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- {"2b8bffd7-5ba3-5029-b6c5-d671a0482187":{"name":"Scaffa e angolari per l’altare maggiore di San Pietro con paliotto d’altare dono di papa Benedetto XIV Lambertini","alternate_name":"Altare di Benedetto XIV","description":"Il prezioso e articolato altare donato da papa Lambertini alla Cattedrale di Bologna originariamente comprendeva anche un corredo di sei candelieri con croce d'altare d'argento ed un “*pallio*” \\[paliotto\\] d'argento con rappresentato Gesù Cristo che consegna le chiavi a San Pietro con tutti gli apostoli. Con molta probabilità tutta questa ricca parte, non più presente, dovette essere inclusa fra gli oggetti consegnati ai Francesi nel 1796, in ottemperanza al trattato di Tolentino, sottoscritto da papa Pio VI. \nNel *Diario Benedettino* si registrano le tappe cronologiche dell'invio del complesso per l'altare maggiore, che: “..*Preghiamo Iddio..arrivi sano, e salvo”.* \nAl centro della scaffa è uno sbalzo ovale in argento raffigurante *Cristo che salva Pietro dalle acque,* con ai lati due medaglioni più piccoli con le *Allegorie della Fede*. Inorniciano i tre sbalzi cornicine architettoniche in bronzo fuso e dorato, con testine di cherubini e festoni fitomorfi, su un fondo blu di lapislazzuli.Non meno ricchi gli angolari con sbalzi ovali nella parte inferiore, raffiguranti a sinistra *Il martirio di San Pietro* e a destra *San Pietro in vincoli visitato dall'angelo*. Nella parte superiore è lo stemma Lambertini in argento. \nIl complesso viene presentato con sontuoso paliotto lambertiano donato nel 1742, in tela di canapa ricamata in filo d'oro. Su fondo interamente ricamato sono applicate varie decorazioni in oro lamellare e riccio, con al centro entro medaglione la mezza figura di San Pietro e ai lati grande stemma lambertiano con triregno e chiavi apostoliche, retto da angioletti. \nIl pregiatissimo altare di papa Benedetto XIV, pur superstite rispetto al più ricco arredo originario, si contraddistingue per altissima perizia tecnica e qualità artistica. Il gradino sembrerebbe riconducibile all'argentiere romano Angelo Spinazzi, documentato dal 1721 al 1767, mentre un punzone di non facile lettura posto sugli angolari potrebbe appartenere al fonditore romano Filippo Tofani. Nessun punzone è presente nel maggior rilievo centrale.","short_description":"Il pregiatissimo altare donato alla cattedrale di Bologna da papa Benedetto XIV era arricchito in origine da un corredo di candelieri e croce d'argento e da un prezioso paliotto in argento con *La consegna delle chiavi a Pietro,* arredi che dovettero essere di tributo ai Francesi nel 1796, secondo il Trattato di Tolentino. \nScaffa e angolari superstiti spiccano per la finissima esecuzione: su fondo blu di lapislazzuli si sovrappongono l'argento cesellato e sbalzato e il bronzo dorato; con stemmi lambertiani e cartelle ovali figurate. Sulla scaffa, al centro *Cristo che salva Pietro dalle acque* e ai lati *Allegorie della Fede*; sugli angolari *San Pietro in vincoli visitato dall'angelo* e *Il martirio di San Pietro*. Maestranze romane sembrano aver siglato l'opera e forse si riconosce il punzone del fonditore Filippo Tofani. Accompagna l'arredo un paliotto donato da papa Benedetto XIV nel 1742 e di finissima esecuzione.","type":"Oreficeria","holder":"Museo della Cattedrale di San Pietro","initial_owner":"Chiesa Metropolitana di San Pietro","dates":"1753- post 1756","location":"Bologna","dimensions":"Scaffa mis. max. cm 57x380x27; medaglioni a sin. e a ds.cm 34x25, al centro cm. 35x55; angolari cm. 105x78,5x63; capitelli h. cm. 57; medaglioni, a ds. cm. 30x21, a sin. cm. 28x21; paliotto cm. 104,5x355","place_of_production":"Roma","method_for_datation":"A partire dal 1753 si ha notizia dell'invio delle parti di questo arredo nel *Diario Benedettino* e nel 1756 l'intero complesso non era ancora in opera. \nLo Spinacci, citato più volte come autore del gradino o scaffa, potrebbe essere Angelo Spinazzi, maestro argentiere romano attivo tra il 1721 e il 1767. \nNei rilievi sugli angoli si sono individuati due punzoni: 1) *il numero 85 entro tondo,* 2) *FT con crocetta sottoposta entro sagomatura irregolare*. Il primo è comune a diversi assaggiatori e rimanda alla bontà dell'argento, secondo le prescrizioni del 1734, mentre il secondo si riferisce all'argentiere Tofani, pur non essendo questo eccezionale lavoro segnalato dal Bulgari e pur non essendoci un riconoscimento certo riguardo al merco di questo argentiere romano.","provenance":"dono di papa Benedetto XIV Lambertini","obtention":"dono di papa Benedetto XIV Lambertini","bibliography":"Bulgari, C. G. *Argentieri gemmari e orafi d'Italia,* Rome, 1974. \n*L'Arte del Settecento emiliano. L'arredo sacro e profano a Bologna e nelle Legazioni Pontificie,  (*exhibition catalogue) (ed.  J.Bentini), Bologna, 1979. \n*Il tesoro di San Pietro in Bologna e Papa Lambertini* (exhibition catalogue) (ed. F. Varignana), Milan, 1997, pp. 192-193, figg. 40-41. \nVarignana, F. *Guida al tesoro della cattedrale di San Pietro in Bologna*, Bologna, 2000, pp. 81-82, figg. 96-97.","workshop":"Tardo barocco","copyright":"Copyright immagine: Ufficio Beni culturali ecclesiastici della diocesi di Bologna.","author":"Federica Trombacco","translator":"Antonella Mampieri","keywords":["allegoria","argenteria","argentieri romani","bassorilievo","Benedetto XIV","Cattedrale di Bologna","Liturgia","liturgico","S. 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In tutti i casi, questi buchi erano funzionali alla fuoriuscita del fumo. Brucia incensi a forma di felino rientrano in una tipologia caratteristica della produzione dei metalli dell’Iran all’epoca della dinastia selgiuchide. Il più delle volte però l’oggetto rappresenta un solo animale. L’articolazione a tre corpi felini, come nel caso dell’oggetto in questione, è documentata anche da altri esempi in cui la cavità al centro dell’elemento di raccordo tra i corpi è destinata ad accogliere l’incenso o le essenze da bruciare (vedi Musée du Louvre, MAO 357). Talvolta invece in questa zona centrale si innestano elementi circolari traforati sormontati da una figura di volatile (vedi The Israel Museum, 64.9.3692). Leoni, linci e ghepardi, inoltre, sono motivi frequenti nell'arte islamica, in quanto caratteristici dell'iconografia della regalità o degli ambienti di corte, poiché simboleggiano la forza, il coraggio e il potere reale. La qualità della manifattura del pezzo, considerata in relazione al grande valore dell'incenso come oggetto commerciale nel medioevo, sta a indicare che esso fosse destinato ad una famiglia facoltosa.","holder":"Museo delle Civiltà/Museo d’arte orientale „Giuseppe Tucci“","dates":"XI/XII sec.","location":"Roma","dimensions":"Altezza 17.5 cm, larghezza 15 cm","method_for_datation":"Analisi stilisto-formale.","provenance":"Khorasan, Iran/Afghanistan","obtention":"Acquisizione dal mercato antiquario.","bibliography":"Baer, E., *Metalwork in Medieval Islamic Art*, Albany, NY: State University of New York Press, 1983. \nCanby S. R., \"The Scented World: Incense Burners and Perfume Containers from Spain to Central Asia\", *Arts of Asia*, 42 n. 5 (2012). \nTorre, P., \"Containers for perfumes and aromas of the Islamic East\", in Paola D'Amore and Serafina Pennestri (eds), *Aromatica. Essenze, profumi e spezie tra Oriente e Occidente*, Roma: Elio de Rosa, 2003. 82-86. \nDi Flumeri Vatielli , G., \"Metalli\" in P. Torre, G. Di Flumeri Vatielli and M. Jung (eds), *Arte dell'Islam, catalogue Museo Nazionale d'Arte Orientale*, Rome: Artemide, 2010: 35-48, fig. 40. \nScerrato U., *Metalli islamici*, Milano: Fabbri, 1966.","author":"Francesca M. Anzelmo","materials":["Bronzo","decorazione a intaglio e a traforo"]},"5107fe4b-1985-514c-8253-6146fb963e56":{"name":"Brucia incenso","short_description":"Il brucia incensi presenta un corpo cilindrico sormontato da una copertura a semicupola aperta frontalmente. La parte inferiore, sorretta da quattro piedi che rimandano a zampe animali, è divisa in quattro pannelli da coppie di scanalature verticali. Anche la copertura è articolata in due zone attraverso lo stesso sistema. Il repertorio decorativo, reso a incisione nel corpo dell’oggetto e a traforo nella parte superiore per permettere la fuoruscita del fumo, mostra figure animali e iscrizioni bene augurali entro cartigli verticali e medaglioni. Si tratta di un vocabolario decorativo diffuso nel mondo islamico medievale, in particolare nei secoli XI e XII. L’oggetto poteva essere utilizzato anche in sospensione, come dimostra l’ anello allungato con piccola figura di volatile che si erge alla sua sommità. La forma a semicupola del brucia incensi si ispira a modelli architettonici e appartiene ad una tipologia diffusa nell’Iran orientale dal X al XIII secolo. La maggior parte dei brucia incensi conosciuti mostra solo tre piedi. L’oggetto qui presentato è uno dei pochi esempi ad averne quattro. In epoca medievale, l’uso di essenze profumate e di sostanze aromatiche per profumare gli ambienti e per la cosmesi personale è ben documentato in tutti i territori islamici da fonti scritte e da differenti tipologie di oggetti (brucia essenze, dispersori per acque profumate, contenitori, ecc…), realizzati con materiali diversi. Particolarmente impiegati nei palazzi dei sovrani o nelle residenze dell’aristocrazia urbana, questi prodotti erano utilizzati anche negli edifici religiosi, richiamandosi probabilmente a pratiche della chiesa cristiana. Fin dai primi secoli dell’epoca islamica infatti quello dell’ incenso diventa un ramo importantissimo del commercio. Grandi varietà di oli e essenze profumate, legni aromatici, erbe, erano reperibili in mercati speciali (*Suq al-'Attariyin*) presenti nelle principali città. L’artigianato islamico sviluppa pertanto un settore di produzione specializzato a fornire strumenti necessari a soddisfare questa specifica richiesta. I brucia incensi in metallo, in particolare, sono tra gli oggetti più pregevoli della produzione artistica islamica.","holder":"Museo delle Civiltà/Museo d’arte orientale „Giuseppe Tucci“","dates":"XI/XII sec.","location":"Roma","dimensions":"Altezza 27 cm, diametro 10,5 cm","method_for_datation":"Analisi stilistico-formale.","provenance":"Khorasan, Iran/Afghanistan","obtention":"Acquisizione dal mercato antiquario.","bibliography":"Baer, E., *Metalwork in Medieval Islamic Art*, Albany, NY: State University of New York Press, 1983. \nCanby S. R., \"The Scented World: Incense Burners and Perfume Containers from Spain to Central Asia\", *Arts of Asia*, 42 n. 5 (2012). \nTorre, P., \"Containers for perfumes and aromas of the Islamic East\", in Paola D'Amore and Serafina Pennestri (eds), *Aromatica. Essenze, profumi e spezie tra Oriente e Occidente*, Roma: Elio de Rosa, 2003. 