@museumwnf/calligraphy-data 1.0.5 → 1.0.7
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{"010de5fe-73f3-5015-9ce0-8323f9938c1c":{"name":"Manoscritto del Corano","short_description":"Il manoscritto su carta è costituito da 390 pagine ciascuna con tredici righe in caratteri *naskhi* di colore nero. La prima, la settima e l’ultima riga presentano una scrittura più grande in oro. Ci sono rosette in oro tra i versi e il testo è racchiuso in riquadri delineati in oro. La pagina di apertura é finemente decorata e l'ultima pagina contiene il colophon firmato da Muhammad b. Mirak e datato Ramadan AH 965.","type":"Manoscritto","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Datato Ègira Ramadan AH 965 / 1558","location":"Torino","dimensions":"Altezza cm 26.8, larghezza cm 17.5","provenance":"Afghanistan (Herat)","dynasty":"Dinastia mogul","keywords":["calligrafia","Corano","Manoscritto","Mogul","naskhi"],"materials":["Carta, inchiosto, pigmenti"]},"0cf1a62f-ad34-5894-aee0-ed8e36e2513a":{"name":"Trittico con “hฺilye –i sherîf” (nobile descrizione).","description":"Il trittico rappresenta un tipico prodotto dell'arte religiosa ottomana del XII/ tardo XVIII secolo, è realizzato in legno ricoperto da un sottile strato cartaceo dipinto a vari motivi e si compone di tre parti. La tavola centrale, la più importante, contiene una hฺilye –i sherîf, ovvero la nobile descrizione delle qualità fisiche e morali di Maometto. Nelle due tavole laterali sono presenti le hฺilye dei primi quattro califfi e dei figli di Alî, Hasan e Husayn. L'esemplare è di eccezionale interesse in quanto, come elemento di rarità, nella parte inferiore della tavola centrale sono menzionati sia l'alluminatore, che si firma Halîl Kâmilî, discepolo di Mehmed Qalyûnt, sia il calligrafo, Mahmûd figlio di Mustafâ, allievo di Baqqâl-zâde Ahฺmed Efendi, che morì nel mese di rejeb del 1200. Per quanto riguarda la decorazione del trittico, i tre fogli di cui esso si compone sono ornati da scritte in diversi caratteri, quali il thûlûth, il naskhî ed il ta' lîq, mentre, tra i motivi decorativi veri e propri, vi sono quelli classici costituiti da tralci con motivi floreali stilizzati, appartenenti alla tipologia detta hatâ' î, e motivi di tipo rûmî, cioè arabeschi in cui predomina l'elemento a palmetta. Il fastigio del trittico, di tipo cuspidato, riproduce al centro i panorami dei due luoghi sacri per eccellenza dell'Islam: Mecca con in primo piano la Ka' ba, e Medina, con la sua Moschea. Da segnalare il piccolo vaso centrale dal quale fuoriescono tralci di fiori, a simboleggiare la distribuzione delle virtù carismatiche del Profeta. La descrizione delle qualità fisiche e morali di Maometto rientra in una lunga tradizione letteraria che ha il suo prototipo nella Sîra, o Biografia profetica, di Ibn Ishâq. Esemplari come questo trittico erano oggetto di culto vero e proprio e di venerazione, legata ai poteri taumaturgici che, secondo il calligrafo, erano da attribuirsi al trittico, ed alla credenza nella potenza magica della scrittura.","short_description":"Il trittico è un tipico ed importante prodotto dell'arte religiosa ottomana. 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Scritti miscellanei del Museo Nazionale d'Arte Orientale di Roma, Roma, 1973, 25-79","dynasty":"Periodo ottomano","linkcatalogs":"IAM_TR_IT_001","author":"Paola Torre","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["Carta pergamena miniata","Decorazione Floreale","trittico"],"materials":["carta pergamena miniata e dorata.","Legno"]},"1602f68b-990c-5682-9da4-a873d3cc650b":{"name":"Brocca con testa di gallo","short_description":"La panciuta brocca con testa di gallo, decorata sul collo e in prossimità della base da un'iscrizione, presenta imponenti figure umane, immerse in un giardino, tipiche dello stile monumentale di Kashan.","type":"Ceramica; vasellame","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira VI–VII secolo / XII–XIII secolo","location":"Torino","dimensions":"Altezza cm 27.5","provenance":"Iran (Kashan)","dynasty":"Dinastia selgiuchide","keywords":["Ceramica","Kashan","lustro","selgiuchide"],"materials":["Impasto siliceo, decorazione a lustro"]},"1d61ec66-2c37-507e-9e98-65e166b78f82":{"name":"“Escudilla de orejas”.","description":"Tazza tipo “escudilla de orejas”, dipinta in lustro bruno-rosso su fondo crema. La decorazione all'interno comporta una fascia con iscrizione corrotta in caratteri latini da cui si evincerebbero le parole “In principio erat Verbum” (Giov., I, I) ed una serie di palmette stilizzate, incorniciate da grosse strisce a lustro compatto; sul fondo, un medaglione con stemma, ornato con la figura di un delfino. All'esterno, dove la decorazione è quasi completamente scomparsa, si riconosce un motivo con foglia di felce stilizzata.","short_description":"La tazza è un prodotto dell'arte ispano-moresca. Di probabile fabbricazione valenzana, è realizzata in ceramica dipinta a lustro metallico ed è decorata sia mediante un'iscrizione in carattere latino, sia mediante motivi fitomorfi e zoomorfi.","holder":"Museo delle Civiltà | Museo d’arte orientale “Giuseppe Tucci”","dates":"X/ XVI secolo.","location":"Roma","dimensions":"altezza cm 6, diametro cm 13, 5.","method_for_datation":"La tipologia della tazza è caratteristica della produzione ispano-moresca, riportabile ad una fabbrica valenzana, sebbene non sia da escludere anche l'attribuzione ad una fabbrica aragonese, sia per la divisione della decorazione mediante fasce concentriche a lustro compatto, sia per l'uso del motivo risparmiato.","provenance":"Spagna, fabbrica valenzana o aragonese.","obtention":"acquisto.","bibliography":"Ainaud De Lasarte, J., Cèramica y Vidrio, Ars Hispaniae , X, Madrid, 1952 \n \nFronthingham, A.W., Lustreware of Spain, New York, 1951 \n \nTorre, P., “Maioliche a lustro ispano-moresche”, Serie Schede Museo Nazionale d'Arte Orientale, 7, Roma, 1987 \n \nTorre, P., Le Mille e una Notte. Ceramiche persiane, turche e ispano-moresche, Faenza, 1990 \n \nTorre, P., “Techniques Journeying from East to West at the Time of the Crusades”, Crusades: Myth and Realities, Nicosia, 2004","dynasty":"Mudéjar","linkcatalogs":"IAM_ES_IT_001","author":"Paola Torre","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["arte mudéjar","calligrafia","iscrizione","lustro"],"materials":["Ceramica dipinta a lustro."]},"35d28d2d-69ab-5ec0-a006-32f2135420d3":{"name":"Tessuto con nicchia della preghiera (mihrâb).","description":"Il tessuto, realizzato in raso di tonalità rossa, nera e giallo-nocciola, è decorato a motivi ricamati con filati metallici di rame argentato e dorato, avvolti su un'anima di cotone. L'elemento decorativo fondamentale è costituito da una grande nicchia della preghiera (mihrâb): al centro di essa, dalla parte superiore, pende una lampada da moschea, mentre al di sopra e lateralmente sono presenti cartigli contenenti motivi decorativi di tipo epigrafico. Il fondo del tessuto, ad eccezione dell'interno della nicchia, ove figurano motivi floreali di accento naturalistico, è decorato con elementi ad arabesco formati da palmette intrecciate in varie forme o da mezze palmette entro girali.","short_description":"Tessuto ricamato a filati metallici e decorato con la nicchia della preghiera (*mihrâb*), una grande lampada da moschea e motivi epigrafici. Stile tipico della tarda produzione tessile ottomana.","holder":"Museo delle Civiltà | Museo d’arte orientale “Giuseppe Tucci”","dates":"XII/ XVIII- XIII/XIX secolo.","location":"Roma","dimensions":"altezza cm 265, larghezza cm 160.","method_for_datation":"La datazione e la provenienza dell'oggetto sono state proposte in base allo stile della decorazione, proprio di una produzione tessile ottomana di epoca tarda (XVIII-XIX secolo).","provenance":"Turchia.","obtention":"acquisto.","bibliography":"Barista, H.Ö., \"Turkish Embroideries. Later Period of The Ottoman Empire\", Seventh International Congress of Turkish Art, Warsaw, 1990, 37-42 \n \nGönül, M., “Some Turkish Embroideries in the Collection of the Topkapisaray Museum in Istanbul”, Kunst des Orients, 1969, VI, 43-76 \n \nTaylor, R., Ottoman Embroidery, London, 1993","dynasty":"Periodo ottomano","linkcatalogs":"IAM_TR_IT_001","author":"Paola Torre","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["calligrafia","Decorazione Floreale","mihrâb","nicchia della preghiera","ricamo","Tessuto"],"materials":["Raso di seta ricamato a filati metallici."]},"39ae7c13-54bb-57fc-9069-e9898933a6cc":{"name":"frammento di stele funeraria in marmo con iscrizione araba in caratteri cufici.","description":"frammento dell'angolo superiore destro di una lastra rettangolare in marmo. L'epigrafe correva lungo i margini della lastra, delimitata da un listello in alto e in basso; secondo V. Grassi, che ha recentemente pubblicato tale iscrizione, essa probabilmente si interrompeva in corrispondenza del lato inferiore, come fanno pensare confronti di stele simili da Malta. Il campo epigrafico doveva essere coronato anche qui da un arco a ferro di cavallo, che richiamava la nicchia del mihrâb. Lo spazio di risulta tra l'estradosso dell'arco e l'angolo superiore destro della stele, unico conservato, mostra un fiorone a tre petali e motivo a mandorla centrale simile a quello della stele n. 1, ma di disegno più articolato e schematico. Con tale stile si armonizzano i caratteri cufici, attribuibili alla prima metà del V/XII secolo. L'iscrizione entro il campo epigrafico è perduta; rimane parte di quella che correva lungo i lati (tratto ascendente destro e tratto superiore), che doveva citare un passo del Corano (III, 185) abitualmente usato nelle epigrafi sepolcrali: “…e voi non conseguirete i guiderdoni che il dì della risurrezione…”.","short_description":"Frammento di stele sepolcrale. Solitamente, le steli contengono iscrizioni con formule tipiche tratte dal Corano, talvolta insieme all'enunciazione della fede, della devozione e delle virtù del defunto.","holder":"Museo Regionale Agostino Pepoli","initial_owner":"collezione G.M. Di Ferro, Trapani (circa 1830).","dates":"prima metà del V/XII secolo.","location":"Trapani, Sicilia","dimensions":"altezza max. cm 20, larghezza max. cm 16, spessore cm 6,3.","method_for_datation":"La datazione è stata proposta in base allo stile dei caratteri e della decorazione.","method_for_provenance":"si trovava fra i 10 reperti epigrafici arabi della collezione Di Ferro, passate prima alla Biblioteca Fardelliana e poi al Museo Pepoli; in questo caso però non se ne può dimostrare la provenienza da Trapani, anzi i confronti portano fuori dalla Sicilia, verso Malta.","provenance":"ignota.","obtention":"trasferimento dalla Biblioteca Fardelliana di Trapani.","bibliography":"Grassi, V., “Iscrizioni del V-VI secolo dell'Egira nel Museo Pepoli di Trapani”, Anaquel de Estudios Arabes, 8, 1997, 135 n. 5","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","author":"Paolo Barresi","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["calligrafia","caratteri cufici","iscrizione funeraria","pietra tombale","stele funeraria"],"materials":["marmo, iscrizione a rilievo."]},"3a983b0b-9b8a-5e11-bf52-f2a9ebd97acf":{"name":"cippo funerario cilindrico in marmo con iscrizione araba in caratteri cufici.","description":"cippo funerario cilindrico in marmo, danneggiato nella parte inferiore, senza decorazioni, a parte una semplice modanatura nella parte superiore. L'epigrafe si svolge sulla superficie cilindrica, per 10 righe. I caratteri cufici risultano di VI/XII secolo. Il testo dell'iscrizione è il seguente (traduzione di M. Amari): “Nel nome di Dio misericordioso e clemente. Benedica Dio il profeta Maometto e la sua stirpe e dia loro pace. Questa è la sepoltura di 'Umar ibn AbàBakr ash-Sha'iri (il venditore d'orzo), il quale è morto il lunedì, otto del mese di dhul higgiah dell'anno [cinquecento]quindici”. Nella determinazione dell'anno dell'Egira non si conservano le centinaia: in base alla coincidenza tra il lunedì e il giorno 8 del mese, l'Amari propone di integrare [seicento] quindici, il che porterebbe la data al 1219; il Répertoire invece propone di integrare [cinquecento] quindici, con relativa datazione al 1122, che, per lo stile dei caratteri cufici, sembra più giustificata.","short_description":"La particolare tipologia “a colonnetta” di questa stele ne determina l'appartenenza ad un ambito geografico ben preciso: l'Italia del sud. Il prototipo può essere rintracciato in Egitto, in esemplari del X secolo.","holder":"Museo Regionale Agostino Pepoli","initial_owner":"conte Francesco Hernandez, Erice (1830 circa).","dates":"515/1122.","location":"Trapani, Sicilia","dimensions":"altezza cm 31, diametro cm 13.","method_for_datation":"l'anno è precisato nel testo dell'iscrizione, confermata dallo stile dei caratteri cufici.","method_for_provenance":"non se ne conosce con certezza la provenienza, ma apparteneva alla collezione del conte Hernandez, formatasi in gran parte con reperti dal territorio ericino.","provenance":"ignota (probabilmente Erice).","obtention":"acquisto del museo nel 1921.","bibliography":"Amari, M., Epigrafi arabiche di Sicilia. II. Iscrizioni funerarie, a cura di F. Gabrieli, n. XXXIX, Palermo, 1971, 238 \n \nRépertoire chronologique d'épigraphie arabe, VIII, 128 \n \nScerrato, U., Gli Arabi in Italia, Milano, 1979, fig. 262","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","author":"Paolo Barresi","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["calligrafia","caratteri cufici","iscrizione funeraria","pietra tombale","stele funeraria"],"materials":["marmo, iscrizione a rilievo."]},"3ad498e2-1308-50b9-a3f2-b018a5be7ea1":{"name":"Vaso","short_description":"Questo piccolo vaso costituisce un esempio dell’elaborata produzione diffusa nelle regioni orientali dell’Iran. Il vaso reca, in eleganti caratteri cufici, un’iscrizione incompleta, forse a causa di un restauro, che augura – nella parte finale – “Nel nome di Dio (della) Benedizione al suo proprietario”.","type":"Vasellame; ceramica","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira IV secolo / X secolo","location":"Torino","dimensions":"Altezza cm 19, diametro max cm 19","provenance":"Iran (Nishapur)","dynasty":"Dinastia samanide","keywords":["Ceramica","cufico","Samanide"],"materials":["Terracotta, ingobbio bianco, decorazione in nero sotto invetriatura trasparente"]},"3e22b1c1-3e48-51e8-aa1f-07a2f91c99b3":{"name":"Mattonelle a forma stellare.","description":"Le mattonelle di tipo stellare appartengono ad una tipologia probabilmente sviluppatasi intorno alla fine del VII/XIII secolo: comunemente note con il nome di Kashi, dal centro di produzione più famoso, Kashan, in Iran centro-settentrionale, tali mattonelle, impiegate come rivestimento murario, con la loro vibrante luminosità e policromia riescono quasi a “smaterializzare” i volumi architettonici. La decorazione si articola in figure di animali al centro (felini, lepri, elefanti ecc.) sopra un fondo interamente ricoperto da cespugli fogliati. Lungo la cornice corrono diversi motivi epigrafici: nella mattonella con lepri è presente un'iscrizione coranica, che riprende quasi per intero la sura CX: “Nel nome di Dio Clemente Misericordioso!/ Quando Iddio vi darà il trionfo e la vittoria/ E vedrai la gente entrare nella religione di Dio a frotte/ Celebra allora le lodi del tuo Signore e chiedi a Lui perdono, che Egli è Colui che molto perdona!”, mentre in un'altra, decorata con un elefante ed una fenice in volo e recante la data 691/ 1291-92, è presente una citazione dallo Shahanama di Firdusi, riguardante la storia del ritorno di Isfandiyar da Gushtasp. Il testo dell'iscrizione recita: “Ora dobbiamo bere in allegria/ Dato che dal fiume giunge una fragranza di muschio,/ L'aria risuona di alte grida e la terra è irata/ Felice colui che si contenta di bere”.","short_description":"Note con il nome di *kashi*, per via del centro in cui furono maggiormente prodotte, cioè Kashan, queste mattonelle dalla forma di stella, che venivano combinate con altri esemplari cruciformi, erano destinate a rivestire le pareti di sontuosi palazzi.","holder":"Museo delle Civiltà | Museo d’arte orientale “Giuseppe Tucci”","dates":"VII/XIII-VIII/XIV secolo.","location":"Roma","dimensions":"larghezza cm 21.","method_for_datation":"data iscritta su un esemplare.","method_for_provenance":"Mattonelle di questa tipologia venivano comunemente prodotte a Kashan, in Iran.","provenance":"Iran.","obtention":"acquisto.","bibliography":"Curatola, G., Eredità dell'Islam. Arte islamica in Italia, Cinisello Balsamo, 1993 \n \nFèhervari, G., La ceramica islamica, Milano, 1985 \n \nFolsach, K. von, Islamic Art – The David Collection, Copenhagen, 1990 \n \nGrube, E.J., Cobalt and Lustre. The First Centuries of Islamic Pottery – The Nasser D. Khalili Collection of Islamic Art, vol. IX, London, 1994 \n \nLane, A., Early Islamic Pottery, London, 1953","dynasty":"Periodo ilkhanide","author":"Paola Torre","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["calligrafia","Ceramica","decorazione figurativa (animali)","lustro"],"materials":["Ceramica dipinta a lustro metallico e in blu."]