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Nella determinazione dell'anno dell'Egira non si conservano le centinaia: in base alla coincidenza tra il lunedì e il giorno 8 del mese, l'Amari propone di integrare [seicento] quindici, il che porterebbe la data al 1219; il Répertoire invece propone di integrare [cinquecento] quindici, con relativa datazione al 1122, che, per lo stile dei caratteri cufici, sembra più giustificata.","short_description":"La particolare tipologia “a colonnetta” di questa stele ne determina l'appartenenza ad un ambito geografico ben preciso: l'Italia del sud. 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XXXIX, Palermo, 1971, 238 \n \nRépertoire chronologique d'épigraphie arabe, VIII, 128 \n \nScerrato, U., Gli Arabi in Italia, Milano, 1979, fig. 262","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","author":"Paolo Barresi","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["calligrafia","caratteri cufici","iscrizione funeraria","pietra tombale","stele funeraria"],"materials":["marmo, iscrizione a rilievo."]},"4c518f24-dd50-56f7-938f-b9da7af20ca4":{"name":"Cippo funebre","short_description":"In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso. Dio testimonia \nche non c'è dio all'infuori di Lui e con Lui gli Angeli… \nè scolpito in bassorilievo sulle due facce lunghe del cippo funebre che si trovava non lontano dal famoso minareto del sovrano ghaznavide Bahram Shah. Dopo la *bismillah* segue nell’epitaffio solo un versetto del Corano (sura *Al ‘Imran*, 18) che viene troncato nel bel mezzo della parola che significa *angeli*. \nUn certo numero di cippi funebri di epoca ghaznavide, ghuride e timuride è stato documentato dalla Missione Archeologica Italiana a Nord, Est e Ovest della cittadella di Ghazni. Quelli d’epoca ghaznavide come il presente sono composti di un basso piedistallo, di elementi intermedi che si rastremano verso l’alto e che presentano l’epitaffio spesso entro una sorta di cornice, e di una cresta di coronamento anch’esso spesso provvisto di iscrizioni. I cippi sono in marmo bianco ricavato dalla cava locale di Ghazni. \nIl repertorio delle iscrizioni funebri ghaznavidi può comprendere la *bismillah*, la *shahada* (la professione della fede), il nome del defunto con la sua genealogia e i suoi titoli, la data del trapasso inoltre qualche versetto del corano e invocazioni per il morto. La lingua usata è per lo più l’arabo, comunque anche il persiano è stato impiegato come anche una combinazione delle due lingue. Il ductus in cui sono scritti gli epitaffi varia. Nel cippo presente troviamo un bel *cufico fiorito* cioè le sue lettere angolari presentano terminali biforcati, foglie, viticci e racemi; un tipo di scrittura che si diffonde a Ghazni dall’inizio del XII secolo. \nI cippi sepolcrali di Ghazni costituiscono una classe particolare di opere d’arte islamica. Ci si è pensato che fanno parte del retaggio turco dei Ghaznavidi introdotto proprio da loro a Ghazni. Ma riscontri più antichi si trovavano a Siraf (città porto alla costa occidentale dell’Iran) dove questi cippi funebri sono datati già per la seconda metà del X secolo. Altri si trovano in Anatolia, \nal-Bahrayn, India e Pakistan.","holder":"Museo delle Civiltà/Museo d’arte orientale „Giuseppe Tucci“","dates":"XII sec.","location":"Roma","dimensions":"Lunghezza 70cm, larghezza 12cm, altezza 31cm","method_for_datation":"Attribuzione paleografica","provenance":"Ghazni/Afghanistan, cimitero","obtention":"Deposito IsIAO, affidato dal Governo dell‘Afghanistan","bibliography":"Giunta, R., *Les inscriptions funéraires de Ġaznī (IVe-IXe/Xe-XVe siècles)*, Napoli: University of Naples, 2003: 169-70, tav. LII e sommario 447-9. \nWhitehouse, D., “Excavations at Sīrāf. First Interim Report”, *Iran. Journal of the British Institute of Persian Studies*, VI (1968): 1f., 20, tavv. VIII d-f. \nWhitehouse, D., “Siraf: an Islamic city and its role in art”, *Storia della città. Rivista internazionale di storia urbana e territoriale*, 7 (1978): 55-7.","dynasty":"Ghaznavide","author":"Michael Jung","materials":["Marmo, bassorilievo scolpito"]},"7de98467-e66b-579d-84aa-f524350d908b":{"name":"lastra rettangolare con iscrizione funeraria araba in caratteri cufici.","description":"lastra di marmo rettangolare, mutila in basso, decorata con una cornice rettangolare a listello, e con un arco a ferro di cavallo (mânfukh) che chiude in alto il campo epigrafico. Lo spazio tra l'estradosso dell'arco e l'incorniciatura rettangolare è riempito da due elementi decorativi simmetrici: un fiorone a tre petali con elemento centrale a forma di mandorla, e volute laterali, avvolto da uno stelo con andamento cuoriforme, dalla cui base emergono due viticci che si insinuano all'interno dello spazio di risulta. Per i caratteri cufici, risulta caratteristica la presenza del motivo trifoliato che collega i due lam del nome sacro. Il motivo a palmetta circondato da stelo cuoriforme trova confronti nelle decorazioni delle stele funerarie di XI secolo a Kairouan. Il testo dell'iscrizione è il seguente (traduzione di M. Amari): “Nel nome di Dio misericordioso e clemente. Benedica Dio il profeta Maometto e la sua stirpe e dia loro pace. Dì: questo è annuncio grave, da cui voi rifuggite. Allora chi sarà allontanato dal fuoco e introdotto nel Paradiso, sarà salvo. La vita di quaggiù non è che merce d'inganno. Questo è il sepolcro di 'Abd al-Karîm ibn Sulaiman, l'Ascetico, che Dio abbia misericordia di lui; il quale è morto il giorno di sabato, undici [---] dell'anno quattrocentosettantaquattro”. La data, non del tutto conservata, è ricostruita da Amari in base alla coincidenza del giorno di sabato con l'11 del mese, che si verificò, nell'anno 474, nei mesi di rabi' secondo e di ramadan: dunque, il 18 settembre 1081 o il 12 febbraio 1082.","short_description":"La stele presenta un'iscrizioni entro un arco, che rievoca la nicchia di un *mihrâb* perrichiamare l'idea della morte come *passaggio*, e della sepoltura come *rito di passaggio*. Tradizionalmente, le stele sepolcrali contengono formule tipiche tratte dal Corano insieme alla celebrazione delle virtù e della devozione del defunto.","holder":"Museo Regionale Agostino Pepoli","owner":"collezione G.M. Di Ferro, Trapani (1830 circa).","dates":"474/1081-1082.","location":"Trapani, Sicilia","dimensions":"altezza cm 43, larghezza cm 35, spessore cm 3,8.","method_for_datation":"l'anno è precisato nel testo dell'iscrizione.","method_for_provenance":"la stele apparteneva ad una collezione privata trapanese dell'800: forse viene da Trapani, in quanto presenta caratteri morfologici e decorativi simili a quelli della stele inv. 119/ 419, dalla stessa collezione, che si ritiene provenga anch'essa da Trapani.","provenance":"ignota (probabilmente Trapani).","obtention":"trasferimento dalla Biblioteca Fardelliana di Trapani.","bibliography":"Amari, M., Epigrafi arabiche di Sicilia. II. Iscrizioni funerarie, Palermo, 1879, I, n. XII, 226, tav. I, fig. 4 \n \nAmari, M., Le epigrafi arabiche di Sicilia, a cura di F. Gabrieli, Palermo, 1971, 173 \n \nRépertoire chronologique d'épigraphie arabe, VII, 212 \n \nScerrato, U., Gli Arabi in Italia, Milano, 1979, fig. 257","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","author":"Paolo Barresi","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["calligrafia","caratteri cufici","iscrizione funeraria","pietra tombale","stele funeraria"],"materials":["marmo, iscrizione a rilievo."]