbano","description":"","explore":{"name":"Centro urbano","description":""}},"ee906e22-472a-58c7-bafa-8ad9e8d52d69":{"name":"Interno della chiesa","description":"L'uso di colonne e semicolonne libere definisce lo spazio interno, dando l'impressione di una pianta a croce;la colonna libera è un motivo ricorrente della architettura bolognese in età moderna, quando gli architetti ne apprezzarono la valenza monumentale. La decorazione in stucco e le sculture furono realizzati da Angelo Piò con l'aiuto di Antonio Borelli e Giovanni Callegari, mentre le decorazioni pittoriche della cappella della Vergine furono commissionate a Vittorio Maria Bigari e Claudio Ferroni.","dates":"1722–1765","location":"Santuario della Beata Vergine di S.Luca"},"eee52871-7cb2-5b51-ab23-4355acf1977f":{"name":"Fortificazione","description":""},"eef79b76-d9e7-54b4-9f5c-c341259d92f0":{"name":"Sala da ballo, particolare del soffitto","description":"Particolare della sala da ballo con la sua stupefacente quadratura barocca che incornicia scene della vita di Ercole. Lo stemma Pepoli sormontato da un cigno è ripetuto in continuazione. L'illusionismo prospettico del soffitto prolunga le false colonne, avvolte da foglie e dipinte sulle pareti. Il pavimento a scacchi, databile al XVII secolo, è un omaggio allo stemma Pepoli .","dates":"1669-1671","location":"Primo piano, Palazzo Pepoli Campogrande"},"ef0a313a-d47c-5787-9754-c6ba31f57042":{"name":"Chiesa di La Calahorra","description":""},"ef29169a-7bf2-51ba-a29b-9f2ee4216bd7":{"name":"Castello dei Mori","description":""},"ef48b338-511a-5f58-825a-0f378a76de1e":{"name":"Madrasa di Karaköy (opzione)","description":""},"ef57f78a-4a61-572b-9295-1a1a823103d5":{"name":"Sala da ballo","description":"Il grande salone è considerato uno degli interni più straordinari del'architettura barocca italiana. E' uno spazio dal volume triplo con diversi affacci, che culmina nella lanterna al vertice (33 m di altezza e circa 800 metri quadri di superficie). La decorazione dipinta è assente, i candidi stucchi enfatizzano l'estrema leggerezza dell'architettura.","dates":"1660–1670","location":"Villa Albergati"},"efe92d3c-08a6-544e-903a-79ca0e6f93bf":{"name":"Chiesa di San Juan Bautista","description":""},"f044da38-1c6a-57c8-b19b-10f65863a352":{"name":"Chiesa del Santissimo Salvatore (Cattedrale)","description":"","explore":{"name":"Chiesa del Santissimo Salvatore (Cattedrale)","description":""}},"f0fe6b13-d9ec-5c1c-b1b5-82548ba639b5":{"name":"Porta da Vila","description":""},"f19ab14b-f408-5045-a554-a2a314f8c8c9":{"name":"S. Giovanni Battista","alternate_name":"Parrocchiale","description":"La chiesa ha una pianta molto semplice, con cappella maggiore e due cappelle laterali che comunicano l'impressione di un ampio spazio centrale. La decorazione è molto semplice, secondo il gusto dell'architetto e la destinazione provinciale.","short_description":"Carlo Francesco Dotti costruì la chiesa all'inizio del XVIII secolo. L'elemento più fortemente barocco è la *Gloria* sopra l'altar maggiore, trasferito a Minerbio alla fine del XVIII secolo, proveniente dalla chiesa bolognese di S. Gabriele.","type":"Architettura religiosa (chiesa)","dates":"Prima costruzione 1372; ricostruita da Carlo Francesco Dotti ( 1733-1737)","location":"Minerbio, Bologna","method_for_datation":"Bibliografia.","bibliography":"Zanotti, G. P., *Storia dell'Accademia Clementina*, Bologna, 1739, II, p. 8; \nZamboni, C., “Minerbio”, *Le chiese parrocchiali della Diocesi di Bologna*, Bologna, 1855; \nRivani, G., “La chiesa parrocchiale di Minerbio e i suoi tesori d'arte”, *Minerbio nel VII centenario della fondazione 1231-1931*, Bologna, 1931, p. 62, p. 64; \nEvangelisti, A., *La gloria nell'abside di Minerbio nel VII centenario della fondazione*, Bologna, 1931; \nRiccomini, E., *Ordine e Vaghezza. La scultura in Emilia nell'età barocca*, Bologna, 1972.","author":"Antonella Mampieri","translator":"Antonella Mampieri","history":"La chiesa parrocchiale di Minerbio è dedicata a S. Giovanni Battista. L'edificio originario risale al 1372, quando fu costruito grazie al patronato della nobile famiglia Isolani. Nel 1732 il nuovo parroco, don Tommaso Morelli, commissionò a Carlo Francesco Dotti una nuova chiesa. La chiesa attuale fu decorata nel XIX secolo; alla fine del XVIII secolo il grande gruppo in stucco raffigurante la *Gloria* fu trasferito sull'altar maggiore dalla chiesa di S. Gabriele di Bologna, recentemente soppressa dalle recenti leggi napoleoniche.","patrons":"Don Tommaso Morelli (parroco dal 1732)","copyright":"Copyright immagini: Ufficio Beni culturali ecclesiastici della diocesi di Bologna.","architects":"Architetti: Carlo Francesco Dotti, Angelo Venturoli; scultori: Giuseppe Maria Mazza, Giacomo De Maria","monument_contact":{"fax":"051.661.11.76","email":"parrocchiaminerbio@davide.it","phone":"051.87.82.00","address":"Via Garibaldi 7/A, \nMinerbio, Bologna","institution":"Arcivescovado di Bologna"},"explore":{"name":"S. Giovanni Battista","description":""}},"f20b8592-3f05-504a-abf1-a68468d8a54c":{"name":"Chiesa di Sant’Andrea","description":""},"f22460c4-a804-540c-a1f7-0514be51046a":{"name":"Mihrâb della Mastaba di ‘Alî