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{"0cf1a62f-ad34-5894-aee0-ed8e36e2513a":{"name":"Trittico con “hฺilye –i sherîf” (nobile descrizione).","description":"Il trittico rappresenta un tipico prodotto dell'arte religiosa ottomana del XII/ tardo XVIII secolo, è realizzato in legno ricoperto da un sottile strato cartaceo dipinto a vari motivi e si compone di tre parti. La tavola centrale, la più importante, contiene una hฺilye –i sherîf, ovvero la nobile descrizione delle qualità fisiche e morali di Maometto. Nelle due tavole laterali sono presenti le hฺilye dei primi quattro califfi e dei figli di Alî, Hasan e Husayn. L'esemplare è di eccezionale interesse in quanto, come elemento di rarità, nella parte inferiore della tavola centrale sono menzionati sia l'alluminatore, che si firma Halîl Kâmilî, discepolo di Mehmed Qalyûnt, sia il calligrafo, Mahmûd figlio di Mustafâ, allievo di Baqqâl-zâde Ahฺmed Efendi, che morì nel mese di rejeb del 1200. Per quanto riguarda la decorazione del trittico, i tre fogli di cui esso si compone sono ornati da scritte in diversi caratteri, quali il thûlûth, il naskhî ed il ta' lîq, mentre, tra i motivi decorativi veri e propri, vi sono quelli classici costituiti da tralci con motivi floreali stilizzati, appartenenti alla tipologia detta hatâ' î, e motivi di tipo rûmî, cioè arabeschi in cui predomina l'elemento a palmetta. Il fastigio del trittico, di tipo cuspidato, riproduce al centro i panorami dei due luoghi sacri per eccellenza dell'Islam: Mecca con in primo piano la Ka' ba, e Medina, con la sua Moschea. Da segnalare il piccolo vaso centrale dal quale fuoriescono tralci di fiori, a simboleggiare la distribuzione delle virtù carismatiche del Profeta. La descrizione delle qualità fisiche e morali di Maometto rientra in una lunga tradizione letteraria che ha il suo prototipo nella Sîra, o Biografia profetica, di Ibn Ishâq. 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Si tratta di una tecnica più economica rispetto al commesso di pietre dure ma il successo della scagliola fu determinato, oltre che dalla sua economicità, dalla velocità di esecuzione delle opere. Per questi motivi si spiega l'ampia diffusione di manufatti di scagliola in Italia. La committenza è quasi esclusivamente religiosa ed in particolare le richieste riguardano proprio i paliotti d'altare. Guido Fassi (1584–1649), architetto e ingegnere di Carpi, per primo applicò questa tecnica alla realizzazione di cornici per altare. Furono i suoi collaboratori e allievi ad utilizzare il piano di scagliola come base per dipingere immagini prima e come imitazione del commesso per paliotti poi, dando vita alla prima scuola italiana di scagliola, quella carpigiana. \nL'artista che firma il paliotto di Sant'Alessandro, Carlo Antonio Bini, è riconducibile a questa scuola di cui ripercorre i motivi ornamentali, basati sulla rappresentazione naturalistica su sfondo nero di ghirlande di fiori, arricchite da virtuose rappresentazioni di uccellini e animali fantastici. Al centro è raffigurato Sant'Alessandro Papa, inginocchiato, vestito con il piviale, mentre prega di fronte all'ostensorio.","short_description":"Questo paliotto rappresneta S. Alessandro papa in ginocchio davanti all'eucaristia. Contro un fondo nero compaiono dettagli naturalistici (corone di fiori, piccoli uccelli, creature fantastiche).","type":"Scagliola","holder":"Chiesa di Sant’Alessandro","initial_owner":"Chiesa di Sant’Alessandro di Vergiano","dates":"1680","location":"Vergiano, Monghidoro, Bologna","dimensions":"92 x 186 cm.","place_of_production":"Bologna","method_for_datation":"In basso al centro compare l’iscrizione: MDCLXXX / CARLO ANTONIO BINI FE.","obtention":"Fatto in origine per la chiesa.","bibliography":"Negro, E. *Monghidoro: la memoria artistica*, Bologna, 1988, p. 211, p. 212. \nColli, D., Garuti, A. and Pelloni, R. *La scagliola carpigiana e l'illusione barocca*, Modena, 1990. \nFassinelli, A. M. *Scagliola, l'arte della pietra di luna*, Rome, 1997.","workshop":"Barocco Pieno","copyright":"Copyright immagine: Ufficio Beni culturali ecclesiastici della diocesi di Bologna.","author":"Anna Maria Bertoli Barsotti","translator":"Antonella Mampieri","keywords":["animale immaginario","decorazione con animali","Decorazione Floreale","immaginario zoomorfico","S. Alessandro papa","Scagliola"],"materials":["Scagliola"]},"2b8bffd7-5ba3-5029-b6c5-d671a0482187":{"name":"Scaffa e angolari per l’altare maggiore di San Pietro con paliotto d’altare dono di papa Benedetto XIV Lambertini","alternate_name":"Altare di Benedetto XIV","description":"Il prezioso e articolato altare donato da papa Lambertini alla Cattedrale di Bologna originariamente comprendeva anche un corredo di sei candelieri con croce d'altare d'argento ed un “*pallio*” \\[paliotto\\] d'argento con rappresentato Gesù Cristo che consegna le chiavi a San Pietro con tutti gli apostoli. Con molta probabilità tutta questa ricca parte, non più presente, dovette essere inclusa fra gli oggetti consegnati ai Francesi nel 1796, in ottemperanza al trattato di Tolentino, sottoscritto da papa Pio VI. \nNel *Diario Benedettino* si registrano le tappe cronologiche dell'invio del complesso per l'altare maggiore, che: “..*Preghiamo Iddio..arrivi sano, e salvo”.* \nAl centro della scaffa è uno sbalzo ovale in argento raffigurante *Cristo che salva Pietro dalle acque,* con ai lati due medaglioni più piccoli con le *Allegorie della Fede*. Inorniciano i tre sbalzi cornicine architettoniche in bronzo fuso e dorato, con testine di cherubini e festoni fitomorfi, su un fondo blu di lapislazzuli.Non meno ricchi gli angolari con sbalzi ovali nella parte inferiore, raffiguranti a sinistra *Il martirio di San Pietro* e a destra *San Pietro in vincoli visitato dall'angelo*. Nella parte superiore è lo stemma Lambertini in argento. \nIl complesso viene presentato con sontuoso paliotto lambertiano donato nel 1742, in tela di canapa ricamata in filo d'oro. Su fondo interamente ricamato sono applicate varie decorazioni in oro lamellare e riccio, con al centro entro medaglione la mezza figura di San Pietro e ai lati grande stemma lambertiano con triregno e chiavi apostoliche, retto da angioletti. \nIl pregiatissimo altare di papa Benedetto XIV, pur superstite rispetto al più ricco arredo originario, si contraddistingue per altissima perizia tecnica e qualità artistica. Il gradino sembrerebbe riconducibile all'argentiere romano Angelo Spinazzi, documentato dal 1721 al 1767, mentre un punzone di non facile lettura posto sugli angolari potrebbe appartenere al fonditore romano Filippo Tofani. Nessun punzone è presente nel maggior rilievo centrale.","short_description":"Il pregiatissimo altare donato alla cattedrale di Bologna da papa Benedetto XIV era arricchito in origine da un corredo di candelieri e croce d'argento e da un prezioso paliotto in argento con *La consegna delle chiavi a Pietro,* arredi che dovettero essere di tributo ai Francesi nel 1796, secondo il Trattato di Tolentino. \nScaffa e angolari superstiti spiccano per la finissima esecuzione: su fondo blu di lapislazzuli si sovrappongono l'argento cesellato e sbalzato e il bronzo dorato; con stemmi lambertiani e cartelle ovali figurate. Sulla scaffa, al centro *Cristo che salva Pietro dalle acque* e ai lati *Allegorie della Fede*; sugli angolari *San Pietro in vincoli visitato dall'angelo* e *Il martirio di San Pietro*. Maestranze romane sembrano aver siglato l'opera e forse si riconosce il punzone del fonditore Filippo Tofani. Accompagna l'arredo un paliotto donato da papa Benedetto XIV nel 1742 e di finissima esecuzione.","type":"Oreficeria","holder":"Museo della Cattedrale di San Pietro","initial_owner":"Chiesa Metropolitana di San Pietro","dates":"1753- post 1756","location":"Bologna","dimensions":"Scaffa mis. max. cm 57x380x27; medaglioni a sin. e a ds.cm 34x25, al centro cm. 35x55; angolari cm. 105x78,5x63; capitelli h. cm. 57; medaglioni, a ds. cm. 30x21, a sin. cm. 28x21; paliotto cm. 104,5x355","place_of_production":"Roma","method_for_datation":"A partire dal 1753 si ha notizia dell'invio delle parti di questo arredo nel *Diario Benedettino* e nel 1756 l'intero complesso non era ancora in opera. \nLo Spinacci, citato più volte come autore del gradino o scaffa, potrebbe essere Angelo Spinazzi, maestro argentiere romano attivo tra il 1721 e il 1767. \nNei rilievi sugli angoli si sono individuati due punzoni: 1) *il numero 85 entro tondo,* 2) *FT con crocetta sottoposta entro sagomatura irregolare*. Il primo è comune a diversi assaggiatori e rimanda alla bontà dell'argento, secondo le prescrizioni del 1734, mentre il secondo si riferisce all'argentiere Tofani, pur non essendo questo eccezionale lavoro segnalato dal Bulgari e pur non essendoci un riconoscimento certo riguardo al merco di questo argentiere romano.","provenance":"dono di papa Benedetto XIV Lambertini","obtention":"dono di papa Benedetto XIV Lambertini","bibliography":"Bulgari, C. G. *Argentieri gemmari e orafi d'Italia,* Rome, 1974. \n*L'Arte del Settecento emiliano. L'arredo sacro e profano a Bologna e nelle Legazioni Pontificie, (*exhibition catalogue) (ed. J.Bentini), Bologna, 1979. \n*Il tesoro di San Pietro in Bologna e Papa Lambertini* (exhibition catalogue) (ed. F. Varignana), Milan, 1997, pp. 192-193, figg. 40-41. \nVarignana, F. *Guida al tesoro della cattedrale di San Pietro in Bologna*, Bologna, 2000, pp. 81-82, figg. 96-97.","workshop":"Tardo barocco","copyright":"Copyright immagine: Ufficio Beni culturali ecclesiastici della diocesi di Bologna.","author":"Federica Trombacco","translator":"Antonella Mampieri","keywords":["allegoria","argenteria","argentieri romani","bassorilievo","Benedetto XIV","Cattedrale di Bologna","Liturgia","liturgico","S. Pietro"],"materials":["argento fuso, cesellato, sbalzato, bulinato","bronzo fuso, cesellato, dorato","cornice di ottone","lapislazzuli","tela di canapa ricamata in filo d’oro","telaio di legno"]},"35d28d2d-69ab-5ec0-a006-32f2135420d3":{"name":"Tessuto con nicchia della preghiera (mihrâb).","description":"Il tessuto, realizzato in raso di tonalità rossa, nera e giallo-nocciola, è decorato a motivi ricamati con filati metallici di rame argentato e dorato, avvolti su un'anima di cotone. L'elemento decorativo fondamentale è costituito da una grande nicchia della preghiera (mihrâb): al centro di essa, dalla parte superiore, pende una lampada da moschea, mentre al di sopra e lateralmente sono presenti cartigli contenenti motivi decorativi di tipo epigrafico. Il fondo del tessuto, ad eccezione dell'interno della nicchia, ove figurano motivi floreali di accento naturalistico, è decorato con elementi ad arabesco formati da palmette intrecciate in varie forme o da mezze palmette entro girali.","short_description":"Tessuto ricamato a filati metallici e decorato con la nicchia della preghiera (*mihrâb*), una grande lampada da moschea e motivi epigrafici. Stile tipico della tarda produzione tessile ottomana.","holder":"Museo delle Civiltà | Museo d’arte orientale “Giuseppe Tucci”","dates":"XII/ XVIII- XIII/XIX secolo.","location":"Roma","dimensions":"altezza cm 265, larghezza cm 160.","method_for_datation":"La datazione e la provenienza dell'oggetto sono state proposte in base allo stile della decorazione, proprio di una produzione tessile ottomana di epoca tarda (XVIII-XIX secolo).","provenance":"Turchia.","obtention":"acquisto.","bibliography":"Barista, H.Ö., \"Turkish Embroideries. Later Period of The Ottoman Empire\", Seventh International Congress of Turkish Art, Warsaw, 1990, 37-42 \n \nGönül, M., “Some Turkish Embroideries in the Collection of the Topkapisaray Museum in Istanbul”, Kunst des Orients, 1969, VI, 43-76 \n \nTaylor, R., Ottoman Embroidery, London, 1993","dynasty":"Periodo ottomano","linkcatalogs":"IAM_TR_IT_001","author":"Paola Torre","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["calligrafia","Decorazione Floreale","mihrâb","nicchia della preghiera","ricamo","Tessuto"],"materials":["Raso di seta ricamato a filati metallici."]},"44cf7449-7064-5e7b-8625-27f3fafdff19":{"name":"Croce processionale","alternate_name":"Stendardo processionale della Confraternita delle Lacrime di Maria Vergine o del Ponte del Borgo poi del Borgo ed in seguito Compagnia del SS. Sacramento","description":"La solenne croce in foglia d'oro presenta un ricco contorno di tralci e foglie di vite realizzati a traforo, cosparso di testine di cherubini e Angeli intagliati a tutto tondo coronati di fiori e policromati, reggenti i Simboli della Passione. \nI bracci a forma di tronchi non scortecciati e nodosi terminano alle estremità con due piccoli pomi. Al centro è il Cristo morto intagliato a tutto tondo, policromato e con ampio perizoma dorato. Nella parte superiore del braccio longitudinale, al centro, è posto il cartiglio con la scritta INRI sorretto da tre angioletti. \nAi lati, in basso, abilmente intagliate a tutto tondo, sono le quattro statuette poste alle estremità e collocate su mensole, raffiguranti la Madonna Addolorata, San Bartolomeo e due Angeli con vesti dorate e incarnati policromati. \nLa trattazione degli ornati rimanda a moduli tardo seicenteschi e l'intaglio sottilissimo volto alla ricerca di elaborati effetti naturalistici appare ancora più virtuosistico grazie all'ampio uso del traforo. \nA seguito della soppressione napoleonica del 1798 relativa anche a tutte le Corporazioni religiose, Compagnie e Confraternite laicali e alla conseguente confisca dei loro beni, si ebbe una cospiqua perdita di questi arredi processionali. Ma grazie anche al decreto del 1807 emesso dal vicerè del Regno d'Italia Eugenio Beauharnais, che prevedeva in ogni Parrocchia soltanto l'esistenza della Compagnia del SS. Sacramento, si poterono salvare molte croci processionali più antiche, avendole fatte diventare di proprietà di tali Compagnie, proprio come in questo caso di Budrio, in cui è stata modificata appunto anche la denominazione della stessa Compagnia.","short_description":"La solenne croce in foglia d'oro presenta un elaboratissimo intaglio in parte a traforo di tralci e foglie di vite contornati di Angeli a tutto tondo reggenti i Simboli della Passione. Al centro il Cristo morto e ai lati quattro statuette raffiguranti la Madonna Addolorata, San Bartolomeo e due Angeli. L'elaborato e fittissimo disegno rimanda a esiti tardo seicenteschi locali.","type":"Intaglio in legno","holder":"Chiesa di San Lorenzo","initial_owner":"Confraternita delle Lacrime di Maria Vergine o del Ponte del Borgo poi del Borgo ed in seguito Compagnia del SS. Sacramento","dates":"XVIII secolo","location":"Budrio, Bologna","dimensions":"343x152 cm.","place_of_production":"Bologna","obtention":"Trasferito alla chiesa di S. Lorenzo","bibliography":"Montevecchi, B. and Vasco Rocca, S., *Suppellettile ecclesiastica*, Dizionari terminologici, 4, Firenze, 1987. \nBiavati, G., Marchetti, P. *Antiche sculture lignee in Bologna dal XII al XIX secolo*, Bologna, 1974. \nMeluzzi, L. *Le insegne delle Compagnie e Confraternite laicali dell'Arcidiocesi di Bologna (Croci processionali),* Bologna, 2001, p. 47, fig.21.","workshop":"Pieno barocco","copyright":"Copyright immagine: Ufficio Beni culturali ecclesiastici della diocesi di Bologna.","author":"Federica Trombacco","translator":"Antonella Mampieri","keywords":["Budrio, S. Lorenzo","Croce","decorazione a tralci di vite","grappolo","Intaglio ligneo","Liturgia","motivi vegetali","oggetto religioso","Processione"],"materials":["Legno intagliato, traforato, dorato e laccato"]},"482b2fe7-2ab8-521c-aeb6-542db13d4285":{"name":"Pianeta","description":"Fondo in velluto tagliato unito di seta rossa ricamato a punto posato con filati d'argento di diversa tipologia: argento lamellare, argento filato e argento riccio (lamina avvolta su anima in seta bianca) a spessori diversi. I punti di seta chiara che fermano i fili metallici producono una vasta gamma di superfici in rilevo con motivi a spina e a scacchi di diversa ampiezza, zigrinature, scanalature, reticoli semplici e complessi nonché campiture lisce e bombate per effetto di leggere imbottiture. \nRealizzato probabilmente a Bologna, il parato presenta uno schema decorativo assai consueto, evidente soprattutto nella pianeta tripartita dal palo centrale; a circa un terzo della sua altezza un carnoso cespo d'acanto origina il motivo principale che interseca le sue propaggini agli Strumenti della Passione di Cristo. La successione centrale di grandi infiorescenze e di foglie che includono la corona di spine, il gallo e il guanto, costruiscono un asse dal quale si dipartono gli ampi racemi raccordati da esili reticoli e tralci di vite. Il debito stilistico verso i manufatti provenienti da Roma (basti ricordare il caso eclatante, sulla metà del secolo, dei doni di Benedetto XIV alla cattedrale bolognese), si evidenzia soprattutto nell'uso esclusivo del filato metallico la cui resa è funzionale all'incidenza tutt'altro che statica della luce. Nondimeno il largo distendersi del motivo su un fondo ampiamente scoperto e la simmetrica evoluzione dei tralci principali, sembrano identificarsi con modelli emiliani. \nIl colore rosso del parato nonché la presenza dei simboli della Passionepotrebbero indicarne un uso liturgico legato alla ricorrenza dell'Esaltazione della Croce o a quella dell'Invenzione della Croce, tuttavia è possibile che il richiamo al sacrificio di Cristo sia da interpretare quale più generico riferimento al martirio. \nLa qualità artigianale del parato fu notata già nel 1900 quando fu scelto per la *Mostra d'Arte Sacra* tenutasi ella chiesa bolognese di San Francesco mentre nel 1926 fu compresa in una delle prime campagne fotografiche del patrimonio artistico intraprese dalla Soprintendenza.","short_description":"Il fondo rosso della pianeta è spartito verticalmente da galloni a ricamo in cui due serti di foglie si svolgono a spirale su un fondo reticolato; i bordi sono segnati da da un motivo a festoni ricadenti su un analogo fondo a rete. Nella zona inferiore del palo centrale si trova il cespo che origina le volute di acanto nelle cui spire si inseriscono gli Strumenti della Passione di Cristo. Il ricamo si sviluppa su velo, borsa, stola e manipolo seguendone le forme con accenti più marcatamete","type":"Paramento liturgico composto di pianeta, stola, manipolo, velo per il calice e borsa per il corporale","holder":"Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista","dates":"Metà del XVIII secolo","location":"Minerbio, Bologna","dimensions":"343x152 cm.","place_of_production":"Bologna (?)","bibliography":"Gatti, A. *Mostra d'Arte Sacra in San Francesco di Bologna* (exhibition catalogue), Bologna, 1900, p. 51, n. 30. \n*Mistero e Immagine. L'Eucaristia nell'arte dal XVI al XVIII secolo* (exhibition catalogue) (eds. S. Baviera and J.Bentini), Milan, 1997, p. 262, p. 264. \nMajoli, L. “Una campagna fotografica del 1926 per il catalogo: la Chiesa di San Giovani Battista di Minerbio”, *Quaderni di Palazzo Pepoli Campogrande:* 5, 1998, pp. 12-19.","workshop":"Tardo Barocco","copyright":"Copyright immagine: Archivio fotografico della Soprintendenza per il Patrimonio storico artistico di Bologna, su concessione del Ministero per i Beni culturali.","author":"Lorenzo Lorenzini","translator":"Antonella Mampieri","keywords":["decorazione a tralci di vite","Liturgia","motivi vegetali","Passione di Cristo","ricamo"],"materials":["Velluto tagliato unito ricamato in argento filato, riccio, lamellare"]}}
