@museumwnf/architectural-elements-data 1.0.4 → 1.0.5
This diff represents the content of publicly available package versions that have been released to one of the supported registries. The information contained in this diff is provided for informational purposes only and reflects changes between package versions as they appear in their respective public registries.
- package/dynasties.json +1 -1
- package/items.json +1 -1
- package/manifest.json +1 -1
- package/package.json +1 -5
- package/partners.json +1 -1
- package/translations/items.ar.json +1 -1
- package/translations/items.de.json +1 -1
- package/translations/items.en.json +1 -1
- package/translations/items.es.json +1 -1
- package/translations/items.fr.json +1 -1
- package/translations/items.it.json +1 -1
- package/translations/items.pt.json +1 -1
- package/translations/items.tr.json +1 -1
|
@@ -1 +1 @@
|
|
|
1
|
-
{"19c131a2-1764-5332-adc2-8dd10e15a0f0":{"name":"porzione di soffitto ligneo.","description":"il soffitto, costituito da pannelli ad incastro, presenta una superficie suddivisa in riquadri geometrici da una cornice a più modanature che si intersecano e si intrecciano formando dei quadrati o rombi con al centro un elemento stellato a otto punte. Le parti interne sono intagliate molto minuziosamente e preziosamente, ad arabesco, quasi a formare una trina; la decorazione è formata da motivi vegetali e animali intagliati a tutto tondo, fra cui si distinguono leoni, gazzelle, lepri, rapaci che attaccano la preda, aquile ad ali spiegate. La tipologia decorativa, con lo sfondo molto lavorato e le fasce delle cornici modanate che descrivono un motivo geometrico semplice, è la medesima riscontrata nelle più stilizzate lastre di stucco e gesso provenienti dalla chiesa medievale di San Giuliano di Caltagirone, forse utilizzate come elementi architettonico-decorativi divisori tra l'abside e la navata, oppure come altare. Il soffitto, proveniente sicuramente da un'abitazione civile, probabilmente dallo stesso palazzo Reale, come attesta la presenza di soggetti figurati oltre ai tradizionali motivi decorativi geometrici e ad arabeschi, costituisce un esempio del “realismo raggelato” (Scerrato 1979) della produzione fatimide.","short_description":"Soffitto decorato con motivi vegetali e figure animali intagliate assai tipiche come leoni, gazzelle, lepri ed altri animali. Opera di maestranze fatimidi, proviene quasi certamente dal Palazzo Reale.","holder":"Galleria Regionale della Sicilia, Palazzo Abatellis","dates":"metà secolo XII.","location":"Palermo, Sicilia","dimensions":"altezza cm 134, larghezza cm 74.","method_for_datation":"bibliografia; confronto con avori Carrand di Firenze, e con elementi lignei sagomati del Museo di Arte Islamica del Cairo.","method_for_provenance":"bibliografia, documenti storici.","provenance":"Palazzo dei Normanni, Palermo.","obtention":"deposito, già Regio Museo di Palermo.","bibliography":"Delogu R., La Galleria Nazionale della Sicilia, Roma, 1977, 15, 59 \n \nScerrato U., “Arte islamica in Italia”, Gli Arabi in Italia, Milano, 1979, 524-525 e fig. 196","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","author":"Rita Bernini","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["architettura arabo - normanna","architettura fatimide","decorazione figurativa","decorazione geometrica","ebanisteria","soffitto"],"materials":["legno intagliato."]},"42921209-bf16-5ad2-9981-5d7b63ee02d1":{"name":"Elemento architettonico, frammento di colonna","short_description":"Il frammento di colonna presenta, nella parte superiore, un cartiglio epigrafico, nella parte inferiore, tre fasce con motivi vegetali ed epigrafici che si alternano e si sviluppano elicoidalmente. Le iscrizioni in arabo sono di contenuto benaugurale e tutte rese in cufico foliato, rappresentate in rilievo e con tracce di colore dell’originaria policromia.","holder":"Museo delle Civiltà/Museo d’arte orientale „Giuseppe Tucci“","dates":"Inizio XII sec.","location":"Roma","dimensions":"Altezza 39.5 cm, larghezza 30 cm","method_for_datation":"Reperto di scavo","provenance":"Palazzo a Ghazni assocciato a Mas‘ud III (1099-1115), Afghanistan","obtention":"Deposito IsIAO, scavo IsMEO","bibliography":"Artusi S., MNAO Archive file, code nr. 1201064870, 2011. \nDi Flumeri, G., *Tesori invisibili*, exhibition catalogue, Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo (1 May - 26 July 2009), Roma, 2009: 142.","author":"Michael Jung","materials":["Argilla cotta","intaglio","malta","pittura"]},"644221f4-0a72-56c2-92af-e6764a6d257a":{"name":"fusto monolitico di colonna con iscrizione araba in caratteri cufici.","description":"Fusto monolitico, probabilmente rilavorato da un esemplare di età romana, in marmo, spezzato in alto e mancante di circa un terzo della sua altezza originaria. Sulla superficie si riscontrano diverse abrasioni; la parte inferiore del fusto è stata scalpellata. In un cartiglio quadrato di cm 20 di lato, che si trova ad un'altezza di m 1,60 sul fusto, é compresa l'iscrizione cufica a rilievo. Il testo dell'iscrizione è il seguente (traduzione di M. Amari): “E non (spero) favore se non da Dio”. L'altezza del fusto rilavorato, di età romana o bizantina, è calcolabile intorno a m 2,96. In base allo stile dei caratteri cufici, è possibile assegnare l'iscrizione alla fine del IV/X o all'inizio dell'XI secolo. L'uso del marmo fa pensare ad una collocazione di prestigio: un contesto palatino o una moschea.","short_description":"Forse collocata in una moschea o in altro contesto di importanza, la colonna, probabilmente un esemplare di epoca romana poi rilavorato, presenta un'iscrizione a rilievo in caratteri cufici, dal contenuto religioso.","holder":"Museo Regionale Agostino Pepoli","initial_owner":"cavaliere Pietro Emanuele, Trapani (1825 circa).","dates":"IX-X secolo.","location":"Trapani, Sicilia","dimensions":"altezza max. m 2,15; diametro inferiore m 0,36.","method_for_datation":"fu riutilizzato nel palazzo di Pietro Emanuele a Trapani, situato nel quartiere «Casalicchio», che secondo alcune tradizioni locali era il centro della città in età araba.","method_for_provenance":"trasferimento dalla Biblioteca Fardelliana di Trapani.","provenance":"quartiere arabo di Trapani.","bibliography":"Amari M., Epigrafi arabiche di Sicilia. I. Iscrizioni edili, Palermo, 1875, 83 n. XXIII, tav. X.3 \n \nBarresi P., Le colonne arabe di Trapani, «Sicilia Archeologica», 2004, c.d.s. \n \nDi Ferro G.M., Guida per gli stranieri in Trapani, Trapani, 1825 (rist. 1977), 164, 212 e nota 130 \n \nGregorio, R., Rerum Arabicarum quae ad historiam Siculam spectant, Panormi (Palermo), 1790, 141 \n \nScerrato, U., Gli Arabi in Italia, Milano ,1979, fig. 261","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","author":"Paolo Barresi","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["caratteri cufici","iscrizione"],"materials":["detto «cipollino»","iscrizione a rilievo.","marmo con fondo biancastro e venature ondate verdastre","proveniente dalle cave di Karystos in Eubea"]},"709ed3e5-6450-5388-9dba-59deb41dfe2c":{"name":"Elemento architettonico, transenna","short_description":"La transenna presenta una decorazione lavorata a giorno con motivi geometrici. L’oggetto, insieme ad un altro esemplare delle medesime dimensioni e forma, conservato a Ghazni, è stato rinvenuto nell’angolo nord-ovest della corte centrale, vicino l’entrata della sala di preghiera. Morfologia della transenna e posizione dell’iscrizione, sui quattro lati di una faccia e su un fianco, suggeriscono che, presumibilmente, questa fosse posizionata lungo una via di passaggio di una delle sale più importanti del palazzo, forse la sala di preghiera. L’iscrizione, in gran parte abrasa, in corsivo, ci informa probabilmente sull’epoca in cui i lavori in quest’area del palazzo erano stati completati e sul nome di chi li aveva condotti.","holder":"Museo delle Civiltà/Museo d’arte orientale „Giuseppe Tucci“","dates":"Inizio XII sec.","location":"Roma","dimensions":"Altezza 21 cm, larghezza 30 cm, spessore 11 cm","method_for_datation":"Reperto di scavo","provenance":"Palazzo a Ghazni, Afghanistan","obtention":"Deposito IsIAO, scavo IsMEO","bibliography":"Bombaci, A., \"Summary report on the Italian Archaeological Mission in Afghanistan. Introduction to the Excavations at Ghazni\", *East and West*, 10 (1959): 3-22. \nDi Flumeri Vatielli, G., \"Islamic Archaeology in Afghanistan - Ghazni\", in P. Torre, G. Di Flumeri Vatielli and M. Jung (eds), *Arte dell'Islam, catalogue Museo Nazionale d'Arte Orientale*, Roma: Artemide, 2010: 65-72, fig. 66. \nGiunta, R., \"New epigraphic data from the excavations of the ghaznavid palace of Mas'ud III at Ghazni (Afghanistan)\", in P. Callieri and L. Colliva (eds), *South Asian Archaeology 2007*, vol. II, Ravenna: Archaeopress, 2010: 123-131. \nRugiadi, M., *Architectural decoration in marble from Ġaznī (Afghanistan)*, Doctoral Thesis, Bologna 2012: 1107-9, 1234.","author":"Michael Jung","materials":["intaglio","lavorazione a giorno","marmo"]},"91030e4c-8b3a-5929-b2b4-2378b9d2d71e":{"name":"Elemento di decorazione architettonica ghaznavide","short_description":"Il frammento di decorazione architettonica era originariamente sistemato sopra la zoccolatura di marmo nella corte del palazzo. Vi è intagliata un’iscrizione in arabo, benaugurale e in cufico foliato che, un tempo, doveva essere dipinta, come si può notare dalle tracce di colore rimaste.","holder":"Museo delle Civiltà/Museo d’arte orientale „Giuseppe Tucci“","dates":"Inizio XII sec.","location":"Roma","dimensions":"Altezza 52 cm, larghezza 47 cm, spessore 15 cm","method_for_datation":"Reperto di scavo","provenance":"Palazzo a Ghazni, Afghanistan","obtention":"Deposito IsIAO, scavo IsMEO","bibliography":"Artusi S., file MNAO Archive code nr. 1201064886, 2011. \nBombaci, A., \"Summary report on the Italian Archaeological Mission in Afghanistan. Introduction to the Excavations at Ghazni\", *East and West*, 10 (1959): 3-22. \nDi Flumeri Vatielli, G., \"Islamic Archaeology in Afghanistan - Ghazni\" in P. Torre, G. Di Flumeri Vatielli and M. Jung (eds), *Arte dell'Islam, catalogue Museo Nazionale d'Arte Orientale*, Roma: Artemide, 2010: 65-72, fig. 68. \nScerrato, U., \"Summery report on the Italian Archaeological Mission in Afghanistan. The two first excavation campaigns at Ghazni\", *East and West*, 10 (1959): 23-55.","author":"Michael Jung","materials":["Argilla cotta","intaglio","malta","pittura","stampo","stucco"]},"ab4c5d91-3eb6-5a81-9faa-2a5c739113b8":{"name":"Elemento architettonico, lastra di zoccolatura","short_description":"La lastra faceva probabilmente parte della zoccolatura in marmo scolpito di uno degli ambienti che circondavano i quattro lati del cortile centrale del palazzo. ‘E stata rinvenuta di fronte alla nicchia XXI della facciata meridionale del cortile il cui iwan centrale dava accesso alla sala del trono. \nIl pannello è suddiviso in tre fasce orizzontali. La fascia centrale è decorata con un motivo di derivazione architettonica che consiste in due serie di archi trilobati che s’intersecano racchiudendo tralci di palmette bilobate e trilobate disposte in maniera speculare. Mentre nel registro inferiore si sviluppano due tralci intrecciati con foglie arabescate, in quello superiore troviamo una superba calligrafia eseguita in *cufico fiorito*. L’iscrizione del pannello è in lingua araba e riporta la basmalah: *Bi-smi 'llahi ar-Rahmani ar-Rahimi* (بِسْمِ اللهِ الرَّحْمٰنِ الرَّحِيْم = In nome di Dio, Clemente, Misericordioso). In passato si è ritenuto che questa iscrizione abbia fatto parte del testo, lungo ca 250m, che si dipanava lungo le quattro facciate del cortile, con un poema in lode ai sultani ghaznavidi ed alla magnificenza del palazzo stesso. Le dimensioni differenti delle lastre che riportano il poema potrebbero però mettere in dubbio tale supposizione. \nManca purtroppo sulla lapide il colore. La ricca policromia che completava il pannello è andata persa. Sappiamo però, dalle minute tracce di colore rimaste qua e là su altre lastre della decorazione marmorea del cortile, che il pigmento usato per le iscrizioni era blu di lapislazzuli, mentre il fondo che circondava le lettere era di color carminio. Secondo Umberto Scerrato si trattava in realtà di bolo rosso, usato come preparazione per ricevere la doratura, in modo da ottenere un aspetto assomigliante a un manoscritto illuminato d’oro.","holder":"Museo delle Civiltà/Museo d’arte orientale „Giuseppe Tucci“","dates":"Inizio XII sec.","location":"Roma","dimensions":"Altezza 73 cm, larghezza 58 cm, spessore 5.5 cm","method_for_datation":"Reperto di scavo","provenance":"Palazzo a Ghazni assocciato a Mas‘ūd III (1099-1115), Afghanistan","obtention":"Deposito IsIAO, scavo IsMEO","bibliography":"Bagnera, A., \"Ghaznavidi e Ghuridi\", s.v., *Encyclopedia of Medieval Art*, VI, Rome (1995): 601s., photo 603. \nBombaci, A., *The Kūfic Inscription in Persian Verses in the Court of the Royal Palace of Mas'ūd III at Ghazni, IsMEO, Reports and Memoirs, V*, Roma: Is. M.E.O, 1966: 10, 65, table XL, fig. 140 and fig, 4 for the location of the niche. \nRugiadi, M, *Architectural decoration in marble from Ġaznī (Afghanistan)*, Doctoral thesis, Bologna, 2012: 1146, cat. no. 597. \nVentrone Vassallo, G., \"Panel of sculpted marble cladding\", in G. Curatola (ed), *Eredità dell'Islam. Islamic Art in Italy*, Milano: Silvana, 1993: 102.","author":"Michael Jung","materials":["bassorilievo","marmo"]},"c75e08e3-5ec9-52f9-afaa-c08cc9e88567":{"name":"coppia di iscrizioni.","description":"due frammenti di una iscrizione in caratteri arabi corsivi (naskhî), già erratica nella cripta della Cappella Palatina di Palermo, ma forse proveniente da un altro edificio; l'iscrizione può essere tradotta: \"(Accostati), bacia il canto di questo (edificio) dopo averlo abbracciato e contempla le belle cose che racchiude - A Dio la potenza e la durata. Delle sue creature è scritto che periscano; di ciò abbiamo esempio e conforto nel suo Profeta\". Il riferimento alla Ka'ba intorno alla quale i fedeli giravano e baciavano in segno di rispetto la pietra nera murata in un angolo, rientra nel programma di identificazione dei sovrani normanni con l'autorità divina. Se infatti l'iscrizione proviene da una delle sale del Palazzo Reale di Palermo (era infatti decontestualizzata la sua presenza segnalata nella seconda metà del XIX secolo nella cripta della Palatina, mentre potrebbe comunque provenire dallo stesso palazzo), fu probabilmente Ruggero a farla collocare nella sua residenza per alludere alla divinità dei regnanti utilizzando il legame di tradizione fatimide tra palazzo e santuario.","short_description":"Queste bellissime iscrizioni in carattere *naskhî* , corsivo, erano destinate con tutta probabilità ad abbellire e celebrare la bellezza ed il fasto del palazzo Reale, ove furono, forse, portate da Ruggero.","holder":"Galleria Regionale della Sicilia, Palazzo Abatellis","location":"Palermo, Sicilia","dimensions":"larghezza cm 185, altezza cm 32; larghezza cm 192, altezza cm32.","method_for_datation":"confronto per materiali e contenuto con le due iscrizioni già a Messina, Santa Maria Annunziata e Duomo.","method_for_provenance":"bibliografia.","provenance":"cripta della cappella Palatina, Palazzo dei Normanni, Palermo.","obtention":"donazione al Regio Museo di Palermo da Vittorio Emanuele nel 1863.","bibliography":"Amari, M., Le epigrafi arabiche di Sicilia, ried. a. c. di F. Gabrieli, Palermo, 1971, 46, n. VI \n \nAurigemma M.G., Il cielo stellato di Ruggero II. Il soffitto dipinto della Cattedrale di Cefalù, Cinisello Balsamo, 2004, 28 \n \nDelogu, R., La Galleria Nazionale della Sicilia, Roma, 1977, 10, 58 \n \nLagumina, B.,“Iscrizione araba del Re Ruggiero scoperta alla Cappella palatina in Palermo”, Atti dell'Accademia Nazionale dei Lincei, Rendiconti della classe di Scienze Morali, 1893, 231-234; \n \nScerrato, U., “Arte islamica in Italia”, F. Gabrieli – U. Scerrato, Gli Arabi in Italia, Milano, 1979, 302 e fig. 175 e 176","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","author":"Rita Bernini","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["architettura arabo - normanna","calligrafia","iscrizione araba in caratteri nashki"],"materials":["marmo bianco con tarsie di porfido e serpentino."]},"e0d8deeb-f886-5cc2-84a5-fd934f5025aa":{"name":"colonna con iscrizioni cufiche.","description":"Colonna con leggera enthesis provvista di echino. Sul sommoscapo, entro un cartiglio rettangolare, corre un'iscrizione araba incisa in caratteri cufici che recita la basmala, secondo la lettura di M. Amari: “Nel nome di Dio clemente e misericordioso”. Al centro della colonna, entro un cartiglio quadrato, è incisa la shahada, ovvero la professione di fede: “Non vi è divinità oltre Dio, e Maometto è il suo profeta”. Fino al 1874 si trovava fuori dal portale principale della chiesa di san Francesco d'Assisi, sul lato destro. Proviene da un edificio religioso, una moschea poi forse trasformata in oratorio, che sorgeva probabilmente nelle vicinanze della chiesa medievale. Nella Galleria Regionale della Sicilia è presente un altro esemplare di colonna (inv. n. 5100), con iscrizioni molto simili, anch'esso proveniente da una chiesa palermitana, oggi non più esistente, San Giacomo la Mazzara. Lo stile severo, quasi del tutto sprovvisto di decorazioni, è di gusto fatimide, adottato anche in Sicilia, e rimasto in uso anche in epoca normanna.","short_description":"La colonna è riconducibile al periodo della dominazione islamica in Sicilia per via dei caratteri cufici dell'iscrizione, che figura al centro della colonna entro un cartiglio quadrato.","holder":"Galleria Regionale della Sicilia, Palazzo Abatellis","dates":"intorno al V/XI secolo.","location":"Palermo, Sicilia","dimensions":"altezza cm 166, larghezza cm 27.","method_for_datation":"riconducibile al periodo di dominazione islamica in Sicilia per la presenza dell'iscrizione in caratteri cufici.","method_for_provenance":"documenti che attestano la provenienza della colonna dalla chiesa di San Francesco d'Assisi.","provenance":"erratica, presso la chiesa di San Francesco d’Assisi.","obtention":"deposito presso il Regio Museo di Palermo.","bibliography":"Amari, M., Le epigrafi arabiche di Sicilia, Iscrizioni edili, a cura di F. Gabrieli, Palermo, 1971, n. XX, 107-108 \n \nDelogu, R., La Galleria Nazionale della Sicilia, Roma, 1977, 9, 58 \n \nScerrato, U.,“Arte islamica in Italia”, in F. Gabrieli – U. Scerrato, Gli Arabi in Italia, Milano, 1979, 282-283 e fig. 179;","author":"Rita Bernini","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["architettura arabo-normanna","colonna","iscrizione araba in caratteri cufici","moschea"],"materials":["marmo scolpito."]}}
|
|
1
|
+
{"19c131a2-1764-5332-adc2-8dd10e15a0f0":{"name":"porzione di soffitto ligneo.","description":"il soffitto, costituito da pannelli ad incastro, presenta una superficie suddivisa in riquadri geometrici da una cornice a più modanature che si intersecano e si intrecciano formando dei quadrati o rombi con al centro un elemento stellato a otto punte. Le parti interne sono intagliate molto minuziosamente e preziosamente, ad arabesco, quasi a formare una trina; la decorazione è formata da motivi vegetali e animali intagliati a tutto tondo, fra cui si distinguono leoni, gazzelle, lepri, rapaci che attaccano la preda, aquile ad ali spiegate. La tipologia decorativa, con lo sfondo molto lavorato e le fasce delle cornici modanate che descrivono un motivo geometrico semplice, è la medesima riscontrata nelle più stilizzate lastre di stucco e gesso provenienti dalla chiesa medievale di San Giuliano di Caltagirone, forse utilizzate come elementi architettonico-decorativi divisori tra l'abside e la navata, oppure come altare. Il soffitto, proveniente sicuramente da un'abitazione civile, probabilmente dallo stesso palazzo Reale, come attesta la presenza di soggetti figurati oltre ai tradizionali motivi decorativi geometrici e ad arabeschi, costituisce un esempio del “realismo raggelato” (Scerrato 1979) della produzione fatimide.","short_description":"Soffitto decorato con motivi vegetali e figure animali intagliate assai tipiche come leoni, gazzelle, lepri ed altri animali. Opera di maestranze fatimidi, proviene quasi certamente dal Palazzo Reale.","holder":"Galleria Regionale della Sicilia, Palazzo Abatellis","dates":"metà secolo XII.","location":"Palermo, Sicilia","dimensions":"altezza cm 134, larghezza cm 74.","method_for_datation":"bibliografia; confronto con avori Carrand di Firenze, e con elementi lignei sagomati del Museo di Arte Islamica del Cairo.","method_for_provenance":"bibliografia, documenti storici.","provenance":"Palazzo dei Normanni, Palermo.","obtention":"deposito, già Regio Museo di Palermo.","bibliography":"Delogu R., La Galleria Nazionale della Sicilia, Roma, 1977, 15, 59 \n \nScerrato U., “Arte islamica in Italia”, Gli Arabi in Italia, Milano, 1979, 524-525 e fig. 196","dynasty":"Dinastia normanna","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","author":"Rita Bernini","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["architettura arabo - normanna","architettura fatimide","decorazione figurativa","decorazione geometrica","ebanisteria","soffitto"],"materials":["legno intagliato."]