Pasha","description":""},"f25447bf-bb36-5c32-addc-ac3f80c2e98f":{"name":"Cittadella di Qâytbây","description":""},"f26f477d-e9f0-5a98-bb4c-a3f751cc587f":{"name":"Museo archeologico","description":""},"f2af0c28-c86c-5b77-b463-706ef47fbee6":{"name":"Oratorio della Madonna dell’Orazione","alternate_name":"Madonna della Consolazione","description":"La stanza quadrata dell’oratorio, posta al primo piano, è decorata da una elaborata decorazione monocroma. Ricca decorazione monocroma ad incorniciatura delle scene: giovani ignudi reggono ghirlande vegetali e seri, pensierosi profeti incorniciano le scene ad imitazione di sculture in stucco. Attribuiti in precedenza a Ludovico Carracci questi affreschi sono probabilmente opera del suo allievo Francesco Brizio. All'interno degli archi sono rappresentate *Storie della Passione di Cristo* dipinte da Lucio Massari, Lorenzo Garbieri, Francesco Brizio, Galanino, Domenichino, Francesco Albani e forse anche Guido Reni. Gli affreschi della controfacciata sono in cattive condizioni di conservazione a causa della trasformazione dell'edificio in un ufficio dell'Associazione Mutilati e Invalidi di Guerra.","short_description":"Questo oratorio era un luogo di preghiera per i devoti di un'antica immagine della Madonna col Bambino dipinta a fresco. Fu decorato nel 1600 con scene della Passione di Cristo dipinte ad affresco commissionate ad allievi di Ludovico Carracci.","type":"Architettura religiosa (oratorio)","dates":"Post 1591","location":"Bologna","method_for_datation":"Bibliografia.","bibliography":"Malvasia, C.C., *Felsina Pittrice* (ed. G. Zanotti from original edition of Bologna, 1678 ), Bologna, 1841, II, p. 92; \nBenati, D., “Con pari tenerezza e miglior disegno. Albani (e Reni) prima di Roma. I”, in *Arte Antica e Moderna*, LXXXIX: 742, 1991, pp. 32-38; \nStanzani, A., “Vent'anni di pittura nelle chiese di Bologna: 1600-1620”, *La pittura in Emilia e in Romagna - Il Seicento,* Milan, 1992, pp. 113-156; \n*Una gloriosa gara nelle pagine di Francesco Arcangeli. L'oratorio di San Colombano*, Bologna, 2002.","author":"Daniela Sinigalliesi","translator":"Antonella Mampieri","history":"Questo piccolo oratorio è parte di una chiesa più antica dedicata a S. Colombano. Nel 1583 la confraternita della Madonna dell'Orazione chiese al rettore della chiesa, Don Galbani, il permesso di costruire nell'area del vicino cimitero un oratorio dove potersi incontrare per pregare. La confraternita riuniva devoti ad un antico affresco raffigurante la Madonna attribuito al pittore Lippo di Dalmasio (trasferito nel 1547 in una parete esterna laterale delal chiesa di S. Colombano). Nel 1547 l'affresco era stato trasferito ad una parete esterna laterale di s. Colombano. La prima pietra dell'oratorio fu posta nel 1591, il progetto dell'architetto Tommaso Martelli fu completato nel 1597. In occasione del Giubileo del 1600, la stanza superiore fu decorata con Storie della Passione di Cristo, opera di alcuni giovani allievi di Ludovico Carracci appartenenti alla carraccesca Accademia degli Incamminati. \nDopo le soppressioni napoleoniche l'oratorio divenne una proprietà privata; alla fine degli anni '20 passò all'Associazione Mutilati e Invalidi di Guerra che ne commissionò il restauro affidandolo all'architetto Giuseppe Vaccaro. In questo periodo gli affreschi furono restaurati e l'intero edificio fu inaugurato nel novembre 1931. Gli affreschi furono nuovamente restaurati negli anni '50 quando furono studiati dallo storico dell'arte Francesco Arcangeli che li attibuì a diversi autori. Gli ultimi restauri risalgono al 2000. Oggi l'oratorio e la chiesa sono di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna.","patrons":"Confraternita della Madonna dell'Orazione.","copyright":"Copyright immagini: Archivio fotografico della Soprintendenza per il Patrimonio storico artistico di Bologna, su concessione del Ministero per i Beni culturali.","architects":"Architetti: Tommaso Martelli (fine XVI secolo) e Giuseppe Vaccaro (XX secolo); decorazione pittorica: allievi di Ludovico Carracci","monument_contact":{"email":"info@fondazionecarisbo.it","phone":"+39 051 2754111","address":"Via Parigi, 2 \nBologna","institution":"Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna"},"explore":{"name":"Oratorio della Madonna dell’Orazione","description":""}},"f2bde420-9b44-5907-9cc9-75cd3f7a9792":{"name":"Turba di ‘Alî Pascià (opzione)","description":""},"f30e77d5-c233-5ef9-ae85-9bd03e2bb3a7":{"name":"La Grande Moschea","description":""},"f33443b4-73ee-5b8a-9d4d-d6f37286efa5":{"name":"Locanda Martorelli (C.so Garibaldi 4-6)","description":"Nei pressi della Porta Napoletana sorge sulla Piazza di Corte il Casino Stazi, che nell'Ottocento fu trasformato nella celebre Locanda Martorelli, punto di sosta dei viaggiatori del Grand Tour, che da Roma si recavano ai Colli Albani o sostavano per proseguire verso Napoli. \n \nLa sala principale al piano nobile della locanda fu decorata nel 1770 dal pittore polacco Taddeo Kuntze, che vi realizzò un ciclo ispirato alla storia dell'antica Ariccia: il mito di Diana, Ippolito e Fedra, la congiura contro Turno Edornio, la battaglia del Lago Regillo, La