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Per quanto riguarda la decorazione del trittico, i tre fogli di cui esso si compone sono ornati da scritte in diversi caratteri, quali il thûlûth, il naskhî ed il ta' lîq, mentre, tra i motivi decorativi veri e propri, vi sono quelli classici costituiti da tralci con motivi floreali stilizzati, appartenenti alla tipologia detta hatâ' î, e motivi di tipo rûmî, cioè arabeschi in cui predomina l'elemento a palmetta. Il fastigio del trittico, di tipo cuspidato, riproduce al centro i panorami dei due luoghi sacri per eccellenza dell'Islam: Mecca con in primo piano la Ka' ba, e Medina, con la sua Moschea. Da segnalare il piccolo vaso centrale dal quale fuoriescono tralci di fiori, a simboleggiare la distribuzione delle virtù carismatiche del Profeta. La descrizione delle qualità fisiche e morali di Maometto rientra in una lunga tradizione letteraria che ha il suo prototipo nella Sîra, o Biografia profetica, di Ibn Ishâq. 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Contro un fondo nero compaiono dettagli naturalistici (corone di fiori, piccoli uccelli, creature fantastiche).","type":"Scagliola","holder":"Chiesa di Sant’Alessandro","initial_owner":"Chiesa di Sant’Alessandro di Vergiano","dates":"1680","location":"Vergiano, Monghidoro, Bologna","dimensions":"92 x 186 cm.","place_of_production":"Bologna","method_for_datation":"In basso al centro compare l’iscrizione: MDCLXXX / CARLO ANTONIO BINI FE.","obtention":"Fatto in origine per la chiesa.","bibliography":"Negro, E. *Monghidoro: la memoria artistica*, Bologna, 1988, p. 211, p. 212. \nColli, D., Garuti, A. and Pelloni, R. *La scagliola carpigiana e l'illusione barocca*, Modena, 1990. \nFassinelli, A. M. *Scagliola, l'arte della pietra di luna*, Rome, 1997.","workshop":"Barocco Pieno","copyright":"Copyright immagine: Ufficio Beni culturali ecclesiastici della diocesi di Bologna.","author":"Anna Maria Bertoli Barsotti","translator":"Antonella Mampieri","keywords":["S. 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Con molta probabilità tutta questa ricca parte, non più presente, dovette essere inclusa fra gli oggetti consegnati ai Francesi nel 1796, in ottemperanza al trattato di Tolentino, sottoscritto da papa Pio VI. \nNel *Diario Benedettino* si registrano le tappe cronologiche dell'invio del complesso per l'altare maggiore, che: “..*Preghiamo Iddio..arrivi sano, e salvo”.* \nAl centro della scaffa è uno sbalzo ovale in argento raffigurante *Cristo che salva Pietro dalle acque,* con ai lati due medaglioni più piccoli con le *Allegorie della Fede*. Inorniciano i tre sbalzi cornicine architettoniche in bronzo fuso e dorato, con testine di cherubini e festoni fitomorfi, su un fondo blu di lapislazzuli.Non meno ricchi gli angolari con sbalzi ovali nella parte inferiore, raffiguranti a sinistra *Il martirio di San Pietro* e a destra *San Pietro in vincoli visitato dall'angelo*. Nella parte superiore è lo stemma Lambertini in argento. \nIl complesso viene presentato con sontuoso paliotto lambertiano donato nel 1742, in tela di canapa ricamata in filo d'oro. Su fondo interamente ricamato sono applicate varie decorazioni in oro lamellare e riccio, con al centro entro medaglione la mezza figura di San Pietro e ai lati grande stemma lambertiano con triregno e chiavi apostoliche, retto da angioletti. \nIl pregiatissimo altare di papa Benedetto XIV, pur superstite rispetto al più ricco arredo originario, si contraddistingue per altissima perizia tecnica e qualità artistica. Il gradino sembrerebbe riconducibile all'argentiere romano Angelo Spinazzi, documentato dal 1721 al 1767, mentre un punzone di non facile lettura posto sugli angolari potrebbe appartenere al fonditore romano Filippo Tofani. Nessun punzone è presente nel maggior rilievo centrale.","short_description":"Il pregiatissimo altare donato alla cattedrale di Bologna da papa Benedetto XIV era arricchito in origine da un corredo di candelieri e croce d'argento e da un prezioso paliotto in argento con *La consegna delle chiavi a Pietro,* arredi che dovettero essere di tributo ai Francesi nel 1796, secondo il Trattato di Tolentino. \nScaffa e angolari superstiti spiccano per la finissima esecuzione: su fondo blu di lapislazzuli si sovrappongono l'argento cesellato e sbalzato e il bronzo dorato; con stemmi lambertiani e cartelle ovali figurate. Sulla scaffa, al centro *Cristo che salva Pietro dalle acque* e ai lati *Allegorie della Fede*; sugli angolari *San Pietro in vincoli visitato dall'angelo* e *Il martirio di San Pietro*. Maestranze romane sembrano aver siglato l'opera e forse si riconosce il punzone del fonditore Filippo Tofani. Accompagna l'arredo un paliotto donato da papa Benedetto XIV nel 1742 e di finissima esecuzione.","type":"Oreficeria","holder":"Museo della Cattedrale di San Pietro","initial_owner":"Chiesa Metropolitana di San Pietro","dates":"1753- post 1756","location":"Bologna","dimensions":"Scaffa mis. max. cm 57x380x27; medaglioni a sin. e a ds.cm 34x25, al centro cm. 35x55; angolari cm. 105x78,5x63; capitelli h. cm. 57; medaglioni, a ds. cm. 30x21, a sin. cm. 28x21; paliotto cm. 104,5x355","place_of_production":"Roma","method_for_datation":"A partire dal 1753 si ha notizia dell'invio delle parti di questo arredo nel *Diario Benedettino* e nel 1756 l'intero complesso non era ancora in opera. \nLo Spinacci, citato più volte come autore del gradino o scaffa, potrebbe essere Angelo Spinazzi, maestro argentiere romano attivo tra il 1721 e il 1767. \nNei rilievi sugli angoli si sono individuati due punzoni: 1) *il numero 85 entro tondo,* 2) *FT con crocetta sottoposta entro sagomatura irregolare*. Il primo è comune a diversi assaggiatori e rimanda alla bontà dell'argento, secondo le prescrizioni del 1734, mentre il secondo si riferisce all'argentiere Tofani, pur non essendo questo eccezionale lavoro segnalato dal Bulgari e pur non essendoci un riconoscimento certo riguardo al merco di questo argentiere romano.","provenance":"dono di papa Benedetto XIV Lambertini","obtention":"dono di papa Benedetto XIV Lambertini","bibliography":"Bulgari, C. G. *Argentieri gemmari e orafi d'Italia,* Rome, 1974. \n*L'Arte del Settecento emiliano. L'arredo sacro e profano a Bologna e nelle Legazioni Pontificie, (*exhibition catalogue) (ed. J.Bentini), Bologna, 1979. \n*Il tesoro di San Pietro in Bologna e Papa Lambertini* (exhibition catalogue) (ed. F. Varignana), Milan, 1997, pp. 192-193, figg. 40-41. \nVarignana, F. *Guida al tesoro della cattedrale di San Pietro in Bologna*, Bologna, 2000, pp. 81-82, figg. 96-97.","workshop":"Tardo barocco","copyright":"Copyright immagine: Ufficio Beni culturali ecclesiastici della diocesi di Bologna.","author":"Federica Trombacco","translator":"Antonella Mampieri","keywords":["Benedetto XIV; S. Pietro; Cattedrale di Bologna; argentieri romani; liturgia; liturgico; argenteria; bassorilievo; allegoria"],"materials":["argento fuso, cesellato, sbalzato, bulinato; bronzo fuso, cesellato, dorato; lapislazzuli; tela di canapa ricamata in filo d’oro; telaio di legno; cornice di ottone"]},"35d28d2d-69ab-5ec0-a006-32f2135420d3":{"name":"Tessuto con nicchia della preghiera (mihrâb).","description":"Il tessuto, realizzato in raso di tonalità rossa, nera e giallo-nocciola, è decorato a motivi ricamati con filati metallici di rame argentato e dorato, avvolti su un'anima di cotone. L'elemento decorativo fondamentale è costituito da una grande nicchia della preghiera (mihrâb): al centro di essa, dalla parte superiore, pende una lampada da moschea, mentre al di sopra e lateralmente sono presenti cartigli contenenti motivi decorativi di tipo epigrafico. Il fondo del tessuto, ad eccezione dell'interno della nicchia, ove figurano motivi floreali di accento naturalistico, è decorato con elementi ad arabesco formati da palmette intrecciate in varie forme o da mezze palmette entro girali.","short_description":"Tessuto ricamato a filati metallici e decorato con la nicchia della preghiera (*mihrâb*), una grande lampada da moschea e motivi epigrafici. Stile tipico della tarda produzione tessile ottomana.","holder":"Museo delle Civiltà | Museo d’arte orientale “Giuseppe Tucci”","dates":"XII/ XVIII- XIII/XIX secolo.","location":"Roma","dimensions":"altezza cm 265, larghezza cm 160.","method_for_datation":"La datazione e la provenienza dell'oggetto sono state proposte in base allo stile della decorazione, proprio di una produzione tessile ottomana di epoca tarda (XVIII-XIX secolo).","provenance":"Turchia.","obtention":"acquisto.","bibliography":"Barista, H.Ö., \"Turkish Embroideries. Later Period of The Ottoman Empire\", Seventh International Congress of Turkish Art, Warsaw, 1990, 37-42 \n \nGönül, M., “Some Turkish Embroideries in the Collection of the Topkapisaray Museum in Istanbul”, Kunst des Orients, 1969, VI, 43-76 \n \nTaylor, R., Ottoman Embroidery, London, 1993","dynasty":"Periodo ottomano","linkcatalogs":"IAM_TR_IT_001","author":"Paola Torre","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["Tessuto; ricamo; decorazione floreale; nicchia della preghiera; calligrafia; mihrâb"],"materials":["Raso di seta ricamato a filati metallici."]},"44cf7449-7064-5e7b-8625-27f3fafdff19":{"name":"Croce processionale","alternate_name":"Stendardo processionale della Confraternita delle Lacrime di Maria Vergine o del Ponte del Borgo poi del Borgo ed in seguito Compagnia del SS. Sacramento","description":"La solenne croce in foglia d'oro presenta un ricco contorno di tralci e foglie di vite realizzati a traforo, cosparso di testine di cherubini e Angeli intagliati a tutto tondo coronati di fiori e policromati, reggenti i Simboli della Passione. \nI bracci a forma di tronchi non scortecciati e nodosi terminano alle estremità con due piccoli pomi. Al centro è il Cristo morto intagliato a tutto tondo, policromato e con ampio perizoma dorato. Nella parte superiore del braccio longitudinale, al centro, è posto il cartiglio con la scritta INRI sorretto da tre angioletti. \nAi lati, in basso, abilmente intagliate a tutto tondo, sono le quattro statuette poste alle estremità e collocate su mensole, raffiguranti la Madonna Addolorata, San Bartolomeo e due Angeli con vesti dorate e incarnati policromati. \nLa trattazione degli ornati rimanda a moduli tardo seicenteschi e l'intaglio sottilissimo volto alla ricerca di elaborati effetti naturalistici appare ancora più virtuosistico grazie all'ampio uso del traforo. \nA seguito della soppressione napoleonica del 1798 relativa anche a tutte le Corporazioni religiose, Compagnie e Confraternite laicali e alla conseguente confisca dei loro beni, si ebbe una cospiqua perdita di questi arredi processionali. Ma grazie anche al decreto del 1807 emesso dal vicerè del Regno d'Italia Eugenio Beauharnais, che prevedeva in ogni Parrocchia soltanto l'esistenza della Compagnia del SS. Sacramento, si poterono salvare molte croci processionali più antiche, avendole fatte diventare di proprietà di tali Compagnie, proprio come in questo caso di Budrio, in cui è stata modificata appunto anche la denominazione della stessa Compagnia.","short_description":"La solenne croce in foglia d'oro presenta un elaboratissimo intaglio in parte a traforo di tralci e foglie di vite contornati di Angeli a tutto tondo reggenti i Simboli della Passione. Al centro il Cristo morto e ai lati quattro statuette raffiguranti la Madonna Addolorata, San Bartolomeo e due Angeli. L'elaborato e fittissimo disegno rimanda a esiti tardo seicenteschi locali.","type":"Intaglio in legno","holder":"Chiesa di San Lorenzo","initial_owner":"Confraternita delle Lacrime di Maria Vergine o del Ponte del Borgo poi del Borgo ed in seguito Compagnia del SS. Sacramento","dates":"XVIII secolo","location":"Budrio, Bologna","dimensions":"343x152 cm.","place_of_production":"Bologna","obtention":"Trasferito alla chiesa di S. Lorenzo","bibliography":"Montevecchi, B. and Vasco Rocca, S., *Suppellettile ecclesiastica*, Dizionari terminologici, 4, Firenze, 1987. \nBiavati, G., Marchetti, P. *Antiche sculture lignee in Bologna dal XII al XIX secolo*, Bologna, 1974. \nMeluzzi, L. *Le insegne delle Compagnie e Confraternite laicali dell'Arcidiocesi di Bologna (Croci processionali),* Bologna, 2001, p. 47, fig.21.","workshop":"Pieno barocco","copyright":"Copyright immagine: Ufficio Beni culturali ecclesiastici della diocesi di Bologna.","author":"Federica Trombacco","translator":"Antonella Mampieri","keywords":["Liturgia; Croce; Processione; Budrio, S. Lorenzo; Intaglio ligneo; oggetto religioso; motivi vegetali; grappolo; decorazione a tralci di vite"],"materials":["Legno intagliato, traforato, dorato e laccato"]},"482b2fe7-2ab8-521c-aeb6-542db13d4285":{"name":"Pianeta","description":"Fondo in velluto tagliato unito di seta rossa ricamato a punto posato con filati d'argento di diversa tipologia: argento lamellare, argento filato e argento riccio (lamina avvolta su anima in seta bianca) a spessori diversi. I punti di seta chiara che fermano i fili metallici producono una vasta gamma di superfici in rilevo con motivi a spina e a scacchi di diversa ampiezza, zigrinature, scanalature, reticoli semplici e complessi nonché campiture lisce e bombate per effetto di leggere imbottiture. \nRealizzato probabilmente a Bologna, il parato presenta uno schema decorativo assai consueto, evidente soprattutto nella pianeta tripartita dal palo centrale; a circa un terzo della sua altezza un carnoso cespo d'acanto origina il motivo principale che interseca le sue propaggini agli Strumenti della Passione di Cristo. La successione centrale di grandi infiorescenze e di foglie che includono la corona di spine, il gallo e il guanto, costruiscono un asse dal quale si dipartono gli ampi racemi raccordati da esili reticoli e tralci di vite. Il debito stilistico verso i manufatti provenienti da Roma (basti ricordare il caso eclatante, sulla metà del secolo, dei doni di Benedetto XIV alla cattedrale bolognese), si evidenzia soprattutto nell'uso esclusivo del filato metallico la cui resa è funzionale all'incidenza tutt'altro che statica della luce. Nondimeno il largo distendersi del motivo su un fondo ampiamente scoperto e la simmetrica evoluzione dei tralci principali, sembrano identificarsi con modelli emiliani. \nIl colore rosso del parato nonché la presenza dei simboli della Passionepotrebbero indicarne un uso liturgico legato alla ricorrenza dell'Esaltazione della Croce o a quella dell'Invenzione della Croce, tuttavia è possibile che il richiamo al sacrificio di Cristo sia da interpretare quale più generico riferimento al martirio. \nLa qualità artigianale del parato fu notata già nel 1900 quando fu scelto per la *Mostra d'Arte Sacra* tenutasi ella chiesa bolognese di San Francesco mentre nel 1926 fu compresa in una delle prime campagne fotografiche del patrimonio artistico intraprese dalla Soprintendenza.","short_description":"Il fondo rosso della pianeta è spartito verticalmente da galloni a ricamo in cui due serti di foglie si svolgono a spirale su un fondo reticolato; i bordi sono segnati da da un motivo a festoni ricadenti su un analogo fondo a rete. Nella zona inferiore del palo centrale si trova il cespo che origina le volute di acanto nelle cui spire si inseriscono gli Strumenti della Passione di Cristo. Il ricamo si sviluppa su velo, borsa, stola e manipolo seguendone le forme con accenti più marcatamete","type":"Paramento liturgico composto di pianeta, stola, manipolo, velo per il calice e borsa per il corporale","holder":"Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista","dates":"Metà del XVIII secolo","location":"Minerbio, Bologna","dimensions":"343x152 cm.","place_of_production":"Bologna (?)","bibliography":"Gatti, A. *Mostra d'Arte Sacra in San Francesco di Bologna* (exhibition catalogue), Bologna, 1900, p. 51, n. 30. \n*Mistero e Immagine. L'Eucaristia nell'arte dal XVI al XVIII secolo* (exhibition catalogue) (eds. S. Baviera and J.Bentini), Milan, 1997, p. 262, p. 264. \nMajoli, L. “Una campagna fotografica del 1926 per il catalogo: la Chiesa di San Giovani Battista di Minerbio”, *Quaderni di Palazzo Pepoli Campogrande:* 5, 1998, pp. 12-19.","workshop":"Tardo Barocco","copyright":"Copyright immagine: Archivio fotografico della Soprintendenza per il Patrimonio storico artistico di Bologna, su concessione del Ministero per i Beni culturali.","author":"Lorenzo Lorenzini","translator":"Antonella Mampieri","keywords":["Liturgia; Passione di Cristo; motivi vegetali; ricamo; decorazione a tralci di vite"],"materials":["Velluto tagliato unito ricamato in argento filato, riccio, lamellare"]}}