},"860d6075-446b-59d0-b5ca-2a22791db54f":{"name":"lastra di marmo rettangolare con iscrizione funeraria araba in caratteri cufici.","description":"lastra di marmo rettangolare, quasi integra, lievemente danneggiata nella parte superiore; è decorata con una cornice rettangolare a listello, e con un arco a ferro di cavallo (mânfukh) che corona il campo epigrafico, e che richiama la nicchia del mihrâb. I due spazi tra l'estradosso dell'arco e gli angoli superiori della cornice rettangolare sono occupati da un elemento decorativo che si ripete simmetricamente: uno spesso tralcio vegetale che si attorciglia in una voluta verso l'alto riempiendo l'angolo, mentre un'altra voluta si arrotola verso il basso insinuandosi all'interno dello spazio di risulta. Per i caratteri cufici, risulta caratteristica la presenza di circoletti riempitivi e la forma piena delle lettere. Il motivo di riempimento a volute trova confronti nelle decorazioni delle stele funerarie di V/XI secolo a Kairouan. Il testo dell'iscrizione è il seguente (traduzione di M. Amari): “Nel nome di Dio misericordioso e clemente. Benedica Dio il profeta Maometto e la sua stirpe e dia loro pace. Ogni anima dovrà assaporare la morte. Voi non conseguirete i guiderdoni che il dì della risurrezione. Allora chi sarà allontanato dal fuoco e introdotto nel Paradiso, sarà salvo. La vita di quaggiù non è che merce d'inganno. Questo è il sepolcro di Sidât al-Ahl, figlia di 'Abd al-Azîz, il Cambiatore, del popolo di Mazara; la quale è morta di venerdì, del mese di rabi' primo, dell'anno quattrocentosettantaquattro”. Questa stele, assieme alla stele inv. 127/ 427 che le assomiglia, proveniva da una nota collezione privata trapanese degli inizi dell'800, quella di G.M. Di Ferro","short_description":"La stele era posta sul sepolcro di una donna. L'arco che figura sulla stele, e che contiene l'iscrizione, richiama idealmente la nicchia di un *mihrâb* che rievoca l'idea di *passaggio* alla vita ultraterrena, qualificando il rito di sepoltura come *rito di passaggio*.","holder":"Museo Regionale Agostino Pepoli","initial_owner":"collezione G.M. Di Ferro, Trapani (1830 circa).","dates":"474/1081.","location":"Trapani, Sicilia","dimensions":"altezza cm 46, larghezza cm 32, spessore cm 6,3.","method_for_datation":"l'anno è precisato nel testo dell'iscrizione; anche lo stile dei caratteri cufici riporta alla fine dell'XI secolo.","method_for_provenance":"Il fatto che il padre della defunta sia definito cittadino di Mazara, ha permesso all'Amari di ipotizzare che la famiglia si sarebbe rifugiata a Trapani dopo la conquista normanna di Mazara, nel 1072: la stele, confluita in una collezione privata di Trapani, sarebbe allora di certa provenienza trapanese.","provenance":"ignota (probabilmente Trapani).","obtention":"trasferimento dalla Biblioteca Fardelliana di Trapani.","bibliography":"Amari, M., Epigrafi arabiche di Sicilia. II. Iscrizioni funerarie, Palermo, 1879, I, n. XI, 224, tav. I, fig. 3 \n \nAmari, M., Le epigrafi arabiche di Sicilia (a cura di F. Gabrieli), Palermo, 1971, 171-172 \n \nRépertoire chronologique d'épigraphie arabe, VII, 211","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","author":"Paolo Barresi","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["calligrafia","caratteri cufici","iscrizione funeraria","pietra tombale","stele funeraria"],"materials":["marmo, iscrizione a rilievo."]},"982741b5-3e8b-59ac-988e-567fb8f0a6fa":{"name":"Monumento a Luigi Ferdinando Marsili","description":"Il momumento al generale Luigi Ferdinando Marsili fu commissionato dall'Istituto delle Scienze di Bologna nel 1733, tre anni dopo la sua morte, per ricordare uno dei principali fondatori. Il monumento è posto nel braccio destro del transetto della chiesa di S. Domenico a Bologna, ristrutturata pochi anni prima dall'architetto Dotti. E' realizzato in un materiale povero, lo stucco, un insieme di polvere di marmo e sabbia da cui gli scultori bolognesi di età barocca ricavarono veri capolavori per chiese e palazzi nobiliari. Dalle pareti della chiesa pende un'ampia e ricca cortina che ricopre gli oggeetti un tempo amati dal generale (libri, armi, strumenti artistici). La parte superiore è occupata dalla snella figura della Fama, che tiene in mano la tromba e un medaglione ovale contenente il ritratto di profilo di Marsili. Sotto la lapide posta diagonalmente, con la sua iscrizione latina, si agita il Tempo, rappresentato come un vecchio con la falce. Il tema barocco della Fama che sconfigge il Tempo è perfettamente rappresentato.","short_description":"Questo monumento esprime davvero lo spirito barocco nel suo uso delle allegorie, nell'impiego di numerose diagonali che attraversano la composizione e nel movimento dinamico trasmesso dallo scultore al drappo scolpito.","type":"Scultura, Stucco","holder":"S. Domenico","dates":"1733","location":"Bologna","place_of_production":"Bologna","method_for_datation":"Documenti storici e iscrizione latina.","obtention":"Fatto in origine per la chiesa.","bibliography":"Macchiavelli, A. *Della origine e progressi della pittura, scultura e architettura, e dei singolari vantaggi che le medesime tre bell'arti hanno alla medesima città di Bologna recato*, Bologna, 1735, p. 47 . \nZanotti, G. P. *Storia dell'Accademia Clementina*, Bologna, 1739, II, p. 250. \nRiccomini, E., “Sculture del Settecento a Bologna: Angelo Piò ed altri problemi”, *Arte Antica e Moderna:* 21, 1963, pp. 54-55. \nRiccòmini, E. *Scultura Bolognese del Settecento* (exhibition catalogue) (ed. E. Riccomini), Bologna, 1965, p. 79, p. 86, p. 87. \nRiccomini, E., *Vaghezza e Furore*, Bologna, 1977, pp. 55-56.","workshop":"Barocchetto bolognese","artist_birthdate":"1690","artist_birthplace":"Bologna","artist_deathdate":"1770","artist_deathplace":"Bologna","copy_editor":"Antonella Mampieri","keywords":["allegoria","Fama","Illuminismo","Luigi Ferdinando Marsili","monumento","Personificazione","scienza","Scultura barocca","Stucco","Tempo"],"materials":["Stucco"]},"bc2161f5-c0b4-5ed5-b8ea-778bc223c81c":{"name":"Iscrizione quadrilingue.","description":"lapide marmorea quadrilingue, esagonale, ripartita in cinque riquadri, di cui quello centrale reca, inscritta entro un cerchio, una croce greca realizzata con intarsi lapidei policromi, e le iniziali IC XC NI KA, \"Gesù Cristo vince\". Sopra la croce si trova l'iscrizione in ebraico, sul lato inferiore quella araba, a sinistra l'iscrizione latina, a destra la greca. Le iscrizioni fanno riferimento alla morte di Anna, madre di Grisanto, prete del sovrano normanno Ruggero, morta nel 1148 e sepolta nella jâmi maggiore (poi Cattedrale di Palermo), e da lì fatta traslare dal figlio nella chiesa di San Michele Arcangelo, nella cappella detta di Sant'Anna, fatta costruire da Grisanto nel 1149. Le date presenti nelle quattro versioni sono, ciascuna con il computo del proprio calendario, corrispondenti al 1148 latino: 4904 ebraico, 6658 greco, 543 arabo. Nel museo della Zisa