Ninfa Egeria e Numa Pompilio. La locanda che ospitò artisti come Turner, Corot, Nino Costa, letterati come Andersen, Gogol, Ibsen, Longfellow e D'Azeglio, è oggi sede del museo del Grand Tour. In una sala del terzo piano sono stati ritrovati di recente, erano coperti da carta da parati, vari schizzi e caricature (disegni fantasiosi, borghesi, briganti, preti e un autoritratto di D'Azeglio) che gli artisti di passaggio avevano abbozzato sulle pareti.","type":"","dates":"","bibliography":"","author":"arch. Francesco Petrucci","info":"Per visite rivolgersi all’Archeoclub Ariccia (Vedere Visite Guidate).","prepared_by":"Museo Senza Frontiere, Saverio Capozzi, sulla base di materiale fornito da: \narch. Francesco Petrucci; © Museum With No Frontiers (MWNF).","how_to_reach":"Situata in Piazza di Corte / Corso Garibaldi 4-6.","further_readings":[{"url":"explore/monument/1345/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Locanda Martorelli (C.so Garibaldi 4-6), Italian (PDF)"}]},"f3f2e89e-35b8-5c9f-985e-10c13b337cc5":{"name":"Grande Moschea","description":""},"f44c2151-d639-5889-a76b-b8712c9107ad":{"name":"Palazzo Marchi Codronchi","description":"La costruzione si presenta imponente a partire dalla facciata su via San Pier Grisologo, risolta come elemento compatto e continuo che incornicia un austero portone d’ingresso. Una particolarità è costituita dal cornicione, sorretto da mensole a forma di testa di cavallo. Nel secolo XVIII, le grandi sale cinquecentesche sono state frazionate in ambienti più piccoli. Al piano nobile rimane la grande sala d’onore, nella quale spicca il camino monumentale mentre il soffitto è decorato da un grande ovale dipinto.","short_description":"Palazzo Marchi Codronchi è un imponente edificio del XVII secolo posto nel centro della città. Il soffitto del salone d'onore al primo piano è decorato con un affresco mitologico. Questa decorazione richiama l'affresco di Canuti nel salone d'onore di Palazzo Pepoli Campogrande a Bologna dove è dipinto lo stesso soggetto.","type":"Architettura residenziale","dates":"Seconda metà del XVII secolo","location":"Imola, Bologna","method_for_datation":"Documenti storici","bibliography":"Guadalupi, G., Buscaroli, B. and Varni, A., *Imola, nella storia, nell'arte, nel lavoro*, Villanova di Castenaso (BO), 2006, p. 30","author":"Oriana Orsi","translator":"Antonella Mampieri","history":"L’edificio venne costruito nel sec. XVI ed è stato oggetto, negli anni successivi, di trasformazioni che hanno riguardato soprattutto nell’articolazione degli spazi interni. L'edificio ospita attualmente uffici e abitazioni private ed è usato per eventi.","patrons":"Famiglia Codronchi","copyright":"Copyright immagini: Archivio fotografico Musei Civici di Imola.","architects":"Scuola Bolognese","monument_contact":{"address":"via San Pier Grisologo, 38 \nImola, Bologna","institution":"Proprietà privata"},"explore":{"name":"Palazzo Marchi Codronchi","description":""}},"f476b2d4-8f5d-572b-bd23-83c67093b78e":{"name":"Oratorio (V. Silvia)","description":"Edificio su tre piani con facciata di tipologia chiesastica (via Silvia), costruito nel 1856 dall’impresa Jacobini dopo la demolizione dell’Oratorio del SS. Sacramento, sul lato est della piazza, avvenuta per permettere la costruzione del Ponte di San Rocco. Il fabbricato è stato restaurato radicalmente nel 1992. Sull’architrave del portale la scritta “HORATORIUM”, sopra lapide con iscrizione: “A GLORIA DI DIO / QUESTO HORATORIUM / EDIFICATO NEL 1856 / E’ STATO RESTAURATO NEL 1992 / A CURA DELLA COMUNITA’ PARROCCHIALE / S. MARIA ASSUNTA IN CIELO / INAUGURATO IL 16 GIUGNO / III CENTENARIO DELLA NASCITA DEL / SERVO DI DIO / P. LEONE DI ARICCIA”. \n(Bibliografia: M. Leoni, 2008)","type":"","dates":"","bibliography":"","further_readings":[{"url":"explore/monument/1349/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Oratorio (V. Silvia), Italian (PDF)"}]},"f4b80e54-ea64-5cb1-ae0a-ac9ee65d0a66":{"name":"Piazza di Corte","description":"Dopo una lunga decadenza economica e sociale, Ariccia fu completamente riprogettata da Gian Lorenzo Bernini su incarico di Alessandro VII Chigi (1655-1667). \n \nBernini tra il 1662 e il 1673, coadiuvato da Carlo Fontana, Mattia de Rossi, Luigi Bernini, Giovan Battista Contini, non si limitò alla costruzione del Palazzo Chigi, ma si occupò della riprogettazione del Parco Chigi, della viabilità cittadina, della rete infrastrutturale, della sistemazione del Complesso di San Nicola, del Santuario di Galloro, della costruzione della Porta Romana e progettò la Piazza di Corte che assurse alla dignità di sfarzosa e scenografica corte barocca \n \nLa spettacolare metamorfosi fu attuata con la costruzione del complesso della collegiata dell'Assunta con i due Casini laterali, degli “Stalloni” ex scuderie, delle due fontane a tazza e infine della Porta Napoletana. Il Palazzo Chigi con la frontistante Piazza di Corte costituisce ancora oggi uno dei più eccezionali ed unitari complessi architettonici del Barocco Romano. \n \nLa cronologia delle sistemazioni nella Piazza di Corte è molto ben documentata e precisa: dalla primavera del 1662 alla primavera del 1664 fu realizzata la