},"42921209-bf16-5ad2-9981-5d7b63ee02d1":{"name":"Elemento architettonico, frammento di colonna","short_description":"Il frammento di colonna presenta, nella parte superiore, un cartiglio epigrafico, nella parte inferiore, tre fasce con motivi vegetali ed epigrafici che si alternano e si sviluppano elicoidalmente. Le iscrizioni in arabo sono di contenuto benaugurale e tutte rese in cufico foliato, rappresentate in rilievo e con tracce di colore dell’originaria policromia.","holder":"Museo delle Civiltà/Museo d’arte orientale „Giuseppe Tucci“","dates":"Inizio XII sec.","location":"Roma","dimensions":"Altezza 39.5 cm, larghezza 30 cm","method_for_datation":"Reperto di scavo","provenance":"Palazzo a Ghazni assocciato a Mas‘ud III (1099-1115), Afghanistan","obtention":"Deposito IsIAO, scavo IsMEO","bibliography":"Artusi S., MNAO Archive file, code nr. 1201064870, 2011. \nDi Flumeri, G., *Tesori invisibili*, exhibition catalogue, Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo (1 May - 26 July 2009), Roma, 2009: 142.","dynasty":"Ghaznavide","author":"Michael Jung","materials":["Argilla cotta, malta","intaglio, pittura"]},"4c518f24-dd50-56f7-938f-b9da7af20ca4":{"name":"Cippo funebre","short_description":"In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso. Dio testimonia \nche non c'è dio all'infuori di Lui e con Lui gli Angeli… \nè scolpito in bassorilievo sulle due facce lunghe del cippo funebre che si trovava non lontano dal famoso minareto del sovrano ghaznavide Bahram Shah. Dopo la *bismillah* segue nell’epitaffio solo un versetto del Corano (sura *Al ‘Imran*, 18) che viene troncato nel bel mezzo della parola che significa *angeli*. \nUn certo numero di cippi funebri di epoca ghaznavide, ghuride e timuride è stato documentato dalla Missione Archeologica Italiana a Nord, Est e Ovest della cittadella di Ghazni. Quelli d’epoca ghaznavide come il presente sono composti di un basso piedistallo, di elementi intermedi che si rastremano verso l’alto e che presentano l’epitaffio spesso entro una sorta di cornice, e di una cresta di coronamento anch’esso spesso provvisto di iscrizioni. I cippi sono in marmo bianco ricavato dalla cava locale di Ghazni. \nIl repertorio delle iscrizioni funebri ghaznavidi può comprendere la *bismillah*, la *shahada* (la professione della fede), il nome del defunto con la sua genealogia e i suoi titoli, la data del trapasso inoltre qualche versetto del corano e invocazioni per il morto. La lingua usata è per lo più l’arabo, comunque anche il persiano è stato impiegato come anche una combinazione delle due lingue. Il ductus in cui sono scritti gli epitaffi varia. Nel cippo presente troviamo un bel *cufico fiorito* cioè le sue lettere angolari presentano terminali biforcati, foglie, viticci e racemi; un tipo di scrittura che si diffonde a Ghazni dall’inizio del XII secolo. \nI cippi sepolcrali di Ghazni costituiscono una classe particolare di opere d’arte islamica. Ci si è pensato che fanno parte del retaggio turco dei Ghaznavidi introdotto proprio da loro a Ghazni. Ma riscontri più antichi si trovavano a Siraf (città porto alla costa occidentale dell’Iran) dove questi cippi funebri sono datati già per la seconda metà del X secolo. Altri si trovano in Anatolia, \nal-Bahrayn, India e Pakistan.","holder":"Museo delle Civiltà/Museo d’arte orientale „Giuseppe Tucci“","dates":"XII sec.","location":"Roma","dimensions":"Lunghezza 70cm, larghezza 12cm, altezza 31cm","method_for_datation":"Attribuzione paleografica","provenance":"Ghazni/Afghanistan, cimitero","obtention":"Deposito IsIAO, affidato dal Governo dell‘Afghanistan","bibliography":"Giunta, R., *Les inscriptions funéraires de Ġaznī (IVe-IXe/Xe-XVe siècles)*, Napoli: University of Naples, 2003: 169-70, tav. LII e sommario 447-9. \nWhitehouse, D., “Excavations at Sīrāf. First Interim Report”, *Iran. Journal of the British Institute of Persian Studies*, VI (1968): 1f., 20, tavv. VIII d-f. \nWhitehouse, D., “Siraf: an Islamic city and its role in art”, *Storia della città. Rivista internazionale di storia urbana e territoriale*, 7 (1978): 55-7.","dynasty":"Ghaznavide","author":"Michael Jung","materials":["Marmo, bassorilievo scolpito"]},"545d3cb5-4705-56b4-ba74-149c90a246ac":{"name":"Candelabro","short_description":"Il candelabro con corpo campiforme e porfilo concavo, testimonia l'alto livello raggiunto dagli artigiani islamici nella lavorazione dei metalli. La decorazione, impreziosita dall'ageminatura in argento, è costituita da undici personaggi in differenti atteggiamenti, rappresentanti i lavori dei mesi.","type":"Metallo","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira VII secolo / XIII secolo","location":"Torino","dimensions":"Altezza cm 19.5, diametro max cm 19.5","provenance":"Anatolia","keywords":["ageminatura","bronzo","calligrafia","Candelabro","incisione"],"materials":["Bronzo inciso e ageminato"]},"54e4dfd7-48fc-5972-94f5-cea81c315201":{"name":"Ciotola.","description":"Ciotola a larga bocca e a fondo leggermente convesso. Come nella generalità degli esemplari di questa classe di oggetti, la decorazione, che ricopre interamente la superficie esterna, si articola in una larga fascia, alternata a medaglioni, formata da una serie di cartigli contenenti iscrizioni nel carattere corsivo (nashkî) mamelucco, denominato thìôh. Sul fondo esterno la decorazione presenta motivi caratteristici quali fenici in volo e peonie, peculiari della metallistica mamelucca, rivelatori dell'influenza del naturalismo estremo-orientale, mediato dall'ambiente iranico. Nelle iscrizioni, che offrono un tipico esempio di titoli in uso nel protocollo mamelucco per un oggetto destinato ad un personaggio di alto rango, si legge tra l'altro: “Al-maqarr…al-Âli (l'Eccellenza Altissima) al-mawlawî (il Maestro) al-Mâlikî (il Sovrano) al-âdilî (il Giusto) al-amîri (l'Emiro)…al- Mâmâlk (il Mamelucco): la ciotola era verosimilmente appartenente a un ignoto alto funzionario della corte del sovrano, cui fa riferimento una delle iscrizioni. Sul fondo interno figura un motivo di particolare interesse, formato da una serie di pesci disposti a vortice. Si tratta di un elemento decorativo molto diffuso nella metallistica islamica e soprattutto in quella del periodo mamelucco. Il motivo dei pesci, oltre ad essere naturalmente legato alla destinazione d'uso dell'oggetto, cioè contenere acqua, riveste probabilmente, nel contempo, un particolare significato magico-simbolico, in quanto il pesce è, anche nel mondo orientale, portatore di buoni auspici, nel caso specifico rivolti al proprietario dell'oggetto.","short_description":"Ciotola per acqua, decorata con iscrizioni e motivi zoomorfi (pesci, fenici in volo); illustra bene l'uso a scopo decorativo e benaugurale della calligrafia nel mondo islamico.","holder":"Museo delle Civiltà | Museo d’arte orientale “Giuseppe Tucci”","dates":"VIII/ XIV secolo.","location":"Roma","dimensions":"diametro cm 20.","method_for_datation":"la tipologia della ciotola è assai diffusa nella metallistica islamica del XIV secolo.","method_for_provenance":"la classe di esemplari della tipologia cui appartiene questa ciotola è diffusa sia in ambiente iranico che in quello siro-egiziano.","provenance":"Egitto o Siria.","obtention":"acquisto.","bibliography":"Atil, E., Renaissance of Islam. Art of the Mamluks, Washington, 1981 \n \nBaer, E., “Fish-pond Ornaments on Persian and Mamluk Metal Vassels”, Bulletin of the School of Oriental and African Studies, 31, 14-27, 1968 \n \nSafadi, Y.H., Islamic Calligraphy, London, 1979 \n \nScerrato, U., Metalli Islamici, Milano, 1966 \n \nTorre, P., “Metalli islamici”, Museo Poldi Pezzoli. Tessuti-Scultura-Metalli islamici, Milano, 1987, 273-304","dynasty":"Periodo mamelucco","linkcatalogs":"IAM_EG_IT_001","author":"Paola Torre","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["agemina","Arte mamelucca","calligrafia","Ciotola","nashkî","ottone"],"materials":["Ottone ageminato in oro ed argento."]},"5956a116-f2da-52fd-9a46-aa5a243e3598":{"name":"Moneta (*dînâr*).","description":"Il dînâr, coniato presso la zecca egiziana, è databile all'epoca del sovrano al-Hakîm bi- 'amr Allâh (386-411/ 996-1021). La moneta presenta un'iscrizione in caratteri cufici, sia nel recto che nel verso, disposta su quattro righe. Nel recto si legge: “Alî lâ ilâ illâ Allâh wahda-hu lâ šarīk la-hu Muhammad rasûl Allâh wâli Allâh (Non vi è altro Dio che Allâh, L'Unico, nessuno Gli è pari. Muhammad è il Messaggero di Dio), mentre sul margine l'iscrizione recita: “Muhammad rasûl Allâh arsala-hu bi-l-hudâ wa al-haqq li-yuzhira-hu alâ al-dîn kulli-hi wa la-hu kariha al—mušrikûn (Muhammad è il messaggero di Dio. Egli è colui che ha inviato il Suo Messaggero con la retta guida e la Religione della Verità perché prevalga sulle religioni tutte, anche a dispetto degli idolatri). Sul recto, al centro, si legge: “Abd Allâh wûliya al-Mansûr Abû Alī al-imâm al –Hakîm bi-amr Allâh amir al-mu' minîn”, mentre al margine si legge: “bismi-llâh duriba hadâ-l-l-dînâr bi-Misr sana talat wa arba maya” (Nel nome di Dio fu coniato questo dînâr in Egitto nell'anno tre e quattrocento (403).","short_description":"Il *dînâr*, che deriva il suo nome dal *denarius* bizantino dal quale discende, è adornato da iscrizioni in carattere cufico. Coniato all'epoca del Califfo al-Hakîm.","holder":"Museo delle Civiltà | Museo d’arte orientale “Giuseppe Tucci”","dates":"al –Hakîm, 403/ 1012.","location":"Roma","dimensions":"diametro cm 2,2, peso gr 4,17.","method_for_datation":"iscrizione (recto, sul margine).","method_for_provenance":"iscrizione (recto, sul margine).","provenance":"Egitto.","obtention":"acquisto.","bibliography":"Lane-Poole S., Catalogue of oriental Coins in the British Museum, IV, London, 1879, 21, fig. 85.","dynasty":"Dinastia Fatimide","author":"Paola Torre","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["al–Hakîm","calligrafia","dînâr","Fatimidi","moneta"],"materials":["oro/ coniazione."]},"5a8534d7-ca00-502b-8b60-d63d4937e1c2":{"name":"Coppa divinatoria","short_description":"La coppa in ottone è riccamente decorata da iscrizioni calligrafiche e immagini dello zodiaco.","type":"Vasellame; metallo","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira XI secolo / XVII secolo","location":"Torino","dimensions":"Altezza cm 10, diametro cm 24.3","provenance":"Iran","dynasty":"Dinastia safavide","keywords":["calligrafia","divinazione","Metalli","safavide"],"materials":["Ottone"]},"6494cd55-e904-5563-a3a1-c84b7c6ea6dc":{"name":"Coppa polilobata","short_description":"L’apice della produzione selgiuchide è rappresentato dal vasellame *mina’i*, ottenuto con la tecnica della pittura a smalto sopra vetrina. Questa coppa polilobata è decorata nel centro da due uomini a cavallo circondati da figure sedute. La parete esterna è ornata da un’iscrizione corsiva in colore nero-bruno.","type":"Vasellame; ceramica","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira VI–VII secolo / AD XII–XIII secolo","location":"Torino","dimensions":"Altezza cm 9.8, diametro cm 20.6","provenance":"Iran (Kashan)","dynasty":"Dinastia selgiuchide","keywords":["Ceramica","minai","selgiuchide"],"materials":["Impasto siliceo, decorazione mina’i"]},"6d275aae-efca-5e92-b1e9-cd4d92480102":{"name":"Ciotola a parete verticale.","description":"La decorazione della ciotola, limitata alla parete esterna, consiste in una grande iscrizione in caratteri cufici con aste apicate e con alcune lettere terminanti in volute, compresa fra due fasce dipinte a lustro compatto. All'iscrizione principale si sovrappongono quattro lettere in blu cobalto. La lettura dell'iscrizione, anche se di esecuzione molto corrente, può essere ricondotta alla formula del tipo baraka lisâhibihi, ossia “benedizione al possessore”. E' il caso di sottolineare che fra i lustri mesopotamici la decorazione consistente soltanto nel motivo epigrafico è piuttosto rara, ed in tal senso si può ragionevolmente ipotizzare che l'esemplare rifletta l'influenza della ceramistica del periodo samanide del Khurâsân e della Transoxiana (IX-X secolo), cui si deve un'ampia produzione di vasellame non a lustro, la cui unica decorazione è affidata al motivo epigrafico.","short_description":"Pezzo praticamente unico per forma e decorazione. 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La doppia pagina iniziale è finemente decorata in oro, rosso e blu. La copertina è in pelle marrone.","type":"Manoscritto","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira IX secolo / XV secolo","location":"Torino","dimensions":"Height 33 cm","provenance":"Turchia","dynasty":"Impero Ottomano","keywords":["calligrafia","Corano","Manoscritto"],"materials":["Carta, inchiostro e pigmenti"]},"7de98467-e66b-579d-84aa-f524350d908b":{"name":"lastra rettangolare con iscrizione funeraria araba in caratteri cufici.","description":"lastra di marmo rettangolare, mutila in basso, decorata con una cornice rettangolare a listello, e con un arco a ferro di cavallo (mânfukh) che chiude in alto il campo epigrafico. Lo spazio tra l'estradosso dell'arco e l'incorniciatura rettangolare è riempito da due elementi decorativi simmetrici: un fiorone a tre petali con elemento centrale a forma di mandorla, e volute laterali, avvolto da uno stelo con andamento cuoriforme, dalla cui base emergono due viticci che si insinuano all'interno dello spazio di risulta. Per i caratteri cufici, risulta caratteristica la presenza del motivo trifoliato che collega i due lam del nome sacro. Il motivo a palmetta circondato da stelo cuoriforme trova confronti nelle decorazioni delle stele funerarie di XI secolo a Kairouan. Il testo dell'iscrizione è il seguente (traduzione di M. Amari): “Nel nome di Dio misericordioso e clemente. Benedica Dio il profeta Maometto e la sua stirpe e dia loro pace. Dì: questo è annuncio grave, da cui voi rifuggite. Allora chi sarà allontanato dal fuoco e introdotto nel Paradiso, sarà salvo. La vita di quaggiù non è che merce d'inganno. Questo è il sepolcro di 'Abd al-Karîm ibn Sulaiman, l'Ascetico, che Dio abbia misericordia di lui; il quale è morto il giorno di sabato, undici [---] dell'anno quattrocentosettantaquattro”. La data, non del tutto conservata, è ricostruita da Amari in base alla coincidenza del giorno di sabato con l'11 del mese, che si verificò, nell'anno 474, nei mesi di rabi' secondo e di ramadan: dunque, il 18 settembre 1081 o il 12 febbraio 1082.","short_description":"La stele presenta un'iscrizioni entro un arco, che rievoca la nicchia di un *mihrâb* perrichiamare l'idea della morte come *passaggio*, e della sepoltura come *rito di passaggio*. Tradizionalmente, le stele sepolcrali contengono formule tipiche tratte dal Corano insieme alla celebrazione delle virtù e della devozione del defunto.","holder":"Museo Regionale Agostino Pepoli","owner":"collezione G.M. Di Ferro, Trapani (1830 circa).","dates":"474/1081-1082.","location":"Trapani, Sicilia","dimensions":"altezza cm 43, larghezza cm 35, spessore cm 3,8.","method_for_datation":"l'anno è precisato nel testo dell'iscrizione.","method_for_provenance":"la stele apparteneva ad una collezione privata trapanese dell'800: forse viene da Trapani, in quanto presenta caratteri morfologici e decorativi simili a quelli della stele inv. 119/ 419, dalla stessa collezione, che si ritiene provenga anch'essa da Trapani.","provenance":"ignota (probabilmente Trapani).","obtention":"trasferimento dalla Biblioteca Fardelliana di Trapani.","bibliography":"Amari, M., Epigrafi arabiche di Sicilia. II. Iscrizioni funerarie, Palermo, 1879, I, n. XII, 226, tav. I, fig. 4 \n \nAmari, M., Le epigrafi arabiche di Sicilia, a cura di F. Gabrieli, Palermo, 1971, 173 \n \nRépertoire chronologique d'épigraphie arabe, VII, 212 \n \nScerrato, U., Gli Arabi in Italia, Milano, 1979, fig. 257","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","author":"Paolo Barresi","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["calligrafia","caratteri cufici","iscrizione funeraria","pietra tombale","stele funeraria"],"materials":["marmo, iscrizione a rilievo."]