esiste un'altra lapide, ma in tre lingue (è escluso l'ebraico), che commemora la morte di Drogo, padre del prete Grisanto, anch'egli sepolto nella cappella di sant'Anna, nel 1153. L'iscrizione proviene dalla chiesa di San Michele Arcangelo, nelle vicinanze della Casa Professa dei Gesuiti, che conservava molte iscrizioni, anche latine, oggi adibita a magazzino della Biblioteca Comunale.","short_description":"La lapide, in quattro lingue, commemora la morte di Anna, madre di Grisanto, prete del sovrano normanno Ruggero. Le date presenti nelle quattro versioni, ciascuna con il computo del proprio calendario, corrispondono tutte alla data latina del 1148.","holder":"Museo della Zisa","dates":"1149.","location":"Palermo, Sicilia","dimensions":"altezza cm 33, larghezza cm 40.","method_for_datation":"data riportata sull'epigrafe.","method_for_provenance":"documenti storici.","provenance":"Palermo, chiesa di San Michele Arcangelo (de Indulciis).","obtention":"Deposito, proveniente dal Regio Museo di Palermo.","bibliography":"Amari, M., Le epigrafi arabiche di Sicilia, Epigrafi sepolcrali, a cura di F. Gabrieli, Palermo, 1971 \n \nBucaria, N.-Luzzati, M.- Tarantino A., a cura di, Ebrei e Sicilia, Palermo, 2002, 169 \n \nDi Marzo – Ferro, G., Guida istruttiva per Palermo e suoi dintorni, Palermo, 1857 \n \nMorso, S., Descrizione di Palermo antico ricavata sugli autori sincroni e i monumenti del tempo, Palermo, 1827 \n \nScerrato, U., “Arte islamica in Italia”, in F. Gabrieli – U. Scerrato, Gli Arabi in Italia, Milano, 1979, 302 e fig. 173 \n \nL'età normanna e sveva in Sicilia, Palermo, 1994, 146-147","dynasty":"Dinastia normanna","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","author":"Rita Bernini","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["architettura siculo - normanna","calligrafia","iscrizione funeraria","pietra tombale","scrittura ebraica","scrittura greca","stele funeraria"],"materials":["marmo con decorazioni a tessere musive marmoree e di pietre dure."]},"e78c6ccf-a931-5f61-a53f-9a33b0ed0065":{"name":"Stele sepolcrale.","description":"La stele ha una base sagomata decorata da un elegante fregion a volute vegetali, secondo uno stile ben esemplificato dalla steli funerarie di Palermo. È mutila su entrambi i bordi. La scrittura araba è in caratteri cufici allungati, secondo lo stile fatimide. Recita, secondo la lettura di Michele Amari: “Nel nome del dio pietoso ……… dia pace. Ogni anima dovrà assaporare le proprie competenze, perché il giorno della resurrezione (allora) chi sarà tratto lontano dal fuoco, e introdotto nel paradiso, costui sarà salvo. La vita di quaggiù // …inganno. La potenza ………… Profeta. Questa è la tomba di Ayyûb (figlio di ……) Mukhallaf, il gualchieraio, il quale morì di sabato, nella prima decade di rajab nell'anno cinquecentodiciassette (25 agosto a 3 settembre 1123) Che abbia misericordia di lui Iddio”. L'attività tessile era molto diffusa in Sicilia, come attesta un'altra iscrizione del 462/1072, sempre conservata nella Galleria regionale della Sicilia (n. inv. Elenco san Giovanni 61), nella quale si cita Ibrahim, tessitore di dibag, ovvero panni di seta.","short_description":"Tomba con iscrizioni cufiche; tombe e stele contengono spesso formule tratte dal Corano, a volte insieme all'enunciazione delle virtù dell'estinto. In questo caso, vi è un riferimento al mestiere del defunto, il tessitore, a riprova della vitalità delle arti tessili esercitate dalle maestranze musulmane nella Sicilia dell'epoca.","holder":"Galleria Regionale della Sicilia, Palazzo Abatellis","dates":"1123","location":"Palermo, Sicilia","dimensions":"larghezza cm 171, altezza cm 19, spessore cm 27.","method_for_datation":"datazione riportata nell'iscrizione.","method_for_provenance":"bibliografia.","obtention":"deposito presso il Regio Museo di Palermo.","bibliography":"Amari, M., Le epigrafi arabiche di Sicilia, Iscrizioni edili, ried. a cura di F. Gabrieli, Palermo, 1971, n. XXII, 190-191 \n \nDelogu, R., La Galleria Nazionale della Sicilia, Roma, 1977, 58 \n \nScerrato, U., “Arte islamica in Italia”, in F. Gabrieli – U. Scerrato, Gli Arabi in Italia, Milano, 1979, 301 e fig. 166;","dynasty":"Dinastia normanna","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","author":"Rita Bernini","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["architettura arabo - normanna","calligrafia","pietra tombale","stele sepolcrale"],"materials":["pietra incisa."]}}
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Il prototipo può essere rintracciato in Egitto, in esemplari del X secolo.","holder":"Museo Regionale Agostino Pepoli","initial_owner":"conte Francesco Hernandez, Erice (1830 circa).","dates":"515/1122.","location":"Trapani, Sicilia","dimensions":"altezza cm 31, diametro cm 13.","method_for_datation":"l'anno è precisato nel testo dell'iscrizione, confermata dallo stile dei caratteri cufici.","method_for_provenance":"non se ne conosce con certezza la provenienza, ma apparteneva alla collezione del conte Hernandez, formatasi in gran parte con reperti dal territorio ericino.","provenance":"ignota (probabilmente Erice).","obtention":"acquisto del museo nel 1921.","bibliography":"Amari, M., Epigrafi arabiche di Sicilia. II. Iscrizioni funerarie, a cura di F. Gabrieli, n. XXXIX, Palermo, 1971, 238 \n \nRépertoire chronologique d'épigraphie arabe, VIII, 128 \n \nScerrato, U., Gli Arabi in Italia, Milano, 1979, fig. 262","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","author":"Paolo Barresi","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["stele funeraria; caratteri cufici; calligrafia; iscrizione funeraria; pietra tombale"],"materials":["marmo, iscrizione a rilievo."]},"4c518f24-dd50-56f7-938f-b9da7af20ca4":{"name":"Cippo funebre","short_description":"In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso. Dio testimonia \nche non c'è dio all'infuori di Lui e con Lui gli Angeli… \nè scolpito in bassorilievo sulle due facce lunghe del cippo funebre che si trovava non lontano dal famoso minareto del sovrano ghaznavide Bahram Shah. Dopo la *bismillah* segue nell’epitaffio solo un versetto del Corano (sura *Al ‘Imran*, 18) che viene troncato nel bel mezzo della parola che significa *angeli*. \nUn certo numero di cippi funebri di epoca ghaznavide, ghuride e timuride è stato documentato dalla Missione Archeologica Italiana a Nord, Est e Ovest della cittadella di Ghazni. Quelli d’epoca ghaznavide come il presente sono composti di un basso piedistallo, di elementi intermedi che si rastremano verso l’alto e che presentano l’epitaffio spesso entro una sorta di cornice, e di una cresta di coronamento anch’esso spesso provvisto di iscrizioni. I cippi sono in marmo bianco ricavato dalla cava locale di Ghazni. \nIl repertorio delle iscrizioni funebri ghaznavidi può comprendere la *bismillah*, la *shahada* (la professione della fede), il nome del defunto con la sua genealogia e i suoi titoli, la data del trapasso inoltre qualche versetto del corano e invocazioni per il morto. La lingua usata è per lo più l’arabo, comunque anche il persiano è stato impiegato come anche una combinazione delle due lingue. Il ductus in cui sono scritti gli epitaffi varia. Nel cippo presente