82-86. \nDi Flumeri Vatielli , G., \"Metalli\" in P. Torre, G. Di Flumeri Vatielli and M. Jung (eds), *Arte dell'Islam, catalogue Museo Nazionale d'Arte Orientale*, Roma: Artemide, 2010: 35-48, fig. 40. \nScerrato U., *Metalli islamici*, Milano: Fabbri, 1966.","author":"Francesca M. Anzelmo","materials":["Bronzo","decorazione incisa e a traforo"]},"545d3cb5-4705-56b4-ba74-149c90a246ac":{"name":"Candelabro","short_description":"Il candelabro con corpo campiforme e porfilo concavo, testimonia l'alto livello raggiunto dagli artigiani islamici nella lavorazione dei metalli. La decorazione, impreziosita dall'ageminatura in argento, è costituita da undici personaggi in differenti atteggiamenti, rappresentanti i lavori dei mesi.","type":"Metallo","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira VII secolo / XIII secolo","location":"Torino","dimensions":"Altezza cm 19.5, diametro max cm 19.5","provenance":"Anatolia","keywords":["ageminatura","bronzo","calligrafia","Candelabro","incisione"],"materials":["Bronzo inciso e ageminato"]},"54e4dfd7-48fc-5972-94f5-cea81c315201":{"name":"Ciotola.","description":"Ciotola a larga bocca e a fondo leggermente convesso. Come nella generalità degli esemplari di questa classe di oggetti, la decorazione, che ricopre interamente la superficie esterna, si articola in una larga fascia, alternata a medaglioni, formata da una serie di cartigli contenenti iscrizioni nel carattere corsivo (nashkî) mamelucco, denominato thìôh. Sul fondo esterno la decorazione presenta motivi caratteristici quali fenici in volo e peonie, peculiari della metallistica mamelucca, rivelatori dell'influenza del naturalismo estremo-orientale, mediato dall'ambiente iranico. Nelle iscrizioni, che offrono un tipico esempio di titoli in uso nel protocollo mamelucco per un oggetto destinato ad un personaggio di alto rango, si legge tra l'altro: “Al-maqarr…al-Âli (l'Eccellenza Altissima) al-mawlawî (il Maestro) al-Mâlikî (il Sovrano) al-âdilî (il Giusto) al-amîri (l'Emiro)…al- Mâmâlk (il Mamelucco): la ciotola era verosimilmente appartenente a un ignoto alto funzionario della corte del sovrano, cui fa riferimento una delle iscrizioni. Sul fondo interno figura un motivo di particolare interesse, formato da una serie di pesci disposti a vortice. Si tratta di un elemento decorativo molto diffuso nella metallistica islamica e soprattutto in quella del periodo mamelucco. Il motivo dei pesci, oltre ad essere naturalmente legato alla destinazione d'uso dell'oggetto, cioè contenere acqua, riveste probabilmente, nel contempo, un particolare significato magico-simbolico, in quanto il pesce è, anche nel mondo orientale, portatore di buoni auspici, nel caso specifico rivolti al proprietario dell'oggetto.","short_description":"Ciotola per acqua, decorata con iscrizioni e motivi zoomorfi (pesci, fenici in volo); illustra bene l'uso a scopo decorativo e benaugurale della calligrafia nel mondo islamico.","holder":"Museo delle Civiltà | Museo d’arte orientale “Giuseppe Tucci”","dates":"VIII/ XIV secolo.","location":"Roma","dimensions":"diametro cm 20.","method_for_datation":"la tipologia della ciotola è assai diffusa nella metallistica islamica del XIV secolo.","method_for_provenance":"la classe di esemplari della tipologia cui appartiene questa ciotola è diffusa sia in ambiente iranico che in quello siro-egiziano.","provenance":"Egitto o Siria.","obtention":"acquisto.","bibliography":"Atil, E., Renaissance of Islam. Art of the Mamluks, Washington, 1981 \n \nBaer, E., “Fish-pond Ornaments on Persian and Mamluk Metal Vassels”, Bulletin of the School of Oriental and African Studies, 31, 14-27, 1968 \n \nSafadi, Y.H., Islamic Calligraphy, London, 1979 \n \nScerrato, U., Metalli Islamici, Milano, 1966 \n \nTorre, P., “Metalli islamici”, Museo Poldi Pezzoli. Tessuti-Scultura-Metalli islamici, Milano, 1987, 273-304","linkcatalogs":"IAM_EG_IT_001","author":"Paola Torre","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["agemina","Arte mamelucca","calligrafia","Ciotola","nashkî","ottone"],"materials":["Ottone ageminato in oro ed argento."]},"5a8534d7-ca00-502b-8b60-d63d4937e1c2":{"name":"Coppa divinatoria","short_description":"La coppa in ottone è riccamente decorata da iscrizioni calligrafiche e immagini dello zodiaco.","type":"Vasellame; metallo","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira XI secolo / XVII secolo","location":"Torino","dimensions":"Altezza cm 10, diametro cm 24.3","provenance":"Iran","keywords":["calligrafia","divinazione","Metalli","safavide"],"materials":["Ottone"]},"8d32099b-f01e-5606-a9f3-a813c2600508":{"name":"S. Michele Arcangelo","description":"L'opera, destinata alla biblioteca del convento di S. Michele in Bosco, appartiene all'ultima fase di attività di Alessandro Algardi, scultore di origine bolognese, che operò a Roma a partire dal 1625. Nel periodo di piena fioritura dell'arte barocca, egli fu il massimo interprete in scultura della corrente classicista. \nIn questo gruppo raffigurante la lotta di S. Michele Arcangelo con il Demonio egli abbandona la consueta misura stilistica: il ritmo si fa concitato e rotto; l'angelo nello sferrare l'ultimo colpo, si tende al massimo, le vesti si avvincono attorno alle gambe, ma il volto e il torso esibiscono la loro inalterata bellezza. L'opera sembra ispirarsi al dipinto dello stesso soggetto eseguito da Guido Reni per la chiesa di S. Maria della Concezione a Roma. Ma rispetto alla larghezza e all'eleganza della versione reniana, qui si avverte la difficoltà dell'artificio retorico.","short_description":"L’opera, destinata alla biblioteca del convento di S. Michele in Bosco, appartiene all’ultima fase di attività di Alessandro Algardi, scultore di origine bolognese, che operò a Roma a partire dal 1625. La violenta lotta tra l’Arcangelo e il Demonio ha indotto l’artista ad abbandonare il suo consueto rigore compositivo, per adottare un ritmo più concitato e complesso, pur nella costante ricerca di eleganza e bellezza ideale.","type":"Scultura","holder":"Museo Civico Medievale","owner":"Comune di Bologna","initial_owner":"Convento di S. Michele in Bosco, Bologna","dates":"1647 ca.","location":"Bologna","dimensions":"Altezza: 74 cm.","place_of_production":"Roma","method_for_datation":"Nelle *Vite de pittori, scultori et architetti moderni* , pubblicato a Roma nel 1672, Giovanni Pietro Bellori riferisce che l'Algardi eseguì per l'Abate Taddeo Pepoli una statua di S. Michele Arcangelo che schiaccia il Demonio, per essere collocata nella Biblioteca di San Michele in Bosco, di cui il Pepoli fu promotore e finanziatore.","provenance":"Bologna","obtention":"L’opera, già nella Biblioteca di S. Michele in Bosco, venne ritirata dall’Accademia Clementina nel 1799, in seguito alla soppressione del convento; nel 1871 passò al Museo Civico ed infine dal 1985 è esposta al Museo Civico Medievale.","bibliography":"Heimbürger Ravalli, M. *Alessandro Algardi* *scultore*, Rome, 1973, pp. 161-62. \nMontagu, J. *Alessandro Algardi*, New Haven and London, 1985, p. 200, pp. 365-67. \nGrandi, R. in *Introduzione al Museo Civico Medievale*, Bologna, 1987,  pp. 84-86. \nCannata, P. in *Algardi. L'altra faccia del barocco* (exhibition catalogue) (ed. J. Montagu), Rome, 1999, p. 188, n. 44.","workshop":"Barocco","author":"Elisabetta Berselli","translator":"Antonella Mampieri","keywords":["Accademia","Accademia Clementina","Alessandro Algardi","Famiglia Pepoli","movimento","oggetto religioso","S. Michele","Scultura barocca","tematiche cristiane"],"materials":["Bronzo"]},"9910c031-ddc9-5a83-9ff9-ea24f6051564":{"name":"Candelabro","short_description":"Il candelabro, con corpo ottagonale, facce concave e manico aggiunto è riccamente decorato con intarsi in oro e argento. All'interno di archi polilobati, sono rappresentate scene con figure umane e animali ispirate alla vita di corte (sovrano in trono e scene di caccia) e circondate dal motivo delle anatre in volo.","type":"Metallo","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira tardo VII secolo / tardo XIII secolo","location":"Torino","dimensions":"Altezza cm 17, diametro max cm 27","provenance":"Nord Iraq","keywords":["ageminatura","bronzo","calligrafia","Candelabro","incisione"],"materials":["Bronzo inciso e ageminato"]}}