},"860d6075-446b-59d0-b5ca-2a22791db54f":{"name":"lastra di marmo rettangolare con iscrizione funeraria araba in caratteri cufici.","description":"lastra di marmo rettangolare, quasi integra, lievemente danneggiata nella parte superiore; è decorata con una cornice rettangolare a listello, e con un arco a ferro di cavallo (mânfukh) che corona il campo epigrafico, e che richiama la nicchia del mihrâb. I due spazi tra l'estradosso dell'arco e gli angoli superiori della cornice rettangolare sono occupati da un elemento decorativo che si ripete simmetricamente: uno spesso tralcio vegetale che si attorciglia in una voluta verso l'alto riempiendo l'angolo, mentre un'altra voluta si arrotola verso il basso insinuandosi all'interno dello spazio di risulta. Per i caratteri cufici, risulta caratteristica la presenza di circoletti riempitivi e la forma piena delle lettere. Il motivo di riempimento a volute trova confronti nelle decorazioni delle stele funerarie di V/XI secolo a Kairouan. Il testo dell'iscrizione è il seguente (traduzione di M. Amari): “Nel nome di Dio misericordioso e clemente. Benedica Dio il profeta Maometto e la sua stirpe e dia loro pace. Ogni anima dovrà assaporare la morte. Voi non conseguirete i guiderdoni che il dì della risurrezione. Allora chi sarà allontanato dal fuoco e introdotto nel Paradiso, sarà salvo. La vita di quaggiù non è che merce d'inganno. Questo è il sepolcro di Sidât al-Ahl, figlia di 'Abd al-Azîz, il Cambiatore, del popolo di Mazara; la quale è morta di venerdì, del mese di rabi' primo, dell'anno quattrocentosettantaquattro”. Questa stele, assieme alla stele inv. 127/ 427 che le assomiglia, proveniva da una nota collezione privata trapanese degli inizi dell'800, quella di G.M. Di Ferro","short_description":"La stele era posta sul sepolcro di una donna. L'arco che figura sulla stele, e che contiene l'iscrizione, richiama idealmente la nicchia di un *mihrâb* che rievoca l'idea di *passaggio* alla vita ultraterrena, qualificando il rito di sepoltura come *rito di passaggio*.","holder":"Museo Regionale Agostino Pepoli","initial_owner":"collezione G.M. Di Ferro, Trapani (1830 circa).","dates":"474/1081.","location":"Trapani, Sicilia","dimensions":"altezza cm 46, larghezza cm 32, spessore cm 6,3.","method_for_datation":"l'anno è precisato nel testo dell'iscrizione; anche lo stile dei caratteri cufici riporta alla fine dell'XI secolo.","method_for_provenance":"Il fatto che il padre della defunta sia definito cittadino di Mazara, ha permesso all'Amari di ipotizzare che la famiglia si sarebbe rifugiata a Trapani dopo la conquista normanna di Mazara, nel 1072: la stele, confluita in una collezione privata di Trapani, sarebbe allora di certa provenienza trapanese.","provenance":"ignota (probabilmente Trapani).","obtention":"trasferimento dalla Biblioteca Fardelliana di Trapani.","bibliography":"Amari, M., Epigrafi arabiche di Sicilia. II. Iscrizioni funerarie, Palermo, 1879, I, n. XI, 224, tav. I, fig. 3 \n \nAmari, M., Le epigrafi arabiche di Sicilia (a cura di F. 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Vi è intagliata un’iscrizione in arabo, benaugurale e in cufico foliato che, un tempo, doveva essere dipinta, come si può notare dalle tracce di colore rimaste.","holder":"Museo delle Civiltà/Museo d’arte orientale „Giuseppe Tucci“","dates":"Inizio XII sec.","location":"Roma","dimensions":"Altezza 52 cm, larghezza 47 cm, spessore 15 cm","method_for_datation":"Reperto di scavo","provenance":"Palazzo a Ghazni, Afghanistan","obtention":"Deposito IsIAO, scavo IsMEO","bibliography":"Artusi S., file MNAO Archive code nr. 1201064886, 2011. \nBombaci, A., \"Summary report on the Italian Archaeological Mission in Afghanistan. Introduction to the Excavations at Ghazni\", *East and West*, 10 (1959): 3-22. \nDi Flumeri Vatielli, G., \"Islamic Archaeology in Afghanistan - Ghazni\" in P. Torre, G. Di Flumeri Vatielli and M. Jung (eds), *Arte dell'Islam, catalogue Museo Nazionale d'Arte Orientale*, Roma: Artemide, 2010: 65-72, fig. 68. \nScerrato, U., \"Summery report on the Italian Archaeological Mission in Afghanistan. The two first excavation campaigns at Ghazni\", *East and West*, 10 (1959): 23-55.","dynasty":"Ghaznavide","author":"Michael Jung","materials":["Argilla cotta, stucco, malta","intaglio, stampo, pittura"]},"925c28b8-4c6f-550b-8808-705ed2594359":{"name":"Coppa","short_description":"La coppa è ornata al centro da una raffinata e precisa decorazione in nero sotto un'invetriatura brillante e ravvivata dal colore blu. Un' elegante iscrizione corre lungo l'orlo interno.","type":"Ceramica; vasellame","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira VII secolo / XIII secolo","location":"Torino","dimensions":"Diametro max cm 14","provenance":"Iran","keywords":["Ceramica","fritta"],"materials":["Impasto siliceo, decorazione in blu e nero sotto invetriatura trasparente"]},"97db9709-4e82-56eb-ae90-1e74fcf69789":{"name":"Pagina del Corano","short_description":"Questa pagina di Corano su pergamena tredici righe in caratteri cufici. Le vocali sono indicate con punti rossi. Il verso 80 è contrassegnato da una sorta di spirale decorata in oro e pigmenti. Testo: *Sura al-a’raf*, VII, parte dei versi 77–86.","type":"Manoscritto; pergamena","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira fine III–inizi IV secolo / fine IX–inizi X secolo","location":"Torino","dimensions":"Altezza cm 20.5","provenance":"Vicino Oriente o Nord Africa","keywords":["calligrafia","Corano","cufico","Manoscritto","pergamena"],"materials":["Pergamena, inchiostro e pigmenti"]},"9d0fa2dd-7af5-5431-b7d1-d0b10e4e74c1":{"name":"Sezione del Corano","short_description":"Il manoscritto su carta è costituito da 47 pagine ciascuna con cinque righe in caratteri *naskhi* tracciati con inchiostro nero. Rosette sono posizionate tra i versi e ogni quinto verso vi è una rondella piú grande collocata sul margine. La copertina in cuoio è originale.","type":"Manoscritto","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira VIII secolo / XIV secolo","location":"Torino","dimensions":"Altezza cm 21, larghezza cm 15","provenance":"Egitto o Siria","dynasty":"Dinastia mamelucca","keywords":["calligrafia","Corano","Mamelucchi","Manoscritto","naskhi"],"materials":["Carta, inchiostro, oro e pigmenti"]},"9f93aaa3-18ce-5348-92f9-9826ae78f586":{"name":"Tessuto.","description":"Il tessuto, di grandi dimensioni, è ricamato su organzino di colore avorio sovrapposto ad un leggero raso di seta (*atlaz*) di colore verde chiaro, usato come fondo. L'esemplare presenta una decorazione particolarmente articolata e di estrema raffinatezza, realizzata in larga misura mediante la tecnica del ricamo ad ago con filati metallici in rame argentato. Il motivo decorativo principale è formato da un ornato centrale che ricorda la nicchia della preghiera (*mihrâb*), e che risulta formato da un arco polilobato sostenuto da colonnine, all'interno del quale pende una lampada da moschea. Una doppia cornice rettangolare chiude la decorazione del tessuto. Tutta la superficie è finemente lavorata con una ricca varietà di motivi, sia di tipo vegetale (fiori, foglie e piccoli cipressi) di gusto naturalistico, sia di tipo epigrafico: di particolare interesse è la presenza ripetuta del *tujra*, il monogramma ufficiale del sultano, impresso sui documenti statali. Altre scritte riportano parole ed espressioni di contenuto religioso, legate al Corano, con funzione apotropaica (*“ ana gelse red”* : “se sopraggiungono difficoltà, cacciale via”) e di buon auspicio (*“el' an ba ' d- dĬn”* : “sempre con la fede”). Il tessuto è da collocare nell'ambito della produzione tessile di paramenti da preghiera (*seccade*) di epoca ottomana della fine del XIII/XIX secolo. Per quel che concerne l'area di produzione è possibile un'attribuzione sia ad ambiente turco che egiziano, anche se non è da escludere una probabile appartenenza a manifattura ottomana palestinese.","short_description":"Il tessuto, riccamente decorato, è un *seccade*, paramento da preghiera; i raffinati motivi decorativi sono di tipo naturalistico, vegetale ed epigrafico. Vi figura anche il *tuğra* del Sultano Mustafa IV.","holder":"Museo delle Civiltà | Museo d’arte orientale “Giuseppe Tucci”","dates":"XIII/ XIX secolo.","location":"Roma","dimensions":"altezza cm 277, larghezza cm 192.","method_for_datation":"la datazione, basata sull'analisi stilistica, è confermata dalla lettura del tujra, che risulta essere una rielaborazione tarda del tujra del sultano ottomano Mustafâ IV (1222/1807-1223/1808).","method_for_provenance":"confronto con un tessuto del Museo del Tesoro di S. Pietro in Vaticano (Orlando, 1958, 90 e tav. 164).","provenance":"Turchia, Egitto o Palestina.","obtention":"acquisto.","bibliography":"Fontana, M.V., “Un seccade ottomano tardo ottocentesco”, Turcica et islamica. Studi in memoria di Aldo Gallotta, Università degli Studi di Napoli “L'Orientale” – Is.IAO, Series Minor, LXIV, Napoli, 2003, 185-203 \n \nOrlando, F.S., Il Tesoro di S. Pietro, Milano, 1958, 90 e tav. 164 \n \nTaylor R., Ottoman Embroidery, London, 1993 \n \nTorre P., “Tessuto ricamato di epoca ottomana”, Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Acquisizioni e donazioni 1999-2000, Roma, 2002, 72-73 \n \nTorre P., “Arte tessile di epoca ottomana nei corredi di una famiglia di Aleppo”, Un Oriente di Seta e d'Oro, a cura di P. Torre, Roma, 2003, 32-56","dynasty":"Periodo ottomano","linkcatalogs":"IAM_TR_IT_001","author":"Paola Torre","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["calligrafia","Decorazione Floreale","mihrâb","ricamo","seccade","Tessuto","tujra"],"materials":["Raso di seta e organzino ricamato a filati metallici."]},"9fb409e3-528f-533c-9017-82d63273b965":{"name":"Coppa","short_description":"L'epoca selgiuchide è contrassegnata da un ampio impiego della tecnica del lustro – pittura con ossidi metallici e cottura in ambiente riducente – adottato per la produzione di ceramiche raffinate. 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Sul recto sono presenti due iscrizioni, una posta al centro ed una sul margine. Nell'iscrizione centrale si legge: “Allâh ahad Allâh al-samad lam yalid wa lam yûlad wa lam yakun la-hu kufû' an ahad” (Egli, Dio, è uno, Dio l'Eterno. Non generò e né fu generato e nessuno Gli è simile). Quella sul margine recita “Muhammad rasûl Allâh arsala-hu bi-l-hudâ wa al-haqq li-yuzhira-hu alâ al-dîn kulli-hi wa la-hu kariha al-mushrikûn” (Muhâmmad è il messaggero di Dio. Egli è colui che ha inviato il Suo Messaggero con la retta guida e la Religione della Verità perché prevalga sulle religioni tutte, anche a dispetto degli idolatri).","short_description":"*Dirhâm* coniato all'epoca di al-Walîd I.; moneta di base nel mondo arabo sino all'arrivo dei mongoli, il *dirhâm* deriva il suo nome dalla dracma greca: pesava normalmente 2,97 grammi.","holder":"Museo delle Civiltà | Museo d’arte orientale “Giuseppe Tucci”","dates":"al – Walîd I, 91/ 709.","location":"Roma","dimensions":"diametro cm 2,6, peso gr 2,88.","method_for_datation":"iscrizione (recto, sul margine).","method_for_provenance":"iscrizione (recto, sul margine).","provenance":"Iran, Sijîgistan.","obtention":"donazione.","bibliography":"Walker, J., A Catalogue of the Arab-Byzantine and Post Reform Umayyad Coins, London, 1956, 159","dynasty":"Dinastia Omayyade","linkcatalogs":"IAM_JO_IT_001","author":"Paola Torre","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["Al-Walîd I","moneta","numismatica","Omayyadi"],"materials":["argento/ coniazione"]},"aab7756a-7fbc-5383-97de-198c2614e471":{"name":"Gettone o peso.","description":"Gettone in vetro verde con bordo in rilievo in discreto stato di conservazione, di peso poco inferiore rispetto al dihrâm intero, che equivale a gr 2,97. Il gettone presenta soltanto sul recto, al centro, un'iscrizione in caratteri cufici, disposta su due righe e iscritta entro un cerchio. Sulla prima riga si legge “al-imâm al-Zâhir; sulla seconda: “al ̀azaz din Allâh”; sulla terza: “amîr al- mu ̀ minin”. I gettoni in vetro, di tradizione bizantina, venivano generalmente adoperati come dei pesi monetari; in particolare tale uso era diffuso presso i califfi omayyadi ed abbasidi, ma anche presso i Tulunidi d'Egitto e gli Aghlabiti del Nord Africa. I califfi sciiti utilizzarono i gettoni anche per scopi diversi, e ciò soprattutto a partire dall'epoca di al-Mu' izz (341/953-365/975). In particolare, il medesimo peso di molti dei gettoni rinvenuti fa pensare che questi fossero usati come “moneta fiduciaria” in sostituzione delle monete bronzee. Il bronzo, del resto, era molto raro in quell'epoca in Egitto. Questa ipotesi è inoltre suffragata dal fatto che in Siria, ove il bronzo abbondava, non vennero mai rinvenuti gettoni in vetro. Generalmente i gettoni sono iscritti su almeno una delle facce, recano il nome del califfo e, talvolta, anche il nome della zecca. La maggior parte dei gettoni fatimidi appartiene all'epoca del regno di due califfi, in particolare, al –Hakîm (386/996-411/1021) ed al- Mustansir (427/1036-487/1094). 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Sopra la croce si trova l'iscrizione in ebraico, sul lato inferiore quella araba, a sinistra l'iscrizione latina, a destra la greca. Le iscrizioni fanno riferimento alla morte di Anna, madre di Grisanto, prete del sovrano normanno Ruggero, morta nel 1148 e sepolta nella jâmi maggiore (poi Cattedrale di Palermo), e da lì fatta traslare dal figlio nella chiesa di San Michele Arcangelo, nella cappella detta di Sant'Anna, fatta costruire da Grisanto nel 1149. Le date presenti nelle quattro versioni sono, ciascuna con il computo del proprio calendario, corrispondenti al 1148 latino: 4904 ebraico, 6658 greco, 543 arabo. Nel museo della Zisa esiste un'altra lapide, ma in tre lingue (è escluso l'ebraico), che commemora la morte di Drogo, padre del prete Grisanto, anch'egli sepolto nella cappella di sant'Anna, nel 1153. L'iscrizione proviene dalla chiesa di San Michele Arcangelo, nelle vicinanze della Casa Professa dei Gesuiti, che conservava molte iscrizioni, anche latine, oggi adibita a magazzino della Biblioteca Comunale.","short_description":"La lapide, in quattro lingue, commemora la morte di Anna, madre di Grisanto, prete del sovrano normanno Ruggero. Le date presenti nelle quattro versioni, ciascuna con il computo del proprio calendario, corrispondono tutte alla data latina del 1148.","holder":"Museo della Zisa","dates":"1149.","location":"Palermo, Sicilia","dimensions":"altezza cm 33, larghezza cm 40.","method_for_datation":"data riportata sull'epigrafe.","method_for_provenance":"documenti storici.","provenance":"Palermo, chiesa di San Michele Arcangelo (de Indulciis).","obtention":"Deposito, proveniente dal Regio Museo di Palermo.","bibliography":"Amari, M., Le epigrafi arabiche di Sicilia, Epigrafi sepolcrali, a cura di F. Gabrieli, Palermo, 1971 \n \nBucaria, N.-Luzzati, M.- Tarantino A., a cura di, Ebrei e Sicilia, Palermo, 2002, 169 \n \nDi Marzo – Ferro, G., Guida istruttiva per Palermo e suoi dintorni, Palermo, 1857 \n \nMorso, S., Descrizione di Palermo antico ricavata sugli autori sincroni e i monumenti del tempo, Palermo, 1827 \n \nScerrato, U., “Arte islamica in Italia”, in F. Gabrieli – U. Scerrato, Gli Arabi in Italia, Milano, 1979, 302 e fig. 173 \n \nL'età normanna e sveva in Sicilia, Palermo, 1994, 146-147","dynasty":"Dinastia normanna","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","author":"Rita Bernini","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["architettura siculo - normanna","calligrafia","iscrizione funeraria","pietra tombale","scrittura ebraica","scrittura greca","stele funeraria"],"materials":["marmo con decorazioni a tessere musive marmoree e di pietre dure."]