},"42921209-bf16-5ad2-9981-5d7b63ee02d1":{"name":"Elemento architettonico, frammento di colonna","short_description":"Il frammento di colonna presenta, nella parte superiore, un cartiglio epigrafico, nella parte inferiore, tre fasce con motivi vegetali ed epigrafici che si alternano e si sviluppano elicoidalmente. Le iscrizioni in arabo sono di contenuto benaugurale e tutte rese in cufico foliato, rappresentate in rilievo e con tracce di colore dell’originaria policromia.","holder":"Museo delle Civiltà/Museo d’arte orientale „Giuseppe Tucci“","dates":"Inizio XII sec.","location":"Roma","dimensions":"Altezza 39.5 cm, larghezza 30 cm","method_for_datation":"Reperto di scavo","provenance":"Palazzo a Ghazni assocciato a Mas‘ud III (1099-1115), Afghanistan","obtention":"Deposito IsIAO, scavo IsMEO","bibliography":"Artusi S., MNAO Archive file, code nr. 1201064870, 2011. \nDi Flumeri, G., *Tesori invisibili*, exhibition catalogue, Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo (1 May - 26 July 2009), Roma, 2009: 142.","dynasty":"Ghaznavide","author":"Michael Jung","materials":["Argilla cotta, malta","intaglio, pittura"]},"644221f4-0a72-56c2-92af-e6764a6d257a":{"name":"fusto monolitico di colonna con iscrizione araba in caratteri cufici.","description":"Fusto monolitico, probabilmente rilavorato da un esemplare di età romana, in marmo, spezzato in alto e mancante di circa un terzo della sua altezza originaria. Sulla superficie si riscontrano diverse abrasioni; la parte inferiore del fusto è stata scalpellata. In un cartiglio quadrato di cm 20 di lato, che si trova ad un'altezza di m 1,60 sul fusto, é compresa l'iscrizione cufica a rilievo. Il testo dell'iscrizione è il seguente (traduzione di M. Amari): “E non (spero) favore se non da Dio”. L'altezza del fusto rilavorato, di età romana o bizantina, è calcolabile intorno a m 2,96. In base allo stile dei caratteri cufici, è possibile assegnare l'iscrizione alla fine del IV/X o all'inizio dell'XI secolo. L'uso del marmo fa pensare ad una collocazione di prestigio: un contesto palatino o una moschea.","short_description":"Forse collocata in una moschea o in altro contesto di importanza, la colonna, probabilmente un esemplare di epoca romana poi rilavorato, presenta un'iscrizione a rilievo in caratteri cufici, dal contenuto religioso.","holder":"Museo Regionale Agostino Pepoli","initial_owner":"cavaliere Pietro Emanuele, Trapani (1825 circa).","dates":"IX-X secolo.","location":"Trapani, Sicilia","dimensions":"altezza max. m 2,15; diametro inferiore m 0,36.","method_for_datation":"fu riutilizzato nel palazzo di Pietro Emanuele a Trapani, situato nel quartiere «Casalicchio», che secondo alcune tradizioni locali era il centro della città in età araba.","method_for_provenance":"trasferimento dalla Biblioteca Fardelliana di Trapani.","provenance":"quartiere arabo di Trapani.","bibliography":"Amari M., Epigrafi arabiche di Sicilia. I. Iscrizioni edili, Palermo, 1875, 83 n. XXIII, tav. X.3 \n \nBarresi P., Le colonne arabe di Trapani, «Sicilia Archeologica», 2004, c.d.s. \n \nDi Ferro G.M., Guida per gli stranieri in Trapani, Trapani, 1825 (rist. 1977), 164, 212 e nota 130 \n \nGregorio, R., Rerum Arabicarum quae ad historiam Siculam spectant, Panormi (Palermo), 1790, 141 \n \nScerrato, U., Gli Arabi in Italia, Milano ,1979, fig. 261","dynasty":"Dinastia normanna","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","author":"Paolo Barresi","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["caratteri cufici","iscrizione"],"materials":["iscrizione a rilievo.","marmo con fondo biancastro e venature ondate verdastre, detto «cipollino», proveniente dalle cave di Karystos in Eubea"]},"709ed3e5-6450-5388-9dba-59deb41dfe2c":{"name":"Elemento architettonico, transenna","short_description":"La transenna presenta una decorazione lavorata a giorno con motivi geometrici. L’oggetto, insieme ad un altro esemplare delle medesime dimensioni e forma, conservato a Ghazni, è stato rinvenuto nell’angolo nord-ovest della corte centrale, vicino l’entrata della sala di preghiera. Morfologia della transenna e posizione dell’iscrizione, sui quattro lati di una faccia e su un fianco, suggeriscono che, presumibilmente, questa fosse posizionata lungo una via di passaggio di una delle sale più importanti del palazzo, forse la sala di preghiera. L’iscrizione, in gran parte abrasa, in corsivo, ci informa probabilmente sull’epoca in cui i lavori in quest’area del palazzo erano stati completati e sul nome di chi li aveva condotti.","holder":"Museo delle Civiltà/Museo d’arte orientale „Giuseppe Tucci“","dates":"Inizio XII sec.","location":"Roma","dimensions":"Altezza 21 cm, larghezza 30 cm, spessore 11 cm","method_for_datation":"Reperto di scavo","provenance":"Palazzo a Ghazni, Afghanistan","obtention":"Deposito IsIAO, scavo IsMEO","bibliography":"Bombaci, A., \"Summary report on the Italian Archaeological Mission in Afghanistan. Introduction to the Excavations at Ghazni\", *East and West*, 10 (1959): 3-22. \nDi Flumeri Vatielli, G., \"Islamic Archaeology in Afghanistan - Ghazni\", in P. Torre, G. Di Flumeri Vatielli and M. Jung (eds), *Arte dell'Islam, catalogue Museo Nazionale d'Arte Orientale*, Roma: Artemide, 2010: 65-72, fig. 66. \nGiunta, R., \"New epigraphic data from the excavations of the ghaznavid palace of Mas'ud III at Ghazni (Afghanistan)\", in P. Callieri and L. Colliva (eds), *South Asian Archaeology 2007*, vol. II, Ravenna: Archaeopress, 2010: 123-131. \nRugiadi, M., *Architectural decoration in marble from Ġaznī (Afghanistan)*, Doctoral Thesis, Bologna 2012: 1107-9, 1234.","dynasty":"Ghaznavide","author":"Michael Jung","materials":["Marmo, intaglio, lavorazione a giorno"]},"91030e4c-8b3a-5929-b2b4-2378b9d2d71e":{"name":"Elemento di decorazione architettonica ghaznavide","short_description":"Il frammento di decorazione architettonica era originariamente sistemato sopra la zoccolatura di marmo nella corte del palazzo. Vi è intagliata un’iscrizione in arabo, benaugurale e in cufico foliato che, un tempo, doveva essere dipinta, come si può notare dalle tracce di colore rimaste.","holder":"Museo delle Civiltà/Museo d’arte orientale „Giuseppe Tucci“","dates":"Inizio XII sec.","location":"Roma","dimensions":"Altezza 52 cm, larghezza 47 cm, spessore 15 cm","method_for_datation":"Reperto di scavo","provenance":"Palazzo a Ghazni, Afghanistan","obtention":"Deposito IsIAO, scavo IsMEO","bibliography":"Artusi S., file MNAO Archive code nr. 1201064886, 2011. \nBombaci, A., \"Summary report on the Italian Archaeological Mission in Afghanistan. Introduction to the Excavations at Ghazni\", *East and West*, 10 (1959): 3-22. \nDi Flumeri Vatielli, G., \"Islamic Archaeology in Afghanistan - Ghazni\" in P. Torre, G. Di Flumeri Vatielli and M. Jung (eds), *Arte dell'Islam, catalogue Museo Nazionale d'Arte Orientale*, Roma: Artemide, 2010: 65-72, fig. 68. \nScerrato, U., \"Summery report on the Italian Archaeological Mission in Afghanistan. The two first excavation campaigns at Ghazni\", *East and West*, 10 (1959): 23-55.","dynasty":"Ghaznavide","author":"Michael Jung","materials":["Argilla cotta, stucco, malta","intaglio, stampo, pittura"]},"ab4c5d91-3eb6-5a81-9faa-2a5c739113b8":{"name":"Elemento architettonico, lastra di zoccolatura","short_description":"La lastra faceva probabilmente parte della zoccolatura in marmo scolpito di uno degli ambienti che circondavano i quattro lati del cortile centrale del palazzo. ‘E stata rinvenuta di fronte alla nicchia XXI della facciata meridionale del cortile il cui iwan centrale dava accesso alla sala del trono. \nIl pannello è suddiviso in tre fasce orizzontali. La fascia centrale è decorata con un motivo di derivazione architettonica che consiste in due serie di archi trilobati che s’intersecano racchiudendo tralci di palmette bilobate e trilobate disposte in maniera speculare. Mentre nel registro inferiore si sviluppano due tralci intrecciati con foglie arabescate, in quello superiore troviamo una superba calligrafia eseguita in *cufico fiorito*. L’iscrizione del pannello è in lingua araba e riporta la basmalah: *Bi-smi 'llahi ar-Rahmani ar-Rahimi* (بِسْمِ اللهِ الرَّحْمٰنِ الرَّحِيْم = In nome di Dio, Clemente, Misericordioso). In passato si è ritenuto che questa iscrizione abbia fatto parte del testo, lungo ca 250m, che si dipanava lungo le quattro facciate del cortile, con un poema in lode ai sultani ghaznavidi ed alla magnificenza del palazzo stesso. Le dimensioni differenti delle lastre che riportano il poema potrebbero però mettere in dubbio tale supposizione. \nManca purtroppo sulla lapide il colore. La ricca policromia che completava il pannello è andata persa. Sappiamo però, dalle minute tracce di colore rimaste qua e là su altre lastre della decorazione marmorea del cortile, che il pigmento usato per le iscrizioni era blu di lapislazzuli, mentre il fondo che circondava le lettere era di color carminio. Secondo Umberto Scerrato si trattava in realtà di bolo rosso, usato come preparazione per ricevere la doratura, in modo da ottenere un aspetto assomigliante a un manoscritto illuminato d’oro.","holder":"Museo delle Civiltà/Museo d’arte orientale „Giuseppe Tucci“","dates":"Inizio XII sec.","location":"Roma","dimensions":"Altezza 73 cm, larghezza 58 cm, spessore 5.5 cm","method_for_datation":"Reperto di scavo","provenance":"Palazzo a Ghazni assocciato a Mas‘ūd III (1099-1115), Afghanistan","obtention":"Deposito IsIAO, scavo IsMEO","bibliography":"Bagnera, A., \"Ghaznavidi e Ghuridi\", s.v., *Encyclopedia of Medieval Art*, VI, Rome (1995): 601s., photo 603. \nBombaci, A., *The Kūfic Inscription in Persian Verses in the Court of the Royal Palace of Mas'ūd III at Ghazni, IsMEO, Reports and Memoirs, V*, Roma: Is. M.E.O, 1966: 10, 65, table XL, fig. 140 and fig, 4 for the location of the niche. \nRugiadi, M, *Architectural decoration in marble from Ġaznī (Afghanistan)*, Doctoral thesis, Bologna, 2012: 1146, cat. no. 597. \nVentrone Vassallo, G., \"Panel of sculpted marble cladding\", in G. Curatola (ed), *Eredità dell'Islam. Islamic Art in Italy*, Milano: Silvana, 1993: 102.","dynasty":"Ghaznavide","author":"Michael Jung","materials":["Marmo, bassorilievo"]},"c75e08e3-5ec9-52f9-afaa-c08cc9e88567":{"name":"coppia di iscrizioni.","description":"due frammenti di una iscrizione in caratteri arabi corsivi (naskhî), già erratica nella cripta della Cappella Palatina di Palermo, ma forse proveniente da un altro edificio; l'iscrizione può essere tradotta: \"(Accostati), bacia il canto di questo (edificio) dopo averlo abbracciato e contempla le belle cose che racchiude - A Dio la potenza e la durata. Delle sue creature è scritto che periscano; di ciò abbiamo esempio e conforto nel suo Profeta\". Il riferimento alla Ka'ba intorno alla quale i fedeli giravano e baciavano in segno di rispetto la pietra nera murata in un angolo, rientra nel programma di identificazione dei sovrani normanni con l'autorità divina. Se infatti l'iscrizione proviene da una delle sale del Palazzo Reale di Palermo (era infatti decontestualizzata la sua presenza segnalata nella seconda metà del XIX secolo nella cripta della Palatina, mentre potrebbe comunque provenire dallo stesso palazzo), fu probabilmente Ruggero a farla collocare nella sua residenza per alludere alla divinità dei regnanti utilizzando il legame di tradizione fatimide tra palazzo e santuario.","short_description":"Queste bellissime iscrizioni in carattere *naskhî* , corsivo, erano destinate con tutta probabilità ad abbellire e celebrare la bellezza ed il fasto del palazzo Reale, ove furono, forse, portate da Ruggero.","holder":"Galleria Regionale della Sicilia, Palazzo Abatellis","location":"Palermo, Sicilia","dimensions":"larghezza cm 185, altezza cm 32; larghezza cm 192, altezza cm32.","method_for_datation":"confronto per materiali e contenuto con le due iscrizioni già a Messina, Santa Maria Annunziata e Duomo.","method_for_provenance":"bibliografia.","provenance":"cripta della cappella Palatina, Palazzo dei Normanni, Palermo.","obtention":"donazione al Regio Museo di Palermo da Vittorio Emanuele nel 1863.","bibliography":"Amari, M., Le epigrafi arabiche di Sicilia, ried. a. c. di F. Gabrieli, Palermo, 1971, 46, n. VI \n \nAurigemma M.G., Il cielo stellato di Ruggero II. Il soffitto dipinto della Cattedrale di Cefalù, Cinisello Balsamo, 2004, 28 \n \nDelogu, R., La Galleria Nazionale della Sicilia, Roma, 1977, 10, 58 \n \nLagumina, B.,“Iscrizione araba del Re Ruggiero scoperta alla Cappella palatina in Palermo”, Atti dell'Accademia Nazionale dei Lincei, Rendiconti della classe di Scienze Morali, 1893, 231-234; \n \nScerrato, U., “Arte islamica in Italia”, F. Gabrieli – U. Scerrato, Gli Arabi in Italia, Milano, 1979, 302 e fig. 175 e 176","dynasty":"Fatimide/ Normanno","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","author":"Rita Bernini","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["architettura arabo - normanna","calligrafia","iscrizione araba in caratteri nashki"],"materials":["marmo bianco con tarsie di porfido e serpentino."]