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{"012b5222-da31-50c5-8bfc-eb439eea45d0":{"name":"Fuga dell'esercito francese e ritirata del duca d'Alençon oltre il Ticino","description":"La celebre serie dei sette arazzi fiamminghi della Battaglia di Pavia, esposti in una grande sala del museo di Capodimonte, entra nelle raccolte museali con il legato testamentario del 1862 di Alfonso d’Avalos che dona al Museo Nazionale di Napoli la collezione di famiglia. \nAttraverso il ciclo decorativo si intendeva celebrare la vittoria delle truppe imperiali su quelle francesi, comandate da Francesco I, avvenuta il 24 febbraio del 1525, e combattuta nella zona del Parco Visconteo, alle porte di Pavia. \nRealizzata per essere donata dagli stati Generali di Bruxelles all’imperatore Carlo V, in occasione della riunione degli stessi a Bruxelles nel 1531, la serie decorativa intendeva celebrare la vittoria delle truppe imperiali su quelle francesi, comandate da Francesco I, avvenuta il 24 febbraio del 1525, e combattuta nella zona del Parco Visconteo, alle porte di Pavia. \nTessuti a Bruxelles, gli arazzi sono stati realizzati su disegni di Bernard van Orley (oggi a Parigi, Musée du Louvre), nell'atelier di William Dermoyen (o Van der Moyen), identificato grazie alla presenza del marchio del tessitore presente sulla bordure destra del panno, riscontrata anche in un altro esemplare della serie. La presenza del marchio del tessitore ha permesso anche di stabilire gli anni di realizzazione della serie: dopo il 1528, anno in cui un editto imponeva agli arazzieri di firmare i loro prodotti, e l'inizio del 1531, dato che verrà donata nel mese di marzo all'imperatore. \nRecentemente è stata proposta una lettura d’insieme del ciclo, tesa a ricostruire il paesaggio rappresentato nei sette arazzi in un’unica, e panoramica, visione d’insieme (Paredes 2014). Secondo questa prospettiva, l'arazzo in esame, disposto nella sequenza suggerita dalla studiosa, costituisce l'ultimo della serie e va letto in strettissima continuità con quanto raffigurato nel panno che lo precede, *Sortita degli assediati e rotta degli svizzeri che annegano in gran numero nel Ticino*. In particolare, dall'accostamento dei due arazzi, si ricompone il paesaggio a sud di Pavia, caratterizzato dalla presenza dell'isolotto del Gravellone, separato dalla città dalle acque del Ticino. Nel panno è raffigurato uno degli ultimi momenti della battaglia con la ritirata del duca di Alençon - identificato dalla scritta sulla gualdrappa del cavallo -, che dopo aver attraversato il ponte di barche sul Ticino, ordina di distruggerlo per impedire l’inseguimento dei nemici. In primo piano, sono raffigurati alcuni fanti impegnati nella distruzione del ponte, mentre un cavaliere e altri soldati lo attraversano per ultimi. Il gesto del duca d'Alençon, cognato del re di Francia, condanna tutti coloro che non riescono ad oltrepassare il ponte alla furia del nemico o alle acque vorticose del fiume. In lontananza si intravede una mandria che pascola tranquillamente, indifferente alla guerra, nel paesaggio campestre.","type":"Arazzo fiammingo","holder":"Museo e Real Bosco di Capodimonte","owner":"Museo di Capodimonte","dates":"1528‒1531","location":"Napoli","dimensions":"cm 433 x 863","method_for_datation":"Fonti e documenti storici","method_for_provenance":"Fonti e documenti storici","obtention":"Dono di Alfonso d'Avalos, marchese del Vasto, al Museo Nazionale di Napoli (Stato Italiano) nel 1862","bibliography":"AA. VV., *Gli Arazzi della Battaglia di Pavia*, Milano, Bompiani, 1999. \nArbace, Lucia, *Fasti d'Avalos: dagli Arazzi della Battaglia di Pavia alle Selle da parata*, s.l., Litografia Botolini, 2012. \nBuchanan, Iain, *The 'Battle of Pavia' and the Tapestry Collection of Don Carlos: New Documentation*, \"The Burlington Magazine\", vol. 144, n. 1191 (giugno, 2002), pp. 345-351. \nCasali, Luigi, Fraccaro, C.ristina, Prina, Vittorio, *Gli Arazzi della Battaglia di Pavia del Museo di Capodimonte a Napoli* Pavia, Edizioni ViGiEffe, 1993. \nParedes, Cecilia, *The tapestries of the battle of Pavia*, \"Riha Journal\", n. 4 (ottobre-dicembre, 2014), 28 dicembre 2014 (pubblicazione online). \nSansone, Maria Rosaria, *Gli arazzi della Battaglia di Pavia: dalla Spagna di Carlo V alla Napoli dei d'Avalos*, \"1525-2015. Pavia, la Battaglia, il Futuro. Niente fu come prima\" (giornale pubblicato in occasione della mostra allestita al Castello Visconteo di Pavia dal 14 giugno al 15 novembre 2015). \n\"Pavia, la Battaglia, il Futuro. 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Sulla destra, si ridisegna il paesaggio a sud di Pavia, caratterizzato dalla presenza dell'isolotto del Gravellone e dal corso delle acque del Ticino. \nDomina l’arazzo la rappresentazione della città di Pavia, cinta di mura, con il Castello Visconteo, sulla sinistra, e il Ponte Coperto, sulla destra. È la fase finale della battaglia: dalla città assediata dagli imperiali, irrompono le truppe comandate da Antonio de Leyva che attaccano, alle spalle, l’esercito francese. Al centro, soldati e civili escono dai ricoveri tentando la fuga, mentre parecchi uomini, spinti verso il Ticino dalla cavalleria imperiale, annegano nel fiume. 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Later Period of The Ottoman Empire\", Seventh International Congress of Turkish Art, Warsaw, 1990, 37-42 \n \nGönül, M., “Some Turkish Embroideries in the Collection of the Topkapisaray Museum in Istanbul”, Kunst des Orients, 1969, VI, 43-76 \n \nTaylor, R., Ottoman Embroidery, London, 1993","dynasty":"Periodo ottomano","linkcatalogs":"IAM_TR_IT_001","author":"Paola Torre","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["calligrafia","Decorazione Floreale","mihrâb","nicchia della preghiera","ricamo","Tessuto"],"materials":["Raso di seta ricamato a filati metallici."]},"568aa288-3d05-5bf2-9461-11f5d3c78666":{"name":"Ritratto di Carlo di Borbone","description":"Il *Ritratto di Carlo di Borbone*, *pendant* di quello che ritraeva la regina Maria Amalia di Sassonia, oggi disperso, è una delle prime realizzazioni della Real Fabbrica degli Arazzi di Napoli. \nFondata dal giovane sovrano nel 1737, poco dopo il suo arrivo nella città partenopea, l’arazzeria è con l’opificio delle pietre dure una delle prime manifatture protette volute da Carlo di Borbone. Determinate per questa scelta deve essere stato l’interesse del giovane don Carlos per le manifatture medicee ancora operanti a Firenze, maturato in occasione del soggiorno del futuro sovrano in città nel 1732, quale futuro successore di Gian Gastone dei Medici. \nInfatti, sarà proprio un piccolo gruppo di arazzieri e intagliatori di pietre dure fiorentini a dare vita nella città partenopea ai primi due opifici reali borbonici, collocati nei pressi della chiesa di San Carlo alle Mortelle. La fabbrica, composta anche di mano d’opera locale nell’intento di promuovere lo sviluppo di nuove tecniche artistiche nel Regno di Napoli, era sotto la direzione del fiorentino Domenico del Rosso. Ed è proprio all’arazziere fiorentino che Carlo affiderà il suo ritratto e quello della consorte che, come le altre realizzazioni della fase iniziale degli opifici, avevano l’intento di celebrare il sovrano finanziatore. La lavorazione del panno viene ultimata nel 1741, come indicato dalla presenza di firma e data sulla bordura dell’arazzo, in basso a destra: “DOM.CO D. L. ROSSO 1741”. Non si conosce l’autore che ha fornito il modello dell’arazzo, anche se è stato ipotizzato che si possa trattare di Giovan Battista delle Piane, in quegli anni ritrattista di corte, o di Francesco Solimena, per la straordinaria efficacia espressiva e per l’intensità della luce e del colore originari.","type":"Arazzo di manifattura napoletana","holder":"Museo e Real Bosco di Capodimonte","owner":"Museo di Capodimonte","dates":"1739–1741","location":"Napoli","dimensions":"cm 237 x 174","method_for_datation":"L'arazzo è firmato e datato","method_for_provenance":"Fonti documentarie e inventari","obtention":"Commissione diretta di Carlo di Borbone per le sue residenze reali","bibliography":"Giusti, Paola, *1737-1759. Le Manifatture Reali al tempo di Carlo di Borbone*, in *Carlo di Borbone. Un sovrano illuminato per Napoli*, arte'm, Napoli 2016, p. 39. \nGiusti, Paola, *Le arti decorative*, in *Storia e civiltà della Campania, il Settecento*, Napoli, Electa, 1994, pp. 289-292. \nMartino, Linda, in *Museo di Capodimonte*, Milano, Touring Club Italiano, 2002, p. 221 (scheda di catalogo). \nSiniscalco, Margherita, in *Civiltà del '700 a Napoli. 