},"bceaff57-522d-535e-a0c3-944479903843":{"name":"*Tughra* di Solimano il Magnifico","short_description":"*Tughra* era il simbolo personale e ufficiale del sultano: ogni sultano aveva il proprio simbolo/firma.","type":"Manoscritto","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira X secolo / XVI secolo","location":"Torino","dimensions":"Altezza cm 47.5, larghezza cm 59","provenance":"Turchia","dynasty":"Impero Ottomano","keywords":["calligrafia","Manoscritto","Ottomani","Solimano","tughra"],"materials":["Carta, oro, lapis lazuli, pigmenti"]},"c258b71a-ed5a-5e3f-a8b3-0c790492d086":{"name":"Pannello a mosaico","short_description":"La tecnica a mosaico raggiunse l'apogeo nel periodo timuride. 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Delle sue creature è scritto che periscano; di ciò abbiamo esempio e conforto nel suo Profeta\". Il riferimento alla Ka'ba intorno alla quale i fedeli giravano e baciavano in segno di rispetto la pietra nera murata in un angolo, rientra nel programma di identificazione dei sovrani normanni con l'autorità divina. Se infatti l'iscrizione proviene da una delle sale del Palazzo Reale di Palermo (era infatti decontestualizzata la sua presenza segnalata nella seconda metà del XIX secolo nella cripta della Palatina, mentre potrebbe comunque provenire dallo stesso palazzo), fu probabilmente Ruggero a farla collocare nella sua residenza per alludere alla divinità dei regnanti utilizzando il legame di tradizione fatimide tra palazzo e santuario.","short_description":"Queste bellissime iscrizioni in carattere *naskhî* , corsivo, erano destinate con tutta probabilità ad abbellire e celebrare la bellezza ed il fasto del palazzo Reale, ove furono, forse, portate da Ruggero.","holder":"Galleria Regionale della Sicilia, Palazzo Abatellis","location":"Palermo, Sicilia","dimensions":"larghezza cm 185, altezza cm 32; larghezza cm 192, altezza cm32.","method_for_datation":"confronto per materiali e contenuto con le due iscrizioni già a Messina, Santa Maria Annunziata e Duomo.","method_for_provenance":"bibliografia.","provenance":"cripta della cappella Palatina, Palazzo dei Normanni, Palermo.","obtention":"donazione al Regio Museo di Palermo da Vittorio Emanuele nel 1863.","bibliography":"Amari, M., Le epigrafi arabiche di Sicilia, ried. a. c. di F. Gabrieli, Palermo, 1971, 46, n. VI \n \nAurigemma M.G., Il cielo stellato di Ruggero II. Il soffitto dipinto della Cattedrale di Cefalù, Cinisello Balsamo, 2004, 28 \n \nDelogu, R., La Galleria Nazionale della Sicilia, Roma, 1977, 10, 58 \n \nLagumina, B.,“Iscrizione araba del Re Ruggiero scoperta alla Cappella palatina in Palermo”, Atti dell'Accademia Nazionale dei Lincei, Rendiconti della classe di Scienze Morali, 1893, 231-234; \n \nScerrato, U., “Arte islamica in Italia”, F. Gabrieli – U. Scerrato, Gli Arabi in Italia, Milano, 1979, 302 e fig. 175 e 176","dynasty":"Fatimide/ Normanno","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","author":"Rita Bernini","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["architettura arabo - normanna","calligrafia","iscrizione araba in caratteri nashki"],"materials":["marmo bianco con tarsie di porfido e serpentino."]},"db0e000c-19a2-52b9-a53e-eab344b9164a":{"name":"Coppa","short_description":"La ceramica abbaside dell'Iraq evidenzia il forte impatto della porcellana cinese, rinvenuta in numerosi frammenti in Mesopotamia. L'eleganza semplice di questa produzione è rappresentata da questa piccola coppa, la cui superficie, interamente ricoperta dalla vetrina bianca opaca, è decorata unicamente dalla frase \"opera di Khalid\" tracciata in bei caratteri cufici di colore blu cobalto dipinti direttamente sull'invetriatura.","type":"Vasellame; ceramica","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira III secolo / IX secolo","location":"Torino","dimensions":"Diametro cm 22","provenance":"Iraq","dynasty":"Dinastia abbaside","keywords":["abbaside","Ceramica"],"materials":["Terracotta, invetraitura bianca opaca, decorazione in blu cobalto"]},"e0d8deeb-f886-5cc2-84a5-fd934f5025aa":{"name":"colonna con iscrizioni cufiche.","description":"Colonna con leggera enthesis provvista di echino. Sul sommoscapo, entro un cartiglio rettangolare, corre un'iscrizione araba incisa in caratteri cufici che recita la basmala, secondo la lettura di M. Amari: “Nel nome di Dio clemente e misericordioso”. 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Lo stile severo, quasi del tutto sprovvisto di decorazioni, è di gusto fatimide, adottato anche in Sicilia, e rimasto in uso anche in epoca normanna.","short_description":"La colonna è riconducibile al periodo della dominazione islamica in Sicilia per via dei caratteri cufici dell'iscrizione, che figura al centro della colonna entro un cartiglio quadrato.","holder":"Galleria Regionale della Sicilia, Palazzo Abatellis","dates":"intorno al V/XI secolo.","location":"Palermo, Sicilia","dimensions":"altezza cm 166, larghezza cm 27.","method_for_datation":"riconducibile al periodo di dominazione islamica in Sicilia per la presenza dell'iscrizione in caratteri cufici.","method_for_provenance":"documenti che attestano la provenienza della colonna dalla chiesa di San Francesco d'Assisi.","provenance":"erratica, presso la chiesa di San Francesco d’Assisi.","obtention":"deposito presso il Regio Museo di Palermo.","bibliography":"Amari, M., Le epigrafi arabiche di Sicilia, Iscrizioni edili, a cura di F. Gabrieli, Palermo, 1971, n. XX, 107-108 \n \nDelogu, R., La Galleria Nazionale della Sicilia, Roma, 1977, 9, 58 \n \nScerrato, U.,“Arte islamica in Italia”, in F. Gabrieli – U. Scerrato, Gli Arabi in Italia, Milano, 1979, 282-283 e fig. 179;","dynasty":"Dinastia Fatimide","author":"Rita Bernini","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["architettura arabo-normanna","colonna","iscrizione araba in caratteri cufici","moschea"],"materials":["marmo scolpito."]},"e78c6ccf-a931-5f61-a53f-9a33b0ed0065":{"name":"Stele sepolcrale.","description":"La stele ha una base sagomata decorata da un elegante fregion a volute vegetali, secondo uno stile ben esemplificato dalla steli funerarie di Palermo. È mutila su entrambi i bordi. La scrittura araba è in caratteri cufici allungati, secondo lo stile fatimide. Recita, secondo la lettura di Michele Amari: “Nel nome del dio pietoso ……… dia pace. Ogni anima dovrà assaporare le proprie competenze, perché il giorno della resurrezione (allora) chi sarà tratto lontano dal fuoco, e introdotto nel paradiso, costui sarà salvo. La vita di quaggiù // …inganno. La potenza ………… Profeta. Questa è la tomba di Ayyûb (figlio di ……) Mukhallaf, il gualchieraio, il quale morì di sabato, nella prima decade di rajab nell'anno cinquecentodiciassette (25 agosto a 3 settembre 1123) Che abbia misericordia di lui Iddio”. L'attività tessile era molto diffusa in Sicilia, come attesta un'altra iscrizione del 462/1072, sempre conservata nella Galleria regionale della Sicilia (n. inv. Elenco san Giovanni 61), nella quale si cita Ibrahim, tessitore di dibag, ovvero panni di seta.","short_description":"Tomba con iscrizioni cufiche; tombe e stele contengono spesso formule tratte dal Corano, a volte insieme all'enunciazione delle virtù dell'estinto. In questo caso, vi è un riferimento al mestiere del defunto, il tessitore, a riprova della vitalità delle arti tessili esercitate dalle maestranze musulmane nella Sicilia dell'epoca.","holder":"Galleria Regionale della Sicilia, Palazzo Abatellis","dates":"1123","location":"Palermo, Sicilia","dimensions":"larghezza cm 171, altezza cm 19, spessore cm 27.","method_for_datation":"datazione riportata nell'iscrizione.","method_for_provenance":"bibliografia.","obtention":"deposito presso il Regio Museo di Palermo.","bibliography":"Amari, M., Le epigrafi arabiche di Sicilia, Iscrizioni edili, ried. a cura di F. Gabrieli, Palermo, 1971, n. XXII, 190-191 \n \nDelogu, R., La Galleria Nazionale della Sicilia, Roma, 1977, 58 \n \nScerrato, U., “Arte islamica in Italia”, in F. Gabrieli – U. 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La giara fu trovata, insieme ad altri esemplari, dall'archeologo Antonio Salinas nello spazio tra l'intradosso di una volta ed il sovrastante piano di calpestio di una stanza del monastero annesso alla chiesa della Martorana, costruito intorno al 1193. La fenditura presente nella parte inferiore dell'anfora, causata da un difetto di cottura, indica che l'oggetto, non più utilizzabile come contenitore, fosse stato utilizzato, come scarto di fornace, con funzione di riempimento delle volte delle grandi dimore della prima metà del XII secolo.","short_description":"La giara doveva essere usata come contenitore per derrate alimentari. Essa venne però impiegata come materiale edilizio, nel riempimento di una volta in quanto presentava un difetto di cottura che la rendeva inadatta come recipiente.","holder":"Museo della Zisa","owner":"Soprintendenza BB CC AA di Palermo.","dates":"XII secolo.","location":"Palermo, Sicilia","dimensions":"altezza cm 49 , diametro cm 34.","method_for_datation":"il reperimento dell'anfora nelle volte del monastero della chiesa della Martorana (costruito intorno al 1193) porta a ipotizzare una datazione al XII secolo.","method_for_provenance":"la giara è di produzione locale in quanto scarto di una fornace.","provenance":"Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, detta della Martorana.","obtention":"rinvenimento.","bibliography":"D' Angelo F.,” Ceramica d'uso domestico della Sicilia medievale proveniente dalla Zisa (Palermo XII secolo)”, Atti del IX convegno internazionale della ceramica, Albisola 28-31 maggio1976, fig. 10 \n \nGabrieli F., Scerrato U., Gli Arabi in Italia, Milano, 1979, 170, fig. 187 \n \nRagona A., “La ceramica della Sicilia arabo-normanna”, Rassegna della Istruzione Artistica, I, n. 2, 1966. \n \nRagona A., La maiolica siciliana dalle origini all' ottocento, Palermo, 1975. fig. 4 \n \nRusso Perez G., “Ancora delle ceramiche siculo-normanne”, L'Arte , 3 (1940), 119-127, fig. 9.","dynasty":"Dinastia normanna","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","author":"Maria Reginella","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["calligrafia","ceramica siculo-normanna","cufico","giara"],"materials":["terracotta ingobbiata."]},"ff2095d9-b276-5a8d-8731-45db9248f0d8":{"name":"Giara.","description":"La giara biansata, di forma globulare con collo alto e stretto, è segnata lungo il corpo da numerose solcature parallele eseguite durante la tornitura, più fitte nella parte superiore; le anse hanno una presa in alto a forma di bottone (una è mancante). È decorata in bianco su ingobbio scuro con linee orizzontali intervallate da motivi pseudo-epigrafici, in caratteri cufici. La giara fu trovata, insieme ad altri esemplari, dall'archeologo Antonio Salinas nello spazio tra l'intradosso di una volta ed il sovrastante piano di calpestio di una stanza del monastero annesso alla chiesa della Martorana, costruito intorno al 1193. La fenditura presente nella parte inferiore dell'anfora, causata da un difetto di cottura, indica che l'oggetto, non più utilizzabile come contenitore, fosse stato utilizzato, come scarto di fornace, con funzione di riempimento delle volte delle grandi dimore della prima metà del XII secolo.","short_description":"La giara doveva essere usata come contenitore per derrate alimentari. 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{"010de5fe-73f3-5015-9ce0-8323f9938c1c":{"name":"Manoscritto del Corano","short_description":"Il manoscritto su carta è costituito da 390 pagine ciascuna con tredici righe in caratteri *naskhi* di colore nero. La prima, la settima e l’ultima riga presentano una scrittura più grande in oro. Ci sono rosette in oro tra i versi e il testo è racchiuso in riquadri delineati in oro. La pagina di apertura é finemente decorata e l'ultima pagina contiene il colophon firmato da Muhammad b. 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Da segnalare il piccolo vaso centrale dal quale fuoriescono tralci di fiori, a simboleggiare la distribuzione delle virtù carismatiche del Profeta. La descrizione delle qualità fisiche e morali di Maometto rientra in una lunga tradizione letteraria che ha il suo prototipo nella Sîra, o Biografia profetica, di Ibn Ishâq. Esemplari come questo trittico erano oggetto di culto vero e proprio e di venerazione, legata ai poteri taumaturgici che, secondo il calligrafo, erano da attribuirsi al trittico, ed alla credenza nella potenza magica della scrittura.","short_description":"Il trittico è un tipico ed importante prodotto dell'arte religiosa ottomana. In esso è presente la cosiddetta “*nobile descrizione*” delle qualità fisiche e morali di Maometto, insieme alla raffigurazione del panorama dei due luoghi sacri per eccellenza dell'Islam, la Mecca e Medina.","holder":"Museo delle Civiltà | Museo d’arte orientale “Giuseppe Tucci”","dates":"XII/ XVIII secolo.","location":"Roma","dimensions":"altezza cm 95,5; larghezza cm 65 (ante aperte); larghezza cm 36 (ante chiuse).","method_for_datation":"identificazione del calligrafo.","method_for_provenance":"simili esemplari sono diffusi nell'arte religiosa turca del XII/tardo XVIII secolo.","provenance":"Turchia.","obtention":"acquisto.","bibliography":"Arseven, Esad C., Les arts décoratifs turc, Istanbul, 1952 \n \nAtil, E., Turkish Art of the Ottoman Period , Washington, 1973 \n \nGallotta, A., “Un trittico ottomano con hฺilye –i šerīf nel Museo Nazionale d'Arte Orientale di Roma”, Arte Orientale in Italia. Scritti miscellanei del Museo Nazionale d'Arte Orientale di Roma, Roma, 1973, 25-79","dynasty":"Periodo ottomano","linkcatalogs":"IAM_TR_IT_001","author":"Paola Torre","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["Carta pergamena miniata; trittico; decorazione floreale"],"materials":["Legno; carta pergamena miniata e dorata."]},"1602f68b-990c-5682-9da4-a873d3cc650b":{"name":"Brocca con testa di gallo","short_description":"La panciuta brocca con testa di gallo, decorata sul collo e in prossimità della base da un'iscrizione, presenta imponenti figure umane, immerse in un giardino, tipiche dello stile monumentale di Kashan.","type":"Ceramica; vasellame","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira VI–VII secolo / XII–XIII secolo","location":"Torino","dimensions":"Altezza cm 27.5","provenance":"Iran (Kashan)","dynasty":"Dinastia selgiuchide","keywords":["Ceramica; lustro; selgiuchide; Kashan"],"materials":["Impasto siliceo, decorazione a lustro"]},"1d61ec66-2c37-507e-9e98-65e166b78f82":{"name":"“Escudilla de orejas”.","description":"Tazza tipo “escudilla de orejas”, dipinta in lustro bruno-rosso su fondo crema. La decorazione all'interno comporta una fascia con iscrizione corrotta in caratteri latini da cui si evincerebbero le parole “In principio erat Verbum” (Giov., I, I) ed una serie di palmette stilizzate, incorniciate da grosse strisce a lustro compatto; sul fondo, un medaglione con stemma, ornato con la figura di un delfino. All'esterno, dove la decorazione è quasi completamente scomparsa, si riconosce un motivo con foglia di felce stilizzata.","short_description":"La tazza è un prodotto dell'arte ispano-moresca. Di probabile fabbricazione valenzana, è realizzata in ceramica dipinta a lustro metallico ed è decorata sia mediante un'iscrizione in carattere latino, sia mediante motivi fitomorfi e zoomorfi.","holder":"Museo delle Civiltà | Museo d’arte orientale “Giuseppe Tucci”","dates":"X/ XVI secolo.","location":"Roma","dimensions":"altezza cm 6, diametro cm 13, 5.","method_for_datation":"La tipologia della tazza è caratteristica della produzione ispano-moresca, riportabile ad una fabbrica valenzana, sebbene non sia da escludere anche l'attribuzione ad una fabbrica aragonese, sia per la divisione della decorazione mediante fasce concentriche a lustro compatto, sia per l'uso del motivo risparmiato.","provenance":"Spagna, fabbrica valenzana o aragonese.","obtention":"acquisto.","bibliography":"Ainaud De Lasarte, J., Cèramica y Vidrio, Ars Hispaniae , X, Madrid, 1952 \n \nFronthingham, A.W., Lustreware of Spain, New York, 1951 \n \nTorre, P., “Maioliche a lustro ispano-moresche”, Serie Schede Museo Nazionale d'Arte Orientale, 7, Roma, 1987 \n \nTorre, P., Le Mille e una Notte. Ceramiche persiane, turche e ispano-moresche, Faenza, 1990 \n \nTorre, P., “Techniques Journeying from East to West at the Time of the Crusades”, Crusades: Myth and Realities, Nicosia, 2004","dynasty":"Mudéjar","linkcatalogs":"IAM_ES_IT_001","author":"Paola Torre","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["lustro; arte mudéjar; iscrizione; calligrafia"],"materials":["Ceramica dipinta a lustro."]