},"e0d8deeb-f886-5cc2-84a5-fd934f5025aa":{"name":"colonna con iscrizioni cufiche.","description":"Colonna con leggera enthesis provvista di echino. Sul sommoscapo, entro un cartiglio rettangolare, corre un'iscrizione araba incisa in caratteri cufici che recita la basmala, secondo la lettura di M. Amari: “Nel nome di Dio clemente e misericordioso”. Al centro della colonna, entro un cartiglio quadrato, è incisa la shahada, ovvero la professione di fede: “Non vi è divinità oltre Dio, e Maometto è il suo profeta”. Fino al 1874 si trovava fuori dal portale principale della chiesa di san Francesco d'Assisi, sul lato destro. Proviene da un edificio religioso, una moschea poi forse trasformata in oratorio, che sorgeva probabilmente nelle vicinanze della chiesa medievale. Nella Galleria Regionale della Sicilia è presente un altro esemplare di colonna (inv. n. 5100), con iscrizioni molto simili, anch'esso proveniente da una chiesa palermitana, oggi non più esistente, San Giacomo la Mazzara. Lo stile severo, quasi del tutto sprovvisto di decorazioni, è di gusto fatimide, adottato anche in Sicilia, e rimasto in uso anche in epoca normanna.","short_description":"La colonna è riconducibile al periodo della dominazione islamica in Sicilia per via dei caratteri cufici dell'iscrizione, che figura al centro della colonna entro un cartiglio quadrato.","holder":"Galleria Regionale della Sicilia, Palazzo Abatellis","dates":"intorno al V/XI secolo.","location":"Palermo, Sicilia","dimensions":"altezza cm 166, larghezza cm 27.","method_for_datation":"riconducibile al periodo di dominazione islamica in Sicilia per la presenza dell'iscrizione in caratteri cufici.","method_for_provenance":"documenti che attestano la provenienza della colonna dalla chiesa di San Francesco d'Assisi.","provenance":"erratica, presso la chiesa di San Francesco d’Assisi.","obtention":"deposito presso il Regio Museo di Palermo.","bibliography":"Amari, M., Le epigrafi arabiche di Sicilia, Iscrizioni edili, a cura di F. Gabrieli, Palermo, 1971, n. XX, 107-108 \n \nDelogu, R., La Galleria Nazionale della Sicilia, Roma, 1977, 9, 58 \n \nScerrato, U.,“Arte islamica in Italia”, in F. Gabrieli – U. Scerrato, Gli Arabi in Italia, Milano, 1979, 282-283 e fig. 179;","dynasty":"Dinastia Fatimide","author":"Rita Bernini","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["architettura arabo-normanna","colonna","iscrizione araba in caratteri cufici","moschea"],"materials":["marmo scolpito."]}}
|
|
@@ -1 +1 @@
|
|
|
1
|
-
{"07b66f0c-d994-5578-a3f4-0e6d135b8b59":{"name":"Painel ornamental.","description":"Placa decorativa em calcário branco, cuja superfície se encontra actualmente em avançado estado de corrosão. Ao contrário de outras esculturas alto-medievais de Lisboa, este painel apresenta uma escavação mais profunda da superfície, valorizando as alternâncias de claro-escuro e a animação do desenho por pequenos retoques complementares, realizados com um fino bisturi. \n \nO painel é decorado por três arcos com festões, assentes em pequenas colunas torsas. O quarto colunelo desapareceu, devido ao entalhe que a pedra sofreu no lado esquerdo. Os festões ornamentais estão decorados com palmetas, de três e cinco pontas, dispostas alternadamente. A orla interna dos arcos exibe uma decoração em espinha, enquanto o bordo exterior assume a forma de um encordoado. Um subtil motivo vegetalista preenche o canto superior direito, numa manifestação de “horror ao vazio”, que, aliás, caracteriza todo o desenho do painel. O ornamento do canto esquerdo já há muito desaparecera, devido ao mau estado de conservação da peça. Esta mesma circunstância faz com que também mal se consiga hoje perceber a fina corda que liga, na horizontal, a base dos arcos e sobre a qual assentam as três vieiras que preenchem o interior dos mesmos. Finalmente, em cada intercolúnio e sob as ditas vieiras encontram-se figuras de animais afrontados, sendo duas aves ao centro e um quadrúpede em cada extremo. É de referir que, sobre o respectivo dorso, se encontra esculpido um pequeno tufo vegetal, típico de algumas composições islâmicas ou de certo bestiário inspirado nesta mesma tradição. \n \nDo ponto de vista iconográfico, este conjunto apresenta um nítido significado cristão, assemelhando-se, por exemplo, ao sentido de algumas estelas coptas, lavradas com idênticos motivos, como representação do Paraíso. São exemplo a lápide dedicada à memória de Marta, proveniente de Esnéh (Museu do Cairo), e a chamada “estela do Paraíso” do Museu de Brooklyn.","short_description":"Placa decorativa em calcário branco, decorado por três arcos com festões, assentes em pequenas colunas. Do ponto de vista iconográfico o conjunto aproxima-se de algumas estelas coptas, o que leva a crer que este baixo-relevo pertenceu originalmente a um edifício cristão construído em época islâmica.","holder":"Catedral de Lisboa.","owner":"Cabido Metropolitano da Patriarcal de Lisboa.","dates":"Segunda metade século X (339-390 AH).","dimensions":"Alt. 61 cm, larg. 122 cm, prof. 32,5 cm.","method_for_datation":"Na composição, existe uma grande semelhança entre esta peça e a placa do Museu Arqueológico Nacional de Madrid. Tanto pela densidade dos ornamentos, como pelo tipo de relevo aproxima-se das produções eruditas do califado. Existe um grande paralelismo entre o motivo vegetalista dos arcos e os de certas bases de coluna do “salão rico” de Madinat al-Zahara ou de impostas da mesquita de Kairuan. Outros paralelismos cordoveses são o modo como é desenhado o corpo dos animais, alguns dos seus pormenores e o acabamento dado à superfície, com pequenos golpes a bisturi.","method_for_provenance":"A peça esteve incorporada, até há poucos anos, num dos contrafortes da fachada norte da Sé Catedral. Pensamos que pertenceu a um templo anterior à mesquita que provavelmente terá existido no local, tal como o indiciam outras pedras ornamentais descobertas dentro do perímetro da Sé. As escavações arqueológicas na área do claustro, dirigidas por Alexandra Gaspar, demonstraram grandes transformações arquitectónicas e urbanísticas durante o século XI, o que leva a situar somente no período das taifas a presumível construção da mesquita.","provenance":"Lisboa.","obtention":"Este baixo-relevo pertenceu originalmente a um edifício cristão construído em plena época islâmica. \n \nNo século XII, o silhar foi reaproveitado num dos contrafortes da fachada setentrional da basílica românica. Há poucos anos, para a proteger, a peça foi retirada do exterior e colocada no claustro, tendo em vista a futura musealização do monumento.","bibliography":"Almeida, C. A. F. de, “Arte Islâmica em Portugal”, História da Arte em Portugal, vol. 2: *Arte da Alta Idade Média*, Lisboa, 1986. \n \nCaballero Zoreda, L., “¿Visigodo o Asturiano? Nuevos hallazgos en Mérida y otros datos para un nuevo 'marco de referencia' de la arquitectura y la escultura altomedieval en el norte y oeste de la Península Ibérica”, *XXXIX Corso de Cultura sull´Arte Ravennate e Bizantina*, Ravena, 1992, pp. 139-190. \n \nFernandes, P. A., “O sítio da Sé de Lisboa antes da reconquista”, *Artis. Revista do Instituto de Arte da Faculdade de Letras de Lisboa*, 1, Lisboa, 2002, pp. 57-87. \n \nReal, M. L., “Inovação e resistência. Dados recentes sobre a antiguidade cristã no ocidente peninsular”, *IV Reunió d'Arqueologia Cristiana Hispànica*, Barcelona, 1995, pp. 17-68. \n \nReal, M. L., “Portugal: cultura visigoda e cultura moçárabe”, *Visigodos y omeyas: un debate entre la antigüedad tardía y la alta Edad Media (Mérida, 1999)*, ed. L. Caballero y P. Mateos, Madrid-Mérida, 2000.","linkcatalogs":"IAM_PT_PT_001","author":"Manuel Luís Real","keywords":["arcatura","ave","baixo-relevo","calcário","catedral","corda","cordeiro","Córdova","festão","moçárabe","painel","palmeta","Paraíso","vieira"],"materials":["Calcário","escultura em baixo-relevo."]},"246cffbc-9030-5777-959b-8b4967743c39":{"name":"Capitel","description":"Capitel compósito, com o cesto preenchido por dois registos assimétricos de acantos de folhas simples e lisas de pontas curvadas, contornadas por decoração vegetalista e rendilhada. No ábaco sobressaem decorações de entrelaçados e, no equino, nas quatro faces entre as volutas, corre uma inscrição votiva em cursivo relevado, onde se lê: “Em nome de Deus, o Clemente, o Misericordioso! Abençoe / Deus ao nosso senhor Muhammad / e a sua família e (lhes) conceda a paz perfeita / Deus me livre de Satanás o maldito”.","short_description":"Capitel datável de meados do século VI H/XII AD. O texto, “Em nome de Deus, o Clemente, o Misericordioso! Abençoe / Deus ao nosso senhor Muhammad / e a sua família e (lhes) conceda a paz perfeita / Deus me livre de Satanás o maldito”, aponta para um uso religioso.","holder":"Museu Municipal de Santarém","dates":"Dos últimos anos do domínio árabe, ou muito provavelmente já após a conquista cristã em 541 AH / 1147 AD.","location":"Santarém.","dimensions":"Alt. 34 cm; larg. 28 cm; prof. 28 cm.","method_for_datation":"Embora durante vários anos tenha sido datado de época califal, uma análise mais recente, sobretudo do tipo de letra em cursivo nasrida, exige que a sua datação seja retificada para o século VII AH / XII AD.","method_for_provenance":"Documentado em 1882 pelos antigos responsáveis do Museu Distrital de Santarém de S. João de Alporão, hoje Museu Municipal de Santarém, e Zeferino Brandão, como tendo sido encontrado em 1880 no bairro de Alporão.","provenance":"Santarém.","obtention":"Oferecido ao Museu em 1882 por António Fernandes Melício, proprietário então do antigo Paço dos Condes de óbidos, edifício do século XVI, em cujo celeiro foi encontrado.","bibliography":"Brandão, Z., “Vestígios árabes em Santarém”, *O Occidente*, 5, Lisboa, 1882, pp. 190-192. \n \nCustódio, J. S., “Capitel”, *Portugal Islâmico*, Lisboa, 1999, 76-77. \n \nLabarta, A. e Barceló, C. “Inscripciones árabes Portuguesas: situación actual”, *Al-Qantara*, 8, 1987, pp. 35-36. \n \nNykl, A. R., “Inscrições árabes existentes no museo Arqueológico do Carmo”, *Trabalhos da Associação dos Arqueólogos Portugueses*, 5, Lisboa, 1941, pp. 11-12. \n \nNykl, A. R., “Arabic Inscriptions in Portugal”, *Ars Islamica*, 11-12, 1946, pp. 167-183.","linkcatalogs":"IAM_PT_PT_001","author":"Artur Goulart de Melo Borges","materials":["Mármore esculpido."]