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La tipologia decorativa, con lo sfondo molto lavorato e le fasce delle cornici modanate che descrivono un motivo geometrico semplice, è la medesima riscontrata nelle più stilizzate lastre di stucco e gesso provenienti dalla chiesa medievale di San Giuliano di Caltagirone, forse utilizzate come elementi architettonico-decorativi divisori tra l'abside e la navata, oppure come altare. Il soffitto, proveniente sicuramente da un'abitazione civile, probabilmente dallo stesso palazzo Reale, come attesta la presenza di soggetti figurati oltre ai tradizionali motivi decorativi geometrici e ad arabeschi, costituisce un esempio del “realismo raggelato” (Scerrato 1979) della produzione fatimide.","short_description":"Soffitto decorato con motivi vegetali e figure animali intagliate assai tipiche come leoni, gazzelle, lepri ed altri animali. 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La fascia decorativa centrale, inquadrata fra due bordure laterali caratterizzate da un fitto intreccio di motivi vegetali a mezze palmette, è formata da una sequenza di doppi pentagoni contrapposti, collegati da una coppia di semicerchi al cui interno si distinguono girali vegetali, inframmezzati da stelle a sedici lati; gli elementi geometrici hanno un bordo perlinato, mentre all'interno presentano un fitto intaglio sempre a intrecci vegetali di mezze palmette. 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Il coperchio mostra, nel registro superiore, l'immagine di Cristo fra due Santi entro una medaglia, ai lati della quale si delineano le immagini di due ghepardi che inseguono rispettivamente una gazzella e una lepre. In basso a destra appare la figura di una giraffa accompagnata da due custodi nell'atto di spronarla, mentre, a sinistra, si delinea l'immagine di un elefante riccamente bardato, che, con la proboscide, appare sradicare un alberello. Il corpo del cofanetto presenta, sulle facce principali, zoomachie caratterizzate da cacciatori che inseguono a piedi le prede, dando vita ad un tipo iconografico unico fra gli esemplari dei cofanetti fin'ora editi. Le facce laterali, sono caratterizzate invece da un piccolo albero stilizzato, verisimilmente l'albero della vita, cui si affrontano rispettivamente una coppia di pavoni e una coppia di uccelli. 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Differentemente il Biagi, il quale identifica nella miniatura persiana l'origine della tipologia decorativa in questione, anticipa la datazione al XII secolo. Sulla sua scia si collocano il Cott e il Ferrandis.","method_for_provenance":"La presenza di diversi esemplari raffrontabili con la tipologia del nostro oggetto, ha fatto propendere gli studiosi per un'ipotesi relativa ad un unico centro di produzione identificato per lo più con la Sicilia o con l'Italia meridionale, con specifico riferimento ad Amalfi. Riguardo al nostro cofanetto in particolare, appare decisamente esaustiva l'ipotesi di Pinder Wilson e dello Scerrato che collocano l'opera nell' ambito della produzione dell' arte islamica di Sicilia in età federiciana.","provenance":"Sicilia o Italia meridionale.","obtention":"ignota.","bibliography":"Andaloro, M., ( a cura di), Federico e la Sicilia dalla terra alla corona, arti figurative e suntuarie, catalogo della mostra, Palermo, 1995 \n \nCott, P.B., Siculo- Arabic Ivories, Princeton, 1939 \n \nDi Marzo, G., Di una cassetta d'avorio nella Real Cappella Palatina di Palermo, Palermo, 1887 \n \nGabrieli, F., Scerrato U., Gli Arabi in Italia, Milano, 1979, \n \nKühnel, E., “Avorio e osso. L'arte dell'avorio nel mondo islamico”, Enciclopedia Universale dell'arte, II, Firenze, 1958 \n \nPinder Wilson, R.H., Brooke, C.N.L., “The reliquary of St. Petroc and the Ivories of norman Sicily”, Arcaeologia, 104 (1973).","dynasty":"Arte arabo-normanna","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","author":"Maria Ilaria Randazzo","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["arte siculo normanna","cofanetto","decorazione figurativa","Decorazione Floreale"],"materials":["avorio dipinto su armatura il legno. Disegni realizzati in nero, con colore ad acqua, ed oro applicato a foglia."]},"8b0ffe7f-502c-57bf-afc8-2a2f22466bfe":{"name":"Console","description":"Su un basamento con quattro piedini tondi è innestato il fusto della console che finge due rami di vite, intrecciati con pampini e grappoli. Lo stile dell'intaglio è potente e i volumi sono pieni, a tutto tondo, ad ottenere un effetto di potente plasticità. Il legno è ricoperto da una doratura a mecca a gradevole battitura metallica che non indulge alla modulazione morbida e piena dell'oro come è consuetudine di questo tipo di mobilia, con effetto di grande originalità. Il piano d'appoggio sagomato è in legno marmorizzato, con fondo vede scuro, percorso da venature più chiare. Una prima valutazione critica proponeva di collocarne l'esecuzione a metà Ottocento, a carico di una bottega toscana, secondo la moda del rifacimento neobarocco del periodo; più recenti valutazioni critiche e tecniche, propendono, invece, per una datazione settecentesca. A tale ipotesi concorre anche l'effetto di forte realismo dei tralci di vite che costituiscono il fusto. Non ne conosciamo la provenienza ma l'ipotesi di una realizzazione ina rea toscana appare possibile anche se espressa dubitativamente. La console si trova nell'appartamento barocchetto, situato al piano nobile del palazzo e realizzato tra 1736 e 1738 per le nozze di Francesco Tozzoni con Carlotta Beroaldi.","short_description":"Il mobile ha caratteristiche di grande originalità; il fusto è caratterizzato dall’intreccio di tralci di vite arricchiti da foglie e grappoli, alla ricerca di un effetto naturalistico, realizzato con un intaglio di grande forza. Non ne conosciamo la provenienza La console arreda il salotto rosso dell’appartamento barocchetto, situato al pino nobile del palazzo e costuito tra 1736 e 1738 per le nozze di Francesco Tozzoni con Carlotta Beroaldi.","type":"Intaglio ligneo","holder":"Palazzo Tozzoni","owner":"Musei Civici di Imola","initial_owner":"Famiglia Serristori Tozzoni","dates":"Sec. XVIII, prima metà","location":"Imola, Bologna","dimensions":"92 x 147 x 85 cm.","place_of_production":"Toscana (?)","provenance":"Imola","workshop":"Barocco","copyright":"Copyright immagine: Archivio fotografico Musei Civici di Imola.","author":"Oriana Orsi","translator":"Antonella Mampieri","keywords":["arredo intagliato","Bottega","console","decorazione a tralci di vite","grappolo d'uva"],"materials":["Legno intagliato, marmorizzato, meccato"]},"9158959f-5857-53e2-91ec-f0d84c8343d7":{"name":"cofanetto rettangolare con copertura a piramide tronca.","description":"Il cofanetto ligneo è costituito da una struttura rettangolare con copertura a piramide tronca. Fermagli in bronzo dorato con terminazioni a forma di staffa lanceolata sono disposti lungo il perimetro del cofanetto, mentre cinque serramenti, pure a terminazione lanceolata, si snodano verticalmente a rinsaldarne coperchio e corpo. Maniglie trilobate, sempre in bronzo dorato, adornano invece il coperchio e i lati corti. Le singole facce del coperchio presentano, agli angoli di congiungimento, piccole croci dipinte. Queste appaiono costituite dall'unione di cerchi vergati da un punto centrale e caratterizzati alternativamente da tinte rosse e verdi. Sui lati corti del cofanetto, i cerchi si presentano raggruppati in foggia di elementi triangolari di chiara valenza simbolica. L'interno evidenzia un rivestimento in tela che in origine doveva essere rossa. Diverse sono le opere che, per analogia, possono essere raffrontate alla nostra in questione. Nello specifico, per ciò che concerne la decorazione, le comparazioni più esaurienti si effettuano col cofanetto ovale della cattedrale di York e con i due esemplari a copertura a piramide tronca presenti a Palermo, pure nella collezione della Cappella Palatina. Tuttavia, l'esemplare per cui è più immediato il confronto, è costituito dal cofanetto della Walters Art Gallery di Baltimora; qui i rimandi riguardano infatti non solo il decoro ma anche la foggia e l'inserimento degli elementi bronzei.","short_description":"Cofanetti simili a questo esemplare per forma e materiali utilizzati sono attestati in Sicilia e nell'Italia meridionale, dove venivano prodotti da maestranze musulmane. Utilizzati forse come portagioie, questi cofanetti erano generalmente rivestiti, all'interno, con del tessuto.","holder":"Cappella Palatina, Tesoro","owner":"Ministero dell’Interno, Direzione Generale affari dei culti.","initial_owner":"Demanio dello stato.","dates":"secolo XII.","location":"Palermo, Sicilia","dimensions":"altezza cm 12,5 x larghezza 20,5 x profondità 14,5.","method_for_datation":"Nonostante l'assenza di specifici riscontri documentari a riguardo, si fa riferimento agli studi del Cott, che colloca precipuamente al XII secolo la fase di produzione degli avori incisi. Tale datazione viene ulteriormente ripresa dal Pinder Wilson con un riferimento specifico alla prima metà del secolo, in relazione al cofanetto della Cattedrale di York che egli ritiene connesso al viaggio in Sicilia compiuto nel 1147-1148 da William Fitz Herbert presso il cugino Ruggero II.","method_for_provenance":": La presenza di diversi esemplari raffrontabili con la nostra opera, ha fatto propendere gli studiosi per un'ipotesi relativa ad un unico centro di produzione identificato per lo più con la Sicilia o, secondo Pinder Wilson, con l'Italia meridionale, con specifico riferimento ad Amalfi.","provenance":"Sicilia o Italia meridionale (Amalfi).","obtention":"non disponibile.","bibliography":"Andaloro, M., ( a cura di), Federico e la Sicilia dalla terra alla corona, arti figurative e suntuarie, catalogo della mostra, Palermo, 1995 \n \nCott, P.B., Siculo- Arabic Ivories, Princeton, 1939 \n \nDi Marzo, G., Note illustrative degli antichi cofanetti della Real cappella Palatina di Palermo, Palermo, s.d. Ferrandis, J., Marfiles Arabes de Occidente, vol. II, Madrid, 1935-1940 \n \nGabrieli, F., Scerrato U., Gli Arabi in Italia, Milano, 1979, \n \nPinder Wilson, R.H., Brooke, C.N.L., “The reliquary of St. Petroc and the Ivories of norman Sicily”, Arcaeologia, 104 (1973)","dynasty":"Arte arabo-normanna","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","author":"Maria Ilaria Randazzo","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["arte siculo normanna","cofanetto"],"materials":["avorio inciso su armatura in legno, bronzo dorato."]},"9c5728c7-7dd7-5974-a086-b81efa8965fa":{"name":"Cornice con girasoli","description":"La cornice costituisce una coppia con quella che contiene il quadro con l'inv. 1924/77. Da un inventario dei beni di Vincenzo Bargellini compilato nel 1750 risulta che queste due opere erano delle specchiere, come suggerisce anche la presenza dei girasoli nel ricchissimo intaglio. Proprio con uno specchio la cornice in oggetto fu esposta alla *Mostra del Settecento bolognese*, tenutasi in Palazzo Comunale nel 1935. \nPoiché le cornici non compaiono nella corrispondenza che Bargellini inviava a Venezia per commissionare mobili, è verosimile pensare che siano opere precoci che testimoniano l'attività degli intagliatori barocchi bolognesi, probabilmente guidati dai modelli romani, ma soprattutto veneziani. \nLa qualità dell'opera è ben evidente dalla ricchezza dell'ornato vegetale, che conserva un andamento naturalistico anche nell'elaborato intrecciarsi dei racemi. \nA queste cornici si può accostare un'altra conservata alla Pinacoteca Nazionale di Bologna; l'evoluzione di questo gruppo può essere riconosciuta nelle cornici delle opere di Marcantonio Franceschini, anch'esse conservate al Museo Davia Bargellini, la cui realizzazione coeva alle pitture è documentata negli anni 1710–1711.","short_description":"La straordinaria esuberanza di questa cornice per specchio documenta, a date molto precoci (1699), la grande abilità ed il raffinato gusto barocco degli intagliatori bolognesi, aggiornati sulle novità romane e veneziane.","type":"Legno intagliato e dorato","holder":"Museo di Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini","owner":"Opera Pia Davia Bargellini","initial_owner":"Famiglia Bargellini","dates":"1699 (la data è graffita sulla cornice)","location":"Bologna","dimensions":"190x164 cm.","place_of_production":"Bologna","method_for_datation":"La cornice è datata e firmata. Il nome dell’intagliatore non si trova in altre opere o documenti bolognesi, ma lo stile di questa cornice è simile a quello di una conservata alla Pinacoteca Nazionale di Bologna.","obtention":"La cornice, assieme all’altra con cui costituisce una coppia (s.n. ma contenente il quadro inv. 1924/77), è elencata nell’inventario del 1750 di Vincenzo Bargellini come specchiera. L’opera è esposta in museo in seguito alla convenzione del 1924 tra Opera pia Davia Bargellini (proprietaria della quadreria e di alcuni mobili della famiglia) ed il Comune di Bologna.","bibliography":"Bandera, L. in *Museo Civico d'Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini* (ed. R.Grandi ), Bologna, 1987, p. 162. \nColle, E. in *La cornice italiana dal Rinascimento al Neoclassico* (ed. F. Sabatelli), Milan, 1992, pp. 228-229. \nTumidei, S. “Intagli a Bologna, intagli per Bologna*”*, *Studi sul Settecento.* II. *Antologia di Belle Arti* :59-62, (2000), pp. 34-51, fig. 37.","workshop":"Intagliatore bolognese ?","author":"Silvia Battistini","translator":"Antonella Mampieri","keywords":["1699","cornice","Decorazione Floreale","Girasole","intagliatore bolognese","Intaglio in legno","Pendant"],"materials":["legno dorato"]},"a0b96346-7a9b-5721-87b4-3f39df5fb307":{"name":"Madia con sportello scorrevole","short_description":"Questo oggetto appartiene ad una tipologia caratterizzata da una cassa rettangolare composta da diversi pannelli, alcuni dei quali scorrevoli. La struttura è tenuta insieme dai quattro montanti angolari a forma di pilastrino che fungono anche da piedi di appoggio sormontati da pinnacoli. \nLa decorazione a rilievo, presente solo nella faccia anteriore, si compone di ornati vegetali (palmette; girali fogliati) e geometrici (losanghe). Il montante ligneo orizzontale superiore presenta alla sommità un lavoro a intaglio costituito da una serie di archetti ciechi. \nLa madia fa parte della collezione di legni decorati provenienti dall’area dello Swat in Pakistan, datati tra fine XIX e inizi del XX secolo. L’insieme è costituito da elementi di arredo (sedie e madie) e parti di strutture architettoniche (capitelli e pilastri).","holder":"Museo delle Civiltà/Museo d’arte orientale „Giuseppe Tucci“","dates":"secc. XIX-XX","location":"Roma","dimensions":"Altezza 73 cm, lunghezza 78 cm","method_for_datation":"Analisi stilico-formale.","provenance":"Pakistan","obtention":"Acquisizione dal mercato antiquario.","bibliography":"Manna, G., \"Legni\" in P. Torre, G. Di Flumeri Vatielli and M. Jung (eds), *Arte dell'Islam, catalogue Museo Nazionale d'Arte Orientale*, Roma: Artemide, 2010: 63-64, fig. 62 \nScerrato, I.E., *Wood Art from the Swat Valley, The Ethnographic activity of the ISIAO Italian Archaeological Mission in Pakistan*, Roma: Accademia naz. dei lincei, 2009: 113-116.","dynasty":"Periodo recente","author":"Francesca M. Anzelmo","materials":["Legno"]}}
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+ {"19c131a2-1764-5332-adc2-8dd10e15a0f0":{"name":"porzione di soffitto ligneo.","description":"il soffitto, costituito da pannelli ad incastro, presenta una superficie suddivisa in riquadri geometrici da una cornice a più modanature che si intersecano e si intrecciano formando dei quadrati o rombi con al centro un elemento stellato a otto punte. Le parti interne sono intagliate molto minuziosamente e preziosamente, ad arabesco, quasi a formare una trina; la decorazione è formata da motivi vegetali e animali intagliati a tutto tondo, fra cui si distinguono leoni, gazzelle, lepri, rapaci che attaccano la preda, aquile ad ali spiegate. 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Al repertorio islamico appartengono le zoomachie e alcune figure di volatili, mentre a quello cristiano sono da riferire chiaramente le figure dei santi o, come in questo caso, quelle del Cristo.","holder":"Cappella Palatina, Tesoro","owner":"Ministero dell’Interno, Direzione Generale affari dei culti.","initial_owner":"Demanio dello stato.","dates":"sec. XIII.","location":"Palermo, Sicilia","dimensions":"altezza cm 18, larghezza cm 48,5, profondità cm 29,5.","method_for_datation":"Nonostante appaia riconosciuta unanimemente dagli studiosi l'analogia stilistica che lega i decori del cofanetto a diversi e notevoli esempi di arte normanna in Sicilia, fra cui, in particolar modo, i mosaici della Sala di Ruggero e i dipinti del soffitto ligneo della cappella Palatina, differenti sono le ipotesi in merito alla datazione della nostra opera. Il Di Marzo, seguito dallo Scerrato e dal Pinder Wilson, propone una cronologia relativa al XIII secolo collocando così l'opera in epoca federiciana. 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Riguardo al nostro cofanetto in particolare, appare decisamente esaustiva l'ipotesi di Pinder Wilson e dello Scerrato che collocano l'opera nell' ambito della produzione dell' arte islamica di Sicilia in età federiciana.","provenance":"Sicilia o Italia meridionale.","obtention":"ignota.","bibliography":"Andaloro, M., ( a cura di), Federico e la Sicilia dalla terra alla corona, arti figurative e suntuarie, catalogo della mostra, Palermo, 1995 \n \nCott, P.B., Siculo- Arabic Ivories, Princeton, 1939 \n \nDi Marzo, G., Di una cassetta d'avorio nella Real Cappella Palatina di Palermo, Palermo, 1887 \n \nGabrieli, F., Scerrato U., Gli Arabi in Italia, Milano, 1979, \n \nKühnel, E., “Avorio e osso. L'arte dell'avorio nel mondo islamico”, Enciclopedia Universale dell'arte, II, Firenze, 1958 \n \nPinder Wilson, R.H., Brooke, C.N.L., “The reliquary of St. Petroc and the Ivories of norman Sicily”, Arcaeologia, 104 (1973).","dynasty":"Arte arabo-normanna","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","author":"Maria Ilaria Randazzo","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["cofanetto; arte siculo normanna; decorazione figurativa; decorazione floreale"],"materials":["avorio dipinto su armatura il legno. Disegni realizzati in nero, con colore ad acqua, ed oro applicato a foglia."]