},"35d28d2d-69ab-5ec0-a006-32f2135420d3":{"name":"Tessuto con nicchia della preghiera (mihrâb).","description":"Il tessuto, realizzato in raso di tonalità rossa, nera e giallo-nocciola, è decorato a motivi ricamati con filati metallici di rame argentato e dorato, avvolti su un'anima di cotone. L'elemento decorativo fondamentale è costituito da una grande nicchia della preghiera (mihrâb): al centro di essa, dalla parte superiore, pende una lampada da moschea, mentre al di sopra e lateralmente sono presenti cartigli contenenti motivi decorativi di tipo epigrafico. Il fondo del tessuto, ad eccezione dell'interno della nicchia, ove figurano motivi floreali di accento naturalistico, è decorato con elementi ad arabesco formati da palmette intrecciate in varie forme o da mezze palmette entro girali.","short_description":"Tessuto ricamato a filati metallici e decorato con la nicchia della preghiera (*mihrâb*), una grande lampada da moschea e motivi epigrafici. Stile tipico della tarda produzione tessile ottomana.","holder":"Museo delle Civiltà | Museo d’arte orientale “Giuseppe Tucci”","dates":"XII/ XVIII- XIII/XIX secolo.","location":"Roma","dimensions":"altezza cm 265, larghezza cm 160.","method_for_datation":"La datazione e la provenienza dell'oggetto sono state proposte in base allo stile della decorazione, proprio di una produzione tessile ottomana di epoca tarda (XVIII-XIX secolo).","provenance":"Turchia.","obtention":"acquisto.","bibliography":"Barista, H.Ö., \"Turkish Embroideries. Later Period of The Ottoman Empire\", Seventh International Congress of Turkish Art, Warsaw, 1990, 37-42 \n \nGönül, M., “Some Turkish Embroideries in the Collection of the Topkapisaray Museum in Istanbul”, Kunst des Orients, 1969, VI, 43-76 \n \nTaylor, R., Ottoman Embroidery, London, 1993","dynasty":"Periodo ottomano","linkcatalogs":"IAM_TR_IT_001","author":"Paola Torre","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["Tessuto; ricamo; decorazione floreale; nicchia della preghiera; calligrafia; mihrâb"],"materials":["Raso di seta ricamato a filati metallici."]},"39ae7c13-54bb-57fc-9069-e9898933a6cc":{"name":"frammento di stele funeraria in marmo con iscrizione araba in caratteri cufici.","description":"frammento dell'angolo superiore destro di una lastra rettangolare in marmo. L'epigrafe correva lungo i margini della lastra, delimitata da un listello in alto e in basso; secondo V. Grassi, che ha recentemente pubblicato tale iscrizione, essa probabilmente si interrompeva in corrispondenza del lato inferiore, come fanno pensare confronti di stele simili da Malta. Il campo epigrafico doveva essere coronato anche qui da un arco a ferro di cavallo, che richiamava la nicchia del mihrâb. Lo spazio di risulta tra l'estradosso dell'arco e l'angolo superiore destro della stele, unico conservato, mostra un fiorone a tre petali e motivo a mandorla centrale simile a quello della stele n. 1, ma di disegno più articolato e schematico. Con tale stile si armonizzano i caratteri cufici, attribuibili alla prima metà del V/XII secolo. L'iscrizione entro il campo epigrafico è perduta; rimane parte di quella che correva lungo i lati (tratto ascendente destro e tratto superiore), che doveva citare un passo del Corano (III, 185) abitualmente usato nelle epigrafi sepolcrali: “…e voi non conseguirete i guiderdoni che il dì della risurrezione…”.","short_description":"Frammento di stele sepolcrale. Solitamente, le steli contengono iscrizioni con formule tipiche tratte dal Corano, talvolta insieme all'enunciazione della fede, della devozione e delle virtù del defunto.","holder":"Museo Regionale Agostino Pepoli","initial_owner":"collezione G.M. Di Ferro, Trapani (circa 1830).","dates":"prima metà del V/XII secolo.","location":"Trapani, Sicilia","dimensions":"altezza max. cm 20, larghezza max. cm 16, spessore cm 6,3.","method_for_datation":"La datazione è stata proposta in base allo stile dei caratteri e della decorazione.","method_for_provenance":"si trovava fra i 10 reperti epigrafici arabi della collezione Di Ferro, passate prima alla Biblioteca Fardelliana e poi al Museo Pepoli; in questo caso però non se ne può dimostrare la provenienza da Trapani, anzi i confronti portano fuori dalla Sicilia, verso Malta.","provenance":"ignota.","obtention":"trasferimento dalla Biblioteca Fardelliana di Trapani.","bibliography":"Grassi, V., “Iscrizioni del V-VI secolo dell'Egira nel Museo Pepoli di Trapani”, Anaquel de Estudios Arabes, 8, 1997, 135 n. 5","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","author":"Paolo Barresi","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["stele funeraria; caratteri cufici; calligrafia; iscrizione funeraria; pietra tombale"],"materials":["marmo, iscrizione a rilievo."]},"3a983b0b-9b8a-5e11-bf52-f2a9ebd97acf":{"name":"cippo funerario cilindrico in marmo con iscrizione araba in caratteri cufici.","description":"cippo funerario cilindrico in marmo, danneggiato nella parte inferiore, senza decorazioni, a parte una semplice modanatura nella parte superiore. L'epigrafe si svolge sulla superficie cilindrica, per 10 righe. I caratteri cufici risultano di VI/XII secolo. Il testo dell'iscrizione è il seguente (traduzione di M. Amari): “Nel nome di Dio misericordioso e clemente. Benedica Dio il profeta Maometto e la sua stirpe e dia loro pace. Questa è la sepoltura di 'Umar ibn AbàBakr ash-Sha'iri (il venditore d'orzo), il quale è morto il lunedì, otto del mese di dhul higgiah dell'anno [cinquecento]quindici”. Nella determinazione dell'anno dell'Egira non si conservano le centinaia: in base alla coincidenza tra il lunedì e il giorno 8 del mese, l'Amari propone di integrare [seicento] quindici, il che porterebbe la data al 1219; il Répertoire invece propone di integrare [cinquecento] quindici, con relativa datazione al 1122, che, per lo stile dei caratteri cufici, sembra più giustificata.","short_description":"La particolare tipologia “a colonnetta” di questa stele ne determina l'appartenenza ad un ambito geografico ben preciso: l'Italia del sud. Il prototipo può essere rintracciato in Egitto, in esemplari del X secolo.","holder":"Museo Regionale Agostino Pepoli","initial_owner":"conte Francesco Hernandez, Erice (1830 circa).","dates":"515/1122.","location":"Trapani, Sicilia","dimensions":"altezza cm 31, diametro cm 13.","method_for_datation":"l'anno è precisato nel testo dell'iscrizione, confermata dallo stile dei caratteri cufici.","method_for_provenance":"non se ne conosce con certezza la provenienza, ma apparteneva alla collezione del conte Hernandez, formatasi in gran parte con reperti dal territorio ericino.","provenance":"ignota (probabilmente Erice).","obtention":"acquisto del museo nel 1921.","bibliography":"Amari, M., Epigrafi arabiche di Sicilia. II. Iscrizioni funerarie, a cura di F. Gabrieli, n. XXXIX, Palermo, 1971, 238 \n \nRépertoire chronologique d'épigraphie arabe, VIII, 128 \n \nScerrato, U., Gli Arabi in Italia, Milano, 1979, fig. 262","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","author":"Paolo Barresi","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["stele funeraria; caratteri cufici; calligrafia; iscrizione funeraria; pietra tombale"],"materials":["marmo, iscrizione a rilievo."]},"3ad498e2-1308-50b9-a3f2-b018a5be7ea1":{"name":"Vaso","short_description":"Questo piccolo vaso costituisce un esempio dell’elaborata produzione diffusa nelle regioni orientali dell’Iran. Il vaso reca, in eleganti caratteri cufici, un’iscrizione incompleta, forse a causa di un restauro, che augura – nella parte finale – “Nel nome di Dio (della) Benedizione al suo proprietario”.","type":"Vasellame; ceramica","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira IV secolo / X secolo","location":"Torino","dimensions":"Altezza cm 19, diametro max cm 19","provenance":"Iran (Nishapur)","dynasty":"Dinastia samanide","keywords":["Ceramica; samanide; cufico"],"materials":["Terracotta, ingobbio bianco, decorazione in nero sotto invetriatura trasparente"]},"3e22b1c1-3e48-51e8-aa1f-07a2f91c99b3":{"name":"Mattonelle a forma stellare.","description":"Le mattonelle di tipo stellare appartengono ad una tipologia probabilmente sviluppatasi intorno alla fine del VII/XIII secolo: comunemente note con il nome di Kashi, dal centro di produzione più famoso, Kashan, in Iran centro-settentrionale, tali mattonelle, impiegate come rivestimento murario, con la loro vibrante luminosità e policromia riescono quasi a “smaterializzare” i volumi architettonici. La decorazione si articola in figure di animali al centro (felini, lepri, elefanti ecc.) sopra un fondo interamente ricoperto da cespugli fogliati. Lungo la cornice corrono diversi motivi epigrafici: nella mattonella con lepri è presente un'iscrizione coranica, che riprende quasi per intero la sura CX: “Nel nome di Dio Clemente Misericordioso!/ Quando Iddio vi darà il trionfo e la vittoria/ E vedrai la gente entrare nella religione di Dio a frotte/ Celebra allora le lodi del tuo Signore e chiedi a Lui perdono, che Egli è Colui che molto perdona!”, mentre in un'altra, decorata con un elefante ed una fenice in volo e recante la data 691/ 1291-92, è presente una citazione dallo Shahanama di Firdusi, riguardante la storia del ritorno di Isfandiyar da Gushtasp. Il testo dell'iscrizione recita: “Ora dobbiamo bere in allegria/ Dato che dal fiume giunge una fragranza di muschio,/ L'aria risuona di alte grida e la terra è irata/ Felice colui che si contenta di bere”.","short_description":"Note con il nome di *kashi*, per via del centro in cui furono maggiormente prodotte, cioè Kashan, queste mattonelle dalla forma di stella, che venivano combinate con altri esemplari cruciformi, erano destinate a rivestire le pareti di sontuosi palazzi.","holder":"Museo delle Civiltà | Museo d’arte orientale “Giuseppe Tucci”","dates":"VII/XIII-VIII/XIV secolo.","location":"Roma","dimensions":"larghezza cm 21.","method_for_datation":"data iscritta su un esemplare.","method_for_provenance":"Mattonelle di questa tipologia venivano comunemente prodotte a Kashan, in Iran.","provenance":"Iran.","obtention":"acquisto.","bibliography":"Curatola, G., Eredità dell'Islam. Arte islamica in Italia, Cinisello Balsamo, 1993 \n \nFèhervari, G., La ceramica islamica, Milano, 1985 \n \nFolsach, K. von, Islamic Art – The David Collection, Copenhagen, 1990 \n \nGrube, E.J., Cobalt and Lustre. The First Centuries of Islamic Pottery – The Nasser D. Khalili Collection of Islamic Art, vol. IX, London, 1994 \n \nLane, A., Early Islamic Pottery, London, 1953","dynasty":"Periodo ilkhanide","author":"Paola Torre","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["ceramica; lustro; calligrafia; decorazione figurativa (animali)"],"materials":["Ceramica dipinta a lustro metallico e in blu."]},"42921209-bf16-5ad2-9981-5d7b63ee02d1":{"name":"Elemento architettonico, frammento di colonna","short_description":"Il frammento di colonna presenta, nella parte superiore, un cartiglio epigrafico, nella parte inferiore, tre fasce con motivi vegetali ed epigrafici che si alternano e si sviluppano elicoidalmente. Le iscrizioni in arabo sono di contenuto benaugurale e tutte rese in cufico foliato, rappresentate in rilievo e con tracce di colore dell’originaria policromia.","holder":"Museo delle Civiltà/Museo d’arte orientale „Giuseppe Tucci“","dates":"Inizio XII sec.","location":"Roma","dimensions":"Altezza 39.5 cm, larghezza 30 cm","method_for_datation":"Reperto di scavo","provenance":"Palazzo a Ghazni assocciato a Mas‘ud III (1099-1115), Afghanistan","obtention":"Deposito IsIAO, scavo IsMEO","bibliography":"Artusi S., MNAO Archive file, code nr. 1201064870, 2011. \nDi Flumeri, G., *Tesori invisibili*, exhibition catalogue, Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo (1 May - 26 July 2009), Roma, 2009: 142.","dynasty":"Ghaznavide","author":"Michael Jung","materials":["Argilla cotta, malta; intaglio, pittura"]},"4c518f24-dd50-56f7-938f-b9da7af20ca4":{"name":"Cippo funebre","short_description":"In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso. Dio testimonia \nche non c'è dio all'infuori di Lui e con Lui gli Angeli… \nè scolpito in bassorilievo sulle due facce lunghe del cippo funebre che si trovava non lontano dal famoso minareto del sovrano ghaznavide Bahram Shah. Dopo la *bismillah* segue nell’epitaffio solo un versetto del Corano (sura *Al ‘Imran*, 18) che viene troncato nel bel mezzo della parola che significa *angeli*. \nUn certo numero di cippi funebri di epoca ghaznavide, ghuride e timuride è stato documentato dalla Missione Archeologica Italiana a Nord, Est e Ovest della cittadella di Ghazni. Quelli d’epoca ghaznavide come il presente sono composti di un basso piedistallo, di elementi intermedi che si rastremano verso l’alto e che presentano l’epitaffio spesso entro una sorta di cornice, e di una cresta di coronamento anch’esso spesso provvisto di iscrizioni. I cippi sono in marmo bianco ricavato dalla cava locale di Ghazni. \nIl repertorio delle iscrizioni funebri ghaznavidi può comprendere la *bismillah*, la *shahada* (la professione della fede), il nome del defunto con la sua genealogia e i suoi titoli, la data del trapasso inoltre qualche versetto del corano e invocazioni per il morto. La lingua usata è per lo più l’arabo, comunque anche il persiano è stato impiegato come anche una combinazione delle due lingue. Il ductus in cui sono scritti gli epitaffi varia. Nel cippo presente troviamo un bel *cufico fiorito* cioè le sue lettere angolari presentano terminali biforcati, foglie, viticci e racemi; un tipo di scrittura che si diffonde a Ghazni dall’inizio del XII secolo. \nI cippi sepolcrali di Ghazni costituiscono una classe particolare di opere d’arte islamica. Ci si è pensato che fanno parte del retaggio turco dei Ghaznavidi introdotto proprio da loro a Ghazni. Ma riscontri più antichi si trovavano a Siraf (città porto alla costa occidentale dell’Iran) dove questi cippi funebri sono datati già per la seconda metà del X secolo. Altri si trovano in Anatolia, \nal-Bahrayn, India e Pakistan.","holder":"Museo delle Civiltà/Museo d’arte orientale „Giuseppe Tucci“","dates":"XII sec.","location":"Roma","dimensions":"Lunghezza 70cm, larghezza 12cm, altezza 31cm","method_for_datation":"Attribuzione paleografica","provenance":"Ghazni/Afghanistan, cimitero","obtention":"Deposito IsIAO, affidato dal Governo dell‘Afghanistan","bibliography":"Giunta, R., *Les inscriptions funéraires de Ġaznī (IVe-IXe/Xe-XVe siècles)*, Napoli: University of Naples, 2003: 169-70, tav. LII e sommario 447-9. \nWhitehouse, D., “Excavations at Sīrāf. First Interim Report”, *Iran. Journal of the British Institute of Persian Studies*, VI (1968): 1f., 20, tavv. VIII d-f. \nWhitehouse, D., “Siraf: an Islamic city and its role in art”, *Storia della città. Rivista internazionale di storia urbana e territoriale*, 7 (1978): 55-7.","dynasty":"Ghaznavide","author":"Michael Jung","materials":["Marmo, bassorilievo scolpito"]},"545d3cb5-4705-56b4-ba74-149c90a246ac":{"name":"Candelabro","short_description":"Il candelabro con corpo campiforme e porfilo concavo, testimonia l'alto livello raggiunto dagli artigiani islamici nella lavorazione dei metalli. La decorazione, impreziosita dall'ageminatura in argento, è costituita da undici personaggi in differenti atteggiamenti, rappresentanti i lavori dei mesi.","type":"Metallo","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira VII secolo / XIII secolo","location":"Torino","dimensions":"Altezza cm 19.5, diametro max cm 19.5","provenance":"Anatolia","keywords":["Candelabro; bronzo; incisione; ageminatura; calligrafia"],"materials":["Bronzo