},"4da4dffd-186e-54fb-aa72-d606f46820ba":{"name":"Grelhagem do passadiço do Paço dos Infantes.","description":"A montagem que hoje se guarda no Museu foi feita com base num desenho realizado em 1894, ainda com a grelhagem “in situ”, pelo artista Rosa Mendes Júnior, cujo original se guarda no Museu. \n \nEsta grelhagem pertencia à parede sul do passadiço que ligava o paço dos duques de Beja ao mosteiro de Nossa Senhora da Conceição, sobre a Viela dos Infantes,e está reconstruída com grande fidelidade, embora só parte dos materiais seja original. Na reconstrução houve o cuidado de reconstituir um dos módulos (o mais à esquerda do observador) todo com peças originais. O conjunto é composto por seis pilaretes em tijolo de secção octogonal que têm em duas das faces ranhuras onde encaixam as peças de terracota; estas peças, três em cada um de quatro módulos e sete peças no restante, são enquadradas, para maior consistência do conjunto e menor visibilidade e recato para quem circulava no interior do passadiço, por tijolos compactos na parte inferior e na parte superior até aos arcos canopiais que rematam e ligam entre si os pilaretes. Acima destes arcos, a cornija é ornamentada por uma teoria de arcos agrupados três a três (com o central mais pronunciado) e articulados por um pequeno dente, simulando banda lombarda. Sobre a cornija está reconstituído o beiral do telhado de duas águas que cobria o passadiço. Dois dos conjuntos de placas de terracota apresentam tetrafólios, com as folhas arrancando em hélice a partir dum olhal central (como em esgrafitos da ermida de S. Brás, de Évora, de cerca de 1485), sendo que num desses conjuntos, o do módulo central, o olhal e os elementos vegetalistas representados estão trepanados, para que a luz natural iluminasse o interior do passadiço; o mesmo acontece com todas as placas dos restantes três módulos: dois deles ornamentados com fitomorfos muito estilizados e um deles (o situado mais à direita do observador) com sete placas sobrepostas e ornamentadas com arcos quebrados secantes.","short_description":"Esta grelha é tudo o que resta do palácio que o duque de Beja (o futuro rei D. Manuel I) mandou construir por volta de 890 AH / 1485 AD. O conjunto é composto por seis pilaretes em tijolo de secção octogonal onde encaixam as peças de terracota. O passadiço foi demolido em 1895 e remontado em 1927.","holder":"Museu Regional Rainha D. Leonor.","initial_owner":"Duques de Beja, Infante D. Fernando e Infanta D. Brites; permitia o acesso directo e recatado da duquesa ao coro alto do Mosteiro de Nossa Senhora da Conceição.","dates":"Final do século XV.","location":"Beja.","dimensions":"Altura 322 cm, comprimento 363 cm, profundidade 22,8 cm.","method_for_datation":"Dado que as freiras só se transferiram para este mosteiro em 1475, o passadiço não pode ser anterior a esse ano; em 1485 o mestre João de Arruda esteve nas obras do paço, o que dá a possibilidade de situar nessa campanha de obras a edificação do passadiço; aquando da demolição do paço, em 1895, salvaram-se peças arquitectónicas concordantes estilisticamente com esta grelhagem; a Infanta D. Brites faleceu em 1506, não sendo provável que tenha mandado fazer o passadiço já perto da morte.","method_for_provenance":"Há fotografia e desenho do passadiço *in situ*. Há registos da desmontagem e guarda dos materiais que se salvaram do próprio passadiço, com alguns dos quais se fez a reconstituição, bastante rigorosa – tijolos ornamentados dos painéis, adobo do pavimento, ornatos da cimalha, fustes, etc.","provenance":"Beja.","obtention":"O passadiço foi demolido em 1895 e alguns dos seus materiais foram recolhidos na antiga Câmara Municipal; a grelhagem foi remontada no Museu, onde actualmente se encontra, em 1927, que é o antigo mosteiro de Nossa Senhora da Conceição.","bibliography":"Dias, P. “Arquitectura Mudéjar Portuguesa: Tentativa de Sistematização”, *Mare Liberum*, 8, Lisboa, 1994, pp. 49-89. \n \nEspanca, T. *Inventário Artístico de Portugal – Distrito de Beja*, vol. I, Lisboa, 1992. \n \nViana, A. “Mosteiro da Conceição e Palácio dos Infantes”, *Arquivo de Beja*, 2, 1945, pp. 423- 431.","linkcatalogs":"IAM_ES_PT_001","author":"Manuel J. C. Branco","keywords":["arquitectura palatina","decoração fitomórfica","decoração geométrica","Duques de Beja","grelhagem","João de Arruda","mudejár"],"materials":["terracota (nas placas com ornamentos e aberturas).","Tijolo (nas zonas portantes e opacas)"]},"bf62b9f4-0b35-5814-b5b7-9a9fb9eba327":{"name":"Pilar ornamentado.","description":"Fragmento de pilar que, presumivelmente se encontrava a dividir as naves de um pequeno templo monástico, no subúrbio oriental da cidade de Lisboa. Neste santuário moçárabe veneravam-se as relíquias de S. Félix e S. Adrião. \n \nTrata-se do fragmento de um pilar decorado nas suas quatro faces, com grifos e centauros inseridos em medalhões, formados por láureas enlaçadas que se iam sobrepondo na vertical, em cada face do pilar. Hoje conservam-se intactos cinco desses medalhões e restam os fragmentos de mais dois, já na segunda fiada ornamental. Tal como outras esculturas coevas de Lisboa, estes baixos-relevos expressam um elevado sentido decorativista e manifestam um assumido “horror pelo vazio”, tal é a densidade ornamental de cada painel. Esta sensação de plenitude decorativa é reforçada pelo preenchimento dos cantos e dos espaços intercalares das láureas com caprichosas palmetas, que às vezes parecem derivar da flor-de-lis, a quem se multiplicou o número das folhas ou lóbulos foliares. Os animais fantásticos, com posições variadas e de sentido oposto, são esculpidos mediante a escavação do respectivo contorno, apresentando um relevo a dois planos, cuja face superior, correspondente ao corpo propriamente dito da besta, é animada por traços gravados na pedra, de modo a evidenciar os detalhes anatómicos. As coroas de louros e as palmetas são, por seu turno, tratadas a bisel, tudo à semelhança de outras peças de Lisboa encontradas em diversos locais, mas que indubitavelmente foram produzidas pela mesma oficina de artistas.","short_description":"Fragmento de pilar que, presumivelmente, se encontrava a dividir as naves de um pequeno templo monástico, no subúrbio oriental de Lisboa. Os motivos (animais fantásticos, coroas de louros, palmetas) e a gramática decorativa remetem para paralelos artísticos sassânidas, bizantinos e omíadas.","holder":"Museu Arqueológico do Carmo.","owner":"Associação dos Arqueólogos Portugueses.","initial_owner":"Mosteiro de São Félix e Santo Adrião, de Chelas (Lisboa).","dates":"Século III-IV AH / IX-X AD.","location":"Lisboa.","dimensions":"Alt. 95 cm, larg. 43 x 41 cm.","method_for_datation":"O pilar e demais peças ornamentadas, que se encontraram em Chelas, apresentam uma estrutura decorativa e um efeito plástico muito próximo de certos baixos-relevos omíadas, nomeadamente os quadrúpedes alados dentro de láurea, do palácio de Kirbat al-Mafjar (séc. II AH / VIII AD). Também é elucidativa a analogia que tem sido estabelecida com tecidos de origem sassânida e produzidos em Bizâncio, os quais se expandiram na bacia do Mediterrâneo durante séculos III-IV / IX-X. Cite-se, a título de exemplo, a seda bizantina do Cooper-Hewitt Museum (New York), cuja decoração é idêntica à dos baixos-relevos de Chelas e da Casa dos Bicos.","method_for_provenance":"Existe uma notícia, transmitida em 1864 por I. de Vilhena Barbosa, de que esta peça se encontrava embebida num muro do quintal da sacristia.","obtention":"Adquirido pela Associação dos Arqueólogos Portugueses depois de ter sido identificado, no século XIX, por I. de Vilhena Barbosa.","bibliography":"Barbosa, I. V., “Fragmento de um roteiro de Lisboa (inédito). Arrabaldes de Lisboa”, *Archivo Pittoresco*, 7, Lisboa, 1864. \n \nCaballero Zoreda, L., “Sobre Santa Comba de Bande (Ourense) y las placas de Saamasas (Lugo)”, *Galicia no Tempo*, Santiago de Compostela, 1992, pp. 75-115. \n \nFernandes, P. A., “Escultura de Alta Idade Média Cristã”, *Roteiro da exposição permanente. Museu Arqueológico do Carmo*, Lisboa, 2002, pp. 63-67. \n \nREAL, M. L., “Os moçárabes do Gharb português”, *Portugal Islâmico. Os últimos sinais do Mediterrâneo*, Lisboa, 1998, pp. 35-56, 80-86. \n \nVALDEZ, J. J. A. (1898), “Monumentos archeológicos de Chelas”, *Boletim da Real Associação dos Architectos Civis e Archeologos Portuguezes*, S. 3, 8 (3-4), Lisboa, 1898, pp. 55-59.","linkcatalogs":"IAM_PT_PT_001","author":"Manuel Luís Real","keywords":["baixo-relevo","calcário","centauro","grifo","láurea","medalhão","moçárabe","omíadas de Córdova","palmeta","pilar ornamentado","roseta"],"materials":["Calcário","escultura em baixo-relevo."]},"c8611ac1-8c86-5516-902f-55987d9022e3":{"name":"Capitel","description":"Capitel em mármore branco profusamente decorado com folhas de acanto. Capitel com cesto e ábaco totalmente decorado com entrelaçados vegetalistas. A sua decoração é comum a outras da mesma época. Teria feito parte da estrutura arquitectónica de uma construção palatina ou religiosa de grande importância, dada a sua qualidade artística.","short_description":"Capitel em mármore branco, profusamente decorado com folhas de acanto, datável do século IV H. / X d.C. Deve ter integrado, dada a sua qualidade artística, uma construção palatina ou religiosa de grande importância. Terá sido recolhido na área urbana de Silves em finais do séc. XIX ou inícios do XX.","holder":"Museu Municipal de Arqueologia de Silves.","initial_owner":"Câmara Municipal de Silves.","dates":"Séc. IV AH / Séc. X AD","location":"Silves., Faro.","dimensions":"Alt. 23 cm; Larg. 22 x 21 cm.","method_for_datation":"Por métodos comparativos com obras da mesma época e idênticas.","method_for_provenance":"Recolha não datada, na área urbana de Silves e entrega no MNA presumivelmente em finais do séc. XIX, inícios do XX.","provenance":"Área urbana de Silves.","obtention":"Cedência de depósito do Museu Nacional de Arqueologia, Lisboa.","bibliography":"AAVV, *Portugal Islâmico: os últimos sinais do Mediterrâneo,* Lisboa, 1998. \n \nGomes, R. V. *Palácio Almóada da Alcáçova de Silves*, Lisboa, 2001, p. 61.","linkcatalogs":"IAM_PT_PT_001","author":"Maria da Conceição Amaral","keywords":["capitel","mármore branco","omíadas de Córdova","Silves"],"materials":["Mármore branco esculpido."]},"e044cda8-3dd1-516b-b09e-20ca779903eb":{"name":"Pilastra ornamental.","description":"Fragmento de pilastra, encontrado juntamente com outro friso mais pequeno – hoje também no Museu da Cidade – que repete o desenho das faixas laterais do painel frontal desta pilastra. Pelo facto do elemento central da placa indicar que os motivos se repetiriam no sentido vertical, não parece haver dúvida de que a peça em causa é o que resta de uma vistosa pilastra. \n \nA pedra apresenta três campos verticais distintos, separados por um encordoado simples. Os lados do painel são preenchidos com um friso de rosetas flordelisadas, de um fino recorte. A faixa interior apresenta-se decorada com medalhões de quatro lóbulos, os quais se apoiam em linhas quase imaginárias, interrompidas pelos ornamentos periféricos, mas articuladas entre si num esquema quadrangular repetitivo, o que dá ao motivo um desenho bastante dinâmico. O centro do medalhão sobrevivente é assinalado por um círculo com roseta radiada, enquanto o espaço exterior surge preenchido por cachos suculentos e pequenas flores-de-lis, ambos dispostos em cruz e encerrados nas sinuosidades do medalhão. Os outros medalhões, de que apenas se vêem as extremidades, teriam representado águias imperiais de tradição sassânida. Na parte superior vê-se a sua cauda em forma de leque e as duas garras rigidamente apoiadas nos ângulos do medalhão. O lóbulo que resta do outro ornamento, na parte inferior da peça, mostra a zona da cabeça do animal, demasiado danificada para sabermos se era bífida. Os espaços laterais, entre os medalhões, são esculpidos com palmetas muito abertas, de tradição oriental, e que se voltam a encontrar noutras esculturas da cidade.","short_description":"A origem desta pilastra pode estar na basílica episcopal de Lisboa. Os motivos vegetalistas e zoomórficos remetem para origens sassânidas, embora os paralelos próximos se situem no palácio omíada de Kirbat al-Mafjar. A pilastra faz parte de um conjunto de peças lisboetas classificadas como *moçárabes*.","holder":"Museu da Cidade.","owner":"Câmara Municipal de Lisboa.","dates":"Século III-IV AH / IX-X AD.","location":"Lisboa.","dimensions":"Alt. 54,5 cm, larg. 49 cm, prof. 16 cm.","method_for_datation":"As duas pedras encontradas na casa da rua dos Bacalhoeiros aproximam-se