troviamo un bel *cufico fiorito* cioè le sue lettere angolari presentano terminali biforcati, foglie, viticci e racemi; un tipo di scrittura che si diffonde a Ghazni dall’inizio del XII secolo. \nI cippi sepolcrali di Ghazni costituiscono una classe particolare di opere d’arte islamica. Ci si è pensato che fanno parte del retaggio turco dei Ghaznavidi introdotto proprio da loro a Ghazni. Ma riscontri più antichi si trovavano a Siraf (città porto alla costa occidentale dell’Iran) dove questi cippi funebri sono datati già per la seconda metà del X secolo. Altri si trovano in Anatolia, \nal-Bahrayn, India e Pakistan.","holder":"Museo delle Civiltà/Museo d’arte orientale „Giuseppe Tucci“","dates":"XII sec.","location":"Roma","dimensions":"Lunghezza 70cm, larghezza 12cm, altezza 31cm","method_for_datation":"Attribuzione paleografica","provenance":"Ghazni/Afghanistan, cimitero","obtention":"Deposito IsIAO, affidato dal Governo dell‘Afghanistan","bibliography":"Giunta, R., *Les inscriptions funéraires de Ġaznī (IVe-IXe/Xe-XVe siècles)*, Napoli: University of Naples, 2003: 169-70, tav. LII e sommario 447-9. \nWhitehouse, D., “Excavations at Sīrāf. First Interim Report”, *Iran. Journal of the British Institute of Persian Studies*, VI (1968): 1f., 20, tavv. VIII d-f. \nWhitehouse, D., “Siraf: an Islamic city and its role in art”, *Storia della città. Rivista internazionale di storia urbana e territoriale*, 7 (1978): 55-7.","dynasty":"Ghaznavide","author":"Michael Jung","materials":["Marmo, bassorilievo scolpito"]},"7de98467-e66b-579d-84aa-f524350d908b":{"name":"lastra rettangolare con iscrizione funeraria araba in caratteri cufici.","description":"lastra di marmo rettangolare, mutila in basso, decorata con una cornice rettangolare a listello, e con un arco a ferro di cavallo (mânfukh) che chiude in alto il campo epigrafico. Lo spazio tra l'estradosso dell'arco e l'incorniciatura rettangolare è riempito da due elementi decorativi simmetrici: un fiorone a tre petali con elemento centrale a forma di mandorla, e volute laterali, avvolto da uno stelo con andamento cuoriforme, dalla cui base emergono due viticci che si insinuano all'interno dello spazio di risulta. Per i caratteri cufici, risulta caratteristica la presenza del motivo trifoliato che collega i due lam del nome sacro. Il motivo a palmetta circondato da stelo cuoriforme trova confronti nelle decorazioni delle stele funerarie di XI secolo a Kairouan. Il testo dell'iscrizione è il seguente (traduzione di M. Amari): “Nel nome di Dio misericordioso e clemente. Benedica Dio il profeta Maometto e la sua stirpe e dia loro pace. Dì: questo è annuncio grave, da cui voi rifuggite. Allora chi sarà allontanato dal fuoco e introdotto nel Paradiso, sarà salvo. La vita di quaggiù non è che merce d'inganno. Questo è il sepolcro di 'Abd al-Karîm ibn Sulaiman, l'Ascetico, che Dio abbia misericordia di lui; il quale è morto il giorno di sabato, undici [---] dell'anno quattrocentosettantaquattro”. La data, non del tutto conservata, è ricostruita da Amari in base alla coincidenza del giorno di sabato con l'11 del mese, che si verificò, nell'anno 474, nei mesi di rabi' secondo e di ramadan: dunque, il 18 settembre 1081 o il 12 febbraio 1082.","short_description":"La stele presenta un'iscrizioni entro un arco, che rievoca la nicchia di un *mihrâb* perrichiamare l'idea della morte come *passaggio*, e della sepoltura come *rito di passaggio*. Tradizionalmente, le stele sepolcrali contengono formule tipiche tratte dal Corano insieme alla celebrazione delle virtù e della devozione del defunto.","holder":"Museo Regionale Agostino Pepoli","owner":"collezione G.M. Di Ferro, Trapani (1830 circa).","dates":"474/1081-1082.","location":"Trapani, Sicilia","dimensions":"altezza cm 43, larghezza cm 35, spessore cm 3,8.","method_for_datation":"l'anno è precisato nel testo dell'iscrizione.","method_for_provenance":"la stele apparteneva ad una collezione privata trapanese dell'800: forse viene da Trapani, in quanto presenta caratteri morfologici e decorativi simili a quelli della stele inv. 119/ 419, dalla stessa collezione, che si ritiene provenga anch'essa da Trapani.","provenance":"ignota (probabilmente Trapani).","obtention":"trasferimento dalla Biblioteca Fardelliana di Trapani.","bibliography":"Amari, M., Epigrafi arabiche di Sicilia. II. Iscrizioni funerarie, Palermo, 1879, I, n. XII, 226, tav. I, fig. 4 \n \nAmari, M., Le epigrafi arabiche di Sicilia, a cura di F. Gabrieli, Palermo, 1971, 173 \n \nRépertoire chronologique d'épigraphie arabe, VII, 212 \n \nScerrato, U., Gli Arabi in Italia, Milano, 1979, fig. 257","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","author":"Paolo Barresi","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["stele funeraria; caratteri cufici; calligrafia; iscrizione funeraria; pietra tombale"],"materials":["marmo, iscrizione a rilievo."]},"860d6075-446b-59d0-b5ca-2a22791db54f":{"name":"lastra di marmo rettangolare con iscrizione funeraria araba in caratteri cufici.","description":"lastra di marmo rettangolare, quasi integra, lievemente danneggiata nella parte superiore; è decorata con una cornice rettangolare a listello, e con un arco a ferro di cavallo (mânfukh) che corona il campo epigrafico, e che richiama la nicchia del mihrâb. I due spazi tra l'estradosso dell'arco e gli angoli superiori della cornice rettangolare sono occupati da un elemento decorativo che si ripete simmetricamente: uno spesso tralcio vegetale che si attorciglia in una voluta verso l'alto riempiendo l'angolo, mentre un'altra voluta si arrotola verso il basso insinuandosi all'interno dello spazio di risulta. Per i caratteri cufici, risulta caratteristica la presenza di circoletti riempitivi e la forma piena delle lettere. Il motivo di riempimento a volute trova confronti nelle decorazioni delle stele funerarie di V/XI secolo a Kairouan. Il testo dell'iscrizione è il seguente (traduzione di M. Amari): “Nel nome di Dio misericordioso e clemente. Benedica Dio il profeta Maometto e la sua stirpe e dia loro pace. Ogni anima dovrà assaporare la morte. Voi non conseguirete i guiderdoni che il dì della risurrezione. Allora chi sarà allontanato dal fuoco e introdotto nel Paradiso, sarà salvo. La vita di quaggiù non è che merce d'inganno. Questo è il sepolcro di Sidât al-Ahl, figlia di 'Abd al-Azîz, il Cambiatore, del popolo di Mazara; la quale è morta di venerdì, del mese di rabi' primo, dell'anno quattrocentosettantaquattro”. Questa stele, assieme alla stele inv. 127/ 427 che le assomiglia, proveniva da una nota collezione privata trapanese degli inizi dell'800, quella di G.M. Di Ferro","short_description":"La stele era posta sul sepolcro di una donna. L'arco che figura sulla stele, e che contiene l'iscrizione, richiama idealmente la nicchia di un *mihrâb* che rievoca l'idea di *passaggio* alla vita ultraterrena, qualificando il rito di sepoltura come *rito di passaggio*.","holder":"Museo Regionale Agostino Pepoli","initial_owner":"collezione G.M. Di Ferro, Trapani (1830 circa).","dates":"474/1081.","location":"Trapani, Sicilia","dimensions":"altezza cm 46, larghezza cm 32, spessore cm 6,3.","method_for_datation":"l'anno è precisato nel testo dell'iscrizione; anche lo stile dei caratteri cufici riporta alla fine dell'XI secolo.","method_for_provenance":"Il fatto che il padre della defunta sia definito cittadino di Mazara, ha permesso all'Amari di ipotizzare che la famiglia si sarebbe rifugiata a Trapani dopo la conquista normanna di Mazara, nel 1072: la stele, confluita in una collezione privata di Trapani, sarebbe allora di certa provenienza trapanese.","provenance":"ignota (probabilmente Trapani).","obtention":"trasferimento dalla Biblioteca Fardelliana di Trapani.","bibliography":"Amari, M., Epigrafi arabiche di Sicilia. II. Iscrizioni funerarie, Palermo, 1879, I, n. XI, 224, tav. I, fig. 3 \n \nAmari, M., Le epigrafi arabiche di Sicilia (a cura di F. 