},"8b0ffe7f-502c-57bf-afc8-2a2f22466bfe":{"name":"Console","description":"Su un basamento con quattro piedini tondi è innestato il fusto della console che finge due rami di vite, intrecciati con pampini e grappoli. Lo stile dell'intaglio è potente e i volumi sono pieni, a tutto tondo, ad ottenere un effetto di potente plasticità. Il legno è ricoperto da una doratura a mecca a gradevole battitura metallica che non indulge alla modulazione morbida e piena dell'oro come è consuetudine di questo tipo di mobilia, con effetto di grande originalità. Il piano d'appoggio sagomato è in legno marmorizzato, con fondo vede scuro, percorso da venature più chiare. Una prima valutazione critica proponeva di collocarne l'esecuzione a metà Ottocento, a carico di una bottega toscana, secondo la moda del rifacimento neobarocco del periodo; più recenti valutazioni critiche e tecniche, propendono, invece, per una datazione settecentesca. A tale ipotesi concorre anche l'effetto di forte realismo dei tralci di vite che costituiscono il fusto. Non ne conosciamo la provenienza ma l'ipotesi di una realizzazione ina rea toscana appare possibile anche se espressa dubitativamente. La console si trova nell'appartamento barocchetto, situato al piano nobile del palazzo e realizzato tra 1736 e 1738 per le nozze di Francesco Tozzoni con Carlotta Beroaldi.","short_description":"Il mobile ha caratteristiche di grande originalità; il fusto è caratterizzato dall’intreccio di tralci di vite arricchiti da foglie e grappoli, alla ricerca di un effetto naturalistico, realizzato con un intaglio di grande forza. Non ne conosciamo la provenienza La console arreda il salotto rosso dell’appartamento barocchetto, situato al pino nobile del palazzo e costuito tra 1736 e 1738 per le nozze di Francesco Tozzoni con Carlotta Beroaldi.","type":"Intaglio ligneo","holder":"Palazzo Tozzoni","owner":"Musei Civici di Imola","initial_owner":"Famiglia Serristori Tozzoni","dates":"Sec. XVIII, prima metà","location":"Imola, Bologna","dimensions":"92 x 147 x 85 cm.","place_of_production":"Toscana (?)","provenance":"Imola","workshop":"Barocco","copyright":"Copyright immagine: Archivio fotografico Musei Civici di Imola.","author":"Oriana Orsi","translator":"Antonella Mampieri","keywords":["console; arredo intagliato; grappolo d'uva; decorazione a tralci di vite; bottega"],"materials":["Legno intagliato, marmorizzato, meccato"]},"9158959f-5857-53e2-91ec-f0d84c8343d7":{"name":"cofanetto rettangolare con copertura a piramide tronca.","description":"Il cofanetto ligneo è costituito da una struttura rettangolare con copertura a piramide tronca. Fermagli in bronzo dorato con terminazioni a forma di staffa lanceolata sono disposti lungo il perimetro del cofanetto, mentre cinque serramenti, pure a terminazione lanceolata, si snodano verticalmente a rinsaldarne coperchio e corpo. Maniglie trilobate, sempre in bronzo dorato, adornano invece il coperchio e i lati corti. Le singole facce del coperchio presentano, agli angoli di congiungimento, piccole croci dipinte. Queste appaiono costituite dall'unione di cerchi vergati da un punto centrale e caratterizzati alternativamente da tinte rosse e verdi. Sui lati corti del cofanetto, i cerchi si presentano raggruppati in foggia di elementi triangolari di chiara valenza simbolica. L'interno evidenzia un rivestimento in tela che in origine doveva essere rossa. Diverse sono le opere che, per analogia, possono essere raffrontate alla nostra in questione. Nello specifico, per ciò che concerne la decorazione, le comparazioni più esaurienti si effettuano col cofanetto ovale della cattedrale di York e con i due esemplari a copertura a piramide tronca presenti a Palermo, pure nella collezione della Cappella Palatina. Tuttavia, l'esemplare per cui è più immediato il confronto, è costituito dal cofanetto della Walters Art Gallery di Baltimora; qui i rimandi riguardano infatti non solo il decoro ma anche la foggia e l'inserimento degli elementi bronzei.","short_description":"Cofanetti simili a questo esemplare per forma e materiali utilizzati sono attestati in Sicilia e nell'Italia meridionale, dove venivano prodotti da maestranze musulmane. Utilizzati forse come portagioie, questi cofanetti erano generalmente rivestiti, all'interno, con del tessuto.","holder":"Cappella Palatina, Tesoro","owner":"Ministero dell’Interno, Direzione Generale affari dei culti.","initial_owner":"Demanio dello stato.","dates":"secolo XII.","location":"Palermo, Sicilia","dimensions":"altezza cm 12,5 x larghezza 20,5 x profondità 14,5.","method_for_datation":"Nonostante l'assenza di specifici riscontri documentari a riguardo, si fa riferimento agli studi del Cott, che colloca precipuamente al XII secolo la fase di produzione degli avori incisi. Tale datazione viene ulteriormente ripresa dal Pinder Wilson con un riferimento specifico alla prima metà del secolo, in relazione al cofanetto della Cattedrale di York che egli ritiene connesso al viaggio in Sicilia compiuto nel 1147-1148 da William Fitz Herbert presso il cugino Ruggero II.","method_for_provenance":": La presenza di diversi esemplari raffrontabili con la nostra opera, ha fatto propendere gli studiosi per un'ipotesi relativa ad un unico centro di produzione identificato per lo più con la Sicilia o, secondo Pinder Wilson, con l'Italia meridionale, con specifico riferimento ad Amalfi.","provenance":"Sicilia o Italia meridionale (Amalfi).","obtention":"non disponibile.","bibliography":"Andaloro, M., ( a cura di), Federico e la Sicilia dalla terra alla corona, arti figurative e suntuarie, catalogo della mostra, Palermo, 1995 \n \nCott, P.B., Siculo- Arabic Ivories, Princeton, 1939 \n \nDi Marzo, G., Note illustrative degli antichi cofanetti della Real cappella Palatina di Palermo, Palermo, s.d. Ferrandis, J., Marfiles Arabes de Occidente, vol. II, Madrid, 1935-1940 \n \nGabrieli, F., Scerrato U., Gli Arabi in Italia, Milano, 1979, \n \nPinder Wilson, R.H., Brooke, C.N.L., “The reliquary of St. Petroc and the Ivories of norman Sicily”, Arcaeologia, 104 (1973)","dynasty":"Arte arabo-normanna","linkcatalogs":"IAM_IT_IT_001","author":"Maria Ilaria Randazzo","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["cofanetto; arte siculo normanna"],"materials":["avorio inciso su armatura in legno, bronzo dorato."]},"9c5728c7-7dd7-5974-a086-b81efa8965fa":{"name":"Cornice con girasoli","description":"La cornice costituisce una coppia con quella che contiene il quadro con l'inv. 1924/77. Da un inventario dei beni di Vincenzo Bargellini compilato nel 1750 risulta che queste due opere erano delle specchiere, come suggerisce anche la presenza dei girasoli nel ricchissimo intaglio. Proprio con uno specchio la cornice in oggetto fu esposta alla *Mostra del Settecento bolognese*, tenutasi in Palazzo Comunale nel 1935. \nPoiché le cornici non compaiono nella corrispondenza che Bargellini inviava a Venezia per commissionare mobili, è verosimile pensare che siano opere precoci che testimoniano l'attività degli intagliatori barocchi bolognesi, probabilmente guidati dai modelli romani, ma soprattutto veneziani. \nLa qualità dell'opera è ben evidente dalla ricchezza dell'ornato vegetale, che conserva un andamento naturalistico anche nell'elaborato intrecciarsi dei racemi. \nA queste cornici si può accostare un'altra conservata alla Pinacoteca Nazionale di Bologna; l'evoluzione di questo gruppo può essere riconosciuta nelle cornici delle opere di Marcantonio Franceschini, anch'esse conservate al Museo Davia Bargellini, la cui realizzazione coeva alle pitture è documentata negli anni 1710–1711.","short_description":"La straordinaria esuberanza di questa cornice per specchio documenta, a date molto precoci (1699), la grande abilità ed il raffinato gusto barocco degli intagliatori bolognesi, aggiornati sulle novità romane e veneziane.","type":"Legno intagliato e dorato","holder":"Museo di Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini","owner":"Opera Pia Davia Bargellini","initial_owner":"Famiglia Bargellini","dates":"1699 (la data è graffita sulla cornice)","location":"Bologna","dimensions":"190x164 cm.","place_of_production":"Bologna","method_for_datation":"La cornice è datata e firmata. Il nome dell’intagliatore non si trova in altre opere o documenti bolognesi, ma lo stile di questa cornice è simile a quello di una conservata alla Pinacoteca Nazionale di Bologna.","obtention":"La cornice, assieme all’altra con cui costituisce una coppia (s.n. ma contenente il quadro inv. 1924/77), è elencata nell’inventario del 1750 di Vincenzo Bargellini come specchiera. L’opera è esposta in museo in seguito alla convenzione del 1924 tra Opera pia Davia Bargellini (proprietaria della quadreria e di alcuni mobili della famiglia) ed il Comune di Bologna.","bibliography":"Bandera, L. in *Museo Civico d'Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini* (ed. R.Grandi ), Bologna, 1987, p. 162. \nColle, E. in *La cornice italiana dal Rinascimento al Neoclassico* (ed. F. Sabatelli), Milan, 1992, pp. 228-229. \nTumidei, S. “Intagli a Bologna, intagli per Bologna*”*, *Studi sul Settecento.* II. *Antologia di Belle Arti* :59-62, (2000), pp. 34-51, fig. 37.","workshop":"Intagliatore bolognese ?","author":"Silvia Battistini","translator":"Antonella Mampieri","keywords":["cornice; intagliatore bolognese; 1699; Girasole; Decorazione Floreale; Pendant; Intaglio in legno"],"materials":["legno dorato"]},"a0b96346-7a9b-5721-87b4-3f39df5fb307":{"name":"Madia con sportello scorrevole","short_description":"Questo oggetto appartiene ad una tipologia caratterizzata da una cassa rettangolare composta da diversi pannelli, alcuni dei quali scorrevoli. La struttura è tenuta insieme dai quattro montanti angolari a forma di pilastrino che fungono anche da piedi di appoggio sormontati da pinnacoli. \nLa decorazione a rilievo, presente solo nella faccia anteriore, si compone di ornati vegetali (palmette; girali fogliati) e geometrici (losanghe). Il montante ligneo orizzontale superiore presenta alla sommità un lavoro a intaglio costituito da una serie di archetti ciechi. \nLa madia fa parte della collezione di legni decorati provenienti dall’area dello Swat in Pakistan, datati tra fine XIX e inizi del XX secolo. L’insieme è costituito da elementi di arredo (sedie e madie) e parti di strutture architettoniche (capitelli e pilastri).","holder":"Museo delle Civiltà/Museo d’arte orientale „Giuseppe Tucci“","dates":"secc. XIX-XX","location":"Roma","dimensions":"Altezza 73 cm, lunghezza 78 cm","method_for_datation":"Analisi stilico-formale.","provenance":"Pakistan","obtention":"Acquisizione dal mercato antiquario.","bibliography":"Manna, G., \"Legni\" in P. Torre, G. Di Flumeri Vatielli and M. Jung (eds), *Arte dell'Islam, catalogue Museo Nazionale d'Arte Orientale*, Roma: Artemide, 2010: 63-64, fig. 62 \nScerrato, I.E., *Wood Art from the Swat Valley, The Ethnographic activity of the ISIAO Italian Archaeological Mission in Pakistan*, Roma: Accademia naz. dei lincei, 2009: 113-116.","dynasty":"Periodo recente","author":"Francesca M. Anzelmo","materials":["Legno"]}}
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- {"06a3bee7-1756-596e-90e4-49becb64c66e":{"name":"*Bergantim Real*","alternate_name":"Galeota de D. Maria I","description":"A responsabilidade pelo risco e pela construção do Bergantim coube a Torquato José Clavina, mestre construtor no Arsenal da Marinha. Ostenta um magnífico trabalho em talha dourada, executado pelo artista Manuel Vieira, possuindo, ainda, no seu costado, uma faixa com elementos fito e zoomórficos, assente sobre ouro escurecido. Efectuada no estilo D. Maria I, a decoração do Bergantim compõe-se, igualmente, por pináculos, frisos, cariátides, florões, albarradas e caixilhos. No painel posterior da camarinha, pode apreciar-se uma pintura de Pedro Alexandrino de Carvalho, que se encarregou, também, de pintar o gabinete privado dos soberanos, existente no seu interior. Da camarinha sobressai uma impressionante caixilharia de espelhos venezianos. O baixo painel, onde monta o leme, foi alvo de uma complexa decoração. Composta por dois baixos-relevos, enquadrados por cercaduras floridas de talha dourada, encontram-se aqui representados Anfitrite e Neptuno. \nA bordo desta embarcação, seguiam 78 remadores que a faziam deslizar por meio de 40 remos, auxiliados por um patrão e um cabo proeiro. \nAo longo da sua história, recebeu a bordo inúmeros monarcas e chefes de Estado. Em Novembro de 1807, com a primeira invasão francesa, conduziu a rainha D. Maria I e a restante família real até à nau «Príncipe Real», que as transportou para o Brasil. Foi também desta galeota que D. João VI desembarcou de regresso a Lisboa, após este turbulento período. Em visitas de Estado a Portugal, recebeu a bordo Eduardo VII de Inglaterra, o Kaiser Guilherme II da Alemanha, Émille Loubet, presidente da República Francesa e o rei Alberto I da Bélgica. \nCom a implantação da República, o Bergantim foi votado ao esquecimento. 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Símbolo do poder e jóia da arqueologia naval, durante mais de 200 anos, o Bergantim esteve presente nos eventos de pompa e circunstância da História de Portugal.","type":"Embarcação Real (de aparato ou cerimónia).","holder":"Museu de Marinha","owner":"Museu de Marinha.","initial_owner":"Casa Real Portuguesa.","dates":"1780","location":"Lisboa, Lisboa","dimensions":"Comprimento: 29,32 metros; boca [largura]: 3,98 metros.","place_of_production":"Lisboa, Portugal.","method_for_datation":"Documentação régia e técnica existente no Arquivo Histórico da Marinha.","provenance":"Marinha Portuguesa.","obtention":"Em 1963, o Bergantim Real e as restantes galeotas reais foram depositados no Museu de Marinha, por ordem do então Ministério da Marinha.","bibliography":"Cutileiro, A., *As Galeotas Reais*, Lisboa, 1998. \nSilva, G. C., “A última missão do Bergantim Real” in *Revista da Armada*, n.os 405 e 406 de Fevereiro e Março de 2007.","workshop":"Arsenal da Marinha.","author":"Bruno Gonçalves Neves","keywords":["D. Maria I.","Embarcação","galeota","real"],"materials":["artes decorativas: talha dourada e pintura sobre madeira.","Madeira / construção naval em madeira"]},"14d23909-007c-5bfe-ba51-0f21c11eaef4":{"name":"*Oratório Namban*","description":"Oratório rectangular, sobrepujado por frontão triangular em que se inscreve o monograma IHS, no centro, com duas portas, por detrás das quais se encontra uma pintura com a representação da Virgem com o Menino. \nApesar da decoração em laca apontar para uma gramática decorativa essencialmente japonesa, sobretudo de carácter vegetalista, tanto a forma como a iconografia da pintura remetem para referências essencialmente cristãs. A imagem pictórica é, em si mesma, um exemplo da possível interacção entre o seminário de pintura jesuíta, que funcionou no Japão a partir da década de 1580, e os alunos nipónicos que rapidamente demonstraram uma apetência especial na cópia de modelos e técnicas da pintura ocidental. \nDeste ponto de vista, um objecto artístico com estas características sincréticas só poderia ter surgido no contexto da presença portuguesa no Japão durante o período balizado entre 1549 (estabelecimento da primeira missão jesuíta no Japão) e 1640 (ano do banimento dos portugueses do arquipélago). \nA peça é referida no *Inventário Artístico de Santarém* como um oratório indo-português, uma informação errónea que demonstra até que ponto, em meados do século XX, os objectos *namban* continuavam a ser pouco conhecidos, o que não acontecia, certamente, em finais do século XVI e início do século XVII, pelo menos para uma elite portuguesa, como o prova a descoberta de uma série de oratórios deste tipo, com ou sem pintura associada, ao longo das últimas três décadas (este exemplar foi revelado pela primeira vez em 1985), facto que aponta também para o dinamismo do mercado ibérico na procura de uma produção específica. \nO oratório do Sardoal apresenta a particularidade de estar associado a um espaço religioso, como o atesta a inscrição localizada no altar de Nossa Senhora da Esperança, na igreja de Nossa Senhora da Caridade. 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H. M., *Lacas Namban em Portugal. Presença portuguesa no Japão*, Lisboa, 1990. \nWatanabe, T., “Namban lacquer shrines: some new discoveries” in *Lacquerwork in Asia and Beyond. A Colloquy held 22–24 June 1981,* William Watson (ed), London: Percival David Foundation of Chinese Art, SOAS, \\[n.d.\\], pp. 194–210. (*Colloquies on Art and Archaeology in Asia*, 11). \n*Cristo fonte de esperança. Exposição do grande Jubileu do ano 2000*, Catálogo de exposição, Diocese do Porto, 2000. \nImpey, O. e Jörg, C., *Japanese export lacquer 1580–1850*, Amsterdam, 2005.","workshop":"Arte *Namban*.","dynasty":"Período Azuchi-Momoyama","author":"Alexandra Curvelo","keywords":["laca","Namban","Sardoal","seminário de pintura jesuíta","urushi"],"materials":["Madeira, laca (urishi), pó de ouro, pó de prata, cobre, incrustação de madre-pérola."]},"178f74aa-fe42-524b-94f2-f5d4a1c1bd50":{"name":"*Altar de procissão de São João Evangelista*","description":"Peça em prata do século XVIII, pertencente ao Real Mosteiro de Nossa Senhora da Conceição, tradicionalmente transportado pelos hortelões de Beja, até ao ano de 1893, na procissão do Santíssimo Sacramento. A procissão era uma das manifestações, por excelência, do Portugal barroco, o que justifica a opulência de algumas peças destinadas a serem exibidas nestas cerimónias. \nEste andor, em prata lavrada de forma «rectangular e de moldura perolada», apresenta nas extremidades quatro albarradas ou vasos ornamentais, alternando, nos espaços intermédios, com o mesmo número de jarrinhas e é revestido por ornamentação vegetalista, vieiras e cruzes de S. Tiago; as varas móveis de transporte em madeira são revestidas de prata. \nSobrepõe-se a este corpo principal a peanha, de forma octogonal, decorada com duplas vieiras, tabelas em forma de pêra e cruzes de S. Tiago. Ainda sobre este corpo, está um estrado octogonal com jarrinhas colocadas nos quatro vértices da peanha. Sobre esta, encontra-se um varão de ferro revestido de pano de seda bordado a fio dourado, resplendor de prata dourada adornado com pedras preciosas, encimado por coroa de prata dourada e também com pedras preciosas. No meio do andor, o Martírio de S. João Evangelista, com o Santo representado emerso em caldeira de azeite a ferver. A imagem, de madeira, apresenta rosto jovem, mãos postas e olhar direito ao céu. Uma caldeira em prata, sustentada sobre o fogo por uma trempe do mesmo metal, é ladeada por duas figuras masculinas em madeira policroma que, ajoelhadas, espevitam a lenha. \nO andor foi custeado pelo grupo de freiras devotas a S. João Evangelista e que rivalizava, dentro do Convento da Conceição, com o partido das Baptistas, devotas de S. João Baptista. Também estas mandaram fazer um andor em honra de S. João Baptista. Aliás, ambos os andores são datáveis do início do século XVIII, pertencem à mesma oficina e apresentam os mesmos punções, coroados, da cidade de Lisboa e as marcas do ourives, que usou a letra M.","short_description":"Andor em prata do segundo terço do século XVIII, representando o Martírio de S. João Evangelista, com características barrocas, peculiares do meio artístico português do reinado de D. João V. Pertenceu ao Real Mosteiro de Nossa Senhora da Conceição e saía na procissão do Santíssimo Sacramento, em Beja, no dia de Corpo de Deus.","type":"Ourivesaria religiosa.","holder":"Museu Rainha D. Leonor","owner":"Museu Rainha D. Leonor.","initial_owner":"Real Mosteiro de Nossa Senhora da Conceição.","dates":"Cerca de 1700","location":"Beja, Beja","dimensions":"Altura: 199 cm; largura: 99 cm; profundidade: 107 cm.","place_of_production":"Portugal.","method_for_datation":"Por evidência histórica: Tavares (1899) e a Crónica da Procissão do *Corpus Christi* em Beja.","provenance":"Real Mosteiro de Nossa Senhora da Conceição.","obtention":"Originalmente pertencente ao espólio do Real Mosteiro de Nossa Senhora de Beja, o altar processional foi transferido para o Museu Rainha D. Leonor, em Beja.","bibliography":"*Museu Regional de Beja, Catálogo de algumas peças principais*, cat. 84, Lisboa, \\[n.d.