antes de outras provenientes da Sé Catedral, do Castelo, da Casa dos Bicos e de Chelas, que devem ser consideradas do período moçárabe. Neste caso concreto, tanto pelo esquema ornamental, como por alguns dos motivos decorativos somos logo direccionados para certos estuques do palácio omíada de Kirbat al-Mafjar, datáveis da 1ª metade do séc VIII. Estas esculturas não têm paralelo na restante arte peninsular atribuível à época visigoda.","method_for_provenance":"Apareceram várias peças na rua dos Bacalhoeiros, junto à linha da muralha, onde podem ter sido reaproveitadas como material de espólio, de um destruído templo moçárabe; a sua extraordinária riqueza decorativa e a relativa proximidade da Sé levam a supor que tais peças sejam provenientes da basílica episcopal.","provenance":"Lisboa.","obtention":"Oferecido à Câmara Municipal de Lisboa, depois de retirado de um prédio da Rua dos Bacalhoeiros, onde foi encontrado juntamente com outra peça.","bibliography":"Almeida, F. de, (1962), “Arte visigótica em Portugal”, *Arqueólogo Português*, N. S. IV, Lisboa, 1962. \n \nFernandes, P. A., *Visigótico ou Moçárabe? O núcleo de Alta Idade Média da cidadede Lisboa no Museu arqueológico do Carmo*, no prelo. \n \nFERREIRA, O. V., “Acerca de uma pedra visigótica ornamentada”, *Revista do Sindicato Nacional dos Engenheiros Auxiliares, Agentes Técnicos de Engenharia e Condutores*, 4, Lisboa, 1949, pp. 508-514. \n \nPALOL, P., *Arte hispánico de la época visigoda*. Barcelona, 1968. \n \nREAL, M. L., “Inovação e resistência. Dados recentes sobre a antiguidade cristã no ocidente peninsular”, *IV Reunió d'Arqueologia Cristiana Hispànica*, Barcelona, 1995, pp. 17-68.","linkcatalogs":"IAM_PT_PT_001","author":"Manuel Luís Real","keywords":["baixo-relevo","cacho","calcário","flor-de-lis","medalhão","moçárabe","omíadas de Córdova","palmeta","roseta"],"materials":["Calcário","escultura em baixo-relevo."]}}
|
|
1
|
+
{"07b66f0c-d994-5578-a3f4-0e6d135b8b59":{"name":"Painel ornamental.","description":"Placa decorativa em calcário branco, cuja superfície se encontra actualmente em avançado estado de corrosão. Ao contrário de outras esculturas alto-medievais de Lisboa, este painel apresenta uma escavação mais profunda da superfície, valorizando as alternâncias de claro-escuro e a animação do desenho por pequenos retoques complementares, realizados com um fino bisturi. \n \nO painel é decorado por três arcos com festões, assentes em pequenas colunas torsas. O quarto colunelo desapareceu, devido ao entalhe que a pedra sofreu no lado esquerdo. Os festões ornamentais estão decorados com palmetas, de três e cinco pontas, dispostas alternadamente. A orla interna dos arcos exibe uma decoração em espinha, enquanto o bordo exterior assume a forma de um encordoado. Um subtil motivo vegetalista preenche o canto superior direito, numa manifestação de “horror ao vazio”, que, aliás, caracteriza todo o desenho do painel. O ornamento do canto esquerdo já há muito desaparecera, devido ao mau estado de conservação da peça. Esta mesma circunstância faz com que também mal se consiga hoje perceber a fina corda que liga, na horizontal, a base dos arcos e sobre a qual assentam as três vieiras que preenchem o interior dos mesmos. Finalmente, em cada intercolúnio e sob as ditas vieiras encontram-se figuras de animais afrontados, sendo duas aves ao centro e um quadrúpede em cada extremo. É de referir que, sobre o respectivo dorso, se encontra esculpido um pequeno tufo vegetal, típico de algumas composições islâmicas ou de certo bestiário inspirado nesta mesma tradição. \n \nDo ponto de vista iconográfico, este conjunto apresenta um nítido significado cristão, assemelhando-se, por exemplo, ao sentido de algumas estelas coptas, lavradas com idênticos motivos, como representação do Paraíso. São exemplo a lápide dedicada à memória de Marta, proveniente de Esnéh (Museu do Cairo), e a chamada “estela do Paraíso” do Museu de Brooklyn.","short_description":"Placa decorativa em calcário branco, decorado por três arcos com festões, assentes em pequenas colunas. Do ponto de vista iconográfico o conjunto aproxima-se de algumas estelas coptas, o que leva a crer que este baixo-relevo pertenceu originalmente a um edifício cristão construído em época islâmica.","holder":"Catedral de Lisboa.","owner":"Cabido Metropolitano da Patriarcal de Lisboa.","dates":"Segunda metade século X (339-390 AH).","dimensions":"Alt. 61 cm, larg. 122 cm, prof. 32,5 cm.","method_for_datation":"Na composição, existe uma grande semelhança entre esta peça e a placa do Museu Arqueológico Nacional de Madrid. Tanto pela densidade dos ornamentos, como pelo tipo de relevo aproxima-se das produções eruditas do califado. Existe um grande paralelismo entre o motivo vegetalista dos arcos e os de certas bases de coluna do “salão rico” de Madinat al-Zahara ou de impostas da mesquita de Kairuan. Outros paralelismos cordoveses são o modo como é desenhado o corpo dos animais, alguns dos seus pormenores e o acabamento dado à superfície, com pequenos golpes a bisturi.","method_for_provenance":"A peça esteve incorporada, até há poucos anos, num dos contrafortes da fachada norte da Sé Catedral. Pensamos que pertenceu a um templo anterior à mesquita que provavelmente terá existido no local, tal como o indiciam outras pedras ornamentais descobertas dentro do perímetro da Sé. As escavações arqueológicas na área do claustro, dirigidas por Alexandra Gaspar, demonstraram grandes transformações arquitectónicas e urbanísticas durante o século XI, o que leva a situar somente no período das taifas a presumível construção da mesquita.","provenance":"Lisboa.","obtention":"Este baixo-relevo pertenceu originalmente a um edifício cristão construído em plena época islâmica. \n \nNo século XII, o silhar foi reaproveitado num dos contrafortes da fachada setentrional da basílica românica. Há poucos anos, para a proteger, a peça foi retirada do exterior e colocada no claustro, tendo em vista a futura musealização do monumento.","bibliography":"Almeida, C. A. F. de, “Arte Islâmica em Portugal”, História da Arte em Portugal, vol. 2: *Arte da Alta Idade Média*, Lisboa, 1986. \n \nCaballero Zoreda, L., “¿Visigodo o Asturiano? Nuevos hallazgos en Mérida y otros datos para un nuevo 'marco de referencia' de la arquitectura y la escultura altomedieval en el norte y oeste de la Península Ibérica”, *XXXIX Corso de Cultura sull´Arte Ravennate e Bizantina*, Ravena, 1992, pp. 139-190. \n \nFernandes, P. A., “O sítio da Sé de Lisboa antes da reconquista”, *Artis. Revista do Instituto de Arte da Faculdade de Letras de Lisboa*, 1, Lisboa, 2002, pp. 57-87. \n \nReal, M. L., “Inovação e resistência. Dados recentes sobre a antiguidade cristã no ocidente peninsular”, *IV Reunió d'Arqueologia Cristiana Hispànica*, Barcelona, 1995, pp. 17-68. \n \nReal, M. L., “Portugal: cultura visigoda e cultura moçárabe”, *Visigodos y omeyas: un debate entre la antigüedad tardía y la alta Edad Media (Mérida, 1999)*, ed. L. Caballero y P. Mateos, Madrid-Mérida, 2000.","dynasty":"Omíadas de Córdova, período califal","linkcatalogs":"IAM_PT_PT_001","author":"Manuel Luís Real","keywords":["arcatura","ave","baixo-relevo","calcário","catedral","corda","cordeiro","Córdova","moçárabe","painel","palmeta","Paraíso","vieira, festão"],"materials":["Calcário","escultura em baixo-relevo."]},"246cffbc-9030-5777-959b-8b4967743c39":{"name":"Capitel","description":"Capitel compósito, com o cesto preenchido por dois registos assimétricos de acantos de folhas simples e lisas de pontas curvadas, contornadas por decoração vegetalista e rendilhada. No ábaco sobressaem decorações de entrelaçados e, no equino, nas quatro faces entre as volutas, corre uma inscrição votiva em cursivo relevado, onde se lê: “Em nome de Deus, o Clemente, o Misericordioso! Abençoe / Deus ao nosso senhor Muhammad / e a sua família e (lhes) conceda a paz perfeita / Deus me livre de Satanás o maldito”.","short_description":"Capitel datável de meados do século VI H/XII AD. O texto, “Em nome de Deus, o Clemente, o Misericordioso! Abençoe / Deus ao nosso senhor Muhammad / e a sua família e (lhes) conceda a paz perfeita / Deus me livre de Satanás o maldito”, aponta para um uso religioso.","holder":"Museu Municipal de Santarém","dates":"Dos últimos anos do domínio árabe, ou muito provavelmente já após a conquista cristã em 541 AH / 1147 AD.","location":"Santarém.","dimensions":"Alt. 34 cm; larg. 28 cm; prof. 28 cm.","method_for_datation":"Embora durante vários anos tenha sido datado de época califal, uma análise mais recente, sobretudo do tipo de letra em cursivo nasrida, exige que a sua datação seja retificada para o século VII AH / XII AD.","method_for_provenance":"Documentado em 1882 pelos antigos responsáveis do Museu Distrital de Santarém de S. João de Alporão, hoje Museu Municipal de Santarém, e Zeferino Brandão, como tendo sido encontrado em 1880 no bairro de Alporão.","provenance":"Santarém.","obtention":"Oferecido ao Museu em 1882 por António Fernandes Melício, proprietário então do antigo Paço dos Condes de óbidos, edifício do século XVI, em cujo celeiro foi encontrado.","bibliography":"Brandão, Z., “Vestígios árabes em Santarém”, *O Occidente*, 5, Lisboa, 1882, pp. 190-192. \n \nCustódio, J. S., “Capitel”, *Portugal Islâmico*, Lisboa, 1999, 76-77. \n \nLabarta, A. e Barceló, C. “Inscripciones árabes Portuguesas: situación actual”, *Al-Qantara*, 8, 1987, pp. 35-36. \n \nNykl, A. R., “Inscrições árabes existentes no museo Arqueológico do Carmo”, *Trabalhos da Associação dos Arqueólogos Portugueses*, 5, Lisboa, 1941, pp. 11-12. \n \nNykl, A. R., “Arabic Inscriptions in Portugal”, *Ars Islamica*, 11-12, 1946, pp. 167-183.","linkcatalogs":"IAM_PT_PT_001","author":"Artur Goulart de Melo Borges","materials":["Mármore esculpido."]