1734-1799,* vol. II, Firenze, Centro Di, 1980, p. 97 (scheda di catalogo). \nSpinosa, Nicola, *L'Arazzeria napoletana*, Napoli, Libreria Scientifica Editrice, 1971.","workshop":"Arazzeria borbonica","author":"Maria Rosaria Sansone, Giovanna Garraffa","materials":["Lana, seta"]},"5e3bd511-e913-550c-a38c-80f8d87cf0e9":{"name":"Cattura del re di Francia Francesco I","description":"La celebre serie dei sette arazzi fiamminghi della Battaglia di Pavia, esposti in una grande sala del museo di Capodimonte, entra nelle raccolte pubbliche con il legato testamentario del 1862 di Alfonso d’Avalos che dona al Museo Nazionale di Napoli la collezione di famiglia. \nRealizzata per essere donata dagli stati Generali di Bruxelles all’imperatore Carlo V, in occasione della riunione degli stessi a Bruxelles nel 1531, la serie decorativa intendeva celebrare la vittoria delle truppe imperiali su quelle francesi, comandate da Francesco I, avvenuta il 24 febbraio del 1525, e combattuta nella zona del Parco Visconteo, alle porte di Pavia. \nTessuti a Bruxelles, gli arazzi sono stati realizzati su disegni di Bernard van Orley (oggi a Parigi, Musée du Louvre), nell'atelier di William Dermoyen ( o Van der Moyen), identificato grazie alla presenza del marchio del tessitore sulla bordure di due arazzi della serie. Inoltre, proprio la presenza del marchio ha permesso di stabilire gli anni di realizzazione del ciclo: cioè dopo il 1528, anno in cui un editto imponeva agli arazzieri di firmare i loro prodotti, ed entro l'inizio del 1531, dato che verrà donato nel mese di marzo all'imperatore. \nRecentemente è stata proposta una lettura d’insieme del ciclo, tesa a ricostruire in sequenza il paesaggio rappresentato nei sette arazzi in un’unica, e panoramica, visione d’insieme (Paredes 2014). \nL'episodio centrale raccontato nel panno è quello della cattura di Francesco I. Dopo aver attraversato il boschetto, rappresentato in alto a sinistra, e dopo essersi battuto valorosamente in un terreno fangoso, sfavorevole per la pesante cavalleria francese, il re viene catturato a seguito di un colpo di archibugio che ferisce il suo cavallo. \nFrancesco I è raffigurato in primo piano mentre tre cavalieri dello schieramento nemico, La Motte de Noyers, il tedesco Nicolas von Salm e il conte di Montmartin - come suggeriscono le scritte abbreviate, inserite per lo più su finimenti e armature - lo aiutano a rialzarsi. Sulla sinistra, è raffigurato il viceré di Napoli Charles de Lannoy, identificato dalla scritta “VISSEROV” sulla lama della spada, mentre scende da cavallo per accettare la resa del re. \nDietro di lui un cavaliere innalza lo stendardo imperiale, dove si riconoscono l'aquila bicipite e le colonne d'Ercole con il motto “PLUS OVLTRE”. Al centro dell'arazzo, l'uomo a cavallo in abito scuro, su cui spicca la croce bianca che indica l'appartenenza francese, è Enrico II d'Albret, re di Navarra, catturato in battaglia; sullo sfondo, a destra, tra i cavalieri appena usciti dal boschetto figura Carlo III di Borbone, identificato dalla scritta \"BOURBON\" sulle redini, nonché per la presenza dei gigli francesi sulla pettiera del cavallo. \nIn primo piano, a terra, vi è l'archibugio con il quale è stato abbattuto il cavallo di Francesco I, simbolo anche del nuovo modo di fare battaglia e la fine della cavalleria: l'utilizzo delle armi da fuoco, colpendo da lontano, permettevano al meno prode di prevalere.","type":"Arazzo fiammingo","holder":"Museo e Real Bosco di Capodimonte","dates":"1528–1531","location":"Napoli","dimensions":"cm 435 x 789","method_for_datation":"Fonti e documenti storici","method_for_provenance":"Fonti e documenti storici","obtention":"Dono di Alfonso d'Avalos, marchese del Vasto, al Museo Nazionale di Napoli (Stato Italiano) nel 1862","bibliography":"AA. VV., *Gli Arazzi della Battaglia di Pavia*, Milano, Bompiani, 1999. \nArbace, Lucia, *Fasti d'Avalos: dagli Arazzi della Battaglia di Pavia alle Selle da parata*, Chieti, Litografia Botolini, 2012. \nBuchanan, Iain, *The 'Battle of Pavia' and the Tapestry Collection of Don Carlos: New Documentation*, \"The Burlington Magazine\", vol. 144, n. 1191 (giugno, 2002), pp. 345-351. \nCasali Luigi, Fraccaro, Cristina, Prina, Vittorio, *Gli Arazzi della Battaglia di Pavia del Museo di Capodimonte a Napoli*, Pavia, Edizioni ViGiEffe, 1993. \nJackson, Zofia, *Battaglia di Pavia con la cattura del re di Francia*, in Beltramini, G. e Tura, A. (a cura di), *Orlando Furioso 500 anni. Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi*, catalogo della mostra (Ferrara, Palazzo dei Diamanti, 24 settembre 2016 – 8 gennaio 2017), Ferrara, 2016, pp. 200-201. \nParedes, Cecilia, *The tapestries of the battle of Pavia*, \"Riha Journal\", n. 4 (ottobre-dicembre, 2014), 28 dicembre 2014 (pubblicazione online). \nSansone, Maria Rosaria, *Gli arazzi della Battaglia di Pavia: dalla Spagna di Carlo V alla Napoli dei d'Avalos*, \"1525-2015. Pavia, la Battaglia, il Futuro. Niente fu come prima\" (giornale pubblicato in occasione della mostra allestita al Castello Visconteo di Pavia dal 14 giugno al 15 novembre 2015). \n*Pavia. La Battaglia, il futuro. \"niente fu come prima\"* (pubblicazione online).","workshop":"Manifattura di Bruxelles","author":"Maria Rosaria Sansone, Giovanna Garraffa","materials":["Lana, seta, cotone colorato con fili d'oro e d'argento"]},"5e6943fd-7101-58f0-8df8-80cc6f82f37e":{"name":"*Avanzata delle truppe imperiali e attacco della gendarmeria francese guidata da Francesco I*","description":"La celebre serie dei sette arazzi fiamminghi della Battaglia di Pavia, esposti in una grande sala del museo di Capodimonte, entra nelle raccolte pubbliche con il legato testamentario del 1862 di Alfonso d’Avalos che dona al Museo Nazionale di Napoli la collezione di famiglia. \nAttraverso il ciclo decorativo si intendeva celebrare la vittoria delle truppe imperiali su quelle francesi, comandate da Francesco I, avvenuta il 24 febbraio del 1525, e combattuta nella zona del Parco Visconteo, alle porte di Pavia. Recentemente è stata proposta una lettura d’insieme del ciclo, tesa a ricostruire in sequenza il paesaggio rappresentato nei sette arazzi in un’unica, e panoramica, visione d’insieme (Paredes 2014). \nRealizzata per essere donata dagli Stati Generali di Bruxelles all’imperatore Carlo V e ornare una grande sala del Palazzo Reale in occasione dell’Assemblea degli Stati Generali di Bruxelles, nel marzo del 1531, la serie entra in Spagna nel sesto decennio del Cinquecento al seguito di Maria d’Ungheria, che la donerà al giovane nipote don Carlos. È proprio don Carlos a legare la storia degli arazzi alla famiglia d’Avalos lasciandoli in eredità a Francesco Ferdinando d’Avalos (Buchanan 2002), marchese di Pescara e diretto discendente di Fernando Francesco d’Avalos, eroe di Pavia rappresentato nell'arazzo *Sconfitta della cavalleria francese*, e identificato grazie alla scritta sul collo del cavallo. \nTessuti a Bruxelles, gli arazzi sono stati realizzati su disegni di Bernard van Orley (Paris, Musée du Louvre), famoso pittore e cartonista di arazzi e vetrate. Dai disegni, o modelletti, si ricavavano successivamente i cartoni preparatori per l’arazziere, con scene riportate in controparte dato che in quegli anni a Bruxelles gli arazzi venivano lavorati con telai a ‘basso liccio’. La presenza del marchio del tessitore sulla bordura di due arazzi ci offre un riferimento temporale per la realizzazione della serie, perché un editto del 1528 imponeva agli arazzieri di firmare i loro prodotti, e ha permesso di identificare l'atelier nel quale sono stati realizzati in quello di William Dermoyen (o Van der Moyen). \nNell'arazzo sono raccontate le fasi iniziali della battaglia. Sullo sfondo avanzano fanteria e cavalleria dell'esercito imperiale, guidate da Carlo di Borbone, connestabile di Francia (riconoscibile dalla scritta sulla pettiera del cavallo), pronte ad attaccare le truppe francesi. Sulla destra, in secondo piano, è raffigurato il re Francesco I nell'atto di uccidere il marchese di Civita Santangelo, comandante della schiera nemica, evento che segna uno dei primi successi francesi. In primissimo piano, sulla destra si notano alcuni archibugieri di parte imperiale che preparano le armi: essi portano a tracolla una cinghia dalla quale pendono astucci contenenti le cariche di polvere da sparo già dosate, e in vita polveriere a forma di corno. Le gambe dell'archibugiere di spalle, tagliate all'altezza del ginocchio, erano nascoste in origine da un tratto di muro del Parco Visconteo, come testimonia anche il disegno preparatorio per l'arazzo, oggi al Louvre. Il tratto di muro potrebbe essere stato decurtato insieme alla bordura dell'arazzo, non prima della seconda metà del Settecento. Infatti, secondo una descrizione degli anni Settanta del secolo, la bordura inferiore, ancora integra, presentava motivi decorativi con tritoni e cavallucci marini, simili cioè a quelli presenti nelle *Cacce di Massimiliano*, altro ciclo di arazzi realizzato per Carlo V su disegni di van Orley, e oggi al Louvre (Buchanan 2002). \nIn primo pano, il re è nuovamente raffigurato con celata abbassata, mentre si dirige con la sua guardia scelta verso un boschetto, dove gli sarà teso un tranello fatale.","type":"Arazzo fiammingo","holder":"Museo e Real Bosco di Capodimonte","owner":"Museo di Capodimonte","dates":"1528-1531","location":"Napoli","dimensions":"cm 415 x 818","method_for_datation":"Fonti e documenti storici","method_for_provenance":"Fonti e documenti storici","obtention":"Dono di Alfonso d'Avalos, marchese del Vasto, al Museo Nazionale di Napoli (Stato Italiano) nel 1862","bibliography":"AA. 