\\]. \nViana, A., “Mosteiro da Conceição e Palácio dos Infantes”, in *Boletim da Câmara Municipal*, Vols, II, III, VI, Arquivo de Beja, Beja, 1945, 1946, 1949. \nRoque, J., “Os Andores de Prata do Real Mosteiro da Conceição de Beja”, in *Ourivesaria Portuguesa*, Vols. 13, 14, 15, Revista oficial dos Industriais de Ourivesaria do Norte, 1951. \nInventário Artístico de Portugal, Academia Nacional de Belas Artes, \\[Edição CD ROM, CD III - Distrito de Beja\\], Lisboa, 2000.","workshop":"Barroco Nacional.","author":"Museu Regional de Beja","keywords":["Andor, Mosteiro da Conceição, S. 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O período entre 1543, data do desembarque dos portugueses, e 1639, ano da sua expulsão definitiva do arquipélago, coincidiu com a emergência da designada *namban bijutsu* (arte *namban*), resultante dos contactos estabelecidos entre as civilizações europeia e japonesa. \nEste par de biombos de seis folhas segue um dos esquemas mais comuns aos biombos *namban* com a representação da chegada dos portugueses à costa japonesa: no da esquerda, observa-se o “Grande Navio de Macau”, ou *kurofune* (o «navio negro»), e, no da direita, o cortejo dos “bárbaros do sul”, *namban gyoretsu*, que atravessa uma localidade nipónica sob o olhar atento da população. À espera desta comitiva, encontram-se alguns jesuítas, cuja igreja é um edifício japonês com a compartimentação e a caracterização do espaço segundo o modelo autóctone, como é o caso da utilização dos *tatami* na cobertura do chão, ou dos *shoji* na divisão interna dos compartimentos. Assim, este par de biombos documenta também o método da «acomodação» praticado pela Companhia de Jesus na missão do Japão, que promovia a adaptação dos europeus à sociedade nipónica. \nO cortejo é composto pelo capitão-mor, sob um pára-sol cerimonial, e por funcionários da coroa, marinheiros, escravos de origem africana, indianos e malaios. Os panejamentos e os atavios utilizados pelos fidalgos e pelos mercadores merecem particular atenção: os cordões de ouro, os crucifixos, as espadas e a indumentária, como as *bombachas,* ou calças em balão utilizadas na Ásia para protecção contra os mosquitos. O botão, desconhecido dos japoneses, foi por eles apropriado, bem como a sua designação, *botan*. \nOs objectos (cadeiras chinesas, lacas, porcelanas e sedas) e a fauna de proveniências distintas são transportados com particular cuidado e testemunham as viagens realizadas pelos portugueses que, por esta altura, se encontravam fixados ao longo da costa do Oceano Índico, do Sudeste asiático e do Mar da China. Alguns destes homens haviam nascido na Ásia e a maioria era já produto do progressivo hibridismo que caracterizou as vidas dos europeus dos séculos XVI e XVII, na Ásia.","short_description":"Cerca de 1543, os Portugueses (ou *Namban-jin*) chegaram ao Japão e iniciaram um período de trocas comerciais e culturais. A arte *namban,* em que se inscreve este par de biombos, realizada por artistas japoneses, forma um universo material único e original, resultante do fascínio e da curiosidade mutuamente despertados.","type":"Composição incluída na categoria *Shoheiga*, ou seja, a pintura que utiliza como suporte grandes superfícies de carácter arquitectónico, em que se inserem os biombos. Neste caso específico, pode também utilizar-se a designação mais específica de *Byobu...","holder":"Museu Nacional de Arte Antiga","initial_owner":"Tadau Takamisawa; António da Costa Carneiro","dates":"Cerca de 1593-1600","location":"Lisboa, Lisboa","dimensions":"Altura: 172,8 cm; largura: 380,8 cm; profundidade: 2 cm.","place_of_production":"Japão.","method_for_datation":"Foi Tadao Takamisawa quem atribuiu este par de biombos a Kano Domi, com base em razões de ordem estilística e temática, bem como a partir dos paralelismos pictóricos visíveis noutras obras executadas pela Escola Kano, incluindo o par que ostenta o selo de Kano Naizen, pertencente, tal como este, à colecção do Museu Nacional de Arte Antiga.","obtention":"Adquirido na década de 1930 por Tadao Takamisawa, no castelo de um dáimio (grande senhor), perto de Osaka, este par de biombos foi, mais tarde, comprado em Tóquio pelo embaixador Português no Japão, António da Costa Carneiro. Após ter pertencido ao Ministério das Finanças, faz parte da colecção do Museu Nacional de Arte Antiga, em Lisboa, desde 1952.","bibliography":"Okamoto, Y., *The Namban Art of* Japan. New York–Tokyo, 1972. \nSakamoto, M., “Namban Byobu (Southern Barbarian Screens)”, in *Nihon no bijustsu*, nº. 135, Tokyo, 1977. \n*Arte Namban*. Lisboa, 1981. \nPinto, M. H. M., *Biombos Namban*, Lisboa, 1988. \n*Arte Namban. Os Portugueses no Japão*. Lisboa, 1990.","workshop":"Escola Kano (Kanoha).","dynasty":"Período Azuchi-Momoyama","copyright":"Direitos de autor fotografias: Divisão de Documentação Fotográfica/ Instituto dos Museus e da Conservação,I.P.","author":"Alexandra Curvelo","keywords":["biombos","byobu","Kano","Namban","pintura de género.","Shoheiga"],"materials":["Cor (têmpera) sobre papel, folha de ouro, seda, moldura em laca e metal."]},"9f83d7a3-3fef-5717-a3ed-b729ae98a77b":{"name":"*Escrivaninha-oratório de barco*","alternate_name":"Cómoda papeleira-oratório para navio","description":"Se bem que os oratórios normalmente pertencessem à esfera doméstica, uma cómoda-oratório serviria não só como uma peça portátil de mobiliário com uma função religiosa mas também como escrivaninha. Esta escrivaninha-oratório usada a bordo é um exemplo do processo cumulativo de intercâmbio comercial entre os mercadores que percorriam as rotas comerciais portuguesas que ligavam Portugal às colónias, à vasta rede de fortalezas e feitorias ultramarinas e aos portos do Norte e do Noroeste da Europa. É, por isso, provável que nela se combinem as influências de vários estilos artísticos provenientes de Coromandel, na costa sudeste da Península Indiana, dos Biombos chineses (Henan) e do mobiliário anglo-japonês (*japanned*). \nDesenhado por Gaspar Ferreira e Manuel Silva, este tipo de cómoda era feito para permitir a marinheiros e passageiros o cumprimento da rotina religiosa a bordo. No caso desta escrivaninha de grande dimensão, provavelmente encomendada por D. João V, ela é composta por dois corpos: o inferior, com três gavetas e a caixa de escrivaninha, com tampa oblíqua; e o superior, em forma de armário, com empena em arco abatido com o escudo de armas do reino, decorada com madeira recortada e esculpida, encimada, nos cantos, por urnas com fogaréus. A peça é pintada a vermelhão com tabelas a negro, com motivos iconográficos dourados ou *chinoiseires* (elementos vegetalistas nas tabelas, paisagens chinesas nos painéis maiores). O desenho arquitectónico da peça bem como a ornamentação são característicos do “estilo D. João V”. No interior do armário, encontra-se um oratório em miniatura, com as imagens de *Santo António de Lisboa*, à direita, e de *Santa Bárbara*, à esquerda, ladeando *Cristo Crucificado*. A face interior das portas é pintada com cenas da Paixão de Cristo (*Cristo com a Cruz*; *Senhor da Cana Verde*, à direita; *Cristo atado à Coluna* e *A Ressurreição de Cristo*, à esquerda).","short_description":"Grande escrivaninha com armário dotado de oratório, usada a bordo, decorada com *chinoiseries* nos painéis maiores e elementos vegetalistas nas tabelas.","type":"Mobiliário de bordo; mobiliário religioso.","holder":"Museu Histórico da Vista Alegre","owner":"Família Pinto Basto.","initial_owner":"Família Pinto Basto.","dates":"Segundo quartel do século XVIII","location":"Vista Alegre, Ílhavo, Aveiro","dimensions":"Altura: 268 cm; largura: 72 cm; profundidade: 44 cm.","method_for_datation":"Análise estilística.","provenance":"Palácio da Vista Alegre (Vista Alegre – Ílhavo).","obtention":"Depositada no museu pela Família Pinto Basto, fundadora da Fábrica da Vista Alegre, no século XIX.","bibliography":"Sandão, A., *O Móvel pintado em Portugal.* Porto, 1973, pp. 117–119, figs. 62–63. \nMonterroso Teixeira, J., “Papeleira com alçado-oratório”, in *O Triunfo do Barroco*, *Europália*, 1991, pp. 175–177, figs. I–33.","workshop":"*Chinoiseries*.","author":"Paulo Pereira","keywords":["chinoiseries","mobília pintada","Mobiliário","mobiliário anglo-japonês."],"materials":["Madeira de carvalho lacada e dourada."]},"cb0e2e69-43f9-5404-9ff2-563cd4a64103":{"name":"*Biombos* (par)","alternate_name":"Biombos Namban","description":"O biombo foi usado no Japão para proteger do vento, dividir áreas ou marcar espaços simbólicos. Executados geralmente aos pares, ofereciam uma superfície única para decorar. Chegados ao Japão em 1543, a presença dos portugueses ou *namban* (equivalente a “estrangeiro” em japonês) terá um profundo impacto durante cerca de um século. Neste par de biombos marcados com o selo de Kano Naizen, destaca-se, em primeiro lugar, o registo da chegada do navio negro português (*kurofune*) com a sua carga exótica de gentes e preciosidades, minuciosamente descrita pelos pintores da escola de Kano. No primeiro elemento, a nau prepara-se para deixar Goa, a capital do Estado português da Índia, identificada por uma arquitectura estrangeira e dois elefantes; a sua actividade fervilhante é descrita com pormenor e cores brilhantes. Nuvens douradas separam os diversos momentos da composição. A narrativa continua no segundo elemento, com a chegada da nau a um porto japonês, possivelmente Nagasaki. O artista evidenciou a excelência da tripulação, representando-a a realizar verdadeiras acrobacias nos mastros. Em terra, um grupo fiscaliza a descarga da preciosa mercadoria (incluindo animais exóticos). O objectivo principal do negócio consistia na troca da seda chinesa pela prata japonesa, vendida na China com lucros fabulosos. Um cortejo heterogéneo liderado pelo capitão-mor sob um pára-sol integra fidalgos portugueses e mercadores, árabes, indianos, africanos e malaios, com indumentárias pormenorizadamente descritas. À direita, missionários aguardam próximo de uma Igreja. É importante referir que os jesuítas organizaram a presença portuguesa no Japão, dado que o seu trabalho religioso assentava numa abordagem cultural. Os biombos documentam, de forma ímpar, um encontro que uniu, pela primeira vez, duas culturas tão diferentes e distantes.","short_description":"A chegada dos portugueses (*namban jin*) ao Japão, em 1543, iniciou um período rico em trocas. Biombos como este registam a presença portuguesa no Japão em cores vivas. O retrato da estranha gente com as suas preciosas mercadorias que chegava em navios negros (*kurofune*), é considerado como um dos mais relevantes testemunhos visuais desse encontro.","type":"Artes decorativas, pintura de género.","holder":"Museu Nacional de Arte Antiga.","owner":"Museu Nacional de Arte Antiga.","dates":"1593–1603.","location":"Lisboa., Lisboa","dimensions":"Altura: 178 cm; comprimento: 366 cm; profundidade: 2 cm.","place_of_production":"Japão.","method_for_datation":"Os biombos têm o selo do artista Tadao. \nTakamizawa, T. e Okamoto, O., in *Namban Byobu*, 1970. \\[*vd* abaixo\\].","provenance":"Aquisição 1954.","obtention":"Aquisição.","bibliography":"Boxer, C. R., *The great ship from Amacon*, Lisboa, 1959. \nTakamizawa, T., Okamoto, O., *Namban Byobu*, Tokyo, 1970. \nPinto, M. H. M., *Biombos* *Namban*, Lisboa, 1988. \nSousa, C. B. de, *Portugiesen* *in Japan-Die Namban Kunst, Die Grossen sammlungen VIII*, Museu Nacional de Arte Antiga, Lisboa, Kunst und Ausstellungshalle der Bundesrepublik, Germany, 1999. \n*Biombo:* *Japanese Heritage as a Legend of* *Gold,* Suntory Museum of Art/Osaka Municipal Museum of Art, 2007.","workshop":"Escola de Kano.","artist_birthdate":"1570","artist_deathdate":"1616","copyright":"Direitos de autor fotografias: Divisão de Documentação Fotográfica/ Instituto dos Museus e da Conservação,I.P.","author":"Conceição Borges de Sousa","keywords":["biombo","Kano","Nagasaki","Namban","prata."],"materials":["folha de ouro","Grade de madeira revestida de papel","laca e metal.","pigmentos minerais","seda"]},"da8131c4-37b0-5710-a8a7-07aeac9637d5":{"name":"*Contador mogol*","description":"Na 1ª metade do século XVI, a península indiana foi confrontada com o impacto de duas realidades estrangeiras: o domínio português, na região litoral, e, a partir do norte, aquilo que viria a constituir o vasto domínio mogol. \nEntre os imperadores mogóis, destacou-se Akbar (1556-1605), que conseguiu reforçar a sua posição no norte da Índia, após uma luta sem tréguas. Garantida a estabilidade e com as finanças e a economia reorganizadas, Akbar logrou elevar as criações artísticas provenientes dos seus ateliers imperiais ao mais alto nível. \nDotado de curiosidade e de perspicácia ímpares, soube compreender a rica e complexa realidade indiana, assente em tradições hindus e islâmicas, e congregou à sua volta a elite dos artistas das várias províncias do Império que dominava. \nNas oficinas imperiais, dirigidas geralmente por mestres persas, produziram-se obras híbridas, nas quais ressaltam as influências levadas por missionários (sobretudo os jesuítas) e por mercadores europeus e chineses. \nMovido pela curiosidade pelos portugueses e pela religião cristã, o imperador pediu às autoridades civis e eclesiásticas de Goa que enviassem uma missão de jesuítas à sua corte. \nDa fusão das várias contribuições, resultou uma expressão artística requintada e minuciosa, patente na pintura, nos têxteis, nos metais, no traje e no mobiliário, como é o caso deste contador. \nEste magnífico móvel inspira-se nos protótipos portugueses levados para Goa e aí copiados, embora a decoração e a técnica se filiem numa produção mogol. \nA frente do móvel apresenta decoração embutida, com o corpo superior formado por doze gavetas iguais, onde cenas de corte, caça e animais são representadas simetricamente, sobre um fundo vegetalista. \nNo corpo inferior, as portas são decoradas com a Árvore da Vida, junto à qual se destaca o pássaro mítico com elefantes nas garras. Na linha inferior, recortam-se cavaleiros portugueses (identificáveis pelo traje) caçando com grandes lanças. Este contador ilustra eloquentemente o cruzamento de culturas e integra-se nos objectos de luxo apreciados pelas cortes europeias.","short_description":"O termo mogol define a dinastia fundada em 1526, por Babur, no norte da Índia. Aplica-se, também, aos objectos produzidos naquela época, que combinavam a diversidade cultural do império com as influências trazidas por missionários e mercadores. O cruzamento de culturas é evidenciado nas portas deste móvel, onde se destacam, pelo seu traje, cavaleiros portugueses caçando com lanças.","type":"Mobiliário civil.","holder":"Museu Nacional de Arte Antiga","owner":"Museu Nacional de Arte Antiga.","initial_owner":"Colecção Burnay.","dates":"Século XVI-XVII","location":"Lisboa, Lisboa","dimensions":"Altura: 140 cm; largura: 142 cm; profundidade: 60 cm (incluindo pés).","place_of_production":"Sind ou Gujarate.","method_for_datation":"Análise estilística e técnica.","obtention":"Aquisição em 1936.","bibliography":"Maclagan, E., *Os Jesuítas e o Grão-Mogol*, (trad. A. A. Dória), Porto, 1946. \nSilva, M. C., “Obras de arte indo-portuguesas de carácter mongólico”, in *Garcia de Orta*, Lisboa, 1972. \nOkada, A. F., Richard, F., Cohen M., *A la Cour du Grand Moghol*, Paris, 1986. \nPinto, M. H. M., “Art Mogol,” in *Via Orientalis*, *Europalia/91 Portugal*, Bruxelas, 1991, pp. 143–8. \nJaffer, A., *Luxury Goods from India*, Londres, 2002. \nSousa, C. B. de, *Encompassing the globe: Portugal and the World in the 16th and 17th centuries*, Washington, 2007, pp. 122–123.","workshop":"Mobiliário indo-português de influência mogol.","dynasty":"Dinastia mogol","copyright":"Direitos de autor fotografias: Divisão de Documentação Fotográfica/ Instituto dos Museus e da Conservação,I.P.","author":"Conceição Borges de Sousa","keywords":["contador","missões.","Mogol","português"],"materials":["laca e ferragens em latão","marfim natural e tinto","pés entalhados.","Teca, sissó e outras madeiras exóticas"]},"e79d0da8-0e74-53d4-8df3-5ad805dd038d":{"name":"*Coro Alto, Órgãos*","description":"A Igreja de Braga teve, desde antes da fundação da nacionalidade, uma posição de particular relevo na hierarquia da Igreja Católica, nomeadamente durante o período barroco. Com efeito, os prelados bracarenses foram, na sua cidade, os principais promotores da arte barroca. O arcebispo D. Rodrigo de Moura Teles (1704-1728) transformou a Sé de Braga não apenas num espaço de culto harmonioso mas também numa obra de arte que apelava aos sentidos dos crentes. Com a sua morte, ficou o Cabido - corporação de cónegos presentes nas catedrais - encarregado da administração e da gestão dos bens da Diocese. \nNo final da década de 1730, os capitulares bracarenses, para abrilhantar a liturgia, resolveram substituir o antigo cadeiral, de finais do século XVI, que, apesar da sua qualidade artística, se encontrava bastante envelhecido. Em 1737, fecharam contrato com Miguel Francisco da Silva, arquitecto a residir no Porto. \nEste conjunto monumental, executado em madeiras nobres, sobressai pela sua opulência e pela qualidade de execução, onde se evidenciam os ornatos de talha dourada. É constituído por dois níveis de assentos e pela cátedra para o arcebispo. O centro do coro é ocupado por uma majestosa estante de coro, realizada de acordo com o restante programa decorativo do coro alto. \nA importância da música na liturgia não foi descurada pelo Cabido, que também mandou construir os dois órgãos monumentais (1737-1738). Para realizar esta magnífica obra, contratou artistas da maior nomeada. A parte mecânica dos órgãos foi entregue ao mestre organeiro Simon Fontanes, proveniente da Galiza. A decoração das caixas ficou a cargo do entalhador bracarense Marceliano de Araújo. A pintura do tecto, executada na mesma campanha de obras, foi da responsabilidade de Manuel Furtado de Mendonça. Os órgãos da Sé de Braga, incluídos na categoria de órgãos ibéricos, estão instalados em dois balcões sobre a nave central e formam um magnífico conjunto barroco, com uma profusão de ornamentos escultóricos que se anima da base do edifício até ao topo da Catedral.","short_description":"O cadeiral do coro alto e os dois órgãos monumentais são um expressivo exemplo do trabalho desenvolvido pelo atelier nortenho setecentista para corresponder às encomendas de uma clientela que procurava conciliar o esplendor e a dignidade da corte com a vida religiosa.","type":"Mobiliário eclesiástico e escultura.","holder":"Catedral de Braga","owner":"Catedral de Braga.","initial_owner":"Catedral de Braga.","dates":"1730-1739","location":"Braga, Braga","place_of_production":"Braga.","method_for_datation":"Evidência histórica e análise estilística.","provenance":"Catedral de Braga.","obtention":"*In situ*.","bibliography":"Ferreira, J. A., *Fastos Episcopais da Igreja Primacial de Braga (séc. III - séc. XX)*, III, Braga, 1932. \nSmith, C. R., *A Talha em Portugal*, Lisboa, 1963. \nSmith, C. R., *Marceliano de Araújo – Escultor Bracarense*, Porto, 1970 \nAlves, N.M.F., “A actividade de pintores e douradores em Braga nos séculos XVII e XVIII*”*, in *Actas do IX Centenário da Dedicação da Sé de Braga*, vol. II/2, Braga, 1990. \nDoderer, G., *Os Órgãos da Sé Catedral de Braga*, Lisboa, 1992.","workshop":"Porto e atelier do Norte.","author":"Fernanda Barbosa","keywords":["órgãos.","Talha dourada"],"materials":["Madeira entalhada e dourada."]