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{"14d23909-007c-5bfe-ba51-0f21c11eaef4":{"name":"*Oratório Namban*","description":"Oratório rectangular, sobrepujado por frontão triangular em que se inscreve o monograma IHS, no centro, com duas portas, por detrás das quais se encontra uma pintura com a representação da Virgem com o Menino. \nApesar da decoração em laca apontar para uma gramática decorativa essencialmente japonesa, sobretudo de carácter vegetalista, tanto a forma como a iconografia da pintura remetem para referências essencialmente cristãs. A imagem pictórica é, em si mesma, um exemplo da possível interacção entre o seminário de pintura jesuíta, que funcionou no Japão a partir da década de 1580, e os alunos nipónicos que rapidamente demonstraram uma apetência especial na cópia de modelos e técnicas da pintura ocidental. \nDeste ponto de vista, um objecto artístico com estas características sincréticas só poderia ter surgido no contexto da presença portuguesa no Japão durante o período balizado entre 1549 (estabelecimento da primeira missão jesuíta no Japão) e 1640 (ano do banimento dos portugueses do arquipélago). \nA peça é referida no *Inventário Artístico de Santarém* como um oratório indo-português, uma informação errónea que demonstra até que ponto, em meados do século XX, os objectos *namban* continuavam a ser pouco conhecidos, o que não acontecia, certamente, em finais do século XVI e início do século XVII, pelo menos para uma elite portuguesa, como o prova a descoberta de uma série de oratórios deste tipo, com ou sem pintura associada, ao longo das últimas três décadas (este exemplar foi revelado pela primeira vez em 1985), facto que aponta também para o dinamismo do mercado ibérico na procura de uma produção específica. \nO oratório do Sardoal apresenta a particularidade de estar associado a um espaço religioso, como o atesta a inscrição localizada no altar de Nossa Senhora da Esperança, na igreja de Nossa Senhora da Caridade. O texto, datado de 1670, é a mais antiga referência que se conhece em Portugal associada a uma peça *namban*.","short_description":"Oratório *namban* lacado com desenhos florais em *maki-e* (pó de ouro e de prata polvilhado sobre a superfície) e *raden* (incrustação de madre-pérola), com pintura inclusa representando a Virgem com o Menino.","type":"Mobiliário eclesiástico.","holder":"Santa Casa da Misericórdia do Sardoal.","owner":"Santa Casa da Misericórdia do Sardoal.","initial_owner":"Gaspar de Sousa Lacerda (?).","dates":"Finais do século XVI.","location":"Sardoal., Santarém.","dimensions":"Altura: 47,2 cm; largura: 35 cm; profundidade: 5,1 cm.","place_of_production":"Japão.","method_for_datation":"Data e origem do objecto baseados nas características estilísticas e formais da peça, tomando igualmente como elemento de ponderação a inscrição associada (ver texto do campo anterior).","provenance":"Índia Portuguesa (?).","obtention":"Objecto transferido da igreja de Nossa Senhora da Caridade para a Santa Casa da Misericórdia.","bibliography":"Okamoto, Y., *The Namban Art of Japan*, New York, Tokyo, 1972. \nPinto, M. H. M., *Lacas Namban em Portugal. Presença portuguesa no Japão*, Lisboa, 1990. \nWatanabe, T., “Namban lacquer shrines: some new discoveries” in *Lacquerwork in Asia and Beyond. A Colloquy held 22–24 June 1981,* William Watson (ed), London: Percival David Foundation of Chinese Art, SOAS, \\[n.d.\\], pp. 194–210. (*Colloquies on Art and Archaeology in Asia*, 11). \n*Cristo fonte de esperança. Exposição do grande Jubileu do ano 2000*, Catálogo de exposição, Diocese do Porto, 2000. \nImpey, O. e Jörg, C., *Japanese export lacquer 1580–1850*, Amsterdam, 2005.","workshop":"Arte *Namban*.","dynasty":"Período Azuchi-Momoyama","author":"Alexandra Curvelo","keywords":["laca","Namban","Sardoal","seminário de pintura jesuíta","urushi"],"materials":["Madeira, laca (urishi), pó de ouro, pó de prata, cobre, incrustação de madre-pérola."]},"178f74aa-fe42-524b-94f2-f5d4a1c1bd50":{"name":"*Altar de procissão de São João Evangelista*","description":"Peça em prata do século XVIII, pertencente ao Real Mosteiro de Nossa Senhora da Conceição, tradicionalmente transportado pelos hortelões de Beja, até ao ano de 1893, na procissão do Santíssimo Sacramento. A procissão era uma das manifestações, por excelência, do Portugal barroco, o que justifica a opulência de algumas peças destinadas a serem exibidas nestas cerimónias. \nEste andor, em prata lavrada de forma «rectangular e de moldura perolada», apresenta nas extremidades quatro albarradas ou vasos ornamentais, alternando, nos espaços intermédios, com o mesmo número de jarrinhas e é revestido por ornamentação vegetalista, vieiras e cruzes de S. Tiago; as varas móveis de transporte em madeira são revestidas de prata. \nSobrepõe-se a este corpo principal a peanha, de forma octogonal, decorada com duplas vieiras, tabelas em forma de pêra e cruzes de S. Tiago. Ainda sobre este corpo, está um estrado octogonal com jarrinhas colocadas nos quatro vértices da peanha. Sobre esta, encontra-se um varão de ferro revestido de pano de seda bordado a fio dourado, resplendor de prata dourada adornado com pedras preciosas, encimado por coroa de prata dourada e também com pedras preciosas. No meio do andor, o Martírio de S. João Evangelista, com o Santo representado emerso em caldeira de azeite a ferver. A imagem, de madeira, apresenta rosto jovem, mãos postas e olhar direito ao céu. Uma caldeira em prata, sustentada sobre o fogo por uma trempe do mesmo metal, é ladeada por duas figuras masculinas em madeira policroma que, ajoelhadas, espevitam a lenha. \nO andor foi custeado pelo grupo de freiras devotas a S. João Evangelista e que rivalizava, dentro do Convento da Conceição, com o partido das Baptistas, devotas de S. João Baptista. Também estas mandaram fazer um andor em honra de S. João Baptista. Aliás, ambos os andores são datáveis do início do século XVIII, pertencem à mesma oficina e apresentam os mesmos punções, coroados, da cidade de Lisboa e as marcas do ourives, que usou a letra M.","short_description":"Andor em prata do segundo terço do século XVIII, representando o Martírio de S. João Evangelista, com características barrocas, peculiares do meio artístico português do reinado de D. João V. Pertenceu ao Real Mosteiro de Nossa Senhora da Conceição e saía na procissão do Santíssimo Sacramento, em Beja, no dia de Corpo de Deus.","type":"Ourivesaria religiosa.","holder":"Museu Rainha D. Leonor","owner":"Museu Rainha D. Leonor.","initial_owner":"Real Mosteiro de Nossa Senhora da Conceição.","dates":"Cerca de 1700","location":"Beja, Beja","dimensions":"Altura: 199 cm; largura: 99 cm; profundidade: 107 cm.","place_of_production":"Portugal.","method_for_datation":"Por evidência histórica: Tavares (1899) e a Crónica da Procissão do *Corpus Christi* em Beja.","provenance":"Real Mosteiro de Nossa Senhora da Conceição.","obtention":"Originalmente pertencente ao espólio do Real Mosteiro de Nossa Senhora de Beja, o altar processional foi transferido para o Museu Rainha D. Leonor, em Beja.","bibliography":"*Museu Regional de Beja, Catálogo de algumas peças principais*, cat. 84, Lisboa, \\[n.d.\\]. \nViana, A., “Mosteiro da Conceição e Palácio dos Infantes”, in *Boletim da Câmara Municipal*, Vols, II, III, VI, Arquivo de Beja, Beja, 1945, 1946, 1949. \nRoque, J., “Os Andores de Prata do Real Mosteiro da Conceição de Beja”, in *Ourivesaria Portuguesa*, Vols. 13, 14, 15, Revista oficial dos Industriais de Ourivesaria do Norte, 1951. \nInventário Artístico de Portugal, Academia Nacional de Belas Artes, \\[Edição CD ROM, CD III - Distrito de Beja\\], Lisboa, 2000.","workshop":"Barroco Nacional.","author":"Museu Regional de Beja","keywords":["Andor, Mosteiro da Conceição, S. João Evangelista, Beja, devoção corpo de Deus."],"materials":["Madeira entalhada e pintada","pedras preciosas.","prata"]},"32629ea7-5978-5c34-ac5e-6fa3012db355":{"name":"*Arca Relicário de São João de Brito*.","description":"Os Portugueses estabeleceram entrepostos comerciais ao longo das costas da Índia e da China, onde os mercadores negociavam e armazenavam os seus produtos, estendendo a sua actividade pelo interior dos territórios. Enquanto as tradicionais estruturas políticas dos chefes locais se mantinham conservadoras, a classe mercantil aproveitava com a venda de objectos no mercado europeu. Além do comércio, os portugueses procuravam espalhar o Cristianismo entre as populações da Ásia, através dos missionários franciscanos, dominicanos e, mais tarde, com os jesuítas. Os missionários cristãos aprendiam as línguas nativas, familiarizavam-se com as culturas locais e até com as suas religiões. Neste aspecto, os jesuítas eram extremamente dedicados. São João de Brito foi enviado pela Companhia de Jesus para a missão do Maduré, na Índia, em 1673. O seu objectivo era converter as castas superiores, para facilitar o desenvolvimento do Cristianismo naquela região indiana. Para isso, trajava-se de *pandaraswami,* um asceta indiano. Um dos seus convertidos, o príncipe Tadaya Theva, foi denunciado pela mulher junto do tio desta, o Rajá de Marava, que mandou executar o jesuíta em Orbyur, na Índia, em 1690. \nEsta arca, com uma tampa ligeiramente piramidal, apresenta baixos-relevos em prata, com cenas da vida e do martírio do santo missionário. O baixo-relevo, no topo, apresenta o santo vestido com o seu traje indiano tradicional, com sandálias e cajado. Vários querubins alados, em prata cinzelada, ladeiam a arca. O corpo da peça apresenta, de cada lado, dois anjos de asas abertas, de grande expressão barroca. Quatro pés ricamente elaborados, em prata dourada, sustentam a peça. Foi esta arca encomendada pelo rei D. Pedro II para homenagear a figura de S. João de Brito. O brasão de armas real, ao centro, testemunha a proveniência da peça. A presença de um “Agnus Dei”, no topo, deve-se, provavelmente, a um acrescento posterior feito pelos jesuítas, que cedo utilizavam esta arca como sacrário eucarístico, em ocasiões solenes.","short_description":"Encomendada pelo rei D. Pedro II, esta Arca Relicário apresenta baixos relevo em prata cinzelada com cenas da vida e do martírio de S. João de Brito. O baixo-relevo, no topo da arca, apresenta o santo com o seu traje indiano, com sandálias e bastão.","type":"Relicário.","holder":"Santa Casa de Misericórdia de Lisboa / Museu de São Roque.","owner":"Santa Casa de Misericórdia de Lisboa /Museu de São Roque.","initial_owner":"Companhia de Jesus.","dates":"Cerca de 1694–1698.","location":"Lisboa., Lisboa","dimensions":"Altura: 54 cm; largura: 88 cm; profundidade: 40 cm.","place_of_production":"Augsburgo, Alemanha.","method_for_datation":"Moutinho de Almeida atribuiu esta peça ao ourives alemão Henrich Mannlich, pela identificação das marcas de ourives.","provenance":"Augsburgo, Alemanha.","obtention":"Após a expulsão dos jesuítas pelo Marquês de Pombal, em 1759, a Igreja de São Roque e a Casa Professa da Companhia de Jesus (Casa dos Padres Professos), com todos os seus haveres, foram doados à Santa Casa da Misericórdia de Lisboa.","bibliography":"*Documentos para a História da Arte em Portugal*, Fundação Calouste Gulbenkian, Lisboa, Vol. 5, 1969, p. 26. \nSilva, N. V. e, “Os Relicários de S. Roque”, in *Oceanos*, nº. 12, Lisboa, 1992. \nAlmeida, F. M. de, *Marcas de Pratas Portuguesas e Brasileiras – Século XV a 1887*, Lisboa, 1995. \nVassalo e Silva, N., “Aspectos da Arte da Prata na Companhia de Jesus, (Séculos XVI a XVII)”, in *O Púlpito e a Imagem. Os Jesuítas e a Arte*, Lisboa, 1996.","workshop":"Ourivesaria Alemã / Barroco Internacional.","artist_birthplace":"Augsburgo /Augsburgo (Alemanha)","copyright":"Direitos de autor fotografias: Santa Casa da Misericórdia de Lisboa.","author":"António Meira Henriques","keywords":["Henrich Mannlich.","Jesuítas","Relicário","S. João de Brito"],"materials":["Prata branca e prata dourada."]},"5656dd0b-ba48-5ef4-a959-1d9718ee9e56":{"name":"Pia de abluções.","description":"Pia de abluções, de taça circular, com oito lóbulos em jeito de flor. Tem uma única decoração no bordo exterior, uma faixa relevada e epigrafada. O desgaste provocado pela água fez desaparecer as letras nas curvas exteriores, permanecendo apenas algumas nos ângulos de junção dos lóbulos. Num deles é possível ler o início da *basmala* e tudo leva a crer que se completasse com uma citação corânica, como era habitual, aliás, em equipamentos do género ligados aos rituais de abluções à entrada das mesquitas. Conhece-se um outro exemplar de características semelhantes, e provavelmente da mesma época, na zona de Lisboa.","short_description":"Pia de abluções almóada. Tem como decoração no bordo exterior uma faixa relevada e epigrafada. Lê-se nesse rebordo o início da *basmala*, tudo levando a crer que se completasse com uma citação corânica. É provável que esta peça esteja ligada aos rituais de abluções praticados à entrada das mesquitas.","holder":"Museu Nacional de Arqueologia.","dates":"Séc. VI AH. / XII AD.","location":"Lisboa.","dimensions":"Alt. 18 cm; diâm. 53,5 cm.","method_for_datation":"O tipo de letra leva a datá-la de época almóada.","method_for_provenance":"O Dr. José Leite de Vasconcelos deixou anotado no Museu Arqueológico Nacional que pertenceu à colecção de Estácio da Veiga e que seria proveniente de Cacela.","provenance":"Cacela? (Faro)","obtention":"Deve ter sido levada pelo Dr. José Leite de Vasconcelos para o Museu Nacional de Arqueologia.","bibliography":"Borges, A. G. M. “Pia de abluções”, *Portugal Islâmico*, Lisboa, 1999, p. 265. \n \nLabarta, A. e Barceló, C. “Inscripciones árabes Portuguesas: situación actual”, *Al-Qantara*, 8, 1987, p. 404. \n \nNykl, A. R. “Inscrições árabes no Museu Etnológico do Dr. José Leite de Vasconcelos”, *Ethnos*, 2, Lisboa, 1942, pp. 27-28. \n \nNykl, A. R. “Arabic Inscriptions in Portugal”, *Ars Islamica*, 11-12, 1946, p. 173. \n \nVasconcelos, J. L. *Etnografia Portuguesa: Tentame de sistematização*, vol. IV, Lisboa 1982.","dynasty":"Período almóada","linkcatalogs":"IAM_PT_PT_001","author":"Artur Goulart de Melo Borges","keywords":["almóadas","Faro","mármore esculpido","pia de abluções"],"materials":["Mármore esculpido."]},"96998c67-dbae-5a23-8da5-21ca0231218d":{"name":"Lâmpada de mesquita.","description":"Lâmpada em forma de jarra com seis anéis de suspensão e pé alto troncocónico. Possui inscrição em duplicado no colo e no bojo com o seguinte texto: “Este é um dos objectos feitos para o mausoléu do emir Alan al-Din Ali, filho de sua excelência Saif al-Din Baktamur, al-hajib (o chanceler), que Deus o cubra com a sua misericórdia”. Três brasões dividem em partes iguais a inscrição do colo, enquanto que outros três brasões alternam com arabescos estilizados em volta do registo inferior do bojo. O pé alto apresenta três medalhões com motivos trifoliados simples. O brasão circular está dividido em três campos: as zonas superiores e inferior são brancas , enquanto que o campo central apresenta a imagem de um cavalo com uma estrutura em forma de cúpula sobre o dorso.","short_description":"“Este é um dos objectos feitos para o mausoléu do emir Alan al-Din Ali, filho de sua excelência Saif al-Din Baktamur, al-hajib (o chanceler), que Deus o cubra com a sua misericórdia”. A inscrição data esta lâmpada de mesquita (c. 721 AH/1321 AD), cujas forma e decoração são típicas da época mameluca.","holder":"Museu Calouste Gulbenkian.","initial_owner":"Emir Alin ibn Baktamur.","dates":"Posterior a 23 de Muharram de 721 AH / 21 de Fevereiro de 1321 AD.","location":"Lisboa.","dimensions":"Alt. 31 cm; diâm. bordo 21cm; diâm. máximo 20,5 cm; diâm. base 13,5 cm.","method_for_datation":"Datada, segundo a inscrição, por volta do período após a morte do Emir Ali ibn Baktamur, a 21 de Fevereiro de 1321.","method_for_provenance":"Através de peritagem, análise estilística e comparativa e catálogos publicados.","provenance":"Egipto ou Síria.","obtention":"Proveniente da colecção do Barão Gustave de Rothschild, adquirida por intermédio de Joseph Duveen a Philip Sassoon, em Londres, a 8 de Novembro de 1919.","bibliography":"*Arte do Oriente Islâmico. Catálogo*,Lisboa, 1963. \n \n*Museu Calouste Gulbenkian. Catálogo*, Lisboa, 2ª edição 1989. \n \n*Only the Best: Masterpieces of the Calouste Gulbenkian Museum, Lisbon*, catálogo de exposição, New York, 1999. \n \nRibeiro, M. Q., e Hallet, J., *Os Vidros da Dinastia Mameluca no Museu Calouste Gulbenkian*, Lisboa, 1999.","dynasty":"Período Mameluco","linkcatalogs":"IAM_EG_EN_001","author":"Maria Queiroz Ribeiro","keywords":["Alin ibn Baktamur","Egipto","lâmpada","mamelucos","Síria","vidro soprado"],"materials":["Vidro soprado cor de mel com decoração dourada e esmaltada a azul, vermelho, rosa, verde, amarelo e branco."]