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In tutti i casi, questi buchi erano funzionali alla fuoriuscita del fumo. Brucia incensi a forma di felino rientrano in una tipologia caratteristica della produzione dei metalli dell’Iran all’epoca della dinastia selgiuchide. Il più delle volte però l’oggetto rappresenta un solo animale. L’articolazione a tre corpi felini, come nel caso dell’oggetto in questione, è documentata anche da altri esempi in cui la cavità al centro dell’elemento di raccordo tra i corpi è destinata ad accogliere l’incenso o le essenze da bruciare (vedi Musée du Louvre, MAO 357). Talvolta invece in questa zona centrale si innestano elementi circolari traforati sormontati da una figura di volatile (vedi The Israel Museum, 64.9.3692). Leoni, linci e ghepardi, inoltre, sono motivi frequenti nell'arte islamica, in quanto caratteristici dell'iconografia della regalità o degli ambienti di corte, poiché simboleggiano la forza, il coraggio e il potere reale. 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Essenze, profumi e spezie tra Oriente e Occidente*, Roma: Elio de Rosa, 2003. 82-86. \nDi Flumeri Vatielli , G., \"Metalli\" in P. Torre, G. Di Flumeri Vatielli and M. Jung (eds), *Arte dell'Islam, catalogue Museo Nazionale d'Arte Orientale*, Rome: Artemide, 2010: 35-48, fig. 40. \nScerrato U., *Metalli islamici*, Milano: Fabbri, 1966.","dynasty":"Periodo selgiuchide","author":"Francesca M. Anzelmo","materials":["Bronzo, decorazione a intaglio e a traforo"]},"5107fe4b-1985-514c-8253-6146fb963e56":{"name":"Brucia incenso","short_description":"Il brucia incensi presenta un corpo cilindrico sormontato da una copertura a semicupola aperta frontalmente. La parte inferiore, sorretta da quattro piedi che rimandano a zampe animali, è divisa in quattro pannelli da coppie di scanalature verticali. Anche la copertura è articolata in due zone attraverso lo stesso sistema. Il repertorio decorativo, reso a incisione nel corpo dell’oggetto e a traforo nella parte superiore per permettere la fuoruscita del fumo, mostra figure animali e iscrizioni bene augurali entro cartigli verticali e medaglioni. Si tratta di un vocabolario decorativo diffuso nel mondo islamico medievale, in particolare nei secoli XI e XII. L’oggetto poteva essere utilizzato anche in sospensione, come dimostra l’ anello allungato con piccola figura di volatile che si erge alla sua sommità. La forma a semicupola del brucia incensi si ispira a modelli architettonici e appartiene ad una tipologia diffusa nell’Iran orientale dal X al XIII secolo. La maggior parte dei brucia incensi conosciuti mostra solo tre piedi. L’oggetto qui presentato è uno dei pochi esempi ad averne quattro. In epoca medievale, l’uso di essenze profumate e di sostanze aromatiche per profumare gli ambienti e per la cosmesi personale è ben documentato in tutti i territori islamici da fonti scritte e da differenti tipologie di oggetti (brucia essenze, dispersori per acque profumate, contenitori, ecc…), realizzati con materiali diversi. Particolarmente impiegati nei palazzi dei sovrani o nelle residenze dell’aristocrazia urbana, questi prodotti erano utilizzati anche negli edifici religiosi, richiamandosi probabilmente a pratiche della chiesa cristiana. Fin dai primi secoli dell’epoca islamica infatti quello dell’ incenso diventa un ramo importantissimo del commercio. Grandi varietà di oli e essenze profumate, legni aromatici, erbe, erano reperibili in mercati speciali (*Suq al-'Attariyin*) presenti nelle principali città. L’artigianato islamico sviluppa pertanto un settore di produzione specializzato a fornire strumenti necessari a soddisfare questa specifica richiesta. 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Jung (eds), *Arte dell'Islam, catalogue Museo Nazionale d'Arte Orientale*, Roma: Artemide, 2010: 35-48, fig. 40. \nScerrato U., *Metalli islamici*, Milano: Fabbri, 1966.","dynasty":"Periodo Selgiuchide","author":"Francesca M. Anzelmo","materials":["Bronzo, decorazione incisa e a traforo"]},"545d3cb5-4705-56b4-ba74-149c90a246ac":{"name":"Candelabro","short_description":"Il candelabro con corpo campiforme e porfilo concavo, testimonia l'alto livello raggiunto dagli artigiani islamici nella lavorazione dei metalli. La decorazione, impreziosita dall'ageminatura in argento, è costituita da undici personaggi in differenti atteggiamenti, rappresentanti i lavori dei mesi.","type":"Metallo","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira VII secolo / XIII secolo","location":"Torino","dimensions":"Altezza cm 19.5, diametro max cm 19.5","provenance":"Anatolia","keywords":["ageminatura","bronzo","calligrafia","Candelabro","incisione"],"materials":["Bronzo inciso e ageminato"]},"54e4dfd7-48fc-5972-94f5-cea81c315201":{"name":"Ciotola.","description":"Ciotola a larga bocca e a fondo leggermente convesso. Come nella generalità degli esemplari di questa classe di oggetti, la decorazione, che ricopre interamente la superficie esterna, si articola in una larga fascia, alternata a medaglioni, formata da una serie di cartigli contenenti iscrizioni nel carattere corsivo (nashkî) mamelucco, denominato thìôh. Sul fondo esterno la decorazione presenta motivi caratteristici quali fenici in volo e peonie, peculiari della metallistica mamelucca, rivelatori dell'influenza del naturalismo estremo-orientale, mediato dall'ambiente iranico. Nelle iscrizioni, che offrono un tipico esempio di titoli in uso nel protocollo mamelucco per un oggetto destinato ad un personaggio di alto rango, si legge tra l'altro: “Al-maqarr…al-Âli (l'Eccellenza Altissima) al-mawlawî (il Maestro) al-Mâlikî (il Sovrano) al-âdilî (il Giusto) al-amîri (l'Emiro)…al- Mâmâlk (il Mamelucco): la ciotola era verosimilmente appartenente a un ignoto alto funzionario della corte del sovrano, cui fa riferimento una delle iscrizioni. Sul fondo interno figura un motivo di particolare interesse, formato da una serie di pesci disposti a vortice. Si tratta di un elemento decorativo molto diffuso nella metallistica islamica e soprattutto in quella del periodo mamelucco. 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Art of the Mamluks, Washington, 1981 \n \nBaer, E., “Fish-pond Ornaments on Persian and Mamluk Metal Vassels”, Bulletin of the School of Oriental and African Studies, 31, 14-27, 1968 \n \nSafadi, Y.H., Islamic Calligraphy, London, 1979 \n \nScerrato, U., Metalli Islamici, Milano, 1966 \n \nTorre, P., “Metalli islamici”, Museo Poldi Pezzoli. Tessuti-Scultura-Metalli islamici, Milano, 1987, 273-304","dynasty":"Periodo mamelucco","linkcatalogs":"IAM_EG_IT_001","author":"Paola Torre","copy_editor":"Pier Paolo Racioppi","keywords":["agemina","Arte mamelucca","calligrafia","Ciotola","nashkî","ottone"],"materials":["Ottone ageminato in oro ed argento."]},"5a8534d7-ca00-502b-8b60-d63d4937e1c2":{"name":"Coppa divinatoria","short_description":"La coppa in ottone è riccamente decorata da iscrizioni calligrafiche e immagini dello zodiaco.","type":"Vasellame; metallo","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira XI secolo / XVII secolo","location":"Torino","dimensions":"Altezza cm 10, diametro cm 24.3","provenance":"Iran","dynasty":"Dinastia safavide","keywords":["calligrafia","divinazione","Metalli","safavide"],"materials":["Ottone"]},"8d32099b-f01e-5606-a9f3-a813c2600508":{"name":"S. Michele Arcangelo","description":"L'opera, destinata alla biblioteca del convento di S. Michele in Bosco, appartiene all'ultima fase di attività di Alessandro Algardi, scultore di origine bolognese, che operò a Roma a partire dal 1625. Nel periodo di piena fioritura dell'arte barocca, egli fu il massimo interprete in scultura della corrente classicista. \nIn questo gruppo raffigurante la lotta di S. Michele Arcangelo con il Demonio egli abbandona la consueta misura stilistica: il ritmo si fa concitato e rotto; l'angelo nello sferrare l'ultimo colpo, si tende al massimo, le vesti si avvincono attorno alle gambe, ma il volto e il torso esibiscono la loro inalterata bellezza. L'opera sembra ispirarsi al dipinto dello stesso soggetto eseguito da Guido Reni per la chiesa di S. Maria della Concezione a Roma. Ma rispetto alla larghezza e all'eleganza della versione reniana, qui si avverte la difficoltà dell'artificio retorico.","short_description":"L’opera, destinata alla biblioteca del convento di S. Michele in Bosco, appartiene all’ultima fase di attività di Alessandro Algardi, scultore di origine bolognese, che operò a Roma a partire dal 1625. La violenta lotta tra l’Arcangelo e il Demonio ha indotto l’artista ad abbandonare il suo consueto rigore compositivo, per adottare un ritmo più concitato e complesso, pur nella costante ricerca di eleganza e bellezza ideale.","type":"Scultura","holder":"Museo Civico Medievale","owner":"Comune di Bologna","initial_owner":"Convento di S. Michele in Bosco, Bologna","dates":"1647 ca.","location":"Bologna","dimensions":"Altezza: 74 cm.","place_of_production":"Roma","method_for_datation":"Nelle *Vite de pittori, scultori et architetti moderni* , pubblicato a Roma nel 1672, Giovanni Pietro Bellori riferisce che l'Algardi eseguì per l'Abate Taddeo Pepoli una statua di S. Michele Arcangelo che schiaccia il Demonio, per essere collocata nella Biblioteca di San Michele in Bosco, di cui il Pepoli fu promotore e finanziatore.","provenance":"Bologna","obtention":"L’opera, già