Chiesa collegiata dell'Assunta. L'edificazione dei Casini posti simmetricamente sui due lati della Chiesa, Casino del Ministro e Casino del Governatore, fu portata avanti contemporaneamente alla collegiata e a ritmi elevati, perché oltre ad ospitare la famiglia degli alti funzionari preposti, dovevano ospitare gli ambienti per l'amministrazione della giustizia e le prigioni. I due edifici sono fronteggiati da un elegante porticato scandito in ordine binato gigante, di notevole originalità, ispirato ai portici michelangioleschi del Campidoglio e si collegano alla chiesa attraverso una teatrale esedra che cinge in abbraccio l'edificio nella parte retrostante. \n \nNel 1664 si procedette allo spianamento della piazza e alla sua sistemazione negli elementi di arredo con le due armoniose fontane a tazza poste in asse con le facciate dei Casini. Bernini mise in piano uno spazio scosceso, demolendo altri edifici e avvalendosi di cantinoni per sostenere la Piazza. \n \nNel 1665 si iniziò la ristrutturazione della fontana delle tre cannelle e i lavori per le scuderie, gli Stalloni. \n \nL'ultimo cantiere posto in opera fu proprio il Palazzo Chigi e infine la Porta Napoletana consegnata nell'agosto del 1673 che costituì il principale accesso al paese fino alla costruzione ottocentesca del Ponte Monumentale. Dal piazzale adiacente la porta si gode una spettacolare panoramica su Vallericcia, sito dell'antica *Aricia*. \n \nNei pressi della Porta Napoletana sorge anche il Casino Stazi, che nell'Ottocento fu trasformato nella celebre Locanda Martorelli ed il settecentesco Palazzo Antonini con facciata inquadrata da lesene con capitelli ionici compressi, basamento bugnato liscio e un porticato trapezoidale a tre fornici che ospita la Fontana delle Tre Cannelle.","type":"","dates":"","bibliography":"","author":"arch. Francesco Petrucci","info":"Questa scheda descrive anche i seguenti monumenti situati sulla Piazza di Corte: \nFontane, Casina del Governatore, Casino del Ministro, Palazzo Antonini. \n \nPer Palazzo Chigi, Chiesa dell’Assunta, Fontana delle Tre Cannelle, Locanda Martorelli, Porta Napoletana, Stalloni Chigi, fare riferimento alla scheda specifica","prepared_by":"Museo Senza Frontiere, Saverio Capozzi, sulla base di materiale fornito da: \narch. Francesco Petrucci; © Museum With No Frontiers (MWNF).","how_to_reach":"Piazza principale di Ariccia, sulla Via Appia Nuova.","further_readings":[{"url":"explore/monument/1374/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Piazza di Corte, Italian (PDF)"}]},"f4c0b846-314a-54f9-8b87-fecf0f872660":{"name":"Castello di Monte Bonifato","description":"","explore":{"name":"Castello di Monte Bonifato","description":""}},"f4cd8092-6856-50bc-98ac-2704192e2c1c":{"name":"Scalone","description":"Veduta di una delle due rampe che conducono alla loggia.","dates":"XVII secolo","location":"Piano terra, fronte della villa"},"f5821098-36be-51e8-b09f-fa43a802ab3e":{"name":"Chiesa di San Gil (opzione)","description":""},"f593b4ba-022c-5fd3-bb3f-5eb1ba19811b":{"name":"Castellaccio","description":"","explore":{"name":"Castellaccio","description":""}},"f5d89a24-e944-5fce-91e6-26720a88d619":{"name":"Chiesa di Santa Ana","description":""},"f5e798c6-1146-51d4-ad46-aaede3c86f1e":{"name":"Museo archeologico","description":""},"f5ecb7fb-6479-58f2-af91-fdcf1510999c":{"name":"Museo d'Arte Orientale","description":"","type":"","dates":"","bibliography":""},"f60e24ce-c1de-5b4b-9219-cfb0c187f885":{"name":"*Qanat* (dentro l’Ospedale Psichiatrico).","description":"Il qanat è un cunicolo drenante che intercetta le acque di falda e le conduce, anche da notevoli profondità, a pochi metri dal piano di campagna. Quelli scoperti a Palermo appartengono alla tipologia dei qanat arabo-persiani: a differenza di quelli orientali, però, qui manca un vero e proprio pozzo di alimentazione, sostituito da una galleria trasversale drenante, ubicata a monte. Grazie a queste condotte, che si sviluppano in una rete di percorsi sotterranei per decine di chilometri, era possibile garantire un flusso continuo e spontaneo d'acqua dalla falde sotterranee fino in superficie, consentendo di creare peschiere, fontane e bagni pubblici e di irrorare i giardini lussureggianti descritti dalle fonti medievali.","short_description":"Nel sottosuolo di Palermo è presente una rete di cunicoli drenanti che intercetta le acque di falda e le conduce, anche da notevoli profondità, a pochi metri dal piano di campagna: questa complessa opera di ingegneria idraulica, di derivazione arabo-persiana, prende il nome di *qanat*. Essa garantiva un flusso continuo e spontaneo d'acqua dalla falde sotterranee fino in superficie.","dates":"dal XII secolo.","location":"Palermo","method_for_datation":"Il rinvenimento di frammenti ceramici riferibili al XII - XIII secolo all'interno di due qanat dell'area centrale della Piana dei Colli (Castelforte e Scalea I) fornisce un indizio per confermare la loro esistenza in Sicilia almeno a partire da quel periodo.","bibliography":"Todaro P., Guida di Palermo sotterranea, Palermo, 2002","author":"Pier Paolo