},"9adcd1ba-69fc-5d1e-b977-f72226d33bb1":{"name":"Cruz processional.","description":"Cruz flordelisada, com intersecção da haste e dos braços em quadrado, nó esférico achatado e haste tubular de encaixe. A decoração do campo da cruz é formada por uma fita contínua que contorna o perímetro de toda a peça e forma no seu interior losangos e triângulos preenchidos por motivos geométricos e florais. Nos cantos do quadrado onde se inscreve o centro da cruz desenham-se quatro octifóleos. O reverso é igualmente delimitado por uma fita, sendo os braços e a haste, preenchidos por entrelaçados geométricos de inspiração vegetalista. No centro forma-se uma grande circunferência decorada com entrelaçados geométricos, bastante complexos, formando múltiplos centros, que constituem o mais típico elemento islâmico da decoração da cruz. Não só a decoração, como a forte probabilidade de o metal ter sido extraído de uma mina norte-africana, parecem documentar nesta peça um trabalho de artista das comunidades islâmicas peninsulares, cristianizado ou não, mas trabalhando obviamente para os reinos cristãos ibéricos. \n \nEste tipo de cruzes tinha uma dupla função, servindo como cruz de alçar, utilizada em procissões e funerais, mas podia igualmente ser assente em bases e funcionar como elemento do aparelho litúrgico do altar.","short_description":"A cruz processional, cuja proveniência se desconhece, terá sido fabricada no século VIII AH/XIV AD. Na parte central de um dos lados da cruz destacam-se entrelaçados geométricos, típicos da arte islâmica. A peça terá sido feita por um artista muçulmano trabalhando para um encomendador cristão.","holder":"Museu Nacional de Arte Antiga.","dates":"Séc. XIV.","location":"Lisboa.","dimensions":"Alt. 63 cm; larg. 37 cm; peso 1814,2 gr.","method_for_datation":"Por razões estilísticas relativas à forma da cruz.","provenance":"Desconhecida.","obtention":"Comprada a um particular em 1878 pela Academia Nacional de Belas-Artes, incorporou o Museu Nacional de Belas-Artes e Arqueologia, criado em 1884 na dependência daquela Academia. Com a criação em 1911 do Museu Nacional de Arte Antiga, este Museu veio a receber o espólio do anterior.","bibliography":"Cordeiro, M. I. G. M., *A Arte do Ferro em Portugal*, tese do Estado para Conservadores de Museu, texto inédito datilografado, Lisboa, 1962. \n \n*Inventário do Museu Nacional de Arte Antiga. Colecção de Metais. Cruzes Processionais – Séculos XII-XVI,* Lisboa, 2003. \n \n*Portugal Islâmico. Os últimos Sinais do Mediterrâneo*, catálogo de exposição, Lisboa, 1998, p. 302.","dynasty":"Mudéjar","linkcatalogs":"IAM_ES_PT_001","author":"Joaquim Oliveira Caetano","keywords":["cruz","decoração geométrica","mudejár","objecto religioso"],"materials":["Cobre inciso e dourado."]},"9f83d7a3-3fef-5717-a3ed-b729ae98a77b":{"name":"*Escrivaninha-oratório de barco*","alternate_name":"Cómoda papeleira-oratório para navio","description":"Se bem que os oratórios normalmente pertencessem à esfera doméstica, uma cómoda-oratório serviria não só como uma peça portátil de mobiliário com uma função religiosa mas também como escrivaninha. Esta escrivaninha-oratório usada a bordo é um exemplo do processo cumulativo de intercâmbio comercial entre os mercadores que percorriam as rotas comerciais portuguesas que ligavam Portugal às colónias, à vasta rede de fortalezas e feitorias ultramarinas e aos portos do Norte e do Noroeste da Europa. É, por isso, provável que nela se combinem as influências de vários estilos artísticos provenientes de Coromandel, na costa sudeste da Península Indiana, dos Biombos chineses (Henan) e do mobiliário anglo-japonês (*japanned*). \nDesenhado por Gaspar Ferreira e Manuel Silva, este tipo de cómoda era feito para permitir a marinheiros e passageiros o cumprimento da rotina religiosa a bordo. No caso desta escrivaninha de grande dimensão, provavelmente encomendada por D. João V, ela é composta por dois corpos: o inferior, com três gavetas e a caixa de escrivaninha, com tampa oblíqua; e o superior, em forma de armário, com empena em arco abatido com o escudo de armas do reino, decorada com madeira recortada e esculpida, encimada, nos cantos, por urnas com fogaréus. A peça é pintada a vermelhão com tabelas a negro, com motivos iconográficos dourados ou *chinoiseires* (elementos vegetalistas nas tabelas, paisagens chinesas nos painéis maiores). O desenho arquitectónico da peça bem como a ornamentação são característicos do “estilo D. João V”. No interior do armário, encontra-se um oratório em miniatura, com as imagens de *Santo António de Lisboa*, à direita, e de *Santa Bárbara*, à esquerda, ladeando *Cristo Crucificado*. A face interior das portas é pintada com cenas da Paixão de Cristo (*Cristo com a Cruz*; *Senhor da Cana Verde*, à direita; *Cristo atado à Coluna* e *A Ressurreição de Cristo*, à esquerda).","short_description":"Grande escrivaninha com armário dotado de oratório, usada a bordo, decorada com *chinoiseries* nos painéis maiores e elementos vegetalistas nas tabelas.","type":"Mobiliário de bordo; mobiliário religioso.","holder":"Museu Histórico da Vista Alegre","owner":"Família Pinto Basto.","initial_owner":"Família Pinto Basto.","dates":"Segundo quartel do século XVIII","location":"Vista Alegre, Ílhavo, Aveiro","dimensions":"Altura: 268 cm; largura: 72 cm; profundidade: 44 cm.","method_for_datation":"Análise estilística.","provenance":"Palácio da Vista Alegre (Vista Alegre – Ílhavo).","obtention":"Depositada no museu pela Família Pinto Basto, fundadora da Fábrica da Vista Alegre, no século XIX.","bibliography":"Sandão, A., *O Móvel pintado em Portugal.* Porto, 1973, pp. 117–119, figs. 62–63. \nMonterroso Teixeira, J., “Papeleira com alçado-oratório”, in *O Triunfo do Barroco*, *Europália*, 1991, pp. 175–177, figs. I–33.","workshop":"*Chinoiseries*.","author":"Paulo Pereira","keywords":["chinoiseries","mobília pintada","Mobiliário","mobiliário anglo-japonês."],"materials":["Madeira de carvalho lacada e dourada."]},"ae331064-372e-59a2-9ad1-641a18b7d070":{"name":"*Santuário e Retábulo do Trânsito de São Bernardo*","description":"Fundado em 1153 sobre um terreno delimitado, conquistado aos Mouros e doado a São Bernardo de Claraval pelo Rei D. Afonso Henriques (primeiro rei de Portugal), o Mosteiro Cisterciense de Alcobaça é considerado um dos complexos monásticos medievais em melhor estado de conservação, na Europa, e um bastião da nacionalidade Portuguesa. \n*Santuário:* Integrada na Sacristia Nova, esta Capela de suprema beleza e espiritualidade, “O Espelho do Céu”, segundo Reinaldo dos Santos, começou a ser construída em 1670, durante o abaciado de Frei Constantino Sampaio (1669–1672). \nA sua planta é octogonal e o interior integralmente revestido de talha dourada. Recebe iluminação proveniente de um lanternim, aberto no tecto cupulado. Esta luz, coada e difusa, acentua ainda mais a ambiência feérica e teatral. O políptico barroco de talha dourada e policromada alberga hoje em dia oitenta e nove esculturas-relicário, recolhidas em nichos, distribuídos por seis níveis. \n*Retábulo do Trânsito de São Bernardo:* Grupo escultórico em barro cozido policromado e estofado, representando a morte de São Bernardo, e construído por encomenda do Abade Sebastião de Sottomayor (1675–1678). O grupo pode dividir-se em dois subgrupos, um inferior, de esculturas de vulto perfeito, e um outro, de esculturas em alto-relevo, fixas ao pano de fundo do altar. Ao centro, está São Bernardo, deitado e agonizante. Aos seus pés, encontram-se monges cistercienses. À cabeceira, acham-se o Dom Abade Geral, ajoelhado, e uma teoria de anjos músicos que glorificam a morte previsível. Por cima de São Bernardo e rodeada por anjos músicos e querubins que a adoram, aparece a Virgem, de braços estendidos, recebendo a alma junto a si. As esculturas são de tamanho natural e executadas em tacelos sobrepostos.","short_description":"O Mosteiro de Alcobaça foi construído por S. Bernardo de Claraval num terreno doado por D. Afonso Henriques em 1153 à Ordem de Cister. Sendo um mosteiro poderoso devido a doações régias ao longo dos séculos, contém vários tesouros artísticos, entre os quais o *Santuário* *e o Retábulo do Trânsito de S.* *Bernardo*.","type":"Escultura: Santuário e Retábulo.","holder":"*In situ*","owner":"Mosteiro de Alcobaça.","initial_owner":"Mosteiro de Alcobaça.","location":"Alcobaça, Leiria","place_of_production":"Alcobaça.","method_for_datation":"Evidência histórica e análises estilísticas.","provenance":"Mosteiro de Alcobaça.","obtention":"*In situ*.","bibliography":"Moura, C., *O Limiar do Barroco*, Lisboa, 1986. \nSerrão, V., *História da Arte - O Barroco,* Lisboa, 2003. \nMoura, C., *A Escultura de Alcobaça e a imaginária monástico-conventual (1590 – 1700),* Lisboa, tese de doutoramento, 2007. \nA. V. Remígio, “The Monastery of Saint Mary of Alcobaça. The Conservation-Restoration of the Sanctuary Reliquaries” HTTP: [www.e-conservationline.com/content/view/800/258/#ing1-4](http://www.e-conservationline.com/content/view/800/258/#ing1-4)","workshop":"Monges Barristas de Alcobaça.","copyright":"Direitos de autor fotografias: Instituto de Gestão do Património Arquitectónico e Arquelógico,I.P/DIDA A.F.","author":"Cecília Gil","keywords":["Contra-Reforma.","Escultura em terracota","Nossa Senhora da Imaculada Conceição","Ordem de Cister"],"materials":["esculturas em terracota. Retábulo do Trânsito de São Bernardo: terracota.","Santuário: estrutura em talha dourada e policromada"]},"b2ca91ca-c46b-5e08-b073-5f3ded54c993":{"name":"*Custódia da Bemposta*","alternate_name":"Custódia da Capela do Paço da Bemposta","description":"Imponente custódia, em prata dourada e ouro, com a base de secção triangular, assente sobre três volutas e ornamentada com motivos de flores, fitas e cartelas. Apresenta nos três ângulos inferiores da base cabeças de querubins e três figuras em vulto pleno: Fé, Esperança e Caridade. Nos cantos superiores, vêem-se três anjinhos em corpo inteiro, que ostentam motivos eucarísticos e seis cabecinhas de querubins e serafins, também em grupos de três, que se sobrepõem ao longo do nó e da haste, no sentido ascensional. \nAs faces da base estão decoradas com baixos-relevos ovais representando temas relacionados com o Mistério da Eucaristia: a Ceia de Emaús, o cacho de uvas gigante, fruto da Terra Prometida, e Cristo no Horto. \nO ostensório, de formato circular, é circundado por nuvens e um resplendor radiante, com raios irregulares lanceolados, cobertos de pedraria. \nEsta peça majestosa está guarnecida, desde o resplendor até à base, de grande abundância e variedade de pedras preciosas, cujo colorido cria um espectacular efeito decorativo e cromático. \nA peça terá sido, provavelmente, encomendada por D. Pedro III, cônjuge da rainha D. Maria I, dado que, no seu testamento de 1786, contempla seu filho, o futuro D. João VI, com a quinta de Queluz e recomenda-lhe \" *o grande cuidado que deve ter no culto divino q se costuma dar a Deos na capela da Bemposta a qual deicho a preciosa custodia que tenho*\". \nA autoria da peça tem sido tradicionalmente atribuída pelos investigadores a J. F. Ludovice, o ourives-arquitecto do Convento de Mafra, com base na existência de um desenho da custódia existente no Museu, proveniente também do Paço da Bemposta.","short_description":"Majestosa custódia em prata dourada, profusamente enriquecida com pedras preciosas, cujo colorido cria um espectacular efeito cromático. \nO esplendor teatral da época barroca está bem ilustrado no brilho das jóias e na qualidade do cinzel, admiravelmente associados numa combinação ofuscante de metais e pedrarias.","type":"Ourivesaria.","holder":"Museu Nacional de Arte Antiga","initial_owner":"D. Pedro III (1717-1786).","dates":"1740-1780","location":"Lisboa, Lisboa","dimensions":"Altura: 97 cm; largura: 33 cm.","place_of_production":"Lisboa.","method_for_datation":"Em 2000, Nuno Vassalo e Silva veio propor Adão Gottlieb Pollet como autor do referido desenho e da custódia, com base numa análise específica das gemas aplicadas e da sua montagem. A datação da custódia inicialmente proposta, 1740-50, avançaria então para 1775-1780.","provenance":"Capela do Paço da Bemposta.","obtention":"A custódia foi entregue ao Museu Nacional de Arte Antiga pela Academia Nacional de Belas Artes, em 1876.","bibliography":"Couto, J. e Gonçalves, A. M., *A Ourivesaria em Portugal,* Lisboa, 1960. \nSmith, R., The *Art of Portugal - 1500-1800,* Londres, 1960. \nMonterroso Teixeira, J. de., *Triomphe du Barroque,* Europalia 91, Bruxelas, 1991. \nOrey, L., *Cinco Séculos de Joalharia no Museu de Arte Antiga,* Londres, Lisboa, 1995. \nSilva, N. V., \"As Custódias Jóias de Setecentos\" in *Oceanos,* nº 43, Julho – Setembro, 2000.","workshop":"Barroco internacional.","copyright":"Direitos de autor fotografias: Divisão de Documentação Fotográfica/ Instituto dos Museus e da Conservação, I.P.","author":"Leonor d’Orey","keywords":["Custódias","Eucaristia","Museu Nacional de Arte Antiga.","objectos litúrgicos"],"materials":["ouro, brilhantes, diamantes, rubis, esmeraldas, safiras, ametistas, topázios, crisoberilos, granadas e quartzos incolores.","Prata dourada, fundida, incisa e cinzelada"]},"cbb6bbe3-72b1-5d00-b8a3-fc74f38248d4":{"name":"*Custódia do Sacramento*","description":"Exemplar excepcional da arte barroca do ciclo joanino, a Custódia do Sacramento – também denominada *anjo-custódia* – assume a forma de um anjo-atlante, figura que aparece, por vezes, integrada na parte inferior de algumas estruturas retabulares em talha dourada. Neste caso, o anjo-atlante aparece isento e não se apresenta como um pilar que sustenta o globo terrestre, segurando antes um sol radioso. \nAo mesmo tempo que criava uma certa teatralidade, o sentido decorativo desta obra resplandecente – rodeada pelo fulgor e pelo brilho da talha dourada que enformava o espaço sagrado do retábulo-mor – visava aumentar, de forma emotiva, o fervor devocional dos crentes, com o intuito de os induzir e levar a contemplar a luz da verdade e da beleza divinas. \nSímbolo da Igreja triunfante, esta custódia revela-se uma composição de grande aparato cenográfico, procurando efeitos rebuscados e contrastantes entre linhas dinâmicas e formas volumosas, resultante da conformação entre o elegante trabalho escultórico do anjo – em madeira policromada e dourada –, combinado com o resplendor de prata, a cor e o brilho dos esmaltes e dos vidros do ostensório. \nO anjo, ajoelhado, sustenta um monumental ostensório esférico, liso e polido, envolto por glória de raios recortados. O viril – espaço onde se guarda e expõe a sagrada partícula do corpo de Cristo – apresenta cercadura com símbolos eucarísticos, realçados pela policromia dos esmaltes. Está montado sobre uma placa circular, ornada de oito cabeças aladas em prata dourada. Completam esta decoração motivos de cariz vegetal e vários vidros coloridos formando pequenas flores. \nO trabalho de ourivesaria apresenta o contraste municipal de prata da cidade de Lisboa (L), em uso desde 1690, e a marca incompleta de um ourives da capital, não identificado, com as iniciais LRP – activo entre os finais do século XVII e a primeira metade do século seguinte.","short_description":"Segurando a esfera solar de prata, o anjo-atlante ilumina os crentes reunidos no espaço sagrado da igreja. Esta seria, sem dúvida, uma peça em grande destaque na estrutura de talha dourada do retábulo-mor do antigo Convento do Sacramento de Alcântara, da cidade de Lisboa.","type":"Ourivesaria.","holder":"Museu Nacional Machado de Castro","owner":"Museu Nacional Machado de Castro, Coimbra.","initial_owner":"Convento do Santíssimo Sacramento.","dates":"Século XVIII (1ª metade)","location":"Coimbra, Coimbra","dimensions":"Altura: 222cm; largura: 162cm.","place_of_production":"Lisboa.","method_for_datation":"Apesar da marca de ourives remontar ao começo da sua actividade, no início da década de 1690, este artista lisboeta prosseguirá o seu trabalho ao longo das primeiras décadas do século XVIII. As afinidades técnico-estilísticas do trabalho de escultura e da policromia do anjo-atlante aproximam esta custódia da arte barroca do reinado de D. João V (1707-1750).","provenance":"Convento do Santíssimo Sacramento.","obtention":"A custódia é proveniente do antigo Convento do Santíssimo Sacramento de Alcântara, em Lisboa. Fundada em 1612, esta casa religiosa pertenceu ao ramo feminino da Ordem dos Dominicanos, encerrada após a morte da última freira, decorria o ano de 1897. Alguns anos mais tarde, em 1914, a peça seria transferida para Coimbra, passando a integrar a colecção de ourivesaria do Museu Nacional de Machado de Castro.","bibliography":"Gonçalves, A. N., *Catálogo do Museu Machado de Castro*, Coimbra, 1940, p. 50, cat. 272. \nAlmeida, F. M. de, *Inventário de Marcas de Pratas Portuguesas e Brasileiras. Século XV a 1887*, Lisboa, 1993, p. 78 (L-17A) e p. 149 (L-402A). \nMonterroso Teixeira, J. de, “Custódia do Sacramento” in *The Age of the Baroque in Portugal*, (coord.. J. A. Levenson), New Haven–Londres, 1993, pp. 286–288. \nAlves, F., Ferrão, P., *Alfaias de culto, símbolos de prestígio*, Lisboa, 2005, p. 84.","copyright":"Direitos de autor fotografias: Divisão de Documentação Fotográfica/ Instituto dos Museus e da Conservação, I.P.","author":"Fernanda Alves, Pedro Miguel Ferrão","keywords":["anjo-atlante","Barroco","Custódia","trabalho de ourives.","viril"],"materials":["Custódia em prata relevada e incisa","esmaltes","vidros. Escultura em madeira de carvalho, dourada e policromada."]