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Dalle pareti della chiesa pende un'ampia e ricca cortina che ricopre gli oggeetti un tempo amati dal generale (libri, armi, strumenti artistici). La parte superiore è occupata dalla snella figura della Fama, che tiene in mano la tromba e un medaglione ovale contenente il ritratto di profilo di Marsili. Sotto la lapide posta diagonalmente, con la sua iscrizione latina, si agita il Tempo, rappresentato come un vecchio con la falce. Il tema barocco della Fama che sconfigge il Tempo è perfettamente rappresentato.","short_description":"Questo monumento esprime davvero lo spirito barocco nel suo uso delle allegorie, nell'impiego di numerose diagonali che attraversano la composizione e nel movimento dinamico trasmesso dallo scultore al drappo scolpito.","type":"Scultura, Stucco","holder":"S. Domenico","dates":"1733","location":"Bologna","place_of_production":"Bologna","method_for_datation":"Documenti storici e iscrizione latina.","obtention":"Fatto in origine per la chiesa.","bibliography":"Macchiavelli, A. *Della origine e progressi della pittura, scultura e architettura, e dei singolari vantaggi che le medesime tre bell'arti hanno alla medesima città di Bologna recato*, Bologna, 1735, p. 47 . \nZanotti, G. P. *Storia dell'Accademia Clementina*, Bologna, 1739, II, p. 250. \nRiccomini, E., “Sculture del Settecento a Bologna: Angelo Piò ed altri problemi”, *Arte Antica e Moderna:* 21, 1963, pp. 54-55. \nRiccòmini, E. *Scultura Bolognese del Settecento* (exhibition catalogue) (ed. E. Riccomini), Bologna, 1965, p. 79, p. 86, p. 87. \nRiccomini, E., *Vaghezza e Furore*, Bologna, 1977, pp. 55-56.","workshop":"Barocchetto bolognese","artist_birthdate":"1690","artist_birthplace":"Bologna","artist_deathdate":"1770","artist_deathplace":"Bologna","copy_editor":"Antonella Mampieri","keywords":["monumento; *Fama*; *Tempo*; Luigi Ferdinando Marsili; Scultura Barocca; Stucco; personificazione; allegoria; scienza; illuminismo"],"materials":["Stucco"]},"bc2161f5-c0b4-5ed5-b8ea-778bc223c81c":{"name":"Iscrizione quadrilingue.","description":"lapide marmorea quadrilingue, esagonale, ripartita in cinque riquadri, di cui quello centrale reca, inscritta entro un cerchio, una croce greca realizzata con intarsi lapidei policromi, e le iniziali IC XC NI KA, \"Gesù Cristo vince\". Sopra la croce si trova l'iscrizione in ebraico, sul lato inferiore quella araba, a sinistra l'iscrizione latina, a destra la greca. Le iscrizioni fanno riferimento alla morte di Anna, madre di Grisanto, prete del sovrano normanno Ruggero, morta nel 1148 e sepolta nella jâmi maggiore (poi Cattedrale di Palermo), e da lì fatta traslare dal figlio nella chiesa di San Michele Arcangelo, nella cappella detta di Sant'Anna, fatta costruire da Grisanto nel 1149. Le date presenti nelle quattro versioni sono, ciascuna con il computo del proprio calendario, corrispondenti al 1148 latino: 4904 ebraico, 6658 greco, 543 arabo. Nel museo della Zisa esiste un'altra lapide, ma in tre lingue (è escluso l'ebraico), che commemora la morte di Drogo, padre del prete Grisanto, anch'egli sepolto nella cappella di sant'Anna, nel 1153. L'iscrizione proviene dalla chiesa di San Michele Arcangelo, nelle vicinanze della Casa Professa dei Gesuiti, che conservava molte iscrizioni, anche latine, oggi adibita a magazzino della Biblioteca Comunale.","short_description":"La lapide, in quattro lingue, commemora la morte di Anna, madre di Grisanto, prete del sovrano normanno Ruggero. Le date presenti nelle quattro versioni, ciascuna con il computo del proprio calendario, corrispondono tutte alla data latina del 1148.","holder":"Museo della Zisa","dates":"1149.","location":"Palermo, Sicilia","dimensions":"altezza cm 33, larghezza cm 40.","method_for_datation":"data riportata sull'epigrafe.","method_for_provenance":"documenti storici.","provenance":"Palermo, chiesa di San Michele Arcangelo (de Indulciis).","obtention":"Deposito, proveniente dal Regio Museo di Palermo.","bibliography":"Amari, M., Le epigrafi arabiche di Sicilia, Epigrafi sepolcrali, a cura di F. Gabrieli, Palermo, 1971 \n \nBucaria, N.-Luzzati, M.- Tarantino A., a cura di, Ebrei e Sicilia, Palermo, 2002, 169 \n \nDi Marzo – Ferro, G., Guida istruttiva per Palermo e suoi dintorni, Palermo, 1857 \n \nMorso, S., Descrizione di Palermo antico ricavata sugli autori sincroni e i monumenti del tempo, Palermo, 1827 \n \nScerrato, U., “Arte islamica in Italia”, in F. Gabrieli – U. Scerrato, Gli Arabi in Italia, Milano, 1979, 302 e fig. 173 \n \nL'età normanna e sveva in Sicilia, Palermo, 1994, 146-147","dynasty":"Dinastia normanna","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","author":"Rita Bernini","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["architettura siculo - normanna; iscrizione funeraria; scrittura ebraica; scrittura greca; calligrafia; stele funeraria; pietra tombale"],"materials":["marmo con decorazioni a tessere musive marmoree e di pietre dure."]},"e78c6ccf-a931-5f61-a53f-9a33b0ed0065":{"name":"Stele sepolcrale.","description":"La stele ha una base sagomata decorata da un elegante fregion a volute vegetali, secondo uno stile ben esemplificato dalla steli funerarie di Palermo. È mutila su entrambi i bordi. La scrittura araba è in caratteri cufici allungati, secondo lo stile fatimide. Recita, secondo la lettura di Michele Amari: “Nel nome del dio pietoso ……… dia pace. Ogni anima dovrà assaporare le proprie competenze, perché il giorno della resurrezione (allora) chi sarà tratto lontano dal fuoco, e introdotto nel paradiso, costui sarà salvo. La vita di quaggiù // …inganno. La potenza ………… Profeta. Questa è la tomba di Ayyûb (figlio di ……) Mukhallaf, il gualchieraio, il quale morì di sabato, nella prima decade di rajab nell'anno cinquecentodiciassette (25 agosto a 3 settembre 1123) Che abbia misericordia di lui Iddio”. L'attività tessile era molto diffusa in Sicilia, come attesta un'altra iscrizione del 462/1072, sempre conservata nella Galleria regionale della Sicilia (n. inv. Elenco san Giovanni 61), nella quale si cita Ibrahim, tessitore di dibag, ovvero panni di seta.","short_description":"Tomba con iscrizioni cufiche; tombe e stele contengono spesso formule tratte dal Corano, a volte insieme all'enunciazione delle virtù dell'estinto. In questo caso, vi è un riferimento al mestiere del defunto, il tessitore, a riprova della vitalità delle arti tessili esercitate dalle maestranze musulmane nella Sicilia dell'epoca.","holder":"Galleria Regionale della Sicilia, Palazzo Abatellis","dates":"1123","location":"Palermo, Sicilia","dimensions":"larghezza cm 171, altezza cm 19, spessore cm 27.","method_for_datation":"datazione riportata nell'iscrizione.","method_for_provenance":"bibliografia.","obtention":"deposito presso il Regio Museo di Palermo.","bibliography":"Amari, M., Le epigrafi arabiche di Sicilia, Iscrizioni edili, ried. a cura di F. Gabrieli, Palermo, 1971, n. XXII, 190-191 \n \nDelogu, R., La Galleria Nazionale della Sicilia, Roma, 1977, 58 \n \nScerrato, U., “Arte islamica in Italia”, in F. Gabrieli – U. Scerrato, Gli Arabi in Italia, Milano, 1979, 301 e fig. 166;","dynasty":"Dinastia normanna","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","author":"Rita Bernini","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["architettura arabo - normanna; stele sepolcrale; calligrafia; pietra tombale"],"materials":["pietra incisa."]}}