Racioppi","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","explore":{"name":"Qanat","description":""}},"f6619614-befb-5ee6-a491-1eae7ba67a5d":{"name":"Rue al-Mokadem","description":""},"f6750e70-61c6-5add-b2ee-1ca9a74a9cfa":{"name":"Torre Alfaina","description":"","explore":{"name":"Torre Alfaina","description":""}},"f6a11ce4-4006-533b-a22f-a2e1bf11d54f":{"name":"Castello e nucleo urbano","description":""},"f6ea75e9-d1df-5802-ad9a-f1810c01973d":{"name":"Madrasa di Ahmet Gazi","description":""},"f6f700a0-9d43-58a4-aa54-7cf73b3992ef":{"name":"Chiesa di Santa María de las Nieves","description":""},"f6fc809b-53b5-5471-a674-e383fbaf4986":{"name":"Qal‘at al-Birâk","description":""},"f811818c-63f6-5385-94c0-2eb1a870aecb":{"name":"Cappella del Rosario, basilica di S. Domenico, Bologna","alternate_name":"Cappella Guidotti","description":"La complessa decorazione dipinta di Mitelli e Colonna riveste quattro pilastri, due archivolti, le pareti e la volta dell'intera cappella. I pittori furono assistiti dallo scultore Domenico Ottani, che realizzò le decorazioni in stucco, i capitelli e gli eleganti fregi, e dai doratori Alessandro Miselli e Carlo Veronese. L'uso abbondante della foglia d'oro per le decorazioni dà alla cappella la sua caratteristica sontuosità barocca e favorisce la diffusione della luce. Mitelli e Colonna iniziarono I lavori nel febbraio del 1655 e li terminarono nel maggio del 1657. Il tema prescelto era la *Glorificazione della Beata Vergine del Rosario*. Al centro della cupola la Madonna incoronata è trasportata dagli angeli verso il cielo. Nei tondi alla base della cupola sono rappresentati *I meriti del Rosario trasmessi dalla Vergine a S. Domenico* per sconfiggere la peste del 1630. Putti, angeli, Virtù celebrano la gloria della Vergine tra i fiori in una delle più impressionanti realizzazioni della scenografia barocca emiliana. L'altare è incorniciato dall'architettura illusionistica dell'abside e coronato da due schiere di angeli che reggono due corone, una di fiori e una di stelle, secondo il motto:” *Dat flores tellus, coelum dat sidera sertis*”. Tre grandi ovali incorniciano episodi dalla vita della Vergine (la *Nascita di Maria*, *Maria presentata al tempio*, il *Matrimonio della Vergine*). Questa straordinaria decorazione ad affresco sta idealmente di fronte alla *Gloria di S. Domenico*, dipinta da Guido Reni nella cappella di fronte, dall'altra parte della navata.","short_description":"La capella del Rosario fu creata nel 1589, quando la Confraternita del Rosario restaurò la cappella medielvale che apparteneva alla famiglia Guidotti. \nParticolarmente imponente è l'altare che incornicia la statua della Madonna del Rosario, circondata da 15 piccoli dipinti con i *Misteri del Rosario*, opera di celebri pittori bolognesi. \nNella seconda metà del XVII secolo l'interno della cappella fu ricostruito con una nuova cupola e una nuova abside, mentre l'esterno mantenne le caratteristiche linee poligonali gotiche. Tra il 1655 e il 1657 l'intera cappella fu decorata dai pittori Angelo Michele Colonna e Agostino Mitelli, che crearono la ricca decorazione scenografica attuale che celebra la Beata Vergine del Rosario.","type":"Architettura religiosa (cappella)","dates":"1460–1737","location":"Bologna","method_for_datation":"Bibliografia e documenti storici","bibliography":"Alce, V., *Il coro di San Domenico a Bologna* , Bologna, 1969; \nAlce, V., “La cappella musicale del Rosario in San Domenico a Bologna”, *Strenna Storica Bolognese*, II, Bologna, 1973, pp. 11-32; \nAlce, V, “La cappella del Rosario in San Domenico a Bologna”, *Il Carrobbio*, II, Bologna, 1976, pp. 3-28; \nRoli, R., *Pittura bolognese 1650-1800. Dal Cignani ai Gandolfi,* Bologna, 1977, p. 165; \nD'Amato, A., *I Domenicani a Bologna*, (1600-1987), II, Bologna, 1988, pp. 637-669.","author":"Paolo Cova","translator":"Antonella Mampieri","history":"Nel 1460 Giovanni Guidotti chiese al capomastro Giovanni del Lago di Como di costruire una cappella nella chiesa di S. Domenico a imitazione di quella di S. Tommaso, in stile gotico. La cappella prese il nome dalla famiglia Guidotti. \nNel 1575, col permesso dei Guidotti, la confraternita del Rosario iniziò ad usare la cappella per le proprie funzioni e nel 1589 si accollò le spese della sua totale ristrutturazione. Tra le opere più significative di questo periodo sono il sontuoso altare dedicato alla Vergine e la decorazione della volta. Nel 1601 i 15 dipinti che circondano la statua della Madonna e che rappresentano i *Misteri del Rosario* furono commissionati alle più celebri botteghe artistiche di Bologna. Essi ci danno un'idea molto chiara della pittura bolognese di questi anni. Dopo la peste del 1630 la devozione alla Madonna del Rosario divenne più forte e i sopravvissuti all'epidemia offrirono molti ex voto alla cappella. Nel 1654 l'architetto Francesco Dotti e il capomastro Francesco Martini modificarono l'intera struttura, costruendo una profonda abside e un atrio quadrato con una volta decorata e una cupola. I pittori Mitelli e Colonna vennero incaricati di dipingere la cappella e finirono il lavoro nel 1657. \nDurante la ristrutturazione dell'intera chiesa su progetto del Dotti (1727–1737) la cappella fu parzialmente