},"e8e399f5-c3f4-5c44-8ed7-085220b24c32":{"name":"*Farmácia Barbosa*.","description":"Esta Farmácia pretende ser uma reconstituição de uma botica do século XVIII, com os seus inúmeros nichos e prateleiras, preenchidos com exemplares da faiança portuguesa de farmácia do século XVIII. \nO nicho central, de dimensões maiores, destinava-se a receber uma imagem religiosa de São Miguel que guiava as operações do farmacêutico. Os corpos de estantes, com prateleiras, apresentam gavetas na parte inferior, para as plantas medicinais e os simples, enquanto nas prateleiras se encontram os célebres canudos, potes e boiões de botica pintados à mão ou estampilhados, de profusa ornamentação barroca ou representando brasões de armas particulares e religiosos. De pintura monocroma azul em dois tons, alguns têm a inscrição latina do produto terapêutico no seu interior, ou ainda uma reserva destinada ao rótulo ou à inscrição. \nUma larga maioria da faiança portuguesa exposta nesta farmácia pertenceu a boticas conventuais de várias ordens religiosas, entre as quais agostinhos, carmelitas, dominicanos, S. Filipe de Nery, Ordem Terceira de S. Francisco, jesuítas, etc. É ainda de realçar a excelente colecção de canudos e potes que pertenceram à botica da Santa Casa da Misericórdia de Viana, que fez a sua encomenda à fábrica de Darque, em 1774. \nDo conjunto é ainda o tecto original da farmácia, decorado com uma cercadura com motivos vegetalistas de inspiração barroca. \nO mostrador da botica, com artísticas obras em talha, tem, no centro, as iniciais do fundador da farmácia - Manuel Rodrigues Barbosa - que terá praticado e exercido a profissão de farmacêutico na botica do mosteiro de Paço de Sousa, tendo adquirido, em 1834 a armação, os livros, instrumentos vários e outros artefactos ao Mosteiro de Paço de Sousa, aquando da extinção das ordens religiosas em Portugal. \nElementos do restauro da armação da botica da Farmácia Barbosa indicam que o corpo superior central, pela sua estrutura, pelo modo de execução e pelo material será, de facto, anterior ao restante conjunto, tendo sido feita uma adaptação posterior da farmácia. Dento da farmácia, encontram-se garrafas, frascos, matrazes, pesos e medidas, retortas, farmacopeias e todo o arsenal que era utilizado na preparação dos medicamentos do século XVIII.","short_description":"A Farmácia Barbosa é uma reconstituição de uma botica do século XVIII, com os armários, as gavetas em baixo, para o armazenamento das plantas medicinais e dos simples, e as prateleiras com os vasos de botica em faiança azul e branca, de profusa ornamentação barroca.","type":"Madeira esculpida.","holder":"Museu da Farmácia.","owner":"Museu da Farmácia.","initial_owner":"Mosteiro de Paço de Sousa.","dates":"Cerca de 1770–1790.","location":"Lisboa, Lisboa","dimensions":"Altura: 2,90 m.","method_for_datation":"Documentos e evidências descobertas durante o processo de restauro.","provenance":"Paço de Sousa, Penafiel.","obtention":"Doação privada.","bibliography":"Basso, M. P., *Tesouros do Museu da Farmácia*, ed. INAPA, Lisboa, 2001.","author":"Paula Basso","keywords":["ciência","Farmácia","medicina","vasos de botica"],"materials":["Madeira esculpida e faiança."]},"fafb3812-1969-5e3a-b9d0-22446066efee":{"name":"*Arca - Altar portátil*","description":"Os altares portáteis, em forma de arca, fazem parte do mobiliário religioso, constituindo a expressão da mobilidade portuguesa para as diferentes partes do mundo, a partir do século XVI, com a frequência das grandes viagens marítimas, sobretudo para a Índia e a China. \nEstas viagens envolveram, particularmente, o clero regular e secular, que partiu em missão evangelizadora, e as famílias senhoriais e burguesas, que fizeram parte da governação dos territórios do Império Português ou que partiram em busca de novos mercados comerciais. \nA necessidade de reduzir o volume e o peso da carga a transportar nessas viagens obrigou a que se construísse mobiliário apropriado, de fácil manuseamento e arrumação. \nEste móvel de madeira revestida de couro, pintado de negro e gravado com motivos vegetalistas e pregaria, é exteriormente despojado. A exuberância é revelada após a abertura e a montagem da peça. O revestimento interior, de seda vermelha, é enriquecido com um cordão dourado. O recorte das guarnições que enquadram a tampa apresenta inspiração nos motivos da talha, que floresceu no período de datação desta arca. \nAs alfaias litúrgicas necessárias para a celebração da missa (cálice, crucifixo, píxide, galhetas, patena, campainha) estavam contidas numa gaveta por baixo da mesa de altar, em concavidades recortadas à medida de cada peça. A pedra de ara, indispensável para a celebração da missa, e sobre a qual se colocava o cálice e a hóstia, colocava-se numa concavidade aberta na mesa. \nEm altares como este celebraram-se muitas missas a bordo das naus e também em terras onde não havia lugares de culto apropriados. Em viagem, o sacerdote devia celebrar missa todos os domingos e dias santos, mas a bordo, as missas não tinham consagração, não havendo, por conseguinte, comunhão. Eram, por isso, denominadas “missas secas”. \nO jesuíta António Gouveia, em As *Cartas Ânuas* *da China: 1636, 1643 a 1649,* escritas para o Geral da Companhia de Jesus, em Roma, descreve o ritual nas casas dos portugueses, onde era prática “levantar altar” na maior sala para nele se celebrar missa.","short_description":"Arca-altar portátil, incluída no mobiliário religioso, transportado nas grandes viagens marítimas portuguesas com o objectivo de se poder celebrar a missa, quer a bordo quer em terra.","type":"Mobiliário de viagem.","holder":"Museu do Centro Científico e Cultural de Macau","owner":"Museu do Centro Científico e Cultural de Macau.","dates":"Séculos XVII-XVIII","location":"Lisboa, Lisboa","dimensions":"Aberta: altura: 227 cm; comprimento: 175 cm; profundidade: 96 cm. Fechada: altura: 44 cm; comprimento: 93 cm; profundidade: 54 cm.","place_of_production":"Portugal.","method_for_datation":"Análise estilística.","obtention":"Aquisição.","bibliography":"Rego, A. da S., *Documentos para* *a História das Missões do Padroado Português do Oriente: Índia,* Lisboa, Fundação Oriente, Comissão Nacional para as Comemorações dos Descobrimentos Portugueses, 1991. \n*Fons Vitae,* Pavilhão da Santa Sé na Expo 98, Lisboa, 1998, p. 183. \nGouveia, A. de, *Cartas Ânuas da China: 1636, 1643 a 1649*, Lisboa, 1998, pp. 126, 163, 252, 254. \n*Cartas Ânuas do Colégio de Macau 1594–1627,* org. de João Paulo Oliveira e Costa, Fundação Macau, 1999. \n*Guia do Museu do Centro Científico e Cultural de Macau*, Lisboa, 1999.","author":"Maria Manuela d'Oliveira Martins","keywords":["Mobiliário religioso de viagem."],"materials":["Couro, madeira, pregaria","óleo sobre tela, seda, cordão de algodão dourado."]}}
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+ {"06a3bee7-1756-596e-90e4-49becb64c66e":{"name":"*Bergantim Real*","alternate_name":"Galeota de D. Maria I","description":"A responsabilidade pelo risco e pela construção do Bergantim coube a Torquato José Clavina, mestre construtor no Arsenal da Marinha. Ostenta um magnífico trabalho em talha dourada, executado pelo artista Manuel Vieira, possuindo, ainda, no seu costado, uma faixa com elementos fito e zoomórficos, assente sobre ouro escurecido. Efectuada no estilo D. Maria I, a decoração do Bergantim compõe-se, igualmente, por pináculos, frisos, cariátides, florões, albarradas e caixilhos. No painel posterior da camarinha, pode apreciar-se uma pintura de Pedro Alexandrino de Carvalho, que se encarregou, também, de pintar o gabinete privado dos soberanos, existente no seu interior. Da camarinha sobressai uma impressionante caixilharia de espelhos venezianos. O baixo painel, onde monta o leme, foi alvo de uma complexa decoração. Composta por dois baixos-relevos, enquadrados por cercaduras floridas de talha dourada, encontram-se aqui representados Anfitrite e Neptuno. \nA bordo desta embarcação, seguiam 78 remadores que a faziam deslizar por meio de 40 remos, auxiliados por um patrão e um cabo proeiro. \nAo longo da sua história, recebeu a bordo inúmeros monarcas e chefes de Estado. Em Novembro de 1807, com a primeira invasão francesa, conduziu a rainha D. Maria I e a restante família real até à nau «Príncipe Real», que as transportou para o Brasil. Foi também desta galeota que D. João VI desembarcou de regresso a Lisboa, após este turbulento período. Em visitas de Estado a Portugal, recebeu a bordo Eduardo VII de Inglaterra, o Kaiser Guilherme II da Alemanha, Émille Loubet, presidente da República Francesa e o rei Alberto I da Bélgica. \nCom a implantação da República, o Bergantim foi votado ao esquecimento. Mas, em 1957, por ocasião da visita oficial de Isabel II de Inglaterra, cruzou as águas do Tejo pela última vez. \nFoi transportado para as instalações do Museu de Marinha, em 1963. Aqui, iniciou-se um processo de restauro, cuja qualidade já valeu ao museu várias distinções, entre elas, a do World Sheep Trust.","short_description":"Em 1780, D. Maria I ordenou a construção da galeota real conhecida pelo nome de «Bergantim Real». Destinava-se a servir os esponsais do futuro rei D. João VI com a infanta espanhola D. Carlota Joaquina, celebrados em 1784. Símbolo do poder e jóia da arqueologia naval, durante mais de 200 anos, o Bergantim esteve presente nos eventos de pompa e circunstância da História de Portugal.","type":"Embarcação Real (de aparato ou cerimónia).","holder":"Museu de Marinha","owner":"Museu de Marinha.","initial_owner":"Casa Real Portuguesa.","dates":"1780","location":"Lisboa, Lisboa","dimensions":"Comprimento: 29,32 metros; boca [largura]: 3,98 metros.","place_of_production":"Lisboa, Portugal.","method_for_datation":"Documentação régia e técnica existente no Arquivo Histórico da Marinha.","provenance":"Marinha Portuguesa.","obtention":"Em 1963, o Bergantim Real e as restantes galeotas reais foram depositados no Museu de Marinha, por ordem do então Ministério da Marinha.","bibliography":"Cutileiro, A., *As Galeotas Reais*, Lisboa, 1998. \nSilva, G. C., “A última missão do Bergantim Real” in *Revista da Armada*, n.os 405 e 406 de Fevereiro e Março de 2007.","workshop":"Arsenal da Marinha.","author":"Bruno Gonçalves Neves","keywords":["Embarcação; real; galeota; D. Maria I."],"materials":["Madeira / construção naval em madeira; artes decorativas: talha dourada e pintura sobre madeira."]},"14d23909-007c-5bfe-ba51-0f21c11eaef4":{"name":"*Oratório Namban*","description":"Oratório rectangular, sobrepujado por frontão triangular em que se inscreve o monograma IHS, no centro, com duas portas, por detrás das quais se encontra uma pintura com a representação da Virgem com o Menino. \nApesar da decoração em laca apontar para uma gramática decorativa essencialmente japonesa, sobretudo de carácter vegetalista, tanto a forma como a iconografia da pintura remetem para referências essencialmente cristãs. A imagem pictórica é, em si mesma, um exemplo da possível interacção entre o seminário de pintura jesuíta, que funcionou no Japão a partir da década de 1580, e os alunos nipónicos que rapidamente demonstraram uma apetência especial na cópia de modelos e técnicas da pintura ocidental. \nDeste ponto de vista, um objecto artístico com estas características sincréticas só poderia ter surgido no contexto da presença portuguesa no Japão durante o período balizado entre 1549 (estabelecimento da primeira missão jesuíta no Japão) e 1640 (ano do banimento dos portugueses do arquipélago). \nA peça é referida no *Inventário Artístico de Santarém* como um oratório indo-português, uma informação errónea que demonstra até que ponto, em meados do século XX, os objectos *namban* continuavam a ser pouco conhecidos, o que não acontecia, certamente, em finais do século XVI e início do século XVII, pelo menos para uma elite portuguesa, como o prova a descoberta de uma série de oratórios deste tipo, com ou sem pintura associada, ao longo das últimas três décadas (este exemplar foi revelado pela primeira vez em 1985), facto que aponta também para o dinamismo do mercado ibérico na procura de uma produção específica. \nO oratório do Sardoal apresenta a particularidade de estar associado a um espaço religioso, como o atesta a inscrição localizada no altar de Nossa Senhora da Esperança, na igreja de Nossa Senhora da Caridade. O texto, datado de 1670, é a mais antiga referência que se conhece em Portugal associada a uma peça *namban*.","short_description":"Oratório *namban* lacado com desenhos florais em *maki-e* (pó de ouro e de prata polvilhado sobre a superfície) e *raden* (incrustação de madre-pérola), com pintura inclusa representando a Virgem com o Menino.","type":"Mobiliário eclesiástico.","holder":"Santa Casa da Misericórdia do Sardoal.","owner":"Santa Casa da Misericórdia do Sardoal.","initial_owner":"Gaspar de Sousa Lacerda (?).","dates":"Finais do século XVI.","location":"Sardoal., Santarém.","dimensions":"Altura: 47,2 cm; largura: 35 cm; profundidade: 5,1 cm.","place_of_production":"Japão.","method_for_datation":"Data e origem do objecto baseados nas características estilísticas e formais da peça, tomando igualmente como elemento de ponderação a inscrição associada (ver texto do campo anterior).","provenance":"Índia Portuguesa (?).","obtention":"Objecto transferido da igreja de Nossa Senhora da Caridade para a Santa Casa da Misericórdia.","bibliography":"Okamoto, Y., *The Namban Art of Japan*, New York, Tokyo, 1972. \nPinto, M. H. M., *Lacas Namban em Portugal. Presença portuguesa no Japão*, Lisboa, 1990. \nWatanabe, T., “Namban lacquer shrines: some new discoveries” in *Lacquerwork in Asia and Beyond. A Colloquy held 22–24 June 1981,* William Watson (ed), London: Percival David Foundation of Chinese Art, SOAS, \\[n.d.\\], pp. 194–210. (*Colloquies on Art and Archaeology in Asia*, 11). \n*Cristo fonte de esperança. Exposição do grande Jubileu do ano 2000*, Catálogo de exposição, Diocese do Porto, 2000. \nImpey, O. e Jörg, C., *Japanese export lacquer 1580–1850*, Amsterdam, 2005.","workshop":"Arte *Namban*.","dynasty":"Período Azuchi-Momoyama","author":"Alexandra Curvelo","keywords":["*Namban*; laca; *urushi;* seminário de pintura jesuíta*;* Sardoal"],"materials":["Madeira, laca (*urishi*), pó de ouro, pó de prata, cobre, incrustação de madre-pérola."]},"178f74aa-fe42-524b-94f2-f5d4a1c1bd50":{"name":"*Altar de procissão de São João Evangelista*","description":"Peça em prata do século XVIII, pertencente ao Real Mosteiro de Nossa Senhora da Conceição, tradicionalmente transportado pelos hortelões de Beja, até ao ano de 1893, na procissão do Santíssimo Sacramento. A procissão era uma das manifestações, por excelência, do Portugal barroco, o que justifica a opulência de algumas peças destinadas a serem exibidas nestas cerimónias. \nEste andor, em prata lavrada de forma «rectangular e de moldura perolada», apresenta nas extremidades quatro albarradas ou vasos ornamentais, alternando, nos espaços intermédios, com o mesmo número de jarrinhas e é revestido por ornamentação vegetalista, vieiras e cruzes de S. Tiago; as varas móveis de transporte em madeira são revestidas de prata. \nSobrepõe-se a este corpo principal a peanha, de forma octogonal, decorada com duplas vieiras, tabelas em forma de pêra e cruzes de S. Tiago. Ainda sobre este corpo, está um estrado octogonal com jarrinhas colocadas nos quatro vértices da peanha. Sobre esta, encontra-se um varão de ferro revestido de pano de seda bordado a fio dourado, resplendor de prata dourada adornado com pedras preciosas, encimado por coroa de prata dourada e também com pedras preciosas. No meio do andor, o Martírio de S. João Evangelista, com o Santo representado emerso em caldeira de azeite a ferver. A imagem, de madeira, apresenta rosto jovem, mãos postas e olhar direito ao céu. Uma caldeira em prata, sustentada sobre o fogo por uma trempe do mesmo metal, é ladeada por duas figuras masculinas em madeira policroma que, ajoelhadas, espevitam a lenha. \nO andor foi custeado pelo grupo de freiras devotas a S. João Evangelista e que rivalizava, dentro do Convento da Conceição, com o partido das Baptistas, devotas de S. João Baptista. Também estas mandaram fazer um andor em honra de S. João Baptista. Aliás, ambos os andores são datáveis do início do século XVIII, pertencem à mesma oficina e apresentam os mesmos punções, coroados, da cidade de Lisboa e as marcas do ourives, que usou a letra M.","short_description":"Andor em prata do segundo terço do século XVIII, representando o Martírio de S. João Evangelista, com características barrocas, peculiares do meio artístico português do reinado de D. João V. Pertenceu ao Real Mosteiro de Nossa Senhora da Conceição e saía na procissão do Santíssimo Sacramento, em Beja, no dia de Corpo de Deus.","type":"Ourivesaria religiosa.","holder":"Museu Rainha D. Leonor","owner":"Museu Rainha D. Leonor.","initial_owner":"Real Mosteiro de Nossa Senhora da Conceição.","dates":"Cerca de 1700","location":"Beja, Beja","dimensions":"Altura: 199 cm; largura: 99 cm; profundidade: 107 cm.","place_of_production":"Portugal.","method_for_datation":"Por evidência histórica: Tavares (1899) e a Crónica da Procissão do *Corpus Christi* em Beja.","provenance":"Real Mosteiro de Nossa Senhora da Conceição.","obtention":"Originalmente pertencente ao espólio do Real Mosteiro de Nossa Senhora de Beja, o altar processional foi transferido para o Museu Rainha D. Leonor, em Beja.","bibliography":"*Museu Regional de Beja, Catálogo de algumas peças principais*, cat. 84, Lisboa, \\[n.d.