nella Biblioteca di S. Michele in Bosco, venne ritirata dall’Accademia Clementina nel 1799, in seguito alla soppressione del convento; nel 1871 passò al Museo Civico ed infine dal 1985 è esposta al Museo Civico Medievale.","bibliography":"Heimbürger Ravalli, M. *Alessandro Algardi* *scultore*, Rome, 1973, pp. 161-62. \nMontagu, J. *Alessandro Algardi*, New Haven and London, 1985, p. 200, pp. 365-67. \nGrandi, R. in *Introduzione al Museo Civico Medievale*, Bologna, 1987,  pp. 84-86. \nCannata, P. in *Algardi. L'altra faccia del barocco* (exhibition catalogue) (ed. J. Montagu), Rome, 1999, p. 188, n. 44.","workshop":"Barocco","artist_birthdate":"1595","artist_birthplace":"Bologna","artist_deathdate":"1654","artist_deathplace":"Roma","author":"Elisabetta Berselli","translator":"Antonella Mampieri","keywords":["Accademia","Accademia Clementina","Alessandro Algardi","Famiglia Pepoli","movimento","oggetto religioso","S. Michele","Scultura barocca","tematiche cristiane"],"materials":["Bronzo"]},"9910c031-ddc9-5a83-9ff9-ea24f6051564":{"name":"Candelabro","short_description":"Il candelabro, con corpo ottagonale, facce concave e manico aggiunto è riccamente decorato con intarsi in oro e argento. All'interno di archi polilobati, sono rappresentate scene con figure umane e animali ispirate alla vita di corte (sovrano in trono e scene di caccia) e circondate dal motivo delle anatre in volo.","type":"Metallo","holder":"MAO Museo d'Arte Orientale","dates":"Ègira tardo VII secolo / tardo XIII secolo","location":"Torino","dimensions":"Altezza cm 17, diametro max cm 27","provenance":"Nord Iraq","keywords":["ageminatura","bronzo","calligrafia","Candelabro","incisione"],"materials":["Bronzo inciso e ageminato"]}}
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- {"0945b287-7bd5-56a6-8465-7ea419eb7485":{"name":"Adorno de arqueta.","description":"Adorno de arqueta quadrangular, com base mais larga, com decoração fitomórfica: duas flores com pétalas esmaltadas a azul claro e verde acinzentado, rodeadas de esmalte branco e restantes espaços preenchidos a azul claro. Na base observam-se três incisões com vestígios de douramento. Esta tipologia de objectos servia como adornos de pequenas arquetas revestidas a placas de osso ou marfim.","short_description":"Adorno de arqueta quadrangular, com base mais larga, com decoração fitomórfica: duas flores com pétalas esmaltadas a azul claro e verde acinzentado, rodeadas de esmalte branco e restantes espaços preenchidos a azul claro (finais séc. V H. / XI d.C. – 1ª metade séc. VI H./ XII d.C.).","holder":"Museu de Mértola.","dates":"Finais séc. V AH / XI AD – 1ª metade séc. VI / XII.","location":"Mértola., Beja.","dimensions":"Alt. 3,7 cm; larg. max. 2,7 cm e min. 2,1 cm; peso 11,9 gr.","method_for_datation":"Por paralelo com objectos da mesma tipologia recolhidos na Alcáçova de Mértola e noutros locais onde foram realizadas intervenções arqueológicas.","provenance":"Alcáçova de Mértola.","obtention":"Objecto recolhido por um habitante de Mértola na zona da Alcáçova e oferecido ao Museu de Mértola em 1991.","bibliography":"*Guia do Museu. Museu de Mértola – Arte Islâmica*, Mértola, 2003, p. 36. \n \nMacias, S. e TORRES, C. *Museu de Mértola. Arte Islâmica*, Mértola, 2001, p. 176.","linkcatalogs":"IAM_PT_PT_001","author":"Lígia Rafael","keywords":["almohades","arqueta","cobre esmaltado","decoração vegetal","Mértola"],"materials":["azul e verde acinzentado. 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No Japão, foi com os Portugueses que, no século XVI, os *xoguns* tomaram contacto com as armas de fogo. \nEste meio canhão, datado do século XVII, é fundido em bronze, tem o calibre de 13,8 centímetros, mede 3,62 metros de comprimento, pesa mais de 3026 quilos e lançava balas de ferro de 8,2 quilos. \nA peça ostenta o brasão de armas da cidade de Macau, na China. Por baixo, apresenta um leão rampante, encimado por uma coroa de marquês. Numa moldura, tem gravada a seguinte inscrição “ANT. TELES DE MENEZES Govºr DA INDIA A MANDOU FAZER NO ANO DE 1640”. \nNa culatra, tem inscrito o nome do fundidor, “Mel TAVARES BOCARRO”. Como toque pessoal, a cascavel termina na forma de uma flor de lótus. Manuel Bocarro, filho de Pedro Dias Bocarro, também ele fundidor no seu tempo, foi o responsável pela fundição de canhões em Chunambeiro, Macau, durante a primeira metade do século XVII. Os canhões por ele fabricados eram famosos em todo o mundo; dois deles encontram-se na Torre de Londres.","short_description":"Meio canhão, manufacturado em bronze, de carregamento pela boca, da primeira metade do século XVII, usado no ataque e na defesa de fortalezas.","type":"Peça de artilharia.","holder":"Museu Militar","owner":"Museu Militar.","initial_owner":"Estado Português.","dates":"Primeira metade do século XVII","location":"Lisboa, Lisboa","dimensions":"Comprimento total (do exterior) 3,62 m.","place_of_production":"Fundida em Macau.","method_for_datation":"Esta peça ostenta o brasão de armas da cidade de Macau, e tem gravada numa moldura a seguinte inscrição “ANT. TELES DE MENEZES Govºr DA INDIA A MANDOU FAZER NO ANO DE 1640”.","provenance":"Moçambique, 1866.","obtention":"Moçambique, 1866.","bibliography":"*Guia da Artilharia Histórica*, Lisboa, 1979. \nSantos, N.V., “Manuel Bocarro o grande fundidor”, in *Boletim do Museu e centro de estudos marítimos de Macau*, 1990, nº. 3. pp. 15-102.","author":"Museu Militar","keywords":["Bocarro","bronze.","Meio canhão"],"materials":["Fundida em bronze."]},"9adcd1ba-69fc-5d1e-b977-f72226d33bb1":{"name":"Cruz processional.","description":"Cruz flordelisada, com intersecção da haste e dos braços em quadrado, nó esférico achatado e haste tubular de encaixe. A decoração do campo da cruz é formada por uma fita contínua que contorna o perímetro de toda a peça e forma no seu interior losangos e triângulos preenchidos por motivos geométricos e florais. Nos cantos do quadrado onde se inscreve o centro da cruz desenham-se quatro octifóleos. O reverso é igualmente delimitado por uma fita, sendo os braços e a haste, preenchidos por entrelaçados geométricos de inspiração vegetalista. No centro forma-se uma grande circunferência decorada com entrelaçados geométricos, bastante complexos, formando múltiplos centros, que constituem o mais típico elemento islâmico da decoração da cruz. Não só a decoração, como a forte probabilidade de o metal ter sido extraído de uma mina norte-africana, parecem documentar nesta peça um trabalho de artista das comunidades islâmicas peninsulares, cristianizado ou não, mas trabalhando obviamente para os reinos cristãos ibéricos. \n \nEste tipo de cruzes tinha uma dupla função, servindo como cruz de alçar, utilizada em procissões e funerais, mas podia igualmente ser assente em bases e funcionar como elemento do aparelho litúrgico do altar.","short_description":"A cruz processional, cuja proveniência se desconhece, terá sido fabricada no século VIII AH/XIV AD. 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Cruzes Processionais – Séculos XII-XVI,* Lisboa, 2003. \n \n*Portugal Islâmico. Os últimos Sinais do Mediterrâneo*, catálogo de exposição, Lisboa, 1998, p. 302.","linkcatalogs":"IAM_ES_PT_001","author":"Joaquim Oliveira Caetano","keywords":["cruz","decoração geométrica","mudejár","objecto religioso"],"materials":["Cobre inciso e dourado."]},"cd9c5acc-6762-581c-8259-b6b3a0d9e694":{"name":"*Par de tocheiros*","description":"Este par de tocheiros integrava a grandiosa encomenda de alfaias religiosas destinadas à Capela de S. João Baptista. \nSobre uma base triangular em bronze dourado, desenvolve-se uma ornamentação em pirâmide sustentada por titãs, sentados em edículas. Uma cornija, desenvolvendo-se em cúpula, é rematada por concha, de inspiração *rocaille*, com o escudo de D. João V, em cada uma das três faces dos tocheiros. No nicho, abaixo da cúpula, formando edícula, têm assento Doutores da Igreja: São Jerónimo, São Tomás de Aquino, Santo Ambrósio, São Boaventura, Santo Agostinho e São Leão Magno. Uma ornamentação híbrida desenvolve-se com ritmo ascendente, através de volutas, aletas, acrotérios, cimalhas, flores sob a forma de grinaldas, elementos fitomórficos – cardo, louro, acanto –, elementos zoomórficos e conchas, bem como uma diversidade de *putti*, que narram a evolução do gosto estético e decorativo romano, de inspiração barroca e *rocaille*. \nConcebidos e fabricados por Giuseppe Gagliardi, na sua execução colaboraram Fellice Schiffone, metalista; Luciano Celladini, carpinteiro; Agostino Ancidoni, serralheiro e Lorenzo Morelli, prateiro e fundidor. 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Roque como os seus bens foram doados, em 1768, à Santa Casa da Misericórdia, que preservou até hoje o património artístico da ordem jesuíta.","bibliography":"Rodrigues, M. J. M., *A Capela de São João Baptista e as suas colecções / The Chapel of Saint John the Baptist and its Collections*, Lisboa, 1989. \nTeixeira, J., “Tocheiro” *O Triunfo do Barroco/ The Age of Baroque* Londres – New Haven, 1993. \nViterbo, F. M. de S., Almeida, R. V. de, *A Capella de S. João Baptista Erecta na Egreja de S. Roque. Fundação da Companhia de Jesus e Hoje Pertencente à Santa Casa da Misericordia*, Lisboa, 1997 (1ª ed. 1900). \nVale, T. L. M., “Da Igreja Combatente à Igreja Triunfante. Espaço e Imagem Religiosa do Concílio de Trento ao Barroco Pleno”, separata de *Brotéria*, Vol. 157, Lisboa, 2003.","workshop":"Barroco internacional.","copyright":"Direitos de autor fotografias: Santa Casa da Misericordia de Lisboa.","author":"Antonio Meira Marques Henriques","keywords":["Barroco romano","Capela de S. 