inciso e ageminato"]},"54e4dfd7-48fc-5972-94f5-cea81c315201":{"name":"Ciotola.","description":"Ciotola a larga bocca e a fondo leggermente convesso. Come nella generalità degli esemplari di questa classe di oggetti, la decorazione, che ricopre interamente la superficie esterna, si articola in una larga fascia, alternata a medaglioni, formata da una serie di cartigli contenenti iscrizioni nel carattere corsivo (nashkî) mamelucco, denominato thìôh. Sul fondo esterno la decorazione presenta motivi caratteristici quali fenici in volo e peonie, peculiari della metallistica mamelucca, rivelatori dell'influenza del naturalismo estremo-orientale, mediato dall'ambiente iranico. Nelle iscrizioni, che offrono un tipico esempio di titoli in uso nel protocollo mamelucco per un oggetto destinato ad un personaggio di alto rango, si legge tra l'altro: “Al-maqarr…al-Âli (l'Eccellenza Altissima) al-mawlawî (il Maestro) al-Mâlikî (il Sovrano) al-âdilî (il Giusto) al-amîri (l'Emiro)…al- Mâmâlk (il Mamelucco): la ciotola era verosimilmente appartenente a un ignoto alto funzionario della corte del sovrano, cui fa riferimento una delle iscrizioni. Sul fondo interno figura un motivo di particolare interesse, formato da una serie di pesci disposti a vortice. Si tratta di un elemento decorativo molto diffuso nella metallistica islamica e soprattutto in quella del periodo mamelucco. Il motivo dei pesci, oltre ad essere naturalmente legato alla destinazione d'uso dell'oggetto, cioè contenere acqua, riveste probabilmente, nel contempo, un particolare significato magico-simbolico, in quanto il pesce è, anche nel mondo orientale, portatore di buoni auspici, nel caso specifico rivolti al proprietario dell'oggetto.","short_description":"Ciotola per acqua, decorata con iscrizioni e motivi zoomorfi (pesci, fenici in volo); illustra bene l'uso a scopo decorativo e benaugurale della calligrafia nel mondo islamico.","holder":"Museo delle Civiltà | Museo d’arte orientale “Giuseppe Tucci”","dates":"VIII/ XIV secolo.","location":"Roma","dimensions":"diametro cm 20.","method_for_datation":"la tipologia della ciotola è assai diffusa nella metallistica islamica del XIV secolo.","method_for_provenance":"la classe di esemplari della tipologia cui appartiene questa ciotola è diffusa sia in ambiente iranico che in quello siro-egiziano.","provenance":"Egitto o Siria.","obtention":"acquisto.","bibliography":"Atil, E., Renaissance of Islam. Art of the Mamluks, Washington, 1981 \n \nBaer, E., “Fish-pond Ornaments on Persian and Mamluk Metal Vassels”, Bulletin of the School of Oriental and African Studies, 31, 14-27, 1968 \n \nSafadi, Y.H., Islamic Calligraphy, London, 1979 \n \nScerrato, U., Metalli Islamici, Milano, 1966 \n \nTorre, P., “Metalli islamici”, Museo Poldi Pezzoli. Tessuti-Scultura-Metalli islamici, Milano, 1987, 273-304","dynasty":"Periodo mamelucco","linkcatalogs":"IAM_EG_IT_001","author":"Paola Torre","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["Ciotola; Arte mamelucca; calligrafia; agemina; ottone; nashkî"],"materials":["Ottone ageminato in oro ed argento."]},"5956a116-f2da-52fd-9a46-aa5a243e3598":{"name":"Moneta (*dînâr*).","description":"Il dînâr, coniato presso la zecca egiziana, è databile all'epoca del sovrano al-Hakîm bi- 'amr Allâh (386-411/ 996-1021). La moneta presenta un'iscrizione in caratteri cufici, sia nel recto che nel verso, disposta su quattro righe. Nel recto si legge: “Alî lâ ilâ illâ Allâh wahda-hu lâ šarīk la-hu Muhammad rasûl Allâh wâli Allâh (Non vi è altro Dio che Allâh, L'Unico, nessuno Gli è pari. Muhammad è il Messaggero di Dio), mentre sul margine l'iscrizione recita: “Muhammad rasûl Allâh arsala-hu bi-l-hudâ wa al-haqq li-yuzhira-hu alâ al-dîn kulli-hi wa la-hu kariha al—mušrikûn (Muhammad è il messaggero di Dio. Egli è colui che ha inviato il Suo Messaggero con la retta guida e la Religione della Verità perché prevalga sulle religioni tutte, anche a dispetto degli idolatri). Sul recto, al centro, si legge: “Abd Allâh wûliya al-Mansûr Abû Alī al-imâm al –Hakîm bi-amr Allâh amir al-mu' minîn”, mentre al margine si legge: “bismi-llâh duriba hadâ-l-l-dînâr bi-Misr sana talat wa arba maya” (Nel nome di Dio fu coniato questo dînâr in Egitto nell'anno tre e quattrocento (403).","short_description":"Il *dînâr*, che deriva il suo nome dal *denarius* bizantino dal quale discende, è adornato da iscrizioni in carattere cufico. Coniato all'epoca del Califfo al-Hakîm.","holder":"Museo delle Civiltà | Museo d’arte orientale “Giuseppe Tucci”","dates":"al –Hakîm, 403/ 1012.","location":"Roma","dimensions":"diametro cm 2,2, peso gr 4,17.","method_for_datation":"iscrizione (recto, sul margine).","method_for_provenance":"iscrizione (recto, sul margine).","provenance":"Egitto.","obtention":"acquisto.","bibliography":"Lane-Poole S., Catalogue of oriental Coins in the British Museum, IV, London, 1879, 21, fig. 85.","dynasty":"Dinastia Fatimide","author":"Paola Torre","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["dînâr; moneta; Fatimidi; al–Hakîm; calligrafia"],"materials":["oro/ coniazione."]},"5a8534d7-ca00-502b-8b60-d63d4937e1c2":{"name":"Coppa divinatoria","short_description":"La coppa in ottone è riccamente decorata da iscrizioni calligrafiche e immagini dello zodiaco.","type":"Vasellame; metallo","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira XI secolo / XVII secolo","location":"Torino","dimensions":"Altezza cm 10, diametro cm 24.3","provenance":"Iran","dynasty":"Dinastia safavide","keywords":["Metalli; safavide; divinazione; calligrafia"],"materials":["Ottone"]},"6494cd55-e904-5563-a3a1-c84b7c6ea6dc":{"name":"Coppa polilobata","short_description":"L’apice della produzione selgiuchide è rappresentato dal vasellame *mina’i*, ottenuto con la tecnica della pittura a smalto sopra vetrina. Questa coppa polilobata è decorata nel centro da due uomini a cavallo circondati da figure sedute. La parete esterna è ornata da un’iscrizione corsiva in colore nero-bruno.","type":"Vasellame; ceramica","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira VI–VII secolo / AD XII–XIII secolo","location":"Torino","dimensions":"Altezza cm 9.8, diametro cm 20.6","provenance":"Iran (Kashan)","dynasty":"Dinastia selgiuchide","keywords":["Ceramica; selgiuchide; minai"],"materials":["Impasto siliceo, decorazione mina’i"]},"6d275aae-efca-5e92-b1e9-cd4d92480102":{"name":"Ciotola a parete verticale.","description":"La decorazione della ciotola, limitata alla parete esterna, consiste in una grande iscrizione in caratteri cufici con aste apicate e con alcune lettere terminanti in volute, compresa fra due fasce dipinte a lustro compatto. All'iscrizione principale si sovrappongono quattro lettere in blu cobalto. La lettura dell'iscrizione, anche se di esecuzione molto corrente, può essere ricondotta alla formula del tipo baraka lisâhibihi, ossia “benedizione al possessore”. E' il caso di sottolineare che fra i lustri mesopotamici la decorazione consistente soltanto nel motivo epigrafico è piuttosto rara, ed in tal senso si può ragionevolmente ipotizzare che l'esemplare rifletta l'influenza della ceramistica del periodo samanide del Khurâsân e della Transoxiana (IX-X secolo), cui si deve un'ampia produzione di vasellame non a lustro, la cui unica decorazione è affidata al motivo epigrafico.","short_description":"Pezzo praticamente unico per forma e decorazione. Esemplari simili, decorati esclusivamente per mezzo della calligrafia, sono rari sui primi lustri abbassidi.","holder":"Museo delle Civiltà | Museo d’arte orientale “Giuseppe Tucci”","dates":"IV/ X secolo.","location":"Roma","dimensions":"altezza cm 7, diametro cm 18,3.","method_for_datation":"analisi stilistica: si avverte, come evidenziato nella descrizione dell'oggetto, l'influenza, nella decorazione, della ceramistica del periodo samanide del Khurâsân e della Transoxiana (IX-X secolo).","method_for_provenance":"la tipologia, molto semplice, dell'esemplare, è attestata fra i materiali provenienti da Samarra.","provenance":"Iraq.","obtention":"acquisto.","bibliography":"Lane, A., Early Islamic Pottery, London, 1953 \n \nPhilon, H., Early Islamic Ceramics, London, 1980 \n \nScerrato, U., “Ceramica irachena del IX-X secolo”, Serie Schede Museo Nazionale d'Arte Orientale, 2, Roma, 1968","dynasty":"Periodo abbaside","author":"Paola Torre","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["lustro; calligrafia; cufico; coppa"],"materials":["Ceramica dipinta a lustro metallico e in blu cobalto."]},"7dc1075a-1325-58f1-b686-f18457946a27":{"name":"Sezione del Corano","short_description":"Il manoscritto è costituito da trentacinque pagine ciascuna con cinque righe, margini segnati e rosette di colore oro e rosso tra i versi. La doppia pagina iniziale è finemente decorata in oro, rosso e blu. La copertina è in pelle marrone.","type":"Manoscritto","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira IX secolo / XV secolo","location":"Torino","dimensions":"Height 33 cm","provenance":"Turchia","dynasty":"Impero Ottomano","keywords":["Manoscritto; Corano; calligrafia"],"materials":["Carta, inchiostro e pigmenti"]},"7de98467-e66b-579d-84aa-f524350d908b":{"name":"lastra rettangolare con iscrizione funeraria araba in caratteri cufici.","description":"lastra di marmo rettangolare, mutila in basso, decorata con una cornice rettangolare a listello, e con un arco a ferro di cavallo (mânfukh) che chiude in alto il campo epigrafico. Lo spazio tra l'estradosso dell'arco e l'incorniciatura rettangolare è riempito da due elementi decorativi simmetrici: un fiorone a tre petali con elemento centrale a forma di mandorla, e volute laterali, avvolto da uno stelo con andamento cuoriforme, dalla cui base emergono due viticci che si insinuano all'interno dello spazio di risulta. Per i caratteri cufici, risulta caratteristica la presenza del motivo trifoliato che collega i due lam del nome sacro. Il motivo a palmetta circondato da stelo cuoriforme trova confronti nelle decorazioni delle stele funerarie di XI secolo a Kairouan. Il testo dell'iscrizione è il seguente (traduzione di M. Amari): “Nel nome di Dio misericordioso e clemente. Benedica Dio il profeta Maometto e la sua stirpe e dia loro pace. Dì: questo è annuncio grave, da cui voi rifuggite. Allora chi sarà allontanato dal fuoco e introdotto nel Paradiso, sarà salvo. La vita di quaggiù non è che merce d'inganno. Questo è il sepolcro di 'Abd al-Karîm ibn Sulaiman, l'Ascetico, che Dio abbia misericordia di lui; il quale è morto il giorno di sabato, undici [---] dell'anno quattrocentosettantaquattro”. La data, non del tutto conservata, è ricostruita da Amari in base alla coincidenza del giorno di sabato con l'11 del mese, che si verificò, nell'anno 474, nei mesi di rabi' secondo e di ramadan: dunque, il 18 settembre 1081 o il 12 febbraio 1082.","short_description":"La stele presenta un'iscrizioni entro un arco, che rievoca la nicchia di un *mihrâb* perrichiamare l'idea della morte come *passaggio*, e della sepoltura come *rito di passaggio*. Tradizionalmente, le stele sepolcrali contengono formule tipiche tratte dal Corano insieme alla celebrazione delle virtù e della devozione del defunto.","holder":"Museo Regionale Agostino Pepoli","owner":"collezione G.M. Di Ferro, Trapani (1830 circa).","dates":"474/1081-1082.","location":"Trapani, Sicilia","dimensions":"altezza cm 43, larghezza cm 35, spessore cm 3,8.","method_for_datation":"l'anno è precisato nel testo dell'iscrizione.","method_for_provenance":"la stele apparteneva ad una collezione privata trapanese dell'800: forse viene da Trapani, in quanto presenta caratteri morfologici e decorativi simili a quelli della stele inv. 119/ 419, dalla stessa collezione, che si ritiene provenga anch'essa da Trapani.","provenance":"ignota (probabilmente Trapani).","obtention":"trasferimento dalla Biblioteca Fardelliana di Trapani.","bibliography":"Amari, M., Epigrafi arabiche di Sicilia. II. Iscrizioni funerarie, Palermo, 1879, I, n. XII, 226, tav. I, fig. 4 \n \nAmari, M., Le epigrafi arabiche di Sicilia, a cura di F. Gabrieli, Palermo, 1971, 173 \n \nRépertoire chronologique d'épigraphie arabe, VII, 212 \n \nScerrato, U., Gli Arabi in Italia, Milano, 1979, fig. 257","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","author":"Paolo Barresi","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["stele funeraria; caratteri cufici; calligrafia; iscrizione funeraria; pietra tombale"],"materials":["marmo, iscrizione a rilievo."]},"860d6075-446b-59d0-b5ca-2a22791db54f":{"name":"lastra di marmo rettangolare con iscrizione funeraria araba in caratteri cufici.","description":"lastra di marmo rettangolare, quasi integra, lievemente danneggiata nella parte superiore; è decorata con una cornice rettangolare a listello, e con un arco a ferro di cavallo (mânfukh) che corona il campo epigrafico, e che richiama la nicchia del mihrâb. I due spazi tra l'estradosso dell'arco e gli angoli superiori della cornice rettangolare sono occupati da un elemento decorativo che si ripete simmetricamente: uno spesso tralcio vegetale che si attorciglia in una voluta verso l'alto riempiendo l'angolo, mentre un'altra voluta si arrotola verso il basso insinuandosi all'interno dello spazio di risulta. Per i caratteri cufici, risulta caratteristica la presenza di circoletti riempitivi e la forma piena delle lettere. Il motivo di riempimento a volute trova confronti nelle decorazioni delle stele funerarie di V/XI secolo a Kairouan. Il testo dell'iscrizione è il seguente (traduzione di M. Amari): “Nel nome di Dio misericordioso e clemente. Benedica Dio il profeta Maometto e la sua stirpe e dia loro pace. Ogni anima dovrà assaporare la morte. Voi non conseguirete i guiderdoni che il dì della risurrezione. Allora chi sarà allontanato dal fuoco e introdotto nel Paradiso, sarà salvo. La vita di quaggiù non è che merce d'inganno. Questo è il sepolcro di Sidât al-Ahl, figlia di 'Abd al-Azîz, il Cambiatore, del popolo di Mazara; la quale è morta di venerdì, del mese di rabi' primo, dell'anno quattrocentosettantaquattro”. Questa stele, assieme alla stele inv. 127/ 427 che le assomiglia, proveniva da una nota collezione privata trapanese degli inizi dell'800, quella di G.M. Di Ferro","short_description":"La stele era posta sul sepolcro di una donna. L'arco che figura sulla stele, e che contiene l'iscrizione, richiama idealmente la nicchia di un *mihrâb* che rievoca l'idea di *passaggio* alla vita ultraterrena, qualificando il rito di sepoltura come *rito di passaggio*.","holder":"Museo Regionale Agostino Pepoli","initial_owner":"collezione G.M. Di Ferro, Trapani (1830 circa).","dates":"474/1081.","location":"Trapani, Sicilia","dimensions":"altezza cm 46, larghezza cm 32, spessore cm 6,3.","method_for_datation":"l'anno è precisato nel testo dell'iscrizione; anche lo stile dei caratteri cufici riporta alla fine dell'XI secolo.","method_for_provenance":"Il fatto che il padre della defunta sia definito cittadino di Mazara, ha permesso all'Amari di ipotizzare che la famiglia si sarebbe rifugiata a Trapani dopo la conquista normanna di Mazara, nel 1072: la stele, confluita in una collezione privata di Trapani, sarebbe allora di certa provenienza trapanese.","provenance":"ignota (probabilmente Trapani).","obtention":"trasferimento dalla Biblioteca Fardelliana di Trapani.","bibliography":"Amari, M., Epigrafi arabiche di Sicilia. II. Iscrizioni funerarie, Palermo, 1879, I, n. XI, 224, tav. I, fig. 3 \n \nAmari, M., Le epigrafi arabiche di Sicilia (a cura di F. Gabrieli), Palermo, 1971, 171-172 \n \nRépertoire chronologique d'épigraphie arabe, VII, 211","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","author":"Paolo Barresi","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["stele funeraria; caratteri cufici; calligrafia; iscrizione funeraria; pietra tombale"],"materials":["marmo, iscrizione a rilievo."]