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Fuga delle dame e dei civili al seguito di Francesco I","description":"La celebre serie dei sette arazzi fiamminghi della Battaglia di Pavia, esposti in una grande sala del museo di Capodimonte, entra nelle raccolte museali con il legato testamentario del 1862 di Alfonso d’Avalos che dona al Museo Nazionale di Napoli la collezione di famiglia. \nRealizzata per essere donata dagli stati Generali di Bruxelles all’imperatore Carlo V, in occasione della riunione degli stessi a Bruxelles nel 1531, la serie decorativa intendeva celebrare la vittoria delle truppe imperiali su quelle francesi, comandate da Francesco I, avvenuta il 24 febbraio del 1525, e combattuta nella zona del Parco Visconteo, alle porte di Pavia. \nTessuti a Bruxelles, gli arazzi sono stati realizzati su disegni di Bernard van Orley (oggi a Parigi, Musée du Louvre), nell'atelier di William Dermoyen (o Van der Moyen), identificato grazie alla presenza del marchio del tessitore sulla bordure di due arazzi della serie. Inoltre, proprio la presenza del marchio ha permesso di stabilire gli anni di realizzazione del ciclo: cioè dopo il 1528, anno in cui un editto imponeva agli arazzieri di firmare i loro prodotti, e l'inizio del 1531, dato che verrà donato nel mese di marzo all'imperatore. \nRecentemente è stata proposta una lettura d’insieme del ciclo, tesa a ricostruire in sequenza il paesaggio rappresentato nei sette arazzi in un’unica, e panoramica, visione d’insieme (Paredes 2014). Secondo questa prospettiva, l'arazzo in esame precede Sortita delle truppe imperiali da Pavia, dove vi è rappresentata la città lombarda. Accostando i due panni, infatti, si ricompone il paesaggio delimitato in primo piano dalle mura del Parco Visconteo; si ricongiunge, inoltre, sia in primo piano che sullo sfondo, il sistema difensivo che delimita il campo francese, costituito da una serie di gabbioni, fortificazioni campali formate da grandi cesti dai rami intrecciati riempiti di terra. \nSecondo la cronologia degli eventi, nell'arazzo è rappresentato uno dei primi momenti della fase finale della battaglia: all'alba del 24 febbraio le truppe imperiali irrompono nel campo francese, che si era accampato all’interno del Parco Vecchio, occupando il Castello di Mirabello, casino di caccia fortificato, raffigurato a sinistra sullo sfondo. Al centro, alcuni fanti cercano di salvarsi oltrepassando il fiume Vernavola, servendosi della picca. Al di là delle fiamme, dovute all’esplosione di barili di polvere da sparo, si intravede il padiglione di Francesco I, ornato con i gigli di Francia. 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VV., *Gli Arazzi della Battaglia di Pavia*, Milano, Bompiani, 1999. \nArbace, Lucia, *Fasti d'Avalos: dagli Arazzi della Battaglia di Pavia alle Selle da parata*, s.l., Litografia Botolini, 2012. \nBuchanan, Iain, *The 'Battle of Pavia' and the Tapestry Collection of Don Carlos: New Documentation*, \"The Burlington Magazine\", vol. 144, n. 1191 (giugno, 2002), pp. 345-351. \nBuchanan, Iain, *Invasion of the French Camp end the Flight of the Women and Civilians*, in Campbell, Thomas P. (a cura di), *Tapestry in the Renaissance: Art and Magnificence*, catalogo della mostra, New York, The Metropolitan Museum of Art, 2002, pp. 321-328. \nCasali, Luigi, Fraccaro, C.ristina, Prina, Vittorio, *Gli Arazzi della Battaglia di Pavia del Museo di Capodimonte a Napoli* Pavia, Edizioni ViGiEffe, 1993. \nParedes, Cecilia, *The tapestries of the battle of Pavia*, \"Riha Journal\", n. 4 (ottobre-dicembre, 2014), 28 dicembre 2014 (pubblicazione online). \nSansone, Maria Rosaria, *Gli arazzi della Battaglia di Pavia: dalla Spagna di Carlo V alla Napoli dei d'Avalos*, \"1525-2015. Pavia, la Battaglia, il Futuro. Niente fu come prima\" (giornale pubblicato in occasione della mostra allestita al Castello Visconteo di Pavia dal 14 giugno al 15 novembre 2015).","workshop":"Manifattura di Bruxelles","author":"Maria Rosaria Sansone, Giovanna Garraffa","materials":["Lana, seta, cotone colorato con fili d'oro e d'argento"]},"9a5f6ab0-8a7b-5628-869a-8623164a2cfe":{"name":"Invasione del campo francese. Gli svizzeri si rifiutano di avanzare nonostante gli interventi dei loro capi","description":"La celebre serie dei sette arazzi fiamminghi della Battaglia di Pavia, esposti in una grande sala del museo di Capodimonte, entra nelle raccolte pubbliche con il legato testamentario del 1862 di Alfonso d’Avalos che dona al Museo Nazionale di Napoli la collezione di famiglia. \nRealizzata per essere donata dagli stati Generali di Bruxelles all’imperatore Carlo V, in occasione della riunione degli stessi a Bruxelles nel 1531, la serie decorativa intendeva celebrare la vittoria delle truppe imperiali su quelle francesi, comandate da Francesco I, avvenuta il 24 febbraio del 1525, e combattuta nella zona del Parco Visconteo, alle porte di Pavia. \nTessuti a Bruxelles, gli arazzi sono stati realizzati su disegni di Bernart van Orley (oggi a Parigi, Musée du Louvre), nell'atelier di Willem Dermoyen (o Van der Moyen), identificato grazie alla presenza del marchio del tessitore sulla bordure di due arazzi della serie. Inoltre, proprio la presenza del marchio ha permesso di stabilire gli anni di realizzazione del ciclo: cioè dopo il 1528, anno in cui un editto imponeva agli arazzieri di firmare i loro prodotti, e l'inizio del 1531, dato che verrà donato nel mese di marzo all'imperatore. \nRecentemente è stata proposta una lettura d’insieme del ciclo, tesa a ricostruire in sequenza il paesaggio rappresentato nei sette arazzi in un’unica, e panoramica, visione d’insieme (Paredes 2014). \nNel panno vi è raffigurato uno dei momenti conclusivi della battaglia di Pavia: i civili fuggono dal campo francese attaccato dagli imperiali, nei pressi della Vernavola, attraverso le brecce praticate nel muro del Parco Visconteo durante l’assedio. L'episodio offre lo spunto per narrazioni di carattere quotidiano: un soldato in primo piano fugge portando via alcuni polli, mentre guarda verso lo spettatore coinvolgendolo nella scena, una donna sullo sfondo porta un cesto con due oche, un frate corre impaurito. 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L'esemplare presenta una decorazione particolarmente articolata e di estrema raffinatezza, realizzata in larga misura mediante la tecnica del ricamo ad ago con filati metallici in rame argentato. Il motivo decorativo principale è formato da un ornato centrale che ricorda la nicchia della preghiera (*mihrâb*), e che risulta formato da un arco polilobato sostenuto da colonnine, all'interno del quale pende una lampada da moschea. Una doppia cornice rettangolare chiude la decorazione del tessuto. Tutta la superficie è finemente lavorata con una ricca varietà di motivi, sia di tipo vegetale (fiori, foglie e piccoli cipressi) di gusto naturalistico, sia di tipo epigrafico: di particolare interesse è la presenza ripetuta del *tujra*, il monogramma ufficiale del sultano, impresso sui documenti statali. 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Pietro, Milano, 1958, 90 e tav. 164 \n \nTaylor R., Ottoman Embroidery, London, 1993 \n \nTorre P., “Tessuto ricamato di epoca ottomana”, Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Acquisizioni e donazioni 1999-2000, Roma, 2002, 72-73 \n \nTorre P., “Arte tessile di epoca ottomana nei corredi di una famiglia di Aleppo”, Un Oriente di Seta e d'Oro, a cura di P. Torre, Roma, 2003, 32-56","dynasty":"Periodo ottomano","linkcatalogs":"IAM_TR_IT_001","author":"Paola Torre","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["calligrafia","Decorazione Floreale","mihrâb","ricamo","seccade","Tessuto","tujra"],"materials":["Raso di seta e organzino ricamato a filati metallici."]},"b7f46ff9-52a1-5495-80f5-c075d3bfc0da":{"name":"*Sconfitta della cavalleria francese. 