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{"0b2e5db9-7b0b-58f7-bda2-af3bd45e294c":{"name":"Lápide funerária.","description":"Fragmento superior de uma lápide rectangular, com moldura lisa, em que se inscreve um arco “simbólico” ligeiramente apontado, em relevo. No interior do arco e entre este e a moldura, corre a epígrafe num pseudo cúfico arcaizante que, juntamente com características estilísticas, pode indiciar a sua utilização na comunidade muçulmana já em plena época cristã. Eis o texto: “Eterno é Deus. Tem compaixão conforme a tua mercê, ó tu que tudo dominas, e olha \\[com misericórdia\\] para o sítio para onde fui mandado. \\* \\[…\\]”. \n \nEsta lápide foi encontrada numa casa de campo em Frielas, arredores de Lisboa, nos finais do século XIX.","short_description":"Descoberta em Frielas, nos arredores de Lisboa, esta lápide é uma das mais conhecidas e reproduzidas da colecção epigráfica do Museu Nacional de Arqueologia. É proveniente de um cemitério islâmico e refere-se a um membro da comunidade muçulmana que permaneceu em Lisboa após a reconquista.","holder":"Museu Nacional de Arqueologia.","dates":"Séc. VII AH / XIII AD.","location":"Lisboa.","dimensions":"Alt. 33 cm; larg. 55 cm; prof. 11 cm.","method_for_datation":"A forma de alguns caracteres e a utilização frequente de diacríticos, aliadas à depurada estilização do arco, conduzem a uma datação do final do século VII AH / XIII AD.","method_for_provenance":"Segundo notícia de 1896 do arabista David Lopes (ver bibliografia), esta lápide foi encontrada numa casa de campo de Castanheira das Neves, em Frielas, arredores de Lisboa.","provenance":"Frielas (Lisboa).","bibliography":"Barros, M. F. L. “Inscrição funerária árabe”, *XVII Exposição Europeia de Arte Ciência e Cultura. Madre de Deus*, Catálogo, Lisboa, 1983, pp. 116-117. \n \nBorges, A. G. M. e Sidarus, A., “Lápide funerária”, *Portugal Islâmico*, Lisboa, 1999, 251. \n \nLabarta, A. e Barceló, C., “Inscripciones árabes Portuguesas: situación actual”, *Al-Qantara*, 8, 1987, p. 408. \n \nLopes, D., “Cousas arábico-portuguesas”, *O Archeologo Português,* 2, Lisboa, 1896, p. 207. \n \nNykl, A. R., “Arabic Inscriptions in Portugal”, *Ars Islamica*, 11-12, 1946, pp. 178-179.","dynasty":"Da comunidade moura já após a conquista cristã de Lisboa em 541 AH / 1147 AD","linkcatalogs":"IAM_PT_PT_001","author":"Artur Goulart de Melo Borges","keywords":["calcário esculpido","conquista cristã","estela funerária","inscrição funerária","lápide funerária","Lisboa"],"materials":["Calcário esculpido."]},"2f04166a-1867-5f2a-bc57-934a78292a79":{"name":"*Túmulo do Bispo D. Manuel de Moura Manuel*","description":"Baseia-se em modelos tipicamente franceses, como o túmulo do cardeal Richelieu na Sorbonne, em Paris. Em Portugal, Laprade introduziu a nova tipologia de jacente com um fundo arquitectónico preenchido por figuras alegóricas, valorizando a escultura como elemento modelador do espaço. A inclusão do simbolismo funerário e a sua associação às alegorias da Morte e da Vida são ajustadas ao espírito barroco e, de certo modo, atestam o pioneirismo do seu trabalho, quando em Portugal se usavam, ainda, os sarcófagos “em caixa”, mais abstractos e formais. O trabalho foi produzido em Coimbra, em atelier próprio. Em termos de composição arquitectónica, as pilastras transformam-se em estípites ou atlantes, representando mulheres chorosas. Encenam o desgosto da morte com os véus que lhes ocultam parcialmente as faces. O tom fúnebre destas figuras contrasta com a leveza dos anjos esvoaçando sobre uma cartela ovalada, portadores do escudo de armas de D. Manuel. À cabeceira e aos pés do jacente encontram-se *putti* com os símbolos da Vida e da Morte. O tímpano é preenchido pela figura do Tempo – alegoria da Morte -, acompanhado de um anjo que segura o báculo do bispo. No fecho do arco tumular, encontra-se a representação de uma Fénix, símbolo da Ressurreição e da Vida celestial. É notável o sentido de movimento, com a posição oblíqua das vestes do Tempo e a curvatura do corpo jacente de D. Manuel, em retrato naturalista, aguardando o veredicto final com a mão no peito, olhando para a imagem de Nossa Senhora. Preside à cena a macabra figuração de um esqueleto togado, coroado de louros, simbolizando a transitoriedade da vida, e acompanhado por uma filactéria com o dístico *Memento Mori.*","short_description":"Túmulo em mármore, com a estátua jacente do Bispo D. 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Só em 1817 é que se tornou pleno proprietário de todos os domínios da Vista Alegre, a cujo Museu compete actualmente a guarda da Capela de Nossa Senhora da Penha de França.","bibliography":"Gomes, M., *A Vista Alegre: Memória Histórica,* Tipografia Minerva, Aveiro, 1924. \nGonçalves, A. N., *Inventário Artístico de Portugal – Aveiro – Zona Sul*, Lisboa, 1959, pp. 180–187. \nArez, I., Coutinho, M. A., Pinto Basto, C. e Frasco, A. F., *Vista Alegre Porcelanas*, Lisboa, 1989, p. 48. \n“Laprade” in *Dicionário de Arte Barroca em Portugal* (ed. José Fernandes), Lisboa, 1989, pp. 253–257. \nLopes, H. M. da S., *Claude Laprade e o Túmulo da Vista Alegre,* Dissertação de Mestrado em “Teorias da Arte”, Faculdade de Belas-Artes, Lisboa, 2001.","workshop":"Barroco europeu de influência francesa.","artist_birthdate":"1682","artist_birthplace":"Avignon","artist_deathdate":"1738","artist_deathplace":"Portugal","author":"Paulo Pereira","keywords":["arquitetura funerária","Barroco","Capela da Nossa Senhora da Penha","Escultura tumular","Ílhavo","Laprade (Claude)","object funerário","Vista Alegre"],"materials":["Pedra de Ançã, baixo-relevo."]},"4a32d0c3-68b5-55c4-a37a-780a7d0bacff":{"name":"Lápide funerária.","description":"Placa rectangular, de mármore branco, com o epitáfio inscrito numa moldura formada por um encordoado simples. A epígrafe revela qualidade e erudição, tanto do ponto de vista epigráfico como textual. A *ordinatio* é bastante cuidada, sendo as letras e os sinais de abreviatura típicos do século X. A expressão *hic requiescunt membra* é pouco vulgar na Hispânia, mas encontra paralelos numa inscrição de Córdova, do ano 982, que pertence ao Museu Arqueológico de Sevilha. O epitáfio do bispo algarvio encontra o seu modelo mais próximo precisamente na referida epígrafe, não apenas pela fórmula introdutória utilizada, mas igualmente pela tipologia dos caracteres e pelo próprio encordoado da moldura. Dir-se ia feita pela mesma oficina. Pertence ainda a esta família a inscrição funerária da monja Speciosa e sua mãe Tranquilla, datada de cerca 966 e que apareceu na igreja de Santo André de Córdova.","short_description":"Lápide funerária de um bispo que vivia no Algarve em plena época califal e que faleceu em 991 d.C./379 H. Tem paralelos em inscrições cristãs de Córdova da mesma época. 