},"cd9c5acc-6762-581c-8259-b6b3a0d9e694":{"name":"*Par de tocheiros*","description":"Este par de tocheiros integrava a grandiosa encomenda de alfaias religiosas destinadas à Capela de S. João Baptista. \nSobre uma base triangular em bronze dourado, desenvolve-se uma ornamentação em pirâmide sustentada por titãs, sentados em edículas. Uma cornija, desenvolvendo-se em cúpula, é rematada por concha, de inspiração *rocaille*, com o escudo de D. João V, em cada uma das três faces dos tocheiros. No nicho, abaixo da cúpula, formando edícula, têm assento Doutores da Igreja: São Jerónimo, São Tomás de Aquino, Santo Ambrósio, São Boaventura, Santo Agostinho e São Leão Magno. Uma ornamentação híbrida desenvolve-se com ritmo ascendente, através de volutas, aletas, acrotérios, cimalhas, flores sob a forma de grinaldas, elementos fitomórficos – cardo, louro, acanto –, elementos zoomórficos e conchas, bem como uma diversidade de *putti*, que narram a evolução do gosto estético e decorativo romano, de inspiração barroca e *rocaille*. \nConcebidos e fabricados por Giuseppe Gagliardi, na sua execução colaboraram Fellice Schiffone, metalista; Luciano Celladini, carpinteiro; Agostino Ancidoni, serralheiro e Lorenzo Morelli, prateiro e fundidor. Por morte de Giuseppe Gagliardi, pequenos trabalhos de acabamentos e laminagem foram concluídos por seu filho Leandro (ou Leonardo) Gagliardi, mestre prateiro como o pai.","short_description":"Esplêndido par de tocheiros de prata dourada e bronze dourado da grandiosa encomenda real de alfaias religiosas destinadas à Capela de S. João Baptista.","type":"Ourivesaria.","holder":"Santa Casa de Misericórdia, Lisboa / Museu de São Roque","initial_owner":"Capela de São João Baptista, Igreja de São Roque.","dates":"1749","location":"Lisboa, Lisboa","dimensions":"Altura: 285 cm (cada); peso: 380kg (cada).","place_of_production":"Roma, Itália.","method_for_datation":"Todos os objectos da Capela de S. João Baptista foram executados em Roma por artistas italianos, entre 1743 e 1749.","provenance":"Capela de São João Baptista, Igreja de São Roque.","obtention":"Na sequência da expulsão dos Jesuítas por Pombal, em 1759, tanto a Igreja de S. Roque como os seus bens foram doados, em 1768, à Santa Casa da Misericórdia, que preservou até hoje o património artístico da ordem jesuíta.","bibliography":"Rodrigues, M. J. M., *A Capela de São João Baptista e as suas colecções / The Chapel of Saint John the Baptist and its Collections*, Lisboa, 1989. \nTeixeira, J., “Tocheiro” *O Triunfo do Barroco/ The Age of Baroque* Londres – New Haven, 1993. \nViterbo, F. M. de S., Almeida, R. V. de, *A Capella de S. João Baptista Erecta na Egreja de S. Roque. Fundação da Companhia de Jesus e Hoje Pertencente à Santa Casa da Misericordia*, Lisboa, 1997 (1ª ed. 1900). \nVale, T. L. M., “Da Igreja Combatente à Igreja Triunfante. Espaço e Imagem Religiosa do Concílio de Trento ao Barroco Pleno”, separata de *Brotéria*, Vol. 157, Lisboa, 2003.","workshop":"Barroco internacional.","copyright":"Direitos de autor fotografias: Santa Casa da Misericordia de Lisboa.","author":"Antonio Meira Marques Henriques","keywords":["Barroco romano","Capela de S. João Baptista","Igreja de S. Roque"],"materials":["Prata dourada e bronze dourado."]},"d39f33c7-ab99-570d-9745-2ca9481fd5e0":{"name":"Pia de abluções.","description":"Pia de abluções, oitavada. Interior escavado, com bordo moldurado superior e externamente. Apresenta uma perfuração, posterior. A base está truncada, estando em falta um pedúnculo ou pé. A moldura exterior apresenta decoração de pequenos elementos geométricos (losangos, quadrados e círculos) insculturados. O bordo superior apresenta a todo o perímetro uma inscrição árabe, em grafia cúfica, da qual é possível ler a expressão *al-mulk*, repetida de forma encadeada.","short_description":"A prolongada presença de uma comunidade muçulmana em Lisboa está bem atestada através desta pia de abluções oitavada, esculpida na pedra lioz local. Foi encontrada durante obras de reabilitação, no bairro da mouraria (Lisboa), a cuja mesquita terá pertencido. Data dos séculos VIII-IX AH / XIV-XV AD.","holder":"Museu da Cidade.","dates":"Séculos VIII-IX AH / XIV-XV AD.","location":"Lisboa.","dimensions":"Alt. total, 114 mm; diâm. 223 mm.","method_for_datation":"Datação externa, histórica. A mesquita da Mouraria, à qual se supõe ter pertencido, foi desmantelada nos inícios do século XVI, no reinado de D. Manuel I de Portugal.","method_for_provenance":"Encontrada durante obras de reabilitação urbana, reaproveitada na alvenaria de um dos muros do imóvel da Rua João do Outeiro n.º 67 (Mouraria, Lisboa). O edifício dataria, originalmente, do século XVI.","provenance":"Lisboa.","obtention":"Doada ao Museu.","bibliography":"*Lisboa Subterrânea*, catálogo da exposição, Lisboa, 1994.","linkcatalogs":"IAM_PT_PT_001","author":"Rodrigo Banha da Silva","keywords":["al-mulk","grafia cúfica","pedra lióz","pia de abluções"],"materials":["Pedra lióz."]},"e79d0da8-0e74-53d4-8df3-5ad805dd038d":{"name":"*Coro Alto, Órgãos*","description":"A Igreja de Braga teve, desde antes da fundação da nacionalidade, uma posição de particular relevo na hierarquia da Igreja Católica, nomeadamente durante o período barroco. Com efeito, os prelados bracarenses foram, na sua cidade, os principais promotores da arte barroca. O arcebispo D. Rodrigo de Moura Teles (1704-1728) transformou a Sé de Braga não apenas num espaço de culto harmonioso mas também numa obra de arte que apelava aos sentidos dos crentes. Com a sua morte, ficou o Cabido - corporação de cónegos presentes nas catedrais - encarregado da administração e da gestão dos bens da Diocese. \nNo final da década de 1730, os capitulares bracarenses, para abrilhantar a liturgia, resolveram substituir o antigo cadeiral, de finais do século XVI, que, apesar da sua qualidade artística, se encontrava bastante envelhecido. Em 1737, fecharam contrato com Miguel Francisco da Silva, arquitecto a residir no Porto. \nEste conjunto monumental, executado em madeiras nobres, sobressai pela sua opulência e pela qualidade de execução, onde se evidenciam os ornatos de talha dourada. É constituído por dois níveis de assentos e pela cátedra para o arcebispo. O centro do coro é ocupado por uma majestosa estante de coro, realizada de acordo com o restante programa decorativo do coro alto. \nA importância da música na liturgia não foi descurada pelo Cabido, que também mandou construir os dois órgãos monumentais (1737-1738). Para realizar esta magnífica obra, contratou artistas da maior nomeada. A parte mecânica dos órgãos foi entregue ao mestre organeiro Simon Fontanes, proveniente da Galiza. A decoração das caixas ficou a cargo do entalhador bracarense Marceliano de Araújo. A pintura do tecto, executada na mesma campanha de obras, foi da responsabilidade de Manuel Furtado de Mendonça. Os órgãos da Sé de Braga, incluídos na categoria de órgãos ibéricos, estão instalados em dois balcões sobre a nave central e formam um magnífico conjunto barroco, com uma profusão de ornamentos escultóricos que se anima da base do edifício até ao topo da Catedral.","short_description":"O cadeiral do coro alto e os dois órgãos monumentais são um expressivo exemplo do trabalho desenvolvido pelo atelier nortenho setecentista para corresponder às encomendas de uma clientela que procurava conciliar o esplendor e a dignidade da corte com a vida religiosa.","type":"Mobiliário eclesiástico e escultura.","holder":"Catedral de Braga","owner":"Catedral de Braga.","initial_owner":"Catedral de Braga.","dates":"1730-1739","location":"Braga, Braga","place_of_production":"Braga.","method_for_datation":"Evidência histórica e análise estilística.","provenance":"Catedral de Braga.","obtention":"*In situ*.","bibliography":"Ferreira, J. A., *Fastos Episcopais da Igreja Primacial de Braga (séc. III - séc. XX)*, III, Braga, 1932. \nSmith, C. R., *A Talha em Portugal*, Lisboa, 1963. \nSmith, C. R., *Marceliano de Araújo – Escultor Bracarense*, Porto, 1970 \nAlves, N.M.F., “A actividade de pintores e douradores em Braga nos séculos XVII e XVIII*”*, in *Actas do IX Centenário da Dedicação da Sé de Braga*, vol. II/2, Braga, 1990. \nDoderer, G., *Os Órgãos da Sé Catedral de Braga*, Lisboa, 1992.","workshop":"Porto e atelier do Norte.","author":"Fernanda Barbosa","keywords":["órgãos.","Talha dourada"],"materials":["Madeira entalhada e dourada."]},"fafb3812-1969-5e3a-b9d0-22446066efee":{"name":"*Arca - Altar portátil*","description":"Os altares portáteis, em forma de arca, fazem parte do mobiliário religioso, constituindo a expressão da mobilidade portuguesa para as diferentes partes do mundo, a partir do século XVI, com a frequência das grandes viagens marítimas, sobretudo para a Índia e a China. \nEstas viagens envolveram, particularmente, o clero regular e secular, que partiu em missão evangelizadora, e as famílias senhoriais e burguesas, que fizeram parte da governação dos territórios do Império Português ou que partiram em busca de novos mercados comerciais. \nA necessidade de reduzir o volume e o peso da carga a transportar nessas viagens obrigou a que se construísse mobiliário apropriado, de fácil manuseamento e arrumação. \nEste móvel de madeira revestida de couro, pintado de negro e gravado com motivos vegetalistas e pregaria, é exteriormente despojado. A exuberância é revelada após a abertura e a montagem da peça. O revestimento interior, de seda vermelha, é enriquecido com um cordão dourado. O recorte das guarnições que enquadram a tampa apresenta inspiração nos motivos da talha, que floresceu no período de datação desta arca. \nAs alfaias litúrgicas necessárias para a celebração da missa (cálice, crucifixo, píxide, galhetas, patena, campainha) estavam contidas numa gaveta por baixo da mesa de altar, em concavidades recortadas à medida de cada peça. A pedra de ara, indispensável para a celebração da missa, e sobre a qual se colocava o cálice e a hóstia, colocava-se numa concavidade aberta na mesa. \nEm altares como este celebraram-se muitas missas a bordo das naus e também em terras onde não havia lugares de culto apropriados. Em viagem, o sacerdote devia celebrar missa todos os domingos e dias santos, mas a bordo, as missas não tinham consagração, não havendo, por conseguinte, comunhão. Eram, por isso, denominadas “missas secas”. \nO jesuíta António Gouveia, em As *Cartas Ânuas* *da China: 1636, 1643 a 1649,* escritas para o Geral da Companhia de Jesus, em Roma, descreve o ritual nas casas dos portugueses, onde era prática “levantar altar” na maior sala para nele se celebrar missa.","short_description":"Arca-altar portátil, incluída no mobiliário religioso, transportado nas grandes viagens marítimas portuguesas com o objectivo de se poder celebrar a missa, quer a bordo quer em terra.","type":"Mobiliário de viagem.","holder":"Museu do Centro Científico e Cultural de Macau","owner":"Museu do Centro Científico e Cultural de Macau.","dates":"Séculos XVII-XVIII","location":"Lisboa, Lisboa","dimensions":"Aberta: altura: 227 cm; comprimento: 175 cm; profundidade: 96 cm. Fechada: altura: 44 cm; comprimento: 93 cm; profundidade: 54 cm.","place_of_production":"Portugal.","method_for_datation":"Análise estilística.","obtention":"Aquisição.","bibliography":"Rego, A. da S., *Documentos para* *a História das Missões do Padroado Português do Oriente: Índia,* Lisboa, Fundação Oriente, Comissão Nacional para as Comemorações dos Descobrimentos Portugueses, 1991. \n*Fons Vitae,* Pavilhão da Santa Sé na Expo 98, Lisboa, 1998, p. 183. \nGouveia, A. de, *Cartas Ânuas da China: 1636, 1643 a 1649*, Lisboa, 1998, pp. 126, 163, 252, 254. \n*Cartas Ânuas do Colégio de Macau 1594–1627,* org. de João Paulo Oliveira e Costa, Fundação Macau, 1999. \n*Guia do Museu do Centro Científico e Cultural de Macau*, Lisboa, 1999.","author":"Maria Manuela d'Oliveira Martins","keywords":["Mobiliário religioso de viagem."],"materials":["Couro, madeira, pregaria","óleo sobre tela, seda, cordão de algodão dourado."]}}
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{"14d23909-007c-5bfe-ba51-0f21c11eaef4":{"name":"*Oratório Namban*","description":"Oratório rectangular, sobrepujado por frontão triangular em que se inscreve o monograma IHS, no centro, com duas portas, por detrás das quais se encontra uma pintura com a representação da Virgem com o Menino. \nApesar da decoração em laca apontar para uma gramática decorativa essencialmente japonesa, sobretudo de carácter vegetalista, tanto a forma como a iconografia da pintura remetem para referências essencialmente cristãs. A imagem pictórica é, em si mesma, um exemplo da possível interacção entre o seminário de pintura jesuíta, que funcionou no Japão a partir da década de 1580, e os alunos nipónicos que rapidamente demonstraram uma apetência especial na cópia de modelos e técnicas da pintura ocidental. \nDeste ponto de vista, um objecto artístico com estas características sincréticas só poderia ter surgido no contexto da presença portuguesa no Japão durante o período balizado entre 1549 (estabelecimento da primeira missão jesuíta no Japão) e 1640 (ano do banimento dos portugueses do arquipélago). \nA peça é referida no *Inventário Artístico de Santarém* como um oratório indo-português, uma informação errónea que demonstra até que ponto, em meados do século XX, os objectos *namban* continuavam a ser pouco conhecidos, o que não acontecia, certamente, em finais do século XVI e início do século XVII, pelo menos para uma elite portuguesa, como o prova a descoberta de uma série de oratórios deste tipo, com ou sem pintura associada, ao longo das últimas três décadas (este exemplar foi revelado pela primeira vez em 1985), facto que aponta também para o dinamismo do mercado ibérico na procura de uma produção específica. \nO oratório do Sardoal apresenta a particularidade de estar associado a um espaço religioso, como o atesta a inscrição localizada no altar de Nossa Senhora da Esperança, na igreja de Nossa Senhora da Caridade. O texto, datado de 1670, é a mais antiga referência que se conhece em Portugal associada a uma peça *namban*.","short_description":"Oratório *namban* lacado com desenhos florais em *maki-e* (pó de ouro e de prata polvilhado sobre a superfície) e *raden* (incrustação de madre-pérola), com pintura inclusa representando a Virgem com o Menino.","type":"Mobiliário eclesiástico.","holder":"Santa Casa da Misericórdia do Sardoal.","owner":"Santa Casa da Misericórdia do Sardoal.","initial_owner":"Gaspar de Sousa Lacerda (?).","dates":"Finais do século XVI.","location":"Sardoal., Santarém.","dimensions":"Altura: 47,2 cm; largura: 35 cm; profundidade: 5,1 cm.","place_of_production":"Japão.","method_for_datation":"Data e origem do objecto baseados nas características estilísticas e formais da peça, tomando igualmente como elemento de ponderação a inscrição associada (ver texto do campo anterior).","provenance":"Índia Portuguesa (?).","obtention":"Objecto transferido da igreja de Nossa Senhora da Caridade para a Santa Casa da Misericórdia.","bibliography":"Okamoto, Y., *The Namban Art of Japan*, New York, Tokyo, 1972. \nPinto, M. H. M., *Lacas Namban em Portugal. Presença portuguesa no Japão*, Lisboa, 1990. \nWatanabe, T., “Namban lacquer shrines: some new discoveries” in *Lacquerwork in Asia and Beyond. A Colloquy held 22–24 June 1981,* William Watson (ed), London: Percival David Foundation of Chinese Art, SOAS, \\[n.d.\\], pp. 194–210. (*Colloquies on Art and Archaeology in Asia*, 11). \n*Cristo fonte de esperança. Exposição do grande Jubileu do ano 2000*, Catálogo de exposição, Diocese do Porto, 2000. \nImpey, O. e Jörg, C., *Japanese export lacquer 1580–1850*, Amsterdam, 2005.","workshop":"Arte *Namban*.","dynasty":"Período Azuchi-Momoyama","author":"Alexandra Curvelo","keywords":["*Namban*; laca; *urushi;* seminário de pintura jesuíta*;* Sardoal"],"materials":["Madeira, laca (*urishi*), pó de ouro, pó de prata, cobre, incrustação de madre-pérola."]