\\]. \nViana, A., “Mosteiro da Conceição e Palácio dos Infantes”, in *Boletim da Câmara Municipal*, Vols, II, III, VI, Arquivo de Beja, Beja, 1945, 1946, 1949. \nRoque, J., “Os Andores de Prata do Real Mosteiro da Conceição de Beja”, in *Ourivesaria Portuguesa*, Vols. 13, 14, 15, Revista oficial dos Industriais de Ourivesaria do Norte, 1951. \nInventário Artístico de Portugal, Academia Nacional de Belas Artes, \\[Edição CD ROM, CD III - Distrito de Beja\\], Lisboa, 2000.","workshop":"Barroco Nacional.","author":"Museu Regional de Beja","keywords":["Andor, Mosteiro da Conceição, S. João Evangelista, Beja, devoção corpo de Deus."],"materials":["Madeira entalhada e pintada; prata; pedras preciosas."]},"6be8c6ea-dc17-5a88-b3da-1b18dceccd50":{"name":"*Biombo Namban (Namban Byobu)*","description":"Os biombos – *namban byobu* - de que se conhecem cerca de setenta exemplares, constituem um dos mais impressivos testemunhos pictóricos da visão japonesa sobre os primeiros europeus que chegaram ao Japão, no século XVI. O período entre 1543, data do desembarque dos portugueses, e 1639, ano da sua expulsão definitiva do arquipélago, coincidiu com a emergência da designada *namban bijutsu* (arte *namban*), resultante dos contactos estabelecidos entre as civilizações europeia e japonesa. \nEste par de biombos de seis folhas segue um dos esquemas mais comuns aos biombos *namban* com a representação da chegada dos portugueses à costa japonesa: no da esquerda, observa-se o “Grande Navio de Macau”, ou *kurofune* (o «navio negro»), e, no da direita, o cortejo dos “bárbaros do sul”, *namban gyoretsu*, que atravessa uma localidade nipónica sob o olhar atento da população. À espera desta comitiva, encontram-se alguns jesuítas, cuja igreja é um edifício japonês com a compartimentação e a caracterização do espaço segundo o modelo autóctone, como é o caso da utilização dos *tatami* na cobertura do chão, ou dos *shoji* na divisão interna dos compartimentos. Assim, este par de biombos documenta também o método da «acomodação» praticado pela Companhia de Jesus na missão do Japão, que promovia a adaptação dos europeus à sociedade nipónica. \nO cortejo é composto pelo capitão-mor, sob um pára-sol cerimonial, e por funcionários da coroa, marinheiros, escravos de origem africana, indianos e malaios. Os panejamentos e os atavios utilizados pelos fidalgos e pelos mercadores merecem particular atenção: os cordões de ouro, os crucifixos, as espadas e a indumentária, como as *bombachas,* ou calças em balão utilizadas na Ásia para protecção contra os mosquitos. O botão, desconhecido dos japoneses, foi por eles apropriado, bem como a sua designação, *botan*. \nOs objectos (cadeiras chinesas, lacas, porcelanas e sedas) e a fauna de proveniências distintas são transportados com particular cuidado e testemunham as viagens realizadas pelos portugueses que, por esta altura, se encontravam fixados ao longo da costa do Oceano Índico, do Sudeste asiático e do Mar da China. Alguns destes homens haviam nascido na Ásia e a maioria era já produto do progressivo hibridismo que caracterizou as vidas dos europeus dos séculos XVI e XVII, na Ásia.","short_description":"Cerca de 1543, os Portugueses (ou *Namban-jin*) chegaram ao Japão e iniciaram um período de trocas comerciais e culturais. A arte *namban,* em que se inscreve este par de biombos, realizada por artistas japoneses, forma um universo material único e original, resultante do fascínio e da curiosidade mutuamente despertados.","type":"Composição incluída na categoria *Shoheiga*, ou seja, a pintura que utiliza como suporte grandes superfícies de carácter arquitectónico, em que se inserem os biombos. Neste caso específico, pode também utilizar-se a designação mais específica de *Byobu...","holder":"Museu Nacional de Arte Antiga","initial_owner":"Tadau Takamisawa; António da Costa Carneiro","dates":"Cerca de 1593-1600","location":"Lisboa, Lisboa","dimensions":"Altura: 172,8 cm; largura: 380,8 cm; profundidade: 2 cm.","place_of_production":"Japão.","method_for_datation":"Foi Tadao Takamisawa quem atribuiu este par de biombos a Kano Domi, com base em razões de ordem estilística e temática, bem como a partir dos paralelismos pictóricos visíveis noutras obras executadas pela Escola Kano, incluindo o par que ostenta o selo de Kano Naizen, pertencente, tal como este, à colecção do Museu Nacional de Arte Antiga.","obtention":"Adquirido na década de 1930 por Tadao Takamisawa, no castelo de um dáimio (grande senhor), perto de Osaka, este par de biombos foi, mais tarde, comprado em Tóquio pelo embaixador Português no Japão, António da Costa Carneiro. Após ter pertencido ao Ministério das Finanças, faz parte da colecção do Museu Nacional de Arte Antiga, em Lisboa, desde 1952.","bibliography":"Okamoto, Y., *The Namban Art of* Japan. New York–Tokyo, 1972. \nSakamoto, M., “Namban Byobu (Southern Barbarian Screens)”, in *Nihon no bijustsu*, nº. 135, Tokyo, 1977. \n*Arte Namban*. Lisboa, 1981. \nPinto, M. H. M., *Biombos Namban*, Lisboa, 1988. \n*Arte Namban. Os Portugueses no Japão*. Lisboa, 1990.","workshop":"Escola Kano (Kanoha).","dynasty":"Período Azuchi-Momoyama","copyright":"Direitos de autor fotografias: Divisão de Documentação Fotográfica/ Instituto dos Museus e da Conservação,I.P.","author":"Alexandra Curvelo","keywords":["*Namban*; *Shoheiga*; *Kano*; *byobu*; biombos; pintura de género."],"materials":["Cor (têmpera) sobre papel, folha de ouro, seda, moldura em laca e metal."]},"9f83d7a3-3fef-5717-a3ed-b729ae98a77b":{"name":"*Escrivaninha-oratório de barco*","alternate_name":"Cómoda papeleira-oratório para navio","description":"Se bem que os oratórios normalmente pertencessem à esfera doméstica, uma cómoda-oratório serviria não só como uma peça portátil de mobiliário com uma função religiosa mas também como escrivaninha. Esta escrivaninha-oratório usada a bordo é um exemplo do processo cumulativo de intercâmbio comercial entre os mercadores que percorriam as rotas comerciais portuguesas que ligavam Portugal às colónias, à vasta rede de fortalezas e feitorias ultramarinas e aos portos do Norte e do Noroeste da Europa. É, por isso, provável que nela se combinem as influências de vários estilos artísticos provenientes de Coromandel, na costa sudeste da Península Indiana, dos Biombos chineses (Henan) e do mobiliário anglo-japonês (*japanned*). \nDesenhado por Gaspar Ferreira e Manuel Silva, este tipo de cómoda era feito para permitir a marinheiros e passageiros o cumprimento da rotina religiosa a bordo. No caso desta escrivaninha de grande dimensão, provavelmente encomendada por D. João V, ela é composta por dois corpos: o inferior, com três gavetas e a caixa de escrivaninha, com tampa oblíqua; e o superior, em forma de armário, com empena em arco abatido com o escudo de armas do reino, decorada com madeira recortada e esculpida, encimada, nos cantos, por urnas com fogaréus. A peça é pintada a vermelhão com tabelas a negro, com motivos iconográficos dourados ou *chinoiseires* (elementos vegetalistas nas tabelas, paisagens chinesas nos painéis maiores). O desenho arquitectónico da peça bem como a ornamentação são característicos do “estilo D. João V”. No interior do armário, encontra-se um oratório em miniatura, com as imagens de *Santo António de Lisboa*, à direita, e de *Santa Bárbara*, à esquerda, ladeando *Cristo Crucificado*. A face interior das portas é pintada com cenas da Paixão de Cristo (*Cristo com a Cruz*; *Senhor da Cana Verde*, à direita; *Cristo atado à Coluna* e *A Ressurreição de Cristo*, à esquerda).","short_description":"Grande escrivaninha com armário dotado de oratório, usada a bordo, decorada com *chinoiseries* nos painéis maiores e elementos vegetalistas nas tabelas.","type":"Mobiliário de bordo; mobiliário religioso.","holder":"Museu Histórico da Vista Alegre","owner":"Família Pinto Basto.","initial_owner":"Família Pinto Basto.","dates":"Segundo quartel do século XVIII","location":"Vista Alegre, Ílhavo, Aveiro","dimensions":"Altura: 268 cm; largura: 72 cm; profundidade: 44 cm.","method_for_datation":"Análise estilística.","provenance":"Palácio da Vista Alegre (Vista Alegre – Ílhavo).","obtention":"Depositada no museu pela Família Pinto Basto, fundadora da Fábrica da Vista Alegre, no século XIX.","bibliography":"Sandão, A., *O Móvel pintado em Portugal.* Porto, 1973, pp. 117–119, figs. 62–63. \nMonterroso Teixeira, J., “Papeleira com alçado-oratório”, in *O Triunfo do Barroco*, *Europália*, 1991, pp. 175–177, figs. I–33.","workshop":"*Chinoiseries*.","author":"Paulo Pereira","keywords":["Mobiliário; *chinoiseries*; mobília pintada; mobiliário anglo-japonês."],"materials":["Madeira de carvalho lacada e dourada."]},"cb0e2e69-43f9-5404-9ff2-563cd4a64103":{"name":"*Biombos* (par)","alternate_name":"Biombos Namban","description":"O biombo foi usado no Japão para proteger do vento, dividir áreas ou marcar espaços simbólicos. Executados geralmente aos pares, ofereciam uma superfície única para decorar. Chegados ao Japão em 1543, a presença dos portugueses ou *namban* (equivalente a “estrangeiro” em japonês) terá um profundo impacto durante cerca de um século. Neste par de biombos marcados com o selo de Kano Naizen, destaca-se, em primeiro lugar, o registo da chegada do navio negro português (*kurofune*) com a sua carga exótica de gentes e preciosidades, minuciosamente descrita pelos pintores da escola de Kano. No primeiro elemento, a nau prepara-se para deixar Goa, a capital do Estado português da Índia, identificada por uma arquitectura estrangeira e dois elefantes; a sua actividade fervilhante é descrita com pormenor e cores brilhantes. Nuvens douradas separam os diversos momentos da composição. A narrativa continua no segundo elemento, com a chegada da nau a um porto japonês, possivelmente Nagasaki. O artista evidenciou a excelência da tripulação, representando-a a realizar verdadeiras acrobacias nos mastros. Em terra, um grupo fiscaliza a descarga da preciosa mercadoria (incluindo animais exóticos). O objectivo principal do negócio consistia na troca da seda chinesa pela prata japonesa, vendida na China com lucros fabulosos. Um cortejo heterogéneo liderado pelo capitão-mor sob um pára-sol integra fidalgos portugueses e mercadores, árabes, indianos, africanos e malaios, com indumentárias pormenorizadamente descritas. À direita, missionários aguardam próximo de uma Igreja. É importante referir que os jesuítas organizaram a presença portuguesa no Japão, dado que o seu trabalho religioso assentava numa abordagem cultural. Os biombos documentam, de forma ímpar, um encontro que uniu, pela primeira vez, duas culturas tão diferentes e distantes.","short_description":"A chegada dos portugueses (*namban jin*) ao Japão, em 1543, iniciou um período rico em trocas. Biombos como este registam a presença portuguesa no Japão em cores vivas. O retrato da estranha gente com as suas preciosas mercadorias que chegava em navios negros (*kurofune*), é considerado como um dos mais relevantes testemunhos visuais desse encontro.","type":"Artes decorativas, pintura de género.","holder":"Museu Nacional de Arte Antiga.","owner":"Museu Nacional de Arte Antiga.","dates":"1593–1603.","location":"Lisboa., Lisboa","dimensions":"Altura: 178 cm; comprimento: 366 cm; profundidade: 2 cm.","place_of_production":"Japão.","method_for_datation":"Os biombos têm o selo do artista Tadao. \nTakamizawa, T. e Okamoto, O., in *Namban Byobu*, 1970. \\[*vd* abaixo\\].","provenance":"Aquisição 1954.","obtention":"Aquisição.","bibliography":"Boxer, C. R., *The great ship from Amacon*, Lisboa, 1959. \nTakamizawa, T., Okamoto, O., *Namban Byobu*, Tokyo, 1970. \nPinto, M. H. M., *Biombos* *Namban*, Lisboa, 1988. \nSousa, C. B. de, *Portugiesen* *in Japan-Die Namban Kunst, Die Grossen sammlungen VIII*, Museu Nacional de Arte Antiga, Lisboa, Kunst und Ausstellungshalle der Bundesrepublik, Germany, 1999. \n*Biombo:* *Japanese Heritage as a Legend of* *Gold,* Suntory Museum of Art/Osaka Municipal Museum of Art, 2007.","workshop":"Escola de Kano.","artist_birthdate":"1570","artist_deathdate":"1616","copyright":"Direitos de autor fotografias: Divisão de Documentação Fotográfica/ Instituto dos Museus e da Conservação,I.P.","author":"Conceição Borges de Sousa","keywords":["Namban; Nagasaki; Kano; biombo; prata."],"materials":["Grade de madeira revestida de papel; folha de ouro; pigmentos minerais; seda; laca e metal."]},"da8131c4-37b0-5710-a8a7-07aeac9637d5":{"name":"*Contador mogol*","description":"Na 1ª metade do século XVI, a península indiana foi confrontada com o impacto de duas realidades estrangeiras: o domínio português, na região litoral, e, a partir do norte, aquilo que viria a constituir o vasto domínio mogol. \nEntre os imperadores mogóis, destacou-se Akbar (1556-1605), que conseguiu reforçar a sua posição no norte da Índia, após uma luta sem tréguas. Garantida a estabilidade e com as finanças e a economia reorganizadas, Akbar logrou elevar as criações artísticas provenientes dos seus ateliers imperiais ao mais alto nível. \nDotado de curiosidade e de perspicácia ímpares, soube compreender a rica e complexa realidade indiana, assente em tradições hindus e islâmicas, e congregou à sua volta a elite dos artistas das várias províncias do Império que dominava. \nNas oficinas imperiais, dirigidas geralmente por mestres persas, produziram-se obras híbridas, nas quais ressaltam as influências levadas por missionários (sobretudo os jesuítas) e por mercadores europeus e chineses. \nMovido pela curiosidade pelos portugueses e pela religião cristã, o imperador pediu às autoridades civis e eclesiásticas de Goa que enviassem uma missão de jesuítas à sua corte. \nDa fusão das várias contribuições, resultou uma expressão artística requintada e minuciosa, patente na pintura, nos têxteis, nos metais, no traje e no mobiliário, como é o caso deste contador. \nEste magnífico móvel inspira-se nos protótipos portugueses levados para Goa e aí copiados, embora a decoração e a técnica se filiem numa produção mogol. \nA frente do móvel apresenta decoração embutida, com o corpo superior formado por doze gavetas iguais, onde cenas de corte, caça e animais são representadas simetricamente, sobre um fundo vegetalista. \nNo corpo inferior, as portas são decoradas com a Árvore da Vida, junto à qual se destaca o pássaro mítico com elefantes nas garras. Na linha inferior, recortam-se cavaleiros portugueses (identificáveis pelo traje) caçando com grandes lanças. Este contador ilustra eloquentemente o cruzamento de culturas e integra-se nos objectos de luxo apreciados pelas cortes europeias.","short_description":"O termo mogol define a dinastia fundada em 1526, por Babur, no norte da Índia. Aplica-se, também, aos objectos produzidos naquela época, que combinavam a diversidade cultural do império com as influências trazidas por missionários e mercadores. O cruzamento de culturas é evidenciado nas portas deste móvel, onde se destacam, pelo seu traje, cavaleiros portugueses caçando com lanças.","type":"Mobiliário civil.","holder":"Museu Nacional de Arte Antiga","owner":"Museu Nacional de Arte Antiga.","initial_owner":"Colecção Burnay.","dates":"Século XVI-XVII","location":"Lisboa, Lisboa","dimensions":"Altura: 140 cm; largura: 142 cm; profundidade: 60 cm (incluindo pés).","place_of_production":"Sind ou Gujarate.","method_for_datation":"Análise estilística e técnica.","obtention":"Aquisição em 1936.","bibliography":"Maclagan, E., *Os Jesuítas e o Grão-Mogol*, (trad. A. A. Dória), Porto, 1946. \nSilva, M. C., “Obras de arte indo-portuguesas de carácter mongólico”, in *Garcia de Orta*, Lisboa, 1972. \nOkada, A. F., Richard, F., Cohen M., *A la Cour du Grand Moghol*, Paris, 1986. \nPinto, M. H. M., “Art Mogol,” in *Via Orientalis*, *Europalia/91 Portugal*, Bruxelas, 1991, pp. 143–8. \nJaffer, A., *Luxury Goods from India*, Londres, 2002. \nSousa, C. B. de, *Encompassing the globe: Portugal and the World in the 16th and 17th centuries*, Washington, 2007, pp. 122–123.","workshop":"Mobiliário indo-português de influência mogol.","dynasty":"Dinastia mogol","copyright":"Direitos de autor fotografias: Divisão de Documentação Fotográfica/ Instituto dos Museus e da Conservação,I.P.","author":"Conceição Borges de Sousa","keywords":["Mogol; contador; português; missões."],"materials":["Teca, sissó e outras madeiras exóticas; marfim natural e tinto; laca e ferragens em latão; pés entalhados."]