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DE PES.” (abbreviazione per \"Marchese di Pescara\") sul collo del cavallo. Al centro, un'altra scritta, “MARQ.IS DU VASTE”, segnala la presenza in campo di Alfonso d'Avalos, marchese del Vasto. Sulla destra è raffigurato il feroce combattimento tra i lanzichenecchi imperiali, guidati da Georg von Frundsberg, contraddistinti dalla fascia bianca e rossa, e le truppe mercenarie della Banda nera, al servizio dei francesi. Ossevando il particolare della presa delle artiglierie francesi nella panoramica veduta d'insieme che spazia nel panno che lo precede, più sopra citato, è possibile comprendere che i cannoni francesi cessano il fuoco per evitare di colpire alle spalle il proprio sovrano che, rompendo le fila dell'esercito, si scaglia contro il nemico, proprio come narrano le fonti. \nL'arazzo conserva, insieme ad altri tre della serie, la bordura originaria con motivi decorativi dove sono raffigurati fiori, frutti, uccelli e animali. Tuttavia, secondo una descrizione degli anni Settanta del Settecento, le bordure inferiori, in origine, presentavano motivi decorativi con tritoni e cavallucci marini, simili a quelli presenti nelle Cacce di Massimiliano, altro ciclo di arazzi realizzato per Carlo V dallo stesso atelier su disegni di van Orley, e oggi al Louvre. Pertanto, tutta la striscia inferiore, decurtata dopo gli anni Settanta del Settecento e successivamente riassemblata, appare ricucita utilizzando parti di bordure di arazzi, che adesso ne sono privi, destinate in origine a ornare il lato verticale del panno (Buchanan 2002).","type":"Arazzo fiammingo","holder":"Museo e Real Bosco di Capodimonte","dates":"1528‒1531","location":"Napoli","dimensions":"cm 439 x 867","method_for_datation":"Fonti e documenti storici","method_for_provenance":"Fonti e documenti storici","obtention":"Dono di Alfonso d'Avalos, marchese del Vasto, al Museo Nazionale di Napoli (Stato Italiano) nel 1862","bibliography":"AA. 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Later Period of The Ottoman Empire\", Seventh International Congress of Turkish Art, Warsaw, 1990, 37-42 \n \nGönül, M., “Some Turkish Embroideries in the Collection of the Topkapisaray Museum in Istanbul”, Kunst des Orients, 1969, VI, 43-76 \n \nTaylor, R., Ottoman Embroidery, London, 1993","dynasty":"Periodo ottomano","linkcatalogs":"IAM_TR_IT_001","author":"Paola Torre","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["Decorazione Floreale","ricamo","Tessuto"],"materials":["Raso di seta ricamato a filati metallici."]}}
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La presenza del marchio del tessitore ha permesso anche di stabilire gli anni di realizzazione della serie: dopo il 1528, anno in cui un editto imponeva agli arazzieri di firmare i loro prodotti, e l'inizio del 1531, dato che verrà donata nel mese di marzo all'imperatore. \nRecentemente è stata proposta una lettura d’insieme del ciclo, tesa a ricostruire il paesaggio rappresentato nei sette arazzi in un’unica, e panoramica, visione d’insieme (Paredes 2014). Secondo questa prospettiva, l'arazzo in esame, disposto nella sequenza suggerita dalla studiosa, costituisce l'ultimo della serie e va letto in strettissima continuità con quanto raffigurato nel panno che lo precede, *Sortita degli assediati e rotta degli svizzeri che annegano in gran numero nel Ticino*. In particolare, dall'accostamento dei due arazzi, si ricompone il paesaggio a sud di Pavia, caratterizzato dalla presenza dell'isolotto del Gravellone, separato dalla città dalle acque del Ticino. Nel panno è raffigurato uno degli ultimi momenti della battaglia con la ritirata del duca di Alençon - identificato dalla scritta sulla gualdrappa del cavallo -, che dopo aver attraversato il ponte di barche sul Ticino, ordina di distruggerlo per impedire l’inseguimento dei nemici. In primo piano, sono raffigurati alcuni fanti impegnati nella distruzione del ponte, mentre un cavaliere e altri soldati lo attraversano per ultimi. Il gesto del duca d'Alençon, cognato del re di Francia, condanna tutti coloro che non riescono ad oltrepassare il ponte alla furia del nemico o alle acque vorticose del fiume. 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Inoltre, proprio la presenza del marchio ha permesso di stabilire gli anni di realizzazione del ciclo: cioè dopo il 1528, anno in cui un editto imponeva agli arazzieri di firmare i loro prodotti, e l'inizio del 1531, dato che verrà donato nel mese di marzo all'imperatore. \nRecentemente è stata proposta una lettura d’insieme del ciclo, tesa a ricostruire in sequenza il paesaggio rappresentato nei sette arazzi in un’unica, e panoramica, visione d’insieme (Paredes 2014). Secondo questa prospettiva, l'arazzo in esame va letto subito dopo il panno con la *Presa del Castello di Mirabello*, e precede l'ultimo della serie, *Fuga dell'esercito francese e ritirata del duca d'A'Alençon oltre il Ticino*. In particolare, dall'accostamento dei tre arazzi, si ricompone a sinistra l'accampamento francese, delimitato in primo piano dalle mura del Parco Visconteo e dal sistema difensivo costituito da una serie di gabbioni, che si intravedono anche in lontananza. Sulla destra, si ridisegna il paesaggio a sud di Pavia, caratterizzato dalla presenza dell'isolotto del Gravellone e dal corso delle acque del Ticino. \nDomina l’arazzo la rappresentazione della città di Pavia, cinta di mura, con il Castello Visconteo, sulla sinistra, e il Ponte Coperto, sulla destra. È la fase finale della battaglia: dalla città assediata dagli imperiali, irrompono le truppe comandate da Antonio de Leyva che attaccano, alle spalle, l’esercito francese. Al centro, soldati e civili escono dai ricoveri tentando la fuga, mentre parecchi uomini, spinti verso il Ticino dalla cavalleria imperiale, annegano nel fiume. Al centro dell'arazzo, è possibile identificare uno dei cavalieri con François del Laval, conte di Montfort , grazie alla scritta ricamata sui finimenti del cavallo.","type":"Arazzo fiammingo","holder":"Museo e Real Bosco di Capodimonte","owner":"Museo di Capodimonte","dates":"1528‒1531","location":"Napoli","dimensions":"cm 360 x 828","method_for_datation":"Fonti e documenti storici","method_for_provenance":"Fonti e documenti storici","obtention":"Dono di Alfonso d'Avalos, marchese del Vasto, al Museo Nazionale di Napoli (Stato Italiano) nel 1862","bibliography":"AA. VV., *Gli Arazzi della Battaglia di Pavia*, Milano, Bompiani, 1999. \nArbace, Lucia, *Fasti d'Avalos: dagli Arazzi della Battaglia di Pavia alle Selle da parata*, s.l., Litografia Botolini, 2012. \nBuchanan, Iain, *The 'Battle of Pavia' and the Tapestry Collection of Don Carlos: New Documentation*, \"The Burlington Magazine\", vol. 144, n. 1191 (giugno, 2002), pp. 345-351. \nCasali, Luigi, Fraccaro, C.ristina, Prina, Vittorio, *Gli Arazzi della Battaglia di Pavia del Museo di Capodimonte a Napoli* Pavia, Edizioni ViGiEffe, 1993. \nParedes, Cecilia, *The tapestries of the battle of Pavia*, \"Riha Journal\", n. 4 (ottobre-dicembre, 2014), 28 dicembre 2014 (pubblicazione online). \nSansone, Maria Rosaria, *Gli arazzi della Battaglia di Pavia: dalla Spagna di Carlo V alla Napoli dei d'Avalos*, \"1525-2015. Pavia, la Battaglia, il Futuro. Niente fu come prima\" (giornale pubblicato in occasione della mostra allestita al Castello Visconteo di Pavia dal 14 giugno al 15 novembre 2015). \n\"Pavia, la Battaglia, il Futuro. Niente fu come prima\", \"Experienzapavese\" (pubblicazione online).","workshop":"Manifattura di Bruxelles","author":"Maria Rosaria Sansone, Giovanna Garraffa","materials":["Lana, seta, cotone colorato con fili d'oro e d'argento"]},"2e0c64a2-e482-5978-b566-da5cfa44d782":{"name":"Velluto","short_description":"Il frammento di velluto presenta una tipica decorazione di garofani disposti su file sfalsate e realizzati con fili d'argento su uno sfondo di colore rosso scuro.","type":"Tessuto; velluto","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira XI secolo / XVII secolo","location":"Torino","dimensions":"Larghezza cm 66, lunghezza cm 165","provenance":"Turchia","dynasty":"Impero Ottomano","keywords":["Tessuto; velluto; ottomano"],"materials":["Seta, argento e oro"]},"35d28d2d-69ab-5ec0-a006-32f2135420d3":{"name":"Tessuto con nicchia della preghiera (mihrâb).","description":"Il tessuto, realizzato in raso di tonalità rossa, nera e giallo-nocciola, è decorato a motivi ricamati con filati metallici di rame argentato e dorato, avvolti su un'anima di cotone. L'elemento decorativo fondamentale è costituito da una grande nicchia della preghiera (mihrâb): al centro di essa, dalla parte superiore, pende una lampada da moschea, mentre al di sopra e lateralmente sono presenti cartigli contenenti motivi decorativi di tipo epigrafico. Il fondo del tessuto, ad eccezione dell'interno della nicchia, ove figurano motivi floreali di accento naturalistico, è decorato con elementi ad arabesco formati da palmette intrecciate in varie forme o da mezze palmette entro girali.","short_description":"Tessuto ricamato a filati metallici e decorato con la nicchia della preghiera (*mihrâb*), una grande lampada da moschea e motivi epigrafici. Stile tipico della tarda produzione tessile ottomana.","holder":"Museo delle Civiltà | Museo d’arte orientale “Giuseppe Tucci”","dates":"XII/ XVIII- XIII/XIX secolo.","location":"Roma","dimensions":"altezza cm 265, larghezza cm 160.","method_for_datation":"La datazione e la provenienza dell'oggetto sono state proposte in base allo stile della decorazione, proprio di una produzione tessile ottomana di epoca tarda (XVIII-XIX secolo).","provenance":"Turchia.","obtention":"acquisto.","bibliography":"Barista, H.