},"178f74aa-fe42-524b-94f2-f5d4a1c1bd50":{"name":"*Altar de procissão de São João Evangelista*","description":"Peça em prata do século XVIII, pertencente ao Real Mosteiro de Nossa Senhora da Conceição, tradicionalmente transportado pelos hortelões de Beja, até ao ano de 1893, na procissão do Santíssimo Sacramento. A procissão era uma das manifestações, por excelência, do Portugal barroco, o que justifica a opulência de algumas peças destinadas a serem exibidas nestas cerimónias. \nEste andor, em prata lavrada de forma «rectangular e de moldura perolada», apresenta nas extremidades quatro albarradas ou vasos ornamentais, alternando, nos espaços intermédios, com o mesmo número de jarrinhas e é revestido por ornamentação vegetalista, vieiras e cruzes de S. Tiago; as varas móveis de transporte em madeira são revestidas de prata. \nSobrepõe-se a este corpo principal a peanha, de forma octogonal, decorada com duplas vieiras, tabelas em forma de pêra e cruzes de S. Tiago. Ainda sobre este corpo, está um estrado octogonal com jarrinhas colocadas nos quatro vértices da peanha. Sobre esta, encontra-se um varão de ferro revestido de pano de seda bordado a fio dourado, resplendor de prata dourada adornado com pedras preciosas, encimado por coroa de prata dourada e também com pedras preciosas. No meio do andor, o Martírio de S. João Evangelista, com o Santo representado emerso em caldeira de azeite a ferver. A imagem, de madeira, apresenta rosto jovem, mãos postas e olhar direito ao céu. Uma caldeira em prata, sustentada sobre o fogo por uma trempe do mesmo metal, é ladeada por duas figuras masculinas em madeira policroma que, ajoelhadas, espevitam a lenha. \nO andor foi custeado pelo grupo de freiras devotas a S. João Evangelista e que rivalizava, dentro do Convento da Conceição, com o partido das Baptistas, devotas de S. João Baptista. Também estas mandaram fazer um andor em honra de S. João Baptista. Aliás, ambos os andores são datáveis do início do século XVIII, pertencem à mesma oficina e apresentam os mesmos punções, coroados, da cidade de Lisboa e as marcas do ourives, que usou a letra M.","short_description":"Andor em prata do segundo terço do século XVIII, representando o Martírio de S. João Evangelista, com características barrocas, peculiares do meio artístico português do reinado de D. João V. Pertenceu ao Real Mosteiro de Nossa Senhora da Conceição e saía na procissão do Santíssimo Sacramento, em Beja, no dia de Corpo de Deus.","type":"Ourivesaria religiosa.","holder":"Museu Rainha D. Leonor","owner":"Museu Rainha D. Leonor.","initial_owner":"Real Mosteiro de Nossa Senhora da Conceição.","dates":"Cerca de 1700","location":"Beja, Beja","dimensions":"Altura: 199 cm; largura: 99 cm; profundidade: 107 cm.","place_of_production":"Portugal.","method_for_datation":"Por evidência histórica: Tavares (1899) e a Crónica da Procissão do *Corpus Christi* em Beja.","provenance":"Real Mosteiro de Nossa Senhora da Conceição.","obtention":"Originalmente pertencente ao espólio do Real Mosteiro de Nossa Senhora de Beja, o altar processional foi transferido para o Museu Rainha D. Leonor, em Beja.","bibliography":"*Museu Regional de Beja, Catálogo de algumas peças principais*, cat. 84, Lisboa, \\[n.d.\\]. \nViana, A., “Mosteiro da Conceição e Palácio dos Infantes”, in *Boletim da Câmara Municipal*, Vols, II, III, VI, Arquivo de Beja, Beja, 1945, 1946, 1949. \nRoque, J., “Os Andores de Prata do Real Mosteiro da Conceição de Beja”, in *Ourivesaria Portuguesa*, Vols. 13, 14, 15, Revista oficial dos Industriais de Ourivesaria do Norte, 1951. \nInventário Artístico de Portugal, Academia Nacional de Belas Artes, \\[Edição CD ROM, CD III - Distrito de Beja\\], Lisboa, 2000.","workshop":"Barroco Nacional.","author":"Museu Regional de Beja","keywords":["Andor, Mosteiro da Conceição, S. João Evangelista, Beja, devoção corpo de Deus."],"materials":["Madeira entalhada e pintada; prata; pedras preciosas."]},"32629ea7-5978-5c34-ac5e-6fa3012db355":{"name":"*Arca Relicário de São João de Brito*.","description":"Os Portugueses estabeleceram entrepostos comerciais ao longo das costas da Índia e da China, onde os mercadores negociavam e armazenavam os seus produtos, estendendo a sua actividade pelo interior dos territórios. Enquanto as tradicionais estruturas políticas dos chefes locais se mantinham conservadoras, a classe mercantil aproveitava com a venda de objectos no mercado europeu. Além do comércio, os portugueses procuravam espalhar o Cristianismo entre as populações da Ásia, através dos missionários franciscanos, dominicanos e, mais tarde, com os jesuítas. Os missionários cristãos aprendiam as línguas nativas, familiarizavam-se com as culturas locais e até com as suas religiões. Neste aspecto, os jesuítas eram extremamente dedicados. São João de Brito foi enviado pela Companhia de Jesus para a missão do Maduré, na Índia, em 1673. O seu objectivo era converter as castas superiores, para facilitar o desenvolvimento do Cristianismo naquela região indiana. Para isso, trajava-se de *pandaraswami,* um asceta indiano. Um dos seus convertidos, o príncipe Tadaya Theva, foi denunciado pela mulher junto do tio desta, o Rajá de Marava, que mandou executar o jesuíta em Orbyur, na Índia, em 1690. \nEsta arca, com uma tampa ligeiramente piramidal, apresenta baixos-relevos em prata, com cenas da vida e do martírio do santo missionário. O baixo-relevo, no topo, apresenta o santo vestido com o seu traje indiano tradicional, com sandálias e cajado. Vários querubins alados, em prata cinzelada, ladeiam a arca. O corpo da peça apresenta, de cada lado, dois anjos de asas abertas, de grande expressão barroca. Quatro pés ricamente elaborados, em prata dourada, sustentam a peça. Foi esta arca encomendada pelo rei D. Pedro II para homenagear a figura de S. João de Brito. O brasão de armas real, ao centro, testemunha a proveniência da peça. A presença de um “Agnus Dei”, no topo, deve-se, provavelmente, a um acrescento posterior feito pelos jesuítas, que cedo utilizavam esta arca como sacrário eucarístico, em ocasiões solenes.","short_description":"Encomendada pelo rei D. Pedro II, esta Arca Relicário apresenta baixos relevo em prata cinzelada com cenas da vida e do martírio de S. João de Brito. O baixo-relevo, no topo da arca, apresenta o santo com o seu traje indiano, com sandálias e bastão.","type":"Relicário.","holder":"Santa Casa de Misericórdia de Lisboa / Museu de São Roque.","owner":"Santa Casa de Misericórdia de Lisboa /Museu de São Roque.","initial_owner":"Companhia de Jesus.","dates":"Cerca de 1694–1698.","location":"Lisboa., Lisboa","dimensions":"Altura: 54 cm; largura: 88 cm; profundidade: 40 cm.","place_of_production":"Augsburgo, Alemanha.","method_for_datation":"Moutinho de Almeida atribuiu esta peça ao ourives alemão Henrich Mannlich, pela identificação das marcas de ourives.","provenance":"Augsburgo, Alemanha.","obtention":"Após a expulsão dos jesuítas pelo Marquês de Pombal, em 1759, a Igreja de São Roque e a Casa Professa da Companhia de Jesus (Casa dos Padres Professos), com todos os seus haveres, foram doados à Santa Casa da Misericórdia de Lisboa.","bibliography":"*Documentos para a História da Arte em Portugal*, Fundação Calouste Gulbenkian, Lisboa, Vol. 5, 1969, p. 26. \nSilva, N. V. e, “Os Relicários de S. Roque”, in *Oceanos*, nº. 12, Lisboa, 1992. \nAlmeida, F. M. de, *Marcas de Pratas Portuguesas e Brasileiras – Século XV a 1887*, Lisboa, 1995. \nVassalo e Silva, N., “Aspectos da Arte da Prata na Companhia de Jesus, (Séculos XVI a XVII)”, in *O Púlpito e a Imagem. Os Jesuítas e a Arte*, Lisboa, 1996.","workshop":"Ourivesaria Alemã / Barroco Internacional.","artist_birthplace":"Augsburgo /Augsburgo (Alemanha)","copyright":"Direitos de autor fotografias: Santa Casa da Misericórdia de Lisboa.","author":"António Meira Henriques","keywords":["Relicário; S. João de Brito; Jesuítas; Henrich Mannlich."],"materials":["Prata branca e prata dourada."]},"5656dd0b-ba48-5ef4-a959-1d9718ee9e56":{"name":"Pia de abluções.","description":"Pia de abluções, de taça circular, com oito lóbulos em jeito de flor. Tem uma única decoração no bordo exterior, uma faixa relevada e epigrafada. O desgaste provocado pela água fez desaparecer as letras nas curvas exteriores, permanecendo apenas algumas nos ângulos de junção dos lóbulos. Num deles é possível ler o início da *basmala* e tudo leva a crer que se completasse com uma citação corânica, como era habitual, aliás, em equipamentos do género ligados aos rituais de abluções à entrada das mesquitas. Conhece-se um outro exemplar de características semelhantes, e provavelmente da mesma época, na zona de Lisboa.","short_description":"Pia de abluções almóada. Tem como decoração no bordo exterior uma faixa relevada e epigrafada. Lê-se nesse rebordo o início da *basmala*, tudo levando a crer que se completasse com uma citação corânica. É provável que esta peça esteja ligada aos rituais de abluções praticados à entrada das mesquitas.","holder":"Museu Nacional de Arqueologia.","dates":"Séc. VI AH. / XII AD.","location":"Lisboa.","dimensions":"Alt. 18 cm; diâm. 53,5 cm.","method_for_datation":"O tipo de letra leva a datá-la de época almóada.","method_for_provenance":"O Dr. José Leite de Vasconcelos deixou anotado no Museu Arqueológico Nacional que pertenceu à colecção de Estácio da Veiga e que seria proveniente de Cacela.","provenance":"Cacela? (Faro)","obtention":"Deve ter sido levada pelo Dr. José Leite de Vasconcelos para o Museu Nacional de Arqueologia.","bibliography":"Borges, A. G. M. “Pia de abluções”, *Portugal Islâmico*, Lisboa, 1999, p. 265. \n \nLabarta, A. e Barceló, C. “Inscripciones árabes Portuguesas: situación actual”, *Al-Qantara*, 8, 1987, p. 404. \n \nNykl, A. R. “Inscrições árabes no Museu Etnológico do Dr. José Leite de Vasconcelos”, *Ethnos*, 2, Lisboa, 1942, pp. 27-28. \n \nNykl, A. R. “Arabic Inscriptions in Portugal”, *Ars Islamica*, 11-12, 1946, p. 173. \n \nVasconcelos, J. L. *Etnografia Portuguesa: Tentame de sistematização*, vol. IV, Lisboa 1982.","dynasty":"Período almóada","linkcatalogs":"IAM_PT_PT_001","author":"Artur Goulart de Melo Borges","keywords":["pia de abluções; Faro; almóadas; mármore esculpido"],"materials":["Mármore esculpido."]},"96998c67-dbae-5a23-8da5-21ca0231218d":{"name":"Lâmpada de mesquita.","description":"Lâmpada em forma de jarra com seis anéis de suspensão e pé alto troncocónico. Possui inscrição em duplicado no colo e no bojo com o seguinte texto: “Este é um dos objectos feitos para o mausoléu do emir Alan al-Din Ali, filho de sua excelência Saif al-Din Baktamur, al-hajib (o chanceler), que Deus o cubra com a sua misericórdia”. Três brasões dividem em partes iguais a inscrição do colo, enquanto que outros três brasões alternam com arabescos estilizados em volta do registo inferior do bojo. O pé alto apresenta três medalhões com motivos trifoliados simples. O brasão circular está dividido em três campos: as zonas superiores e inferior são brancas , enquanto que o campo central apresenta a imagem de um cavalo com uma estrutura em forma de cúpula sobre o dorso.","short_description":"“Este é um dos objectos feitos para o mausoléu do emir Alan al-Din Ali, filho de sua excelência Saif al-Din Baktamur, al-hajib (o chanceler), que Deus o cubra com a sua misericórdia”. A inscrição data esta lâmpada de mesquita (c. 721 AH/1321 AD), cujas forma e decoração são típicas da época mameluca.","holder":"Museu Calouste Gulbenkian.","initial_owner":"Emir Alin ibn Baktamur.","dates":"Posterior a 23 de Muharram de 721 AH / 21 de Fevereiro de 1321 AD.","location":"Lisboa.","dimensions":"Alt. 31 cm; diâm. bordo 21cm; diâm. máximo 20,5 cm; diâm. base 13,5 cm.","method_for_datation":"Datada, segundo a inscrição, por volta do período após a morte do Emir Ali ibn Baktamur, a 21 de Fevereiro de 1321.","method_for_provenance":"Através de peritagem, análise estilística e comparativa e catálogos publicados.","provenance":"Egipto ou Síria.","obtention":"Proveniente da colecção do Barão Gustave de Rothschild, adquirida por intermédio de Joseph Duveen a Philip Sassoon, em Londres, a 8 de Novembro de 1919.","bibliography":"*Arte do Oriente Islâmico. Catálogo*,Lisboa, 1963. \n \n*Museu Calouste Gulbenkian. Catálogo*, Lisboa, 2ª edição 1989. \n \n*Only the Best: Masterpieces of the Calouste Gulbenkian Museum, Lisbon*, catálogo de exposição, New York, 1999. \n \nRibeiro, M. Q., e Hallet, J., *Os Vidros da Dinastia Mameluca no Museu Calouste Gulbenkian*, Lisboa, 1999.","dynasty":"Período Mameluco","linkcatalogs":"IAM_EG_EN_001","author":"Maria Queiroz Ribeiro","keywords":["lâmpada; vidro soprado; mamelucos; Egipto; Síria; Alin ibn Baktamur"],"materials":["Vidro soprado cor de mel com decoração dourada e esmaltada a azul, vermelho, rosa, verde, amarelo e branco."]},"9adcd1ba-69fc-5d1e-b977-f72226d33bb1":{"name":"Cruz processional.","description":"Cruz flordelisada, com intersecção da haste e dos braços em quadrado, nó esférico achatado e haste tubular de encaixe. A decoração do campo da cruz é formada por uma fita contínua que contorna o perímetro de toda a peça e forma no seu interior losangos e triângulos preenchidos por motivos geométricos e florais. Nos cantos do quadrado onde se inscreve o centro da cruz desenham-se quatro octifóleos. O reverso é igualmente delimitado por uma fita, sendo os braços e a haste, preenchidos por entrelaçados geométricos de inspiração vegetalista. No centro forma-se uma grande circunferência decorada com entrelaçados geométricos, bastante complexos, formando múltiplos centros, que constituem o mais típico elemento islâmico da decoração da cruz. Não só a decoração, como a forte probabilidade de o metal ter sido extraído de uma mina norte-africana, parecem documentar nesta peça um trabalho de artista das comunidades islâmicas peninsulares, cristianizado ou não, mas trabalhando obviamente para os reinos cristãos ibéricos. \n \nEste tipo de cruzes tinha uma dupla função, servindo como cruz de alçar, utilizada em procissões e funerais, mas podia igualmente ser assente em bases e funcionar como elemento do aparelho litúrgico do altar.","short_description":"A cruz processional, cuja proveniência se desconhece, terá sido fabricada no século VIII AH/XIV AD. Na parte central de um dos lados da cruz destacam-se entrelaçados geométricos, típicos da arte islâmica. A peça terá sido feita por um artista muçulmano trabalhando para um encomendador cristão.","holder":"Museu Nacional de Arte Antiga.","dates":"Séc. XIV.","location":"Lisboa.","dimensions":"Alt. 63 cm; larg. 37 cm; peso 1814,2 gr.","method_for_datation":"Por razões estilísticas relativas à forma da cruz.","provenance":"Desconhecida.","obtention":"Comprada a um particular em 1878 pela Academia Nacional de Belas-Artes, incorporou o Museu Nacional de Belas-Artes e Arqueologia, criado em 1884 na dependência daquela Academia. Com a criação em 1911 do Museu Nacional de Arte Antiga, este Museu veio a receber o espólio do anterior.","bibliography":"Cordeiro, M. I. G. M., *A Arte do Ferro em Portugal*, tese do Estado para Conservadores de Museu, texto inédito datilografado, Lisboa, 1962. \n \n*Inventário do Museu Nacional de Arte Antiga. Colecção de Metais. Cruzes Processionais – Séculos XII-XVI,* Lisboa, 2003. \n \n*Portugal Islâmico. Os últimos Sinais do Mediterrâneo*, catálogo de exposição, Lisboa, 1998, p. 302.","dynasty":"Mudéjar","linkcatalogs":"IAM_ES_PT_001","author":"Joaquim Oliveira Caetano","keywords":["cruz; mudejár; objecto religioso; decoração geométrica"],"materials":["Cobre inciso e dourado."]},"9f83d7a3-3fef-5717-a3ed-b729ae98a77b":{"name":"*Escrivaninha-oratório de barco*","alternate_name":"Cómoda papeleira-oratório para navio","description":"Se bem que os oratórios normalmente pertencessem à esfera doméstica, uma cómoda-oratório serviria não só como uma peça portátil de mobiliário com uma função religiosa mas também como escrivaninha. Esta escrivaninha-oratório usada a bordo é um exemplo do processo cumulativo de intercâmbio comercial entre os mercadores que percorriam as rotas comerciais portuguesas que ligavam Portugal às colónias, à vasta rede de fortalezas e feitorias ultramarinas e aos portos do Norte e do Noroeste da Europa. É, por isso, provável que nela se combinem as influências de vários estilos artísticos provenientes de Coromandel, na costa sudeste da Península Indiana, dos Biombos chineses (Henan) e do mobiliário anglo-japonês (*japanned*). \nDesenhado por Gaspar Ferreira e Manuel Silva, este tipo de cómoda era feito para permitir a marinheiros e passageiros o cumprimento da rotina religiosa a bordo. No caso desta escrivaninha de grande dimensão, provavelmente encomendada por D. João V, ela é composta por dois corpos: o inferior, com três gavetas e a caixa de escrivaninha, com tampa oblíqua; e o superior, em forma de armário, com empena em arco abatido com o escudo de armas do reino, decorada com madeira recortada e esculpida, encimada, nos cantos, por urnas com fogaréus. A peça é pintada a vermelhão com tabelas a negro, com motivos iconográficos dourados ou *chinoiseires* (elementos vegetalistas nas tabelas, paisagens chinesas nos painéis maiores). O desenho arquitectónico da peça bem como a ornamentação são característicos do “estilo D. João V”. No interior do armário, encontra-se um oratório em miniatura, com as imagens de *Santo António de Lisboa*, à direita, e de *Santa Bárbara*, à esquerda, ladeando *Cristo Crucificado*. A face interior das portas é pintada com cenas da Paixão de Cristo (*Cristo com a Cruz*; *Senhor da Cana Verde*, à direita; *Cristo atado à Coluna* e *A Ressurreição de Cristo*, à esquerda).","short_description":"Grande escrivaninha com armário dotado de oratório, usada a bordo, decorada com *chinoiseries* nos painéis maiores e elementos vegetalistas nas tabelas.","type":"Mobiliário de bordo; mobiliário religioso.","holder":"Museu Histórico da Vista Alegre","owner":"Família Pinto Basto.","initial_owner":"Família Pinto Basto.","dates":"Segundo quartel do século XVIII","location":"Vista Alegre, Ílhavo, Aveiro","dimensions":"Altura: 268 cm; largura: 72 cm; profundidade: 44 cm.","method_for_datation":"Análise estilística.","provenance":"Palácio da Vista Alegre (Vista Alegre – Ílhavo).","obtention":"Depositada no museu pela Família Pinto Basto, fundadora da Fábrica da Vista Alegre, no século XIX.","bibliography":"Sandão, A., *O Móvel pintado em Portugal.