modificata, specialmente negli apparati liturgici.","patrons":"Famiglia Guidotti; Confraternita del Rosario","copyright":"Copyright immagini: Comune di Bologna, Musei Civici d'Arte Antica.","architects":"Architetti: Francesco Dotti e Francesco Martini; pittori: Angelo Michele Colonna e Agostino Mitelli; decoratori: Alessandro Miselli e Carlo Veronese","monument_contact":{"fax":"+39 051 6400431","email":"info@domenicani.bo.it","phone":"+39 051 6400411","address":"P.zza San Domenico, 13 \nBologna","institution":"Dominican order"},"explore":{"name":"Cappella del Rosario, basilica di S. Domenico, Bologna","description":""}},"f86d08a8-c8fb-59d7-81ce-2d50c498945a":{"name":"Türbe di Ahmet Bîcan Efendi (Hallacı Mansur)","description":""},"f8d10a9b-dcff-531e-85e8-7c328a035d3e":{"name":"Villa Sora (decorazione affrescata del salone maggiore)","description":"La decorazione si svolge su due registri: in quello inferiore sono rappresentate le *Arti liberali* e le *Attività intellettuali* (Aritmetica, Commedia, Tragedia, Poema Eroico, Poema Lirico, Filosofia, Geometria, Retorica, Astrologia e Danza), raffigurate in piedi – quasi elemento portante dell’intera decorazione - tra le finestre decorate con grottesche mentre in quello superiore Paesaggi, concepiti come finti arazzi, forse riconducibili a Vespasiano Strada, si alternano a figure allegoriche sedute rappresentanti le *9 Muse* (Clio, Euterpe, Talia, Melpomene, Polimnia, Erato, Tersicore, Urania, Calliope) e *Mnemosine* (la memoria, madre delle Muse) secondo i dettami dell’*Iconologia* di Cesare Ripa. Fra i due registri ghirlande decorative di fiori e frutti con gli animali araldici (leone e drago) sorretti da putti, collegano una serie di medaglioni a monocromo con busti di *Uomini illustri* dell’antichità. Al centro dei lati lunghi della sala campeggiano due stemmi in cui sono uniti i simboli araldici delle famiglie Boncompagni (drago) e Sforza di Santa Fiora (leone rampante), alla quale apparteneva Costanza moglie di Giacomo Boncompagni. La Sala è completata da un soffitto coevo dipinto. \nSi tratta di un interessante esempio di tematica decorativa profana successiva alla Controriforma: vi prevalgono i soggetti morali, in chiave allegorica, attraverso il richiamo sia agli uomini illustri sia al fondamentale ruolo di protezione delle attività intellettuali che compete ad una famiglia nobile legata al papato, che viene naturalmente, anche se indirettamente, così celebrata. La decorazione ricca e articolata, che si presta quindi a diversi livelli di lettura e in cui si mescolano rimandi mitologici, storici e naturalistici - tutti allusivi di volontà celebrative diversificate ma armoniosamente collegate da un progetto unitario - bene rappresenta il momento di passaggio dallo spirito austero della piena Controriforma a quello più movimentato, anche se ancora rigidamente scompartito, del primo Seicento romano, momento di passaggio testimoniato dalle numerose imprese decorative realizzate dalla scuola del Cavalier d’Arpino, vero imprenditore artistico della Roma di quegli anni, abile nel coinvolgere nelle sue opere una nutrita schiera di allievi anche di diversa estrazione.","short_description":"La decorazione si svolge su due registri: in quello inferiore sono rappresentate le *Arti liberali* e le *Attività intellettuali*, raffigurate in piedi – quasi elemento portante dell’intera decorazione - tra le finestre decorate con grottesche mentre in quello superiore Paesaggi, concepiti come finti arazzi si alternano a figure allegoriche sedute rappresentanti le *9 Muse* e *Mnemosine*, la memoria, madre delle Muse.","type":"Decorazione di residenza estiva","dates":"I decennio XVII secolo","location":"Frascati, Roma","method_for_datation":"Guerrieri Borsoi, M. B., *Villa Sora a Frascati*, Roma 2000","bibliography":"Tantillo, A.M., “Villa Sora”, *I principi della chiesa*, Milano 1998, 101. \nGuerrieri Borsoi,M.B., *Villa Sora a Frascati*, Roma 2000","author":"Laura Indrio","history":"La Villa, ubicata sulla via Tuscolana poco prima del centro abitato, fu costruita alla metà del Cinquecento per il cardinale Giovanni Moroni, influente prelato del Concilio di Trento, secondo una tipologia da palazzo cittadino contraddistinto da cortile centrale, altana e torretta belvedere ad archi. Nel 1600 venne acquistata da Giacomo Boncompagni, figlio naturale di Gregorio XIII (1572-1585) che commissionò a Giuseppe Cesari detto il Cavalier d’Arpino e alla sua bottega la decorazione a fresco della “stanza grande”, realizzata nel primo decennio del secolo XVII. La villa passò poi alla fine dell’Ottocento a Tommaso Saulini che la vendette ai Salesiani, attuali proprietari.","patrons":"Giacomo Boncompagni (1548-1612), duca di Sora","architects":"Scuola di Giuseppe Cesari (1568, Arpino, Frosinone – 1640, Roma) detto il Cavalier d’Arpino","monument_contact":{"email":"info@villasora.it","phone":"+39 06 94 01 79 1","address":"Istituto Salesiano Villa Sora \nVia Tuscolana, 5 \n00044 Frascati \nRoma","institution":"Salesiani"},"explore":{"name":"Villa Sora","description":""}},"f8dc2654-17a7-5060-9ab1-d36689f94609":{"name":"Chiesa del Santissimo Salvatore","description":"*Di antichissime origini, la chiesa abbaziale con l’annesso monastero dei Canonici Regolari del SS. Salvatore, detti anche Renani, fu ricostruita dapprima nel 1473-78, poi tra il 1605 e il 1623 su progetto del padre barnabita milanese Giovanni Ambrogio Mazenta, anche se l’esecuzione spetta al bolognese Tommaso Martelli, indicato nei documenti come “architetto della nostra chiesa”. Le statue e i capitelli in stucco furono eseguiti da Giovanni Tedeschi, mentre Orazio Provaglia fu l’autore delle statue in bronzo della facciata.