Ö., \"Turkish Embroideries. Later Period of The Ottoman Empire\", Seventh International Congress of Turkish Art, Warsaw, 1990, 37-42 \n \nGönül, M., “Some Turkish Embroideries in the Collection of the Topkapisaray Museum in Istanbul”, Kunst des Orients, 1969, VI, 43-76 \n \nTaylor, R., Ottoman Embroidery, London, 1993","dynasty":"Periodo ottomano","linkcatalogs":"IAM_TR_IT_001","author":"Paola Torre","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["Tessuto; ricamo; decorazione floreale; nicchia della preghiera; calligrafia; mihrâb"],"materials":["Raso di seta ricamato a filati metallici."]},"568aa288-3d05-5bf2-9461-11f5d3c78666":{"name":"Ritratto di Carlo di Borbone","description":"Il *Ritratto di Carlo di Borbone*, *pendant* di quello che ritraeva la regina Maria Amalia di Sassonia, oggi disperso, è una delle prime realizzazioni della Real Fabbrica degli Arazzi di Napoli. \nFondata dal giovane sovrano nel 1737, poco dopo il suo arrivo nella città partenopea, l’arazzeria è con l’opificio delle pietre dure una delle prime manifatture protette volute da Carlo di Borbone. Determinate per questa scelta deve essere stato l’interesse del giovane don Carlos per le manifatture medicee ancora operanti a Firenze, maturato in occasione del soggiorno del futuro sovrano in città nel 1732, quale futuro successore di Gian Gastone dei Medici. \nInfatti, sarà proprio un piccolo gruppo di arazzieri e intagliatori di pietre dure fiorentini a dare vita nella città partenopea ai primi due opifici reali borbonici, collocati nei pressi della chiesa di San Carlo alle Mortelle. La fabbrica, composta anche di mano d’opera locale nell’intento di promuovere lo sviluppo di nuove tecniche artistiche nel Regno di Napoli, era sotto la direzione del fiorentino Domenico del Rosso. Ed è proprio all’arazziere fiorentino che Carlo affiderà il suo ritratto e quello della consorte che, come le altre realizzazioni della fase iniziale degli opifici, avevano l’intento di celebrare il sovrano finanziatore. La lavorazione del panno viene ultimata nel 1741, come indicato dalla presenza di firma e data sulla bordura dell’arazzo, in basso a destra: “DOM.CO D. L. ROSSO 1741”. Non si conosce l’autore che ha fornito il modello dell’arazzo, anche se è stato ipotizzato che si possa trattare di Giovan Battista delle Piane, in quegli anni ritrattista di corte, o di Francesco Solimena, per la straordinaria efficacia espressiva e per l’intensità della luce e del colore originari.","type":"Arazzo di manifattura napoletana","holder":"Museo e Real Bosco di Capodimonte","owner":"Museo di Capodimonte","dates":"1739–1741","location":"Napoli","dimensions":"cm 237 x 174","method_for_datation":"L'arazzo è firmato e datato","method_for_provenance":"Fonti documentarie e inventari","obtention":"Commissione diretta di Carlo di Borbone per le sue residenze reali","bibliography":"Giusti, Paola, *1737-1759. Le Manifatture Reali al tempo di Carlo di Borbone*, in *Carlo di Borbone. Un sovrano illuminato per Napoli*, arte'm, Napoli 2016, p. 39. \nGiusti, Paola, *Le arti decorative*, in *Storia e civiltà della Campania, il Settecento*, Napoli, Electa, 1994, pp. 289-292. \nMartino, Linda, in *Museo di Capodimonte*, Milano, Touring Club Italiano, 2002, p. 221 (scheda di catalogo). \nSiniscalco, Margherita, in *Civiltà del '700 a Napoli. 1734-1799,* vol. II, Firenze, Centro Di, 1980, p. 97 (scheda di catalogo). \nSpinosa, Nicola, *L'Arazzeria napoletana*, Napoli, Libreria Scientifica Editrice, 1971.","workshop":"Arazzeria borbonica","author":"Maria Rosaria Sansone, Giovanna Garraffa","materials":["Lana, seta"]},"5e3bd511-e913-550c-a38c-80f8d87cf0e9":{"name":"Cattura del re di Francia Francesco I","description":"La celebre serie dei sette arazzi fiamminghi della Battaglia di Pavia, esposti in una grande sala del museo di Capodimonte, entra nelle raccolte pubbliche con il legato testamentario del 1862 di Alfonso d’Avalos che dona al Museo Nazionale di Napoli la collezione di famiglia. \nRealizzata per essere donata dagli stati Generali di Bruxelles all’imperatore Carlo V, in occasione della riunione degli stessi a Bruxelles nel 1531, la serie decorativa intendeva celebrare la vittoria delle truppe imperiali su quelle francesi, comandate da Francesco I, avvenuta il 24 febbraio del 1525, e combattuta nella zona del Parco Visconteo, alle porte di Pavia. \nTessuti a Bruxelles, gli arazzi sono stati realizzati su disegni di Bernard van Orley (oggi a Parigi, Musée du Louvre), nell'atelier di William Dermoyen ( o Van der Moyen), identificato grazie alla presenza del marchio del tessitore sulla bordure di due arazzi della serie. Inoltre, proprio la presenza del marchio ha permesso di stabilire gli anni di realizzazione del ciclo: cioè dopo il 1528, anno in cui un editto imponeva agli arazzieri di firmare i loro prodotti, ed entro l'inizio del 1531, dato che verrà donato nel mese di marzo all'imperatore. \nRecentemente è stata proposta una lettura d’insieme del ciclo, tesa a ricostruire in sequenza il paesaggio rappresentato nei sette arazzi in un’unica, e panoramica, visione d’insieme (Paredes 2014). \nL'episodio centrale raccontato nel panno è quello della cattura di Francesco I. Dopo aver attraversato il boschetto, rappresentato in alto a sinistra, e dopo essersi battuto valorosamente in un terreno fangoso, sfavorevole per la pesante cavalleria francese, il re viene catturato a seguito di un colpo di archibugio che ferisce il suo cavallo. \nFrancesco I è raffigurato in primo piano mentre tre cavalieri dello schieramento nemico, La Motte de Noyers, il tedesco Nicolas von Salm e il conte di Montmartin - come suggeriscono le scritte abbreviate, inserite per lo più su finimenti e armature - lo aiutano a rialzarsi. Sulla sinistra, è raffigurato il viceré di Napoli Charles de Lannoy, identificato dalla scritta “VISSEROV” sulla lama della spada, mentre scende da cavallo per accettare la resa del re. \nDietro di lui un cavaliere innalza lo stendardo imperiale, dove si riconoscono l'aquila bicipite e le colonne d'Ercole con il motto “PLUS OVLTRE”. Al centro dell'arazzo, l'uomo a cavallo in abito scuro, su cui spicca la croce bianca che indica l'appartenenza francese, è Enrico II d'Albret, re di Navarra, catturato in battaglia; sullo sfondo, a destra, tra i cavalieri appena usciti dal boschetto figura Carlo III di Borbone, identificato dalla scritta \"BOURBON\" sulle redini, nonché per la presenza dei gigli francesi sulla pettiera del cavallo. \nIn primo piano, a terra, vi è l'archibugio con il quale è stato abbattuto il cavallo di Francesco I, simbolo anche del nuovo modo di fare battaglia e la fine della cavalleria: l'utilizzo delle armi da fuoco, colpendo da lontano, permettevano al meno prode di prevalere.","type":"Arazzo fiammingo","holder":"Museo e Real Bosco di Capodimonte","dates":"1528–1531","location":"Napoli","dimensions":"cm 435 x 789","method_for_datation":"Fonti e documenti storici","method_for_provenance":"Fonti e documenti storici","obtention":"Dono di Alfonso d'Avalos, marchese del Vasto, al Museo Nazionale di Napoli (Stato Italiano) nel 1862","bibliography":"AA. VV., *Gli Arazzi della Battaglia di Pavia*, Milano, Bompiani, 1999. \nArbace, Lucia, *Fasti d'Avalos: dagli Arazzi della Battaglia di Pavia alle Selle da parata*, Chieti, Litografia Botolini, 2012. \nBuchanan, Iain, *The 'Battle of Pavia' and the Tapestry Collection of Don Carlos: New Documentation*, \"The Burlington Magazine\", vol. 144, n. 1191 (giugno, 2002), pp. 345-351. \nCasali Luigi, Fraccaro, Cristina, Prina, Vittorio, *Gli Arazzi della Battaglia di Pavia del Museo di Capodimonte a Napoli*, Pavia, Edizioni ViGiEffe, 1993. \nJackson, Zofia, *Battaglia di Pavia con la cattura del re di Francia*, in Beltramini, G. e Tura, A. (a cura di), *Orlando Furioso 500 anni. Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi*, catalogo della mostra (Ferrara, Palazzo dei Diamanti, 24 settembre 2016 – 8 gennaio 2017), Ferrara, 2016, pp. 200-201. \nParedes, Cecilia, *The tapestries of the battle of Pavia*, \"Riha Journal\", n. 4 (ottobre-dicembre, 2014), 28 dicembre 2014 (pubblicazione online). \nSansone, Maria Rosaria, *Gli arazzi della Battaglia di Pavia: dalla Spagna di Carlo V alla Napoli dei d'Avalos*, \"1525-2015. Pavia, la Battaglia, il Futuro. Niente fu come prima\" (giornale pubblicato in occasione della mostra allestita al Castello Visconteo di Pavia dal 14 giugno al 15 novembre 2015). \n*Pavia. La Battaglia, il futuro. \"niente fu come prima\"* (pubblicazione online).","workshop":"Manifattura di Bruxelles","author":"Maria Rosaria Sansone, Giovanna Garraffa","materials":["Lana, seta, cotone colorato con fili d'oro e d'argento"]},"5e6943fd-7101-58f0-8df8-80cc6f82f37e":{"name":"*Avanzata delle truppe imperiali e attacco della gendarmeria francese guidata da Francesco I*","description":"La celebre serie dei sette arazzi fiamminghi della Battaglia di Pavia, esposti in una grande sala del museo di Capodimonte, entra nelle raccolte pubbliche con il legato testamentario del 1862 di Alfonso d’Avalos che dona al Museo Nazionale di Napoli la collezione di famiglia. \nAttraverso il ciclo decorativo si intendeva celebrare la vittoria delle truppe imperiali su quelle francesi, comandate da Francesco I, avvenuta il 24 febbraio del 1525, e combattuta nella zona del Parco Visconteo, alle porte di Pavia. Recentemente è stata proposta una lettura d’insieme del ciclo, tesa a ricostruire in sequenza il paesaggio rappresentato nei sette arazzi in un’unica, e panoramica, visione d’insieme (Paredes 2014). \nRealizzata per essere donata dagli Stati Generali di Bruxelles all’imperatore Carlo V e ornare una grande sala del Palazzo Reale in occasione dell’Assemblea degli Stati Generali di Bruxelles, nel marzo del 1531, la serie entra in Spagna nel sesto decennio del Cinquecento al seguito di Maria d’Ungheria, che la donerà al giovane nipote don Carlos. È proprio don Carlos a legare la storia degli arazzi alla famiglia d’Avalos lasciandoli in eredità a Francesco Ferdinando d’Avalos (Buchanan 2002), marchese di Pescara e diretto discendente di Fernando Francesco d’Avalos, eroe di Pavia rappresentato nell'arazzo *Sconfitta della cavalleria francese*, e identificato grazie alla scritta sul collo del cavallo. \nTessuti a Bruxelles, gli arazzi sono stati realizzati su disegni di Bernard van Orley (Paris, Musée du Louvre), famoso pittore e cartonista di arazzi e vetrate. Dai disegni, o modelletti, si ricavavano successivamente i cartoni preparatori per l’arazziere, con scene riportate in controparte dato che in quegli anni a Bruxelles gli arazzi venivano lavorati con telai a ‘basso liccio’. La presenza del marchio del tessitore sulla bordura di due arazzi ci offre un riferimento temporale per la realizzazione della serie, perché un editto del 1528 imponeva agli arazzieri di firmare i loro prodotti, e ha permesso di identificare l'atelier nel quale sono stati realizzati in quello di William Dermoyen (o Van der Moyen). \nNell'arazzo sono raccontate le fasi iniziali della battaglia. Sullo sfondo avanzano fanteria e cavalleria dell'esercito imperiale, guidate da Carlo di Borbone, connestabile di Francia (riconoscibile dalla scritta sulla pettiera del cavallo), pronte ad attaccare le truppe francesi. Sulla destra, in secondo piano, è raffigurato il re Francesco I nell'atto di uccidere il marchese di Civita Santangelo, comandante della schiera nemica, evento che segna uno dei primi successi francesi. In primissimo piano, sulla destra si notano alcuni archibugieri di parte imperiale che preparano le armi: essi portano a tracolla una cinghia dalla quale pendono astucci contenenti le cariche di polvere da sparo già dosate, e in vita polveriere a forma di corno. Le gambe dell'archibugiere di spalle, tagliate all'altezza del ginocchio, erano nascoste in origine da un tratto di muro del Parco Visconteo, come testimonia anche il disegno preparatorio per l'arazzo, oggi al Louvre. Il tratto di muro potrebbe essere stato decurtato insieme alla bordura dell'arazzo, non prima della seconda metà del Settecento. Infatti, secondo una descrizione degli anni Settanta del secolo, la bordura inferiore, ancora integra, presentava motivi decorativi con tritoni e cavallucci marini, simili cioè a quelli presenti nelle *Cacce di Massimiliano*, altro ciclo di arazzi realizzato per Carlo V su disegni di van Orley, e oggi al Louvre (Buchanan 2002). \nIn primo pano, il re è nuovamente raffigurato con celata abbassata, mentre si dirige con la sua guardia scelta verso un boschetto, dove gli sarà teso un tranello fatale.","type":"Arazzo fiammingo","holder":"Museo e Real Bosco di Capodimonte","owner":"Museo di Capodimonte","dates":"1528-1531","location":"Napoli","dimensions":"cm 415 x 818","method_for_datation":"Fonti e documenti storici","method_for_provenance":"Fonti e documenti storici","obtention":"Dono di Alfonso d'Avalos, marchese del Vasto, al Museo Nazionale di Napoli (Stato Italiano) nel 1862","bibliography":"AA. VV., *Gli Arazzi della Battaglia di Pavia*, Milano, Bompiani, 1999. \nArbace, Lucia, *Fasti d'Avalos: dagli Arazzi della Battaglia di Pavia alle Selle da parata*, s.l., Litografia Botolini, 2012. \nBuchanan, Iain, *The 'Battle of Pavia' and the Tapestry Collection of Don Carlos: New Documentation*, \"The Burlington Magazine\", vol. 144, n. 1191 (giugno, 2002), pp. 345-351. \nCasali, Luigi, Fraccaro, Cristina, Prina, Vittorio, *Gli Arazzi della Battaglia di Pavia del Museo di Capodimonte a Napoli* Pavia, Edizioni ViGiEffe, 1993. \nParedes, Cecilia, *The tapestries of the battle of Pavia*, \"Riha Journal\", n. 4 (ottobre-dicembre, 2014), 28 dicembre 2014 (pubblicazione online). \nSansone, Maria Rosaria, *Gli arazzi della Battaglia di Pavia: dalla Spagna di Carlo V alla Napoli dei d'Avalos*, \"1525-2015. Pavia, la Battaglia, il Futuro. 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Fuga delle dame e dei civili al seguito di Francesco I","description":"La celebre serie dei sette arazzi fiamminghi della Battaglia di Pavia, esposti in una grande sala del museo di Capodimonte, entra nelle raccolte museali con il legato testamentario del 1862 di Alfonso d’Avalos che dona al Museo Nazionale di Napoli la collezione di famiglia. \nRealizzata per essere donata dagli stati Generali di Bruxelles all’imperatore Carlo V, in occasione della riunione degli stessi a Bruxelles nel 1531, la serie decorativa intendeva celebrare la vittoria delle truppe imperiali su quelle francesi, comandate da Francesco I, avvenuta il 24 febbraio del 1525, e combattuta nella zona del Parco Visconteo, alle porte di Pavia. \nTessuti a Bruxelles, gli arazzi sono stati realizzati su disegni di Bernard van Orley (oggi a Parigi, Musée du Louvre), nell'atelier di William Dermoyen (o Van der Moyen), identificato grazie alla presenza del marchio del tessitore sulla bordure di due arazzi della serie. Inoltre, proprio la presenza del marchio ha permesso di stabilire gli anni di realizzazione del ciclo: cioè dopo il 1528, anno in cui un editto imponeva agli arazzieri di firmare i loro prodotti, e l'inizio del 1531, dato che verrà donato nel mese di marzo all'imperatore. \nRecentemente è stata proposta una lettura d’insieme del ciclo, tesa a ricostruire in sequenza il paesaggio rappresentato nei sette arazzi in un’unica, e panoramica, visione d’insieme (Paredes 2014). Secondo questa prospettiva, l'arazzo in esame precede Sortita delle truppe imperiali da Pavia, dove vi è rappresentata la città lombarda. Accostando i due panni, infatti, si ricompone il paesaggio delimitato in primo piano dalle mura del Parco Visconteo; si ricongiunge, inoltre, sia in primo piano che sullo sfondo, il sistema difensivo che delimita il campo francese, costituito da una serie di gabbioni, fortificazioni campali formate da grandi cesti dai rami intrecciati riempiti di terra. \nSecondo la cronologia degli eventi, nell'arazzo è rappresentato uno dei primi momenti della fase finale della battaglia: all'alba del 24 febbraio le truppe imperiali irrompono nel campo francese, che si era accampato all’interno del Parco Vecchio, occupando il Castello di Mirabello, casino di caccia fortificato, raffigurato a sinistra sullo sfondo. Al centro, alcuni fanti cercano di salvarsi oltrepassando il fiume Vernavola, servendosi della picca. Al di là delle fiamme, dovute all’esplosione di barili di polvere da sparo, si intravede il padiglione di Francesco I, ornato con i gigli di Francia. In primo piano, attraverso una breccia nel muro, la fuga di soldati e civili, al seguito dell'esercito francese che vi era accampato, tra cui alcune donne riccamente abbigliate. Sullo sfondo, a destra, si intravedono scene tranquille di vita di campo, con personaggi affaccendati a preparare cibo e a occuparsi delle vivande.","type":"Arazzo fiammingo","holder":"Museo e Real Bosco di Capodimonte","owner":"Museo di Capodimonte","dates":"1528-1531","location":"Napoli","dimensions":"cm 440 x 818","method_for_datation":"Fonti e documenti storici","method_for_provenance":"Fonti e documenti storici","obtention":"Dono di Alfonso d'Avalos, marchese del Vasto, al Museo Nazionale di Napoli (Stato Italiano) nel 1862","bibliography":"AA. VV., *Gli Arazzi della Battaglia di Pavia*, Milano, Bompiani, 1999. \nArbace, Lucia, *Fasti d'Avalos: dagli Arazzi della Battaglia di Pavia alle Selle da parata*, s.l., Litografia Botolini, 2012. \nBuchanan, Iain, *The 'Battle of Pavia' and the Tapestry Collection of