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No Japão, foi com os Portugueses que, no século XVI, os *xoguns* tomaram contacto com as armas de fogo. \nEste meio canhão, datado do século XVII, é fundido em bronze, tem o calibre de 13,8 centímetros, mede 3,62 metros de comprimento, pesa mais de 3026 quilos e lançava balas de ferro de 8,2 quilos. \nA peça ostenta o brasão de armas da cidade de Macau, na China. Por baixo, apresenta um leão rampante, encimado por uma coroa de marquês. Numa moldura, tem gravada a seguinte inscrição “ANT. TELES DE MENEZES Govºr DA INDIA A MANDOU FAZER NO ANO DE 1640”. \nNa culatra, tem inscrito o nome do fundidor, “Mel TAVARES BOCARRO”. Como toque pessoal, a cascavel termina na forma de uma flor de lótus. Manuel Bocarro, filho de Pedro Dias Bocarro, também ele fundidor no seu tempo, foi o responsável pela fundição de canhões em Chunambeiro, Macau, durante a primeira metade do século XVII. 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TELES DE MENEZES Govºr DA INDIA A MANDOU FAZER NO ANO DE 1640”.","provenance":"Moçambique, 1866.","obtention":"Moçambique, 1866.","bibliography":"*Guia da Artilharia Histórica*, Lisboa, 1979. \nSantos, N.V., “Manuel Bocarro o grande fundidor”, in *Boletim do Museu e centro de estudos marítimos de Macau*, 1990, nº. 3. pp. 15-102.","author":"Museu Militar","keywords":["Meio canhão, Bocarro, bronze."],"materials":["Fundida em bronze."]},"9adcd1ba-69fc-5d1e-b977-f72226d33bb1":{"name":"Cruz processional.","description":"Cruz flordelisada, com intersecção da haste e dos braços em quadrado, nó esférico achatado e haste tubular de encaixe. A decoração do campo da cruz é formada por uma fita contínua que contorna o perímetro de toda a peça e forma no seu interior losangos e triângulos preenchidos por motivos geométricos e florais. Nos cantos do quadrado onde se inscreve o centro da cruz desenham-se quatro octifóleos. O reverso é igualmente delimitado por uma fita, sendo os braços e a haste, preenchidos por entrelaçados geométricos de inspiração vegetalista. No centro forma-se uma grande circunferência decorada com entrelaçados geométricos, bastante complexos, formando múltiplos centros, que constituem o mais típico elemento islâmico da decoração da cruz. Não só a decoração, como a forte probabilidade de o metal ter sido extraído de uma mina norte-africana, parecem documentar nesta peça um trabalho de artista das comunidades islâmicas peninsulares, cristianizado ou não, mas trabalhando obviamente para os reinos cristãos ibéricos. \n \nEste tipo de cruzes tinha uma dupla função, servindo como cruz de alçar, utilizada em procissões e funerais, mas podia igualmente ser assente em bases e funcionar como elemento do aparelho litúrgico do altar.","short_description":"A cruz processional, cuja proveniência se desconhece, terá sido fabricada no século VIII AH/XIV AD. Na parte central de um dos lados da cruz destacam-se entrelaçados geométricos, típicos da arte islâmica. A peça terá sido feita por um artista muçulmano trabalhando para um encomendador cristão.","holder":"Museu Nacional de Arte Antiga.","dates":"Séc. XIV.","location":"Lisboa.","dimensions":"Alt. 63 cm; larg. 37 cm; peso 1814,2 gr.","method_for_datation":"Por razões estilísticas relativas à forma da cruz.","provenance":"Desconhecida.","obtention":"Comprada a um particular em 1878 pela Academia Nacional de Belas-Artes, incorporou o Museu Nacional de Belas-Artes e Arqueologia, criado em 1884 na dependência daquela Academia. Com a criação em 1911 do Museu Nacional de Arte Antiga, este Museu veio a receber o espólio do anterior.","bibliography":"Cordeiro, M. I. G. M., *A Arte do Ferro em Portugal*, tese do Estado para Conservadores de Museu, texto inédito datilografado, Lisboa, 1962. \n \n*Inventário do Museu Nacional de Arte Antiga. Colecção de Metais. Cruzes Processionais – Séculos XII-XVI,* Lisboa, 2003. \n \n*Portugal Islâmico. Os últimos Sinais do Mediterrâneo*, catálogo de exposição, Lisboa, 1998, p. 302.","dynasty":"Mudéjar","linkcatalogs":"IAM_ES_PT_001","author":"Joaquim Oliveira Caetano","keywords":["cruz","decoração geométrica","mudejár","objecto religioso"],"materials":["Cobre inciso e dourado."]},"cd9c5acc-6762-581c-8259-b6b3a0d9e694":{"name":"*Par de tocheiros*","description":"Este par de tocheiros integrava a grandiosa encomenda de alfaias religiosas destinadas à Capela de S. João Baptista. \nSobre uma base triangular em bronze dourado, desenvolve-se uma ornamentação em pirâmide sustentada por titãs, sentados em edículas. Uma cornija, desenvolvendo-se em cúpula, é rematada por concha, de inspiração *rocaille*, com o escudo de D. João V, em cada uma das três faces dos tocheiros. No nicho, abaixo da cúpula, formando edícula, têm assento Doutores da Igreja: São Jerónimo, São Tomás de Aquino, Santo Ambrósio, São Boaventura, Santo Agostinho e São Leão Magno. Uma ornamentação híbrida desenvolve-se com ritmo ascendente, através de volutas, aletas, acrotérios, cimalhas, flores sob a forma de grinaldas, elementos fitomórficos – cardo, louro, acanto –, elementos zoomórficos e conchas, bem como uma diversidade de *putti*, que narram a evolução do gosto estético e decorativo romano, de inspiração barroca e *rocaille*. \nConcebidos e fabricados por Giuseppe Gagliardi, na sua execução colaboraram Fellice Schiffone, metalista; Luciano Celladini, carpinteiro; Agostino Ancidoni, serralheiro e Lorenzo Morelli, prateiro e fundidor. Por morte de Giuseppe Gagliardi, pequenos trabalhos de acabamentos e laminagem foram concluídos por seu filho Leandro (ou Leonardo) Gagliardi, mestre prateiro como o pai.","short_description":"Esplêndido par de tocheiros de prata dourada e bronze dourado da grandiosa encomenda real de alfaias religiosas destinadas à Capela de S. João Baptista.","type":"Ourivesaria.","holder":"Santa Casa de Misericórdia, Lisboa / Museu de São Roque","initial_owner":"Capela de São João Baptista, Igreja de São Roque.","dates":"1749","location":"Lisboa, Lisboa","dimensions":"Altura: 285 cm (cada); peso: 380kg (cada).","place_of_production":"Roma, Itália.","method_for_datation":"Todos os objectos da Capela de S. João Baptista foram executados em Roma por artistas italianos, entre 1743 e 1749.","provenance":"Capela de São João Baptista, Igreja de São Roque.","obtention":"Na sequência da expulsão dos Jesuítas por Pombal, em 1759, tanto a Igreja de S. Roque como os seus bens foram doados, em 1768, à Santa Casa da Misericórdia, que preservou até hoje o património artístico da ordem jesuíta.","bibliography":"Rodrigues, M. J. M., *A Capela de São João Baptista e as suas colecções / The Chapel of Saint John the Baptist and its Collections*, Lisboa, 1989. \nTeixeira, J., “Tocheiro” *O Triunfo do Barroco/ The Age of Baroque* Londres – New Haven, 1993. \nViterbo, F. M. de S., Almeida, R. V. de, *A Capella de S. João Baptista Erecta na Egreja de S. Roque. Fundação da Companhia de Jesus e Hoje Pertencente à Santa Casa da Misericordia*, Lisboa, 1997 (1ª ed. 1900). \nVale, T. L. M., “Da Igreja Combatente à Igreja Triunfante. Espaço e Imagem Religiosa do Concílio de Trento ao Barroco Pleno”, separata de *Brotéria*, Vol. 157, Lisboa, 2003.","workshop":"Barroco internacional.","copyright":"Direitos de autor fotografias: Santa Casa da Misericordia de Lisboa.","author":"Antonio Meira Marques Henriques","keywords":["Barroco romano","Capela de S. João Baptista","Igreja de S. Roque"],"materials":["Prata dourada e bronze dourado."]}}
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- {"1f5849a0-4eae-5275-9603-dfe4acb6e862":{"name":"İbrik.","description":"İbrik armut biçimli gövdeli, kulplu ve emziklidir. İbriğin süslemesi, bitki motifleri ve kitabe frizlerinden oluşmaktadır. İbriğin omuz kısmını nesihle yazılmış bir kitabe frizi dolanmaktadır. Bu kitabenin hemen altında bitki motiflerinden oluşan ikinci bir friz yer almaktadır. Eserin boynunda ve emzik kısmında da yine nesihle yazılmış kitabeler bulunmaktadır. İbriği süsleyen kitabeler ve bitki motifleri gümüş varaklarla omuzdaki kitabenin çerçevesi ise kırmızı-bakır varaklarla bezelidir. İbriğin omzunda ve emziğinin üzerinde yer alan kitabeler, eserin sahibine şan, şöhret, başarı ve ebedi hayat dileyen, bereket kitabeleridir. Bu nedenle ibrik, gerek Mezopotamya' ya ait tarihli bir örnek olması, gerek boyun kitabesinde iki Musullu ustanın adının birlikte anılmış olması bakımından büyük önem taşımaktadır.","short_description":"Zengiler döneminde Musul ve civarı, İslam maden sanatının önemli merkezlerindendi. Bu merkezin, teknik ve üslup bakımından Anadolu'da Artuklu maden sanatına büyük etkisi olmuştur. Kitabesine göre Musullu usta İyas tarafından yapılan bu ibrik, döneminin karakteristik özelliklerini taşımaktadır.","holder":"Türk ve İslam Eserleri Müzesi.","dates":"H. 627 / M. 1229.","location":"Sultanahmet, İstanbul","dimensions":"Yük: 39 cm.