* Porto, 1973, pp. 117–119, figs. 62–63. \nMonterroso Teixeira, J., “Papeleira com alçado-oratório”, in *O Triunfo do Barroco*, *Europália*, 1991, pp. 175–177, figs. I–33.","workshop":"*Chinoiseries*.","author":"Paulo Pereira","keywords":["Mobiliário; *chinoiseries*; mobília pintada; mobiliário anglo-japonês."],"materials":["Madeira de carvalho lacada e dourada."]},"ae331064-372e-59a2-9ad1-641a18b7d070":{"name":"*Santuário e Retábulo do Trânsito de São Bernardo*","description":"Fundado em 1153 sobre um terreno delimitado, conquistado aos Mouros e doado a São Bernardo de Claraval pelo Rei D. Afonso Henriques (primeiro rei de Portugal), o Mosteiro Cisterciense de Alcobaça é considerado um dos complexos monásticos medievais em melhor estado de conservação, na Europa, e um bastião da nacionalidade Portuguesa. \n*Santuário:* Integrada na Sacristia Nova, esta Capela de suprema beleza e espiritualidade, “O Espelho do Céu”, segundo Reinaldo dos Santos, começou a ser construída em 1670, durante o abaciado de Frei Constantino Sampaio (1669–1672). \nA sua planta é octogonal e o interior integralmente revestido de talha dourada. Recebe iluminação proveniente de um lanternim, aberto no tecto cupulado. Esta luz, coada e difusa, acentua ainda mais a ambiência feérica e teatral. O políptico barroco de talha dourada e policromada alberga hoje em dia oitenta e nove esculturas-relicário, recolhidas em nichos, distribuídos por seis níveis. \n*Retábulo do Trânsito de São Bernardo:* Grupo escultórico em barro cozido policromado e estofado, representando a morte de São Bernardo, e construído por encomenda do Abade Sebastião de Sottomayor (1675–1678). O grupo pode dividir-se em dois subgrupos, um inferior, de esculturas de vulto perfeito, e um outro, de esculturas em alto-relevo, fixas ao pano de fundo do altar. Ao centro, está São Bernardo, deitado e agonizante. Aos seus pés, encontram-se monges cistercienses. À cabeceira, acham-se o Dom Abade Geral, ajoelhado, e uma teoria de anjos músicos que glorificam a morte previsível. Por cima de São Bernardo e rodeada por anjos músicos e querubins que a adoram, aparece a Virgem, de braços estendidos, recebendo a alma junto a si. As esculturas são de tamanho natural e executadas em tacelos sobrepostos.","short_description":"O Mosteiro de Alcobaça foi construído por S. Bernardo de Claraval num terreno doado por D. Afonso Henriques em 1153 à Ordem de Cister. Sendo um mosteiro poderoso devido a doações régias ao longo dos séculos, contém vários tesouros artísticos, entre os quais o *Santuário* *e o Retábulo do Trânsito de S.* *Bernardo*.","type":"Escultura: Santuário e Retábulo.","holder":"*In situ*","owner":"Mosteiro de Alcobaça.","initial_owner":"Mosteiro de Alcobaça.","location":"Alcobaça, Leiria","place_of_production":"Alcobaça.","method_for_datation":"Evidência histórica e análises estilísticas.","provenance":"Mosteiro de Alcobaça.","obtention":"*In situ*.","bibliography":"Moura, C., *O Limiar do Barroco*, Lisboa, 1986. \nSerrão, V., *História da Arte - O Barroco,* Lisboa, 2003. \nMoura, C., *A Escultura de Alcobaça e a imaginária monástico-conventual (1590 – 1700),* Lisboa, tese de doutoramento, 2007. \nA. V. Remígio, “The Monastery of Saint Mary of Alcobaça. The Conservation-Restoration of the Sanctuary Reliquaries” HTTP: [www.e-conservationline.com/content/view/800/258/#ing1-4](http://www.e-conservationline.com/content/view/800/258/#ing1-4)","workshop":"Monges Barristas de Alcobaça.","copyright":"Direitos de autor fotografias: Instituto de Gestão do Património Arquitectónico e Arquelógico,I.P/DIDA A.F.","author":"Cecília Gil","keywords":["Escultura em terracota; Nossa Senhora da Imaculada Conceição; Ordem de Cister; Contra-Reforma."],"materials":["*Santuário*: estrutura em talha dourada e policromada; esculturas em terracota. *Retábulo do Trânsito de São Bernardo*: terracota."]},"b2ca91ca-c46b-5e08-b073-5f3ded54c993":{"name":"*Custódia da Bemposta*","alternate_name":"Custódia da Capela do Paço da Bemposta","description":"Imponente custódia, em prata dourada e ouro, com a base de secção triangular, assente sobre três volutas e ornamentada com motivos de flores, fitas e cartelas. Apresenta nos três ângulos inferiores da base cabeças de querubins e três figuras em vulto pleno: Fé, Esperança e Caridade. Nos cantos superiores, vêem-se três anjinhos em corpo inteiro, que ostentam motivos eucarísticos e seis cabecinhas de querubins e serafins, também em grupos de três, que se sobrepõem ao longo do nó e da haste, no sentido ascensional. \nAs faces da base estão decoradas com baixos-relevos ovais representando temas relacionados com o Mistério da Eucaristia: a Ceia de Emaús, o cacho de uvas gigante, fruto da Terra Prometida, e Cristo no Horto. \nO ostensório, de formato circular, é circundado por nuvens e um resplendor radiante, com raios irregulares lanceolados, cobertos de pedraria. \nEsta peça majestosa está guarnecida, desde o resplendor até à base, de grande abundância e variedade de pedras preciosas, cujo colorido cria um espectacular efeito decorativo e cromático. \nA peça terá sido, provavelmente, encomendada por D. Pedro III, cônjuge da rainha D. Maria I, dado que, no seu testamento de 1786, contempla seu filho, o futuro D. João VI, com a quinta de Queluz e recomenda-lhe \" *o grande cuidado que deve ter no culto divino q se costuma dar a Deos na capela da Bemposta a qual deicho a preciosa custodia que tenho*\". \nA autoria da peça tem sido tradicionalmente atribuída pelos investigadores a J. F. Ludovice, o ourives-arquitecto do Convento de Mafra, com base na existência de um desenho da custódia existente no Museu, proveniente também do Paço da Bemposta.","short_description":"Majestosa custódia em prata dourada, profusamente enriquecida com pedras preciosas, cujo colorido cria um espectacular efeito cromático. \nO esplendor teatral da época barroca está bem ilustrado no brilho das jóias e na qualidade do cinzel, admiravelmente associados numa combinação ofuscante de metais e pedrarias.","type":"Ourivesaria.","holder":"Museu Nacional de Arte Antiga","initial_owner":"D. Pedro III (1717-1786).","dates":"1740-1780","location":"Lisboa, Lisboa","dimensions":"Altura: 97 cm; largura: 33 cm.","place_of_production":"Lisboa.","method_for_datation":"Em 2000, Nuno Vassalo e Silva veio propor Adão Gottlieb Pollet como autor do referido desenho e da custódia, com base numa análise específica das gemas aplicadas e da sua montagem. A datação da custódia inicialmente proposta, 1740-50, avançaria então para 1775-1780.","provenance":"Capela do Paço da Bemposta.","obtention":"A custódia foi entregue ao Museu Nacional de Arte Antiga pela Academia Nacional de Belas Artes, em 1876.","bibliography":"Couto, J. e Gonçalves, A. M., *A Ourivesaria em Portugal,* Lisboa, 1960. \nSmith, R., The *Art of Portugal - 1500-1800,* Londres, 1960. \nMonterroso Teixeira, J. de., *Triomphe du Barroque,* Europalia 91, Bruxelas, 1991. \nOrey, L., *Cinco Séculos de Joalharia no Museu de Arte Antiga,* Londres, Lisboa, 1995. \nSilva, N. V., \"As Custódias Jóias de Setecentos\" in *Oceanos,* nº 43, Julho – Setembro, 2000.","workshop":"Barroco internacional.","copyright":"Direitos de autor fotografias: Divisão de Documentação Fotográfica/ Instituto dos Museus e da Conservação, I.P.","author":"Leonor d’Orey","keywords":["Custódias; objectos litúrgicos; Eucaristia; Museu Nacional de Arte Antiga."],"materials":["Prata dourada, fundida, incisa e cinzelada; ouro, brilhantes, diamantes, rubis, esmeraldas, safiras, ametistas, topázios, crisoberilos, granadas e quartzos incolores."]},"cbb6bbe3-72b1-5d00-b8a3-fc74f38248d4":{"name":"*Custódia do Sacramento*","description":"Exemplar excepcional da arte barroca do ciclo joanino, a Custódia do Sacramento – também denominada *anjo-custódia* – assume a forma de um anjo-atlante, figura que aparece, por vezes, integrada na parte inferior de algumas estruturas retabulares em talha dourada. Neste caso, o anjo-atlante aparece isento e não se apresenta como um pilar que sustenta o globo terrestre, segurando antes um sol radioso. \nAo mesmo tempo que criava uma certa teatralidade, o sentido decorativo desta obra resplandecente – rodeada pelo fulgor e pelo brilho da talha dourada que enformava o espaço sagrado do retábulo-mor – visava aumentar, de forma emotiva, o fervor devocional dos crentes, com o intuito de os induzir e levar a contemplar a luz da verdade e da beleza divinas. \nSímbolo da Igreja triunfante, esta custódia revela-se uma composição de grande aparato cenográfico, procurando efeitos rebuscados e contrastantes entre linhas dinâmicas e formas volumosas, resultante da conformação entre o elegante trabalho escultórico do anjo – em madeira policromada e dourada –, combinado com o resplendor de prata, a cor e o brilho dos esmaltes e dos vidros do ostensório. \nO anjo, ajoelhado, sustenta um monumental ostensório esférico, liso e polido, envolto por glória de raios recortados. O viril – espaço onde se guarda e expõe a sagrada partícula do corpo de Cristo – apresenta cercadura com símbolos eucarísticos, realçados pela policromia dos esmaltes. Está montado sobre uma placa circular, ornada de oito cabeças aladas em prata dourada. Completam esta decoração motivos de cariz vegetal e vários vidros coloridos formando pequenas flores. \nO trabalho de ourivesaria apresenta o contraste municipal de prata da cidade de Lisboa (L), em uso desde 1690, e a marca incompleta de um ourives da capital, não identificado, com as iniciais LRP – activo entre os finais do século XVII e a primeira metade do século seguinte.","short_description":"Segurando a esfera solar de prata, o anjo-atlante ilumina os crentes reunidos no espaço sagrado da igreja. Esta seria, sem dúvida, uma peça em grande destaque na estrutura de talha dourada do retábulo-mor do antigo Convento do Sacramento de Alcântara, da cidade de Lisboa.","type":"Ourivesaria.","holder":"Museu Nacional Machado de Castro","owner":"Museu Nacional Machado de Castro, Coimbra.","initial_owner":"Convento do Santíssimo Sacramento.","dates":"Século XVIII (1ª metade)","location":"Coimbra, Coimbra","dimensions":"Altura: 222cm; largura: 162cm.","place_of_production":"Lisboa.","method_for_datation":"Apesar da marca de ourives remontar ao começo da sua actividade, no início da década de 1690, este artista lisboeta prosseguirá o seu trabalho ao longo das primeiras décadas do século XVIII. As afinidades técnico-estilísticas do trabalho de escultura e da policromia do anjo-atlante aproximam esta custódia da arte barroca do reinado de D. João V (1707-1750).","provenance":"Convento do Santíssimo Sacramento.","obtention":"A custódia é proveniente do antigo Convento do Santíssimo Sacramento de Alcântara, em Lisboa. Fundada em 1612, esta casa religiosa pertenceu ao ramo feminino da Ordem dos Dominicanos, encerrada após a morte da última freira, decorria o ano de 1897. Alguns anos mais tarde, em 1914, a peça seria transferida para Coimbra, passando a integrar a colecção de ourivesaria do Museu Nacional de Machado de Castro.","bibliography":"Gonçalves, A. N., *Catálogo do Museu Machado de Castro*, Coimbra, 1940, p. 50, cat. 272. \nAlmeida, F. M. de, *Inventário de Marcas de Pratas Portuguesas e Brasileiras. Século XV a 1887*, Lisboa, 1993, p. 78 (L-17A) e p. 149 (L-402A). \nMonterroso Teixeira, J. de, “Custódia do Sacramento” in *The Age of the Baroque in Portugal*, (coord.. J. A. Levenson), New Haven–Londres, 1993, pp. 286–288. \nAlves, F., Ferrão, P., *Alfaias de culto, símbolos de prestígio*, Lisboa, 2005, p. 84.","copyright":"Direitos de autor fotografias: Divisão de Documentação Fotográfica/ Instituto dos Museus e da Conservação, I.P.","author":"Fernanda Alves, Pedro Miguel Ferrão","keywords":["Custódia; barroco; viril; anjo-atlante; trabalho de ourives."],"materials":["Custódia em prata relevada e incisa; esmaltes; vidros. Escultura em madeira de carvalho, dourada e policromada."]},"cd9c5acc-6762-581c-8259-b6b3a0d9e694":{"name":"*Par de tocheiros*","description":"Este par de tocheiros integrava a grandiosa encomenda de alfaias religiosas destinadas à Capela de S. João Baptista. \nSobre uma base triangular em bronze dourado, desenvolve-se uma ornamentação em pirâmide sustentada por titãs, sentados em edículas. Uma cornija, desenvolvendo-se em cúpula, é rematada por concha, de inspiração *rocaille*, com o escudo de D. João V, em cada uma das três faces dos tocheiros. No nicho, abaixo da cúpula, formando edícula, têm assento Doutores da Igreja: São Jerónimo, São Tomás de Aquino, Santo Ambrósio, São Boaventura, Santo Agostinho e São Leão Magno. Uma ornamentação híbrida desenvolve-se com ritmo ascendente, através de volutas, aletas, acrotérios, cimalhas, flores sob a forma de grinaldas, elementos fitomórficos – cardo, louro, acanto –, elementos zoomórficos e conchas, bem como uma diversidade de *putti*, que narram a evolução do gosto estético e decorativo romano, de inspiração barroca e *rocaille*. \nConcebidos e fabricados por Giuseppe Gagliardi, na sua execução colaboraram Fellice Schiffone, metalista; Luciano Celladini, carpinteiro; Agostino Ancidoni, serralheiro e Lorenzo Morelli, prateiro e fundidor. Por morte de Giuseppe Gagliardi, pequenos trabalhos de acabamentos e laminagem foram concluídos por seu filho Leandro (ou Leonardo) Gagliardi, mestre prateiro como o pai.","short_description":"Esplêndido par de tocheiros de prata dourada e bronze dourado da grandiosa encomenda real de alfaias religiosas destinadas à Capela de S. João Baptista.","type":"Ourivesaria.","holder":"Santa Casa de Misericórdia, Lisboa / Museu de São Roque","initial_owner":"Capela de São João Baptista, Igreja de São Roque.","dates":"1749","location":"Lisboa, Lisboa","dimensions":"Altura: 285 cm (cada); peso: 380kg (cada).","place_of_production":"Roma, Itália.","method_for_datation":"Todos os objectos da Capela de S. João Baptista foram executados em Roma por artistas italianos, entre 1743 e 1749.","provenance":"Capela de São João Baptista, Igreja de São Roque.","obtention":"Na sequência da expulsão dos Jesuítas por Pombal, em 1759, tanto a Igreja de S. Roque como os seus bens foram doados, em 1768, à Santa Casa da Misericórdia, que preservou até hoje o património artístico da ordem jesuíta.","bibliography":"Rodrigues, M. J. M., *A Capela de São João Baptista e as suas colecções / The Chapel of Saint John the Baptist and its Collections*, Lisboa, 1989. \nTeixeira, J., “Tocheiro” *O Triunfo do Barroco/ The Age of Baroque* Londres – New Haven, 1993. \nViterbo, F. M. de S., Almeida, R. V. de, *A Capella de S. João Baptista Erecta na Egreja de S. Roque. Fundação da Companhia de Jesus e Hoje Pertencente à Santa Casa da Misericordia*, Lisboa, 1997 (1ª ed. 1900). \nVale, T. L. M., “Da Igreja Combatente à Igreja Triunfante. Espaço e Imagem Religiosa do Concílio de Trento ao Barroco Pleno”, separata de *Brotéria*, Vol. 157, Lisboa, 2003.","workshop":"Barroco internacional.","copyright":"Direitos de autor fotografias: Santa Casa da Misericordia de Lisboa.","author":"Antonio Meira Marques Henriques","keywords":["Barroco romano; Igreja de S. Roque; Capela de S. João Baptista"],"materials":["Prata dourada e bronze dourado."]},"d39f33c7-ab99-570d-9745-2ca9481fd5e0":{"name":"Pia de abluções.","description":"Pia de abluções, oitavada. Interior escavado, com bordo moldurado superior e externamente. Apresenta uma perfuração, posterior. A base está truncada, estando em falta um pedúnculo ou pé. A moldura exterior apresenta decoração de pequenos elementos geométricos (losangos, quadrados e círculos) insculturados. O bordo superior apresenta a todo o perímetro uma inscrição árabe, em grafia cúfica, da qual é possível ler a expressão *al-mulk*, repetida de forma encadeada.","short_description":"A prolongada presença de uma comunidade muçulmana em Lisboa está bem atestada através desta pia de abluções oitavada, esculpida na pedra lioz local. Foi encontrada durante obras de reabilitação, no bairro da mouraria (Lisboa), a cuja mesquita terá pertencido. Data dos séculos VIII-IX AH / XIV-XV AD.","holder":"Museu da Cidade.","dates":"Séculos VIII-IX AH / XIV-XV AD.","location":"Lisboa.","dimensions":"Alt. total, 114 mm; diâm. 223 mm.","method_for_datation":"Datação externa, histórica. A mesquita da Mouraria, à qual se supõe ter pertencido, foi desmantelada nos inícios do século XVI, no reinado de D. Manuel I de Portugal.","method_for_provenance":"Encontrada durante obras de reabilitação urbana, reaproveitada na alvenaria de um dos muros do imóvel da Rua João do Outeiro n.