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{"0b2e5db9-7b0b-58f7-bda2-af3bd45e294c":{"name":"Lápide funerária.","description":"Fragmento superior de uma lápide rectangular, com moldura lisa, em que se inscreve um arco “simbólico” ligeiramente apontado, em relevo. No interior do arco e entre este e a moldura, corre a epígrafe num pseudo cúfico arcaizante que, juntamente com características estilísticas, pode indiciar a sua utilização na comunidade muçulmana já em plena época cristã. Eis o texto: “Eterno é Deus. Tem compaixão conforme a tua mercê, ó tu que tudo dominas, e olha \\[com misericórdia\\] para o sítio para onde fui mandado. \\* \\[…\\]”. \n \nEsta lápide foi encontrada numa casa de campo em Frielas, arredores de Lisboa, nos finais do século XIX.","short_description":"Descoberta em Frielas, nos arredores de Lisboa, esta lápide é uma das mais conhecidas e reproduzidas da colecção epigráfica do Museu Nacional de Arqueologia. 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M. e Sidarus, A., “Lápide funerária”, *Portugal Islâmico*, Lisboa, 1999, 251. \n \nLabarta, A. e Barceló, C., “Inscripciones árabes Portuguesas: situación actual”, *Al-Qantara*, 8, 1987, p. 408. \n \nLopes, D., “Cousas arábico-portuguesas”, *O Archeologo Português,* 2, Lisboa, 1896, p. 207. \n \nNykl, A. R., “Arabic Inscriptions in Portugal”, *Ars Islamica*, 11-12, 1946, pp. 178-179.","dynasty":"Da comunidade moura já após a conquista cristã de Lisboa em 541 AH / 1147 AD","linkcatalogs":"IAM_PT_PT_001","author":"Artur Goulart de Melo Borges","keywords":["lápide funerária; Lisboa; conquista cristã; calcário esculpido; estela funerária; inscrição funerária"],"materials":["Calcário esculpido."]},"2f04166a-1867-5f2a-bc57-934a78292a79":{"name":"*Túmulo do Bispo D. Manuel de Moura Manuel*","description":"Baseia-se em modelos tipicamente franceses, como o túmulo do cardeal Richelieu na Sorbonne, em Paris. Em Portugal, Laprade introduziu a nova tipologia de jacente com um fundo arquitectónico preenchido por figuras alegóricas, valorizando a escultura como elemento modelador do espaço. A inclusão do simbolismo funerário e a sua associação às alegorias da Morte e da Vida são ajustadas ao espírito barroco e, de certo modo, atestam o pioneirismo do seu trabalho, quando em Portugal se usavam, ainda, os sarcófagos “em caixa”, mais abstractos e formais. O trabalho foi produzido em Coimbra, em atelier próprio. Em termos de composição arquitectónica, as pilastras transformam-se em estípites ou atlantes, representando mulheres chorosas. Encenam o desgosto da morte com os véus que lhes ocultam parcialmente as faces. O tom fúnebre destas figuras contrasta com a leveza dos anjos esvoaçando sobre uma cartela ovalada, portadores do escudo de armas de D. Manuel. À cabeceira e aos pés do jacente encontram-se *putti* com os símbolos da Vida e da Morte. O tímpano é preenchido pela figura do Tempo – alegoria da Morte -, acompanhado de um anjo que segura o báculo do bispo. No fecho do arco tumular, encontra-se a representação de uma Fénix, símbolo da Ressurreição e da Vida celestial. É notável o sentido de movimento, com a posição oblíqua das vestes do Tempo e a curvatura do corpo jacente de D. Manuel, em retrato naturalista, aguardando o veredicto final com a mão no peito, olhando para a imagem de Nossa Senhora. Preside à cena a macabra figuração de um esqueleto togado, coroado de louros, simbolizando a transitoriedade da vida, e acompanhado por uma filactéria com o dístico *Memento Mori.*","short_description":"Túmulo em mármore, com a estátua jacente do Bispo D. Manuel de Moura Manuel, acompanhado de figuras alegóricas (Justiça, Fortaleza, Fé, Caridade, Tempo) e de cena religiosa (Aparição de Nossa Senhora da Pena) em baixo-relevo.","type":"Escultura tumular.","holder":"Museu Histórico da Vista Alegre","owner":"Vista Alegre Atlantis, SA – Fábrica de Porcelana da Vista Alegre.","initial_owner":"D. Manuel de Moura Manuel, Bispo de Miranda do Douro.","dates":"1699–1706","location":"Vista Alegre, Ílhavo, Aveiro","dimensions":"Altura: 570 cm; largura: 215 cm.","place_of_production":"Capela de Nossa Senhora da Penha de França, Vista Alegre, Ílhavo.","method_for_datation":"Análise estilística e documentação.","obtention":"Em 1812, José Ferreira Pinto Basto, fundador da Fábrica de Porcelana da Vista Alegre, comprou a Quinta da Ermida, que incluía a capela da Vista Alegre. Só em 1817 é que se tornou pleno proprietário de todos os domínios da Vista Alegre, a cujo Museu compete actualmente a guarda da Capela de Nossa Senhora da Penha de França.","bibliography":"Gomes, M., *A Vista Alegre: Memória Histórica,* Tipografia Minerva, Aveiro, 1924. \nGonçalves, A. N., *Inventário Artístico de Portugal – Aveiro – Zona Sul*, Lisboa, 1959, pp. 180–187. \nArez, I., Coutinho, M. A., Pinto Basto, C. e Frasco, A. F., *Vista Alegre Porcelanas*, Lisboa, 1989, p. 48. \n“Laprade” in *Dicionário de Arte Barroca em Portugal* (ed. José Fernandes), Lisboa, 1989, pp. 253–257. \nLopes, H. M. da S., *Claude Laprade e o Túmulo da Vista Alegre,* Dissertação de Mestrado em “Teorias da Arte”, Faculdade de Belas-Artes, Lisboa, 2001.","workshop":"Barroco europeu de influência francesa.","artist_birthdate":"1682","artist_birthplace":"Avignon","artist_deathdate":"1738","artist_deathplace":"Portugal","author":"Paulo Pereira","keywords":["Escultura tumular; Barroco; Laprade (Claude); Capela da Nossa Senhora da Penha; Vista Alegre; Ílhavo; object funerário; arquitetura funerária"],"materials":["Pedra de Ançã, baixo-relevo."]},"4a32d0c3-68b5-55c4-a37a-780a7d0bacff":{"name":"Lápide funerária.","description":"Placa rectangular, de mármore branco, com o epitáfio inscrito numa moldura formada por um encordoado simples. A epígrafe revela qualidade e erudição, tanto do ponto de vista epigráfico como textual. A *ordinatio* é bastante cuidada, sendo as letras e os sinais de abreviatura típicos do século X. 