},"e79d0da8-0e74-53d4-8df3-5ad805dd038d":{"name":"*Coro Alto, Órgãos*","description":"A Igreja de Braga teve, desde antes da fundação da nacionalidade, uma posição de particular relevo na hierarquia da Igreja Católica, nomeadamente durante o período barroco. Com efeito, os prelados bracarenses foram, na sua cidade, os principais promotores da arte barroca. O arcebispo D. Rodrigo de Moura Teles (1704-1728) transformou a Sé de Braga não apenas num espaço de culto harmonioso mas também numa obra de arte que apelava aos sentidos dos crentes. Com a sua morte, ficou o Cabido - corporação de cónegos presentes nas catedrais - encarregado da administração e da gestão dos bens da Diocese. \nNo final da década de 1730, os capitulares bracarenses, para abrilhantar a liturgia, resolveram substituir o antigo cadeiral, de finais do século XVI, que, apesar da sua qualidade artística, se encontrava bastante envelhecido. Em 1737, fecharam contrato com Miguel Francisco da Silva, arquitecto a residir no Porto. \nEste conjunto monumental, executado em madeiras nobres, sobressai pela sua opulência e pela qualidade de execução, onde se evidenciam os ornatos de talha dourada. É constituído por dois níveis de assentos e pela cátedra para o arcebispo. O centro do coro é ocupado por uma majestosa estante de coro, realizada de acordo com o restante programa decorativo do coro alto. \nA importância da música na liturgia não foi descurada pelo Cabido, que também mandou construir os dois órgãos monumentais (1737-1738). Para realizar esta magnífica obra, contratou artistas da maior nomeada. A parte mecânica dos órgãos foi entregue ao mestre organeiro Simon Fontanes, proveniente da Galiza. A decoração das caixas ficou a cargo do entalhador bracarense Marceliano de Araújo. A pintura do tecto, executada na mesma campanha de obras, foi da responsabilidade de Manuel Furtado de Mendonça. Os órgãos da Sé de Braga, incluídos na categoria de órgãos ibéricos, estão instalados em dois balcões sobre a nave central e formam um magnífico conjunto barroco, com uma profusão de ornamentos escultóricos que se anima da base do edifício até ao topo da Catedral.","short_description":"O cadeiral do coro alto e os dois órgãos monumentais são um expressivo exemplo do trabalho desenvolvido pelo atelier nortenho setecentista para corresponder às encomendas de uma clientela que procurava conciliar o esplendor e a dignidade da corte com a vida religiosa.","type":"Mobiliário eclesiástico e escultura.","holder":"Catedral de Braga","owner":"Catedral de Braga.","initial_owner":"Catedral de Braga.","dates":"1730-1739","location":"Braga, Braga","place_of_production":"Braga.","method_for_datation":"Evidência histórica e análise estilística.","provenance":"Catedral de Braga.","obtention":"*In situ*.","bibliography":"Ferreira, J. A., *Fastos Episcopais da Igreja Primacial de Braga (séc. III - séc. XX)*, III, Braga, 1932. \nSmith, C. R., *A Talha em Portugal*, Lisboa, 1963. \nSmith, C. R., *Marceliano de Araújo – Escultor Bracarense*, Porto, 1970 \nAlves, N.M.F., “A actividade de pintores e douradores em Braga nos séculos XVII e XVIII*”*, in *Actas do IX Centenário da Dedicação da Sé de Braga*, vol. II/2, Braga, 1990. \nDoderer, G., *Os Órgãos da Sé Catedral de Braga*, Lisboa, 1992.","workshop":"Porto e atelier do Norte.","author":"Fernanda Barbosa","keywords":["Talha dourada; órgãos."],"materials":["Madeira entalhada e dourada."]},"e8e399f5-c3f4-5c44-8ed7-085220b24c32":{"name":"*Farmácia Barbosa*.","description":"Esta Farmácia pretende ser uma reconstituição de uma botica do século XVIII, com os seus inúmeros nichos e prateleiras, preenchidos com exemplares da faiança portuguesa de farmácia do século XVIII. \nO nicho central, de dimensões maiores, destinava-se a receber uma imagem religiosa de São Miguel que guiava as operações do farmacêutico. Os corpos de estantes, com prateleiras, apresentam gavetas na parte inferior, para as plantas medicinais e os simples, enquanto nas prateleiras se encontram os célebres canudos, potes e boiões de botica pintados à mão ou estampilhados, de profusa ornamentação barroca ou representando brasões de armas particulares e religiosos. De pintura monocroma azul em dois tons, alguns têm a inscrição latina do produto terapêutico no seu interior, ou ainda uma reserva destinada ao rótulo ou à inscrição. \nUma larga maioria da faiança portuguesa exposta nesta farmácia pertenceu a boticas conventuais de várias ordens religiosas, entre as quais agostinhos, carmelitas, dominicanos, S. Filipe de Nery, Ordem Terceira de S. Francisco, jesuítas, etc. É ainda de realçar a excelente colecção de canudos e potes que pertenceram à botica da Santa Casa da Misericórdia de Viana, que fez a sua encomenda à fábrica de Darque, em 1774. \nDo conjunto é ainda o tecto original da farmácia, decorado com uma cercadura com motivos vegetalistas de inspiração barroca. \nO mostrador da botica, com artísticas obras em talha, tem, no centro, as iniciais do fundador da farmácia - Manuel Rodrigues Barbosa - que terá praticado e exercido a profissão de farmacêutico na botica do mosteiro de Paço de Sousa, tendo adquirido, em 1834 a armação, os livros, instrumentos vários e outros artefactos ao Mosteiro de Paço de Sousa, aquando da extinção das ordens religiosas em Portugal. \nElementos do restauro da armação da botica da Farmácia Barbosa indicam que o corpo superior central, pela sua estrutura, pelo modo de execução e pelo material será, de facto, anterior ao restante conjunto, tendo sido feita uma adaptação posterior da farmácia. Dento da farmácia, encontram-se garrafas, frascos, matrazes, pesos e medidas, retortas, farmacopeias e todo o arsenal que era utilizado na preparação dos medicamentos do século XVIII.","short_description":"A Farmácia Barbosa é uma reconstituição de uma botica do século XVIII, com os armários, as gavetas em baixo, para o armazenamento das plantas medicinais e dos simples, e as prateleiras com os vasos de botica em faiança azul e branca, de profusa ornamentação barroca.","type":"Madeira esculpida.","holder":"Museu da Farmácia.","owner":"Museu da Farmácia.","initial_owner":"Mosteiro de Paço de Sousa.","dates":"Cerca de 1770–1790.","location":"Lisboa, Lisboa","dimensions":"Altura: 2,90 m.","method_for_datation":"Documentos e evidências descobertas durante o processo de restauro.","provenance":"Paço de Sousa, Penafiel.","obtention":"Doação privada.","bibliography":"Basso, M. P., *Tesouros do Museu da Farmácia*, ed. INAPA, Lisboa, 2001.","author":"Paula Basso","keywords":["Farmácia; vasos de botica; ciência; medicina"],"materials":["Madeira esculpida e faiança."]},"fafb3812-1969-5e3a-b9d0-22446066efee":{"name":"*Arca - Altar portátil*","description":"Os altares portáteis, em forma de arca, fazem parte do mobiliário religioso, constituindo a expressão da mobilidade portuguesa para as diferentes partes do mundo, a partir do século XVI, com a frequência das grandes viagens marítimas, sobretudo para a Índia e a China. \nEstas viagens envolveram, particularmente, o clero regular e secular, que partiu em missão evangelizadora, e as famílias senhoriais e burguesas, que fizeram parte da governação dos territórios do Império Português ou que partiram em busca de novos mercados comerciais. \nA necessidade de reduzir o volume e o peso da carga a transportar nessas viagens obrigou a que se construísse mobiliário apropriado, de fácil manuseamento e arrumação. \nEste móvel de madeira revestida de couro, pintado de negro e gravado com motivos vegetalistas e pregaria, é exteriormente despojado. A exuberância é revelada após a abertura e a montagem da peça. O revestimento interior, de seda vermelha, é enriquecido com um cordão dourado. O recorte das guarnições que enquadram a tampa apresenta inspiração nos motivos da talha, que floresceu no período de datação desta arca. \nAs alfaias litúrgicas necessárias para a celebração da missa (cálice, crucifixo, píxide, galhetas, patena, campainha) estavam contidas numa gaveta por baixo da mesa de altar, em concavidades recortadas à medida de cada peça. A pedra de ara, indispensável para a celebração da missa, e sobre a qual se colocava o cálice e a hóstia, colocava-se numa concavidade aberta na mesa. \nEm altares como este celebraram-se muitas missas a bordo das naus e também em terras onde não havia lugares de culto apropriados. Em viagem, o sacerdote devia celebrar missa todos os domingos e dias santos, mas a bordo, as missas não tinham consagração, não havendo, por conseguinte, comunhão. Eram, por isso, denominadas “missas secas”. \nO jesuíta António Gouveia, em As *Cartas Ânuas* *da China: 1636, 1643 a 1649,* escritas para o Geral da Companhia de Jesus, em Roma, descreve o ritual nas casas dos portugueses, onde era prática “levantar altar” na maior sala para nele se celebrar missa.","short_description":"Arca-altar portátil, incluída no mobiliário religioso, transportado nas grandes viagens marítimas portuguesas com o objectivo de se poder celebrar a missa, quer a bordo quer em terra.","type":"Mobiliário de viagem.","holder":"Museu do Centro Científico e Cultural de Macau","owner":"Museu do Centro Científico e Cultural de Macau.","dates":"Séculos XVII-XVIII","location":"Lisboa, Lisboa","dimensions":"Aberta: altura: 227 cm; comprimento: 175 cm; profundidade: 96 cm. Fechada: altura: 44 cm; comprimento: 93 cm; profundidade: 54 cm.","place_of_production":"Portugal.","method_for_datation":"Análise estilística.","obtention":"Aquisição.","bibliography":"Rego, A. da S., *Documentos para* *a História das Missões do Padroado Português do Oriente: Índia,* Lisboa, Fundação Oriente, Comissão Nacional para as Comemorações dos Descobrimentos Portugueses, 1991. \n*Fons Vitae,* Pavilhão da Santa Sé na Expo 98, Lisboa, 1998, p. 183. \nGouveia, A. de, *Cartas Ânuas da China: 1636, 1643 a 1649*, Lisboa, 1998, pp. 126, 163, 252, 254. \n*Cartas Ânuas do Colégio de Macau 1594–1627,* org. de João Paulo Oliveira e Costa, Fundação Macau, 1999. \n*Guia do Museu do Centro Científico e Cultural de Macau*, Lisboa, 1999.","author":"Maria Manuela d'Oliveira Martins","keywords":["Mobiliário religioso de viagem."],"materials":["Couro, madeira, pregaria; óleo sobre tela, seda, cordão de algodão dourado."]}}
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- {"79123b79-bd2b-5af1-8898-89d1cb8e5327":{"name":"Sultan I. Ahmed’in Tahtı.","description":"Sultan I Ahmed'e ait olan taht, 11. / 17. yüzyıl Osmanlı ahşap işçiliğinin mükemmel örneklerinden birini gözler önüne sermektedir. Baldaken tarzda yapılmış olan tahtın tek kişilik oturma alanına, yüksekliği fazla olmayan üç basamak ile ulaşılmaktadır. üst kısmı kubbe ile kapatılmıştır. \n \n11\\. / 17. yüzyılın önemli mimarlarından ve Hassa mimarları başı Sedefkar Mehmed Ağa tarafından yapılan taht, mükemmel sedef ve bağa işçiliğinin yanı sıra üzerinde yer alan sayısız değerli taşlarla da göz kamaştırıcı bir güzelliğe sahiptir. \n \nTaht ceviz ağacından yapılmıştır. Bütün yüzeyi, sedef ve bağa malzemeyle, mozaik tekniği kullanılarak süslenmiştir. Bitkisel bezemeli süslemede, lale, karanfil, gül ve hatayi çiçekleri, kıvrım dallarla birbirine bağlanmış ve vazo içerisine yerleştirilmiştir. Natüralist bir üslupta işlenen bitkisel motifler, sedefle verilmiştir. Bu süslemelerin dışında kalan bütün alanlar bağa ile kaplanmıştır. \n \nTahtın oturma kısmının içi, Edirnekâri adı verilen, lake tekniği kullanılarak (boyalı ve cilalı örnekler) yapılan motiflerin yer aldığı kompozisyonla bezenmiştir. Kırmızı zemin üzerine sarı çiçekler, natüralist bir üslupta işlenmiştir. \n \nKlasik Osmanlı dönemin özelliklerini yansıtan çiçekler, son derece başarılı bir kompozisyonla ele alınmıştır. Vazolar ve çiçeklerin üzeri, zümrüt, yeşim, firuze ve elmas gibi değerli taşlarla hareketlendirilmiştir. Değerli ve renkli taşların kullanılması tahtın çok daha göz alıcı olmasını sağlamıştır. \n \nOsmanlı sanatında, 11. / 17. yüzyılda bitkisel bezemin kullanımını ve ulaştığı noktayı göstermesi açısından önemli olan taht, Osmanlı Sarayının zenginliğini sergilediği eserlerden biridir.","short_description":"Sultan I. Ahmed için yapılan taht, mükemmel sedef ve bağa işçiliği ve üzerinde yer alan sayısız değerli taşlarıyla göz kamaştırıcı bir güzelliğe sahiptir. Tahtın süslenmesinde kullanılan ve klasik Osmanlı dönemi özelliklerini yansıtan çiçekler, son derece başarılı kompozisyonlarla ele alınmıştır.","holder":"Topkapı Sarayı Müzesi.","initial_owner":"Sultan I. Ahmed (H. 1012-26 / M. 1603-17).","dates":"Sultan I. Ahmed Devri (H. 1012-26 / M. 1603-17).","location":"Sultanahmet, İstanbul","dimensions":"285 x 102 x 66 cm.","method_for_datation":"Taht, Topkapı Sarayı'na ait eserlerden biridir. Bu nedenle Sultan I. Ahmed'e ait olduğu ve Sedefkâr Mehmed Ağa tarafından yapıldığı belgelerle ortaya konulmaktadır.","method_for_provenance":"Taht, Sultan I Ahmed için sarayın başmimarı Sedefkâr Mehmed Ağa tarafından yapılmıştır. Dolayısıyla Topkapı Sarayı atölyelerinde yapılmış olması kuvvetle muhtemeldir.","provenance":"Topkapı Sarayı, İstanbul.","obtention":"Günümüzde müze olarak kullanılan Topkapı Sarayı'na ait eserlerdendir.","bibliography":"Barışta, ö. “Geleneksel Türk Sanatlarından Sedef Kakmacılık”, *Türkiye'de Sanatın Bugünü ve Yarını,* Vol.1, Ankara, 1985, 393-400. \n \nKerametli, C., “Osmanlı Devri Ağaç İşleri, Tahta Oyma, Sedef, Bağ ve Fildişi Kakmalar”, *Türk Etnografya Dergisi,* Vol.IV, 1961, Ankara, 1962, 5-13. \n \nTürkoğlu, S., “Woodwork”, *Traditional Turkish Arts* (Ed. Mehmed özel), İstanbul, 1992, 42-73.","dynasty":"Osmanlı Dönemi","linkcatalogs":"IAM_TR_TR_001","author":"Sevinç Gök Gürhan","keywords":["ahşap","Bağa","Bitkisel bezeme","Edirnekari","kakma","lake","Sedef","Sedefkâr Mehmed Ağa","Sultan I. Ahmed","Taht"],"materials":["Ahşap malzemeli taht, sedef, bağa ve değerli taşlarla (zümrüt, yeşim, elmas, firuze vb) kakma tekniğinde ve Edirnekâri (lake) tekniğinde süslenmiştir."]},"9beb3626-1910-5e59-a90a-ae27e1cb3c8d":{"name":"Kapı Kanatları ve Tokmağı.","description":"Cizre Ulu Cami'ye ait çift kanatlı kapının ahşap iskeleti, tunç plakalarla kaplanmış; pirinç çubuk ve levhalardan oluşan süsleme, demir çivilerle kapı iskeletine çakılmıştır. Kapının kenarını, yuvarlak başlı çivilerle tutturulmuş dörtlü yonca yaprağı motifli bir bordür dolanır. Kapı kanatları üzerinde her kanatta alt alta sıralanmış ve merkezinde on iki kollu bir yıldızın yer aldığı üç madalyon yer almaktadır. Bunların aralarına gelecek şekilde ise kanatlar kapanınca tamamlanan iki tüm ve iki yarım madalyon yerleştirilmiştir. On iki köşeli yıldızlardan oluşan madalyon ve geometrik motiflerin arasında kalan boşluklar, ajur (delik işi) tekniğinde rumi-palmet motifli plakalarla doldurulmuştur. Bu motiflerin zemininde eskiden kırmızı ve mavi renklerin kullanılmış olduğu ve böylece motiflerin daha belirginleşmesinin sağlandığı, kalan izlerden anlaşılmaktadır. Kapının iki dış kenarında görülen yarım ve çeyrek madalyonlar, bu geometrik düzenin adeta sonsuz bir biçimde uzayıp gittiğini göstermektedir. Kapı kanatlarının ortasına yakın bölümünde, tokmak takılacak iki bölüm vardır. Birbirlerine ortada yer alan bir aslan kafasıyla bağlanmış iki ejderin oluşturduğu tunç kapı tokmakları, kapı kanatlarına bu deliklerden geçerek sabitlenmiştir. Tokmak dökümle yapılmış olup üzeri kazıma tekniği ile süslenmiştir. Tokmağın ejderleri sivri kulaklı, badem gözlü ve kanatlıdır. Yılan pullarıyla kaplı gövdeleri helezon şeklinde düğümlenip, birbirleriyle bağlanan kuyruklarının uçları da kartal başlarıyla betimlenir. \n \nKapının üstünde yer alan bronz döküm kabartma yazılmış sülüs hatlı kitabenin harflerinin bir kısmı eksik olduğundan tam olarak okunamamaktadır. çözümlenebilen bölümünde “Bizim büyüğümüz Ebul Kasım Mahmud Sencer Şah'a Allah kuvvet versin” yazmaktadır. \n \nAdı geçen Atabek, Cizre Atabeki olup, 1208-1241 yılları arasında hüküm süren Mahmud Sencer Şah olmalıdır.","short_description":"Anıtsal camilerin görkemli kapıları, aynı zamanda cennetin kapılarını da simgelerler. Kapı üzerinde hükümdar adına yer verilmesi, sonsuzluğu simgeleyen geometrik bezemeler ve kapı tokmaklarındaki ejder ve aslan figürleri, Tanrı'nın ilahi kudreti yanında hükümdarın gücünün de ifadesidir.","holder":"Türk ve İslam Eserleri Müzesi.","initial_owner":"7. / 13. yüzyıl başı Artuklu Hanedanı, Cizre Atabeki Mahmud Sencer Şah (H 605-639 / M. 1208-1241).","dates":"H. 7. / M. 13. yüzyıl başı.","location":"Sultanahmet, İstanbul","dimensions":"Kanatlar: Yük: 300 cm. Gen: 112 cm. Tüm gen: 224 cm; Tokmak: Yük: 27,5 cm. Gen: 24cm. Kal: 3 cm.","method_for_datation":"Kapının üst kısmında yer alan kitabesinden anlaşılacağı üzere, adı geçen Cizre Atabek'i olup, 1208-1241 tarihleri arasında hüküm süren Mahmud Sencer Şah dönemi olmalıdır. Tokmak M.S. 1155 tarihinde inşa edilen Cizre Ulu Camii için kapı kanatları ile birlikte yapılmış olmalıdır.","method_for_provenance":"Eserler, Cizre Ulu Camii için özel olarak üretildiklerinden Cizre'de veya güneydoğu Anadolu'da üretilmiş olması kuvvetle muhtemeldir.","provenance":"Güneydoğu Anadolu.","obtention":"Mardin Müzesi'nden 1976 yılında kapı kanatları ve tokmak birlikte getirilmiştir.","bibliography":"ölçer, N. *et al*, *Türk ve İslam Eserleri Müzesi*, İstanbul, 2002, 97-99. \n \nRoxborough, D.J. (ed.) *Turks, A Journey of a Thousand Years, 600-1600*, London 2005, 399-400.","dynasty":"Selçuklu Cizre Atabeyliği","author":"Alev Özay","keywords":["ajur","Bitkisel bezeme","figürlü bezeme","Geometrik bezeme","tunç"],"materials":["Kanatlar: ahşap (ceviz ve kavak), maden (tunç ve pirinç), ajur (delik işi) tekniği."]},"c71d590c-4617-5140-bfe0-2cb0925bedda":{"name":"Yazı Çekmecesi.","description":"Ahşap üzerine Edirnekari tekniğinde boyanarak hazırlanmıştır. çekmecenin tüm dış yüzeyi kırmızı zemin üzerine yapılan çiçek buketleri ile bezenmiştir. Bombeli olan kapağın ortasındaki çelengin içinde, köşelerinde ve çekmecenin yan yüzlerinde yer alan çiçeklerin oluşturduğu bu desen şeması, Türk Barok-Rokoko üslubunu yansıtmaktadır. çekmece kapağındaki bezemenin altında küçük bir madalyon içinde çekmeceyi yapan usta adını, “es-Seyyid ömer er-Recai” olarak yazmıştır. Mavi renge boyanmış olan çekmece kapağının iç yüzünde Sultan Abdülmecid'in (1255-1278 / 1839-1861) tuğrası, alt kısımda ise kamış kalem, mürekkep ve rıhdanlığın konulacağı özel yerler ile kağıtların muhafaza edileceği bölüm bulunmaktadır. \n \nYazı çekmeceleri, Hattatların, kağıt, kamış kalem, mürekkep hokkası, makta, kalemtraş ve yazı makaslarını muhafaza etmek ve bir arada bulundurmak istekleri sonucu üretilmişlerdir. \n \nYazı çekmeceleri kullanım amacı dolayısıyla üretilmiş, dönem beğenisi doğrultusunda bezenmiş, genellikle ahşap üzerine sedef, fildişi, bağa kakmalı olarak, bazen de bu eserde olduğu gibi 19. yüzyılda sıkça görülen Edirnekari tekniğinde yapılmışlardır. \n \nİslam sanatının kendini ifade ettiği en büyük alanlardan biri hat sanatıdır. özellikle bazı Osmanlı sultanları da hat sanatında ders almış ve çalışmalar yapmıştır. Hat sanatında güzel eserler vermiş sultanlar arasında III. Ahmed, II. Mustafa, II. Mahmud ve I. Abdülmecid sayılabilir. Bu yazı çekmecesi, Sultan I. Abdülmecid tarafından bizzat kullanılmıştır.","short_description":"Yazı çekmeceleri, hattatların araç gereçlerini toplu halde taşıma ve koruma kolaylığını sağlamak üzere yapılmışlardır. üretildikleri dönemin beğenisi doğrultusunda bezenen bu çekmeceler, her dönemde hattatların üstün zevk değerlerini de yansıtmışlardır.","holder":"Türk ve İslam Eserleri Müzesi.","initial_owner":"Sultan I. Abdülmecid (1255-1278 / 1839-1861).","dates":"I. Abdülmecid (1255-1278 / 1839-1861) dönemi.","location":"Sultanahmet, İstanbul","dimensions":"Yük:8.5 cm. Gen: 21 cm. Boy: 40 cm.","method_for_datation":"çekmece'nin iç kapağında bulunan Sultan Abdülmecid tuğrası, eserin, onun hükümdarlığı döneminde (1255-1278 / 1839-1861) ve kendisi de bir hattat olan sultanın kendisi için yapıldığını göstermektedir.","method_for_provenance":"Eserin yüksek kalitesi, sultan için yapılmış olması ve hat sanatının en büyük destekleyicisinin Osmanlı Sarayı olmasından İstanbul'da yapıldığı düşünülmektedir.","provenance":"İstanbul.","obtention":"İstanbul çinili Köşk'te korunmakta iken 1941 yılında Müzeye getirilmiştir.","bibliography":"ölçer, N. vd, *In Pursuit of Excellence*, İstanbul, 1993, 70. \n \nölçer, N. vd, *Türk ve İslam Eserleri Müzesi,* İstanbul, 2002, 318.","dynasty":"Osmanlı Dönemi","linkcatalogs":"IAM_TR_TR_001","author":"Şule Aksoy","keywords":["Edirnekari","hat","I. Abdülmecid","lake","tuğra","Yazı"],"materials":["Ahşap üzerine lake (Edirnekari) tekniği."]