º 67 (Mouraria, Lisboa). O edifício dataria, originalmente, do século XVI.","provenance":"Lisboa.","obtention":"Doada ao Museu.","bibliography":"*Lisboa Subterrânea*, catálogo da exposição, Lisboa, 1994.","linkcatalogs":"IAM_PT_PT_001","author":"Rodrigo Banha da Silva","keywords":["pia de abluções; pedra lióz; grafia cúfica; al-mulk"],"materials":["Pedra lióz."]},"e79d0da8-0e74-53d4-8df3-5ad805dd038d":{"name":"*Coro Alto, Órgãos*","description":"A Igreja de Braga teve, desde antes da fundação da nacionalidade, uma posição de particular relevo na hierarquia da Igreja Católica, nomeadamente durante o período barroco. Com efeito, os prelados bracarenses foram, na sua cidade, os principais promotores da arte barroca. O arcebispo D. Rodrigo de Moura Teles (1704-1728) transformou a Sé de Braga não apenas num espaço de culto harmonioso mas também numa obra de arte que apelava aos sentidos dos crentes. Com a sua morte, ficou o Cabido - corporação de cónegos presentes nas catedrais - encarregado da administração e da gestão dos bens da Diocese. \nNo final da década de 1730, os capitulares bracarenses, para abrilhantar a liturgia, resolveram substituir o antigo cadeiral, de finais do século XVI, que, apesar da sua qualidade artística, se encontrava bastante envelhecido. Em 1737, fecharam contrato com Miguel Francisco da Silva, arquitecto a residir no Porto. \nEste conjunto monumental, executado em madeiras nobres, sobressai pela sua opulência e pela qualidade de execução, onde se evidenciam os ornatos de talha dourada. É constituído por dois níveis de assentos e pela cátedra para o arcebispo. O centro do coro é ocupado por uma majestosa estante de coro, realizada de acordo com o restante programa decorativo do coro alto. \nA importância da música na liturgia não foi descurada pelo Cabido, que também mandou construir os dois órgãos monumentais (1737-1738). Para realizar esta magnífica obra, contratou artistas da maior nomeada. A parte mecânica dos órgãos foi entregue ao mestre organeiro Simon Fontanes, proveniente da Galiza. A decoração das caixas ficou a cargo do entalhador bracarense Marceliano de Araújo. A pintura do tecto, executada na mesma campanha de obras, foi da responsabilidade de Manuel Furtado de Mendonça. Os órgãos da Sé de Braga, incluídos na categoria de órgãos ibéricos, estão instalados em dois balcões sobre a nave central e formam um magnífico conjunto barroco, com uma profusão de ornamentos escultóricos que se anima da base do edifício até ao topo da Catedral.","short_description":"O cadeiral do coro alto e os dois órgãos monumentais são um expressivo exemplo do trabalho desenvolvido pelo atelier nortenho setecentista para corresponder às encomendas de uma clientela que procurava conciliar o esplendor e a dignidade da corte com a vida religiosa.","type":"Mobiliário eclesiástico e escultura.","holder":"Catedral de Braga","owner":"Catedral de Braga.","initial_owner":"Catedral de Braga.","dates":"1730-1739","location":"Braga, Braga","place_of_production":"Braga.","method_for_datation":"Evidência histórica e análise estilística.","provenance":"Catedral de Braga.","obtention":"*In situ*.","bibliography":"Ferreira, J. A., *Fastos Episcopais da Igreja Primacial de Braga (séc. III - séc. XX)*, III, Braga, 1932. \nSmith, C. R., *A Talha em Portugal*, Lisboa, 1963. \nSmith, C. R., *Marceliano de Araújo – Escultor Bracarense*, Porto, 1970 \nAlves, N.M.F., “A actividade de pintores e douradores em Braga nos séculos XVII e XVIII*”*, in *Actas do IX Centenário da Dedicação da Sé de Braga*, vol. II/2, Braga, 1990. \nDoderer, G., *Os Órgãos da Sé Catedral de Braga*, Lisboa, 1992.","workshop":"Porto e atelier do Norte.","author":"Fernanda Barbosa","keywords":["Talha dourada; órgãos."],"materials":["Madeira entalhada e dourada."]},"fafb3812-1969-5e3a-b9d0-22446066efee":{"name":"*Arca - Altar portátil*","description":"Os altares portáteis, em forma de arca, fazem parte do mobiliário religioso, constituindo a expressão da mobilidade portuguesa para as diferentes partes do mundo, a partir do século XVI, com a frequência das grandes viagens marítimas, sobretudo para a Índia e a China. \nEstas viagens envolveram, particularmente, o clero regular e secular, que partiu em missão evangelizadora, e as famílias senhoriais e burguesas, que fizeram parte da governação dos territórios do Império Português ou que partiram em busca de novos mercados comerciais. \nA necessidade de reduzir o volume e o peso da carga a transportar nessas viagens obrigou a que se construísse mobiliário apropriado, de fácil manuseamento e arrumação. \nEste móvel de madeira revestida de couro, pintado de negro e gravado com motivos vegetalistas e pregaria, é exteriormente despojado. A exuberância é revelada após a abertura e a montagem da peça. O revestimento interior, de seda vermelha, é enriquecido com um cordão dourado. O recorte das guarnições que enquadram a tampa apresenta inspiração nos motivos da talha, que floresceu no período de datação desta arca. \nAs alfaias litúrgicas necessárias para a celebração da missa (cálice, crucifixo, píxide, galhetas, patena, campainha) estavam contidas numa gaveta por baixo da mesa de altar, em concavidades recortadas à medida de cada peça. A pedra de ara, indispensável para a celebração da missa, e sobre a qual se colocava o cálice e a hóstia, colocava-se numa concavidade aberta na mesa. \nEm altares como este celebraram-se muitas missas a bordo das naus e também em terras onde não havia lugares de culto apropriados. Em viagem, o sacerdote devia celebrar missa todos os domingos e dias santos, mas a bordo, as missas não tinham consagração, não havendo, por conseguinte, comunhão. Eram, por isso, denominadas “missas secas”. \nO jesuíta António Gouveia, em As *Cartas Ânuas* *da China: 1636, 1643 a 1649,* escritas para o Geral da Companhia de Jesus, em Roma, descreve o ritual nas casas dos portugueses, onde era prática “levantar altar” na maior sala para nele se celebrar missa.","short_description":"Arca-altar portátil, incluída no mobiliário religioso, transportado nas grandes viagens marítimas portuguesas com o objectivo de se poder celebrar a missa, quer a bordo quer em terra.","type":"Mobiliário de viagem.","holder":"Museu do Centro Científico e Cultural de Macau","owner":"Museu do Centro Científico e Cultural de Macau.","dates":"Séculos XVII-XVIII","location":"Lisboa, Lisboa","dimensions":"Aberta: altura: 227 cm; comprimento: 175 cm; profundidade: 96 cm. Fechada: altura: 44 cm; comprimento: 93 cm; profundidade: 54 cm.","place_of_production":"Portugal.","method_for_datation":"Análise estilística.","obtention":"Aquisição.","bibliography":"Rego, A. da S., *Documentos para* *a História das Missões do Padroado Português do Oriente: Índia,* Lisboa, Fundação Oriente, Comissão Nacional para as Comemorações dos Descobrimentos Portugueses, 1991. \n*Fons Vitae,* Pavilhão da Santa Sé na Expo 98, Lisboa, 1998, p. 183. \nGouveia, A. de, *Cartas Ânuas da China: 1636, 1643 a 1649*, Lisboa, 1998, pp. 126, 163, 252, 254. \n*Cartas Ânuas do Colégio de Macau 1594–1627,* org. de João Paulo Oliveira e Costa, Fundação Macau, 1999. \n*Guia do Museu do Centro Científico e Cultural de Macau*, Lisboa, 1999.","author":"Maria Manuela d'Oliveira Martins","keywords":["Mobiliário religioso de viagem."],"materials":["Couro, madeira, pregaria; óleo sobre tela, seda, cordão de algodão dourado."]}}
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{"63d7eb6d-8326-5395-9279-d48a47c2abba":{"name":"Tunç Mihrap Şamdanları.","description":"Yuvarlak kaideli çan biçimli gövdelidir. Bilezikli silindirik boyunlu ve mumluğu geniş çanaklıdır. Şamdan gövdesinin alt ve üst kenarını çeviren içi palmetli yürek biçimli madalyonlardan oluşan bordür, boynun alt kenarında da tekrarlanmıştır. Boyun bileziği üzerinde kabartma iri yapraklar yer alır. Boyun zemini, içleri cepheden ve profilden hatayi motifli, dilimli baklava şekilleri ile süslenmiştir. Mumluğu, geçmeli kartuşlar içinde yer alan yazı kitabeleri çevirir. Farsça yazılı kitabede, şamdanın ışığı üzerine övücü bir şiir, Arapça kitabede “Sultan Bayezid beladan uzak olsun” denilmekte ve Osmanlıca kitabede Edirne Bayezid Camii için yapılmış olduğu belirtilmektedir. Gövde ortasını, zemini kıvrım dal ve hatayi bezemeli enli süslü yazı frizi dolanır. Motifler altın yaldızlıdır. üzerindeki kitabeye göre Sultan II. Bayezid'in Edirne'de yaptırdığı cami için hazırlanan şamdanlar Memluk şamdan formunun etkilerini taşımaktadır.","short_description":"Osmanlı sultanları, inşa ettirdikleri camilerin büyük ve loş mekânlarını aydınlatmak için mihrabın iki yanına yerleştirilen şamdanların da siparişlerini verirlerdi. II. Bayezid adına, Edirne'deki camisi için yaptırılan şamdanların üzerinde, sultana iyi dilek kitabeleri yer almaktadır.","holder":"Türk ve İslam Eserleri Müzesi.","initial_owner":"Sultan II. Bayezid (H 886-918 / M 1481-1512).","dates":"H. 894 / M. 1488 civarı.","location":"Sultanahmet, İstanbul","dimensions":"Yük: 89 cm, alt çapı: 73 cm.","method_for_datation":"Eserin üzerinde adı geçen Edirne II. Bayezid Camii 894 / 1488 yılında tamamlanmıştır. Dolayısıyla eserin de bu sıralarda yapılmış olması gerekir.","obtention":"Edirne Selimiye Camii'nden 8 Aralık 1911 tarihinde getirilmiştir.","bibliography":"ölçer, N. vd, *Türk ve İslam Eserleri Müzesi,* İstanbul, 2002, 247 \n \nRoxborough, J.D. *Turks, Journey of a Thousand Years, 600-1600*, London 2005, 441-442.","dynasty":"Osmanlı Dönemi","linkcatalogs":"IAM_TR_TR_001","author":"Alev Özay","keywords":["Mihrap","Şamdan"],"materials":["Tunç şamdanlar kazıma tekniği ve altın yaldızla süslenmiştir."]},"e9f4c38d-048f-5665-96a4-f4e9444dc22f":{"name":"Saf Seccade.","description":"Türk ve İslam Eserleri Müzesi koleksiyonunda 9. / 15. yüzyıldan günümüze ulaşabilen erken tarihli üç saf seccadeden biridir. Camilerde Müslümanların düzgün birer saf halinde namaz kılabilmesi için her kişiye ayrı bir alan yaratan mihrap nişleri halinde düzenlenmiştir. Asıl boyutları bilinmeyen seccade günümüze fragman halinde ulaşmıştır. Seccadenin zemini beyaz (krem) renklidir. Lacivert renkli bordürlerin çevrelediği bölümler içinde ikisi yeşil, üçü koyu mavi toplam beş mihrap nişi yer alır. Seccadenin mihrap tasarımında 7. / 13. yüzyıla tarihlenen Anadolu Selçuklu Dönemi Konya halılarının kufi desenli anıtsal bordürlerinin etkisi görülür. Mihrap nişlerinin alınlığına birer stilize koçbaşı motifi ile mihrap köşeliklerine içleri lacivert damalı kırmızı sarkıtlı köşebentler yerleştirilmiştir. Her bir mihrapta biri ortada, ikisi yanlarda olmak üzere aşağı doğru sarkıtılmış üç kandil motifi yer alır. Mihrap nişlerinin dört tanesinin alt bölümünde yer alan baklava motifleri, dört tarafa yönelmiş ok ucuna benzer motiflerle bezelidir. Buna karşılık orta nişin alt bölümünde yer alan baklava motifi, adeta seccadenin merkezini belirleyen simetri unsuru olarak yalın halde verilmiştir. \n \nKırmızı zemin üzerinde mavi renkte dizilmiş çifte koçbaşını andıran desen ana bordürü oluştururken, aynı zamanda safları birbirinden ayırıcı özelliktedir. \n \nAna bordürü çevreleyen sarı zeminli ince bordür üzerindeki motifler sarı ve mavi renkli rozetlerden oluşan bir zincir örgüsü görünümündedir. Selçuklu geleneğini devam ettiren özellikle kufi yazı karakterindeki ok ucuna benzer geometrik köşeli motifler, kandiller sekiz köşeli yıldız motifleri daha sonraki Osmanlı seccadelerine geçişi hazırlamıştır.","short_description":"Osmanlı sanatında bilinen en erken tarihli saf seccadeler, 9. / 15. yüzyıla tarihlenmektedir. Camide namaz kılan cemaatin düzgün bir saf oluşturması amacıyla üretilmişlerdir. Bu dönem seccadeleri, geometrik kompozisyonları ve kufi hatlı bordürleriyle klasik Osmanlı seccadelerine geçişi sağlamışlardır.","holder":"Türk ve İslam Eserleri Müzesi","dates":"H. 9. / M. 15. yüzyıl.","location":"Sultanahmet, İstanbul","dimensions":"430 x 133 cm.","method_for_datation":"Hem kök boya üzerinde yapılan kimyasal analiz hem de halı üzerinde yer alan motif ve kompozisyon 9. / 15. yüzyıl özelliklerini taşımaktadır.","method_for_provenance":"Eskişehir-Sivrihisar yöresinde halıcılık yaygın değildir. Ayrıca bu dönemde Konya'nın en önemli üretim merkezi olması ve örneğimizin Selçuklu geleneğini sürdürmesi nedeniyle Konya yöresinde dokunduğu düşünülebilir.","provenance":"İç Anadolu Bölgesi.","obtention":"Yurt çapında yaygınlaşan hırsızlık ve yağmayı önlemek amacı ile başlatılan eser toplama çalışmaları sonucu Şeyh Baba Yusuf Camii'nden 1911 yılında getirilmiştir. Adı geçen cami, Anadolu'da ilk büyük Türkmen yerleşim yerlerinden olan Sivrihisar'da 1498'de yaptırılmıştır. Şeyh Baba Yusuf (ö.918 / 1512) 15. yüzyılda Sufiliğin Bayramiye kolunun kurucusu Hacı Bayram Veli'nin (753-834 / 1352-1430) selefi olan din bilginidir.","bibliography":"Aslanapa, O. *Türk Halı Sanatının Bin Yılı*, İstanbul 1987, s.163, Lev. 115 \n \nölçer, N. vd, *Turkish Carpets of 13th-18th Centuries*, İstanbul 1996, s.158-159. \n \nölçer, N. vd, *Türk ve İslam Eserleri Müzesi*, İstanbul 2002, s.168.","dynasty":"Erken Osmanlı Dönemi","linkcatalogs":"IAM_TR_TR_001","author":"Gönül Tekeli","keywords":["Gördes","saf seccade","seccade","Şeyh Yusuf Baba","Sivrihisar"],"materials":["Yüne yün, Türk (Gördes) düğümü."]},"febb9b50-5023-54dc-aba9-74d232d247aa":{"name":"Damsaköy Taşkınpaşa Camii’nin Mihrabı.","description":"Ceviz ağacından yapılmış mihrapta yer alan geometrik ve bitkisel motifler ile yazılardan oluşan süslemeler, yuvarlak yüzeyli derin oyma, çift katlı oyma ve eğrikesim teknikleri kullanılarak meydana getirilmiştir. Mükemmel bir işçiliğin sergilendiği mihrapta, iki geniş bordür, mihrap nişini çevrelemektedir. En dıştaki bordür, zeminden 68 cm yüksekliğe kadar, palmet ve rumilerden oluşan bitkisel bir kompozisyonla bezenmiştir. İkinci bordür ise yaklaşık 100 cm yüksekliğe kadar geometrik bir ağ ile kaplanmıştır. İki bordürün süslemesi, bu yüksekliklerden itibaren Kur'an ayetleri (X: 255, LIX: 20-23, XLVI: 31) içeren yazı şeritleri ile devam ettirilmiştir. \n \nDilimli mihrap nişini çeşitli genişliklerde, palmet ve rumi motiflerinin kullanılmasıyla oluşturulan bitkisel bezemeli ince bordürler çevrelemektedir. Kavsara kemerinin şekli ve iç kısmının boş olması, bu kesimde bir onarım olduğunu düşündürmektedir. Yarım daire profilli mihrap nişinin içi de girift bitkisel bir kompozisyonla bezenmiştir. \n \nMihrap nişinin kemer köşeliklerinde yuvarlak madalyonlar yer almaktadır. İçlerinde yazı şeritleri bulunan bu madalyonların çevrelerinde, ajur tekniği kullanılmış gibi bir etki bırakan, derin oymalı bitkisel motifler bulunmaktadır. Bu madalyonlardan sağdakinin ortasında “Allah” kelimesinin etrafında, Kur'an'dan LIX: 22; sol levhada ise, ortada “Muhammed” kelimesinin etrafında LIX: 23. ayetten alıntı yer almaktadır. \n \nMihrap nişinin üst kesiminde yer alan büyük dikdörtgen panonun içerisi, 12 kollu yıldızlardan gelişen geometrik bir ağ ile kaplanmıştır. Mihrabın tepeliği yoktur. \n \nAnadolu dışında yer alan ve çeşitli dönemlere tarihlenen, Kahire'deki El-Ezher Camii (360-362 / 970-972) ile Seyide Nefise Camii (532-33 / 1138-1145), Batı Türkistan'daki İskodar Camii (5.-6. / 11-12. yy) ve Halep'deki Halaviye Medresesi (6. / 12. yy sonu, 7. / 13. yy başı) gibi bazı yapıların ahşap mihrapları bulunmakla birlikte; Damsaköy Taşkınpaşa Camii'nin mihrabı, Anadolu'da ahşap malzemeyle yapılmış tek örnek olarak ayrıcalıklı bir yere sahiptir.","short_description":"Anadolu'da ahşap malzemeyle yapılmış tek örnek olarak ayrıcalıklı bir yere sahip olan Damsaköy Taşkınpaşa Camii'nin mihrabı, süslemelerinde kullanılan geometrik, bitkisel ve yazı karakterli desenleriyle, mükemmel bir işçiliğin özgün bir örneğini sergilemektedir.","holder":"Ankara Etnografya Müzesi.","dates":"H. 654-842 / M. 1256-1438.","location":"Ulus, Ankara","dimensions":"Yük: 350 cm. En: 203 cm.","method_for_datation":"Damsaköy Taşkınpaşa Camii'nin inşa kitabesi yoktur. 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Bu süsleme programı, ahşaptan yapılmış Damsaköy Taşkınpaşa Camii'nin mihrabında da uygulanmıştır.","method_for_provenance":"Mihrabın yapıldığı yer tam olarak bilinmemekle birlikte; gerek üslup özellikleri, gerekse kullanılan motiflerin karakteri yerli (Anadolu) üretim olduğunu göstermektedir.","provenance":"Anadolu.","obtention":"Ahşap mihrap, Kayseri Müzesi'nin 14 Eylül 1938 tarih ve 113 sayılı kararı ile 23 Eylül 1940 yılında Ankara Etnografya Müzesi'ne getirilmiştir.","bibliography":"Bakırer, ö. *Onüç ve Ondördüncü Yüzyıllarda Anadolu Mihrapları,* Ankara, 1976. \n \nBakırer, ö. “ürgüp'ün Damsa Köyü'ndeki Taşkın Paşa Camii'nin Ahşap Mihrabı”, *Türk Tarih Kurumu Belleteni*, S.139 (1971), s.367-382. \n \nöney G. “Anadolu Selçuklu ve Beylikler Devri Ahşap Teknikleri”, *Sanat Tarihi Yıllığı*, S.III, İstanbul, 1969-1970, s.135-171.","dynasty":"Karamanoğulları Dönemi","author":"Sevinç Gök Gürhan","keywords":["ahşap","Ahşap mihrap","Bitkisel bezeme","Eğrikesim tekniği","Geometrik bezeme","Karamanoğulları","Mihrap","Yazı"],"materials":["Ahşap mihrap, ceviz ağacı kullanılarak yapılmıştır. 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