(kapaksız); Kaide çapı: 16,5 cm., en geniş çapı: 20 cm.","method_for_datation":"Boynu dolanan kitabede ibriğin, “Musullu usta Abdülkerim İbn-el Turabi'nin gulam'ı (kalfası) İyas” tarafından, 627 / 1229 yılında yapıldığı belirtilmiştir.","obtention":"Gelibolu Süleyman Paşa Türbesinden 11 Aralık 1911'de getirilmiştir.","bibliography":"Erginsoy, ü., İslam Maden Sanatının Gelişmesi, İstanbul 1978. \n \nölçer, N. vd, *Türk ve İslam Eserleri Müzesi*, İstanbul 2002, s.78-79.","author":"Alev Özay","keywords":["Bitkisel bezeme","hat","ibrik","pirinç"],"materials":["kazıma tekniği ile süslenmiştir. Kırmızı bakır ve gümüş kakmalıdır.","Pirinçtir. Döküm tekniği ile yapılmış"]},"63d7eb6d-8326-5395-9279-d48a47c2abba":{"name":"Tunç Mihrap Şamdanları.","description":"Yuvarlak kaideli çan biçimli gövdelidir. Bilezikli silindirik boyunlu ve mumluğu geniş çanaklıdır. Şamdan gövdesinin alt ve üst kenarını çeviren içi palmetli yürek biçimli madalyonlardan oluşan bordür, boynun alt kenarında da tekrarlanmıştır. Boyun bileziği üzerinde kabartma iri yapraklar yer alır. Boyun zemini, içleri cepheden ve profilden hatayi motifli, dilimli baklava şekilleri ile süslenmiştir. Mumluğu, geçmeli kartuşlar içinde yer alan yazı kitabeleri çevirir. Farsça yazılı kitabede, şamdanın ışığı üzerine övücü bir şiir, Arapça kitabede “Sultan Bayezid beladan uzak olsun” denilmekte ve Osmanlıca kitabede Edirne Bayezid Camii için yapılmış olduğu belirtilmektedir. Gövde ortasını, zemini kıvrım dal ve hatayi bezemeli enli süslü yazı frizi dolanır. Motifler altın yaldızlıdır. üzerindeki kitabeye göre Sultan II. Bayezid'in Edirne'de yaptırdığı cami için hazırlanan şamdanlar Memluk şamdan formunun etkilerini taşımaktadır.","short_description":"Osmanlı sultanları, inşa ettirdikleri camilerin büyük ve loş mekânlarını aydınlatmak için mihrabın iki yanına yerleştirilen şamdanların da siparişlerini verirlerdi. II. Bayezid adına, Edirne'deki camisi için yaptırılan şamdanların üzerinde, sultana iyi dilek kitabeleri yer almaktadır.","holder":"Türk ve İslam Eserleri Müzesi.","initial_owner":"Sultan II. Bayezid (H 886-918 / M 1481-1512).","dates":"H. 894 / M. 1488 civarı.","location":"Sultanahmet, İstanbul","dimensions":"Yük: 89 cm, alt çapı: 73 cm.","method_for_datation":"Eserin üzerinde adı geçen Edirne II. Bayezid Camii 894 / 1488 yılında tamamlanmıştır. Dolayısıyla eserin de bu sıralarda yapılmış olması gerekir.","obtention":"Edirne Selimiye Camii'nden 8 Aralık 1911 tarihinde getirilmiştir.","bibliography":"ölçer, N. vd, *Türk ve İslam Eserleri Müzesi,* İstanbul, 2002, 247 \n \nRoxborough, J.D. *Turks, Journey of a Thousand Years, 600-1600*, London 2005, 441-442.","linkcatalogs":"IAM_TR_TR_001","author":"Alev Özay","keywords":["Mihrap","Şamdan"],"materials":["Tunç şamdanlar kazıma tekniği ve altın yaldızla süslenmiştir."]},"823fdade-8900-58b3-bcda-59a5e61574cf":{"name":"Leğen-İbrik Takımı.","description":"Abdest almak için kullanılan leğen-ibrik takımıdır. Leğen büyük ve kenarları dışa dönüktür. İbriği armudi gövdeli, eğimli kulplu ve kapaklıdır. Leğenin dışa dönük kenarları, ibriğin tüm gövde ve kapağı, emziğinin alt kısmı yivlerle küçük baklavalara bölünmüş, içlerine bir dik bir yatay yiv açılarak ayrıca kareler oluşturulmuştur. Kapağın tepesinde dönemin modasına uygun tomurcuk ve yaprak vardır. \n \nAltın yaldızlı bakır (tombak) ve kazıma tekniği ile süslenmiştir. Türk maden sanatında, özellikle saf bakırın altın varakla yaldızlanması (tombak), 18. yüzyıldan sonra daha çok görülür. Kimyasal yöntemle yapılan kaplamada, altın tozunun cıvayla karışmasından oluşan amalgam, madeni yüzeye sürülerek fırınlanır. Isı ile cıva buharlaşırken, altın tozu esere yapışır. Daha kontrollü bir kaplama, istenilen kalınlıkta altın varaklarının cıva sürülmüş eser yüzeyine yerleştirilmesiyle elde edilir. Fırınlanan malzemedeki cıva buharlaşırken, varaklar eser yüzeyine yapışır. \n \nLeğen ve ibrikte Pertevniyal Valide Sultan türbesinde vakfedildiğini belirten yazı ve 1286 / 1870 tarihi yer alır. Pertevniyal, Sultan II. Mahmud' un (1223-1255 / 1808-1839) ikinci ikbaliyken, daha sonra tahta geçecek oğlu Abdülaziz'in doğumu ile beşinci kadın efendiliğe yükselmiştir. Abdülaziz'in tahta çıkmasıyla Valide Sultan oldu. Aksaray' da bir cami, mektep ve çeşme yaptırdı. 1883' de vefat etti. Kendi adı ile anılan caminin avlusunda bulunan türbesine defnedildi. Sergimizde bu türbeden müzeye getirilen çeşitli eserler yer almaktadır.","short_description":"Altın her dönemde devletlerin ekonomik gücünün bir ifadesi olmuştur. 'Tombak'' tekniği, eşyalara altın görüntüsü verebilmek amacıyla kullanılan bir teknikti. Sultan Abdülaziz'in annesi Pertevniyal Valide Sultan'ın dini törenlerde kullandığı leğen-ibrik de tombak tekniğiyle oluşturulmuştur.","holder":"Türk ve İslam Eserleri Müzesi.","initial_owner":"Olasılıkla Pertevniyal Valide Sultan (Öl. 1300 / 1883; Valide Sultanlığı: H. 1277-92 / M.1861-76).","dates":"H. 1286 / M. 1870.","location":"Sultanahmet, İstanbul","dimensions":"Leğen: Yük 12cm., çapı: 60 cm., İbrik: yük:30,5 cm.","method_for_datation":"Leğende ve ibrikte Pertevniyal Valide Sultan Türbesine vakfedildiğini belirten yazı ve 1286 / 1870 tarihi yer alır.","method_for_provenance":"Leğen-ibrik takımı Sultan Abdülaziz'in annesi Pertevniyal Valide Sultan'ın türbesi için yapılmıştır. Tombak tekniği özellikle başkent İstanbul'da üretildiğinden, bu takımın da İstanbul'da üretilmiş olması kuvvetle muhtemeldir.","provenance":"İstanbul.","obtention":"Asıl olarak vakfedildiği Pertevniyal Valide Sultan Türbesinden 9 ocak 1926 tarihinde Müze'ye gelmiştir.","bibliography":"*Anadolu Medeniyetleri III, Selçuklu-Osmanlı*, İstanbul, 1983, 305.","linkcatalogs":"IAM_TR_TR_001","author":"Alev Özay","keywords":["Abdülaziz","ibrik","II. Mahmud","leğen","Pertevniyal Valide Sultan","Tombak"],"materials":["Bakır üzerine altın yaldızın kaplanmasıyla elde edilen tombak tekniğindedir."]},"8932676a-f7af-54cc-8d3e-01fd198ce017":{"name":"Ayna.","description":"Anadolu Selçuklu Dönemi'nden bugüne kalmış madeni eserler arasında çelik malzemeli tek örnek olan alçak kabartma tekniği ile oluşturulmuş figürlü bezemeye sahip ayna, döküm tekniği ile yapılmış ve altın malzeme ile kakma tekniği kullanılarak süslenmiştir. Artuklu dönemi aynalarıyla yakın benzerliklere sahip örneğin ortasında atlı avcı tasvirli bir madalyon ve onun etrafında birbirini kovalayan hayvan figürleri ile doldurulmuş friz bulunmaktadır. \n \nMadalyonun içinde, başındaki hale nedeniyle önemli bir insan olduğunu anladığımız atlı avcı; yuvarlak yüz hattı, çekik gözleri, uzun saçları ve kıyafetiyle tipik bir Selçuklu soylusunu canlandırmaktadır. Avcının sol el bileğinde taşıdığı avcı doğan kuşu, atın kuyruğunun düğümlü ve ön sağ ayağının kalkık tasviri gibi bazı özellikler Anadolu'da Selçuklu Dönemi'nde görülen Orta Asya sanatının etkileridir. Böyle bir kompozisyonun İslam Sanatındaki ilk örneği ise 10. yüzyıla tarihlendirilen bir seramik tabak üzerinde görülmektedir. Madalyonun içindeki atlı avcı sahnesinde, boynundaki tasma ile atın eyerine bağlanmış tazı figürü, aynı döneme ait benzer uygulamalarda serbest halde tasvir edilmesi nedeniyle ilginç bir uygulamadır. Sol üst köşede uçan bir av hayvanı, sağ alt köşede kaçan bir tilki tasviri av'ı temsil etmektedir. Atın ön ayakları altında bulunan ejder figürü ise Orta Asya fresklerinde ve Anadolu'da Hıristiyan ikonografisinde görülen benzer sahneleri hatırlatmaktadır. Aynanın kenarını dolanan frizin üst kısmının ortasında, gövdeleri kıvrım yapan, birbirilerini ısırır pozisyonda tasvir edilmiş karşılıklı iki ejder figürü bulunmaktadır. Sap ve çifte ejderlerin oluşturduğu eksenin her iki tarafında sırasıyla; kuş başlı aslan gövdeli grifon, ayı, belden yukarısı insan belden aşağısı aslan olarak tasvir edilen efsanevi bir yaratık ve ardından da ceylan figürleri sıralanmaktadır. Belden üstü insan, gövdesi at şeklinde tasvir edilen ve yay burcunun simgesi olan kentavros, burada aslan gövdeli olarak tasvir edilmiştir.","short_description":"Sosyal hayatın en önemli verileri, kuşkusuz günlük yaşamın bir parçası olan kullanım eşyalarıdır. Anadolu Selçuklu Dönemi sosyal hayatı ve ikonografik inanışları hakkında önemli ipuçları veren çelik ayna, malzemesi bakımından da tek örnek olma özelliğine sahiptir.","holder":"Topkapı Sarayı Müzesi.","dates":"H. 7. / M. 13. yüzyıl.","location":"Sultanahmet, İstanbul","dimensions":"Boy: 41.5 cm, ayna çapı: 21 cm.","method_for_datation":"Anadolu'da Selçuklu dönemine mal edilen madeni eserlerin bazılarında tarih ve usta isminin bulunduğu kitabe bulunmaktadır. Eserimizde benzer bir kitabe mevcut değildir. At'ın eyer örtüsünde bulunan nesih karakterli yazı şeridi, bir iyi dilek kitabesidir. Ayna üzerindeki figürlere yakın benzerlikler gösteren Anadolu'da Selçuklu Dönemi'ne ait eserlerin büyük çoğunluğu, 13. yüzyılın ilk yarısına tarihlenmektedir. Bunlardan hareketle çelik ayna, üslup özelliklerinden hareketle 13. yüzyıla mal edilmektedir.","method_for_provenance":"Eser Güneydoğu Anadolu Bölgesi'nde Artuklu Dönemi'nde imal edilmiş örneklere benzemektedir. Selçuklu Döneminde, Konya'da, muhtemelen Artuklu Bölgesinden göç eden bir usta tarafından yapıldığı tahmin edilmektedir.","provenance":"Konya.","bibliography":"Erginsoy, ü. *İslam Maden Sanatının Gelişimi*, Kültür Bakanlığı Yayınları, İstanbul, 1978, 455-462. \n \nEttinghausen, R. “The Islamic Period”, *Treasures of Turkey*, New York, 1966, 165-167. \n \nRice, D. S. “A Seljuk Mirror”, *First International Congress of Turkish Art*, Ankara 19-24 Ekim 1959, Ankara, 1962, 290. \n \nRoxborough, J.D. *Turks, A Journey of a Thousand Years, 600-1600*, London 2005, 395. \n \n*Sultanların Aynaları*, İstanbul 1998, 74-75.","author":"Harun Ürer","keywords":["av sahnesi","çelik","figürlü tezyinat","Maden sanatı"],"materials":["alçak kabartma ve kakma tekniği.","Çelik. Döküm"]},"c045f1b5-fdc5-50a6-bd7c-b5339432531f":{"name":"Ejderli Şamdan.","description":"üç parçadan meydana gelen şamdanın kuyruk uçları deve ayağı şeklinde sonuçlanan, dört ejder ile ortadan altı kenarlı mum çanağından oluşmaktadır. Parçalar birleştiğinde bir daire etrafında 4 ejder yer almaktadır. Ağızları açıktır ve dişleri kırmızı boya ile boyanmıştır. Kıvrık vücutlu ejderlerin ayak kısımları palmet şeklinde olup, tabanları stilize devetabanı şeklindedir. Sivri kulaklı, badem gözlü, yılan pulu desenleriyle kaplı gövdeleri olan ejderler, şamdanın mum çanağını ısırır pozda betimlenmiştir. Atlı köşeli mum çanağının yüzleri rumîli palmetlerle bezenmiştir.","short_description":"Bezeme ve üslup özellikleri bakımından 8.