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{"d433bf50-3272-569f-a940-5a05965ceb20":{"name":"Mermer Lahitler.","description":"Env. No 2536: Dikdörtgen prizma formunda, kapaklı lahittir. Mermer üzerine oyma tekniğinde yapılmıştır. Lahit, yan taşları, kapak, baş ve ayak şahideleri olmak üzere parçalar halinde hazırlanmış, açılan yivlere geçirilmek suretiyle monte edilmişlerdir. \n \nLahdin iri bir palmet yaprağı formunda taçlanan baş ve ayak şahide taşları iki yanda sütunlarla tamamlanır. Sütunların gövdeleri mukarnas kavsaralı mihrap nişleri ile bezelidir. Tepeleri yivli topuzlarla son bulur. Palmet yapraklarının ön ve arka yüzeyleri ise, fazla derin olmayan düz satıhlı oyma, rumi yapraklı bitkisel bezemeyle dolguludur. Palmetin sap kısmı ile şahidenin alt bölümünde son satırı yine palmet yaprağı ile biten sülüs hatla istiflenmiş dört satır kitabe yer alır. Şahidelerin alt kenarları zigzag motifli, yivli sütuncelerle biçimlenmiştir. Lahdin yan yüzlerinde lotus-palmet birleşimi zarif bir bordürün çerçevelediği dikdörtgen kartuşlar içinde sülüs hatlı Arapça kitabe yer alır. Kapağın eğimli kesilmiş yan kenarlarında palmet dizilerinden oluşan friz yer alır. Kapağın üzerinde, gövdesi altı dilimli madalyon biçiminde zincirle asılmış izlenimi veren kandil motifi işlenmiştir. Anadolu'da pek çok mezartaşında da kullanılan bu motif, ölümden sonra, kişinin Tanrıya ulaşmasında yolunu aydınlatıcı bir sembol olarak kullanılmıştır. \n \nKitabesinden Halep Valisi özdemir'in Sefer 893 / Ocak-Şubat 1488 yılında ölen eşine ait olduğu anlaşılmaktadır. \n \nEnv. 2537: Malzeme, form ve bezeme özellikleri bakımından yüzeylerdeki çok küçük bezeme farklılıkları dışında 2536 envanter numaralı lahdin benzeridir. \n \nBu lahdin kapak taşı üzerinde rumi ve palmet dolgulu geometrik geçmelerden oluşan bezeme ile dilimli rozet biçiminde su haznesi bulunur. Su haznesi, kuşların toplanan yağmur sularını içmeleri için yapılmıştır. üzerindeki kitabeden de lahdin Sefer 899 / Kasım-Aralık 1493 yılında ölen Halep Valisi özdemir'e ait olduğu anlaşılmaktadır.","short_description":"Yazıtlarından Halep Valisi özdemir ve eşine ait oldukları anlaşılan ve özdemir'in Halep yakınlarındaki Ansariyye'de bulunan türbesinden getirilen iki mermer lahit, zengin bitkisel ve geometrik süslemeleriyle dikkat çeken, göz alıcı eserlerdir.","holder":"Türk ve İslam Eserleri Müzesi.","initial_owner":"2536: Halep valisi Özdemir’in eşi; 2537: Halep Valisi Özdemir.","dates":"2536: Sefer 893 / Ocak-Şubat 1488 ve 2537: Sefer 899 / Kasım-Aralık 1493 tarihli.","location":"Sultanahmet, İstanbul","dimensions":"Boy :123 cm. Yük :92 cm. Gen :36 cm.","method_for_datation":"üzerlerindeki kitabelerde adı geçen şahısların ölüm tarihi verilmiştir. Ayrıca Herzfeld özdemir'in türbesinin kitabesine göre Rebiyülevvel 893 / Şubat-Mart 1488'de el-Kemal oğlu Yusuf adlı mimar tarafından tamamlandığını belirtmektedir.","method_for_provenance":"Envanter kayıtlarına göreHalep yakınındaki Ansariyye'deki özdemir'in türbesinden getirilmişlerdir. Dolayısıyla Halep veya civarında üretilmiş olmaları muhtemeldir.","provenance":"Halep, Suriye.","obtention":"19. yy. sonunda yurt genelinde başlatılan eser toplama çalışmaları kapsamında 1907 yılında İstanbul çinili Köşk'e getirilen eserler 1941 yılında da Müze'ye getirilmiştir.","bibliography":"Ogan, A.- Kühnel, E. *İstanbul Arkeoloji Müzelerindeki Şaheserler*, *C: III çinili Köşk'teki Türk ve İslam Eserleri,* Berlin-Leipzig, 1938, s.10. \n \nölçer, N. vd, *Türk ve İslam Eserleri Müzesi*, İstanbul 2002, s.172-175. \n \nHerzfeld, E. *Materiaux pour un corpus inscriptionum arabicarum, Deuxieme partie, Syrie du Nord, Incriptions et monuments d'Alep.* Tome 1 Vol. 2, Le Caire 1956, s.387-391 (özdemir'in Türbesi ve aynı tipte ve özdemir'in yine Sefer 893 / Ocak-Şubat 1488'de ölen bir başka eşine ait diğer bir lahde ait kitabeler incelenmektedir.)","dynasty":"Memluk Dönemi","linkcatalogs":"IAM_EG_EN_001","author":"Gönül Tekeli","keywords":["Halep
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{"d433bf50-3272-569f-a940-5a05965ceb20":{"name":"Mermer Lahitler.","description":"Env. No 2536: Dikdörtgen prizma formunda, kapaklı lahittir. Mermer üzerine oyma tekniğinde yapılmıştır. Lahit, yan taşları, kapak, baş ve ayak şahideleri olmak üzere parçalar halinde hazırlanmış, açılan yivlere geçirilmek suretiyle monte edilmişlerdir. \n \nLahdin iri bir palmet yaprağı formunda taçlanan baş ve ayak şahide taşları iki yanda sütunlarla tamamlanır. Sütunların gövdeleri mukarnas kavsaralı mihrap nişleri ile bezelidir. Tepeleri yivli topuzlarla son bulur. Palmet yapraklarının ön ve arka yüzeyleri ise, fazla derin olmayan düz satıhlı oyma, rumi yapraklı bitkisel bezemeyle dolguludur. Palmetin sap kısmı ile şahidenin alt bölümünde son satırı yine palmet yaprağı ile biten sülüs hatla istiflenmiş dört satır kitabe yer alır. Şahidelerin alt kenarları zigzag motifli, yivli sütuncelerle biçimlenmiştir. Lahdin yan yüzlerinde lotus-palmet birleşimi zarif bir bordürün çerçevelediği dikdörtgen kartuşlar içinde sülüs hatlı Arapça kitabe yer alır. Kapağın eğimli kesilmiş yan kenarlarında palmet dizilerinden oluşan friz yer alır. Kapağın üzerinde, gövdesi altı dilimli madalyon biçiminde zincirle asılmış izlenimi veren kandil motifi işlenmiştir. Anadolu'da pek çok mezartaşında da kullanılan bu motif, ölümden sonra, kişinin Tanrıya ulaşmasında yolunu aydınlatıcı bir sembol olarak kullanılmıştır. \n \nKitabesinden Halep Valisi özdemir'in Sefer 893 / Ocak-Şubat 1488 yılında ölen eşine ait olduğu anlaşılmaktadır. \n \nEnv. 2537: Malzeme, form ve bezeme özellikleri bakımından yüzeylerdeki çok küçük bezeme farklılıkları dışında 2536 envanter numaralı lahdin benzeridir. \n \nBu lahdin kapak taşı üzerinde rumi ve palmet dolgulu geometrik geçmelerden oluşan bezeme ile dilimli rozet biçiminde su haznesi bulunur. Su haznesi, kuşların toplanan yağmur sularını içmeleri için yapılmıştır. üzerindeki kitabeden de lahdin Sefer 899 / Kasım-Aralık 1493 yılında ölen Halep Valisi özdemir'e ait olduğu anlaşılmaktadır.","short_description":"Yazıtlarından Halep Valisi özdemir ve eşine ait oldukları anlaşılan ve özdemir'in Halep yakınlarındaki Ansariyye'de bulunan türbesinden getirilen iki mermer lahit, zengin bitkisel ve geometrik süslemeleriyle dikkat çeken, göz alıcı eserlerdir.","holder":"Türk ve İslam Eserleri Müzesi.","initial_owner":"2536: Halep valisi Özdemir’in eşi; 2537: Halep Valisi Özdemir.","dates":"2536: Sefer 893 / Ocak-Şubat 1488 ve 2537: Sefer 899 / Kasım-Aralık 1493 tarihli.","location":"Sultanahmet, İstanbul","dimensions":"Boy :123 cm. Yük :92 cm. Gen :36 cm.","method_for_datation":"üzerlerindeki kitabelerde adı geçen şahısların ölüm tarihi verilmiştir. Ayrıca Herzfeld özdemir'in türbesinin kitabesine göre Rebiyülevvel 893 / Şubat-Mart 1488'de el-Kemal oğlu Yusuf adlı mimar tarafından tamamlandığını belirtmektedir.","method_for_provenance":"Envanter kayıtlarına göreHalep yakınındaki Ansariyye'deki özdemir'in türbesinden getirilmişlerdir. Dolayısıyla Halep veya civarında üretilmiş olmaları muhtemeldir.","provenance":"Halep, Suriye.","obtention":"19. yy. sonunda yurt genelinde başlatılan eser toplama çalışmaları kapsamında 1907 yılında İstanbul çinili Köşk'e getirilen eserler 1941 yılında da Müze'ye getirilmiştir.","bibliography":"Ogan, A.- Kühnel, E. *İstanbul Arkeoloji Müzelerindeki Şaheserler*, *C: III çinili Köşk'teki Türk ve İslam Eserleri,* Berlin-Leipzig, 1938, s.10. \n \nölçer, N. vd, *Türk ve İslam Eserleri Müzesi*, İstanbul 2002, s.172-175. \n \nHerzfeld, E. *Materiaux pour un corpus inscriptionum arabicarum, Deuxieme partie, Syrie du Nord, Incriptions et monuments d'Alep.* Tome 1 Vol. 2, Le Caire 1956, s.387-391 (özdemir'in Türbesi ve aynı tipte ve özdemir'in yine Sefer 893 / Ocak-Şubat 1488'de ölen bir başka eşine ait diğer bir lahde ait kitabeler incelenmektedir.)","dynasty":"Memluk Dönemi","linkcatalogs":"IAM_EG_EN_001","author":"Gönül Tekeli","keywords":["lahit; Halep; Özdemir"],"materials":["Mermer, Oyma tekniği."]}}
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