},"cce3a0c8-0096-5ec4-8323-9daea09d8912":{"name":"Ahşap Sütunlar.","description":"Kare prizma gövdeli ahşap sütunlardır. Sütunların her ikisinin de ikişer yüzeyi derin oyma tekniği kullanılarak işlenmiştir. Yüzeyler üst üste gelecek şekilde dikdörtgen panolara bölünmüştür. Dikdörtgen panoların içine çiçekli kufi hatla yazılmış her yüzeyde sekiz satır olmak üzere onaltı satırlık metin yer alır. \n \n145 envanter numaralı sütunun üzerindeki metinde Kur'an-ı Kerim XIX Meryem Suresi: 96-98 ayetleri yer alır. Ayetler sütunun bir yüzünde başlayarak alt alta gelen sıralarda devam eder ve sonra diğer yüzüne geçer. \n \n146 envanter numaralı sütunun üzerinde ise Kur'an-ı Kerim II Bakara Suresi: 285 ayeti yer alır. Ayet, her iki yüzeydeki ilk satırlar tamamlandıktan sonra tekrar birinci yüzdeki panonun ikinci satırından alt panolara doğru devam eder. \n \nAhşap sütunun hangi yapıda ve ne amaçla kullanıldığı bilinmemekle birlikte üzerinde Kur'an ayetlerine yer verilmesinden dolayı dini bir yapıda mimari bir aksam olarak kullanılmış olduğu düşünülmektedir.","short_description":"6.-7. / 12.-13. yüzyıllarda Suriye ve Mısır'da hüküm süren Eyyubiler dönemine ait bu ahşap sütunların, üzerindeki oyma tekniği kullanılarak çiçekli kufi ile yazılan Kur'an ayetlerinden, dini bir yapıya ait oldukları anlaşılmaktadır. Dönemin ahşap sanatında görülen teknik ve üslup özellikleri, Fatımi sanatı etkisindedir.","holder":"Türk ve İslam Eserleri Müzesi.","dates":"H. 7. / M. 13. yüzyıl.","location":"Sultanahmet, İstanbul","dimensions":"Yük: 85 cm, Gen: 19 x 19 cm.","method_for_datation":"Eserin üzerinde tarih bulunmamaktadır. üzerindeki yazının üslup özelliklerine dayanılarak 13. yüzyıla tarihlenmekte ve o dönemde Şam ve Suriye'de hüküm süren ve ahşap işçilikleriyle tanınan Eyyubiler'e atfedilmektedir.","method_for_provenance":"Envanter kayıtlarına göre Şam'dan getirilen eserin Şam'da üretilmiş olması muhtemeldir.","provenance":"Suriye.","obtention":"Müze'ye 1914 yılında Şam'dan getirilen eserler arasındadır.","bibliography":"ölçer, N. vd,*Türk ve İslam Eserleri Müzesi*, Akbank, İstanbul, 2002, s.76-77.","dynasty":"Eyyubi Dönemi","author":"Gönül Tekeli","keywords":["ahşap","hat sanatı","oyma tekniği"],"materials":["Ahşap, oyma tekniği."]},"efc1e427-4c81-58f3-a2ae-e846616be1e3":{"name":"Kur’an Mahfazası.","description":"Gövdesi dikdörtgen prizma formunda olup kısa ayaklıdır. Kapağı kubbe formundadır. Ahşap üzerine abanoz ve fildişi kullanılarak kakma tekniği uygulanmıştır. \n \nMahfazanın gövdesinin yan yüzleri dikdörtgen panolar halinde düzenlenmiştir. Panoların içleri klasik Osmanlı Dönemi kitap cilt kompozisyonlarında görülen formda düzenlenmiştir. Dikdörtgen panoların köşelerine fildişi köşebentler yerleştirilmiştir. Rumi ve palmet motifleriyle şekillenen dilimli kartuşlar abanozla kaplanmıştır. Panoların ortasında, fildişi kakma iri birer kabara bulunan ve uçları rozet ve palmet motifleriyle biten salbekli şemseler yer alır. Şemselerin iki ucunda çin bulutları, alt ve üst bölümlerinde ise dört adet altıgen rozet bulunmaktadır. Altıgen rozetlerin içleri beyaz ve renkli boyalı fildişi ve gümüş tel kullanılarak mozaik kakma tekniğinde işlenmiştir. Dikdörtgen kartuşların etrafında abanoz üzerine fildişi kakma ile rumi ve palmet kıvrımlarından meydana gelen serpme desenler yer alır. \n \nKapak pervazı üzerinde yer alan ve birbirinden dilimli kartuşlarla ayrılan fildişi kartuşların içinde oyma tekniğinde, sülüs hatla Kur'an'dan Sure II: 255 yazılıdır. \n \nKubbe yüzeyi yan yana V motifleriyle oluşturulan zig zag desenli geniş, abanoz ve fildişi plakalarla kaplanmıştır. Sivrilerek son bulan kubbenin üst bölümünde, ters yüz yerleştirilmiş fildişi, abanoz palmet dizisi ve mozaik dolgulu altıgen rozetler yer alır. Tepeliği kopmuştur. \n \nKur'an cüzlerini saklamak amacıyla hazırlanmış olan mahfazanın içi beş bölmelidir. Kubbenin içi krem rengi boyalı zemin üzerine kalemişi tekniği ile rumi ve palmet kompozisyonlarından oluşan şemselerle bezenmiştir. Kapağın iç pervazı kırmızı zemin üzerine siyah renkle rumi-palmet kompozisyonu ile bezelidir.","short_description":"Kur'an ve cüzlerini saklamak amacıyla Osmanlı saray atölyelerinde yapılmıştır. Ahşap üzerine abanoz, fildişi ve gümüş tel ile kakma tekniği kullanılarak klasik Osmanlı süsleme üslubundaki motiflerle bezenmiştir.","holder":"Türk ve İslam Eserleri Müzesi.","dates":"H. 10. / M. 16. yy. ilk yarısı.","location":"Sultanahmet, İstanbul","dimensions":"Yük: 86.5cm. Gen: 50.7 cm.","method_for_datation":"Yüzeylerin değerlendirilmesi, form, teknik ve malzemenin dengeli kullanımı ile Osmanlı Dönemi 10. / 16. yy ilk yarısı ahşap işçiliğinin özelliklerini yansıtmaktadır.","method_for_provenance":"Mahfaza Osmanlı Saray atölyelerinin yönlendirdiği ve klasik Osmanlı Döneminin bütün süsleme motif ve kompozisyon özelliklerini taşımaktadır. Eser büyük olasılıkla, 10. / 16. yüzyılın ilk yarısında İstanbul'da Saray'ın yönlendirdiği atölyelerden birinde üretilmiş olmalıdır.","provenance":"İstanbul.","obtention":"Eser, Sultan I. Mahmud'un (1142-1168 / 1730-1754) yaptırdığı Ayasofya Kütüphanesi'nden 1914 yılında Müze'ye getirilmiştir**.**","bibliography":"Atasoy, N. and Artam, T., *The Splendors of the Ottoman Sultans*, Memphis, 1992, pp.162–3. \n \nKunt, M., and Woodhead, C. (ed.), *Suleyman the Magnificent and His Age*: The Ottoman Empire in the Early Modern World**, Addison-Wesley, 1995, cat. no. 86. \n \nölçer, N.vd*, Türk ve İslam Eserleri Müzesi*, Istanbul, 2002, pp.254–5.","dynasty":"Osmanlı Dönemi","linkcatalogs":"IAM_TR_TR_001","author":"Gönül Tekeli","keywords":["abanoz","ahşap","fildişi","kakma","kakma mozaik","Kur’an mahfazası"],"materials":["Ahşap, abanoz, fildişi, gümüş tel ile kakma tekniği, Kalemişi tekniği."]},"f7759c4e-3d0e-535a-b438-1292b547ebc5":{"name":"Kur'an Mahfazası.","description":"Kemerli kısa ayaklar üzerine oturan altıgen prizma gövdelidir. Oniki köşeli kasnak üzerinde yükselen sivri piramidal çatılı kapağı vardır. \n \nCeviz kaplama üzerine fildişi kakma (gömme) tekniğinde işlenmiştir. Yer yer abanoz kullanılmıştır. Kapakta yukarıdan aşağı doğru iki sıra halinde dikey fildişi paftalar ile salbekli şemseye benzer madalyonlar yerleştirilmiştir. Paftalar oyma rumi yaprakları, hatayi motifleri ve kıvrım dallardan oluşan girift bezemeye sahiptir. Kubbe eteği ile kasnağı üzerinde ise yatay olarak yerleştirilmiş fildişi oyma yazı paftaları yer alır. Kazıma tekniğinde, zemin oyularak Sülüs hatlı yazılarda Kur'an ayetlerinden (II: 255 ve LIX: 22-24 ) bölümler yazılıdır. Kapak üzerinde ve kenarındaki paftalarda yine Kur'an ayetlerinden (XLVIII: 28-29, III: 18-19, XXVII: 30) parçalar vardır. \n \nGövde yan yüzeylerinde etrafı fildişi şeritlerle konturlanmış yatay dikdörtgen panolar vardır Bunların köşelerinde içleri rumi ve palmet motifli fildişi köşebentler yer alır. Bu paftaların ortalarında fildişi oyma sülüs hatla yazılmış Türkçe yazılarda, mahfazanın Sultan II. Bayezid adına yaptırılmış olduğunu ifade eden metin ve H. 911 / M. 1505 tarihi yer almaktadır. Yazıların son satırı altındaki paftada mahfazayı yapan sanatçının imzası Amel-i Ahmed bin Hasan Kalıb-i Fani şeklinde fildişi üzerine oyularak yazılmıştır. \n \nKaidenin kemer dolgularında yeşil boyalı fildişi (kemik) üzerine mozaik kakma tekniğinde yapılmış süslemeler vardır. Kapak üzerinde üç boğumlu kubbe alemi abanoz ve fildişindendir. Kur'an ve Cüzlerini saklamak amacıyla yapılmış olan mahfazanın içi üç gözlüdür.","short_description":"Sultan II. Bayezid adına, Ahmed bin Hasan adlı sanatçı tarafından H. 911 / M. 1505 yılında yapılmıştır. Ahşap üzerine fildişi kakma tekniğindeki mahfazanın yüzeylerinin işlenişi ve malzemenin dengeli kullanımı, Osmanlı ahşap sanatının 10. / 16. yüzyıl ilk yarısında görülen üslup özelliklerini yansıtmaktadır.","holder":"Türk ve İslam Eserleri Müzesi.","initial_owner":"Sultan II. Bayezid (H. 886–918 / M. 1481–1512).","dates":"H. 911 / M. 1505.","location":"Sultanahmet, İstanbul","dimensions":"Yük: 82 cm. Gen: 56 cm.","method_for_datation":"üzerindeki kitabeye göre H. 911 / M. 1505 yılında yapılmıştır.","obtention":"Eser, Ayasofya camii haziresinde bulunan Sultan II. Selim (1566-1574) Türbesinden 1926 yılında Müze'ye getirilmiştir.","bibliography":"*Anadolu Medeniyetleri Sergisi, III Selçuklu-Osmanlı*, İstanbul, 1983, E.19. \n \nçığ, K. “İmzalı Eski çekmece, Cüz ve Hilye-i Saadet Mahfazaları ve Sanatkarları,” *Milletlerarası Birinci Türk Sanatları Kongresi*, Ankara 1962, s.101-119 \n \nLevenson, J.A. *Circa 1492. Art in the Age of Exploration*, Washington DC, 1991, s.194 \n \nölçer, N. vd*, Türk ve İslam Eserleri Müzesi*, İstanbul, 2002. s. 252-253. \n \nRogers, J. – R.M. Warth, *Suleiman the Magnificent*, London, 1990.","dynasty":"Osmanlı Dönemi","linkcatalogs":"IAM_TR_TR_001","author":"Gönül Tekeli","keywords":["abanoz","fildişi","Kur’an mahfazası"],"materials":["Ceviz, Abanoz, Fildişi, Kemik-kakma, gömme, mozaik kakma."]},"febb9b50-5023-54dc-aba9-74d232d247aa":{"name":"Damsaköy Taşkınpaşa Camii’nin Mihrabı.","description":"Ceviz ağacından yapılmış mihrapta yer alan geometrik ve bitkisel motifler ile yazılardan oluşan süslemeler, yuvarlak yüzeyli derin oyma, çift katlı oyma ve eğrikesim teknikleri kullanılarak meydana getirilmiştir. Mükemmel bir işçiliğin sergilendiği mihrapta, iki geniş bordür, mihrap nişini çevrelemektedir. En dıştaki bordür, zeminden 68 cm yüksekliğe kadar, palmet ve rumilerden oluşan bitkisel bir kompozisyonla bezenmiştir. İkinci bordür ise yaklaşık 100 cm yüksekliğe kadar geometrik bir ağ ile kaplanmıştır. İki bordürün süslemesi, bu yüksekliklerden itibaren Kur'an ayetleri (X: 255, LIX: 20-23, XLVI: 31) içeren yazı şeritleri ile devam ettirilmiştir. \n \nDilimli mihrap nişini çeşitli genişliklerde, palmet ve rumi motiflerinin kullanılmasıyla oluşturulan bitkisel bezemeli ince bordürler çevrelemektedir. Kavsara kemerinin şekli ve iç kısmının boş olması, bu kesimde bir onarım olduğunu düşündürmektedir. Yarım daire profilli mihrap nişinin içi de girift bitkisel bir kompozisyonla bezenmiştir. \n \nMihrap nişinin kemer köşeliklerinde yuvarlak madalyonlar yer almaktadır. İçlerinde yazı şeritleri bulunan bu madalyonların çevrelerinde, ajur tekniği kullanılmış gibi bir etki bırakan, derin oymalı bitkisel motifler bulunmaktadır. Bu madalyonlardan sağdakinin ortasında “Allah” kelimesinin etrafında, Kur'an'dan LIX: 22; sol levhada ise, ortada “Muhammed” kelimesinin etrafında LIX: 23. ayetten alıntı yer almaktadır. \n \nMihrap nişinin üst kesiminde yer alan büyük dikdörtgen panonun içerisi, 12 kollu yıldızlardan gelişen geometrik bir ağ ile kaplanmıştır. Mihrabın tepeliği yoktur. \n \nAnadolu dışında yer alan ve çeşitli dönemlere tarihlenen, Kahire'deki El-Ezher Camii (360-362 / 970-972) ile Seyide Nefise Camii (532-33 / 1138-1145), Batı Türkistan'daki İskodar Camii (5.-6. / 11-12. yy) ve Halep'deki Halaviye Medresesi (6. / 12. yy sonu, 7. / 13. yy başı) gibi bazı yapıların ahşap mihrapları bulunmakla birlikte; Damsaköy Taşkınpaşa Camii'nin mihrabı, Anadolu'da ahşap malzemeyle yapılmış tek örnek olarak ayrıcalıklı bir yere sahiptir.","short_description":"Anadolu'da ahşap malzemeyle yapılmış tek örnek olarak ayrıcalıklı bir yere sahip olan Damsaköy Taşkınpaşa Camii'nin mihrabı, süslemelerinde kullanılan geometrik, bitkisel ve yazı karakterli desenleriyle, mükemmel bir işçiliğin özgün bir örneğini sergilemektedir.","holder":"Ankara Etnografya Müzesi.","dates":"H. 654-842 / M. 1256-1438.","location":"Ulus, Ankara","dimensions":"Yük: 350 cm. En: 203 cm.","method_for_datation":"Damsaköy Taşkınpaşa Camii'nin inşa kitabesi yoktur. Ancak caminin avlusunda yer alan türbelerin, 8. / 14. yüzyıla ait kitabelerinden yola çıkarak Damsaköy Taşkınpaşa Camii'nin de 14. yüzyılın ortalarında yapılmış olabileceği kabul edilir. \n \nAyrıca 14. yüzyılda, özellikle çini mozayik ve alçı mihraplarda, genel olarak geometrik ve bitkisel kompozisyonlar yazı ile birlikte kullanılmıştır. Bu süsleme programı, ahşaptan yapılmış Damsaköy Taşkınpaşa Camii'nin mihrabında da uygulanmıştır.","method_for_provenance":"Mihrabın yapıldığı yer tam olarak bilinmemekle birlikte; gerek üslup özellikleri, gerekse kullanılan motiflerin karakteri yerli (Anadolu) üretim olduğunu göstermektedir.","provenance":"Anadolu.","obtention":"Ahşap mihrap, Kayseri Müzesi'nin 14 Eylül 1938 tarih ve 113 sayılı kararı ile 23 Eylül 1940 yılında Ankara Etnografya Müzesi'ne getirilmiştir.","bibliography":"Bakırer, ö. *Onüç ve Ondördüncü Yüzyıllarda Anadolu Mihrapları,* Ankara, 1976. \n \nBakırer, ö. “ürgüp'ün Damsa Köyü'ndeki Taşkın Paşa Camii'nin Ahşap Mihrabı”, *Türk Tarih Kurumu Belleteni*, S.139 (1971), s.367-382. \n \nöney G. “Anadolu Selçuklu ve Beylikler Devri Ahşap Teknikleri”, *Sanat Tarihi Yıllığı*, S.III, İstanbul, 1969-1970, s.135-171.","dynasty":"Karamanoğulları Dönemi","author":"Sevinç Gök Gürhan","keywords":["ahşap","Ahşap mihrap","Bitkisel bezeme","Eğrikesim tekniği","Geometrik bezeme","Karamanoğulları","Mihrap","Yazı"],"materials":["Ahşap mihrap, ceviz ağacı kullanılarak yapılmıştır. Ceviz levhalar yan yana getirilerek mihrap oluşturulmuştur. Mihrabın tamamı, yuvarlak yüzeyli derin, çift katlı oyma ve eğrikesim teknikleri kullanılarak süslenmiştir."]}}
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+ {"79123b79-bd2b-5af1-8898-89d1cb8e5327":{"name":"Sultan I. Ahmed’in Tahtı.","description":"Sultan I Ahmed'e ait olan taht, 11. / 17. yüzyıl Osmanlı ahşap işçiliğinin mükemmel örneklerinden birini gözler önüne sermektedir. Baldaken tarzda yapılmış olan tahtın tek kişilik oturma alanına, yüksekliği fazla olmayan üç basamak ile ulaşılmaktadır. üst kısmı kubbe ile kapatılmıştır. \n \n11\\. / 17. yüzyılın önemli mimarlarından ve Hassa mimarları başı Sedefkar Mehmed Ağa tarafından yapılan taht, mükemmel sedef ve bağa işçiliğinin yanı sıra üzerinde yer alan sayısız değerli taşlarla da göz kamaştırıcı bir güzelliğe sahiptir. \n \nTaht ceviz ağacından yapılmıştır. Bütün yüzeyi, sedef ve bağa malzemeyle, mozaik tekniği kullanılarak süslenmiştir. Bitkisel bezemeli süslemede, lale, karanfil, gül ve hatayi çiçekleri, kıvrım dallarla birbirine bağlanmış ve vazo içerisine yerleştirilmiştir. Natüralist bir üslupta işlenen bitkisel motifler, sedefle verilmiştir. Bu süslemelerin dışında kalan bütün alanlar bağa ile kaplanmıştır. \n \nTahtın oturma kısmının içi, Edirnekâri adı verilen, lake tekniği kullanılarak (boyalı ve cilalı örnekler) yapılan motiflerin yer aldığı kompozisyonla bezenmiştir. Kırmızı zemin üzerine sarı çiçekler, natüralist bir üslupta işlenmiştir. \n \nKlasik Osmanlı dönemin özelliklerini yansıtan çiçekler, son derece başarılı bir kompozisyonla ele alınmıştır. Vazolar ve çiçeklerin üzeri, zümrüt, yeşim, firuze ve elmas gibi değerli taşlarla hareketlendirilmiştir. Değerli ve renkli taşların kullanılması tahtın çok daha göz alıcı olmasını sağlamıştır. \n \nOsmanlı sanatında, 11. / 17. yüzyılda bitkisel bezemin kullanımını ve ulaştığı noktayı göstermesi açısından önemli olan taht, Osmanlı Sarayının zenginliğini sergilediği eserlerden biridir.","short_description":"Sultan I. Ahmed için yapılan taht, mükemmel sedef ve bağa işçiliği ve üzerinde yer alan sayısız değerli taşlarıyla göz kamaştırıcı bir güzelliğe sahiptir. Tahtın süslenmesinde kullanılan ve klasik Osmanlı dönemi özelliklerini yansıtan çiçekler, son derece başarılı kompozisyonlarla ele alınmıştır.","holder":"Topkapı Sarayı Müzesi.","initial_owner":"Sultan I. Ahmed (H. 1012-26 / M. 1603-17).","dates":"Sultan I. Ahmed Devri (H. 1012-26 / M. 1603-17).","location":"Sultanahmet, İstanbul","dimensions":"285 x 102 x 66 cm.","method_for_datation":"Taht, Topkapı Sarayı'na ait eserlerden biridir. Bu nedenle Sultan I. Ahmed'e ait olduğu ve Sedefkâr Mehmed Ağa tarafından yapıldığı belgelerle ortaya konulmaktadır.","method_for_provenance":"Taht, Sultan I Ahmed için sarayın başmimarı Sedefkâr Mehmed Ağa tarafından yapılmıştır. Dolayısıyla Topkapı Sarayı atölyelerinde yapılmış olması kuvvetle muhtemeldir.","provenance":"Topkapı Sarayı, İstanbul.","obtention":"Günümüzde müze olarak kullanılan Topkapı Sarayı'na ait eserlerdendir.","bibliography":"Barışta, ö. “Geleneksel Türk Sanatlarından Sedef Kakmacılık”, *Türkiye'de Sanatın Bugünü ve Yarını,* Vol.1, Ankara, 1985, 393-400. \n \nKerametli, C., “Osmanlı Devri Ağaç İşleri, Tahta Oyma, Sedef, Bağ ve Fildişi Kakmalar”, *Türk Etnografya Dergisi,* Vol.IV, 1961, Ankara, 1962, 5-13. \n \nTürkoğlu, S., “Woodwork”, *Traditional Turkish Arts* (Ed. Mehmed özel), İstanbul, 1992, 42-73.","dynasty":"Osmanlı Dönemi","linkcatalogs":"IAM_TR_TR_001","author":"Sevinç Gök Gürhan","keywords":["Ahşap; Taht; Sedef; Bağa; Kakma; Edirnekari; Lake; Sultan I. Ahmed; Sedefkâr Mehmed Ağa; Bitkisel bezeme"],"materials":["Ahşap malzemeli taht, sedef, bağa ve değerli taşlarla (zümrüt, yeşim, elmas, firuze vb) kakma tekniğinde ve Edirnekâri (lake) tekniğinde süslenmiştir."]