-9. / 14.-15. yüzyıl Beylikler Dönemine tarihlenmektedir. Anadolu Selçuklu figürlü bezemesinde sık görülen ejder figürleri, İslam sanatında aydınlık, güç ve kudret sembolü olarak kullanılmışlardır.","holder":"Türk ve İslam Eserleri Müzesi.","dates":"H. 8.-9. / M. 14.-15. yüzyıl.","location":"Sultanahmet, İstanbul","dimensions":"Yük: 22.5 cm.","method_for_datation":"Bezeme ve üslup özelliklerinden 8.-9. / 14-15. yüzyıla tarihlendirilmektedir.","obtention":"1985 yılında Sebahattin Konakçı tarafından Türk ve İslam Eserleri Müzesi'ne hediye edilmiştir.","bibliography":"ölçer, N. vd, *Türk ve İslam Eserleri Müzesi*, Akbank Yayınları, İstanbul, 2002, s. 170 \n \nRoxburgh, D. J. (ed), *Turks: A Journey of a Thousand Years, 600–1600*, London, 2005, s.396.","linkcatalogs":"IAM_TR_TR_001","author":"Alev Özay","keywords":["ejder","pirinç","Şamdan"],"materials":["Pirinçtendir. Döküm tekniğinde yapılmıştır."]},"fc5a6282-b7d6-579a-959e-2cc86ab7b704":{"name":"Kandil.","description":"Yukarıya doğru daralan altıgen gövdenin üzerinde oniki dilimli kubbe ve boğumlu askı alemi vardır. Tabanında aşağıya doğru sarkan yedi kandillidir. Kapağı tek kanatlıdır. Gövdeyi alttan ve üstten yazı bordürü çevirir. Farsça Sultan Bayezid'in adı, onu yüceltici sözler ve kısa bir dua yazılıdır. Kitabe kuşaklarının arasında kalan kısımlar delikişi (ajur), rumili salbekli şemse ve yarım şemselerle süslenmiştir. Ana zemin kazıma dal, hatayi ve yaprak bezemelidir. Kubbe rumi ve palmetli delik işidir. Bezeme motifleri 9. / 15. yüzyıl Osmanlı kitap ve çini sanatındaki pek çok örnekle yakın benzerlikler gösterir. Delik işi, kabartma ve kazıma teknikleriyle işlenmiş, rumi ve hatayilerle bezenmiş, üstünde kabartma dilimli kubbeler bulunan kandillerin günümüze kalan örneklerinin sayıca çokluğu, bunların 9. / 15. yüzyılın ikinci yarısında bolca yapıldığını gösterir. Osmanlı veya Memluk ustalar tarafından, Memluk veya Osmanlı ülkesinde mi yapıldığı sorusunu ise açık bırakır. “Bayezid Han bin Mehmed” kitabesini taşıyan 170 envanter numaralı kandil bu grubun en tanınmış örneklerinden biridir.","short_description":"Bezemeleriyle, 9. / 15. yüzyıl Osmanlı kitap ve çini sanatındaki pek çok örnekle yakın benzerlikler gösteren kandil, bakır üzerine altın yaldızlı, kabartma ve ajur teknikleri kullanılarak süslenmiş güzel örneklerden biridir.","holder":"Türk ve İslam Eserleri Müzesi.","dates":"II. Bayezid dönemi (H. 886-918 / M. 1481-1512).","location":"Sultanahmet, İstanbul","dimensions":"Yük: 70 cm.","method_for_datation":"Kandil gövdesinin alt ve üst kenarlarını dolanan Farsça kitabe kuşaklarında, okunabildiği kadarıyla, Sultan Bayezid'in adı ve onu yüceltici sözler ile kısa bir dua yazılıdır.","obtention":"İstanbul Sultan II. Bayezid Türbesinden 29 Eylül 1930 tarihinde getirilmiştir.","bibliography":"*Anadolu Medeniyetleri III, Selçuklu-Osmanlı*, İstanbul 1983, 118. \n \nölçer, N. vd, *Türk ve İslam Eserleri Müzesi*, Akbank Yayınları, İstanbul, 2002, 246.","linkcatalogs":"IAM_TR_TR_001","author":"Alev Özay","keywords":["II. Bayezid","Kandil"],"materials":["Bakır üzerine altın yaldız üzerine kabartma ve delik işi tekniği ile süslenmiştir."]}}
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+ {"1f5849a0-4eae-5275-9603-dfe4acb6e862":{"name":"İbrik.","description":"İbrik armut biçimli gövdeli, kulplu ve emziklidir. İbriğin süslemesi, bitki motifleri ve kitabe frizlerinden oluşmaktadır. İbriğin omuz kısmını nesihle yazılmış bir kitabe frizi dolanmaktadır. Bu kitabenin hemen altında bitki motiflerinden oluşan ikinci bir friz yer almaktadır. Eserin boynunda ve emzik kısmında da yine nesihle yazılmış kitabeler bulunmaktadır. İbriği süsleyen kitabeler ve bitki motifleri gümüş varaklarla omuzdaki kitabenin çerçevesi ise kırmızı-bakır varaklarla bezelidir. İbriğin omzunda ve emziğinin üzerinde yer alan kitabeler, eserin sahibine şan, şöhret, başarı ve ebedi hayat dileyen, bereket kitabeleridir. Bu nedenle ibrik, gerek Mezopotamya' ya ait tarihli bir örnek olması, gerek boyun kitabesinde iki Musullu ustanın adının birlikte anılmış olması bakımından büyük önem taşımaktadır.","short_description":"Zengiler döneminde Musul ve civarı, İslam maden sanatının önemli merkezlerindendi. Bu merkezin, teknik ve üslup bakımından Anadolu'da Artuklu maden sanatına büyük etkisi olmuştur. Kitabesine göre Musullu usta İyas tarafından yapılan bu ibrik, döneminin karakteristik özelliklerini taşımaktadır.","holder":"Türk ve İslam Eserleri Müzesi.","dates":"H. 627 / M. 1229.","location":"Sultanahmet, İstanbul","dimensions":"Yük: 39 cm.(kapaksız); Kaide çapı: 16,5 cm., en geniş çapı: 20 cm.","method_for_datation":"Boynu dolanan kitabede ibriğin, “Musullu usta Abdülkerim İbn-el Turabi'nin gulam'ı (kalfası) İyas” tarafından, 627 / 1229 yılında yapıldığı belirtilmiştir.","obtention":"Gelibolu Süleyman Paşa Türbesinden 11 Aralık 1911'de getirilmiştir.","bibliography":"Erginsoy, ü., İslam Maden Sanatının Gelişmesi, İstanbul 1978. \n \nölçer, N. vd, *Türk ve İslam Eserleri Müzesi*, İstanbul 2002, s.78-79.","dynasty":"Zengiler dönemi","author":"Alev Özay","keywords":["Bitkisel bezeme","hat","ibrik","pirinç"],"materials":["Pirinçtir. Döküm tekniği ile yapılmış, kazıma tekniği ile süslenmiştir. Kırmızı bakır ve gümüş kakmalıdır."]},"63d7eb6d-8326-5395-9279-d48a47c2abba":{"name":"Tunç Mihrap Şamdanları.","description":"Yuvarlak kaideli çan biçimli gövdelidir. Bilezikli silindirik boyunlu ve mumluğu geniş çanaklıdır. Şamdan gövdesinin alt ve üst kenarını çeviren içi palmetli yürek biçimli madalyonlardan oluşan bordür, boynun alt kenarında da tekrarlanmıştır. Boyun bileziği üzerinde kabartma iri yapraklar yer alır. Boyun zemini, içleri cepheden ve profilden hatayi motifli, dilimli baklava şekilleri ile süslenmiştir. Mumluğu, geçmeli kartuşlar içinde yer alan yazı kitabeleri çevirir. Farsça yazılı kitabede, şamdanın ışığı üzerine övücü bir şiir, Arapça kitabede “Sultan Bayezid beladan uzak olsun” denilmekte ve Osmanlıca kitabede Edirne Bayezid Camii için yapılmış olduğu belirtilmektedir. Gövde ortasını, zemini kıvrım dal ve hatayi bezemeli enli süslü yazı frizi dolanır. Motifler altın yaldızlıdır. üzerindeki kitabeye göre Sultan II. Bayezid'in Edirne'de yaptırdığı cami için hazırlanan şamdanlar Memluk şamdan formunun etkilerini taşımaktadır.","short_description":"Osmanlı sultanları, inşa ettirdikleri camilerin büyük ve loş mekânlarını aydınlatmak için mihrabın iki yanına yerleştirilen şamdanların da siparişlerini verirlerdi. II. Bayezid adına, Edirne'deki camisi için yaptırılan şamdanların üzerinde, sultana iyi dilek kitabeleri yer almaktadır.","holder":"Türk ve İslam Eserleri Müzesi.","initial_owner":"Sultan II. Bayezid (H 886-918 / M 1481-1512).","dates":"H. 894 / M. 1488 civarı.","location":"Sultanahmet, İstanbul","dimensions":"Yük: 89 cm, alt çapı: 73 cm.","method_for_datation":"Eserin üzerinde adı geçen Edirne II. Bayezid Camii 894 / 1488 yılında tamamlanmıştır. Dolayısıyla eserin de bu sıralarda yapılmış olması gerekir.","obtention":"Edirne Selimiye Camii'nden 8 Aralık 1911 tarihinde getirilmiştir.","bibliography":"ölçer, N. vd, *Türk ve İslam Eserleri Müzesi,* İstanbul, 2002, 247 \n \nRoxborough, J.D. *Turks, Journey of a Thousand Years, 600-1600*, London 2005, 441-442.","dynasty":"Osmanlı Dönemi","linkcatalogs":"IAM_TR_TR_001","author":"Alev Özay","keywords":["Mihrap","Şamdan"],"materials":["Tunç şamdanlar kazıma tekniği ve altın yaldızla süslenmiştir."]},"823fdade-8900-58b3-bcda-59a5e61574cf":{"name":"Leğen-İbrik Takımı.","description":"Abdest almak için kullanılan leğen-ibrik takımıdır. Leğen büyük ve kenarları dışa dönüktür. İbriği armudi gövdeli, eğimli kulplu ve kapaklıdır. Leğenin dışa dönük kenarları, ibriğin tüm gövde ve kapağı, emziğinin alt kısmı yivlerle küçük baklavalara bölünmüş, içlerine bir dik bir yatay yiv açılarak ayrıca kareler oluşturulmuştur. Kapağın tepesinde dönemin modasına uygun tomurcuk ve yaprak vardır. \n \nAltın yaldızlı bakır (tombak) ve kazıma tekniği ile süslenmiştir. Türk maden sanatında, özellikle saf bakırın altın varakla yaldızlanması (tombak), 18. yüzyıldan sonra daha çok görülür. Kimyasal yöntemle yapılan kaplamada, altın tozunun cıvayla karışmasından oluşan amalgam, madeni yüzeye sürülerek fırınlanır. Isı ile cıva buharlaşırken, altın tozu esere yapışır. Daha kontrollü bir kaplama, istenilen kalınlıkta altın varaklarının cıva sürülmüş eser yüzeyine yerleştirilmesiyle elde edilir. Fırınlanan malzemedeki cıva buharlaşırken, varaklar eser yüzeyine yapışır. \n \nLeğen ve ibrikte Pertevniyal Valide Sultan türbesinde vakfedildiğini belirten yazı ve 1286 / 1870 tarihi yer alır. Pertevniyal, Sultan II. Mahmud' un (1223-1255 / 1808-1839) ikinci ikbaliyken, daha sonra tahta geçecek oğlu Abdülaziz'in doğumu ile beşinci kadın efendiliğe yükselmiştir. Abdülaziz'in tahta çıkmasıyla Valide Sultan oldu. Aksaray' da bir cami, mektep ve çeşme yaptırdı. 