Don Carlos: New Documentation*, \"The Burlington Magazine\", vol. 144, n. 1191 (giugno, 2002), pp. 345-351. \nBuchanan, Iain, *Invasion of the French Camp end the Flight of the Women and Civilians*, in Campbell, Thomas P. (a cura di), *Tapestry in the Renaissance: Art and Magnificence*, catalogo della mostra, New York, The Metropolitan Museum of Art, 2002, pp. 321-328. \nCasali, Luigi, Fraccaro, C.ristina, Prina, Vittorio, *Gli Arazzi della Battaglia di Pavia del Museo di Capodimonte a Napoli* Pavia, Edizioni ViGiEffe, 1993. \nParedes, Cecilia, *The tapestries of the battle of Pavia*, \"Riha Journal\", n. 4 (ottobre-dicembre, 2014), 28 dicembre 2014 (pubblicazione online). \nSansone, Maria Rosaria, *Gli arazzi della Battaglia di Pavia: dalla Spagna di Carlo V alla Napoli dei d'Avalos*, \"1525-2015. Pavia, la Battaglia, il Futuro. Niente fu come prima\" (giornale pubblicato in occasione della mostra allestita al Castello Visconteo di Pavia dal 14 giugno al 15 novembre 2015).","workshop":"Manifattura di Bruxelles","author":"Maria Rosaria Sansone, Giovanna Garraffa","materials":["Lana, seta, cotone colorato con fili d'oro e d'argento"]},"9a5f6ab0-8a7b-5628-869a-8623164a2cfe":{"name":"Invasione del campo francese. Gli svizzeri si rifiutano di avanzare nonostante gli interventi dei loro capi","description":"La celebre serie dei sette arazzi fiamminghi della Battaglia di Pavia, esposti in una grande sala del museo di Capodimonte, entra nelle raccolte pubbliche con il legato testamentario del 1862 di Alfonso d’Avalos che dona al Museo Nazionale di Napoli la collezione di famiglia. \nRealizzata per essere donata dagli stati Generali di Bruxelles all’imperatore Carlo V, in occasione della riunione degli stessi a Bruxelles nel 1531, la serie decorativa intendeva celebrare la vittoria delle truppe imperiali su quelle francesi, comandate da Francesco I, avvenuta il 24 febbraio del 1525, e combattuta nella zona del Parco Visconteo, alle porte di Pavia. \nTessuti a Bruxelles, gli arazzi sono stati realizzati su disegni di Bernart van Orley (oggi a Parigi, Musée du Louvre), nell'atelier di Willem Dermoyen (o Van der Moyen), identificato grazie alla presenza del marchio del tessitore sulla bordure di due arazzi della serie. Inoltre, proprio la presenza del marchio ha permesso di stabilire gli anni di realizzazione del ciclo: cioè dopo il 1528, anno in cui un editto imponeva agli arazzieri di firmare i loro prodotti, e l'inizio del 1531, dato che verrà donato nel mese di marzo all'imperatore. \nRecentemente è stata proposta una lettura d’insieme del ciclo, tesa a ricostruire in sequenza il paesaggio rappresentato nei sette arazzi in un’unica, e panoramica, visione d’insieme (Paredes 2014). \nNel panno vi è raffigurato uno dei momenti conclusivi della battaglia di Pavia: i civili fuggono dal campo francese attaccato dagli imperiali, nei pressi della Vernavola, attraverso le brecce praticate nel muro del Parco Visconteo durante l’assedio. L'episodio offre lo spunto per narrazioni di carattere quotidiano: un soldato in primo piano fugge portando via alcuni polli, mentre guarda verso lo spettatore coinvolgendolo nella scena, una donna sullo sfondo porta un cesto con due oche, un frate corre impaurito. In primo piano, i fanti svizzeri (riconoscibli per la bandiera con la croce bianca) che avevano combattuto al seguito dei francesi dando prova di coraggio e di valore, perduta ogni speranza di vittoria e circondati da ogni parte, si arrendono ai cavalieri imperiali, gettando a terra le picche, sordi ai richiami dei loro ufficiali, e cercano scampo con la fuga o con la resa. In primo piano, tra i soldati si distinguono un suonatore di tamburo, di piffero e un alfiere portaspadone, figure che ricorrono spesso nell'iconografia militare. Il personaggio al centro dell'arazzo, è stato identificato con il capitano svizzero Jean de Diesbac, che si offre alla spada del cavaliere nemico per morire con onore (Casali 1993).","type":"Arazzo fiammingo","holder":"Museo e Real Bosco di Capodimonte","owner":"Museo di Capodimonte","dates":"1528-1531","location":"Napoli","dimensions":"cm 435 x 880","method_for_datation":"Fonti e documenti storici","method_for_provenance":"Fonti e documenti storici","obtention":"Dono di Alfonso d'Avalos, marchese del Vasto, al Museo Nazionale di Napoli (Stato Italiano) nel 1862","bibliography":"AA. VV., *Gli Arazzi della Battaglia di Pavia*, Milano, Bompiani, 1999. \nArbace, Lucia, *Fasti d'Avalos: dagli Arazzi della Battaglia di Pavia alle Selle da parata*, s.l., Litografia Botolini, 2012. \nBuchanan, Iain, *The 'Battle of Pavia' and the Tapestry Collection of Don Carlos: New Documentation*, \"The Burlington Magazine\", vol. 144, n. 1191 (giugno, 2002), pp. 345-351. \nCasali, Luigi, Fraccaro, C.ristina, Prina, Vittorio, *Gli Arazzi della Battaglia di Pavia del Museo di Capodimonte a Napoli* Pavia, Edizioni ViGiEffe, 1993. \nParedes, Cecilia, *The tapestries of the battle of Pavia*, \"Riha Journal\", n. 4 (ottobre-dicembre, 2014), 28 dicembre 2014 (pubblicazione online). \nSansone, Maria Rosaria, *Gli arazzi della Battaglia di Pavia: dalla Spagna di Carlo V alla Napoli dei d'Avalos*, \"1525-2015. Pavia, la Battaglia, il Futuro. Niente fu come prima\" (giornale pubblicato in occasione della mostra allestita al Castello Visconteo di Pavia dal 14 giugno al 15 novembre 2015). \n\"Pavia, la Battaglia, il Futuro. Niente fu come prima\", \"Experienzapavese\" (pubblicazione online).","workshop":"Manifattura di Bruxelles","author":"Maria Rosaria Sansone, Giovanna Garraffa","materials":["Lana, seta, cotone colorato con fili d'oro e d'argento"]},"9ea5b136-b63e-5eb6-8022-d5574ad81fc3":{"name":"Velluto","short_description":"Il frammento, di forma rettangolare, presenta la tipica composizione con luna e sole.","type":"Tessuto; velluto","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira X–XI secolo / XVI–XVII secolo","location":"Torino","dimensions":"Larghezza cm 60, lunghezza cm 152","provenance":"Turchia","dynasty":"Impero Ottomano","keywords":["Tessuto; velluto; ottomano"],"materials":["Seta, argento e oro"]},"9f93aaa3-18ce-5348-92f9-9826ae78f586":{"name":"Tessuto.","description":"Il tessuto, di grandi dimensioni, è ricamato su organzino di colore avorio sovrapposto ad un leggero raso di seta (*atlaz*) di colore verde chiaro, usato come fondo. L'esemplare presenta una decorazione particolarmente articolata e di estrema raffinatezza, realizzata in larga misura mediante la tecnica del ricamo ad ago con filati metallici in rame argentato. Il motivo decorativo principale è formato da un ornato centrale che ricorda la nicchia della preghiera (*mihrâb*), e che risulta formato da un arco polilobato sostenuto da colonnine, all'interno del quale pende una lampada da moschea. Una doppia cornice rettangolare chiude la decorazione del tessuto. Tutta la superficie è finemente lavorata con una ricca varietà di motivi, sia di tipo vegetale (fiori, foglie e piccoli cipressi) di gusto naturalistico, sia di tipo epigrafico: di particolare interesse è la presenza ripetuta del *tujra*, il monogramma ufficiale del sultano, impresso sui documenti statali. Altre scritte riportano parole ed espressioni di contenuto religioso, legate al Corano, con funzione apotropaica (*“ ana gelse red”* : “se sopraggiungono difficoltà, cacciale via”) e di buon auspicio (*“el' an ba ' d- dĬn”* : “sempre con la fede”). Il tessuto è da collocare nell'ambito della produzione tessile di paramenti da preghiera (*seccade*) di epoca ottomana della fine del XIII/XIX secolo. Per quel che concerne l'area di produzione è possibile un'attribuzione sia ad ambiente turco che egiziano, anche se non è da escludere una probabile appartenenza a manifattura ottomana palestinese.","short_description":"Il tessuto, riccamente decorato, è un *seccade*, paramento da preghiera; i raffinati motivi decorativi sono di tipo naturalistico, vegetale ed epigrafico. Vi figura anche il *tuğra* del Sultano Mustafa IV.","holder":"Museo delle Civiltà | Museo d’arte orientale “Giuseppe Tucci”","dates":"XIII/ XIX secolo.","location":"Roma","dimensions":"altezza cm 277, larghezza cm 192.","method_for_datation":"la datazione, basata sull'analisi stilistica, è confermata dalla lettura del tujra, che risulta essere una rielaborazione tarda del tujra del sultano ottomano Mustafâ IV (1222/1807-1223/1808).","method_for_provenance":"confronto con un tessuto del Museo del Tesoro di S. Pietro in Vaticano (Orlando, 1958, 90 e tav. 164).","provenance":"Turchia, Egitto o Palestina.","obtention":"acquisto.","bibliography":"Fontana, M.V., “Un seccade ottomano tardo ottocentesco”, Turcica et islamica. Studi in memoria di Aldo Gallotta, Università degli Studi di Napoli “L'Orientale” – Is.IAO, Series Minor, LXIV, Napoli, 2003, 185-203 \n \nOrlando, F.S., Il Tesoro di S. Pietro, Milano, 1958, 90 e tav. 164 \n \nTaylor R., Ottoman Embroidery, London, 1993 \n \nTorre P., “Tessuto ricamato di epoca ottomana”, Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Acquisizioni e donazioni 1999-2000, Roma, 2002, 72-73 \n \nTorre P., “Arte tessile di epoca ottomana nei corredi di una famiglia di Aleppo”, Un Oriente di Seta e d'Oro, a cura di P. Torre, Roma, 2003, 32-56","dynasty":"Periodo ottomano","linkcatalogs":"IAM_TR_IT_001","author":"Paola Torre","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["Tessuto; decorazione floreale; calligrafia; ricamo; tujra; seccade; mihrâb"],"materials":["Raso di seta e organzino ricamato a filati metallici."]