},"9beb3626-1910-5e59-a90a-ae27e1cb3c8d":{"name":"Kapı Kanatları ve Tokmağı.","description":"Cizre Ulu Cami'ye ait çift kanatlı kapının ahşap iskeleti, tunç plakalarla kaplanmış; pirinç çubuk ve levhalardan oluşan süsleme, demir çivilerle kapı iskeletine çakılmıştır. Kapının kenarını, yuvarlak başlı çivilerle tutturulmuş dörtlü yonca yaprağı motifli bir bordür dolanır. Kapı kanatları üzerinde her kanatta alt alta sıralanmış ve merkezinde on iki kollu bir yıldızın yer aldığı üç madalyon yer almaktadır. Bunların aralarına gelecek şekilde ise kanatlar kapanınca tamamlanan iki tüm ve iki yarım madalyon yerleştirilmiştir. On iki köşeli yıldızlardan oluşan madalyon ve geometrik motiflerin arasında kalan boşluklar, ajur (delik işi) tekniğinde rumi-palmet motifli plakalarla doldurulmuştur. Bu motiflerin zemininde eskiden kırmızı ve mavi renklerin kullanılmış olduğu ve böylece motiflerin daha belirginleşmesinin sağlandığı, kalan izlerden anlaşılmaktadır. Kapının iki dış kenarında görülen yarım ve çeyrek madalyonlar, bu geometrik düzenin adeta sonsuz bir biçimde uzayıp gittiğini göstermektedir. Kapı kanatlarının ortasına yakın bölümünde, tokmak takılacak iki bölüm vardır. Birbirlerine ortada yer alan bir aslan kafasıyla bağlanmış iki ejderin oluşturduğu tunç kapı tokmakları, kapı kanatlarına bu deliklerden geçerek sabitlenmiştir. Tokmak dökümle yapılmış olup üzeri kazıma tekniği ile süslenmiştir. Tokmağın ejderleri sivri kulaklı, badem gözlü ve kanatlıdır. Yılan pullarıyla kaplı gövdeleri helezon şeklinde düğümlenip, birbirleriyle bağlanan kuyruklarının uçları da kartal başlarıyla betimlenir. \n \nKapının üstünde yer alan bronz döküm kabartma yazılmış sülüs hatlı kitabenin harflerinin bir kısmı eksik olduğundan tam olarak okunamamaktadır. çözümlenebilen bölümünde “Bizim büyüğümüz Ebul Kasım Mahmud Sencer Şah'a Allah kuvvet versin” yazmaktadır. \n \nAdı geçen Atabek, Cizre Atabeki olup, 1208-1241 yılları arasında hüküm süren Mahmud Sencer Şah olmalıdır.","short_description":"Anıtsal camilerin görkemli kapıları, aynı zamanda cennetin kapılarını da simgelerler. Kapı üzerinde hükümdar adına yer verilmesi, sonsuzluğu simgeleyen geometrik bezemeler ve kapı tokmaklarındaki ejder ve aslan figürleri, Tanrı'nın ilahi kudreti yanında hükümdarın gücünün de ifadesidir.","holder":"Türk ve İslam Eserleri Müzesi.","initial_owner":"7. / 13. yüzyıl başı Artuklu Hanedanı, Cizre Atabeki Mahmud Sencer Şah (H 605-639 / M. 1208-1241).","dates":"H. 7. / M. 13. yüzyıl başı.","location":"Sultanahmet, İstanbul","dimensions":"Kanatlar: Yük: 300 cm. Gen: 112 cm. Tüm gen: 224 cm; Tokmak: Yük: 27,5 cm. Gen: 24cm. Kal: 3 cm.","method_for_datation":"Kapının üst kısmında yer alan kitabesinden anlaşılacağı üzere, adı geçen Cizre Atabek'i olup, 1208-1241 tarihleri arasında hüküm süren Mahmud Sencer Şah dönemi olmalıdır. Tokmak M.S. 1155 tarihinde inşa edilen Cizre Ulu Camii için kapı kanatları ile birlikte yapılmış olmalıdır.","method_for_provenance":"Eserler, Cizre Ulu Camii için özel olarak üretildiklerinden Cizre'de veya güneydoğu Anadolu'da üretilmiş olması kuvvetle muhtemeldir.","provenance":"Güneydoğu Anadolu.","obtention":"Mardin Müzesi'nden 1976 yılında kapı kanatları ve tokmak birlikte getirilmiştir.","bibliography":"ölçer, N. *et al*, *Türk ve İslam Eserleri Müzesi*, İstanbul, 2002, 97-99. \n \nRoxborough, D.J. (ed.) *Turks, A Journey of a Thousand Years, 600-1600*, London 2005, 399-400.","dynasty":"Selçuklu Cizre Atabeyliği","author":"Alev Özay","keywords":["Figürlü bezeme; Geometrik bezeme; bitkisel bezeme; tunç; ajur"],"materials":["Kanatlar: ahşap (ceviz ve kavak), maden (tunç ve pirinç), ajur (delik işi) tekniği."]},"c71d590c-4617-5140-bfe0-2cb0925bedda":{"name":"Yazı Çekmecesi.","description":"Ahşap üzerine Edirnekari tekniğinde boyanarak hazırlanmıştır. çekmecenin tüm dış yüzeyi kırmızı zemin üzerine yapılan çiçek buketleri ile bezenmiştir. Bombeli olan kapağın ortasındaki çelengin içinde, köşelerinde ve çekmecenin yan yüzlerinde yer alan çiçeklerin oluşturduğu bu desen şeması, Türk Barok-Rokoko üslubunu yansıtmaktadır. çekmece kapağındaki bezemenin altında küçük bir madalyon içinde çekmeceyi yapan usta adını, “es-Seyyid ömer er-Recai” olarak yazmıştır. Mavi renge boyanmış olan çekmece kapağının iç yüzünde Sultan Abdülmecid'in (1255-1278 / 1839-1861) tuğrası, alt kısımda ise kamış kalem, mürekkep ve rıhdanlığın konulacağı özel yerler ile kağıtların muhafaza edileceği bölüm bulunmaktadır. \n \nYazı çekmeceleri, Hattatların, kağıt, kamış kalem, mürekkep hokkası, makta, kalemtraş ve yazı makaslarını muhafaza etmek ve bir arada bulundurmak istekleri sonucu üretilmişlerdir. \n \nYazı çekmeceleri kullanım amacı dolayısıyla üretilmiş, dönem beğenisi doğrultusunda bezenmiş, genellikle ahşap üzerine sedef, fildişi, bağa kakmalı olarak, bazen de bu eserde olduğu gibi 19. yüzyılda sıkça görülen Edirnekari tekniğinde yapılmışlardır. \n \nİslam sanatının kendini ifade ettiği en büyük alanlardan biri hat sanatıdır. özellikle bazı Osmanlı sultanları da hat sanatında ders almış ve çalışmalar yapmıştır. Hat sanatında güzel eserler vermiş sultanlar arasında III. Ahmed, II. Mustafa, II. Mahmud ve I. Abdülmecid sayılabilir. Bu yazı çekmecesi, Sultan I. Abdülmecid tarafından bizzat kullanılmıştır.","short_description":"Yazı çekmeceleri, hattatların araç gereçlerini toplu halde taşıma ve koruma kolaylığını sağlamak üzere yapılmışlardır. üretildikleri dönemin beğenisi doğrultusunda bezenen bu çekmeceler, her dönemde hattatların üstün zevk değerlerini de yansıtmışlardır.","holder":"Türk ve İslam Eserleri Müzesi.","initial_owner":"Sultan I. Abdülmecid (1255-1278 / 1839-1861).","dates":"I. Abdülmecid (1255-1278 / 1839-1861) dönemi.","location":"Sultanahmet, İstanbul","dimensions":"Yük:8.5 cm. Gen: 21 cm. Boy: 40 cm.","method_for_datation":"çekmece'nin iç kapağında bulunan Sultan Abdülmecid tuğrası, eserin, onun hükümdarlığı döneminde (1255-1278 / 1839-1861) ve kendisi de bir hattat olan sultanın kendisi için yapıldığını göstermektedir.","method_for_provenance":"Eserin yüksek kalitesi, sultan için yapılmış olması ve hat sanatının en büyük destekleyicisinin Osmanlı Sarayı olmasından İstanbul'da yapıldığı düşünülmektedir.","provenance":"İstanbul.","obtention":"İstanbul çinili Köşk'te korunmakta iken 1941 yılında Müzeye getirilmiştir.","bibliography":"ölçer, N. vd, *In Pursuit of Excellence*, İstanbul, 1993, 70. \n \nölçer, N. vd, *Türk ve İslam Eserleri Müzesi,* İstanbul, 2002, 318.","dynasty":"Osmanlı Dönemi","linkcatalogs":"IAM_TR_TR_001","author":"Şule Aksoy","keywords":["Yazı; edirnekari; lake; I. Abdülmecid; tuğra; hat"],"materials":["Ahşap üzerine lake (Edirnekari) tekniği."]},"cce3a0c8-0096-5ec4-8323-9daea09d8912":{"name":"Ahşap Sütunlar.","description":"Kare prizma gövdeli ahşap sütunlardır. Sütunların her ikisinin de ikişer yüzeyi derin oyma tekniği kullanılarak işlenmiştir. Yüzeyler üst üste gelecek şekilde dikdörtgen panolara bölünmüştür. Dikdörtgen panoların içine çiçekli kufi hatla yazılmış her yüzeyde sekiz satır olmak üzere onaltı satırlık metin yer alır. \n \n145 envanter numaralı sütunun üzerindeki metinde Kur'an-ı Kerim XIX Meryem Suresi: 96-98 ayetleri yer alır. Ayetler sütunun bir yüzünde başlayarak alt alta gelen sıralarda devam eder ve sonra diğer yüzüne geçer. \n \n146 envanter numaralı sütunun üzerinde ise Kur'an-ı Kerim II Bakara Suresi: 285 ayeti yer alır. Ayet, her iki yüzeydeki ilk satırlar tamamlandıktan sonra tekrar birinci yüzdeki panonun ikinci satırından alt panolara doğru devam eder. \n \nAhşap sütunun hangi yapıda ve ne amaçla kullanıldığı bilinmemekle birlikte üzerinde Kur'an ayetlerine yer verilmesinden dolayı dini bir yapıda mimari bir aksam olarak kullanılmış olduğu düşünülmektedir.","short_description":"6.-7. / 12.-13. yüzyıllarda Suriye ve Mısır'da hüküm süren Eyyubiler dönemine ait bu ahşap sütunların, üzerindeki oyma tekniği kullanılarak çiçekli kufi ile yazılan Kur'an ayetlerinden, dini bir yapıya ait oldukları anlaşılmaktadır. Dönemin ahşap sanatında görülen teknik ve üslup özellikleri, Fatımi sanatı etkisindedir.","holder":"Türk ve İslam Eserleri Müzesi.","dates":"H. 7. / M. 13. yüzyıl.","location":"Sultanahmet, İstanbul","dimensions":"Yük: 85 cm, Gen: 19 x 19 cm.","method_for_datation":"Eserin üzerinde tarih bulunmamaktadır. üzerindeki yazının üslup özelliklerine dayanılarak 13. yüzyıla tarihlenmekte ve o dönemde Şam ve Suriye'de hüküm süren ve ahşap işçilikleriyle tanınan Eyyubiler'e atfedilmektedir.","method_for_provenance":"Envanter kayıtlarına göre Şam'dan getirilen eserin Şam'da üretilmiş olması muhtemeldir.","provenance":"Suriye.","obtention":"Müze'ye 1914 yılında Şam'dan getirilen eserler arasındadır.","bibliography":"ölçer, N. vd,*Türk ve İslam Eserleri Müzesi*, Akbank, İstanbul, 2002, s.76-77.","dynasty":"Eyyubi Dönemi","author":"Gönül Tekeli","keywords":["ahşap; oyma tekniği; hat sanatı"],"materials":["Ahşap, oyma tekniği."]},"efc1e427-4c81-58f3-a2ae-e846616be1e3":{"name":"Kur’an Mahfazası.","description":"Gövdesi dikdörtgen prizma formunda olup kısa ayaklıdır. Kapağı kubbe formundadır. Ahşap üzerine abanoz ve fildişi kullanılarak kakma tekniği uygulanmıştır. \n \nMahfazanın gövdesinin yan yüzleri dikdörtgen panolar halinde düzenlenmiştir. Panoların içleri klasik Osmanlı Dönemi kitap cilt kompozisyonlarında görülen formda düzenlenmiştir. Dikdörtgen panoların köşelerine fildişi köşebentler yerleştirilmiştir. Rumi ve palmet motifleriyle şekillenen dilimli kartuşlar abanozla kaplanmıştır. Panoların ortasında, fildişi kakma iri birer kabara bulunan ve uçları rozet ve palmet motifleriyle biten salbekli şemseler yer alır. Şemselerin iki ucunda çin bulutları, alt ve üst bölümlerinde ise dört adet altıgen rozet bulunmaktadır. Altıgen rozetlerin içleri beyaz ve renkli boyalı fildişi ve gümüş tel kullanılarak mozaik kakma tekniğinde işlenmiştir. Dikdörtgen kartuşların etrafında abanoz üzerine fildişi kakma ile rumi ve palmet kıvrımlarından meydana gelen serpme desenler yer alır. \n \nKapak pervazı üzerinde yer alan ve birbirinden dilimli kartuşlarla ayrılan fildişi kartuşların içinde oyma tekniğinde, sülüs hatla Kur'an'dan Sure II: 255 yazılıdır. \n \nKubbe yüzeyi yan yana V motifleriyle oluşturulan zig zag desenli geniş, abanoz ve fildişi plakalarla kaplanmıştır. Sivrilerek son bulan kubbenin üst bölümünde, ters yüz yerleştirilmiş fildişi, abanoz palmet dizisi ve mozaik dolgulu altıgen rozetler yer alır. Tepeliği kopmuştur. \n \nKur'an cüzlerini saklamak amacıyla hazırlanmış olan mahfazanın içi beş bölmelidir. Kubbenin içi krem rengi boyalı zemin üzerine kalemişi tekniği ile rumi ve palmet kompozisyonlarından oluşan şemselerle bezenmiştir. Kapağın iç pervazı kırmızı zemin üzerine siyah renkle rumi-palmet kompozisyonu ile bezelidir.","short_description":"Kur'an ve cüzlerini saklamak amacıyla Osmanlı saray atölyelerinde yapılmıştır. Ahşap üzerine abanoz, fildişi ve gümüş tel ile kakma tekniği kullanılarak klasik Osmanlı süsleme üslubundaki motiflerle bezenmiştir.","holder":"Türk ve İslam Eserleri Müzesi.","dates":"H. 10. / M. 16. yy. ilk yarısı.","location":"Sultanahmet, İstanbul","dimensions":"Yük: 86.5cm. Gen: 50.7 cm.","method_for_datation":"Yüzeylerin değerlendirilmesi, form, teknik ve malzemenin dengeli kullanımı ile Osmanlı Dönemi 10. / 16. yy ilk yarısı ahşap işçiliğinin özelliklerini yansıtmaktadır.","method_for_provenance":"Mahfaza Osmanlı Saray atölyelerinin yönlendirdiği ve klasik Osmanlı Döneminin bütün süsleme motif ve kompozisyon özelliklerini taşımaktadır. Eser büyük olasılıkla, 10. / 16. yüzyılın ilk yarısında İstanbul'da Saray'ın yönlendirdiği atölyelerden birinde üretilmiş olmalıdır.","provenance":"İstanbul.","obtention":"Eser, Sultan I. Mahmud'un (1142-1168 / 1730-1754) yaptırdığı Ayasofya Kütüphanesi'nden 1914 yılında Müze'ye getirilmiştir**.**","bibliography":"Atasoy, N. and Artam, T., *The Splendors of the Ottoman Sultans*, Memphis, 1992, pp.162–3. \n \nKunt, M., and Woodhead, C. (ed.), *Suleyman the Magnificent and His Age*: The Ottoman Empire in the Early Modern World**, Addison-Wesley, 1995, cat. no. 86. \n \nölçer, N.vd*, Türk ve İslam Eserleri Müzesi*, Istanbul, 2002, pp.254–5.","dynasty":"Osmanlı Dönemi","linkcatalogs":"IAM_TR_TR_001","author":"Gönül Tekeli","keywords":["Kur’an mahfazası; fildişi; abanoz; kakma; kakma mozaik; ahşap"],"materials":["Ahşap, abanoz, fildişi, gümüş tel ile kakma tekniği, Kalemişi tekniği."]},"f7759c4e-3d0e-535a-b438-1292b547ebc5":{"name":"Kur'an Mahfazası.","description":"Kemerli kısa ayaklar üzerine oturan altıgen prizma gövdelidir. Oniki köşeli kasnak üzerinde yükselen sivri piramidal çatılı kapağı vardır. \n \nCeviz kaplama üzerine fildişi kakma (gömme) tekniğinde işlenmiştir. Yer yer abanoz kullanılmıştır. Kapakta yukarıdan aşağı doğru iki sıra halinde dikey fildişi paftalar ile salbekli şemseye benzer madalyonlar yerleştirilmiştir. Paftalar oyma rumi yaprakları, hatayi motifleri ve kıvrım dallardan oluşan girift bezemeye sahiptir. Kubbe eteği ile kasnağı üzerinde ise yatay olarak yerleştirilmiş fildişi oyma yazı paftaları yer alır. Kazıma tekniğinde, zemin oyularak Sülüs hatlı yazılarda Kur'an ayetlerinden (II: 255 ve LIX: 22-24 ) bölümler yazılıdır. Kapak üzerinde ve kenarındaki paftalarda yine Kur'an ayetlerinden (XLVIII: 28-29, III: 18-19, XXVII: 30) parçalar vardır. \n \nGövde yan yüzeylerinde etrafı fildişi şeritlerle konturlanmış yatay dikdörtgen panolar vardır Bunların köşelerinde içleri rumi ve palmet motifli fildişi köşebentler yer alır. Bu paftaların ortalarında fildişi oyma sülüs hatla yazılmış Türkçe yazılarda, mahfazanın Sultan II. Bayezid adına yaptırılmış olduğunu ifade eden metin ve H. 911 / M. 1505 tarihi yer almaktadır. Yazıların son satırı altındaki paftada mahfazayı yapan sanatçının imzası Amel-i Ahmed bin Hasan Kalıb-i Fani şeklinde fildişi üzerine oyularak yazılmıştır. \n \nKaidenin kemer dolgularında yeşil boyalı fildişi (kemik) üzerine mozaik kakma tekniğinde yapılmış süslemeler vardır. Kapak üzerinde üç boğumlu kubbe alemi abanoz ve fildişindendir. Kur'an ve Cüzlerini saklamak amacıyla yapılmış olan mahfazanın içi üç gözlüdür.","short_description":"Sultan II. Bayezid adına, Ahmed bin Hasan adlı sanatçı tarafından H. 911 / M. 1505 yılında yapılmıştır. Ahşap üzerine fildişi kakma tekniğindeki mahfazanın yüzeylerinin işlenişi ve malzemenin dengeli kullanımı, Osmanlı ahşap sanatının 10. / 16. yüzyıl ilk yarısında görülen üslup özelliklerini yansıtmaktadır.","holder":"Türk ve İslam Eserleri Müzesi.","initial_owner":"Sultan II. Bayezid (H. 886–918 / M. 1481–1512).","dates":"H. 911 / M. 1505.","location":"Sultanahmet, İstanbul","dimensions":"Yük: 82 cm. Gen: 56 cm.","method_for_datation":"üzerindeki kitabeye göre H. 911 / M. 1505 yılında yapılmıştır.","obtention":"Eser, Ayasofya camii haziresinde bulunan Sultan II. Selim (1566-1574) Türbesinden 1926 yılında Müze'ye getirilmiştir.","bibliography":"*Anadolu Medeniyetleri Sergisi, III Selçuklu-Osmanlı*, İstanbul, 1983, E.19. \n \nçığ, K. “İmzalı Eski çekmece, Cüz ve Hilye-i Saadet Mahfazaları ve Sanatkarları,” *Milletlerarası Birinci Türk Sanatları Kongresi*, Ankara 1962, s.101-119 \n \nLevenson, J.A. *Circa 1492. Art in the Age of Exploration*, Washington DC, 1991, s.194 \n \nölçer, N. vd*, Türk ve İslam Eserleri Müzesi*, İstanbul, 2002. s. 252-253. \n \nRogers, J. – R.M. Warth, *Suleiman the Magnificent*, London, 1990.","dynasty":"Osmanlı Dönemi","linkcatalogs":"IAM_TR_TR_001","author":"Gönül Tekeli","keywords":["Kur’an mahfazası; fildişi; abanoz"],"materials":["Ceviz, Abanoz, Fildişi, Kemik-kakma, gömme, mozaik kakma."]},"febb9b50-5023-54dc-aba9-74d232d247aa":{"name":"Damsaköy Taşkınpaşa Camii’nin Mihrabı.","description":"Ceviz ağacından yapılmış mihrapta yer alan geometrik ve bitkisel motifler ile yazılardan oluşan süslemeler, yuvarlak yüzeyli derin oyma, çift katlı oyma ve eğrikesim teknikleri kullanılarak meydana getirilmiştir. Mükemmel bir işçiliğin sergilendiği mihrapta, iki geniş bordür, mihrap nişini çevrelemektedir. En dıştaki bordür, zeminden 68 cm yüksekliğe kadar, palmet ve rumilerden oluşan bitkisel bir kompozisyonla bezenmiştir. İkinci bordür ise yaklaşık 100 cm yüksekliğe kadar geometrik bir ağ ile kaplanmıştır. İki bordürün süslemesi, bu yüksekliklerden itibaren Kur'an ayetleri (X: 255, LIX: 20-23, XLVI: 31) içeren yazı şeritleri ile devam ettirilmiştir. \n \nDilimli mihrap nişini çeşitli genişliklerde, palmet ve rumi motiflerinin kullanılmasıyla oluşturulan bitkisel bezemeli ince bordürler çevrelemektedir. Kavsara kemerinin şekli ve iç kısmının boş olması, bu kesimde bir onarım olduğunu düşündürmektedir. Yarım daire profilli mihrap nişinin içi de girift bitkisel bir kompozisyonla bezenmiştir. \n \nMihrap nişinin kemer köşeliklerinde yuvarlak madalyonlar yer almaktadır. İçlerinde yazı şeritleri bulunan bu madalyonların çevrelerinde, ajur tekniği kullanılmış gibi bir etki bırakan, derin oymalı bitkisel motifler bulunmaktadır. Bu madalyonlardan sağdakinin ortasında “Allah” kelimesinin etrafında, Kur'an'dan LIX: 22; sol levhada ise, ortada “Muhammed” kelimesinin etrafında LIX: 23. ayetten alıntı yer almaktadır. \n \nMihrap nişinin üst kesiminde yer alan büyük dikdörtgen panonun içerisi, 12 kollu yıldızlardan gelişen geometrik bir ağ ile kaplanmıştır. Mihrabın tepeliği yoktur. \n \nAnadolu dışında yer alan ve çeşitli dönemlere tarihlenen, Kahire'deki El-Ezher Camii (360-362 / 970-972) ile Seyide Nefise Camii (532-33 / 1138-1145), Batı Türkistan'daki İskodar Camii (5.-6. / 11-12. yy) ve Halep'deki Halaviye Medresesi (6. / 12. yy sonu, 7. / 13. yy başı) gibi bazı yapıların ahşap mihrapları bulunmakla birlikte; Damsaköy Taşkınpaşa Camii'nin mihrabı, Anadolu'da ahşap malzemeyle yapılmış tek örnek olarak ayrıcalıklı bir yere sahiptir.","short_description":"Anadolu'da ahşap malzemeyle yapılmış tek örnek olarak ayrıcalıklı bir yere sahip olan Damsaköy Taşkınpaşa Camii'nin mihrabı, süslemelerinde kullanılan geometrik, bitkisel ve yazı karakterli desenleriyle, mükemmel bir işçiliğin özgün bir örneğini sergilemektedir.","holder":"Ankara Etnografya Müzesi.","dates":"H. 654-842 / M. 1256-1438.","location":"Ulus, Ankara","dimensions":"Yük: 350 cm. En: 203 cm.","method_for_datation":"Damsaköy Taşkınpaşa Camii'nin inşa kitabesi yoktur. Ancak caminin avlusunda yer alan türbelerin, 8. / 14. yüzyıla ait kitabelerinden yola çıkarak Damsaköy Taşkınpaşa Camii'nin de 14. yüzyılın ortalarında yapılmış olabileceği kabul edilir. \n \nAyrıca 14. yüzyılda, özellikle çini mozayik ve alçı mihraplarda, genel olarak geometrik ve bitkisel kompozisyonlar yazı ile birlikte kullanılmıştır. Bu süsleme programı, ahşaptan yapılmış Damsaköy Taşkınpaşa Camii'nin mihrabında da uygulanmıştır.","method_for_provenance":"Mihrabın yapıldığı yer tam olarak bilinmemekle birlikte; gerek üslup özellikleri, gerekse kullanılan motiflerin karakteri yerli (Anadolu) üretim olduğunu göstermektedir.","provenance":"Anadolu.","obtention":"Ahşap mihrap, Kayseri Müzesi'nin 14 Eylül 1938 tarih ve 113 sayılı kararı ile 23 Eylül 1940 yılında Ankara Etnografya Müzesi'ne getirilmiştir.","bibliography":"Bakırer, ö. *Onüç ve Ondördüncü Yüzyıllarda Anadolu Mihrapları,* Ankara, 1976. \n \nBakırer, ö. “ürgüp'ün Damsa Köyü'ndeki Taşkın Paşa Camii'nin Ahşap Mihrabı”, *Türk Tarih Kurumu Belleteni*, S.139 (1971), s.367-382. \n \nöney G. “Anadolu Selçuklu ve Beylikler Devri Ahşap Teknikleri”, *Sanat Tarihi Yıllığı*, S.III, İstanbul, 1969-1970, s.135-171.","dynasty":"Karamanoğulları Dönemi","author":"Sevinç Gök Gürhan","keywords":["Ahşap; Mihrap; Eğrikesim tekniği; Bitkisel bezeme; Karamanoğulları; Ahşap mihrap; Geometrik bezeme; Yazı"],"materials":["Ahşap mihrap, ceviz ağacı kullanılarak yapılmıştır. Ceviz levhalar yan yana getirilerek mihrap oluşturulmuştur. Mihrabın tamamı, yuvarlak yüzeyli derin, çift katlı oyma ve eğrikesim teknikleri kullanılarak süslenmiştir."]}}