},"8e119327-6e4c-5502-ac20-00d69c2be9c3":{"name":"Coppa calligrafica","short_description":"La coppa presenta un corpo argilloso di colore rosso, ricoperto da da un ingobbio bianco che crea uno sfondo omogeneo sul quale viene tracciata un'elegante decorazione calligrafica a contenuto benaugurale in caratteri cufici di colore nero.","type":"Ceramica; vasellame","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira III–IV secolo / IX–X secolo","location":"Torino","dimensions":"Altezza cm 8, diametro cm 24","provenance":"Iran (Nishapur)","dynasty":"Dinastia samanide","keywords":["Ceramica; vasellame; samanide; calligrafia; iscrizione"],"materials":["Terracotta, ingobbio bianco, decorazione in nero sotto invetriatura trasparente"]},"8e67c517-318a-50e5-bf21-5fd465b11ddd":{"name":"Pannello di nove mattonelle","short_description":"Il pannello riproduce la sezione trasversale, stilizzata, della moschea del Profeta a Medina. Sotto il registro superiore vi è un arco cuspidato centrale e due archi laterali sorretti da quattro eleganti colonne a spirale e sormontati dalla Mezzaluna. Tre lampade da moschea sono sospese in corrispondenza del centro della volta degli archi. In mezzo vi é un cartiglio che reca la scritta \"Gloria ad Allah\".","type":"Pannello; rivestimento architettonico","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira XI secolo / XVII secolo","location":"Torino","dimensions":"Altezza cm 84, larghezza cm 84","provenance":"Siria","dynasty":"Impero Ottomano","keywords":["Rivestimento architettonico; ceramica; mattonella; piastrella; ottomano"],"materials":["Decorazione policroma sotto invetriatura"]},"91030e4c-8b3a-5929-b2b4-2378b9d2d71e":{"name":"Elemento di decorazione architettonica ghaznavide","short_description":"Il frammento di decorazione architettonica era originariamente sistemato sopra la zoccolatura di marmo nella corte del palazzo. Vi è intagliata un’iscrizione in arabo, benaugurale e in cufico foliato che, un tempo, doveva essere dipinta, come si può notare dalle tracce di colore rimaste.","holder":"Museo delle Civiltà/Museo d’arte orientale „Giuseppe Tucci“","dates":"Inizio XII sec.","location":"Roma","dimensions":"Altezza 52 cm, larghezza 47 cm, spessore 15 cm","method_for_datation":"Reperto di scavo","provenance":"Palazzo a Ghazni, Afghanistan","obtention":"Deposito IsIAO, scavo IsMEO","bibliography":"Artusi S., file MNAO Archive code nr. 1201064886, 2011. \nBombaci, A., \"Summary report on the Italian Archaeological Mission in Afghanistan. Introduction to the Excavations at Ghazni\", *East and West*, 10 (1959): 3-22. \nDi Flumeri Vatielli, G., \"Islamic Archaeology in Afghanistan - Ghazni\" in P. Torre, G. Di Flumeri Vatielli and M. Jung (eds), *Arte dell'Islam, catalogue Museo Nazionale d'Arte Orientale*, Roma: Artemide, 2010: 65-72, fig. 68. \nScerrato, U., \"Summery report on the Italian Archaeological Mission in Afghanistan. The two first excavation campaigns at Ghazni\", *East and West*, 10 (1959): 23-55.","dynasty":"Ghaznavide","author":"Michael Jung","materials":["Argilla cotta, stucco, malta; intaglio, stampo, pittura"]},"925c28b8-4c6f-550b-8808-705ed2594359":{"name":"Coppa","short_description":"La coppa è ornata al centro da una raffinata e precisa decorazione in nero sotto un'invetriatura brillante e ravvivata dal colore blu. 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Testo: *Sura al-a’raf*, VII, parte dei versi 77–86.","type":"Manoscritto; pergamena","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira fine III–inizi IV secolo / fine IX–inizi X secolo","location":"Torino","dimensions":"Altezza cm 20.5","provenance":"Vicino Oriente o Nord Africa","keywords":["Manoscritto; pergamena; Corano; calligrafia; cufico"],"materials":["Pergamena, inchiostro e pigmenti"]},"9d0fa2dd-7af5-5431-b7d1-d0b10e4e74c1":{"name":"Sezione del Corano","short_description":"Il manoscritto su carta è costituito da 47 pagine ciascuna con cinque righe in caratteri *naskhi* tracciati con inchiostro nero. Rosette sono posizionate tra i versi e ogni quinto verso vi è una rondella piú grande collocata sul margine. La copertina in cuoio è originale.","type":"Manoscritto","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira VIII secolo / XIV secolo","location":"Torino","dimensions":"Altezza cm 21, larghezza cm 15","provenance":"Egitto o Siria","dynasty":"Dinastia mamelucca","keywords":["Manoscritto; Corano; naskhi; calligrafia; Mamelucchi"],"materials":["Carta, inchiostro, oro e pigmenti"]},"9f93aaa3-18ce-5348-92f9-9826ae78f586":{"name":"Tessuto.","description":"Il tessuto, di grandi dimensioni, è ricamato su organzino di colore avorio sovrapposto ad un leggero raso di seta (*atlaz*) di colore verde chiaro, usato come fondo. L'esemplare presenta una decorazione particolarmente articolata e di estrema raffinatezza, realizzata in larga misura mediante la tecnica del ricamo ad ago con filati metallici in rame argentato. Il motivo decorativo principale è formato da un ornato centrale che ricorda la nicchia della preghiera (*mihrâb*), e che risulta formato da un arco polilobato sostenuto da colonnine, all'interno del quale pende una lampada da moschea. Una doppia cornice rettangolare chiude la decorazione del tessuto. Tutta la superficie è finemente lavorata con una ricca varietà di motivi, sia di tipo vegetale (fiori, foglie e piccoli cipressi) di gusto naturalistico, sia di tipo epigrafico: di particolare interesse è la presenza ripetuta del *tujra*, il monogramma ufficiale del sultano, impresso sui documenti statali. Altre scritte riportano parole ed espressioni di contenuto religioso, legate al Corano, con funzione apotropaica (*“ ana gelse red”* : “se sopraggiungono difficoltà, cacciale via”) e di buon auspicio (*“el' an ba ' d- dĬn”* : “sempre con la fede”). Il tessuto è da collocare nell'ambito della produzione tessile di paramenti da preghiera (*seccade*) di epoca ottomana della fine del XIII/XIX secolo. Per quel che concerne l'area di produzione è possibile un'attribuzione sia ad ambiente turco che egiziano, anche se non è da escludere una probabile appartenenza a manifattura ottomana palestinese.","short_description":"Il tessuto, riccamente decorato, è un *seccade*, paramento da preghiera; i raffinati motivi decorativi sono di tipo naturalistico, vegetale ed epigrafico. Vi figura anche il *tuğra* del Sultano Mustafa IV.","holder":"Museo delle Civiltà | Museo d’arte orientale “Giuseppe Tucci”","dates":"XIII/ XIX secolo.","location":"Roma","dimensions":"altezza cm 277, larghezza cm 192.","method_for_datation":"la datazione, basata sull'analisi stilistica, è confermata dalla lettura del tujra, che risulta essere una rielaborazione tarda del tujra del sultano ottomano Mustafâ IV (1222/1807-1223/1808).","method_for_provenance":"confronto con un tessuto del Museo del Tesoro di S. Pietro in Vaticano (Orlando, 1958, 90 e tav. 164).","provenance":"Turchia, Egitto o Palestina.","obtention":"acquisto.","bibliography":"Fontana, M.V., “Un seccade ottomano tardo ottocentesco”, Turcica et islamica. Studi in memoria di Aldo Gallotta, Università degli Studi di Napoli “L'Orientale” – Is.IAO, Series Minor, LXIV, Napoli, 2003, 185-203 \n \nOrlando, F.S., Il Tesoro di S. Pietro, Milano, 1958, 90 e tav. 164 \n \nTaylor R., Ottoman Embroidery, London, 1993 \n \nTorre P., “Tessuto ricamato di epoca ottomana”, Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Acquisizioni e donazioni 1999-2000, Roma, 2002, 72-73 \n \nTorre P., “Arte tessile di epoca ottomana nei corredi di una famiglia di Aleppo”, Un Oriente di Seta e d'Oro, a cura di P. Torre, Roma, 2003, 32-56","dynasty":"Periodo ottomano","linkcatalogs":"IAM_TR_IT_001","author":"Paola Torre","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["Tessuto; decorazione floreale; calligrafia; ricamo; tujra; seccade; mihrâb"],"materials":["Raso di seta e organzino ricamato a filati metallici."]},"9fb409e3-528f-533c-9017-82d63273b965":{"name":"Coppa","short_description":"L'epoca selgiuchide è contrassegnata da un ampio impiego della tecnica del lustro – pittura con ossidi metallici e cottura in ambiente riducente – adottato per la produzione di ceramiche raffinate. L'alta qualità raggiunta dai pittori ceramisti è testimoniata dalle numerose coppe, bottiglie e vasi decorati con sottili tratti di pennello che disegnano elementi geometrici, motivi floreali e figure umane.","type":"Ceramica; vasellame","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira VI–VII secolo / XII–XIII secolo","location":"Torino","dimensions":"Diametro cm 22.5","provenance":"Iran (Kashan)","dynasty":"Dinastia selgiuchide","keywords":["Ceramica; lustro"],"materials":["Impasto siliceo, decorazione a lustro"]},"a0dd981d-e256-57f4-ba5c-7f37591cb8b5":{"name":"Moneta (*dirhâm*).","description":"La moneta omeyyade, coniata durante il regno di ai-Walîd I, presenta sul recto, al centro, l'iscrizione che recita â ila illâ Allâh wahda-hu lâ sharîk la-hu (Non vi è altro Dio che Allâh, L'Unico, nessuno Gli è pari), mentre sul margine si legge: “bismi-llâh duriba hadâ-l-dirhâm bi fî sanat ihda wa tis in” (Nel nome di Dio fu coniato questo dirhâm in Sijîstan nell'anno uno e novanta (91). Sul recto sono presenti due iscrizioni, una posta al centro ed una sul margine. Nell'iscrizione centrale si legge: “Allâh ahad Allâh al-samad lam yalid wa lam yûlad wa lam yakun la-hu kufû' an ahad” (Egli, Dio, è uno, Dio l'Eterno. Non generò e né fu generato e nessuno Gli è simile). Quella sul margine recita “Muhammad rasûl Allâh arsala-hu bi-l-hudâ wa al-haqq li-yuzhira-hu alâ al-dîn kulli-hi wa la-hu kariha al-mushrikûn” (Muhâmmad è il messaggero di Dio. Egli è colui che ha inviato il Suo Messaggero con la retta guida e la Religione della Verità perché prevalga sulle religioni tutte, anche a dispetto degli idolatri).","short_description":"*Dirhâm* coniato all'epoca di al-Walîd I.; moneta di base nel mondo arabo sino all'arrivo dei mongoli, il *dirhâm* deriva il suo nome dalla dracma greca: pesava normalmente 2,97 grammi.","holder":"Museo delle Civiltà | Museo d’arte orientale “Giuseppe Tucci”","dates":"al – Walîd I, 91/ 709.","location":"Roma","dimensions":"diametro cm 2,6, peso gr 2,88.","method_for_datation":"iscrizione (recto, sul margine).","method_for_provenance":"iscrizione (recto, sul margine).","provenance":"Iran, Sijîgistan.","obtention":"donazione.","bibliography":"Walker, J., A Catalogue of the Arab-Byzantine and Post Reform Umayyad Coins, London, 1956, 159","dynasty":"Dinastia Omayyade","linkcatalogs":"IAM_JO_IT_001","author":"Paola Torre","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["moneta; Omayyadi; Al-Walîd I; numismatica"],"materials":["argento/ coniazione"]},"aab7756a-7fbc-5383-97de-198c2614e471":{"name":"Gettone o peso.","description":"Gettone in vetro verde con bordo in rilievo in discreto stato di conservazione, di peso poco inferiore rispetto al dihrâm intero, che equivale a gr 2,97. Il gettone presenta soltanto sul recto, al centro, un'iscrizione in caratteri cufici, disposta su due righe e iscritta entro un cerchio. Sulla prima riga si legge “al-imâm al-Zâhir; sulla seconda: “al ̀azaz din Allâh”; sulla terza: “amîr al- mu ̀ minin”. I gettoni in vetro, di tradizione bizantina, venivano generalmente adoperati come dei pesi monetari; in particolare tale uso era diffuso presso i califfi omayyadi ed abbasidi, ma anche presso i Tulunidi d'Egitto e gli Aghlabiti del Nord Africa. I califfi sciiti utilizzarono i gettoni anche per scopi diversi, e ciò soprattutto a partire dall'epoca di al-Mu' izz (341/953-365/975). In particolare, il medesimo peso di molti dei gettoni rinvenuti fa pensare che questi fossero usati come “moneta fiduciaria” in sostituzione delle monete bronzee. Il bronzo, del resto, era molto raro in quell'epoca in Egitto. Questa ipotesi è inoltre suffragata dal fatto che in Siria, ove il bronzo abbondava, non vennero mai rinvenuti gettoni in vetro. Generalmente i gettoni sono iscritti su almeno una delle facce, recano il nome del califfo e, talvolta, anche il nome della zecca. La maggior parte dei gettoni fatimidi appartiene all'epoca del regno di due califfi, in particolare, al –Hakîm (386/996-411/1021) ed al- Mustansir (427/1036-487/1094). Numerosi sono, però, anche quelli risalenti all'epoca di al-Zâhir, al-Âmir ed altri califfi.","short_description":"Gettone in vetro utilizzato molto probabilmente come “moneta fiduciaria”.","holder":"Museo delle Civiltà | Museo d’arte orientale “Giuseppe Tucci”","dates":"411/1020-427/1035.","location":"Roma","dimensions":"diametro mm 2,2, spessore mm 4, peso gr 2,4.","method_for_datation":"cronologia storica (anni di regno del califfo fatimide).","method_for_provenance":"iscrizione recante il nome del califfo.","provenance":"Egitto.","obtention":"acquisto.","bibliography":"Balog, P. “The Fatimid glass Jetons”, Annali dell'Istituto italiano di Numismatica, 20, 1973, n° 177, 121 \n \nLane-Poole, S., Catalogue of Arabic Glass Weights in the British Museum, London, 1891 \n \nLaunois, A., Estampilles et poids musulmans en verre du Cabinet des Médailles, Le Caire, 1959","dynasty":"Dinastia Fatimide","author":"Paola Torre","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["gettone; pesi; monete; fatimidi; iscrizioni; numismatics"],"materials":["vetro verde."]},"bc2161f5-c0b4-5ed5-b8ea-778bc223c81c":{"name":"Iscrizione quadrilingue.","description":"lapide marmorea quadrilingue, esagonale, ripartita in cinque riquadri, di cui quello centrale reca, inscritta entro un cerchio, una croce greca realizzata con intarsi lapidei policromi, e le iniziali IC XC NI KA, \"Gesù Cristo vince\". Sopra la croce si trova l'iscrizione in ebraico, sul lato inferiore quella araba, a sinistra l'iscrizione latina, a destra la greca. Le iscrizioni fanno riferimento alla morte di Anna, madre di Grisanto, prete del sovrano normanno Ruggero, morta nel 1148 e sepolta nella jâmi maggiore (poi Cattedrale di Palermo), e da lì fatta traslare dal figlio nella chiesa di San Michele Arcangelo, nella cappella detta di Sant'Anna, fatta costruire da Grisanto nel 1149. Le date presenti nelle quattro versioni sono, ciascuna con il computo del proprio calendario, corrispondenti al 1148 latino: 4904 ebraico, 6658 greco, 543 arabo. Nel museo della Zisa esiste un'altra lapide, ma in tre lingue (è escluso l'ebraico), che commemora la morte di Drogo, padre del prete Grisanto, anch'egli sepolto nella cappella di sant'Anna, nel 1153. L'iscrizione proviene dalla chiesa di San Michele Arcangelo, nelle vicinanze della Casa Professa dei Gesuiti, che conservava molte iscrizioni, anche latine, oggi adibita a magazzino della Biblioteca Comunale.","short_description":"La lapide, in quattro lingue, commemora la morte di Anna, madre di Grisanto, prete del sovrano normanno Ruggero. Le date presenti nelle quattro versioni, ciascuna con il computo del proprio calendario, corrispondono tutte alla data latina del 1148.","holder":"Museo della Zisa","dates":"1149.","location":"Palermo, Sicilia","dimensions":"altezza cm 33, larghezza cm 40.","method_for_datation":"data riportata sull'epigrafe.","method_for_provenance":"documenti storici.","provenance":"Palermo, chiesa di San Michele Arcangelo (de Indulciis).","obtention":"Deposito, proveniente dal Regio Museo di Palermo.","bibliography":"Amari, M., Le epigrafi arabiche di Sicilia, Epigrafi sepolcrali, a cura di F. Gabrieli, Palermo, 1971 \n \nBucaria, N.-Luzzati, M.- Tarantino A., a cura di, Ebrei e Sicilia, Palermo, 2002, 169 \n \nDi Marzo – Ferro, G., Guida istruttiva per Palermo e suoi dintorni, Palermo, 1857 \n \nMorso, S., Descrizione di Palermo antico ricavata sugli autori sincroni e i monumenti del tempo, Palermo, 1827 \n \nScerrato, U., “Arte islamica in Italia”, in F. Gabrieli – U. Scerrato, Gli Arabi in Italia, Milano, 1979, 302 e fig. 173 \n \nL'età normanna e sveva in Sicilia, Palermo, 1994, 146-147","dynasty":"Dinastia normanna","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","author":"Rita Bernini","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["architettura siculo - normanna; iscrizione funeraria; scrittura ebraica; scrittura greca; calligrafia; stele funeraria; pietra tombale"],"materials":["marmo con decorazioni a tessere musive marmoree e di pietre dure."]