},"4da4dffd-186e-54fb-aa72-d606f46820ba":{"name":"Grelhagem do passadiço do Paço dos Infantes.","description":"A montagem que hoje se guarda no Museu foi feita com base num desenho realizado em 1894, ainda com a grelhagem “in situ”, pelo artista Rosa Mendes Júnior, cujo original se guarda no Museu. \n \nEsta grelhagem pertencia à parede sul do passadiço que ligava o paço dos duques de Beja ao mosteiro de Nossa Senhora da Conceição, sobre a Viela dos Infantes,e está reconstruída com grande fidelidade, embora só parte dos materiais seja original. Na reconstrução houve o cuidado de reconstituir um dos módulos (o mais à esquerda do observador) todo com peças originais. O conjunto é composto por seis pilaretes em tijolo de secção octogonal que têm em duas das faces ranhuras onde encaixam as peças de terracota; estas peças, três em cada um de quatro módulos e sete peças no restante, são enquadradas, para maior consistência do conjunto e menor visibilidade e recato para quem circulava no interior do passadiço, por tijolos compactos na parte inferior e na parte superior até aos arcos canopiais que rematam e ligam entre si os pilaretes. Acima destes arcos, a cornija é ornamentada por uma teoria de arcos agrupados três a três (com o central mais pronunciado) e articulados por um pequeno dente, simulando banda lombarda. Sobre a cornija está reconstituído o beiral do telhado de duas águas que cobria o passadiço. Dois dos conjuntos de placas de terracota apresentam tetrafólios, com as folhas arrancando em hélice a partir dum olhal central (como em esgrafitos da ermida de S. Brás, de Évora, de cerca de 1485), sendo que num desses conjuntos, o do módulo central, o olhal e os elementos vegetalistas representados estão trepanados, para que a luz natural iluminasse o interior do passadiço; o mesmo acontece com todas as placas dos restantes três módulos: dois deles ornamentados com fitomorfos muito estilizados e um deles (o situado mais à direita do observador) com sete placas sobrepostas e ornamentadas com arcos quebrados secantes.","short_description":"Esta grelha é tudo o que resta do palácio que o duque de Beja (o futuro rei D. Manuel I) mandou construir por volta de 890 AH / 1485 AD. O conjunto é composto por seis pilaretes em tijolo de secção octogonal onde encaixam as peças de terracota. O passadiço foi demolido em 1895 e remontado em 1927.","holder":"Museu Regional Rainha D. Leonor.","initial_owner":"Duques de Beja, Infante D. Fernando e Infanta D. Brites; permitia o acesso directo e recatado da duquesa ao coro alto do Mosteiro de Nossa Senhora da Conceição.","dates":"Final do século XV.","location":"Beja.","dimensions":"Altura 322 cm, comprimento 363 cm, profundidade 22,8 cm.","method_for_datation":"Dado que as freiras só se transferiram para este mosteiro em 1475, o passadiço não pode ser anterior a esse ano; em 1485 o mestre João de Arruda esteve nas obras do paço, o que dá a possibilidade de situar nessa campanha de obras a edificação do passadiço; aquando da demolição do paço, em 1895, salvaram-se peças arquitectónicas concordantes estilisticamente com esta grelhagem; a Infanta D. Brites faleceu em 1506, não sendo provável que tenha mandado fazer o passadiço já perto da morte.","method_for_provenance":"Há fotografia e desenho do passadiço *in situ*. Há registos da desmontagem e guarda dos materiais que se salvaram do próprio passadiço, com alguns dos quais se fez a reconstituição, bastante rigorosa – tijolos ornamentados dos painéis, adobo do pavimento, ornatos da cimalha, fustes, etc.","provenance":"Beja.","obtention":"O passadiço foi demolido em 1895 e alguns dos seus materiais foram recolhidos na antiga Câmara Municipal; a grelhagem foi remontada no Museu, onde actualmente se encontra, em 1927, que é o antigo mosteiro de Nossa Senhora da Conceição.","bibliography":"Dias, P. “Arquitectura Mudéjar Portuguesa: Tentativa de Sistematização”, *Mare Liberum*, 8, Lisboa, 1994, pp. 49-89. \n \nEspanca, T. *Inventário Artístico de Portugal – Distrito de Beja*, vol. I, Lisboa, 1992. \n \nViana, A. “Mosteiro da Conceição e Palácio dos Infantes”, *Arquivo de Beja*, 2, 1945, pp. 423- 431.","dynasty":"Mudéjar","linkcatalogs":"IAM_ES_PT_001","author":"Manuel J. C. Branco","keywords":["arquitectura palatina","decoração fitomórfica","decoração geométrica","Duques de Beja","grelhagem","João de Arruda","mudejár"],"materials":["terracota (nas placas com ornamentos e aberturas).","Tijolo (nas zonas portantes e opacas)"]},"bf62b9f4-0b35-5814-b5b7-9a9fb9eba327":{"name":"Pilar ornamentado.","description":"Fragmento de pilar que, presumivelmente se encontrava a dividir as naves de um pequeno templo monástico, no subúrbio oriental da cidade de Lisboa. Neste santuário moçárabe veneravam-se as relíquias de S. Félix e S. Adrião. \n \nTrata-se do fragmento de um pilar decorado nas suas quatro faces, com grifos e centauros inseridos em medalhões, formados por láureas enlaçadas que se iam sobrepondo na vertical, em cada face do pilar. Hoje conservam-se intactos cinco desses medalhões e restam os fragmentos de mais dois, já na segunda fiada ornamental. Tal como outras esculturas coevas de Lisboa, estes baixos-relevos expressam um elevado sentido decorativista e manifestam um assumido “horror pelo vazio”, tal é a densidade ornamental de cada painel. Esta sensação de plenitude decorativa é reforçada pelo preenchimento dos cantos e dos espaços intercalares das láureas com caprichosas palmetas, que às vezes parecem derivar da flor-de-lis, a quem se multiplicou o número das folhas ou lóbulos foliares. Os animais fantásticos, com posições variadas e de sentido oposto, são esculpidos mediante a escavação do respectivo contorno, apresentando um relevo a dois planos, cuja face superior, correspondente ao corpo propriamente dito da besta, é animada por traços gravados na pedra, de modo a evidenciar os detalhes anatómicos. As coroas de louros e as palmetas são, por seu turno, tratadas a bisel, tudo à semelhança de outras peças de Lisboa encontradas em diversos locais, mas que indubitavelmente foram produzidas pela mesma oficina de artistas.","short_description":"Fragmento de pilar que, presumivelmente, se encontrava a dividir as naves de um pequeno templo monástico, no subúrbio oriental de Lisboa. Os motivos (animais fantásticos, coroas de louros, palmetas) e a gramática decorativa remetem para paralelos artísticos sassânidas, bizantinos e omíadas.","holder":"Museu Arqueológico do Carmo.","owner":"Associação dos Arqueólogos Portugueses.","initial_owner":"Mosteiro de São Félix e Santo Adrião, de Chelas (Lisboa).","dates":"Século III-IV AH / IX-X AD.","location":"Lisboa.","dimensions":"Alt. 95 cm, larg. 43 x 41 cm.","method_for_datation":"O pilar e demais peças ornamentadas, que se encontraram em Chelas, apresentam uma estrutura decorativa e um efeito plástico muito próximo de certos baixos-relevos omíadas, nomeadamente os quadrúpedes alados dentro de láurea, do palácio de Kirbat al-Mafjar (séc. II AH / VIII AD). Também é elucidativa a analogia que tem sido estabelecida com tecidos de origem sassânida e produzidos em Bizâncio, os quais se expandiram na bacia do Mediterrâneo durante séculos III-IV / IX-X. Cite-se, a título de exemplo, a seda bizantina do Cooper-Hewitt Museum (New York), cuja decoração é idêntica à dos baixos-relevos de Chelas e da Casa dos Bicos.","method_for_provenance":"Existe uma notícia, transmitida em 1864 por I. de Vilhena Barbosa, de que esta peça se encontrava embebida num muro do quintal da sacristia.","obtention":"Adquirido pela Associação dos Arqueólogos Portugueses depois de ter sido identificado, no século XIX, por I. de Vilhena Barbosa.","bibliography":"Barbosa, I. V., “Fragmento de um roteiro de Lisboa (inédito). Arrabaldes de Lisboa”, *Archivo Pittoresco*, 7, Lisboa, 1864. \n \nCaballero Zoreda, L., “Sobre Santa Comba de Bande (Ourense) y las placas de Saamasas (Lugo)”, *Galicia no Tempo*, Santiago de Compostela, 1992, pp. 75-115. \n \nFernandes, P. A., “Escultura de Alta Idade Média Cristã”, *Roteiro da exposição permanente. Museu Arqueológico do Carmo*, Lisboa, 2002, pp. 63-67. \n \nREAL, M. L., “Os moçárabes do Gharb português”, *Portugal Islâmico. Os últimos sinais do Mediterrâneo*, Lisboa, 1998, pp. 35-56, 80-86. \n \nVALDEZ, J. J. A. (1898), “Monumentos archeológicos de Chelas”, *Boletim da Real Associação dos Architectos Civis e Archeologos Portuguezes*, S. 3, 8 (3-4), Lisboa, 1898, pp. 55-59.","dynasty":"Omíadas de Córdova, período califal","linkcatalogs":"IAM_PT_PT_001","author":"Manuel Luís Real","keywords":["baixo-relevo","calcário","centauro","grifo","láurea","medalhão","moçárabe","omíadas de Córdova","palmeta","pilar ornamentado","roseta"],"materials":["Calcário","escultura em baixo-relevo."]},"c8611ac1-8c86-5516-902f-55987d9022e3":{"name":"Capitel","description":"Capitel em mármore branco profusamente decorado com folhas de acanto. Capitel com cesto e ábaco totalmente decorado com entrelaçados vegetalistas. A sua decoração é comum a outras da mesma época. Teria feito parte da estrutura arquitectónica de uma construção palatina ou religiosa de grande importância, dada a sua qualidade artística.","short_description":"Capitel em mármore branco, profusamente decorado com folhas de acanto, datável do século IV H. / X d.C. Deve ter integrado, dada a sua qualidade artística, uma construção palatina ou religiosa de grande importância. Terá sido recolhido na área urbana de Silves em finais do séc. XIX ou inícios do XX.","holder":"Museu Municipal de Arqueologia de Silves.","initial_owner":"Câmara Municipal de Silves.","dates":"Séc. IV AH / Séc. X AD","location":"Silves., Faro.","dimensions":"Alt. 23 cm; Larg. 22 x 21 cm.","method_for_datation":"Por métodos comparativos com obras da mesma época e idênticas.","method_for_provenance":"Recolha não datada, na área urbana de Silves e entrega no MNA presumivelmente em finais do séc. XIX, inícios do XX.","provenance":"Área urbana de Silves.","obtention":"Cedência de depósito do Museu Nacional de Arqueologia, Lisboa.","bibliography":"AAVV, *Portugal Islâmico: os últimos sinais do Mediterrâneo,* Lisboa, 1998. \n \nGomes, R. V. *Palácio Almóada da Alcáçova de Silves*, Lisboa, 2001, p. 61.","dynasty":"Omíada, califal","linkcatalogs":"IAM_PT_PT_001","author":"Maria da Conceição Amaral","keywords":["capitel","mármore branco","omíadas de Córdova","Silves"],"materials":["Mármore branco esculpido."]},"e044cda8-3dd1-516b-b09e-20ca779903eb":{"name":"Pilastra ornamental.","description":"Fragmento de pilastra, encontrado juntamente com outro friso mais pequeno – hoje também no Museu da Cidade – que repete o desenho das faixas laterais do painel frontal desta pilastra. Pelo facto do elemento central da placa indicar que os motivos se repetiriam no sentido vertical, não parece haver dúvida de que a peça em causa é o que resta de uma vistosa pilastra. \n \nA pedra apresenta três campos verticais distintos, separados por um encordoado simples. Os lados do painel são preenchidos com um friso de rosetas flordelisadas, de um fino recorte. A faixa interior apresenta-se decorada com medalhões de quatro lóbulos, os quais se apoiam em linhas quase imaginárias, interrompidas pelos ornamentos periféricos, mas articuladas entre si num esquema quadrangular repetitivo, o que dá ao motivo um desenho bastante dinâmico. O centro do medalhão sobrevivente é assinalado por um círculo com roseta radiada, enquanto o espaço exterior surge preenchido por cachos suculentos e pequenas flores-de-lis, ambos dispostos em cruz e encerrados nas sinuosidades do medalhão. Os outros medalhões, de que apenas se vêem as extremidades, teriam representado águias imperiais de tradição sassânida. Na parte superior vê-se a sua cauda em forma de leque e as duas garras rigidamente apoiadas nos ângulos do medalhão. O lóbulo que resta do outro ornamento, na parte inferior da peça, mostra a zona da cabeça do animal, demasiado danificada para sabermos se era bífida. Os espaços laterais, entre os medalhões, são esculpidos com palmetas muito abertas, de tradição oriental, e que se voltam a encontrar noutras esculturas da cidade.","short_description":"A origem desta pilastra pode estar na basílica episcopal de Lisboa. Os motivos vegetalistas e zoomórficos remetem para origens sassânidas, embora os paralelos próximos se situem no palácio omíada de Kirbat al-Mafjar. A pilastra faz parte de um conjunto de peças lisboetas classificadas como *moçárabes*.","holder":"Museu da Cidade.","owner":"Câmara Municipal de Lisboa.","dates":"Século III-IV AH / IX-X AD.","location":"Lisboa.","dimensions":"Alt. 54,5 cm, larg. 49 cm, prof. 16 cm.","method_for_datation":"As duas pedras encontradas na casa da rua dos Bacalhoeiros aproximam-se antes de outras provenientes da Sé Catedral, do Castelo, da Casa dos Bicos e de Chelas, que devem ser consideradas do período moçárabe. Neste caso concreto, tanto pelo esquema ornamental, como por alguns dos motivos decorativos somos logo direccionados para certos estuques do palácio omíada de Kirbat al-Mafjar, datáveis da 1ª metade do séc VIII. Estas esculturas não têm paralelo na restante arte peninsular atribuível à época visigoda.","method_for_provenance":"Apareceram várias peças na rua dos Bacalhoeiros, junto à linha da muralha, onde podem ter sido reaproveitadas como material de espólio, de um destruído templo moçárabe; a sua extraordinária riqueza decorativa e a relativa proximidade da Sé levam a supor que tais peças sejam provenientes da basílica episcopal.","provenance":"Lisboa.","obtention":"Oferecido à Câmara Municipal de Lisboa, depois de retirado de um prédio da Rua dos Bacalhoeiros, onde foi encontrado juntamente com outra peça.","bibliography":"Almeida, F. de, (1962), “Arte visigótica em Portugal”, *Arqueólogo Português*, N. S. IV, Lisboa, 1962. \n \nFernandes, P. A., *Visigótico ou Moçárabe? O núcleo de Alta Idade Média da cidadede Lisboa no Museu arqueológico do Carmo*, no prelo. \n \nFERREIRA, O. V., “Acerca de uma pedra visigótica ornamentada”, *Revista do Sindicato Nacional dos Engenheiros Auxiliares, Agentes Técnicos de Engenharia e Condutores*, 4, Lisboa, 1949, pp. 508-514. \n \nPALOL, P., *Arte hispánico de la época visigoda*. Barcelona, 1968. \n \nREAL, M. L., “Inovação e resistência. Dados recentes sobre a antiguidade cristã no ocidente peninsular”, *IV Reunió d'Arqueologia Cristiana Hispànica*, Barcelona, 1995, pp. 17-68.","dynasty":"Omíadas de Córdova, período califal","linkcatalogs":"IAM_PT_PT_001","author":"Manuel Luís Real","keywords":["baixo-relevo, medalhão","cacho","calcário","flor-de-lis","moçárabe","omíadas de Córdova","palmeta","roseta"],"materials":["Calcário","escultura em baixo-relevo."]}}