},"b7f46ff9-52a1-5495-80f5-c075d3bfc0da":{"name":"*Sconfitta della cavalleria francese. Le fanterie imperiali si impadroniscono delle artiglierie nemiche*","description":"La celebre serie dei sette arazzi fiamminghi della Battaglia di Pavia, esposti in una grande sala del museo di Capodimonte, entra nelle raccolte pubbliche con il legato testamentario del 1862 di Alfonso d’Avalos che dona al Museo Nazionale di Napoli la collezione di famiglia. \nRealizzata per essere donata dagli Stati Generali di Bruxelles all’imperatore Carlo V, in occasione della riunione degli stessi a Bruxelles nel 1531, la serie decorativa intendeva celebrare la vittoria delle truppe imperiali su quelle francesi, comandate da Francesco I, avvenuta il 24 febbraio del 1525, e combattuta nella zona del Parco Visconteo, alle porte di Pavia. \nTessuti a Bruxelles, gli arazzi sono stati realizzati su disegni di Bernard van Orley (oggi a Parigi, Musée du Louvre), nell'atelier di William Dermoyen ( o Van der Moyen), identificato grazie alla presenza del marchio del tessitore presente sulla bordure destra del panno, riscontrata anche in un altro esemplare della serie. La presenza del marchio del tessitore ha permesso anche di stabilire gli anni di realizzazione della serie: dopo il 1528, anno in cui un editto imponeva agli arazzieri di firmare i loro prodotti, e l'inizio del 1531, dato che verrà donata nel mese di marzo all'imperatore. \nRecentemente è stata proposta una lettura d’insieme del ciclo, tesa a ricostruire in sequenza il paesaggio rappresentato nei sette arazzi in un’unica, e panoramica, visione d’insieme (Paredes 2014). Secondo questa prospettiva, l'arazzo in esame va letto in strettissima continuità con quanto raffigurato in Avanzata dell'esercito Imperiale. Accostando i due panni, infatti, si ricompongono, come suggerisce C. Paredes, il paesaggio e i movimenti delle truppe sul campo di battaglia. In particolare, in primo piano si riconosce il gruppo degli archibugieri imperiali, guidati dal loro comandante Fernando Francesco d'Avalos, identificato dalla scritta “MAR. DE PES.” (abbreviazione per \"Marchese di Pescara\") sul collo del cavallo. Al centro, un'altra scritta, “MARQ.IS DU VASTE”, segnala la presenza in campo di Alfonso d'Avalos, marchese del Vasto. Sulla destra è raffigurato il feroce combattimento tra i lanzichenecchi imperiali, guidati da Georg von Frundsberg, contraddistinti dalla fascia bianca e rossa, e le truppe mercenarie della Banda nera, al servizio dei francesi. Ossevando il particolare della presa delle artiglierie francesi nella panoramica veduta d'insieme che spazia nel panno che lo precede, più sopra citato, è possibile comprendere che i cannoni francesi cessano il fuoco per evitare di colpire alle spalle il proprio sovrano che, rompendo le fila dell'esercito, si scaglia contro il nemico, proprio come narrano le fonti. \nL'arazzo conserva, insieme ad altri tre della serie, la bordura originaria con motivi decorativi dove sono raffigurati fiori, frutti, uccelli e animali. Tuttavia, secondo una descrizione degli anni Settanta del Settecento, le bordure inferiori, in origine, presentavano motivi decorativi con tritoni e cavallucci marini, simili a quelli presenti nelle Cacce di Massimiliano, altro ciclo di arazzi realizzato per Carlo V dallo stesso atelier su disegni di van Orley, e oggi al Louvre. Pertanto, tutta la striscia inferiore, decurtata dopo gli anni Settanta del Settecento e successivamente riassemblata, appare ricucita utilizzando parti di bordure di arazzi, che adesso ne sono privi, destinate in origine a ornare il lato verticale del panno (Buchanan 2002).","type":"Arazzo fiammingo","holder":"Museo e Real Bosco di Capodimonte","dates":"1528‒1531","location":"Napoli","dimensions":"cm 439 x 867","method_for_datation":"Fonti e documenti storici","method_for_provenance":"Fonti e documenti storici","obtention":"Dono di Alfonso d'Avalos, marchese del Vasto, al Museo Nazionale di Napoli (Stato Italiano) nel 1862","bibliography":"AA. VV., *Gli Arazzi della Battaglia di Pavia*, Milano, Bompiani, 1999. \nArbace, Lucia, *Fasti d'Avalos: dagli Arazzi della Battaglia di Pavia alle Selle da parata*, s.l., Litografia Botolini, 2012. \nBuchanan, Iain, *The 'Battle of Pavia' and the Tapestry Collection of Don Carlos: New Documentation*, \"The Burlington Magazine\", vol. 144, n. 1191 (giugno, 2002), pp. 345-351. \nCasali, Luigi, Fraccaro, Cristina, Prina, Vittorio, *Gli Arazzi della Battaglia di Pavia del Museo di Capodimonte a Napoli* Pavia, Edizioni ViGiEffe, 1993. \nParedes, Cecilia, *The tapestries of the battle of Pavia*, \"Riha Journal\", n. 4 (ottobre-dicembre, 2014), 28 dicembre 2014 (pubblicazione online). \nSansone, Maria Rosaria, *Gli arazzi della Battaglia di Pavia: dalla Spagna di Carlo V alla Napoli dei d'Avalos*, \"1525-2015. Pavia, la Battaglia, il Futuro. Niente fu come prima\" (giornale pubblicato in occasione della mostra allestita al Castello Visconteo di Pavia dal 14 giugno al 15 novembre 2015).","workshop":"Manifattura di Bruxelles","author":"Maria Rosaria Sansone, Giovanna Garraffa","materials":["Lana, seta, cotone colorato con fili d'oro e d'argento"]},"b914b3ad-c4ec-5742-a411-fc1720a3eb43":{"name":"Frammento di ricamo","short_description":"Il frammento di ricamo è decorato da grandi e variopinte composizioni floreali ripetute su file sfalsate su uno sfondo di colore crema.","type":"Tessuto; ricamo","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira XI secolo / XVII secolo","location":"Torino","dimensions":"Larghezza cm 94, lunghezza cm 125","provenance":"Turchia","dynasty":"Impero Ottomano","keywords":["Tessuto; ricamo; ottomano"],"materials":["Ricamo in ciniglia"]},"c9d0b510-47ac-5728-867e-795e3dd48169":{"name":"Copricuscino","short_description":"Il frammento presenta un'elegante decorazione con tulipani stilizzati.","type":"Tessuto; velluto","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira XI secolo / XVII secolo","location":"Torino","dimensions":"Larghezza cm 61, lunghezza cm 121","provenance":"Turchia","dynasty":"Impero Ottomano","keywords":["Tessuto; velluto; ottomano; copricuscino"],"materials":["Seta, argento e oro"]},"f5534c7f-4ba5-5e47-aca4-efc34893cbc5":{"name":"Tessuto.","description":"Il tessuto è decorato al centro da un grande motivo di vaso con fiori, all'interno di una cornice cuspidata sorretta da due colonnine, alle cui basi figurano due cipressi. Nella parte inferiore è presente un motivo di “porta a cancellata” con, alla sommità, una mezzaluna sormontata da un motivo epigrafico in caratteri arabi. Ai lati due grandi cipressi affiancati da motivi a stella. Tutto il tessuto è incorniciato da girali con foglie lanceolate e fiori a quattro e cinque petali. La decorazione è ottenuta mediante ricamo con filati metallici argentati e dorati.","short_description":"Il tessuto si inquadra in una produzione di ambiente turco di tarda epoca ottomana, caratterizzata dall'uso di motivi floreali di gusto naturalistico, ove è molto evidente una forte influenza di elementi decorativi più propriamente occidentali.","holder":"Museo delle Civiltà | Museo d’arte orientale “Giuseppe Tucci”","dates":"XIII/ XIX secolo.","location":"Roma","dimensions":"altezza cm 300 cm, larghezza cm 200.","method_for_datation":"Il tessuto si inquadra in una produzione di ambiente turco di tarda epoca ottomana del XIII/seconda metà del XIX secolo, caratterizzata dall'uso di motivi floreali di gusto naturalistico, ove è molto evidente una forte influenza di elementi decorativi più propriamente occidentali.","provenance":"Turchia.","obtention":"acquisto.","bibliography":"Barista, H.Ö., \"Turkish Embroideries. Later Period of The Ottoman Empire\", Seventh International Congress of Turkish Art, Warsaw, 1990, 37-42 \n \nGönül, M., “Some Turkish Embroideries in the Collection of the Topkapisaray Museum in Istanbul”, Kunst des Orients, 1969, VI, 43-76 \n \nTaylor, R., Ottoman Embroidery, London, 1993","dynasty":"Periodo ottomano","linkcatalogs":"IAM_TR_IT_001","author":"Paola Torre","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["Tessuto; decorazione floreale; ricamo"],"materials":["Raso di seta ricamato a filati metallici."]}}
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