* \nS. Salvatore riprende, discostandosene per alcune significative novità, lo schema di molte chiese della Controriforma, sul tipo del Gesù di Roma. L’aula longitudinale è alta il doppio della larghezza, con tre cappelle sui due lati; il transetto è coronato da una cupola, nascosta all’esterno da un tiburio ottagonale. L’abside si presenta semicircolare all’interno e poligonale all’esterno. I due alti volumi, corrispondenti al transetto e alla campata centrale, sono denunciati all’esterno in modo speculare, separati dai corpi più bassi delle due campate più strette, alle quali si accompagnano le cappelle laterali con le finestre a serliana, alternate a doppie finte finestre rettangolari, secondo il ritmo binato delle paraste e dell’impaginazione parietale. A questa sapiente e composta articolazione, si aggiungono le spettacolari otto colonne libere che, all’interno, segnano il passo delle campate dell’aula, in luogo delle più tradizionali paraste o semicolonne. \nAnche l’esterno riveste particolare interesse, nell’articolata composizione del prospetto che corre sul lato lungo della chiesa, su via IV Novembre. \nAll’interno, in cui sopravvivono memorie ed opere d'arte della chiesa precedente, il programma iconografico e simbolico del rinnovamento seicentesco culmina nella pala d’altare con il Santissimo Salvatore di Guido Reni e Francesco Gessi, del 1620, attorniato sulle pareti dell’abside dai dipinti di Giacomo Cavedone, del 1622 che riprendendo il tema già illustrato nel tardo Cinquecento da Jacopo Coppi, con la Storia del Crocifisso di Beirut. Occupa una posizione di rilievo, nel transetto sinistro, la grande pala con la Sacra Famiglia di Alessandro Tiarini, del 1623. Nella cornice delle cappelle centrali ai lati dell’aula, si fronteggiano a sinistra la Resurrezione di Cristo del Mastelletta, e a destra l’Ascensione di Cristo di Carlo Bononi. Nella terza cappella a sinistra si trovava l’ Assunzione della Vergine di Aannibale Carracci, ora alla Pinacoteca Nazionale di Bologna, sostituita dalla Madonna col Bambino di Simone dei Crocefissi, del 1360 ca., detta anche Madonna della Vittoria, originariamente collocata nel Santuario di S. Maria del Monte, qui posta nel 1866. Nella chiesa è sepolto il Guercino, commemorato nella lapide tombale al centro della navata. \nDopo le confische napoleoniche e le soppressioni post unitarie del 1866, il complesso abbaziale divenne, da allora, di proprietà demaniale e la chiesa appartiene oggi al Fondo Edifici di Culto.","short_description":"Splendido esempio di architettura di Controriforma. La facciata a due ordini raccordati da volute si collega al prototipo romano del Gesù. L’interno, ampio e maestoso, esprime le ricerche nell’ambito del classicismo architettonico ed è contraddistinto dall’uso delle colonne libere.","type":"Architettura religiosa (chiesa)","dates":"Iniziato nel 1605, il tempio fu completato con l’intervento di maestranze diverse nel 1623.","location":"Bologna","method_for_datation":"Bibliografia, documenti storici","bibliography":"Mezzanotte, G., “Gli architetti Lorenzo Binago e Giovanni Ambrogio Mazenta”, *L' Arte*, 1961, pp. 231-294 \nMatteucci Armandi, A. M., “Giovanni Ambrogio Mazenta e il dibattito a Bologna sulla 'colonna libera”, *Arte lombarda*, n. s., 134, 2002,1, pp. 45-54 \nPigozzi, M., “Giovanni Ambrogio Mazenta architetto a Bologna”, *Arte lombarda*, 134, 2002,1, pp. 63-78 \nCeccarelli, F. , “Le legazioni pontificie: Bologna, Ferrara, Romagna e Marche”, *Storia dell'Architettura italiana. Il Seicento* (ed. A. Scotti Tosini ), II, Milan, 2003, pp. 336-353","author":"Antonella Ranaldi","translator":"Antonella Mampieri","history":"Le controverse vicende che accompagnarono i momenti più difficili nel corso dei lavori, iniziati nel 1605, sospesi nel 1607, poi ripresi nel 1613 e terminati nel 1623, mettono in luce il dibattito sulle scelte compositive dell'impianto biassiale e della colonna libera, perché le soluzioni del Mazenta, antesignane dei futuri sviluppi, non erano in quegli anni comprese ed anche osteggiate. \nPer dare maggiore risalto e imponenza alla nuova costruzione vennero demolite, tra il 1618 e il 1622, le case di proprietà degli stessi canonici, che si addossavano al fianco della chiesa, realizzando un sagrato, che sopraelevava la chiesa su un alto podio. Sull'angolo esterno del sagrato venne posta nel 1624, a conclusione dei lavori, una colonna votiva: sia quest'ultima che il piazzale vennero rimossi nel corso dell'Ottocento. \nLa chiesa venne apprezzata da numerosi e colti visitatori, soprattutto stranieri. Jean Mabillon, a Bologna nel maggio del 1686, la definì “*una splendida