|
|
@@ -1 +1 @@
|
|
|
1
|
-
{"bf493827-b9c5-5274-9a0c-39fb761a93e1":{"name":"Figürlü Mimari Parça.","description":"Dikdörtgen formlu, alt kenarında iki taçlı kemer açıklığı bulunan figürlü mimari parçadır. Kireçtaşından, yassı kabartma tekniğinde işlenmiştir. üst bölümünde dikdörtgen kartuşlar içinde çeşitli figürler yer almaktadır. Bunlar sırasıyla simetrik olarak yerleştirilmiş kuş, insan, tavus kuşu, kanatlı aslan (grifon) figürleridir. Profilden işlenmiş kuşların üst bölümünde birer çiçek rozeti bulunur. Bir elleri üzerinde çiçek rozetleri bulunan, diğer ellerinde küreye benzer bir nesne tutan insan figürleri, eski Türk geleneğinde hükümdar oturuşu olarak adlandırılan, cepheden, bağdaş kurmuş olarak betimlenmiştir. Profilden işlenmiş tavuslar yassı başlı, uçları volütle biten kuyruklu ve üzerinde rozetler bulunan vücutlara sahiplidir. Karşılıklı, yürür vaziyette verilen grifonlar, Selçuklu aslanlarının özelliğindedir. Arka ayakları yerde, ön ayaklarından biri göğüs hizasında gövdeye doğru çekilmiş, diğeri ileriye doğru uzanmıştır. Vücutlarının üst kısmında ön bacaktan yukarı doğru uzanan kanat motifi yükselir. Kuyrukları ise arka bacak arasından geçerek gövde üzerinde sonlanır. Kemerlerin alınlığında iki kuş figürü (kartal) yer alır. Kalın gagalı, sivri pençeli, küt kuyruklu kartalların sağ tarafta olanı gövde hizasından kırılmıştır. Artuklu mimarisinde görülen tepesi sivri dişli ve burmalı sütunlarla taşınan kemerlerin arasında zencirek bordürle çerçevelenmiş nesih hatlı kitabe yer alır. Kitabede, “sahibinin şeref ve ikbali devam etsin. Emirlerle beraber Allah ömrünü uzun etsin,” anlamına gelen bir metin yazılıdır. Kitabenin altında ellerinde mızrak tutan, diz çökmüş karşılıklı iki insan figürü arasında burmalı bir sütun yer alır. Hayat ağacı ve bekçi tasvirleri olarak tanımlayabileceğimiz bu figürler, kökü Şamanizm inanışlarına dayanan sembolik ifadeli figürlerdir. \n \nKitabesinden, eserin çeşme gibi hayır yapısı veya türbeye ait olabileceği düşünülmektedir.","short_description":"6.-7. / 12.-13. yüzyıl Anadolu Selçuklu taş işçiliğinde zengin figürlü süslemelere yer verilmiştir. İslamiyet öncesi inanışların etkisiyle sembolik anlamlarla yüklü olarak betimlenen insan ve hayvan figürlerinin işlenişinde, hem teknik hem de üslup özellikleri bakımından Orta Asya etkileri görülmektedir.","holder":"Türk ve İslam Eserleri Müzesi.","dates":"H. 7. / M. 13. yüzyıl.","location":"Sultanahmet, İstanbul","dimensions":"Yük: 55 cm. Gen: 96.5 cm. Kal: 7 cm.","method_for_datation":"Eser üzerindeki kompozisyon, figürlerin yerleştirilişi, sembolik anlatımı, teknik ve mimari öğelerle birlikte işlenişi 13. yüzyıl Artuklu Döneminin bütün özelliklerini taşıdığı için 13. yüzyıla tarihlendirilmektedir.","method_for_provenance":"Eserin tam olarak bulunduğu yer hakkında kayıtlarda bilgi yoktur. Envanter kayıtlarında Diyarbakır'dan getirildiği belirtilmektedir. Dolayısıyla eserin Güneydoğu Anadolu'da, Diyarbakır veya civarında, üretilmiş olması muhtemeldir.","provenance":"Güneydoğu Anadolu (muhtemelen Diyarbakır).","obtention":"19. yüzyıl sonunda yurt genelinde başlatılan eser toplama çalışmaları kapsamında Diyarbakır'dan 1898 yılında İstanbul çinili Köşk'e getirilen eser 1941 yılında Müze'ye getirilmiştir.","bibliography":"Glück, H.- Diez, E. *Die Kunst des Islam,* Berlin 1925, s.236. \n \nOgan, A. - Kühnel, E. *İstanbul Arkeoloji Müzelerindeki Şaheserler*, *C:III çinili Köşk'te Türk ve İslam Eserleri Koleksiyonu,* Berlin-Leipzig, 1938, s.36. \n \nöney, G. “Artuklu Devrinden Bir Hayat Ağacı Kabartması Hakkında,” *Vakıflar Dergisi*, S.VII. İstanbul 1968, s.117-120. \n \nölçer, N. vd, *Türk ve İslam Eserleri Müzesi*, İstanbul 2002, s.105-107","author":"Gönül Tekeli","keywords":["Artuklu","figürlü bezeme","kireçtaşı","taş işçiliği","yassı kabartma","zencirek"],"materials":["
|
|
1
|
+
{"bf493827-b9c5-5274-9a0c-39fb761a93e1":{"name":"Figürlü Mimari Parça.","description":"Dikdörtgen formlu, alt kenarında iki taçlı kemer açıklığı bulunan figürlü mimari parçadır. Kireçtaşından, yassı kabartma tekniğinde işlenmiştir. üst bölümünde dikdörtgen kartuşlar içinde çeşitli figürler yer almaktadır. Bunlar sırasıyla simetrik olarak yerleştirilmiş kuş, insan, tavus kuşu, kanatlı aslan (grifon) figürleridir. Profilden işlenmiş kuşların üst bölümünde birer çiçek rozeti bulunur. Bir elleri üzerinde çiçek rozetleri bulunan, diğer ellerinde küreye benzer bir nesne tutan insan figürleri, eski Türk geleneğinde hükümdar oturuşu olarak adlandırılan, cepheden, bağdaş kurmuş olarak betimlenmiştir. Profilden işlenmiş tavuslar yassı başlı, uçları volütle biten kuyruklu ve üzerinde rozetler bulunan vücutlara sahiplidir. Karşılıklı, yürür vaziyette verilen grifonlar, Selçuklu aslanlarının özelliğindedir. Arka ayakları yerde, ön ayaklarından biri göğüs hizasında gövdeye doğru çekilmiş, diğeri ileriye doğru uzanmıştır. Vücutlarının üst kısmında ön bacaktan yukarı doğru uzanan kanat motifi yükselir. Kuyrukları ise arka bacak arasından geçerek gövde üzerinde sonlanır. Kemerlerin alınlığında iki kuş figürü (kartal) yer alır. Kalın gagalı, sivri pençeli, küt kuyruklu kartalların sağ tarafta olanı gövde hizasından kırılmıştır. Artuklu mimarisinde görülen tepesi sivri dişli ve burmalı sütunlarla taşınan kemerlerin arasında zencirek bordürle çerçevelenmiş nesih hatlı kitabe yer alır. Kitabede, “sahibinin şeref ve ikbali devam etsin. Emirlerle beraber Allah ömrünü uzun etsin,” anlamına gelen bir metin yazılıdır. Kitabenin altında ellerinde mızrak tutan, diz çökmüş karşılıklı iki insan figürü arasında burmalı bir sütun yer alır. Hayat ağacı ve bekçi tasvirleri olarak tanımlayabileceğimiz bu figürler, kökü Şamanizm inanışlarına dayanan sembolik ifadeli figürlerdir. \n \nKitabesinden, eserin çeşme gibi hayır yapısı veya türbeye ait olabileceği düşünülmektedir.","short_description":"6.-7. / 12.-13. yüzyıl Anadolu Selçuklu taş işçiliğinde zengin figürlü süslemelere yer verilmiştir. İslamiyet öncesi inanışların etkisiyle sembolik anlamlarla yüklü olarak betimlenen insan ve hayvan figürlerinin işlenişinde, hem teknik hem de üslup özellikleri bakımından Orta Asya etkileri görülmektedir.","holder":"Türk ve İslam Eserleri Müzesi.","dates":"H. 7. / M. 13. yüzyıl.","location":"Sultanahmet, İstanbul","dimensions":"Yük: 55 cm. Gen: 96.5 cm. Kal: 7 cm.","method_for_datation":"Eser üzerindeki kompozisyon, figürlerin yerleştirilişi, sembolik anlatımı, teknik ve mimari öğelerle birlikte işlenişi 13. yüzyıl Artuklu Döneminin bütün özelliklerini taşıdığı için 13. yüzyıla tarihlendirilmektedir.","method_for_provenance":"Eserin tam olarak bulunduğu yer hakkında kayıtlarda bilgi yoktur. Envanter kayıtlarında Diyarbakır'dan getirildiği belirtilmektedir. Dolayısıyla eserin Güneydoğu Anadolu'da, Diyarbakır veya civarında, üretilmiş olması muhtemeldir.","provenance":"Güneydoğu Anadolu (muhtemelen Diyarbakır).","obtention":"19. yüzyıl sonunda yurt genelinde başlatılan eser toplama çalışmaları kapsamında Diyarbakır'dan 1898 yılında İstanbul çinili Köşk'e getirilen eser 1941 yılında Müze'ye getirilmiştir.","bibliography":"Glück, H.- Diez, E. *Die Kunst des Islam,* Berlin 1925, s.236. \n \nOgan, A. - Kühnel, E. *İstanbul Arkeoloji Müzelerindeki Şaheserler*, *C:III çinili Köşk'te Türk ve İslam Eserleri Koleksiyonu,* Berlin-Leipzig, 1938, s.36. \n \nöney, G. “Artuklu Devrinden Bir Hayat Ağacı Kabartması Hakkında,” *Vakıflar Dergisi*, S.VII. İstanbul 1968, s.117-120. \n \nölçer, N. vd, *Türk ve İslam Eserleri Müzesi*, İstanbul 2002, s.105-107","dynasty":"Artuklu Dönemi","author":"Gönül Tekeli","keywords":["Artuklu","figürlü bezeme","kireçtaşı","taş işçiliği","yassı kabartma","zencirek"],"materials":["Kireçtaşı, Oyma (Yassı kabartma)."]},"cce3a0c8-0096-5ec4-8323-9daea09d8912":{"name":"Ahşap Sütunlar.","description":"Kare prizma gövdeli ahşap sütunlardır. Sütunların her ikisinin de ikişer yüzeyi derin oyma tekniği kullanılarak işlenmiştir. Yüzeyler üst üste gelecek şekilde dikdörtgen panolara bölünmüştür. Dikdörtgen panoların içine çiçekli kufi hatla yazılmış her yüzeyde sekiz satır olmak üzere onaltı satırlık metin yer alır. \n \n145 envanter numaralı sütunun üzerindeki metinde Kur'an-ı Kerim XIX Meryem Suresi: 96-98 ayetleri yer alır. Ayetler sütunun bir yüzünde başlayarak alt alta gelen sıralarda devam eder ve sonra diğer yüzüne geçer. \n \n146 envanter numaralı sütunun üzerinde ise Kur'an-ı Kerim II Bakara Suresi: 285 ayeti yer alır. Ayet, her iki yüzeydeki ilk satırlar tamamlandıktan sonra tekrar birinci yüzdeki panonun ikinci satırından alt panolara doğru devam eder. \n \nAhşap sütunun hangi yapıda ve ne amaçla kullanıldığı bilinmemekle birlikte üzerinde Kur'an ayetlerine yer verilmesinden dolayı dini bir yapıda mimari bir aksam olarak kullanılmış olduğu düşünülmektedir.","short_description":"6.-7. / 12.-13. yüzyıllarda Suriye ve Mısır'da hüküm süren Eyyubiler dönemine ait bu ahşap sütunların, üzerindeki oyma tekniği kullanılarak çiçekli kufi ile yazılan Kur'an ayetlerinden, dini bir yapıya ait oldukları anlaşılmaktadır. Dönemin ahşap sanatında görülen teknik ve üslup özellikleri, Fatımi sanatı etkisindedir.","holder":"Türk ve İslam Eserleri Müzesi.","dates":"H. 7. / M. 13. yüzyıl.","location":"Sultanahmet, İstanbul","dimensions":"Yük: 85 cm, Gen: 19 x 19 cm.","method_for_datation":"Eserin üzerinde tarih bulunmamaktadır. üzerindeki yazının üslup özelliklerine dayanılarak 13. yüzyıla tarihlenmekte ve o dönemde Şam ve Suriye'de hüküm süren ve ahşap işçilikleriyle tanınan Eyyubiler'e atfedilmektedir.","method_for_provenance":"Envanter kayıtlarına göre Şam'dan getirilen eserin Şam'da üretilmiş olması muhtemeldir.","provenance":"Suriye.","obtention":"Müze'ye 1914 yılında Şam'dan getirilen eserler arasındadır.","bibliography":"ölçer, N. vd,*Türk ve İslam Eserleri Müzesi*, Akbank, İstanbul, 2002, s.76-77.","dynasty":"Eyyubi Dönemi","author":"Gönül Tekeli","keywords":["ahşap","hat sanatı","oyma tekniği"],"materials":["Ahşap, oyma tekniği."]}}
|