},"bceaff57-522d-535e-a0c3-944479903843":{"name":"*Tughra* di Solimano il Magnifico","short_description":"*Tughra* era il simbolo personale e ufficiale del sultano: ogni sultano aveva il proprio simbolo/firma.","type":"Manoscritto","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira X secolo / XVI secolo","location":"Torino","dimensions":"Altezza cm 47.5, larghezza cm 59","provenance":"Turchia","dynasty":"Impero Ottomano","keywords":["Manoscritto; calligrafia; tughra; Solimano; Ottomani"],"materials":["Carta, oro, lapis lazuli, pigmenti"]},"c258b71a-ed5a-5e3f-a8b3-0c790492d086":{"name":"Pannello a mosaico","short_description":"La tecnica a mosaico raggiunse l'apogeo nel periodo timuride. Questo pannello comprende tessere nei colori blu-cobalto, turchese, verde smeraldo, bianco e ambra. Al centro un verso del Corano in caratteri cufici di colore bianco.","type":"Mosaico; rivestimento architettonico","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira IX secolo / XV secolo","location":"Torino","dimensions":"Altezza cm 43, lunghezza cm 62.7","provenance":"Asia Centrale","dynasty":"Dinastia timuride","keywords":["Mosaico; pannello; timuride"],"materials":["Mosaico di frammenti di ceramica"]},"c75e08e3-5ec9-52f9-afaa-c08cc9e88567":{"name":"coppia di iscrizioni.","description":"due frammenti di una iscrizione in caratteri arabi corsivi (naskhî), già erratica nella cripta della Cappella Palatina di Palermo, ma forse proveniente da un altro edificio; l'iscrizione può essere tradotta: \"(Accostati), bacia il canto di questo (edificio) dopo averlo abbracciato e contempla le belle cose che racchiude - A Dio la potenza e la durata. Delle sue creature è scritto che periscano; di ciò abbiamo esempio e conforto nel suo Profeta\". Il riferimento alla Ka'ba intorno alla quale i fedeli giravano e baciavano in segno di rispetto la pietra nera murata in un angolo, rientra nel programma di identificazione dei sovrani normanni con l'autorità divina. Se infatti l'iscrizione proviene da una delle sale del Palazzo Reale di Palermo (era infatti decontestualizzata la sua presenza segnalata nella seconda metà del XIX secolo nella cripta della Palatina, mentre potrebbe comunque provenire dallo stesso palazzo), fu probabilmente Ruggero a farla collocare nella sua residenza per alludere alla divinità dei regnanti utilizzando il legame di tradizione fatimide tra palazzo e santuario.","short_description":"Queste bellissime iscrizioni in carattere *naskhî* , corsivo, erano destinate con tutta probabilità ad abbellire e celebrare la bellezza ed il fasto del palazzo Reale, ove furono, forse, portate da Ruggero.","holder":"Galleria Regionale della Sicilia, Palazzo Abatellis","location":"Palermo, Sicilia","dimensions":"larghezza cm 185, altezza cm 32; larghezza cm 192, altezza cm32.","method_for_datation":"confronto per materiali e contenuto con le due iscrizioni già a Messina, Santa Maria Annunziata e Duomo.","method_for_provenance":"bibliografia.","provenance":"cripta della cappella Palatina, Palazzo dei Normanni, Palermo.","obtention":"donazione al Regio Museo di Palermo da Vittorio Emanuele nel 1863.","bibliography":"Amari, M., Le epigrafi arabiche di Sicilia, ried. a. c. di F. Gabrieli, Palermo, 1971, 46, n. VI \n \nAurigemma M.G., Il cielo stellato di Ruggero II. Il soffitto dipinto della Cattedrale di Cefalù, Cinisello Balsamo, 2004, 28 \n \nDelogu, R., La Galleria Nazionale della Sicilia, Roma, 1977, 10, 58 \n \nLagumina, B.,“Iscrizione araba del Re Ruggiero scoperta alla Cappella palatina in Palermo”, Atti dell'Accademia Nazionale dei Lincei, Rendiconti della classe di Scienze Morali, 1893, 231-234; \n \nScerrato, U., “Arte islamica in Italia”, F. Gabrieli – U. Scerrato, Gli Arabi in Italia, Milano, 1979, 302 e fig. 175 e 176","dynasty":"Fatimide/ Normanno","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","author":"Rita Bernini","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["architettura arabo - normanna; iscrizione araba in caratteri nashki; calligrafia"],"materials":["marmo bianco con tarsie di porfido e serpentino."]},"db0e000c-19a2-52b9-a53e-eab344b9164a":{"name":"Coppa","short_description":"La ceramica abbaside dell'Iraq evidenzia il forte impatto della porcellana cinese, rinvenuta in numerosi frammenti in Mesopotamia. L'eleganza semplice di questa produzione è rappresentata da questa piccola coppa, la cui superficie, interamente ricoperta dalla vetrina bianca opaca, è decorata unicamente dalla frase \"opera di Khalid\" tracciata in bei caratteri cufici di colore blu cobalto dipinti direttamente sull'invetriatura.","type":"Vasellame; ceramica","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira III secolo / IX secolo","location":"Torino","dimensions":"Diametro cm 22","provenance":"Iraq","dynasty":"Dinastia abbaside","keywords":["Ceramica; abbaside"],"materials":["Terracotta, invetraitura bianca opaca, decorazione in blu cobalto"]},"e0d8deeb-f886-5cc2-84a5-fd934f5025aa":{"name":"colonna con iscrizioni cufiche.","description":"Colonna con leggera enthesis provvista di echino. Sul sommoscapo, entro un cartiglio rettangolare, corre un'iscrizione araba incisa in caratteri cufici che recita la basmala, secondo la lettura di M. Amari: “Nel nome di Dio clemente e misericordioso”. Al centro della colonna, entro un cartiglio quadrato, è incisa la shahada, ovvero la professione di fede: “Non vi è divinità oltre Dio, e Maometto è il suo profeta”. Fino al 1874 si trovava fuori dal portale principale della chiesa di san Francesco d'Assisi, sul lato destro. Proviene da un edificio religioso, una moschea poi forse trasformata in oratorio, che sorgeva probabilmente nelle vicinanze della chiesa medievale. Nella Galleria Regionale della Sicilia è presente un altro esemplare di colonna (inv. n. 5100), con iscrizioni molto simili, anch'esso proveniente da una chiesa palermitana, oggi non più esistente, San Giacomo la Mazzara. Lo stile severo, quasi del tutto sprovvisto di decorazioni, è di gusto fatimide, adottato anche in Sicilia, e rimasto in uso anche in epoca normanna.","short_description":"La colonna è riconducibile al periodo della dominazione islamica in Sicilia per via dei caratteri cufici dell'iscrizione, che figura al centro della colonna entro un cartiglio quadrato.","holder":"Galleria Regionale della Sicilia, Palazzo Abatellis","dates":"intorno al V/XI secolo.","location":"Palermo, Sicilia","dimensions":"altezza cm 166, larghezza cm 27.","method_for_datation":"riconducibile al periodo di dominazione islamica in Sicilia per la presenza dell'iscrizione in caratteri cufici.","method_for_provenance":"documenti che attestano la provenienza della colonna dalla chiesa di San Francesco d'Assisi.","provenance":"erratica, presso la chiesa di San Francesco d’Assisi.","obtention":"deposito presso il Regio Museo di Palermo.","bibliography":"Amari, M., Le epigrafi arabiche di Sicilia, Iscrizioni edili, a cura di F. Gabrieli, Palermo, 1971, n. XX, 107-108 \n \nDelogu, R., La Galleria Nazionale della Sicilia, Roma, 1977, 9, 58 \n \nScerrato, U.,“Arte islamica in Italia”, in F. Gabrieli – U. Scerrato, Gli Arabi in Italia, Milano, 1979, 282-283 e fig. 179;","dynasty":"Dinastia Fatimide","author":"Rita Bernini","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["architettura arabo-normanna; moschea; iscrizione araba in caratteri cufici; colonna"],"materials":["marmo scolpito."]},"e78c6ccf-a931-5f61-a53f-9a33b0ed0065":{"name":"Stele sepolcrale.","description":"La stele ha una base sagomata decorata da un elegante fregion a volute vegetali, secondo uno stile ben esemplificato dalla steli funerarie di Palermo. È mutila su entrambi i bordi. La scrittura araba è in caratteri cufici allungati, secondo lo stile fatimide. Recita, secondo la lettura di Michele Amari: “Nel nome del dio pietoso ……… dia pace. Ogni anima dovrà assaporare le proprie competenze, perché il giorno della resurrezione (allora) chi sarà tratto lontano dal fuoco, e introdotto nel paradiso, costui sarà salvo. La vita di quaggiù // …inganno. La potenza ………… Profeta. Questa è la tomba di Ayyûb (figlio di ……) Mukhallaf, il gualchieraio, il quale morì di sabato, nella prima decade di rajab nell'anno cinquecentodiciassette (25 agosto a 3 settembre 1123) Che abbia misericordia di lui Iddio”. L'attività tessile era molto diffusa in Sicilia, come attesta un'altra iscrizione del 462/1072, sempre conservata nella Galleria regionale della Sicilia (n. inv. Elenco san Giovanni 61), nella quale si cita Ibrahim, tessitore di dibag, ovvero panni di seta.","short_description":"Tomba con iscrizioni cufiche; tombe e stele contengono spesso formule tratte dal Corano, a volte insieme all'enunciazione delle virtù dell'estinto. In questo caso, vi è un riferimento al mestiere del defunto, il tessitore, a riprova della vitalità delle arti tessili esercitate dalle maestranze musulmane nella Sicilia dell'epoca.","holder":"Galleria Regionale della Sicilia, Palazzo Abatellis","dates":"1123","location":"Palermo, Sicilia","dimensions":"larghezza cm 171, altezza cm 19, spessore cm 27.","method_for_datation":"datazione riportata nell'iscrizione.","method_for_provenance":"bibliografia.","obtention":"deposito presso il Regio Museo di Palermo.","bibliography":"Amari, M., Le epigrafi arabiche di Sicilia, Iscrizioni edili, ried. a cura di F. Gabrieli, Palermo, 1971, n. XXII, 190-191 \n \nDelogu, R., La Galleria Nazionale della Sicilia, Roma, 1977, 58 \n \nScerrato, U., “Arte islamica in Italia”, in F. Gabrieli – U. Scerrato, Gli Arabi in Italia, Milano, 1979, 301 e fig. 166;","dynasty":"Dinastia normanna","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","author":"Rita Bernini","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["architettura arabo - normanna; stele sepolcrale; calligrafia; pietra tombale"],"materials":["pietra incisa."]},"ec461583-c4e4-57ce-b2fb-a6ae5e862e3e":{"name":"Manoscritto persiano","short_description":"Il manoscritto illustrato è una bella copia del diwan *Haft Awrang* (*Sette Troni*) di Jami. Il libro ha sedici righe per pagina, disposte su due colonne e scritte in caratteri *nasta\\`liq*. Il manoscritto contiene nove eleganti miniature.","type":"Manoscritto","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira X secolo / XVI secolo","location":"Torino","dimensions":"Altezza cm 27, larghezza cm 16","provenance":"Iran","dynasty":"Dinastia safavide","keywords":["Manoscritto; diwan; miniatura; nasta`liq; Safavide"],"materials":["Carta, inchiostro, oro e pigmenti"]},"f7a106fc-4854-569f-bbae-0f22ab8f3514":{"name":"Giara.","description":"La giara di forma globulare biansata con collo alto e stretto è segnata lungo il corpo da numerose solcature parallele eseguite durante la tornitura, più fitte nella parte superiore; le anse hanno una presa in alto a forma di bottone. È decorata in bianco su ingobbio scuro con linee orizzontali al centro intervallate da motivi pseudo-epigrafici in caratteri cufici e linee oblique in basso; alla base del collo la doppia treccia a cuori concatenati è un tipico motivo islamico desunto dalla stilizzazione dell'albero di palma. La giara fu trovata, insieme ad altri esemplari, dall'archeologo Antonio Salinas nello spazio tra l'intradosso di una volta ed il sovrastante piano di calpestio di una stanza del monastero annesso alla chiesa della Martorana, costruito intorno al 1193. La fenditura presente nella parte inferiore dell'anfora, causata da un difetto di cottura, indica che l'oggetto, non più utilizzabile come contenitore, fosse stato utilizzato, come scarto di fornace, con funzione di riempimento delle volte delle grandi dimore della prima metà del XII secolo.","short_description":"La giara doveva essere usata come contenitore per derrate alimentari. Essa venne però impiegata come materiale edilizio, nel riempimento di una volta in quanto presentava un difetto di cottura che la rendeva inadatta come recipiente.","holder":"Museo della Zisa","owner":"Soprintendenza BB CC AA di Palermo.","dates":"XII secolo.","location":"Palermo, Sicilia","dimensions":"altezza cm 49 , diametro cm 34.","method_for_datation":"il reperimento dell'anfora nelle volte del monastero della chiesa della Martorana (costruito intorno al 1193) porta a ipotizzare una datazione al XII secolo.","method_for_provenance":"la giara è di produzione locale in quanto scarto di una fornace.","provenance":"Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, detta della Martorana.","obtention":"rinvenimento.","bibliography":"D' Angelo F.,” Ceramica d'uso domestico della Sicilia medievale proveniente dalla Zisa (Palermo XII secolo)”, Atti del IX convegno internazionale della ceramica, Albisola 28-31 maggio1976, fig. 10 \n \nGabrieli F., Scerrato U., Gli Arabi in Italia, Milano, 1979, 170, fig. 187 \n \nRagona A., “La ceramica della Sicilia arabo-normanna”, Rassegna della Istruzione Artistica, I, n. 2, 1966. \n \nRagona A., La maiolica siciliana dalle origini all' ottocento, Palermo, 1975. fig. 4 \n \nRusso Perez G., “Ancora delle ceramiche siculo-normanne”, L'Arte , 3 (1940), 119-127, fig. 9.","dynasty":"Dinastia normanna","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","author":"Maria Reginella","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["ceramica siculo-normanna; giara; calligrafia; cufico"],"materials":["terracotta ingobbiata."]},"ff2095d9-b276-5a8d-8731-45db9248f0d8":{"name":"Giara.","description":"La giara biansata, di forma globulare con collo alto e stretto, è segnata lungo il corpo da numerose solcature parallele eseguite durante la tornitura, più fitte nella parte superiore; le anse hanno una presa in alto a forma di bottone (una è mancante). È decorata in bianco su ingobbio scuro con linee orizzontali intervallate da motivi pseudo-epigrafici, in caratteri cufici. La giara fu trovata, insieme ad altri esemplari, dall'archeologo Antonio Salinas nello spazio tra l'intradosso di una volta ed il sovrastante piano di calpestio di una stanza del monastero annesso alla chiesa della Martorana, costruito intorno al 1193. La fenditura presente nella parte inferiore dell'anfora, causata da un difetto di cottura, indica che l'oggetto, non più utilizzabile come contenitore, fosse stato utilizzato, come scarto di fornace, con funzione di riempimento delle volte delle grandi dimore della prima metà del XII secolo.","short_description":"La giara doveva essere usata come contenitore per derrate alimentari. Essa venne però impiegata come materiale edilizio, nel riempimento di una volta in quanto presentava un difetto di cottura che la rendeva inadatta come recipiente.","holder":"Museo della Zisa","owner":"Soprintendenza BB CC AA di Palermo.","dates":"XII secolo.","location":"Palermo, Sicilia","dimensions":"altezza cm 49 , diametro cm 34.","method_for_datation":"il reperimento dell'anfora nelle volte del monastero della chiesa della Martorana (costruito intorno al 1193) porta a ipotizzare una datazione al XII secolo.","method_for_provenance":"La giara è di produzione locale in quanto scarto di una fornace.","provenance":"Chiesa di Santa Maria dell’ Ammiraglio, detta della Martorana.","obtention":"Rinvenimento.","bibliography":"D' Angelo F.,” Ceramica d'uso domestico della Sicilia medievale proveniente dalla Zisa (Palermo XII secolo)”, Atti del IX convegno internazionale della ceramica, Albisola 28-31 maggio1976, fig. 10 \n \nGabrieli F., Scerrato U., Gli Arabi in Italia, Milano, 1979, 170, fig. 188 \n \nRagona A., “La ceramica della Sicilia arabo-normanna”, Rassegna della Istruzione Artistica, I, n. 2, 1966. \n \nRagona A., La maiolica siciliana dalle origini all' ottocento, Palermo, 1975. fig. 4 \n \nRusso Perez G., “Ancora delle ceramiche siculo-normanne”, L'Arte , 3 (1940), 119-127, fig. 9","dynasty":"Dinastia normanna","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","author":"Maria Reginella","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["ceramica sicula-normanna; giara; calligrafia; cufico"],"materials":["terracotta ingobbiata."]},"ffe08b8f-98ad-5e02-a0ff-ceaa5ae4d13f":{"name":"Raccolta di poesie","short_description":"Raccolta di poesie di Abd al-Wahhab ibn Mohammad ibn al-Sayyid. Il manoscritto, in caratteri *nasta\\`liq*, contiene due miniature dipinte da Aqa-malik e raffiguranti il principe in un giardino.","type":"Manoscritto","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira X secolo / XVI secolo","location":"Torino","dimensions":"Altezza cm 28, larghezza cm 17","provenance":"Iran","dynasty":"Dinastia safavide","keywords":["Manoscritto; miniatura; Safavide; diwan"],"materials":["Carta, inchiostro, oro e pigmenti"]}}
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