1883' de vefat etti. Kendi adı ile anılan caminin avlusunda bulunan türbesine defnedildi. Sergimizde bu türbeden müzeye getirilen çeşitli eserler yer almaktadır.","short_description":"Altın her dönemde devletlerin ekonomik gücünün bir ifadesi olmuştur. 'Tombak'' tekniği, eşyalara altın görüntüsü verebilmek amacıyla kullanılan bir teknikti. Sultan Abdülaziz'in annesi Pertevniyal Valide Sultan'ın dini törenlerde kullandığı leğen-ibrik de tombak tekniğiyle oluşturulmuştur.","holder":"Türk ve İslam Eserleri Müzesi.","initial_owner":"Olasılıkla Pertevniyal Valide Sultan (Öl. 1300 / 1883; Valide Sultanlığı: H. 1277-92 / M.1861-76).","dates":"H. 1286 / M. 1870.","location":"Sultanahmet, İstanbul","dimensions":"Leğen: Yük 12cm., çapı: 60 cm., İbrik: yük:30,5 cm.","method_for_datation":"Leğende ve ibrikte Pertevniyal Valide Sultan Türbesine vakfedildiğini belirten yazı ve 1286 / 1870 tarihi yer alır.","method_for_provenance":"Leğen-ibrik takımı Sultan Abdülaziz'in annesi Pertevniyal Valide Sultan'ın türbesi için yapılmıştır. Tombak tekniği özellikle başkent İstanbul'da üretildiğinden, bu takımın da İstanbul'da üretilmiş olması kuvvetle muhtemeldir.","provenance":"İstanbul.","obtention":"Asıl olarak vakfedildiği Pertevniyal Valide Sultan Türbesinden 9 ocak 1926 tarihinde Müze'ye gelmiştir.","bibliography":"*Anadolu Medeniyetleri III, Selçuklu-Osmanlı*, İstanbul, 1983, 305.","dynasty":"Osmanlı Dönemi","linkcatalogs":"IAM_TR_TR_001","author":"Alev Özay","keywords":["Abdülaziz","ibrik","II. Mahmud","leğen","Pertevniyal Valide Sultan","Tombak"],"materials":["Bakır üzerine altın yaldızın kaplanmasıyla elde edilen tombak tekniğindedir."]},"8932676a-f7af-54cc-8d3e-01fd198ce017":{"name":"Ayna.","description":"Anadolu Selçuklu Dönemi'nden bugüne kalmış madeni eserler arasında çelik malzemeli tek örnek olan alçak kabartma tekniği ile oluşturulmuş figürlü bezemeye sahip ayna, döküm tekniği ile yapılmış ve altın malzeme ile kakma tekniği kullanılarak süslenmiştir. Artuklu dönemi aynalarıyla yakın benzerliklere sahip örneğin ortasında atlı avcı tasvirli bir madalyon ve onun etrafında birbirini kovalayan hayvan figürleri ile doldurulmuş friz bulunmaktadır. \n \nMadalyonun içinde, başındaki hale nedeniyle önemli bir insan olduğunu anladığımız atlı avcı; yuvarlak yüz hattı, çekik gözleri, uzun saçları ve kıyafetiyle tipik bir Selçuklu soylusunu canlandırmaktadır. Avcının sol el bileğinde taşıdığı avcı doğan kuşu, atın kuyruğunun düğümlü ve ön sağ ayağının kalkık tasviri gibi bazı özellikler Anadolu'da Selçuklu Dönemi'nde görülen Orta Asya sanatının etkileridir. Böyle bir kompozisyonun İslam Sanatındaki ilk örneği ise 10. yüzyıla tarihlendirilen bir seramik tabak üzerinde görülmektedir. Madalyonun içindeki atlı avcı sahnesinde, boynundaki tasma ile atın eyerine bağlanmış tazı figürü, aynı döneme ait benzer uygulamalarda serbest halde tasvir edilmesi nedeniyle ilginç bir uygulamadır. Sol üst köşede uçan bir av hayvanı, sağ alt köşede kaçan bir tilki tasviri av'ı temsil etmektedir. Atın ön ayakları altında bulunan ejder figürü ise Orta Asya fresklerinde ve Anadolu'da Hıristiyan ikonografisinde görülen benzer sahneleri hatırlatmaktadır. Aynanın kenarını dolanan frizin üst kısmının ortasında, gövdeleri kıvrım yapan, birbirilerini ısırır pozisyonda tasvir edilmiş karşılıklı iki ejder figürü bulunmaktadır. Sap ve çifte ejderlerin oluşturduğu eksenin her iki tarafında sırasıyla; kuş başlı aslan gövdeli grifon, ayı, belden yukarısı insan belden aşağısı aslan olarak tasvir edilen efsanevi bir yaratık ve ardından da ceylan figürleri sıralanmaktadır. Belden üstü insan, gövdesi at şeklinde tasvir edilen ve yay burcunun simgesi olan kentavros, burada aslan gövdeli olarak tasvir edilmiştir.","short_description":"Sosyal hayatın en önemli verileri, kuşkusuz günlük yaşamın bir parçası olan kullanım eşyalarıdır. Anadolu Selçuklu Dönemi sosyal hayatı ve ikonografik inanışları hakkında önemli ipuçları veren çelik ayna, malzemesi bakımından da tek örnek olma özelliğine sahiptir.","holder":"Topkapı Sarayı Müzesi.","dates":"H. 7. / M. 13. yüzyıl.","location":"Sultanahmet, İstanbul","dimensions":"Boy: 41.5 cm, ayna çapı: 21 cm.","method_for_datation":"Anadolu'da Selçuklu dönemine mal edilen madeni eserlerin bazılarında tarih ve usta isminin bulunduğu kitabe bulunmaktadır. Eserimizde benzer bir kitabe mevcut değildir. At'ın eyer örtüsünde bulunan nesih karakterli yazı şeridi, bir iyi dilek kitabesidir. Ayna üzerindeki figürlere yakın benzerlikler gösteren Anadolu'da Selçuklu Dönemi'ne ait eserlerin büyük çoğunluğu, 13. yüzyılın ilk yarısına tarihlenmektedir. Bunlardan hareketle çelik ayna, üslup özelliklerinden hareketle 13. yüzyıla mal edilmektedir.","method_for_provenance":"Eser Güneydoğu Anadolu Bölgesi'nde Artuklu Dönemi'nde imal edilmiş örneklere benzemektedir. Selçuklu Döneminde, Konya'da, muhtemelen Artuklu Bölgesinden göç eden bir usta tarafından yapıldığı tahmin edilmektedir.","provenance":"Konya.","bibliography":"Erginsoy, ü. *İslam Maden Sanatının Gelişimi*, Kültür Bakanlığı Yayınları, İstanbul, 1978, 455-462. \n \nEttinghausen, R. “The Islamic Period”, *Treasures of Turkey*, New York, 1966, 165-167. \n \nRice, D. S. “A Seljuk Mirror”, *First International Congress of Turkish Art*, Ankara 19-24 Ekim 1959, Ankara, 1962, 290. \n \nRoxborough, J.D. *Turks, A Journey of a Thousand Years, 600-1600*, London 2005, 395. \n \n*Sultanların Aynaları*, İstanbul 1998, 74-75.","dynasty":"Anadolu Selçuklu Dönemi","author":"Harun Ürer","keywords":["av sahnesi","çelik","figürlü tezyinat","Maden sanatı"],"materials":["Çelik. Döküm, alçak kabartma ve kakma tekniği."]},"c045f1b5-fdc5-50a6-bd7c-b5339432531f":{"name":"Ejderli Şamdan.","description":"üç parçadan meydana gelen şamdanın kuyruk uçları deve ayağı şeklinde sonuçlanan, dört ejder ile ortadan altı kenarlı mum çanağından oluşmaktadır. Parçalar birleştiğinde bir daire etrafında 4 ejder yer almaktadır. Ağızları açıktır ve dişleri kırmızı boya ile boyanmıştır. Kıvrık vücutlu ejderlerin ayak kısımları palmet şeklinde olup, tabanları stilize devetabanı şeklindedir. Sivri kulaklı, badem gözlü, yılan pulu desenleriyle kaplı gövdeleri olan ejderler, şamdanın mum çanağını ısırır pozda betimlenmiştir. Atlı köşeli mum çanağının yüzleri rumîli palmetlerle bezenmiştir.","short_description":"Bezeme ve üslup özellikleri bakımından 8.-9. / 14.-15. yüzyıl Beylikler Dönemine tarihlenmektedir. Anadolu Selçuklu figürlü bezemesinde sık görülen ejder figürleri, İslam sanatında aydınlık, güç ve kudret sembolü olarak kullanılmışlardır.","holder":"Türk ve İslam Eserleri Müzesi.","dates":"H. 8.-9. / M. 14.-15. yüzyıl.","location":"Sultanahmet, İstanbul","dimensions":"Yük: 22.5 cm.","method_for_datation":"Bezeme ve üslup özelliklerinden 8.-9. / 14-15. yüzyıla tarihlendirilmektedir.","obtention":"1985 yılında Sebahattin Konakçı tarafından Türk ve İslam Eserleri Müzesi'ne hediye edilmiştir.","bibliography":"ölçer, N. vd, *Türk ve İslam Eserleri Müzesi*, Akbank Yayınları, İstanbul, 2002, s. 170 \n \nRoxburgh, D. J. (ed), *Turks: A Journey of a Thousand Years, 600–1600*, London, 2005, s.396.","dynasty":"Beylikler-Erken Osmanlı Geçiş dönemi","linkcatalogs":"IAM_TR_TR_001","author":"Alev Özay","keywords":["ejder","pirinç","Şamdan"],"materials":["Pirinçtendir. Döküm tekniğinde yapılmıştır."]},"fc5a6282-b7d6-579a-959e-2cc86ab7b704":{"name":"Kandil.","description":"Yukarıya doğru daralan altıgen gövdenin üzerinde oniki dilimli kubbe ve boğumlu askı alemi vardır. Tabanında aşağıya doğru sarkan yedi kandillidir. Kapağı tek kanatlıdır. Gövdeyi alttan ve üstten yazı bordürü çevirir. Farsça Sultan Bayezid'in adı, onu yüceltici sözler ve kısa bir dua yazılıdır. Kitabe kuşaklarının arasında kalan kısımlar delikişi (ajur), rumili salbekli şemse ve yarım şemselerle süslenmiştir. Ana zemin kazıma dal, hatayi ve yaprak bezemelidir. Kubbe rumi ve palmetli delik işidir. Bezeme motifleri 9. / 15. yüzyıl Osmanlı kitap ve çini sanatındaki pek çok örnekle yakın benzerlikler gösterir. Delik işi, kabartma ve kazıma teknikleriyle işlenmiş, rumi ve hatayilerle bezenmiş, üstünde kabartma dilimli kubbeler bulunan kandillerin günümüze kalan örneklerinin sayıca çokluğu, bunların 9. / 15. yüzyılın ikinci yarısında bolca yapıldığını gösterir. Osmanlı veya Memluk ustalar tarafından, Memluk veya Osmanlı ülkesinde mi yapıldığı sorusunu ise açık bırakır. “Bayezid Han bin Mehmed” kitabesini taşıyan 170 envanter numaralı kandil bu grubun en tanınmış örneklerinden biridir.","short_description":"Bezemeleriyle, 9. / 15. yüzyıl Osmanlı kitap ve çini sanatındaki pek çok örnekle yakın benzerlikler gösteren kandil, bakır üzerine altın yaldızlı, kabartma ve ajur teknikleri kullanılarak süslenmiş güzel örneklerden biridir.","holder":"Türk ve İslam Eserleri Müzesi.","dates":"II. Bayezid dönemi (H. 886-918 / M. 1481-1512).","location":"Sultanahmet, İstanbul","dimensions":"Yük: 70 cm.","method_for_datation":"Kandil gövdesinin alt ve üst kenarlarını dolanan Farsça kitabe kuşaklarında, okunabildiği kadarıyla, Sultan Bayezid'in adı ve onu yüceltici sözler ile kısa bir dua yazılıdır.","obtention":"İstanbul Sultan II. Bayezid Türbesinden 29 Eylül 1930 tarihinde getirilmiştir.","bibliography":"*Anadolu Medeniyetleri III, Selçuklu-Osmanlı*, İstanbul 1983, 118. \n \nölçer, N. vd, *Türk ve İslam Eserleri Müzesi*, Akbank Yayınları, İstanbul, 2002, 246.","dynasty":"Erken Osmanlı Dönemi","linkcatalogs":"IAM_TR_TR_001","author":"Alev Özay","keywords":["II. Bayezid","Kandil"],"materials":["Bakır üzerine altın yaldız üzerine kabartma ve delik işi tekniği ile süslenmiştir."]}}