basilica, d'architettura moderna*”; secondo Montesquieu, a Bologna nel 1729, il SS. Salvatore “*per l'architettura è una delle più belle di Bologna …*”, e Charles De Brosses, appassionato cultore delle antichità romane, a Bologna nel settembre del 1739, non esitò a definirla tra le chiese bolognesi “*la più bella chiesa di tutte*”, paragonandola all'antica architettura greca e romana (A. Sorbelli, *Bologna negli scrittori stranieri*, V, Bologna 1933, p. 70). \nDopo la caduta di un fulmine il 15 giugno 1758, che danneggiò le coperture e le volte, si eseguirono nel 1759–60 consistenti restauri e vari abbellimenti interni.","patrons":"Canonici Regolari del Santissimo Salvatore o Renani","copyright":"Copyright immagini: Ministero degli Interni, Fondo Edifici di Culto.","architects":"Ambrogio Mazenta (1565–1635)","monument_contact":{"fax":"051222852","phone":"051222852","address":"Via Volto Santo, 1 \nBologna","institution":"Fondo Edifici Culto"},"explore":{"name":"San Salvatore, chiesa del Santissimo Salvatore","description":""}},"f998c93e-dfdf-50fb-9435-0137d7638202":{"name":"Galleria Borghese","description":"","type":"","dates":"","bibliography":""},"f9bdd7a1-de5e-52ae-9b50-f91e76c57655":{"name":"Chiesa di San Miguel de los Navarros (opzione)","description":""},"fa5871b7-aa20-56e1-bb53-ff039361a886":{"name":"Porta Napoletana","description":"La Porta Napoletana, in asse con il Corso di Ariccia ed accesso alla Piazza di Corte, è così chiamata perché rivolta in direzione Napoli rispetto alla Porta Romana all’altro capo del borgo, rivolta verso Roma. Nell’ambito del grande progetto berniniano di creazione della Piazza di Corte, la Porta Napoletana fu eretta da Carlo Fontana tra il 1666 e il 1673. Sorge in continuità con Palazzo Chigi e sul fronte esterno, con stipiti ed arcata in peperino, è inquadrata da un torrione laterale e sovrastata da terrazza con balaustra a motivi ovali. Sopra l’arco compare lo stemma Chigi della Rovere realizzato nel 1673 da Lino Malucardi. \n \nAll’ingresso della porta è stato allestito, come riportato da una targa in marmo, un tratto di basolato romano in memoria dell’antica *Via Sacra* percorsa da coloro che si recavano al tempio di Giove Laziale a Monte Cavo.","type":"","dates":"","bibliography":"","author":"arch. Francesco Petrucci","prepared_by":"Museo Senza Frontiere, Saverio Capozzi, sulla base di materiale fornito da: \narch. Francesco Petrucci; © Museum With No Frontiers (MWNF).","how_to_reach":"Situata in fondo a Piazza di Corte, nel centro di Ariccia.","further_readings":[{"url":"explore/monument/1380/reading/it/1.pdf","file_details":"Petrucci F., Porta Napoletana, Italian (PDF)"}]},"fa5fe63f-4ab6-547d-b243-6faba54b964f":{"name":"Khânqâh e madrasa del sultano Barqûq","description":""},"fc9a02bc-3ee8-5e91-9cc9-d8f3b90e41d5":{"name":"Strutture della grande moschea di Palermo all’interno della Cappella dell’Incoronata.","description":"All'interno della cappella, posta nel retro della Cattedrale, alcuni resti di basi di colonne e pilastri racchiusi nel suo tessuto murario, in particolare nella zona del pronao ed in quella absidale, sono riferibili all'età aghlabita (III/IX secolo): dovevano essere elementi si sostegno della copertura di un ambiente longitudinale (una sala ipostila lunga 18m e larga 3,8m) appartenente, verosimilmente, alla grande moschea, sorta con le opere di modifica dell'antica chiesa bizantina.","short_description":"Sono stati riferiti al periodo di dominazione islamica alcuni resti di basi di colonne e pilastri inglobati nelle strutture murarie, forse elementi di sostegno della copertura di un ambiente appartenente, verosimilmente, alla grande moschea della città.","dates":"III/IX secolo","location":"Palermo, Sicilia","method_for_datation":"analisi della struttura muraria.","bibliography":"Bellafiore, G., Architettura in Sicilia nell'età islamica e normanna (827-1190), Palermo, 1990 \n \nDi Stefano, G., Monumenti della Sicilia Normanna, Palermo, 1955","author":"Pier Paolo Racioppi","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","explore":{"name":"Cappella dell'Incoronata","description":""}},"fc9d7eef-1dc6-5a70-8b9a-b9735389cd5f":{"name":"Il minareto di Sîdî Amar Kammûn","description":""},"fcc282ff-ce83-52bb-8e0d-a7180abc72e2":{"name":"Moschea Yeşil","description":""},"fd5fdb3d-fdaf-5fd2-83d0-1be37bb212d2":{"name":"Hammâm al-Sarah","description":""},"fe474ce9-073a-5807-8262-073f4701d339":{"name":"Torre di Hasan","description":""},"fe7e375f-f73b-54b1-9c45-39701587d06d":{"name":"Le mura","description":""},"ff221748-6e12-5e91-ab50-86a400c754b4":{"name":"Moschea di al-Qinâ’î","description":""},"ff428058-9e53-5f77-99fa-f4c47d4f5057":{"name":"Basilica della Natività","description":""},"ffc64e44-af6f-5471-beb0-215d17dd0df8":{"name":"Scuola delle arti e dei mestieri tradizionali","description":""},"ffe2045c-fbbd-527c-806d-acf21b235891":{"name":"Qasba","description":""},"ffe48db5-ddd7-554c-98d7-c82095b6d7dd":{"name":"Büyük Hamam","description":""},"ffe6d0a3-8ec6-53da-a302-8f519ac8f39d":{"name":"Chiesa di Jérez del Marquesado","description":""},"fff558ab-0546-598a-826f-8a1bf1559465":{"name":"Moschea del Cristo de la Luz","description":""}}
|